FRANZ WERFEL. BERNADETTE. Chi di noi non ha sentito parlare di Bernadette Soubirous e delle apparizioni di Lourdes? Eppure, non tutti conoscono a fondo questa storia: l'opera di Wer- fel, arricchita di particolari nati dalla personale rico- struzione dell'autore, ripercorre la meravigliosa avven- tura vissuta da quest'umile ragazza, i suoi dubbi, le sue sofferenze, la sua coraggiosa lotta contro lo scet- ticismo delle autorità ufficiali. Scritta con amorosa devozione e acclamata in tutto il mondo come un capolavoro, l'opera mette in luce il contrasto fra la grettezza e l'incredulità del mondo e l'insopprimibile nobiltà dello spirito umano, pene- trato dall'imperscrutabile soffio della Grazia. FRANCOIS SOUBIROUS si alzò al buio: erano appena le sei. Da mol- to tempo, aveva dovuto rinunciare all'orologio d'argento, regalo di nozze della cognata Bernarde Casterot. Le polizze di pegno dell'oro- logio e di altri modesti preziosi erano scadute in autunno. Soubirous sa- peva che erano le sei, anche se le campane di Saint Pierre non avevano ancora suonato la prima Messa. I poveri sentono il tempo nelle ossa; sanno che ore sono senza bisogno di orologi o suono di campane, perché hanno sempre paura di essere in ritardo. L'uomo cercò a tentoni gli zoccoli di legno, e li tenne in mano per non fare rumore. Scalzo, se ne stava in piedi sul gelido pavimento di pietra ad ascoltare il respiro della famiglia addormentata. Sei per- sone dividevano la camera. Lui e Louise erano riusciti a conservare il loro buon letto a due piazze, testimone del fiducioso inizio della loro vita matrimoniale, ma le due figlie adolescenti, Bernadette e Marie, dormivano su un duro giaciglio. Il letto dei due ragazzi, Jean Marie e Justin, era un saccone di paglia. Franc~ois Soubirous dette un'occhiata al rozzo caminetto improv- visato dal tagliapietre André Sajou, proprietario dell'abitazione, per i suoi affittuari. Sotto la cenere, luccicavano resti di rami troppo umidi per ardere sino in fondo, ma a Soubirous mancava la forza di attiz- zare il fuoco. Si volse, guardando con amarezza la notte che si tin- geva di grigio attraverso le due finestre munite di inferriate. Quel- le sbarre lo infastidivano perché gli ricordavano che quella era stata la prigione della cittadina, laCachot~, dove si arrostiva d'estate e si gelava d'inverno. Proprio per quella ragione, parecchi anni prima, il signor Lacadé, sindaco di Lourdes, aveva ordinato il trasferimento dei malfattori in un edificio che offriva condizioni igieniche migliori La famiglia Soubirous doveva accontentarsi di vivere alla Cachot; anche se Fran~cois non era né un vagabondo né uno straccivendolo ma un onesto mugnaio che un tempo aveva posseduto un mulino pro- prio. Era forse colpa sua se il ruscello che faceva girare le ruote si era prosciugato? Eppure, era costretto a vivere con la sua famiglia alla Cachot, nella rue des Petites Fossées. Per metà della notte, aveva udito ancora una volta il sibilo dei polmoni di Bernadette. Ormai, anche la moglie si era alzata. Louise Soubirous era una donna di trentacinque anni che ne dimostrava cinquanta. La guardò soffiare sulle scintille fra le ceneri, ammucchiare paglia e trucioli, e appendere il bricco di rame sul fuoco appena attizzato. Le campane da] timbro metallico della chiesa parrocchiale cominciarono a suo- nare. Non si poteva sfuggire al nuovo giorno, con le sue fatiche e le sue delusioni. In quel momento, Francois Soubirous desiderava una cosa sola: sentire il buon bruciore dell'acquavite scendergli nello stomaco vuoto. Infilò i piedi negli zoccoli. « Vado, Louise. « Hai in mente qualcosa di preciso, Soubirous? » gli domandò la moglie. Ho avuto varie offerte borbottò, tetro. Era lo stesso dialogo, tuttl i giorni. « Oggi, vado a parlare a Maisongrosse, e anche a Ca- zenave, il direttore dell'ufficio postale. » « Maisongrosse, Cazenave... ripeté Louise delusa. Soubirous si mise in testa il basco e d'un tratto lei disse: « Ci ho pensato, Soubi- rous, dovremmo mandare Bernadette in campagna. I Laguès sarebbe- ro senz'altro disposti a riprenderla. A Bartrès, I'aria è buona, e lei potrebbe bere latte di capra e mangiare pane bianco col miele. Inol- tre, il poco lavoro da svolgere non danneggerebbe la sua debole sa- lute. Francois Soubirous si sentí risvegliare dentro l'amarezza. "Sono un mendicante che ha i figli che muoiono di fame e devono essere affidati a degli estranei..." La moglie lo osservava mentre se ne stava con la testa china, di- sperato, pieno di dignità, ma debole. Tirò fuori della credenza una bottiglia e gli versò un bicchierino. « Non è una cattiva idea » disse Francois imbarazzato, tracan- nando il liquore che gli bruciò le budella. Tutto il suo essere recla- mava un secondo bicchiere, ma egli si trattenne e uscí. Nel letto delle due sorelle, Bernadette giaceva immobile con i grandi occhi scuri spa- lancati. PIOGGIA e fiocchi di neve bagnavano il volto di Soubirous e un vento gelido soffiava dai Pirenei. Ciò nonostante, rimase a lungo in- deciso davanti al panificio. Quando finalmente entrò, la fragranza del pane caldo gli fece quasi venire le lacrime agli occhi. Maison- grosse era in piedi in mezzo al negozio, col grembiule bianco che gli copriva una pronunciata pinguedine. « Posso esserle utile in qualcosa, oggi, signorlaisongrosse? » do- mandò con fare indifferente Soubirous. « I tempi delle vacche grasse sono finiti » grugní l'omone. « Non mi arrivano ordini: la gente, adesso, va dal pasticciere, non dal for- naio. E se gli affari vanno cosí ora, si immagini che cosa sarà in Quaresima! Soubirous stava riflettendo se chiedere al fornaio una pagnotta, ma gliene mancò il coraggio e uscí dal negozio. Per arrivare all'ufficio postale, doveva traversare la piazza. In sti- vali da cavallerizzo e facendo volteggiare un frustino, I'ex sergente Cazenave se ne stava nel grande cortile, circondato dalle sue pariglie e dalle sue carrozze. Dopo la costruzione della ferrovia che passava per la vicina Tarbes, i suoi affari andavano a gonfie vele. Tutti i turisti diretti ai luoghi di cura dei Pirenei dovevano fare sosta da Ca- zenave, il solo nei paraggi ad avere dei mezzi di trasporto per con- durre i bisognosi di cure nelle città vicine. « Di nuovo qua, Soubi- rousNon ha ancora trovato nulla per sbarcare il lunario? » Lentamente, Soubirous si girò per andarsene. Cazenave lo richia- mò. « Senta un po', vecchio mio, forse potrebbe guadagnarsi venti soldi. La madre superiora dell'ospedale cerca qualcuno che ritiri una quantità di rifiuti - bende, biancheria di casi contagiosi - e vada a bruciarli fuori città. Attacchi quel roano laggiú al carro aperto. » « Non potrebbe arrivare a trenta soldi, mon capitaine? Cazenave giudicò superfluo rispondere. All'ospedale, il portinaio, che si intendeva un po' di questioni me- diche, lo ammoní: « Attento, Soubirous! Qua dentro c'è il peggio, proprio il peggio dell'infezione. Porti questa roba lontano, a Massa- bielle: la bruci e butti le ceneri nel fiume Gave. Le ruote del carro cigolavano sull'acciottolato sconnesso. "Mi darà certo trenta soldi. Comprerò quattro pagnotte, otto soldi, piú due etti di pecorino, e sono quattordici soldi. Mettiamoci due litri di vi- no e fanno ventiquattro soldi, e un po' di zucchero, in modo che i bambini abbiano qualcosa di dolce da mettere nel loro vino. E non mi rimane piú neanche un soldo. Che Dio m'aiuti." La strada spariva sotto l'erica color ruggine. Soubirous guidò il carro fino al punto in cui il Gave faceva una brusca curva. Lí, grossi massi di granito ostacolavano il corso del fiume e le acque che scen- devano dalle pendici del monte rumoreggiavano. Nelle vicinanze, scor- reva il ruscello chiamato Savy che si riversava nel fiume oltre la ru- pe di Massabielle. Alla sinistra dei due corsi d'acqua, si ergeva la montagna delle Grotte, cosí chiamata per la presenza di numerose cavità naturali. Soubirous si mise a guardare la piú grande di esse la grotta di Massabielle. La caverna, che si apriva nella scarpata ges- sosa, era larga una ventina di passi, profonda una dozzina, e somi- gliava alla bocca di un forno. Rade felci crescevano fra i sassi. A metà del fianco della grotta, uno striminzito cespuglio spinoso si ag- grappava alla roccia; un rosaio selvatico incorniciava una piccola aper- tura a forma di nicchia. La caverna di Massabielle era un posto che non piaceva molto alla gente: si diceva che in quel luogo apparisse- ro gli spiriti. Ma i racconti di spettri non facevano impressione a Soubirous, che fermò il carro e scese. Mentre cercava un posto dove bruciare i ri- fiuti, udí dei grugniti accompagnati da grida rauche. Doveva trattarsi di Leyrisse, il guardiano di porci: un altro essere maledetto da Dio! Leyrisse era un semideficiente che, quando cercava di parlare, ulu- lava Era un individuo tarchiato, dalla testa troppo grande, i capelli rossl e il gozzo sotto il mento. Soubirous gli fece segno di avvicinarsi, e Leyrisse attraversò il ruscello a guado. « Ehi, Leyrisse, vuoi aiutarmi? » lo interpellò Soubirous. Leyrisse aveva un buon carattere e la sua unica ambizione consi- steva nel dimostrare agli altri di saper rendersi utile. All'ordine di Soubirous, sollevò gli scatoloni dal carro, li portò nel tratto di ter- reno fra il ruscello e il fiume, e ne rovesciò a terra il contenuto, for- mando una maleodorante piramide. Soubirous gettò a Leyrisse una scatola di fiammiferi, e il mucchio di rifiuti altamente infiammabili prese fuoco istantaneamente, mentre il fumo si innalzava dritto nel- I'aria fredda. La grotta di Massabie/le ia foto dell'epoca. Soubirous si era seduto su una pietra a guardare e, di lí a poco, il guardiano di porci lo raggiunse. Leyrisse trasse dal suo tascapane una pagnotta di pane nero e un pezzo di lardo, tagliandone due por- zioni uguali, e con rumorosa affabilità ne offrí una a Soubirous. Era il primo pasto della giornata, e Soubirous lo afferrò come un affa- mato, ma subito si controllò, mettendosi a masticare lentamente. Fis- sando il fuoco, borbottò: « Se solo avessimo dei badili... Non appena il servizievole Leyrisse udí la parola badili, balzò in piedi, attraversò il ruscello di corsa come se fosse asciutto, e riportò indietro dalla grotta due badili che qualche operaio doveva avervi la- 269 sciato. Non ci misero molto a rovesciare le ceneri nel fiume Gave 3 Mancava ancora un bel po' alle undici, quando Fran~cois Soubirous " S1 presentò di nuovo a Cazenave. « Il suo ordine è stato eseguito, mon capitaine! E, dopo molti mercanteggiamenti, Soubirous si ri- trovò in mano venticinque soldi. `g Tornato a casa, fu investito da un gradevole profumo: Louise ave- va preparato zuppa di cipolle e gliene mise davanti un piatto. "Rie- sce sempre a procurarsi qualcosa" pensò Soubirous, e porse alla mo- glie le monete d'argento. « Sei stato proprio bravo, Soubirous! » esclamò Louise, e anch'egli S1 convinse che, quel giorno, era stato capace di far fronte alla vita. Finito di mangiare, Soubirous si alzò, grugní, e si stirò stancamen- te. « Sono gelato fin nelle ossa. meglio che vada a letto. Me lo so- no guadagnato, il mio riposo. SUOR Marie Thérèse Vauzous era seduta alla cattedra. Era una delle suore di Saint Gildard di Nevers che lavoravano all'ospedale e insegnavano alla scuola femminile. Suor Marie Thérèse era giovane, e sarebbe stata bella, se non avesse avuto le labbra cosí sottili e gli oc- chi cosí infossati, segno di ascetiche rinunzie e mortificazioni. Stava preparando le bambine per la Prima Comunione. Di fronte all'insegnante, v'era una ragazzina sottile, dal tondo vol- to infantile. Portava un grembiule da contadina e zoccoli come le altre, salvo le poche che appartenevano ai cosiddetti ceti alti. Sotto lo sguardo della monaca, i suoi occhi bruni erano calmi, sognanti e quasi apatici. In quell'espressione, v'era qualcosa che turbava suor Marie Thérèse. « Cosí, non sai proprio nulla della Santissima Trinità, bambina mia? :~ La fanciulla rispose, impassibile, con voce alta e chiara: « No, madre, non ne so nulla :~. « E non ne hai nemmeno udito parlare? » La fanciulla rifletté. « Sí, qualcosa mi sembra d'aver sentito dire. » La suora chiuse il libro che aveva davanti con un gesto di stizza. « Non capisco, bimba mia, se sei impertinente, indifferente, o sola- mente stupida... :~ « Sono stupida, madre. A Bartrès, dicevano sempre che non ero 270 abbastanza intelligente per studiare. :~ « iciò che temevo » sospirò l'insegnante. « Sei un'impertinente, ¨ Bernadette Soubirous. Suor Marie Thérèse Vauzous (182~- 1907), insegnante di Bernade~te e, poi, maestra delle novizie nel convento di Saint Gildard a Nevers. A quelle parole di rimprovero, una delle bambine alzò la mano. « Non sei anche tu una Soubirous? » domandò la suora, che inse- gnava in quella classe solo da poche settimane. « Sí, madre, sono Marie Soubirous. Volevo solo dire che mia so- rella Bernadette sta sempre male. Il dottor Dozous dice che ha l'a- sma. A volte, non riesce a respirare. « L'asma non ha mai impedito a nessuno lo studio e la devozione. » Suor Marie Thérèse aggrottò le sopracciglia guardando l'intera scola- resca. « C'è qualcuna che sa rispondere alla mia domanda? » In quel momento, padre Pomian, il catechista, entrò in classe, e tutte le bambine si alzarono in piedi. Il giovane sacerdote, uno dei .tre cappellani alle dipendenze di Marie Dominique Peyramale, par- roco di Lourdes, aveva le guance rosse e rotonde come mele, e lo sguardo allegro. « Che cos'è, un piccolo processo? » domandò, vedendo la colpe- vole di fronte alla cattedra dell'insegnante. « Sono spiacente, ma devo lamentarmi di Bernadette Soubirous, re- verendo. Non solo è ignorante, ma anche impertinente. Bernadette fece un gesto col capo, come se volesse rettificare qual- cosa. Padre Pomian girò il volto di Bernadette verso la luce. « Quanti anni hai, Bernadette? :~ « Ho già compiuto i quattordici anni rispose la fanciulla con la sua voce alta e chiara. « Sai dirmi, piccola, in che giorno sei nata? » « Oh sí, padre: sono nata il 7 gennaio 1844. » « Be', non sei poi tanto stupida. Forse, sai anche quale festa si ce- lebra il giorno prima del tuo compleanno. Lo ricordi» Bernadette guardò il cappellano con lo stesso strano miscuglio di fermezza e di apatia che irritava la sua insegnante. « No, padre. » « Non importa, te lo dirò io :disse sorridendo padre Pomian. « Il sei gennaio è la festa dell'Epifania, e ricorda i tre Re magi che, dal- I'Oriente, portarono i loro meravigliosi doni al Bambino Gesú nella stalla di Betlemme. Non hai visto la mangiatoia, in chiesa? » Bernadette Soubirous si scosse. « Oh sí, ho visto la mangiatoia! :~ esclamò incantata, arrossendo delicatamente. « Tutte quelle belle fi- gure, la Sacra Famiglia, e il bue, e l'asinello, e i tre Re magi con le loro piccole corone e gli scettri d'oro... » « Bene, vedo che qualcosa sui tre augusti Re che vennero dall'O- riente la sappiamo » disse padre Pomian, strizzando l'occhio all'in- segnante. Le aveva dato una piccola lezione in materia di pedagogia. Il campanello della scuola suonò. Erano le undici. Suor Marie Thé- rèse Vauzous si alzò in tutta la sua statura. Nella pallida luce di feb- braio, il suo volto altero aveva un'espressione di sofferenza. « Per causa tua, cara Bernadette, non abbiamo potuto andare avanti nello studio del catechismo. La sua voce era cosí bassa, che solo Berna- dette poteva udirla. « Rifletti se valeva la pena fermarsi per te! » SULLA PIAZZA del Municipio, teatro della maggior parte della vita pubblica di Lourdes, era situato il Café Frans~ais. Il proprietario del caffè, signor Duran, non aveva badato a spese per decorare e ammobiliare il suo locale: sedie di felpa rossa, tavoli dal piano di 272 marmo, specchi, e una grande stufa rivestita di piastrelle. Copie dei piU importanti giornali parigini, ai quali Duran era abbonato, pen- devano dalle apposite rastrelliere. Due volte il giorno, il caffè si riempiva di gente: alle undici del mattino, ora dell'aperitivo, e alle quattro del pomeriggio, ora di chiu- sura degli uffici provinciali. Il signor Hyacinthe de Lafite, lo scritto- re era seduto tutto solo in un angolo. Al rintocco delle undici, co- minciarono ad apparire, uno alla volta, tutti i notabili della città. Per primo, giunse il dottor Dozous, il medico condotto, un tipo molto affaccendato, sempre di corsa da un malato all'altro, ma che non ri- nunciava, a quell'ora, al suo bicchiere di porto con il dottor Peyrus, il dottor Lacrampe, il dottor Balencie, e Jean Baptiste Estrade, l'e- sattore delle tasse di Lourdes. Poi, con aria benevola, distribuendo saluti a tutti, si fece strada fra i tavoli il corpulento signor Lacadé, il sindaco, tutto vestito di nero. Con lui, entrarono Vital Dutour, l'ambizioso giovane procuratore, e Jacomet il commissario di polizia, un uomo che aveva superato la quarantina, dalle mani pesanti e dallo sguardo truce. Il sindaco strinse la mano a tutti. Duran si precipitò a prendere le ordinazioni e serví le bevande di persona. « Ah, signori, mi di- spiace, ma i giornali di Parigi non sono ancora arrivati, stamattina. Il servizio postale è veramente disastroso! Lacadé alzò su di lui uno sguardo trasognato, dicendo, con la sua profonda voce melliflua: « Posso prometterle che, presto, avremo un servizio postale piú efficiente, mio caro Duran. A seguito delle mie continue proteste, negli ambienti autorevoli si sta contemplando la possibilità di collegarci con la ferrovia :~. Duran ricordò una frase letta in un giornale: « Mezzi di comuni- cazione e organizzazione scolastica sono i due pilastri di una umanità sulla vera via del progresso. « Bravo Duran! » esclamò il sindaco Lacadé, abbassando la testa in segno di approvazione. Hyacinthe de Lafite prese la parola: « Non mi associo al nostro amico Duran nell'attribuire un valore cosí alto ai mezzi di comunica- zione e all'organizzazione scolastica. Posto che si voglia sostenere che l'umanità abbia uno scopo, non può essere che quello di dare alla luce un uomo di genio, un essere umano straordinario :~. « Questa è la filosofia di un poeta » dichiarò con indulgenza La- cadé. « Ma, visto che fra noi abbiamo un poeta, egli potrebbe fare qualcosa per Lourdes. Suvvia, signor de Lafite, scriva qualcosa per la 273 stampa parigina. Dica a Parigi e al mondo: "Perché voi, gente arro- gante, quando vi recate ai bagni di Cauterets e di Gavarnie, non vi fermate mai a Lourdes? Se quei buchi di second'ordine a pochi chi- lometri da qui hanno delle sorgenti minerali, perché Lourdes non dovrebbe averne?" Dobbiamo scoprire le sorgenti, dobbiamo farle sgorgare dalla roccia. Ho spedito numerosi promemoria su questo ar- gomento al barone Massy, il prefetto. Strade migliori, stanziamenti maggiOri Cj consentirebbero di incanalare a Lourdes il torrente dell'o- ro e della civiltà! » Soddisfatto della propria eloquenza, il sindaco vuotò il bicchiere. Tutti si alzarono per uscire: il pranzo di mezzogiorno li aspettava a casa. PRIMA che Bernadette e Marie giungessero a casa da scuola, i lo- ro fratelli minori, Jean Marie e Justin erano tornati alla Cachot per mangiare Il piccolo Justin, di sei anni, stese verso la madre le ma- nine sudlce che racchiudevano un dono: una sottile striscia di lana lavorata a maglia. « Guarda, mamma, che cosa mi hanno regalato! » « Piccoli disgraziati, avete mendicato, eh? » « No, non è vero! » Il bimbo era indignato. « Me l'ha data la si- gnora che va sempre in giro con una cesta di queste cose. » « Vuoi dire la signorina Jacomet, la figlia del commissario di po- « E mi ha detto: "Ti darò questa striscia di lana perché sei il bim- bo piU povero che conosco". Sono davvero il bimbo piú povero che conosce? » domandò Justin con blanda curiosità. Louise Soubirous trascinò i ragazzi verso il mastello del bucato e strofinò loro le mani con della sabbia bianca. « Il figlio della signora Bouhouhorts è molto piú povero di voi. E paralizzato fin dalla na- scita e non può muoversi. E, per di piú, voi siete figli di uno che era proprietario di un mulino e la famiglia di vostra madre è un'ottima famiglia. I Casterot sono sempre stati tenuti in alta considerazione. Le cose andranno in modo diverso, quando vostro padre avrà un nuovo mulino. » Louise Soubirous guardò il marito che, steso supino, dormiva il sonno del giusto, sebbene, di solito, il giusto non dorma la mattina. Come tutti coloro che devono dividere una camera con altre persone Francois aveva imparato da un pezzo a non far caso ai rumori. Tuttavia, la moglie abbassò la voce. « Si logora per voi, il vostro buon papà, e ogni giorno porta a ca- sa qualche soldo. Io, domani, farò il bucato per la signora Millet e sono sicura che mi darà un pezzo di torta per voi. » Bernadette e Marie entrarono proprio in quel momento, accompa- gnate dalla migliore scolara della classe di catechismo, Jeanne Abadie. Louise Soubirous posò sulla tavola la pentola della zuppa di ci- polle nella quale galleggiavano pezzi di pane abbrustolito. Emise un lungo sospiro. « Serviti pure, Jeanne. Uno in piú non fa differenza, ce n'è per tutti. » « Non ho proprio fame, signora; starò a guardarvi. Marie si affrettò a spiegare la ragione della visita: « Jeanne è ve- nuta, perché dobbiamo studiare insieme. Quell'antipatica di suor Ma- rie Thérèse ha rimproverato Bernadette davanti a tutta la classe ». La madre pose un bicchiere di vino davanti alla sua fragile crea- tura. « Bernadette, ti piacerebbe tornare per qualche tempo dalla si- gnora Laguès, a Bartrès? Io e tuo padre ne abbiamo parlato. » Gli occhi di Bernadette brillarono. « Oh, sí, mi piacerebbe tanto! In quel momento, Francois Soubirous si svegliò. Ancora assonna- to, andò tentoni verso il caminetto e gettò qualche piccolo ceppo sul magro fuoco. Era rimasto solo un mucchietto di sterpi da bruciare. « Be', perché non ci sono altri ceppi? Con tutto il lavoro che faccio, devo anche andar fuori a raccogliere la legna? » « Andiamo noi a far legna! » gridarono le bambine. Soubirous disse severo: « Marie e Jeanne possono andare ». « E io? » domandò Bernadette, arrossendo. « Sii ragionevole! supplicò Louise Soubirous. « Marie e Jeanne stanno bene, ma tu torneresti a casa col raffreddore, e l'asma ti peg- giorerebbe Sai bene quanto soffri quando ti vengono quegli attacchi. » « Ma mamma, a Bartrès stavo all'aperto tutto il giorno, con qua- lunque tempo. E non sono mai stata cosí bene. » Si rivolse al padre con aria persuasiva: « E in tre si porta molta piú legna che in due, non è vero? Bussarono alla porta, e la signora Bouhouhorts, la vicina, entrò di corsa. Era senza fiato. « Oh, mia cara Louise... » « Dio del Cielo, che succede, Croisine? « Si tratta del bambino, del mio povero agnellino. Ha le convul- sioni, come tre settimane fa, e io non so cosa fare. Vieni ad aiutarmi, per amor di Dio! « Calmati, Croisine. » Louise aveva gli occhi pieni di lacrime di compassione. « Vengo subito. Su, bambine, muovetevi! » BElRNADETTE « Allora, mi lasci andare? insistette Bernadette, felice. Louise Soubirous andò alla credenza. « Tieni, mettiti queste calze di lana e questa sciarpa calda, e anche il capulet. Il capulet era un piccolo cappuccio che copriva testa e spalle. Quel- lo di Bernadette era bianco. Se lo buttò addosso, e le tre fanciulle uscirono di corsa. VICINO al Pont-Vieux, si allontanarono dal fiume inoltrandosi lun- go un sentiero che conduceva al mulino sul Savy. L'acqua del ruscel- lo era cosí bassa, che le ruote avevano smesso di girare. Antoine Ni- colau, il giovane mugnaio, approfittava dell'occasione per riparare le pale difettose. Sua madre stava fuori della porta. « Arrivano le ragazze Soubirous annunciò la signora Nicolau. « La terza non la conosco. « Credo che si chiami Abadie disse Antoine, posando i suoi at- trezzi. Era un giovanotto alto, di bell'aspetto, dallo sguardo onesto e con un paio di baffi rigogliosi di cui andava estremamente fiero. Le ragazze sorrisero, salutando mamma Nicolau. « Come stanno i vostri genitori? s'informò la donna. « Salutateli da parte nostra! » « E a me, nessuno mi saluta? protestò Antoine. Bernadette gli si avvicinò, porgendogli la mano. « Scusateci, si- gnor Nicolau. :~ « Dove siete dirette, signorine? « Ci hanno mandate a raccogliere legna rispose Marie. « Possia- mo passare sul vostro ponticello? Antoine fece un gesto galante. « Niente pedaggio, per le signore. :D Le ragazze, tenendosi in equilibrio, percorsero rapidamente le tre anguste assi, poi si inoltrarono nel terreno fittamente coperto d'eri- ca, fino a raggiungere la lingua di terra dove, quel mattino, Soubirous e Leyrisse avevano bruciato i rifiuti dell'ospedale. Alla loro sinistra Si apriva la grotta di Massabielle, immersa in un giuoco di luci e om- bre provocato dalle nubi che si spostavano lentamente nel cielo. In quel punto, il ruscello era largo appena sette passi « Guardate, c'è una quantità di legna secca, lassú » disse Marie. « Tu, aspettaci qui, Bernadette, non abbiamo bisogno del tuo aiuto Lei e Jeanne buttarono via gli zoccoli e guadarono il ruscello gelido. Jeanne strillò: « E fredda, taglia come un coltello~ Le due ragazzine raggiunsero l'altra sponda e si misero subito a cercare tra le rocce e nel bosco, raccogliendo rami. Sebbene potesse vederle, Bernadette si sentiva sola e, come sempre quand'era sola, provava una sensazione di libertà. Si guardò attorno. Poco piú in là, le piccole onde del Savy si fon- devano coi furiosi vortici, orlati di schiuma, del Gave. La grotta di Massabielle era inondata dalla luce ovattata del sole, nascosto dietro le nubi. L'unico punto in ombra era la nicchia all'interno della grot- ta, che si perdeva nelle profondità della roccia. Il rosaio selvatico si ergeva immobile dal cespuglio di rovi. Bernadette si mise ad ascolta- re: non si udivano che le voci delle fanciulle e il familiare borbottio del Gave. "Non hanno bisogno di me." Non c'era amarezza in quel pensiero, ma, in Bernadette, si risvegliò il senso del dovere. Toltasi gli zocco- li, si sedette su una roccia e cominciò a sfilarsi dalla gamba destra la calza di lana bianca. Non era ancora giunta alla caviglia, quando si accorse di un curioso mutamento. I suoi acuti occhi infantili scruta- rono attorno, in ogni direzione. Tutto era come prima, solo le nubi erano divenute opache, e la luce aveva assunto una sfumatura plum- bea. Poi, Bernadette si rese conto che il Gave aveva cambiato voce. Pareva che non fosse piú un fiume, ma una strada, l'affollata stra- da che conduceva a Tarbes, in un giorno di mercato. Sembrava che centinaia di carri, diligenze, landò e carrozze rotolassero sulle car- reggiate. Ragli di asini si mescolavano al rumore degli zoccoli, al ci- golio delle ruote, allo schioccare delle fruste, ai nitriti dei cavalli. Co- me uno sciame selvaggio, spaventato, tutto quel corteo si muoveva controcorrente, in direzione di Bernadette. Fra un attimo, sarebbe stata travolta. Fra la stridente confusione delle voci, le pareva di di- stinguere grida femminili, frasi rapide: "Vattene via! Scappa, fin- ché puoi!" Bernadette strinse i denti. "Ho vissuto questo momento un'altra volta! Ma dove? Quando?" si domandò. Improvvisamente quello strepito orribile e furibondo cessò, come se non fosse mai esistito. E il Gave riprese a scorrere col solito mor- morio. Bernadette si riscosse, scrutando di nuovo tutt'intorno, finché il suo sguardo si soffermò sulla caverna. Sotto la nicchia, il rosaio selvatico si contorceva come scosso da una bufera, mentre attorno non soffiava un alito di vento. Bernadette volse gli occhi verso il pioppo piú vicino, per vedere se fosse agitato dal vento, ma le foglie erano immobili. Si girò ancora in direzione della caverna, che distava una decina di passi. Il rosaio era aggrappato alla roccia, immoto. Bernadette chiuse gli occhi e li riaprí, ripetendo l'operazione dieci volte. Tuttavia, la scena non mu- tava. La luce era di nuovo plumbea; soltanto la nicchia della grotta era illuminata da un intenso fulgore, come se l'oro dei raggi del sole Vj Si fosse fermato. E, nella luce fluttuante, c'era qualcosa venuto dalle PjU lontane profondità del mondo: non un'immagine spettrale non un sogno mutevole, ma una giovane signora, dai lineamenti de- licati e piuttOStO piccola, perché, in piedi, non toccava né i lati, né la sommità dello stretto ovale della nicchia. La veste della signora bianca come la neve, pareva quella di una sposa di buona famiglia. Il velo le partiva dalla testa giungendole fino alle caviglie. Eppure non aveva la pettinatura alla moda, arricciata col ferro e fissata da pettini di tartaruga, adatta al suo rango. Deliziosi riccioli castano chiari le sfuggivano dal velo. Una cintura di un bellissimo azzurro era annodata sotto il seno. Nemmeno la signorina Peyret la sarta di tutti i ricchi signori di Lourdes, sarebbe stata in grado di dire di che tessuto fosse quell'abito. A volte, scintillava come raso e, a volte aveva riflessi piú opachi, come se si fosse trattato di candido velluto Poi, Bernadette vide ciò che la impressionò maggiormente i pic- coli piedi della signora erano nudi. Parevano d'avorio, quasi d'alaba- stro. Erano piedi che non avevano mai calpestato il terreno. Una ro- sa d'oro era posata su ciascuno di essi, alla base delle lunghe dita. Bernadette provò, per un attimo, una sensazione di terrore, poi una paura persistente. Era un tipo di paura che non conosceva, non certo quella che spinge a scappare. Era come una dolce pressione sulla fronte e sul petto, che, dopo qualche minuto, si stemperò in una sensazione di pace, di conforto, sebbene, prima di allora, Bernadette non si fosse mai resa conto di aver bisogno di conforto. Non era con- sapevole della durezza della sua vita: soffrire la fame, vivere con cin- que altre persone in quel buco oscuro della Cachot, passare lunghe notti facendo fatica a respirare... erano tutte cose accettate da lei co- me normali. Era sempre stato cosí e, probabilmente, sarebbe sempre stato cosí. Ma, a ogni attimo che passava, Bernadette si sentiva sem- pre piú intensamente penetrata da quell'atmosfera di consolazione in- descrivibile, da quell'ondata di compassione. La giovane signora si offriva alla vista della fanciulla come in dono. Lo sguardo di Bernadette rimaneva fisso sui suoi occhi azzur- ri. La carnagione della signora portava i segni della rigida giornata invernale: un leggero rossore le avvampava le guance. Le labbra erano semiaperte. A Bernadette non passò nemmeno per la mente che potesse trat- tarsi di un'apparizione celeste. Non aveva coscienza di nulla, se non della bellezza di quella creatura, una bellezza mai vista neppure in sogno. Nel suo rapimento, Bernadette si accorse d'un tratto che il proprio contegno non era gentile: se ne stava seduta, mentre la Signora era in piedi. Si alzò con aria colpevole. La Signora sorrise contenta, con grazia infinita. Allora, Bernadette fece un saluto goffo, lo stesso che usava fare quando incontrava per strada una delle suore che insegna- vano a scuola o padre Pomian. La Signora ricambiò il saluto con un'espressione amichevole: abbassò piú volte la testa, mentre il suo sorriso divenne ancora piú luminoso. Tra quei due esseri, la benedet- ta e colei che benediceva, scorreva un torrente di gioioso trasporto contemplativo. Con reverenza, Bernadette si inginocchiò sui ciottoli, il viso rivolto verso la nicchia. La Signora fece un piccolo passo in avanti, aprendo le mani come per abbracciare Bernadette e farla alzare in piedi ma, per alcuni mi- nuti, la fanciulla non riuscí a pensare a niente. Rimase inginocchiata a guardare; poi, alcune domande inquietanti le si affollarono nella men- te: "Da dove veniva quella signora? E perché aveva scelto la grotta di Massabielle, un posto detestato da tutti?" Sopraffatta dal fulgore della Signora, e anche per appurarne la vera natura, Bernadette stava per farsi il segno della croce, ma non riuscí a muovere neppure un dito: il braccio le pendeva inerte, come qualcosa che non le apparte- nesse. Poi, la Signora della grotta alzò lentamente la mano destra trac- ciando un grande, quasi rilucente, segno di croce, come Bernadette non ne aveva mai visti. Quel segno sembrò rimanere sospeso nell'aria. Bernadette sentí che una forza le spingeva la mano, quasi fosse guidata da un maestro che insegni a scrivere a un bimbo: le sue dita tracciarono quel segno di croce indicibilmente nobile sulla fronte. E la Signora sorrise, come se qualcosa di molto importante fosse stato compiuto. Vi fu una pausa, colma d'un rapito sguardo d'amore. Bernadette avrebbe voluto prorompere in parole tenere, riverenti, ma come osare 279 parlare, prima che la Signora avesse rotto il silenzio? Tirò fuori di tasca il rosario, alzando il piccolo filo di perline nere verso la Signo- ra, che apparve profondamente contenta. Anche nella sua mano de- stra, comparve un rosario: una lunga catena di perle lucenti che terminava in un luminoso crocifisso dorato. La voce di Bernadette suonò strana ai suoi stessi orecchi: « Ave Maria, piena di grazia... » Osservava attentamente la Signora, per ve- dere se pregava con lei. Ma quelle labbra non si muovevano. Con dolce devozione, la Signora pareva sorvegliare il mormorio della fan- ciulla. Alla fine di ogni Ave Maria, lasciava scivolare una perla, ma aspettava sempre che Bernadette facesse prima scorrere la sua per- lina nera. Solo all'invocazione: « Gloria al Padre, al Figlio e allo Spi- rito Santo... » le sue labbra formularono silenziosamente quelle parole. Mai Bernadette aveva recitato il rosario tanto lentamente, ma quel- la devozione sembrava essere un mezzo efficace per trattenere la Si- gnora; temeva che l'amato essere, cui si aggrappava con tutta l'anima, S1 sarebbe stancato di restare in quel poco ospitale buco nella roccia. Ma, dopo la trentesima Ave Maria, il timore svaní. Bernadette non sentiva piú le pietre su cui era inginocchiata, non sentiva il freddo tagliente. Un calore beato l'avvolgeva tutta. SOLTANTO dopo una buona ventina di minuti, Marie e Jeanne tor- narono al ruscello. Avevano raccolto un grosso fascio di rami, che riuscivano a malapena a portare. Impegnate nello sforzo, non dettero nemmeno un'occhiata a Bernadette. Marie fu la prima a spaventar- Si: la sorella era inginocchiata sul greto sassoso del ruscello in una posizione stranamente rigida. Nella mano, aveva il rosario. Per terra accanto a lei, era posata una calza bianca. Era cosí pallida, che per- sino le labbra erano senza colore. I suoi occhi erano fissi in direzione della grotta e, sul piccolo viso come pietrificato, v'era un sorriso di beatitudine, un sorriso interiore quale solo una volta Marie aveva vi- sto: sul volto di una vicina morta. « Bernadette, Bernadette! » urlò Marie, terrorizzata. Non ci fu risposta. Jeanne Abadie gridò forte: « Su, smettila con i tuoi stupidi scherzi! » Ancora nessuna risposta. La sorella piú giovane singhiozzò: « Oh Gesú Maria, e se fosse morta? « Ora la svegliamo. Sta soltanto prendendoci in giro. » Jeanne raccolse un sassolino e lo gettò contro Bernadette, colpen- dola sul petto. Bernadette alzò la testa, si guardò intorno e, lenta- mente, il colorito le tornò alle guance. Respirò profondamente. « Che cosa è successo? » domandò. Tra l'urto del sassolino e quel "Che cosa è successo?" passarono solo pochi secondi, ma quei secondi rappresentavano una distanza cosí grande, da non potersi misurare con le normali divisioni del tem- F pO. ' Quando la pietruzza aveva colpito il petto di Bernadette, la Signo- ra era scomparsa. La ragazza non avrebbe saputo dire come. Forse, con magnanima delicatezza, la Signora aveva fatto in modo che Ber- nadette si perdesse in un benevolo attimo di distrazione, cosí da non essere rattristata dalla sua partenza. Ma quel nuovo benessere doveva pagarlo. Dapprima, provò un misterioso stupore misto a ripugnanza per tutto ciò che vedeva. E quella sensazione si dileguò molto gradatamente. "Che cos'è quello? Un sasso? E questo, è il mio piede?" Bernadette dovette cercare ten- toni, penosamente, la via per tornare in un mondo concreto, prima di poter domandare: "Che cosa è successo?" « Perbacco, che paura mi hai fatto prendere, Bernadette! » si la- mentò Marie. Bernadette si sentí invadere da un sentimento di pietà per la so- rella. « Aspettate che vi raggiungo » gridò, togliendosi l'altra calza. Le pareva, dopo l'incontro con la Signora, di essere divenuta piú alta e piú forte. Raccolse gli zoccoli e, a passi sicuri e rapidi, guadò il gelido ruscello. A metà guado, dove l'acqua le giungeva alle ginoc- chia, si fermò. « Ragazze, ma avevate voglia di scherzare! Questo ruscello è cal- do come sciacquatura di piatti. Marie replicò adirata: « Non hai mica la testa a posto, tu! Ho le gambe che ancora mi pizzicano, per quell'acqua di piatti! » Bernadette le raggiunse e, insieme, suddivisero il mucchio spinoso di ceppi e rametti in tre fascine. Non era cosa facile, ma Bernadette fu la piú rapida e abile delle tre. Mentre terminava di raccogliere la legna, domandò d'un tratto: « Voi non avete visto nulla? » Marie diede un'occhiata alla sorella. Pareva cambiata, piú grande e piú decisa. « Perché? Tu hai visto qualcosa? :domandò. Gli occhi di Jeanne Abadie luccicavano per la curiosità. « No, no, niente » tagliò corto Bernadette. Infilò rapidamente le calze, poi si assestò il fagotto piú grosso sul- la testa, come fanno le contadine con i loro fardelli. Le altre due ra- gazze riuscirono appena a sollevare le loro fascine. « Torneremo attraverso la montagna, è la strada piú breve x deci- se Bernadette avanzando a gran passi sul sentiero, con Jeanne e Ma- rie che seguivano a distanza. Il sentiero non era soltanto ripido, ma anche stretto, e le piogge avevano reso viscida la nuda roccia. Partico- larmente brutto era il tratto subito sotto la cresta della montagna. « Misericordia :ansimò Marie, « non ce la faccio. Bernadette depose il suo fardello e corse indietro ad aiutare la so- rella. Senza una parola, liberò Marie dal fagotto di legna e lo portò su per il pendio. In cima alla montagna, Bernadette prese a camminare piú svelta. « Perché corri in questo modo, sciocca? » gridò Marie. « Di que- sto passo, fra un po', resterai senza fiato. Bernadette, in preda a un conflitto interiore, non rispose. Si strug- geva dal desiderio di parlare della Signora, ma, nel suo intimo, sa- peva che cose imprevedibili sarebbero accadute, se avesse ceduto alla tentazione. « Non dirò nulla promise sottovoce a sé stessa. « Che cosa stavi bisbigliando? » domandò Jeanne Abadie. Bernadette si fermò. « Vorrei dirvi qualcosa, ma dovete giurare di non tradirmi. La mamma non deve saperlo. Lo giuri, Marie? » « Lo giuro. Sai che tengo sempre la lingua a freno. :~ « Ti do la mia parola disse Jeanne, « ma non te lo giuro. pec- cato mortale fare giuramenti su cose di poco conto. Su, che cos'è ac- caduto alla grotta? :~ Bernadette trasse un profondo respiro. La voce le vibrava per la gioia di rivelare il suo segreto. « Ho visto una Signora tutta vestita di bianco, con una fascia azzurra e una rosa d'oro su ciascun piede. In preda alla rabbia, Marie buttò a terra il suo fardello. « Ti cono- sco! Vuoi spaventarci adesso che siamo nel bosco. Ma non mi spa- venti, tu, con la tua sciocca signora vestita di bianco! » « Volevo farmi il segno della croce, ma non ne sono stata capace solo piú tardi ci sono riuscita, imitando la Signora. » D'un tratto, Bernadette smise di parlare e si gettò sull'erba. Sono terribilmente stanca, riposiamoci un poco. :Le altre due ragazze si sedettero, guardando stupite il suo volto commosso. Dopo un po', Bernadette proruppe: « Tenetemi forte, sento il desiderio di tornare a Massabielle. Jeanne Abadie strizzò l'occhio. « Credi forse che la tua signora sia Ií ad aspettarti? « So che c'è disse Bernadette. LOUISE SOUBIROUS non aveva avuto una giornata facile. Era do- vuta rimanere piú di un'ora dalla vicina, Croisine Bouhouhorts. Era la solita storia. Il bimbo, che aveva due anni, non sarebbe mai stato normale: aveva delle gambine sottili come il pollice di una mano, de- formi, e ogni due o tre settimane soffriva di tremende convulsioni. Tutte le sorelle Casterot, soprattutto la piú intelligente, Bernarde, E godevano di una certa reputazione per la non comune abilità che ave- vano nel trattare i malanni. Louise aveva massaggiato con dell'olio il corpo del bambino, lo aveva awolto in panni caldi e gli aveva som- ministrato una tisana di erbe. Poi, si era messa a camminare su e giú per la stanza col bimbo in braccio per una mezz'ora, scuotendo il cor- picino rigido per riattivare la circolazione del sangue. Finalmente, le convulsioni erano cessate. Tornata alla Cachot, si era buttata su una sedia, sfinita, ma quasi subito si era annodata nuovamente il fazzoletto sulla testa, ricordando all'improvviso che, talvolta, la signora Millet, quando andava ad Ar- gelès a far visita ai Latapie, non le faceva fare il bucato. L'adorata nipote e figlia adottiva della signora Millet, Elise Latapie, che appar- teneva a un ramo di quella famiglia, era morta qualche mese prima. Quando il giorno di bucato veniva saltato, Louise Soubirous perdeva trenta soldi il caldo pasto di mezzogiorno, la merenda del pomeriggio e gli avanzi che la cuoca le incartava per i bambini. Louise ebbe la netta sensazione che quello fosse un giorno sfortunato, che tutto sa- rebbe andato storto e che il bucato del venerdí dalla signora Millet probabilmente sarebbe stato annullato. Uscí, sbattendo la pesante porta della Cachot. Zio Sajou, il padro- ne di casa, era seduto sul pianerottolo, a fumare la pipa. Sua moglie non gli permetteva di appestare il salotto. Diversamente dai Soubi- rous, la famiglia Sajou possedeva tre stanzette, fra cui un salotto ar- redato con mobili ereditati. « Cugino André » disse Louise, « sto andando di corsa dalla si- gnora Millet. » Con aria stanca, André Sajou piegò l'indice della mano sinistra per mostrare che aveva capito. Il mestiere di tagliapietre fa diventare taciturni, ma, nei riguardi dei Soubirous, il silenzio di zio Sajou era totale. Erano parenti, ma dai falliti bisogna guardarsi come da un'in- fezione: si fa il proprio dovere di cristiani, ma cercando di tenere le 283 distanze. La casa della signora Millet era una delle piú belle di Lourdes, ed BERNADETTE era lí che monsignor Bertrand Sévère Laurence, vescovo di Tarbes dimorava quando veniva a Lourdes. La vedova Millet era una catto- lica devota e militante, anche se, per i gusti di monsignore, il suo in- teresse per l'al di là aveva motivazioni poco profonde e sconfinava quasi in un culto per gli spiriti. Dopo la morte della nipote, poi, quel- I'interesse era divenuto quasi ossessivo. D'altra parte, numerose orga- nizzazioni benefiche potevano sussistere solo grazie all'appoggio del- la ricca signora. Il vecchio e venerando Philippe, servitore di casa Millet, aprí la porta a Louise Soubirous. « Mia buona donna :disse con un tono da alto prelato, « abbiamo rimandato il giorno di bucato fino alla set- timana prossima. Dopo la scomparsa della nostra cara signorina Eli- se, assistiamo a tutte le Messe celebrate ad Argelès in suffragio della sua anima. La chiameremo quando sarà il momento. » Louise assunse la doverosa espressione di condoglianza, ma la pau- ra le fece pulsare le tempie: il bilancio del fine settimana andava al- I'aria. Sulla via del ritorno, cercò di farsi dare dal droghiere Lacaze una fetta di pancetta affumicata, un pezzo di sapone e un pugno di riso, senza servirsi dei dodici soldi che ancora le rimanevano, ma l'uomo rifiutò. Davanti al cancelletto della Cachot, Louise trovò Sajou che gridava in tono indignato: « Cara cugina, il dovere di una madre è sorvegliare i propri marmocchi in modo che non disturbino i vicini. Guarda come si sono conciati i tuoi bravi ragazzi! » « Stavo solo correndo dietro al gatto, mamma » strillò Justin. « E io volevo solo aiutare Justin a venir fuori della concimaia! » si difese Jean Marie. Senza una parola, Louise spinse i due colpevoli sporchi di letame, nella Cachot, e li svestí. I ragazzi non possedevano altri abiti che quelli che avevano indosso, e correre in giro seminudi nel freddo era un'avventura per loro. Louise versò dell'acqua calda nel mastello e cominciò a strofinare con forza i vestiti. Quella fu la scena che si presentò a Francois Soubirous quando giunse a casa. « Non voglio che tu ti affatichi in questo modo! Sei una Casterot e io sono solo un Soubirous, ma non devi perdere fidu- cia in me. Oggi, ho fatto visita a Maisongrosse e Cazenave. » « E anche al bar di papà Babou :D aggiunse lei. Lui le si avvicinò. « Sto molto male » si lamentò. « Se Iddio al- meno mi facesse morire! Ma, poi, cosa ne sarebbe di voi! » Louise appese gli indumenti bagnati su un filo teso dal focolare alla finestra. Pur essendo esasperata, era ancora parziale nei riguardi del marito. E se anche si fosse fermato a bere alla taverna di Babou?... Il pover'uomo non mangiava un pasto decente da vari giorni. « La miglior cosa che puoi fare, Soubirous, è di tornartene a letto. » Louise sapeva che un uomo debole ha bisogno di essere incorag- giato. « Niente bucato dalla signora Millet, questo venerdí » continuò, « ma qualcosa verrà pur fuori. Gli rimboccò le coperte e, mentre egli si addormentava, gettò gli ultimi rami secchi nel fuoco. Batterono le tre. Ma dove mai pote- vano essere Bernadette e Marie? Quando finalmente le due ragazze arrivarono, Louise si raddolcí, vedendo i grossi fasci di legna. Ordinò alle figlie di sbucciare le rape e le patate. Di tanto in tanto, Bernadette guardava la sorella con oc- chi indagatori e, ogni volta, Marie abbassava la testa stringendo le labbra, partecipe del suo conflitto interiore. Louise approfittò dell'ultimo raggio di luce della giornata. « Ve- nite alla finestra, che possa pettinarvi: prima tu, Marle! » Louise era severa in fatto di pulizia, l'ultimo segno di dignità u- mana che si poteva salvare, dopo che tutto il resto era andato per- duto. Mentre Marie si inginocchiava su uno sgabello, la madre mandò Bernadette a chiamare i ragazzi che erano sgattaiolati fuori. « Vorrei dirti qualcosa di Bernadette, mamma cominciò Marie. « Cosa è successo a Bernadette? « Mamma, Bernadette ha visto una signora tutta vestita di bian- co, con una cintura azzurro cielo, nella grotta di Massabielle. Ave- va i piedi nudi, con sopra delle rose d'oro. :~ « Ma che cosa vai raccontando, sciocca bambina? :~ In quel momento, Bernadette entrò con i ragazzi, e la madre la investí: « Che cos'è che hai visto, stupida? « Mi hai fatto la spia! Perché l'hai fatto? :gridò Bernadette, lan- ciando un'occhiata alla sorella. Pure, nella sua voce, c'era un grande sollievo. Andò verso la madre con le mani tese, come per scaldarsi a una bella fiamma, e il cuore le si sciolse, perché ormai poteva ri- velare il suo segreto. « Oh sí, mamma, a Massabielle ho visto la piú bella Signora che si possa immaginare. » Ouelle parole estatiche furono per Louise la goccia che fece tra- boccare il vaso. Alla fine di una giornata di inutili sforzi e di delusio- ni, doveva ascoltare simili stupidaggini. « Voi due pretendete di vedere signore bellissime, mentre io mi consumO le mani a lavorare! O Vergine benedetta, i miei figli cascano I genitoli di Be/lladette: Louise Sou- birous Casterot (1825-1866) e Fran- s~ois Soubirous (1807-1871). nel letame, non sanno il catechismo... e ora hanno visioni di signore meravigliose! Adesso, vi insegno io!... » La voce di Louise raggiunse un tono tale, che, al piano di sopra, i Sajou tesero gli orecchi. Louise afferrò il battipanni che usava per battere coperte e mate- rassi. Il primo colpo cadde sulla schiena di Bernadette. Marie cer- cò di nascondersi, ma la donna infuriata la rincorse, finché anche lei non ebbe avuto la sua parte. I ragazzi, abbastanza meritatamente non sfuggirono alla lezione. Marie gridò: « Ora la mamma mi picchia per colpa tua! » Soubirous si era svegliato. « Ho udito tutto » disse Afferrò la figlia maggiore per il colletto del grembiule. « Senti, ra- gazzina, siamo gente modesta e rispettabile, e tu fai la stupida per farti ammirare, per darti delle arie! Se vuoi prendere in giro qualcuno e raccontare storie fantastiche, faresti bene a unirti ai giocolieri e agli zingari spagnoli sulla piazza del mercato: quello è il tuo posto. » Bernadette guardò il padre con un volto inespressivo. « Oh papà » disse, « ma io ho visto veramente quella Signora. » La "Cacllo'. doc la fan/iZ,~lia S~ubilUl.abit~ dal 1856 al /868. POCO DOPO quella scena domestica, accaddero alcuni piccoli fatti che parevano annunziare una svolta favorevole nel destino della fa- miglia Soubirous. Gli strilli di Louise da rompere i timpani avevano spaventato zia Sajou. Se Louise Soubirous perdeva il controllo in quel- la maniera, le cose dovevano andare veramente male. La signora Sa- jou possedeva una dispensa ben fornita e un cuore generoso. Prese del burro da un grosso vaso, e tagliò una fetta di pancetta affumicata. Poi, dato che dominare la propria avarizia dà sempre una certa sod- disfazione, aggiunse al piatto sei fettine di buona salsiccia paesana. Louise, vedendola sulla soglia della Cachot con quel ben di Dio fra le mani, fu cosí sorpresa, che lasciò cadere il cucchiaio di legno nel- la zuppa annacquata. « Mia cara cugina, è la Beata Vergine che ti manda, l'ho supplicata tante volte, oggi. Poi, un altro dono trovò la via della Cachot. Croisine Bouhouhorts arrivò con due dozzine di uova portate dalla campagna. « Devi farmi contenta, accetta queste uova> gridò Croisine. « Og- gi, hai salvato la vita del mio bambino. » Louise, mentre prendeva il cestino, calcolò di poter preparare una magnifica frittata, resa piú appetitosa dai pezzi di pancetta. Al pen- siero di quel buon cibo, le vennero le lacrime agli occhi. Era anche possibile che i suoi figli credessero scioccamente di vedere belle si- gnore, solo perché erano costantemente affamati. E, infine, accadde qualcosa che avrebbe assicurato un futuro mi- gliore alla famiglia. Un messaggero, inviato dal direttore dell'ufficio postale, signor Cazenave, apparve sulla porta, per comunicare che si offriva a Soubirous il posto di stalliere e di aiuto cocchiere della dili- genza di Tarbes. Francois se ne stava in piedi, alto e dignitoso, valutando apparen- temente i pro e i contro di quell'offerta inaspettata. Infine, disse de- ciso: « Sarò là domattina di buon'ora ». Poi, un'espressione di furbesca allegria gli si dipinse sul volto. L'oc- casione richiedeva un gesto nobile e grandioso. « I nostri parenti e amici che ci hanno cosí gentilmente riempito di doni devono onorar- ci con la loro presenza a un modesto pranzetto. Se conosco bene mia moglie, ci preparerà una succulenta frittata. » Seguirono proteste generali, alle quali Louise si sarebbe associata volentieri. In una sola serata, quello sciocco spendaccione di Fran- cois aveva sacrificato le uova che avrebbero nutrito la famiglia per tre giorni. Ma Louise era sempre stata indulgente nei confronti delle de- bolezze del marito. Le faceva piacere che, al minimo colpo di buona fortuna, egli si scuotesse di dosso la miseria, atteggiandosi a gran si- gnore e a ospite generoso. Perciò, assecondò l'invito del marito. I grandi si affollarono attorno alla tavola, mentre i bambini si am- mucchiarono lungo lo stretto banco, dove Louise ebbe la gioia di ser- vir loro frittata, zuppa, e salsiccia sul pane. Zia Sajou portò a cia- scuno dei presenti un bicchiere di buon vino scuro. Fu proprio una festa . Nei Pirenei, le donne, dopo il pasto serale, hanno l'abitudine di recitare il rosario per finire piamente la giornata. Louise non seppe che cosa la spinse, quella sera, ad affidare a Bernadette il compito di condurre la preghiera. Obbediente, la fanciulla tirò fuori di tasca il piccolo rosario che aveva alzato verso la stupenda Signora. Con tim- bro uniforme, cominciò la prima Ave Maria, e il mormorio delle don- ne accompagnò la sua voce. Infine, Louise susurrò: « O Maria, con- cepita senza peccato, nostro rifugio, prega per noi! » A quelle parole, Bernadette vacillò e divenne pallida in volto, co- r me quando Marie e Jeanne l'avevano trovata accanto al ruscello. J « Bernadette sta svenendo! » gridò Croisine Bouhouhorts. « Hai mal di stomaco? » domandò zia Sajou. Bernadette balbettò: « No, no, non è niente ». ~1 Allora, contro la sua stessa volontà, la madre spaventata si mise 1a raccontare farfugliando la storia per cui aveva picchiato le figlie. « iperché Bernadette ha visto una giovane signora, meravigliosa- .5. mente bella, tutta vestita di bianco, su a Massabielle. ,> ` « Sta' zitta! » la interruppe Soubirous. « Sfortunatamente, Berna- dette ha il cuore che non funziona tanto bene. L'abbiamo fatta ve- dere dal dottor Dozous. Il fumo della legna le fa male. Ciò che ci occorre è un camino nuovo. » QUELL'UNDICESIMO giorno di febbraio si avvicinava alla fine. lì russare alternato della famiglia Soubirous, diretto dal padre, riem- piva la Cachot. Il fuoco creava giochi di luci e di ombre sulle pare- ti, ma, quella notte, per la prima volta, Bernadette non vide figure nelle fiamme. Che cosa le era accaduto? Sapeva solo che era qualcosa di prodi- gioso, qualcosa che le pesava addosso come un dovere cui non ci si può sottrarre. Strinse le palpebre nello sforzo di ritrovare la visione della graziosa Signora, ma non le fu consentito di scorgere con gli occhi della mente ciò che aveva visto nella realtà. Il sonno la vinceva, ma solo a brevi intervalli. La Signora non le sarebbe apparsa in sogno, quasi volesse provare di esser fatta di qualcosa di molto piú concreto de]l'impal- pabile sostanza dei sogni. Marie si svegliò, quando la sua mano toccò il guanciale bagnato. « Mamma, mamma » susurrò, « Bernadette sta piangendo. » Louise scivolo giú dal letto e cercò a tastoni quello di Bernadette. « Non riesci a respirare, agnellino mio? » Bernadette si premette le nocche sugli occhi, scuotendo la testa. « Alzati, se vuoi, cosí facciamo due chiacchiere. 3 Louise gettò due grossi ceppi nel fuoco morente e avvicinò una sedia al caminetto. Bernadette nascose la testa nel grembo della ma- dre, e Louise, in silenzio, le carezzò i capelli. Poi, si chinò su di lei. « Ti fa paura quella signora di Massabielle? » Bernadette alzò il volto rigato di lacrime, scuotendo violentemente la testa Louise soffriva per la figlia. « Povero tesoro mio. Le ragaz- ze, a volte, vedono cose che non esistono, ma sono momenti che pas- sano. Tu devi solo cercare di levarti quel pensiero dalla testa. Ormai, sei grande, stai diventando una donna e tra un paio d'anni, potrest i anche trovare un marito e avere dei figii, com'è toccato a me. Bernadette si nascose il volto e non rivelò piú nulla di ciò che aveva dentro. Nonostante le parole di conforto che aveva appena pro- nunciato, Louise Soubirous non si sentiva tranquilla, l'indomani, sa- rebbe andata a confessarsi, per chiedere a padre Pomian la sua opi- nione sulla signora di Massabielle. NELLA SCUOLA tenuta dalle suore di Nevers, c'era un gruppo di ra- gazzine che subivano l'influenza di Jeanne Abadie. Quando le sue seguaci le si raccolsero intorno, lei disse: « Se voi ragazze sapeste che cosa è successo ieri, restereste di stucco, ma non ho il coraggio di dirlo ». « Allora, perché ci fai venire l'acquolina in bocca? » domandò Ca- therine Mengot. « Si tratta di Bernadette Soubirous. » Catherine alzò le spalle. « Be', in questo caso, non può essere mol- to divertente. un'oca. » Jeanne Abadie esitò. « Ho dato a Bernadette la mia parola d'ono- re, ma non ho fatto alcun giuramento, sono troppo furba io! » Jean- ne abbassò la voce. « leri, io e Marie Soubirous stavamo raccoglien- do legna vicino alla grotta di Massabielle. Quando siamo tornate ver- so il ruscello, abbiamo trovato Bernadette inginocchiata sulla riva. Non udiva i nostri richiami e aveva un'aria stranissima. Ci disse che aveva visto una bellissima signora, tutta vestita di bianco, con una cintura azzurro cielo. Aveva i piedi nudi e su ciascuno di essi era po- sata una rosa d'oro. » In una ridda di voci, le ragazze domandarono: « E voi due l'avete vista? « Rose d'oro sui piedi... e chi volete che sia? » « Oh, forse Bernadette ti ha solo presa in giro, Jeanne » insinuò Catherine. « Bernadette non è abbastanza furba per mentire » disse con di- sprezzo una ragazzina dai capelli rossi. « No, Bernadette non dice bugie ammise Jeanne, pensosa. « An- E diamo a Massabielle e cerchiamo di trovare questa strana signora. » Ansiose di avventure, le ragazzine accettarono la proposta. Jeanne Abadie continuò: « Bernadette, però, dovrebbe venire con noi. Se non c'è lei, può darsi che la signora non si presenti ». ,Quando Bernadette entrò nell'aula con Marie, le seguaci di Jeanne la circondarono. « Che cos'è questa storia della signora? :~ « Dov'è che stava? » ¨ Bernadette protestò: « Ma perché glielo hai detto, Jeanne? » Ep- pure, proprio come era avvenuto il giorno prima, si sentí combattuta fra due sentimenti diametralmente opposti. Avrebbe voluto tenere la Signora per sé, allora e per sempre, ma, al tempo stesso, deside- rava con tutte le forze gridare al mondo il suo inebriante segreto, por- tare tutti dalla bella Signora, perché anche gli altri potessero essere fe- lici. Quel secondo desiderio stava facendosi anche piú imperioso del primo. « L'ho detto, perché è una questione importante » si giustificò Jean- ne. « E abbiamo deciso di andare tutte a Massabielle a vedere la si- gnora. » « Ma la mamma non vorrà che Bernadette torni a Massabielle » intervenne Marie. « Ci ha persino picchiate. » Jeanne Abadie guardò fisso Bernadette. « Ma tu ci torni a Massa- bielle, non è vero? » Bernadette abbassò la testa. « La signora ti ha parlato? » domandò Catherine. Bernadette non alzò gli occhi. « No, non ha detto neppure una pa- rola. Ma è la piú bella, la piú bella creatura che esista. ,> « Se è tanto bella, forse non è poi tanto buona. » Quel dubbio ve- niva da Madeleine Hillot. « Anch'io ci ho pensato » dichiarò la prudente Jeanne. « La si- gns)ra può essere una creatura del demonio. Quindi, domenica, dopo la Messa, prendiamo in chiesa un'ampolla di acqua benedetta e, quan- do la signora appare nella grotta, Bernadette deve aspergerla d'acqua santa e dirle: "Se venite da Dio, avvicinatevi. Ma se venite dal dia- volo, andate via di qui". l'unico modo per accertare la sua natura. » « Ma, forse, si tratta di una vera e propria signora » disse Annet- te Courrèges. « Oh, non potrebbe essere piú vera! » esclamò Bernadette. « Guardatele lí, come galline in un pollaio! » disse la voce dell'in- segnante. « Tutte che imparano la sapienza dalla nostra coltissima Bernadette! » DO~ENICA. Sotto la guida di suor Vauzous, tutta la classe di ca- techismo, compresa Bernadette, assisteva alla Messa grande. Fran- cois Soubirous aveva da fare nelle scuderie di Cazenave fino a mezzo- giorno. Louise Soubirous era a casa, da sola, tutta intenta a sferruz- zare. Era già stata alla Messa delle sette. Le persone altolocate anda- vano alla Messa grande e il rinunciarvi era un vero peccato, perché la Messa grande era l'unica cosa preziosa che la cittadina avesse da offrire, dopo la opprimente monotonia della settimana. Il tuonare del- l'organo scaldava le gelide anime come un grande fuoco spirituale. La gente si incontrava e si salutava. E la nobile, aspra voce del par- roco Peyramale scendeva nel profondo dei cuori Ma Louise non ave- va vestiti decenti da indossare, ed era troppo orgogliosa per farsi ve- dere dalle sue sorelle piú fortunate, che indossavano gli abiti della festa. Quella domenica mattina, pur nella sua solitudine, Louise era vera- mente contenta. Dopo molte settimane di magra, c'era di nuovo un po' di carne in casa. Il brodo che bolliva sul fuoco con tenere verdure e cipolle spandeva il suo aroma per tutta la stanza Anche la sua anima era in pace, dopo la confessione del giorno pri- ma. Padre Pomian le aveva detto: « Mia cara figliola, questi sono in- nocui fenomeni dell'infanzia di cui le persone adulte non devono as- solutamente preoccuparsi ». Tuttavia, Louise rimase un po' turbata quando, una mezz'ora piú tardi, le figlie apparvero, circondate da un gruppo di compagne di scuola che chiedevano il permesso di farsi condurre da Bernadette a vedere la splendida signora di Massabielle. Le bambine insistevano solo Bernadette taceva. Jeanne, dopo un piccolo inchino, fece un discorsetto nevole. « Signora, vogliamo solo vedere che cosa c'è di sta storia. » Quelle parole fecero venire a Louise un'idea. Ie ragazze non a- vrebbero visto assolutamente niente, avrebbero riso di Bernadette 2~2 e ciò l'avrebbe guarita. molto ragio- vero in que- « Bene, attente però a essere a casa per l'ora di pranzo » disse. « Non vi aspetteremo per mangiare. » AL PONT-VIEUX, Bernadette si fermò. « piovuto e nevicato per |due giorni » disse. « Il ponticello di tavole del mulino sarà sommer- so dall'acqua: dovremo passare per la montagna.e Bernadette quasi volava davanti alle altre che stentavano a se- guirla. Di solito, correre le faceva venire un attacco d'asma, ma, quel giorno, pareva che non fosse mai stata malata. Nemmeno per un istan- e te, dubitò che la Signora non stesse aspettandola. Fece di corsa il sen- tiero sulla cresta della montagna delle Grotte. poi percorse lo scosceso canalone che portava a valle saltando di roccia in roccia. Un ulti- mo balzo e si trovò davanti alla caverna. Si fermò a metà grotta, con e; le mani serrate sul petto e trasse un profondo respiro. Poi, alzò gli occhi alla nicchia. Le ragazze la udirono gridare: « C'è! venuta! » Trovarono Bernadette con la testa gettata all'indietro, che fissava la nicchia vuota, sempre susurrando: « C'è!e Le bambine la circondarono bisbigliando. « Io, lassú, non vedo che un buco nero » disse Marie Soubirous. « Lei vi vede, lei vi vede » susurrò Bernadette. « Vi ha fatto un cenno del capo: dovete ricambiare il saluto. » « Non sarebbe meglio andare piú vicino? » bisbigliò Marie. Inorridita, Bernadette allargò le braccia. « No, no, per amor di Dio! Non avvicinatevi! Nemmeno di un passo!e Persino lei, che era la benedetta, si sentiva troppo vicina a colei che la benediceva. La prima volta, c'era stato il ruscello tra loro. Quel giorno, era tanto vicina da poterla toccare, ma Bernadette restò assolutamente immobile. Con profonda soddisfazione, vide che la Si- gnora non aveva cambiato l'abito. Il misterioso tessuto, bianco come neve, aderiva alle membra delicate. Non si mostrava scontenta che Bernadette fosse venuta con uno sciame di sciocche ragazzine che non facevano altro che bisbigliare, anzi, posò uno sguardo amichevo- le e incoraggiante su Marie e Madeleine e le altre. Bernadette udí susurrare alle spalle: « Ora, aspergila con l'acqua e pronuncia la formula che abbiamo stabilito ». Teneva in mano l'am- polla di acqua benedetta che Madeleine aveva riempito all'acquasan- tiera della chiesa. Cedendo all'insistenza delle altre, spruzzò, incerta, un po' d'acqua verso la nicchia, dicendo timidamente: « Se venite da Dio, Signora, volete per favore venire piú vicina? » La Signora sembrò divertita da quella formula di esorcismo; il suo sorriso si fece piú ampio e, obbediente, uscí di un bel po' fuori del- BERNADETT E l'ovale roccioso della nicchia. Poi, tese le mani in un gesto di abbrac- cio, e Bernadette provò ancora una volta quel dolce senso di benes- sere, dal quale ci si svegliava poi in un mondo estraneo. Temeva quel risveglio prima ancora di cadere in ginocchio. Jeanne Abadie era disposta a essere amica di Bernadette Soubi- rous a condizione di poter guardarla dall'alto in basso e commiserar- la; ma, dal giorno dell'apparizione, il rapporto si era rovesciato. Jean- ne sfogò il suo desiderio di vendetta. « Ti farò prendere io un bello spavento! » gridò e, raccolta una pie- tra delle dimensioni di un cranio umano, gliela scaraventò contro. Il sasso cadde a un pelo da Bernadette, inginocchiata sui ciottoli. La fanciulla rimase immobile. « Ti ha colpita? Sei ferita? » Marie scosse la sorella inginocchiata, che non rispose. Soltanto in quel momento, vedendola di fronte, le ragazze si accorsero che il volto di Bernadette non era piú quello che conoscevano. Gli occhi che fissavano la nicchia erano piú grandi e scintillanti, la pelle del viso era cosí tesa, che le ossa delle guance e delle tempie avevano acquistato rilievo. Ma ciò che piú impaurí le ragazze fu il pallore di morte dipinto sul volto di Bernadette, un pal- lore, tuttavia, che conferiva al viso una terribile bellezza. « Hai ucciso mia sorella! gridò Marie rivolta a Jeanne. Jeanne Abadie riuscí a dire: « Non è ferita, andate a prendere dell'acqua ». Ma nemmeno quando la spruzzarono con l'acqua del ruscello, Ber- nadette si svegliò dal suo stato di trance. A quel punto, le ragazze persero la testa. Piangendo, Marie fuggí a raccontare l'accaduto a sua madre. Jeanne Abadie e Catherine corsero al mulino sul Savy in cer- ca di aiuto. Finalmente, dopo parecchio tempo, Antoine, il mugnaio, arrivò alla grotta con la madre, la signora Nicolau. Avendo udito che qualcuno era svenuto, la donna aveva portato con sé delle cipolle tri- tate, che mise sotto il naso di Bernadette. La fanciulla si limitò a voltare appena il capo. « Suvvia, Bernadette » disse Antoine in tono dolce e persuasivo « basta ora, andiamo a casa. » Visto che non otteneva risposta, Antoine Nicolau sollevò Berna- dette sulle braccia e la portò al mulino, seguito dalle ragazze agita- tissime. La strana processione attrasse una piccola folla. Vi furono domande, sbalordimento, discussioni; qualcuno si mise a ridere. Tut- ti erano convinti che la ragazza Soubirous avesse smarrito la ragione Antoine depose Bernadette su una grande sedia a braccioli accan- to al fuoco, e la signora Nicolau le portò una scodella di legno, piena di latte caldo, per rianimarla. Ma Bernadette non aveva perso cono- scenza: solo, i suoi sensi erano fissi con intensità sovrumana sulla bel- lezza della Signora. Il rapimento di Bernadette cessò all'improvviso e la sublime espres- sione del volto lasciò il posto alla solita immagine infantile. « Grazie tante, signora :disse con calma, rifiutando il latte offer- tole. « Non ho bisogno di nulla. » La assediarono di domande. « Che cosa è successo? Che cosa hai visto? » « Oh, nulla » rispose Bernadette tranquilla. « Solo, la Signora è rimasta a lungo nella grotta. Antoine, che non le aveva mai tolto gli occhi di dosso, disse: « Non vedete com'è stanca? Non potete lasciarla in pace? ,> Louise Soubirous e Marie avevano percorso la lunga strada dalla Cachot a Massabielle piú in fretta che avevano potuto. Louise entrò di corsa nel tinello e, quando vide Bernadette installata nella sedia a braccioli come una principessa, uscí completamente dai gangheri. « Stai mettendo a soqquadro mezzo mondo, sciocca che non sei al- tro! » urlò alla figlia. « Non ho chiesto a nessuno di venire con me » replicò a buon di- ritto Bernadette. La risposta era di quelle fatte apposta per far infuriare insegnanti e genitori. « Ci stai rendendo lo zimbello di tutto il paese! ,> strepitò Louise, alzando la mano per schiaffeggiare Bernadette. La signora Nicolau afferrò il braccio sollevato di Louise. « Per- ché vuole picchiare la bambina? » gridò. « Ma se è un angelo di Dio! » « Lei non l'ha vista intervenne Antoine. « Era come... » E, nel tentativo di farsi capire, finí per scegliere una parola che poteva es- sere facilmente fraintesa: « ... era come una morta ». Quella frase fu come una pugnalata nel cuore di Louise, anche perché si era precipitata sin lí temendo per la vita della figlia. Si la- sciò cadere su una panchetta, piangendo: « Dio del Cielo. proteggi la mia bambina ». Bernadette si diresse, calma, verso la madre e le toccò il braccio. « Vieni, mamma, forse riusciremo ad arrivare a casa prima di papà. » In quel momento, a Louise non importava piú nulla del marito e del suo pranzo. « Non mi muoverò di qui :D disse piangendo, « se tu non mi pro- metterai di non tornare piú a Massabielle. » « Promettilo a tua madre ammoní la signora Nicolau. « Quest'a- gitazione è dannosa per te: ti farà certamente ammalare. ,> Convulsamente, Bernadette si stropicciò le mani gelate. « Promet- to di non tornare piú a Massabielle... » E, con astuzia disperata, ag- giunse: « A meno che tu non me ne dia il permesso ». Quando i Nicolau restarono soli, la madre di Antoine sospirò: « Non mi piace affatto lo stato di quella cara bambina ». Antoine camminava su e giú per la stanza. « Non ho mai visto una cosa cosí bella come il volto di quella bambina inginocchiata. » Il pensiero di aver tenuto Bernadette fra le braccia quasi lo spaventava. « Non si dovrebbe nemmeno toccare una creatura come quella! ,> SEBBENE la cittadina fosse piena dei racconti esagerati delle ra- gazze, Francois Soubirous si comportò come uno dei pochi che non sapesse nulla del trambusto provocato dall'esperienza della figlia. Ma il suo umore sembrava averne risentito: andava e veniva senza salu- tare nessuno e, di notte, persino il suo russare pareva quello di un uomo sofferente. Louise Soubirous, invece, cercando di controllare la sua natura ira- scibile, trattava Bernadette con pazienza e tenerezza. Le permise per- sino di rimanere a casa da scuola. Il cuore di Bernadette sanguinava notte e giorno al pensiero che la deliziosa Signora, a piedi nudi e vestita di abiti cosí leggeri, dovesse stare ad aspettarla invano nel freddo clima di febbraio. A un certo punto, si augurò addirittura che la Signora non rimanesse ad attender- la troppo a lungo e che finisse per dimenticare la sua piccola amica Bernadette. La signora Millet, tornata da Argelès, accolse con favore le no- tizie degli strani avvenimenti della grotta. Dopo la morte della sua diletta Elise, la signora aveva circondato di un culto appassionato la memoria della fanciulla e aveva lasciato intatte tutte le sue cose: le bambole, i ricami, i vestiti e le scarpe. Ricordava, in particolare, un vestito di Elise, di raso bianco con una fascia di seta azzurra, che Antoinette Peyret, la sarta, le aveva confezionato su un modello di Parigi, e le apparve subito chiaro che la fanciulla vista dalla piccola veggente non poteva essere che l'amata nipote. Il lunedí, Antoinette Peyret giunse alla medesima conclusione e BERNADETTE si affrettò a recarsi dall'importante cliente. La sarta era figlia di un commissario di polizia e perciò aveva conosciuto molto presto le mise- rie della vita e le debolezze umane. Piú sveglia della signora Millet, aveva analizzato a fondo la visione. I penitenti vanno sempre a piedi nudi. La nipote della ricca signora Millet era quindi una povera ani- ma che abbisognava di speciali preghiere, affinché il suo soggiorno in Purgatorio fosse abbreviato. E, per di piú, forse Elise Latapie desi- derava ardentemente mandare un messaggio alla sua cara zia. Il mercoledí, verso le quattro del pomeriggio, alcuni distinti visita- tori fecero la loro comparsa alla Cachot. Per primo, si presentò Phi- lippe, con un paniere elegantemente confezionato, contenente due pol- li arrosto e due bottiglie di vino. Fece un inchino a Louise e le an- nunciò l'imminente arrivo della padrona. Pochi minuti dopo, la ve- dova faceva il suo ingresso in un fruscio di seta, seguita da Antoinette Peyre~. « Mia carLouise ,> cominciò, « non deve ringraziarmi per queste inezie. Volevo chiederle di venire da me a sbrigare un po' di faccende tutti i sabati e i mercoledí. La mia casa, ahimé, è cosí grande! " Louise non sapeva capacitarsi di quella stravagante benevolenza. Due giorni di lavoro la settimana significavano sedici franchi il mese, una piccola fortuna. Ossequiosa, ma pur sempre diffidente, Louise spolverc due sedie di legno, offrendole alle sue ospiti. Bernadette era in piedi accanto alla piccola finestra. Il pallido sole invernale dava ai suoi capelli scuri una sfumatura d'oro rossiccio. « Lei ha una cara bambina, mia buona donna » disse la signora Millet, sospirando. Tirò fuori di tasca un fazzoletto di pizzo e si asciu- gò gli occhi. « Avevo anch'io una bambina... non mia, ma che amavo piú che se fosse stata mia figlia. imorta di una morte veramente san- ta, tanto che il parroco Peyramale si è sentito in dovere di scrivere una lettera a Sua Eccellenza il vescovo di Tarbes, perché un simiie esemDio non vada perduto. » « Ed è per questa ragione che siamo venute, signora Soubirous ,> intervenne la pratica Peyret. La figlia del commissario spiegò, nel suo modo sbrigativo, che la signora apparsa a Bernadette doveva essere la defunta Elise Latapie. La signora Soubirous avrebbe gentilmente permesso a sua figlia di interpretare i desideri di Elise, affinché la povera anima potesse tro- vare riposo? « Signore, non posso permettere alla mia bambina di andare alla grotta. Non posso rischiare che si ammali e divenga lo zimbello di tutti. Proprio non posso. La vedova si alzò. « Sono una madre anch'io, e ho una figlia amata che soffre molto. Quando penso a ciò che la bimba deve aver patito per trovare la lunga strada che la riportasse su questa terra... Signo- ra Soubirous, se mi chiuderà la porta in faccia, l'intera responsabilità cadr3 su di lei. » Louise pensò ai sedici franchi il mese. Pensò al pericolo mortale a cui riteneva la figlia sarebbe stata esposta, se si fosse ripetuto il suo stato di trance. « Questo è troppo, troppo per me » gemette. « E qual è l'opinione della nostra cara Bernadette? » domandò la sarta in tono persuasivo. Bernadette sapeva una cosa sola: la sua splendida Signora desi- derava vederla. Disse con dolcezza: « Deve decidere la mia mamma ». QUEL GlOVEDí, l'incontro alla grotta assunse un nuovo e differente significato, perché Bernadette era stata incaricata di una commissione. Sebbene fossero solo le sei del mattino, la Signora era già lí. Berna- dette si inginocchiò su una pietra levigata, non tanto per pregare, quan- to per confessarsi. Le parole lottavano per uscirle dal cuore, ma le sue labbra rimanevano mute. "Vi prego, perdonatemi per aver lasciato passare tanto tempo pri- ma di tornare. Ma avevo dovuto promettere alla mamma di non ve- nire piú. stato terribile, Signora, sapere che aspettavate con questo cattivo tempo." La Signora ebbe un gesto rassicurante, come a dire: "Non è nulla, bambina mia. Sono abituata ad aspettare con ogni tempo". Bernadette continuò il suo silenzioso colloquio: "Non sono sola oggi, Signora. La vedova Millet e Antoinette Peyret, la sarta. sono venute con me. Vedete, è solo per via della signora Millet che la mam- ma mi ha lasciato tornare da voi. Può guadagnare quattro franchi la settimana, da lei. Ma vi prego, perdonatemi! So benissimo che non siete l'anima di Elise Latapie che viene dal Purgatorio!" La Signora sorrise come per dire: "Non ti preoccupare, loro non ci fanno paura". Alle sue sDalle. Bernadette udí la vecchiv vln~im~re « La ~< non 29X Signora. è lassú le bisbigliò la fanciulla. « Ah, mia povera, dolce Elise » balbettò la signora Millet ti vedo! Perché non ti vedo? Com'è il posto dove sei? » Accese una candela, consacrata durante la festa di San Michele, che aveva portato con sé: la prima candela accesa a Massabielle. Poi, la signora Millet cadde in ginocchio alzando le mani congiun- te in preghiera e dicendo con voce tremula: « Parlami, Elise, di' una parola, una soltanto! » Antoinette Peyret fu presa dal dubbio. Le avevano detto che, alla vista della signora, il volto della ragazza Soubirous diventava d'una bellezza soprannaturale. Nulla del genere accadeva in quel momento: il volto di Bernadette era quello di sempre. La sarta tirò fuori un pic- colo calamaio, una penna e un foglio di carta. « Ora va' dalla tua signora » bisbigliò brusca, « e chiedile di scrivere una lista dei suoi desideri e di quante Messe ha bisogno. Obbediente, Bernadette prese penna e calamaio, e si avvicinò alla roccia dov'era la Signora. Con le mani protese, alzò il necessario per scrivere verso la nicchia, e il suo gesto era cosí impressionante, cosí perfettamente autentico, che le due donne si spaventarono. Di fronte alla prospettiva di un vero miracolo, il loro coraggio venne meno e corsero fuori della grotta. Dopo un po', uscí anche Bernadette, cs~l viso luminoso, e restituí alla sarta inchiostro, penna e carta. « 11 foglio è bianco! » dichiarò Antoinette Peyret. « Che cosa ha detto la signora? » domandò la vedova Millet. « Ha scosso la testa e ha riso un poco. » « lo non credo che le povere anime del Purgatorio possano ridere » osservò, acida, la Peyret. « Corri dentro e domandale il suo nome. » Sempre obbediente, Bernadette tornò nella grotta. Era imbarazza- ta di dover infastidire la Signora con quelle stupidaggini, ma pareva che la pazienza della Signora fosse inesauribile. Nella grigia giornata di febbraio, se ne stava immobile avvolta nel suo fulgore. Coraggio- samente, Bernadette si avvicinò di nuovo alla roccia. « Vi prego, perdonatemi, Signora, ma le due donne vorrebbero sa- pere il vostro nome. » Uno sguardo pensoso, quasi assente, apparve sul volto della Si- gnora, il tipo di sguardo che un personaggio principesco potrebbe assumere davanti a una mancanza di tatto. Allora, per la prima volta, Bernadette udí la voce della signora~ una voce profonda quasi materna: « Vuoi farmi la grazia » disse, « di venire qui, ogni giorno, per quindici giorni? » Pronunciò quelle parole nel dialetto della regione, parlato da Bcl-- nadette e dai suoi compaesani. E, dopo un lungo silenzio, aggiunse con voce molto piú sommessa: « Non posso prometterti di renderti felice in questo mondo, soltanto nell'altro ». Quando Bernadette uscí dalla grotta, attorno alla vedova Millet e alla sua candela si era radunata una piccola folla: c'erano la signora Nicolau con il figlio Antoine, Marie, Jeanne Abadie e parecchi con- tadini con le mogli. « Le hai domandato il suo nome? » gridò la Peyret a Bernadette. « Si, signorina. » « Ti ho osservata bene. Non hai nemmeno aperto la bocca. » « Quando parlo con la Signora » replicò Bernadette, « parlo con questo. » E si mise un dito sul cuore. « Ah » sorrise con affettazione la sua inquisitrice. « E anche la signora ti parla cosí? » « No, oggi la Signora mi ha parlato veramente. » E Bernadette fe- ce un resoconto esatto di tutto ciò che era accaduto. LA SIGNORA MILLET aveva quasi rinunciato alla speranza di iden- tificare nella signora la nipote. Tuttavia, abbracciò Bernadette. « Ti è stata accordata la grazia, ma petite. Io sono una donna vecchia e malata, ma farò il pellegrinaggio alla grotta con te, tutti i giorni. Cre- do che anche lei, Antoinette, non vorrà perdersi un solo giorno. » « Nemmeno uno » dichiarò la Peyret. Jeanne Abadie non aveva piú scelta. « Verrò tutti i giorni an- ch'io » decise. .Di tanta gente, proprio la ragazzina Soubirous... Non ha la testa com- pletamente a posto..." La folla si radunò al cancelletto della Cachot, e Louise Soubi- rous si precipitò alla porta. « Mio Dio, che cosa è accaduto? Marie la rassicurò. « Oggi, Bernadette sta benissimo. La signora le ha chiesto: "Vuoi farmi la grazia di venire qui, ogni giorno, per quindici giorni?" » La vedova Millet, la signorina Peyret e le ragazze entrarono nella stanza buia. « Mia cara signora Soubirous » cominciò la Millet, « so- no grata a Dio per averci dato la sua Bernadette. Sarò con lei nel quotidiano pellegrinaggio a Massabielle e la prego di lasciarmi ospi- tare la bambina durante questo periodo. » Louise si grattò la testa. « Mi lasci fiatare, signora Millet, non capisco piú niente. » La sua malaticcia Bernadette avrebbe dormito in un letto soffice e mangiato cinque volte il giorno! La signora Millet continuò: « Bernadette sarà sistemata nell'acco- gliente cameretta della mia benedetta defunta, e le darò il vestito di raso bianco di Elise, perché la signora sia contenta di lei ». « Signora » implorò Louise, « lasci, la prego, che ne discuta con mio marito e mia sorella. Vergine benedetta, come finirà? » « Si consigli pure con la sua famiglia, signora Soubirous » disse la vedova Millet, « ma Bernadette può venire con noi fin d'ora. » Ricoperta da tutti quei favori, Bernadette pensava alle parole del- la Signora: "Non posso prometterti di renderti felice in questo mon- do". Non poteva prometterlo; eppure, pareva che avesse già comin- Antoine Nicolau si lisciò i baffi. « Che ne diresti, mamma, di in- ciato a farlo vitare Bernadette a essere nostra ospite per questi quindici giorni? Sarebbe molto piú vicina a Massabielle! » « Per me sarebbe una grande gioia » rispose la signora Nicolau, « ma sono i suoi genitori che devono decidere. » « Sono io che chiedo a Bernadette il piacere di averla come mia ospite » annunciò maestosamente la vedova Millet. Bernadette non capiva perché il fatto di vedere la Signora dovesse mutare la sua posizione sociale. « Dobbiamo andare a casa » disse. Il Pont-Vieux era affollato di gente che andava al mercato. Molti si accodarono alla strana processione, che muoveva verso la Cachot guidata da Bernadette e dalla signora Millet che teneva ancora in ma- no il cero acceso. Le notizie si diffusero di bocca in bocca: "La gio- vane signora è apparsa di nuovo nella grotta... Per la terza volta... VERSO le quattro di quel pomeriggio, Bernarde Casterot, madrina di Bernadette e anche oracolo della famiglia, riceveva il rispettoso benvenuto dei Soubirous. « Dov'è Bernadette? » domandò. « Sta dalla signora Millet » rispose Louise nervosamente. « sta- ta invitata da lei per questi quindici giorni. » « Errore numero uno! » tuonò Bernarde Casterot. « La gente dirà che i Soubirous hanno saputo approfittare molto bene della storia di Bernadette e della sua signora. » Francois doveva pur farsi valere, e prese le parti dell'oracolo con- tro la moglie. « Mi pare già di udirli. » « Bernadette » continuò Bernarde Casterot, « è una cara bambina, priva di astuzia, e anche di buon senso. Mi giocherei la testa che non ci ha presi in giro a proposito della signora. Quindi deve andare alla grotta per quindici giorni. La signora vuole cosí e la signora può ve- nire dal Cielo. Ti sei comportata in modo sciocco, sorella mia. D'ora in poi, tu e le altre donne della famiglia dovrete stare al fianco di Bernadette a Massabielle. Se la sosteniamo, la gente non si sentirà di schernirla. Io, tanto per cominciare, andrò tutti i giorni con lei dopo la prima Messa. » I « N FONDO, viviamo nella seconda metà del secolo diciannovesimo » osservò Duran, il proprietario del caffè, portando allo scrittore de Lafite un bicchierino di amaro e al procuratore Dutour un bic- chiere fumante di vino caldo aromatizzato. Erano passate le quattro, e il Café Francais cominciava a riempirsi di avventori. « Lor signori hanno letto l'lntéreAt Public di Tarbes di oggi? » do- mandò. « C'è questo titolo: "La Santa Vergine appare a una scolara di Lourdes!" » Hyacinthe de Lafite fissava il suo bicchierino di amaro. « Perso- nalmente, la trovo una favola graziosa » disse. « Perché uno degli esseri celesti, diciamo la dea Diana o la Vergine Maria, non dovreb- be apparire a una bambina povera? una cosa di sapore squisita- mente omerico. Non la baratterei con settecento episodi di romanzi moderni. » Il procuratore spinse via il bicchiere con un gesto terrorizzato. « Da buon cattolico, confesso di considerare questa storia della vi- sione di Massabielle seccante e riprovevole. » « Io non ho dubbi in proposito » replicò de Lafite. « La ragione di tutto ciò è che oggi la religione non è altro che una ripetizione meccanica di formule e una vuota convenzione. Cosí, quando una creatura umana sperimenta realmente la presenza della divinità, i tra- dizionalisti legati alle convenzioni vengono presi da una forma di di- sagio morale. » « Ma signori » intervenne Duran, « tutta la faccenda è senz'altro un inganno. Sapete bene che un circo equestre viaggiante, provenien- te da Pau, si è fermato per qualche tempo nei nostri paraggi. fa- cile credere che una graziosa cavallerizza possa aver fatto questo scherzo a una stupida contadinella. » Hyacinthe de Lafite rise. « iun'ipotesi... » Strinse la mano a Ja- comet che era appena entrato. « Niente di nuovo? » Il commissario si asciugò la fronte. « Mia figlia mi ha confidato che domani mezza città vuole accompagnare la ragazza Soubirous a Massabielle. » Il dottor Dozous entrò nel locale, scuotendo la pioggia dall'imper- meabile. « Se non erro, questo colto circolo sta discutendo l'argomen- to del giorno, no? » « Esatto, e attendiamo che la scienza ci spieghi questo mistero » disse de Lafite rivolgendosi al dottore. « In qualità di neurologo, ho scritto alcune cose » riprese Dozous, con un'ombra di malinconia. « In questo paese mi sono impigrito, ma non al punto da disinteressarmi di un caso patologico cosí raro. » « La sua opinione, dunque, è che si tratti di una malattia menta- le? » domandò Dutour con grande interesse. « Non sono in grado di fare una diagnosi » rispose, cauto, il me- dico. « Certo, i manicomi sono pieni di paranoici che hanno le vi- sioni. Ma ricordo benissimo la piccola malata d'asma, e non posso accettare con tanta leggerezza l'ipotesi di un disturbo mentale cosí grave. » Dutour volle approfondire l'argomento. « Sarebbe disposto, allora, a parlare di uno stato ipnotico o isterico? » « Questi sono schemi rigidi che non possono applicarsi a stati mol- to mutevoli, caro amico. Prima di tutto, bisognerebbe osservare accu- ratamente la paziente durante un attacco. Ho udito dire che i pelle- grinaggi quotidiani a Massabielle dureranno due settimane. » Il procuratore prese un appunto sul taccuino. « Le sarò molto gra- to, caro dottore, se mi farà avere un resoconto dei suoi studi. » « Non terrò segreta la mia opinione » rispose Dozous. Hyacinthe de Lafite, che era rimasto a lungo in silenzio, disse d'un tratto: « Mi sembra che tutti voi, signori, trascuriate un punto es- senziale Il vero problema non sta tanto nella piccola visionaria, quan- to nella grande folla che la segue ». ANTOINETTE PEYRET aveva adattato il vestito della festa di Elise alle misure di Bernadette e, poi, l'aveva portato a casa della signo- ra Millet. Per la prima volta in vita sua, Bernadette osservò la pro-o pria immagine in un grande specchio. Antoinette si inginocchiò da- vanti a lei, drappeggiando opportunamente il raso. La signora Millet fu entusiasta della trasformazione. « Bella come un quadro! » esclamò. « La nostra piccola veggente dovrebbe essere immortalata in un ritratto. » Bernadette guardava la propria immagine come fosse un miraggio. Alla Cachot, c'era soltanto un frammento di specchio, non una vera specchiera, e la fanciulla conosceva quindi la figura, il volto e gli abi- ti della Signora di Massabielle molto piú esattamente e a fondo di quanto conoscesse sé stessa. Si sarebbe potuto dire che, per lei, la "visione" non era la bella Signora della nicchia, ma la propria imma- gine riflessa nello specchio. Provò un rapimento estatico misto a ti- more. L'indomani, per la prima volta, si sarebbe trovata davanti a quell'essere amato, indossando qualcosa di valore. Avrebbe voluto correre subito a Massabielle. E la Signora avrebbe gradito il vestito, la fascia azzurra, I'omaggio rappresentato da quell'imitazione della sua eleganza? Quella sera, sempre per la prima volta nella sua vita, Bernadette sedette a tavola in una vera sala da pranzo. Philippe serví una zuppa squisita, trota di ruscello con salsa di burro lavorato, e un dolce spu- moso. Antoinette Peyret, che era riuscita a farsi invitare a cena, os- servò attentamente Bernadette, supponendo che non sapesse stare a tavola. Ma Bernadette imitava il comportamento della padrona di ca- sa e si serviva dai piatti di portata con la grazia di una signora, con- fermando cosí i sospetti della sarta: la ragazza era un'imbrogliona incallita. Lei, Antoinette Peyret, la figlia di un commissario di polizia, ci aveva messo due anni per imparare come ci si deve comportare in una casa elegante, e quella insopportabile marmocchia aveva im- piegato soltanto un minuto. Finalmente, a Bernadette fu consentito di andare a letto. La si- gnora Millet la condusse nella camera della nipote, accese un numero esagerato di candele, I'abbracciò piangendo, e si allontanò. Per la prima volta in vita sua, Bernadette si trovò sola in una stanza, e le sembrò che la solitudine fosse il piú invidiabile privilegio della ric- chezza. Quando, il mattino seguente, alle sei, la padrona di casa e Antoi- nette Peyret vennero a svegliarla, era già vestita, ma col suo vecchio grembiule, il capulet e gli zoccoli. « Perché non hai indossato il bel vestito nuovo? » gridò la sarta. « Non so, signorina. B stato un impulso. » « B proprio una ragazza testarda » borbottò Antoinette. Davanti alla casa della vedova Millet, centinaia di persone, tra le quali la signora Soubirous, lo zio Sajou e Antoine Nicolau erano in attesa. Molte delle donne avevano in mano una candela. Bernadette cominciò a camminare in fretta, come se quel numero- so seguito le desse fastidio. Ancora una volta, Antoinette Peyret pro- vò una sensazione di rancore e di irritazione, e Jeanne Abadie su- surrò nell'orecchio di Catherine Mengot: « Deve essere la prima, na- turalmente! » Bernadette voleva veramente giungere alla grotta per prima. Le sembrava scorretto apparire in mezzo a quella moltitudine di persone e tremava al pensiero di contrariare la Signora. Lasciati indietro tutti gli altri, fece di corsa l'ultimo tratto del ripido sentiero. Quando la folla, che ormai aveva raggiunto le duemila persone, arrivò alla grotta, Bernadette era già inginocchiata davanti. La bene- volenza della Signora era piú intensa che mai. La gioia le illuminava il viso e persino le pallide mani e i piedi. Colei che elargiva tante benedizioni, quella volta non era venuta solo per dare, ma anche per ricevere; forse, un disegno importante e di vasta portata stava per realizzarsi. Si avvicinò a Bernadette piú di tutte le altre volte, e lo stato di coscienza della fanciulla si tramutò in un totale rapimento. Louise Soubirous fissava con occhi spaventati la figlia, che pareva una morente in stato di beatitudine, il volto illuminato da un sorriso. Louise scuoteva la testa. « Non è lei... non è Bernadette. Non conosco pil'l mia figlia. » La folla accalcata nelle vicinanze si inginocchiò sulle sponde del Savy, vinta dall'emozione. Tutti gli assembramenti umani hanno una personalità e, sotto certi aspetti, sono dotati di percezioni piú acute di quelle individuali. La folla era ormai conscia di una presenza nel- la vuota cavità della roccia, una presenza che si esprimeva attraverso una giovinetta rapita in estasi, che non era inginocchiata in posizione rigida, ma rifletteva esattamente ciò che vedeva. Annuendo con la testa, sorridendo, facendo cenni, Bernadette era come una perfetta proiezione dell'invisibile, cosí che, per i presenti, esso diventava quasi visibile D'un tratto, una donna intonò un'Ave Maria. Subito, un grande coro si levò ad accompagnarla. Tutt'altro rumore risuonava negli orecchi di Bernadette. Ancora una volta, il Gave pareva in tumulto. Ancora una volta, un selvaggio cor- 3()5 teo, somigliante a una processione di cavalli al galoppo e di carri, pa- reva trascinarsi lungo le rive del fiume; ancora una volta, si udirono BERNADETT E le grida laceranti: "Fuggi! Fuggi da qui!" Timorosa, Bernadette alzò le braccia verso la Signora, la cui espressione, per la prima volta, si era fatta severa e altera come se lei dovesse attaccare battaglia e sba- ragliare i nemici. Guardò il fiume quasi volesse domarlo con gli occhi, e le voci tacquero. D'un tratto, Bernadette fu di nuovO sé stessa. Nel vedere il volto disperato di sua madre, le gettò le braccia al collo. Molti scoppiarono in lacrime. ANTOINETTE PEYRET aveva sperato che la vedova Millet ne avreb- be presto avuto abbastanza di Bernadette, ma, con suo stupore, le cose andarono diversamente. Fu Bernadette a decidere la propria par- tenza dalla casa della signora Millet Accadde il sabato mattina. Bernadetteche aveva appena avuto un breve colloquio con la zia Bernarde, fece un inchino alla sua ospite. « La ringrazio infinitamente per la sua gentilezza, signora, ma credo sia opportuno che torni dai miei genitori. » Il doppio mento della vedova cominciò a tremare. « Tu sei una bambina benedetta, Bernadette, e devo rispettare le tue decisioni. Ci vedremo domani alla grotta. » Prese le mani della fanciulla. « Ma rimani almeno a pranzo: abbiamo coniglio in umido... » « La ringrazio, signora, ma penso sia meglio che me ne vada su- bito » rispose Bernadette. « Posso salutare Philippe? » Sulla via di casa, zia Bernarde disse: « Sarei felice di averti mia ospite, ma è giusto che tu vada a casa, con la tua famiglia. Le male- lingue sono perfide. Non lasciare che la fama ti dia alla testa ». L'ammonizione non era necessaria. Bernadette non si era resa con- to di essere famosa. Ciò che la turbava era che, alla Cachot, sembra- va difficile ristabilire la vecchia armOnia familiare. La madre svolgeva le faccende di casa in silenzio e, ogni volta che guardava la figlia, gli occhi le si riempivano di lacrime Il padre non solo era silenzio- so, ma anche a disagio. Si vergognava di cedere alla sua abitudine preferita: quella di andare a letto di giorno. Forse, sua figlia era una veggente, ma certo era piú piacevole sedere in un angolo tranquillo del bar di Babou, che trovarsi alla presenza di un essere cosí superio- re Persino Marie parlava a Bernadette in modo affettato, intercalan- 3()6 do frasi imparate a scuola al dialetto nativo. Ma la cosa peggiore era il continuO andirivieni di visitatori alla Cachot: la casa era invasa non soltanto dai vicini, come i Sajou e i Bouhouhorts, ma anche da persone altolocate come la ricca signora Louise Baup, che conduceva sempre con sé la sua cameriera Rosalie, dato che questa, di tanto in tanto, aveva anche lei delle visioni. Nel preparare il pranzo domenicale, Louise Soubirous aveva supe- rato sé stessa. Il macellaio Gozos aveva insistito perché accettasse un taglio d'agnello a un prezzo irrisorio, e lei lo aveva condito con l'a- glio. Stavano proprio mettendosi a tavola per assaporare quel pran- zo sontuoso, quando l'agente di polizia Callet apparve sulla porta. « Vostra figlia maggiore deve venire con me » grugní. « Il procu- ratore imperiale vuole vederla. » « Non può almeno lasciarla finire di mangiare? » implorò Louise. « Non c'è fretta » assentí Callet. Ma rimase stupito nel vedere che la fanciulla ripuliva con calma il suo piatto. VITAL DUTOUR, il procuratore imperiale, entrò nello studio nel mo- mento in cui Bernadette veniva annunciata. Volgendo la schiena alla finestra, osservò la delinquente attraverso il suo occhialino. « Sai chi sono, piccola? » cominciò. « Oh sí » rispose lentamente Bernadette, « lei è il procuratore im- periale. » « Esatto. Sua Maestà, I'imperatore Napoleone III, mi ha mandato qui per scoprire e punire i misfatti, come per esempio le menzogne e le frodi. Mi capisci? » « Oh sí: lei è come il signor Jacomet. » « Sono il suo superiore. Ti ho convocata qui, perché mi fai pena e desidero aiutarti. Tu hai messo in subbuglio questa città. Ora, ti domando, Bernadette: hai intenzione di andare a Massabielle, doma- ni mattina? » I grandi occhi scuri di Bernadette, di solito cosí sereni, ebbero un lampo. « Naturalmente! Devo andare ancora dodici volte alla grotta. La Signora lo desidera e io gliel'ho promesso. » « Ecco che ricominci con la tua "signora" » osservò Dutour, delu- so. « Ammetti di essere la peggiore alunna di tutta la scuola? » « ivero, signore. Sono molto stupida. » « Ora, ascolta: padre Pomian e io abbiamo passato anni a stu- diare, e ti assicuriamo che quella signora che vedi non è altro che un frutto della tua immaginazione infantile, un sogno assurdo. » 3()7 « La prima volta che ho visto la Signora » disse Bernadette, « ho pensato anch'io che fosse soltanto un sogno. » BERNADETTE « Ecco, vedi, ragazza mia? Hai detto una cosa ragionevole. » Bernadette sorrise. « Si può prendere un sogno per la realtà una volta, ma non sei volte. » « Lasciamo da parte questo, per un momento » proseguí Dutour, eludendo l'argomento. « Dimmi come vanno le cose a casa tua. » « Fino a dieci giorni fa, andavano molto male, signore. Ma, ora, la mamma lavora per la vedova Millet due volte la settimana, e papà ha un posto presso il signor Cazenave. » « Cosí, pare che questa tua signora abbia anche un lato positivo » disse il procuratore. « Sta' attenta, Bernadette. Le autorità sanno dei regali che tutti mandano a te e ai tuoi genitori. Se il tribunale doves- se concludere che la tua signora rappresenta un ottimo e vantaggioso affare commerciale, saresti perduta. Ma sono disposto a salvarti. Ba- sta che tu mi prometta di non tornare piú alla grotta. » « Non posso, signore. Devo andarci ancora dodici volte. » Dutour si stupí di avere tanta difficoltà a conservare l'autocon- trollo. « Basta cosí, allora! » tuonò. « Non c'è bisogno che ti tratten- ga oltre. Stai rovinandoti con le tue mani! » Piú tardi, rimasto solo, provò un senso di disagio. La pratica dei tribunali lo aveva abituato a facili vittorie e ad anime affrante che piagnucolavano chiedendo misericordia. Ma non era riuscito a scuo- tere la sicurezza di quella ragazzina, anzi, era stata lei a scuotere la sua. Poi, si consolò: "Ci penserà Jacomet: è un duro, lui". QUANDO Bernadette uscí di chiesa dopo il vespro, il commissario di polizia le venne incontro con aria amichevole e le batté paterna- mente una mano sulla spalla. « Devo chiederti di venire con me, cara bambina: non sarà per molto » esordí Jacomet. Istantaneamente, una folla li circondò. Bernadette, calma, disse a sua zia Lucille Casterot, che le stava vicino, di informare i suoi ge- nitori. Grida di scherno si alzarono dalla folla: « Che grand'uomo ad arrestare i bambini! Non è altrettanto bravo quando muoiono di fa- me, eh? » Estrade, l'esattore delle tasse, aveva chiesto di essere presente al- l'interrogatorio di Bernadette e, quando Jacomet, accompagnato dal- la sua vittima, entrò in ufficio, era lí ad attenderli. Secondo la prassi, 3nJacomet cominciò: « Dunque, come ti chiami? » « Ma lei sa benissimo il mio nome... » Poi, Bernadette aggiunse svelta: « Mi chiamo Bernadette Soubirous ». Jacomet continuò in tono paterno: « Mia cara Bernadette, ora io scriverò tutto ciò che dirai e, questa sera stessa, invierò una copia del nostro colloquio a Sua Eccellenza il prefetto imperiale, il barone Massy, a Tarbes. un signore severo e potente. Spero che tu capi- sca ciò che stiamo facendo. Ora, dimmi quanti anni hai ». « Quattordici, signore. » Jacomet scostò la sedia dal tavolo. « E ora, bimba mia, fammi un esatto resoconto di quanto ti è capitato a Massabielle. » A forza di ripeterlo, il racconto di Bernadette scorreva liscio e qua- si meccanico. « Una storia pazzesca » disse Jacomet alla fine. « Tu sai chi è questa signora? » Bernadette spalancò gli occhi. « No, signore. » « Quanti anni diresti che abbia? » « Sedici o diciassette. » « E dici che è molto bella? » Bernadette si premette convulsamente una mano sul cuore. « piú bella di qualsiasi altro essere al mondo. » Jacomet cambiò leggermente tono. « Alcuni dicono che la signora ti ha confidato dei misteriosi segreti. » Bernadette tacque. Poi, disse piano: « Sí. Mi ha detto qualcosa che devo tenere per me sola e che non posso rivelare ». « E se suor Vauzous o padre Pomian te lo chiedessero? » « Non potrei dirglielo. » « E se il nostro Santo Padre a Roma te lo comandasse? » « Neppure. Ma il Papa non lo farebbe. » Jacomet fece un sorrisetto a Estrade che sedeva immobile, col cap- pello sulle ginocchia e il bastone da passeggio in mano. « Una ra- gazzina testarda, eh? Dimmi, piccola, i tuoi genitori credono a que- sta storia? » Bernadette rifletté a lungo. « Penso di no » rispose esitando. « E tu vuoi che ci creda io? » disse Jacomet col solito sorriso pa- terno. « Se la tua signora fosse una persona in carne e ossa, non la vedrebbero anche gli altri? » Bernadette rimase in silenzio. « Ora stai bene attenta » I'ammoní Jacomet. « Ti rileggo le rispo- ste, perché tu possa confermarle. » E cominciò a leggere in tono ufficiale: « Bernadette Soubirous di- chiara che la signora porta un velo azzurro e una cintura bianca ». Lei lo corresse subito: « Un velo bianco e una fascia azzurra ». B ERNADETT E « Ti stai contraddicendo. Avevi parlato di una cintura bianca. » « Avrà sbagliato a trascrivere, signore » affermò con gentilezza Ber- nadette. Ma quel genere di trappola aveva funzionato troppe volte, perché il commissario vi rinunciasse. « Bernadette Soubirous dichiara che la signora ha circa venti anni. » « Non ho detto affatto una cosa del genere. La Signora non dimo- stra nemmeno diciassette anni. » Il commissario le diede un'occhiata. Poi, riprovò per la terza vol- ta: « Bernadette Soubirous dichiara che la signora somiglia esatta- mente alla statua della Santa Vergine che si trova nella chiesa par- rocchiale ». Bernadette andò in collera e pestò un piede per terra. « Non ho detto nulla di cosí sciocco! iuna bugia! » Jacomet balzò in piedi. « Basta! » tuonò. « Solo una confessione completa può salvarti, ormai. Dimmi i nomi di tutte le persone con cui sei in combutta. Li conosco, sai. » Bernadette impallidí. « Non capisco cosa voglia dire, signore. » Jacomet dette libero sfogo alla sua rabbia, che ovviamente aveva un tono ufficiale ed era premeditata. « Ah, non capisci? Bene, allora te lo dirò io. Certe persone, la cui identità mi è nota, ti hanno isti- gata a far circolare queste disgustose fandonie sulle tue visioni. Ti hanno istruita, stupida come sei, fin nei piú piccoli particolari. Credi forse che non abbia capito che la tua storia è recitata a memoria? » Bernadette aveva ritrovato la padronanza di sé. « Signore, doman- di a Jeanne Abadie se qualcuno mi ha istigata. Lei era con me. » « Oh sai, per me è indifferente che tu confessi o vada in prigione » minacciò Jacomet. « Ma cerca di non farti del male da te stessa. Il signor Dutour, il procuratore, ha ordinato che tu non vada piú a Massabielle. Davanti al signor Estrade, che farà da testimone, giura che obbedirai. » Bernadette bisbigliò: « Devo mantenere la mia promessa ». « Vuoi forse che chiami i gendarmi? » domandò Jacomet. Bernadette abbassò la testa. « Se ordina ai gendarmi di portarmi via, non posso impedirlo. » « Ma questo non sarà tutto » continuò Jacomet. « Farò gettare in 310 prigione anche tuo padre e tua madre. Non è affar mio se il resto della famiglia morirà di fame. » In quel momento, bussarono piano alla porta. « Avanti! » gridò Jacomet con voce rauca. La porta si aprí, e Fran- cois Soubirous apparve sulla soglia, rigirando il basco tra le mani. Probabilmente, aveva bevuto per farsi coraggio, ma non aveva bevu- to abbastanza. Sentimenti di collera e di paura si alternavano sul suo viso. « Che diavolo vuole? » urlò Jacomet. Soubirous si diresse verso Bernadette. « La mia povera bambina... » Jacomet decise d'un tratto di essere cortese. « Ascolti, Soubirous, questa maledetta storia della grotta deve finire. Deve proibire alla ragazza di uscire, tranne che per andare a scuola. Se è necessario, la chiuda a chiave in casa. Altrimenti, vi sbatto tutti quanti in prigio- ne, lo giuro! » Bernadette uscí in strada con il padre, sempre a testa china e strin- gendo i denti. Non voleva piangere finché non fosse arrivata a casa. La piazza era gremita di gente che mormorava: « Non cedere, Ber- nadette! Ti sei comportata con grande coraggio. Non possono farti niente! » Ma tutto ciò che Bernadette udiva era la voce di suo padre: « Ve- di, bambina mia, col tuo comportamento ostinato, hai causato questo bello scandalo » . IL COMMISSARIO di polizia si volse verso l'esattore delle tasse. « Allora, che gliene pare? » Estrade si strofinò la fronte. « La ragazza non mentiva » affermò. Jacomet rise. « L'ingenuità del borghese! Nessuno, fra i miei piú incalliti clienti, è astuto e caparbio come quella ragazzina. Non ha notato la sottigliezza delle sue risposte? Non è caduta neanche in una trappola! Estrade alzò le spalle. « Ma cosa ci guadagnerebbe ad andare avan- ti con questo pericoloso imbroglio? » « il'eccitazione del successo, caro mio: gli applausi, il recitare una parte. Cosa crede, che i santi siano astuti come quella piccola intrigante? » « Ma via, amico mio, chi parla di santi? Sono convinto che la ra- gazza non pensa al carattere eccezionale dell'apparizione: la accetta come un fatto naturale. » Jacomet sorrise con indulgenza. « Le tasse sono la sua specialità, 311 le indagini sono la mia. Nel campo della psicologia, può fidarsi del vecchio Jacomet. » SUOR Marie Thérèse Vauzous fissava la scolaresca che aveva da- vanti. Il suo volto dai lineamenti delicati era stanco e sciupato per le veglie cui si era assoggettata. Per ordine del parroco Peyra- male, padre Pomian le aveva affidato un incarico speciale. Il parroco voleva che Marie Thérèse dicesse a Bernadette, davanti all'intera sco- laresca, che, da parte di una ragazzina che non aveva ancora fatto la Prima Comunione, era un atto di presunzione dichiarare di essere in rapporti di intimità con la Beata Vergine. La monaca aveva pas- sato la notte a studiare libri che introducevano ai grandi problemi della grazia, del peccato, del merito. Il rigore, la preghiera, il lavoro, I'umiltà, la mortificazione della carne erano sufficienti per raggiungere la meta? Il sacrificio della sua vita era stato messo in dubbio. Ecco perché, in quel momento, suor Marie Thérèse si sentiva profondamen- te agitata, sfinita e inquieta. Diede un'occhiata a Bernadette che sedeva con gli occhi bassi « Soubirous Bernadette » esordí la suora. « Vieni avanti. » Come spesso aveva fatto, Bernadette andò nel punto della stanza in cui soleva mettersi quando era interrogata o veniva sgridata. Ma suor Marie Thérèse si rivolse a tutta la classe: « Vi ho detto molte volte che tutti siamo peccatori, ma il Signore non ci ha creato tutti uguali. Alcuni hanno da portare un pesante fardello di colpe altri uno piú leggero. Ma se vi sono alcuni meno afflitti da colpe degli altri non si trovano certo qui tra noi ». Si volse verso Bernadette. « O for- se tu credi che qui, tra noi, vi sia qualcuno piú degno degli altri? » Bernadette guardò la suora, stupita. « No, madre. » Suor Marie Thérèse proseguí: « Nel corso dei secoli, uomini e don- ne quasi senza peccato sono vissuti sulla terra. Ma si trattava di per- sone che si erano consacrate a Dio, che si erano ritirate nei deserti o su spoglie montagne piene di grotte, come i nostri Pirenei, a digiu- nare e a pregare. E solo dopo aver superato tutte le tentazioni del demonio, attraverso la faticosa via dell'ascetismo, alcuni di loro eb- bero delle visioni. Il Salvatore stesso apparve loro, o la Beata Ver- gine... capisci, Soubirous? » Bernadette ebbe un sobbalzo. Non aveva udito nulla. Con un'in- sopportabile pena nel cuore, aveva pensato alla splendida Signora che stava aspettandola invano. Triste e silenziosa, guardò la maestra. .Suor Marie Thérèse disse: « Tu presumi di esser simile a quelle elette creature? » « No, madre. » « Ti sei forse meritata le tue visioni succhiando zucchero candito? » ~- La classe scoppiò in una risata canzonatoria. Suor Marie Thérèse lasciò che il baccano si calmasse da solo. « Vedi, Soubirous, anche le tue compagne ridono di questo stupido inganno che hai escogitato per renderti vanamente importante. Ora, torna al tuo banco e vergogna- ti di disturbare il tempo della Quaresima con i tuoi scherzi. » Quel pomeriggio, Bernadette, awilita, se ne andò a scuola da so- la. A metà strada, si imbatté in Antoinette Peyret, che fremeva d'in- dignazione. « Sei stata sleale, Bernadette! Io e la signora Millet, e molti, molti altri ti abbiamo aspettata inutilmente a Massabielle, stamane. » « Mi hanno proibito di andarci :mormorò Bernadette. Cominciò a correre, perché aveva paura di arrivare in ritardo a scuola. Stava per attraversare un ponte, quando le sembrò che una forza ignota la prendesse per le spalle, obbligandola a voltarsi. Men- tre fuggiva correndo per la strada donde era venuta, udí dietro di sé un rumore di scarponi chiodati, e due enormi gendarmi in uniformi splendenti, con spada e cappello piumato, le comparvero ai fianchi. « Ora, fa' la brava ragazza e torna a casa, eh? » ordinò uno di loro. « No » replicò Bernadette pensierosa. « Vado alla grotta. » « Lo fai sotto la tua responsabilità » disse il brigadiere. « Ma noi veniamo con te. » Un altro gendarme e Callet, l'agente, si unirono a loro, e quella parata risvegliò l'interesse di tutta la città. Le finestre si spalancarono le donne apparirono sulle soglie delle porte asciu- gandosi le mani sui grembiuli. Quando Bernadette giunse alla grotta, aveva dietro di sé una novantina di persone. Bernadette cadde in ginocchio e tese verso la nicchia le braccia imploranti. Ma la nicchia era oscura, vuota. Bernadette cacciò un urlo inorridito: « Non la vedo! Non riesco a vederla! » AL MULINO SUI Savy, dovettero adagiarla sul lettino della signora 313 Nicolau aveva il volto color della cenere, e faceva fatica a respi- rare. Antoine corse all'ufficio postale a cercare Soubirous. BERNADETTE Per la prima volta, il padre si intenerí vedendo la sofferenza della figlia. La carezzò con le sue mani ruvide. « Povera piccola, che ti hanno fatto? Ti proteggerò io. Dimmi cosa vuoi, figlia mia. » Bernadette bisbigliò: « Se non la vedo piú, morirò. Soubirous disse teneramente: « La rivedrai, agnellino mio. Ti do la mia parola. Nessuno te lo impedirà ». Ma, sulla via del ritorno a casa, Francois Soubirous si sentí a di- sagio per l'imprudente promessa fatta. Per superare il suo malessere, giunti alla Cachot, se la svignò al caffè di Babou. IL MATTINO seguente, a Bernadette fu concesso un incomparabile incontro con la Signora. Le pareva di essere stata separata dalla sua adorata non un giorno, ma un tempo che si poteva misurare solo col metro dell'infelicità e della privazione. La Signora sembrava profon- damente commossa. La potenza e la grazia dei suoi occhi azzurri era- no cosí intense, che Bernadette rimase in stato di rapimento per un'ora intera. Circa duecento persone si erano raccolte intorno a lei e, come sem- pre quando l'estasi trasformava il volto di Bernadette e lei compiva i suoi strani riti, un brivido serpeggiò tra la folla inginocchiata. Una specie d'incantesimo pervadeva gli astanti ogni volta che l'aspetto di Bernadette rifletteva la presenza della Signora, quando si inchinava, si inginocchiava, quando ascoltava con le labbra semiaperte, o quan- do pareva che fosse intenta a uno scambio di parole amorose. Ormai, Bernadette era arrivata a conoscere molte caratteristiche della Signora: si era accorta che era estremamente parca di parole e non diceva nulla che non avesse un preciso significato. Sapeva anche che la Signora le era apparsa con un proposito accuratamente medi- tato, che lei ignorava. Con la percezione profonda data dall'amore, sapeva anche che, nonostante la sua serenità, la Signora nascondeva qualcosa. Bernadette sospettava che si trattasse di una ripugnanza per le cose del mondo, estranee al suo modo di sentire, perché anche lei, ogni volta che si era risvegliata dalla sua amorosa conversazione, aveva provato la stessa sensazione Da quel modo di sentire avevano origine alcune delle avversioni della Signora: per esempio, non le piaceva essere avvicinata troppo. Solo nei momenti piú sublimi, invitava Bernadette ad accostarsi alla roccia o avanzava lei stessa sull'orlo della nicchia. Parecchie volte, la Signora aveva susurrato la parola "penitenza"; e Bernadette aveva cominciato a capire che la penitenza doveva con- sistere nell'incorrere volutamente in pene o fatiche. Se, per esempio, si cadeva in ginocchio sulle pietre aguzze vicino alla roccia, ecco, era stato compiuto un atto di penitenza. Se il pietrisco faceva sanguina- re le ginocchia, la Signora compiva un gesto strano: congiungendo le mani a forma di coppa, pareva attingere acqua da un pozzo e poi elevarla come in un'offerta. Gli instancabili sforzi di Bernadette per scoprire i desideri della Signora le avevano dato un intuito acutissimo. Parecchi giorni prima, la Signora aveva ordinato: « Prega per i peccatori » e, poi, aveva ag- giunto quasi impercettibilmente, « e per il mondo malato ». A quelle parole, le era parso di vedere cose che l'avevano inorridita al punto da farla impallidire. Bernadette era arrivata a capire che il male pro- vocava nella Signora un disgusto che la penitenza cancellava. Quel giorno, la Signora chiese a Bernadette di insistere presso i presenti perché facessero penitenza. Con gli occhi pieni di lacrime, l'estasiata fanciulla si volse verso la folla bisbigliando tre volte: « Pe- nitenza ». Quello fu il primo avvenimento che rese quel martedí di- verso dagli altri giorni. Il secondo afflisse Bernadette e la riempí di paura, perché la Signora le assegnò un compito concreto, dicendo gravemente: « Ti prego di andare dai preti a dir loro che qui de- v'essere costruita una cappella ». E aggiunse sommessamente: « E che il posto diventi meta di processioni ». LA GIORNATA era quasi primaverile. Nel grande giardino della ca- nonica, il parroco di Lourdes, Marie Dominique Peyramale, esa- minava alcuni dei suoi rosai, che, in quella stagione, erano avvolti in paglia e tela da sacchi. Con la destra, carezzava quelle coperture di protezione come se esse potessero rivelargli l'imminente risveglio alla vita di quelle gemme che proteggevano. Con la sinistra, stringeva una lettera giunta con la posta del mattino. L'epistola era stata scritta da monsignor Laurence, vescovo di Tarbes, e rispondeva alla rispettosa richiesta di istruzioni del parroco circa i recenti avvenimenti di Lourdes. Come il parroco aveva previsto, il vescovo condivideva totalmente il suo punto di vista. Nella questione delle cosiddette apparizioni a Massabielle non vi era nulla di concreto su cui basarsi, se non le pa- role di una ragazzina quattordicenne che affermava di avere visto una signora sconosciuta. Il parroco doveva quindi istruire il clero, nei ter- mini piú severi, di ignorare le apparizioni e di non unirsi alle pro- cessioni a Massabielle. Il vescovo terminava raccomandando di usa- re la massima prudenza e consigliando di recitare preghiere speciali per ottenere delle illuminazioni. Peyramale ripiegò la lettera di cattivo umore. Era facile per i prín- cipi della Chiesa usare tatto e prudenza. Erano come gli aiti coman- danti nei loro quartier generali, dove i proiettili non arrivano. Il parroco si era appena voltato a guardare un rosaio, quando av- vertí il rumore di una folla proveniente dalla strada. Capí immedia- tamente che doveva trattarsi di Bernadette Soubirous e dei suoi se- guaci, e si sentí incapace di dominare una curiosa eccitazione. Un sacerdote non deve mai farsi trovare in ozio- perciò, tirò fuori di ta- sca il breviario e si avviò verso il cancello del giardino. ERA STATA la intelligente zia Bernarde a suggerire che le parole della Signora: "Ti prego di andare dai preti..." non potevano riferir- si altro che al parroco. Per Bernadette, che lo aveva visto sul pul- pito, Peyramale, con la sua corporatura massiccia e la sua voce to- nante, personificava tutti i terrori dell'infanzia. E, ora, doveva incon- trarlo in veste di ambasciatrice della Signora. Provò una stretta al cuore, ma zia Bernarde Casterot le diede una gomitata che la spinse dentro il giardino della canonica. Il gigante alzò gli occhi dal breviario. « Che cosa fai qui? Chi sei? » domandò in tono duro e arrogante. « Sono Bernadette Soubirous » balbettò lei, ansimante. « Cosí, ricevo la visita della piú recente celebrità » disse, beffar- do, Peyramale. A gran passi, entrò in casa, seguito da Bernadette. Il parroco si volse verso di lei, con la faccia rossa di rabbia. « Cosí, sei tu la monella sfacciata che si diverte con queste belle buffonate, eh? » Bernadette non rispose. « Parla! Che cosa vuoi da me? » Con le lacrime in gola, la fanciulla cominciò: « La Signora mi ha detto... » « Che cosa vuoi dire? Quale signora? » La bellissima Signora che mi appare a Massabielle. » « una signora di Lourdes? L'avevi mai conosciuta? » b~arie Dominique Peyramale, parroc~ di Lourdes dal 1854 al 1877. « No, non è di Lourdes. Non l'avevo mai incontrata prima. » « Le hai domandato come si chiama? » « Sí, ma la Signora non vuole rispondere. » « Che cosa ti dice questa signora? » Bernadette raccontò in fretta: « Stamattina ha detto: "Ti prego di andare dai preti a dir loro che qui dev'essere costruita una cappel- la". » Sospirò di sollievo: il messaggio era stato riferito. Peyramale la guardò con occhi fiammeggianti. « Hai denaro, tu, per costruire una cappella? » tuonò. « Oh no, io non ne ho proprio! » « Bene, allora di' alla tua signora che farebbe bene a procurarsi i soldi per la cappella, prima di tutto. » « Sí, signor parroco » annuí Bernadette con aria seria. Lui la fissò, meravigliato dell'ingenuità di quella creatura. « E di' alla tua signora che il parroco di Lourdes trova disdicevole che una signora si arrampichi a piedi nudi sulle rocce e mandi dei messaggi per mezzo degli adolescenti. E, per finire, dille che Marie Dominique Peyramale chiede di essere lasciato in pace. Hai capito? » B ERNADETT E Bernadette, morta di paura, si limitò ad annuire silenziosamente. La vedi quella scopa? » tuonò il prete « Ti butterò fuori di ca- sa, se osi infastidirmi di nuovo! » Bernadette, singhiozzando forte, uscí di corsa Per il parroco, quella era una giornata decisamente sfortunata. Sei dei suoi piú vecchi rosai erano morti: una dura perdita. Ed era an- gosciato per il modo con cui aveva trattato Bernadette Soubirous. vero che era una piccola imbrogliona o, piú probabilmente, un sem- plice strumento nelle mani della signora Millet, ma, quando era scap- pata via frignando, aveva avuto la tentazione di richiamarla, per con- solarla con un santino. Eppure, Iddio lo sapeva, con la gentilezza non si otteneva nulla da quella gentaglia, la cui astuzia grossolana gli era nota fin nei piú minuti particolari. Attraverso Bernadette, la signora di Massabielle era riuscita a en- trare nei suoi pensieri. Si mise a riflettere sulle apparizioni della Ver- gine nei tempi passati, provate e confermate nelle cronache ecclesia- stiche. I1 parroco Peyramale era irritato di accorgersi che quella pic- cola strega di Bernadette, apparentemente innocua, con le sue poche parole lo aveva, in fondo, commosso. Sempre singhiozzando, Bernadette aveva fatto sí e no un centinaio di passi, quando il terrore la colse, perché aveva dimenticato la se- conda parte del messaggio della Signora: "E che il posto diventi me- ta di processioni". Zia Bernarde stabilí che, per il momento, non era indispensabile riferire anche quel desiderio, visto che il parroco aveva respinto l'u- nica condizione che avrebbe consentito le processioni, e cioè la cap- pella stessa. Ma Bernadette non era cosí sottile come sua zia nei ra- gionamenti. La Signora chiedeva processioni. Se non voleva andare all'appuntamento del giorno seguente con un peso sul cuore, era ne- cessario comunicare immediatamente il desiderio della Signora. Verso il tramonto, Peyramale stava di nuovo esaminando i suoi ro- sai, quando Bernadette gli comparve davanti, gli occhi scuri che in- dagavano imploranti come quelli di un agnello sacrificale. « Signor parroco, mi dispiace disturbarla ancora » disse tremante. « Mi sono scordata che la Signora ha anche detto: "E che il posto diventi meta di processioni". » Contro ciò che gli suggeriva il suo istinto migliore, Peyramale ri- corse di nuovo allo scherno. « La "signora" vorrebbe forse che le processioni cominciassero domani? » Bernadette annuí con la massima sincerità. Con un inchino compí- to, fece per ritirarsi. a Ho riferito tutti i suoi desideri, ora » conclu- se in un soffio. « Un momento » disse il parroco. « Ho un messaggio per la signo- ra. Mi è stato riferito che nella grotta c'è un rosaio selvatico. » « vero » lo assicurò Bernadette. « Ora, ascolta bene, ragazza mia, e di' questo alla signora: "Il parroco di Lourdes insiste che voi, compiate un piccolo miracolo fa- cendo fiorire il rosaio selvatico adesso, alla fine dell'inverno" Se lei è ciò che la gente dice, non le sarà difficile soddisfare questo modesto desiderio. Ora ripeti ciò che ti ho detto. In modo ineccepibile, Bernadette ripeté le parole di Peyramale. L'lNTERA città brulicava di chiacchiere sul messaggio del parroco alla Signora. I liberi pensatori e gli anticlericali consideravano la sua richiesta uno scherzo gustoso. Da parte loro, i credenti erano eccita- tissimi. Se quella era veramente la Beatissima Vergine, regina del ro- sario e delle rose, perché avrebbe dovuto perdere l'occasione di com- piere quel modesto miracolo a cui, con marzo alle porte, si poteva anche dare una spiegazione naturale? Ma un altro miracolo accadde, quando le notizie si sparsero fin nei piú remoti villaggi. Contadini, pastori, taglialegna, stradini, mina- tori, parevano improvvisamente rendersi conto della disastrosa condi- zione di naufrago dell'uomo esule sulla terra. E, come veri naufraghi, chiedevano di vedere una celeste bandiera di liberazione: un mira- colo, il fiorire del rosaio a febbraio. Il giorno seguente, quando Bernadette giunse alla grotta, non po- té, come sempre aveva fatto durante le precedenti apparizioni, spro- fondarsi nell'estasi della vista e dell'udito. Le cose del mondo si erano frapposte tra lei e la Signora. Ansiosamente, riferí l'arrogante mes- saggio di Peyramale: « Il parroco di Lourdes dice che dovete procu- rare voi il denaro per costruire la cappella. Inoltre, desidera che d'ora in poi voi lo lasciate in pace. E dice che dovete far fiorire il rosaio che è ai vostri piedi ». La Signora ascoltò con calma tutte quelle impertinenze. Di tanto in tanto, sorrideva appena al frettoloso rapporto di Bernadette, e solo un breve sguardo al rosaio selvatico provò che aveva udito la richie- sta del parroco Pareva turbata, come se lei stessa fosse assediata da visioni, visioni di tormento e di orrore, perché piú volte le sue labbra pronunciarono la parola "penitenza". Nonostante fosse una bella gior- nata, rabbrividiva, e le rose d'oro ai suoi piedi quasi non si vedeva- no. Quando scomparve, gli spettatori riferirono che quel giorno il vol- to di Bernadette non aveva mostrato quasi alcun mutamento. Per i fedeli, il martedí successivo, 25 febbraio, era il giorno della prova del miracolo delle rose. Non solo i contadini della valle, ma anche la vedova Millet, la zia Bernarde, i Bouhouhorts, i Nicolau, i Sajou e molti altri erano convinti che qualcosa di portentoso sarebbe accaduto quel giorno: allora o mai piú. Violenti alterchi avevano avuto luogo tra il sindaco, il procuratore e il commissario di polizia, ciascuno dei quali dava all'altro la colpa per la deplorevole situazione in cui le autorità si erano lasciate cac- ciare. E poiché è sempre il piú debole che deve soffrire, l'ira di tutti si addensò sulla testa del povero commissario Jacomet. Se quella fac- cenda andava avanti, probabilmente avrebbe perso il posto. Di conse- guenza, quel fatidico martedí, Jacomet era pieno di amarezza, spaven- tato, e pronto a dare un esempio. Convocò l'intera Polizia di Lourdes e chiese rinforzi anche ad Argelès. Alle sei di quel mattino, undici uomini armati marciarono su Mas- sabielle al fine di ispirare il timor di Dio alla signora, a Bernadette e ai suoi accoliti. Ma Jacomet non aveva previsto che, in quel giorno di attesa per il miracolo, si sarebbero riunite sul posto cinquemila anime affluite da tutte le parti del circondario. La folla premeva in avanti, e Jacomet ordinò ai suoi di recintare con funi la grotta. All'interno del- lo sbarramento, dovevano essere ammessi soltanto Bernadette, il dot- tor Dozous, Estrade e pochi altri importanti personaggi. Con modi bruschi, Jacomet cacciò via Antoine Nicolau che, allora, si inginoc- chiò intonando un inno a Maria. Gran parte della folla seguí il suo esempio, cosicché gli ordini di Jacomet, lungi dall'offendere la Signora finirono per servirla. L'apertura della grotta aveva all'incirca le dimen- sioni del proscenio di un teatro. Davanti a essa, gli spettatori si affol- larono disponendosi a semicerchio; le prime file in ginocchio, le altre in piedi. Senza volerlo, Jacomet aveva preparato la scena per la rap- presentazione. La Signora non era mai stata cosí solenne come quel martedí. Il suo fascino ineffabile aveva una sfumatura di severità, e persino il suo sorriso e il suo saluto furono un po' freddi. Le pieghe della ve- ste erano rigide; non un filo di brezza gonfiava il velo; i riccioli che spesso le scivolavano sulla fronte erano accuratamente nascosti. BERNADETTE Bernadette si rese conto immediatamente che quel giorno avrebbe dovuto compiere il massimo sforzo. La Signora fece il suo primo se- i gno di croce, e Bernadette ne seguí l'esempio. Poi, la Signora le fece cenno di avvicinarsi Bernadette si arrampicò sopra i massi, fino a che il suo volto fu all'altezza del roveto che orlava il margine inferiore della nicchia. Senza espresso invito della Signora, non si sarebbe mai avventurata cosí vicino. La sua testa era solo a pochi centimetri dai bianchi piedi su cui fiammeggiavano le rose d'oro. Con devozione ap- passionata, Bernadette introdusse il capo nel roveto, baciandolo. Due 1o tre gocce di sangue le colarono sulle guance, e un mormorio pos- fsente si levò dalla folla. Il suo disprezzo del dolore pareva l'annuncio di un miracolo che ormai non poteva piú essere rimandato. , Ma la Signora aveva altre intenzioni. Scandendo chiaramente le parole, disse: « Va' alla sorgente, bevi e lavati ». f Bernadette saltò a terra "Sorgente? Dove mai c'era una sorgen- te?" Le venne in mente che, forse, la Signora intendeva il ruscello del mulino e cominciò ad andare in ginocchio in quella direzione. Si volse verso la nicchia, ma la Signora scosse la testa, impaziente. "Ah" ; pensò la fanciulla, "forse devo bere al Gave." Si diresse verso il fiu- me, ma la Signora la richiamò indietro. "E dove allora?" Bernadette se lo domandava e, a bocca aperta, si girò di nuovo verso la nicchia. La Signora ripeté la frase riguar- dante la sorgente e, come per aiutare la fanciulla, aggiunse: « Va' a mangiare le piante che là troverai! » Bernadette cercò a lungo nella gTotta, finché a destra, in un an- golo, vide un ciuffo d'erba e qualche striminzita piantina. Obbedendo all'ordine della Signora, raccolse qualche filo d'erba e qualche pian- tina amara e li inghiottí. Ma Bernadette doveva ancora eseguire il primo e piú importante comando della Signora "Va' alla sorgente, bevi e lavati". La Signora aveva parlato di una sorgente: quindi, Bernadette era sicura che do- veva esserci: se non sopra la terra, sotto. Cominciò a grattare il ter- reno con le mani nude, scavando come una piccola talpa. Quando ebbe fatto un buco grande quanto una tazza, trovò del fan- go. Trasse un profondo respiro e si fermò un attimo: vide allora che, in fondo alla cavità, si era raccolto circa un mezzo bicchiere d'acqua che sarebbe stato sufficiente per inumidire le labbra e il viso. Senza 321 dubbio, le parole della Signora "bevi e lavati" alludevano a un'azione simbolica di quel genere. Ma, nel mondo dei Soubirous, tutte le cose venivano intese nel loro senso piú semplice e letterale. Bernadette sentiva di dover realmente bere e lavarsi. Scavò un po' piú a fond~, e una polla d'acqua cominciò a filtrare attraverso il fango. Bernadette non poté fare altro che raccogliere un grumo di terTa umida e passarselo sulla faccia, poi prenderne un al- tro e cercare di inghiottirlo a viva forza. Il volto sporco di fango della ragazzina era contratto per lo sforzo disperato. Bernadette ven- ne scossa da un attacco di nausea e fu costretta a rigettare davanti a cinquemila persone che attendevano il compiersi di un miracolo. Sua madre e due zie si affrettarono a venirle in aiuto. Qualcuno portò dell'acqua dal ruscello e le ripulirono il volto, le mani e il ve- stito. Bernadette non ebbe neanche la forza di sentirsi umiliata: era cosí debole, che non si accorse nemmeno che la Signora l'aveva ab- bandonata. E che cosa aveva visto la folla? Bernadette aveva dapprima ficcato la faccia nel roveto, imprimendovi un ascetico bacio che aveva provo- cato l'entusiasmo degli spettatori. Ma poi, confusa, non aveva saputo dove voltarsi. I suoi sguardi alla nicchia erano stati pieni di incertez- za. Infine, si era trascinata in un angolo della grotta e, lí, aveva di- vorato dell'erba, poi aveva grattato la terra, si era strofinata la faccia col fango, aveva cercato di inghiottirne un po' e infine aveva dovuto vomitarlo. A quel punto, la famiglia si era affrettata a portare aiuto alla povera creatura, coperta di sporcizia. Ciò che gli spettatori avevano visto era un esempio ripugnante di disordine mentale, raro a osservarsi persino nei manicomi. E quello doveva essere il miracolo! Un silenzio mortale aveva regnato fino al momento in cui la madre e le zie si erano avvicinate alla bambina sfinita. Poi, si levò la risata della folla, non tanto diretta a Bernadette quanto a sé stessa, alla propria credulità. Migliaia di persone avevano sperato che a Lourdes sarebbe accaduto qualcosa che avrebb