MORRIS L. WEST. L'ARLECCHINO. George Harlequin, presidente di una solida banca svizzera, è un uomo fortunato. Ricco, elegante e col- to, ha un'avvenente consorte, Juliette, innamorata di lui, un magnifico bambino, una segretaria che lo ado- ra da anni in segreto e un amico, Paul Desmond, legato a lui da un affetto fraterno. Ma all'improvviso questo regno troppo perfetto è oscurato da una minaccia: Basil Yanko, un americano astuto e senza scrupoli, dotato di un intelletto geniale nel campo dell'elettronica, vuole impadronirsi della Harlequin & C. e non esita, pur di riuscire nel suo intento, a manomettere il computer della banca in modo che esso riveli un ammanco di quindici milioni di dollari. Harlequin si trova cosí di fronte a un dilemma: cedere alle pressioni di Yanko e vendergli le sue quo- te azionarie assicurando un tranquillo avvenire a sé stesso e alla propria famiglia o scendere in campo e combattere contro l'avversario ad armi pari. Sceglierà la seconda soluzione e si troverà ben presto coinvolto nella spirale di un gigantesco intrigo internazionale in cui lui e Yanko non saranno che semplici pedine di un gioco a cui partecipano FBI, detectives, organizzazio- ni terroristiche, magnati della finanza. UNO. GEORGE HARLEQuIN e io siamo amici da vent'anni; ma devo confessare che è l'uomo che ho invidiato piú di qualsiasi altro. C'è stato un tempo in cui credo di averlo odiato, ed è solo per il suo garbo e la sua rettitudine che sono guarito. Egli è tutto ciò che io non sono. Io - Paul Desmond - sono grosso, corpulento, sgraziato. Lui è snello, elegante, un vero cavallerizzo, uno splendido tennista. Io mi destreggio con una lingua sola. Harlequin è formidabile in una mezza dozzina. Sfoggia una cultura che ha del prodigioso con l'eleganza disinvolta di un cortigiano rinascimentale. Io sono un australiano, impulsivo, rigido o semplicistico nei miei giudizi. Harlequin è uno svizzero, freddo, conciliante, paziente. Suo nonno stato il fondatore della Banca Commerciale Harlequin & C. a Ginevra. Suo padre allacciò rapporti internazionali e aprí filiali a Parigi, Londra e New York. Harlequin ampliò ancora maggiormente il giro daffari, quindi ereditò la presidenza e la maggioranza del pac- chetto azionario. La tradizione della banca per lui era sacra, una tradi- zione secondo la quale la qualifica di cliente era piú importante di qualsiasi altra. Una stretta di mano era impegnativa come un docu- mentO ufficiale e, se il cliente o la sua famiglia attraversavano un momentO difficile, potevano confidare nel motto della banca: Amicus certus in re incerta, un amico sicuro in un affare incerto. Io, al contrario, ho cominciato come commerciante al minuto. Mi sono fatto strada a fatica nel mercato dei metalli, ho guadagnato dena- ro e l'ho perduto. Nei magri anni che seguirono mi sentii mortificato dall'interesse che Harlequin mostrò verso di me. Appena i miei affari si sistemarono, gli detti il mio denaro da investire, mi presi un lungo periodo di riposo per curarmi l'ulcera e imparai in qualche modo ad accontentarmi. Mi sposai presto e fu un vero fiasco. Harlequin restò scapolo fino a trentacinque anni, poi fece un matrimonio clandestino con Juliette Gérard, che aveva conosciuto a bordo della mia barca a vela mentre io stavo ancora cercando di convincerla a sposarmi. Nei tre anni che seguirono, restammo amici, ma forzatamente. Poi nacque il loro figlio. Lo chiamarono come me, Paul, e io fui suo padrina di battesimo. Nello stesso giorno Harlequin mi offrí un posto nel consiglio di amministra- zione della banca. Accettai subito, impulsivamente, e cosí divenni una specie di ambasciatore della Harlequin & C., oltre che padrino di una creaturina bionda che somigliava troppo a sua madre per farmi sentire a mio agio. Diventammo amici del cuore, ma verso Harlequin nutrivo ancora della gelosia: era troppo fortunato, troppo elegante, troppo ostenta- tamente felice. Cavalcava, veleggiava, montava purosangue, collezio- nava quadri e porcellane. Di tanto in tanto mi domandavo come mai si interessasse di un individuo squallido come me. Mi sentivo come un buffone di corte che amava il principe e che, per sua sfortuna, era innamorato della principessa. Harlequin era ignaro della sua vulnera- bilità, del pericolo insito nel fatto di possedere tante doti. E anche Juliette non se ne rendeva chiaramente conto. « Mi sento cosí inutile, Paul » mi aveva detto una volta. a Io posso dargli solo me stessa a letto e un altro figlio quando lo desidera. Venti donne potrebbero prendere il mio posto domani. George non si rende ancora conto che io non gli sono necessaria, ma un giorno forse se ne accorgerà... » Io le dissi l'unica verità della quale ero certo. « Julie, tu sei sposata a un uomo fortunato. Sii fortunata con lui. Per lui qualsiasi cosa è una gioia, e tu sei la sua gioia piú grande. Non crucciarti, accetta le cose come stanno. » Quell'aprile, Harlequin e io andammo a Pechino perché la Cina stava intavolando trattative di affari con l'Europa, e Harlequin voleva una parte di quegli affari per i suoi clienti. Si trovò subito a suo agio nella Repubblica Popolare. La sua cortesia era impeccabile, la sua pa- zienza senza limiti. Neliro di un mese aveva stabilito ottimi rapporti con la gerarchia degli anziani, ed era rispettato sia dai politici sia dai tecnocrati, dai letterati e dagli studiosi d'arte antica. Comprò giade e tappeti. Discusse progetti per la produzione di antibiotici e di strumen- ti di precisione. Riscosse un pieno successo e i suoi ospiti non fecero mistero della loro approvazione. Dopo Pechino ci recammo a Tokyo e poi a Los Angeles, e qui Harlequin si ammalò improvvisamente. Il medico ordinò subito il suo ricovero in ospedale dove le radiografie rivelarono una grave infezione ad ambedue i polmoni. Juliette accorse in volo da Ginevra e io tornai in Europa. Harlequin migliorò, poi ebbe una ricaduta. Gli fecero esami per la tubercolosi, la febbre asiatica, la psittacosi e altre malattie esoti- che. Poi, un giorno Juliette mi telefonò notizie allarmanti. I medici sospettavano una leucemia e avevano consigliato di fare una biopsia. Ma Harlequin aveva rifiutato. « Ma perché, Julie... Perché? » « Dice che l'idea gli ripugna. Preferirebbe piuttosto aspettare quel che lui chiama il verdetto della natura. » « E depresso? » « Stranamente no. E calmo. Io sono terribilmente preoccupata. Però adesso finalmente ha bisogno di me, Paul. Di questo sono contenta. » « Su con la vita, ragazza mia. Ricordagli il mio affetto. Digli che faremo un mucchio di affari al suo ritorno. » Ma gli avvoltoi stavano già aggirandosi sulle nostre teste. Ogni gior- no qualche premuroso collega si informava per telescrivente o per telefono sulla salute di Harlequin. Ci furono accenni di offerte di fu- sione in previsione della sua morte. Improvvisamente ricevetti una quantità di inviti a recarmi in una mezza dozzina di capitali. Ma la cosa piú significativa fu un telex inviato da Basil Yanko presidente della Creative Systems Incorporated di New York: SARO A GINEVRA DOMANI. DESIDERO CONFERIRE PRIVATAMENTE CON LEI ORE DIECI. PREGASI CONFERMARE. YANKO. Naturalmente confermai. La Harlequin & C. aveva sottoscritto ogni operazione della Creative Systems e delle sue filiali e noi avevamo la maggioranza delle azioni della società. Yanko avrebbe potuto chie- dermi di ballare un tango sulle uova, e io avrei dovuto accontentarlo. Tuttavia quell'individuo non mi andava. Era arrogante e scorbutico, aveva una figura alta e allampanata, una faccia livida, la bocca sottile, duri occhi neri, e nessun senso dell'umorismo. Tuttavia era notoria- mente dotato dell'intelletto piú brillante nel campo deila tecnologia dei calcolatori elettronici. Aveva cominciato creando grandi impianti per la Honeywell. Poi, aveva fondato la Creative Systems Inc. impo- stando programmi sia per i maggiori organi governativi sia per società private. Ormai aveva filiali attive in tutto il mondo e la sua ricchezza era divenuta leggendaria. I suoi impianti elettronici controllavano, come i fili di un burattinaio, milioni di marionette viventi. Noi stessi ne facevamo uso. La mattina dell'appuntamento ci eravamo appena sistemati attorno al tavolo delle riunioni, quando Yanko mi mise davanti una busta. « Legga questo. E il rapporto medico su George Harlequin. » Ne fui indignato. « Ciò è assolutamente immorale. Si tratta di un documento privato. Come ha fatto a procurarselo? » « Semplice. L'ospedale si serve dei nostri calcolatori. Il rapporto indica due possibilità. Harlequin è malato di cancro o di una rara infezione virale. Se si rimette, avrà bisogno di una lunga convalescen- za. Se muore, i suoi eredi saranno sua moglie e il figlio. La direzione della Harlequin e C. sarà quindi nelle mani dei suoi dirigenti. La conseguenza piú logica sarà una diminuzione del valore delle azioni e del profitto potenziale. » « Questa è la sua logica, signor Yanko! » « Sono pronto a scommetterci. Lei è il principale esecutore testa- mentario di Harlequin. Se muore, io voglio acquistare le sue azioni. Sarò pronto a superare qualsiasi offerta. Se vive, la mia proposta è ugualmente valida. Le chiedo di sottoporgli l`affare non appena sarà in grado di considerarlo. » « Sono certo che rifiuterà. » « Come alternativa, sono pronto ad acquistare le quote dei suoi soci. Molti di loro sono disposti a vendermele. » « George Harlequin ha l'opzione prioritaria. » « Ritengo che sia disposto a rinunziarvi o a cederla. Mi permetta di dirle che il comportamento dei soggetti normali può essere previsto con una precisione del settantacinque per cento. » « E Harlequin è uno di questi soggetti? » « Uno dei piú importanti. Signor Desmond, non mi sottovaluti. Ge- neralmente ottengo ciò che voglio. » « Perché lei vuole la Harlequin e C.? » Yanko sorrise. « Sa da che cosa ha origine il cognome Harlequin? Il bis-bisnonno di George era un attore che impersonava Arlecchino, la maschera della commedia dell'arte italiana. Certo, le cose sono molto cambiate nel corso di quattro generazioni. Ma il ruolo tradizionale è sempre lo stesso; Arlecchino crede di trasformare il mondo con un tocco della sua spatola... e poi ride dietro la manica della propria ,sconfitta. A ogni modo... » Yanko frugò nella sua cartella e ne tirò fuori un incartamento. « Voi ci pagate per assicurarvi il controllo dei vostri sistemi contabili. Questo è il rapporto degli ultimi sei mesi. Il i calcolatore ci ha rivelato delle strane anomalie. Vedrà che alcune di esse esigono un'azione immediata. » Si alzò e mi porse una mano edda. « Buon giorno, signor Desmond. » In teoria, naturalmente, il calcolatore avrebbe dovuto assicurarci contro certi disastri, tipo gli errori di contabilità. Un computer è un cervello potente che può memorizzare milioni di dati e che, in un batter d'occhio, può dare risposte infallibili alle piú astruse richieste. Ma, di fatto, esso seduce l'uomo inducendolo a prestargli una fede cieca, poi lo lascia solo con la sua idiozia. Noi non avevamo comprato il nostro calcolatore elettronico da Yanko. L'avevamo noleggiato e usavamo dei programmatori esperti per fornirgli i dati e le cifre necessarie. Basavamo le nostre decisioni sulle risposte che la macchina ci dava. Siccome si temeva che i pro- grammatori potessero incorrere in errori, usavamo dei sistemi di con- trollo per individuare ogni possibile manchevolezza o frode. C'era un solo problema: il calcolatore, i programmatori e i controllori apparte- nevano tutti alla Creative Systems Incorporated, cioè a Basil Yanko. Dovetti farmi coraggio per aprire il rapporto. Dissi alla segretaria di Harlequin, Suzanne, di tenere in sospeso tutte le chiamate; chiusi a chiave la porta e mi accinsi a leggere. Due ore piú tardi, mi trovavo a faccia a faccia con la brutale realtà: la Harlequin & C. era scoperta di quindici milioni di dollari. Il responsabile veniva identificato come George Harlequin. Con chi potevo confidarmi? Il colpevole - o la vittima - si trovava a diecimila chilometri di distanza in un ospedale. Dovevo trovare quin- dici milioni di dollari prima dei controlli fiscali, ma come? Se anche avessi impegnato tutto il mio patrimonio in azioni, avrei messo insieme solo cinque milioni. A chi potevo chiedere ciò che mi serviva? Avrei dovuto anche disporre di esperti che verificassero se il rapporto era vero o falso. Ma su chi potevo fare affidamento? Ero atteso per un pranzo e un discorso al Club Commerciale di Ginevra. Chiusi il rapporto nella mia cartella e chiamai Suzanne. Suzanne è una donna di circa quarant'anni, innamorata di Harle- 175 quin sin dal primo giorno in cui entrò nel suo ufficio, quindici anni fa. E ancora bella ed è dotata di un'intelligenza vivace. Per un certo periodo siamo stati amanti. Ora siamo amici. « Suzy, siamo in un pasticcio grosso » le dissi. « Qualcuno ha ma- nomesso i nostri calcolatori. Risulta che siamo fuori di quindici milioni. Devo agire alla svelta e nessuno qui, all'infuori di te, deve sapere dove sono e chi vedo. Cerca di farmi avere un aereo per le tre di questo pomeriggio. Trovami Karl Kruger ad Amburgo. Telefona al Club che sarò in ritardo per gli aperitivi, ma in tempo per il discorso. Poi vai nel mio appartamento e preparami una valigia. Passa a prendermi dopo pranzo e portami all'aeroporto. » « Santo Cielo! Ma George sa di tutto questo? » « Non lo saprà finché non conosceremo il verdetto dei medici. » « E immischiato? » « Fino al collo. Adesso voglio dettare un telegramma a tutti i diret- tori di filiale. Poi tu, da brava, farai tutte le chiamate. » Karl Kruger, presidente della Kruger & C. AG, era alla sua scrivania e, probabilmente, stava scolando birra e mangiando salsicce, mentre i suoi giovani subalterni erano a pranzo con i clienti in costosi ristoranti. Potevo ben immaginarmelo: sessantacinque anni, brizzolato, infastidi- to dalla mia intrusione. « Cosa diavolo vuoi? » « Una cena, un letto e quattro chiacchiere stasera. » « Hilde è in città. Sai che cosa significa. » « Vorrà dire che prima parleremo e poi porteremo tua moglie fuori a cena. Karl, vecchio mio, ho bisogno di te! » « Mi sembri preoccupato, Paul. Facciamo alle sei a casa mia. » « Grazie, Karl. Wiedersehen. » Al Club parlai per venti minuti in tono ottimistico del piú e del meno, in modo da riempire la stampa del mattino dopo, e alle sei meno cinque mi trovavo davanti alla porta della "fortezza" di Kruger nel- l'Alster Park di Amburgo. Karl Kruger piace a poche persone. Gli inglesi vi direbbero che è uno Junker, un aristocratico della vecchia guardia che ha giocato a bocce con Hitler. Ma una mia vecchia amica ebrea giura che Karl ha speso milioni per salvare suo marito dai massacratori e un aviatore alleato racconta di esser rimasto nascosto per tre settimane nella casa di Karl dopo esser precipitato sopra Lubecca. Sono vecchie storie. Io posso solo presentarvelo come lo conosco adesso. 1 76 Ha una corporatura alta e massiccia, una massa di capelli grigio ferro e mani grandi e possenti. Il suo viso è malconcio come quello di un vecchio pugile, ma la sua mente è del cinquanta per cento piú pronta della vostra o della mia. Mi salutò come un fratello tornato dopo lungo tempo, mi pose il braccio sulla spalla, e mi condusse, vacillando, accan- to al camino. « Santo Cielo! Sei pallido come un cadavere! Mettiamoci un po' di fuoco nelle vene! Whisky, non è vero?... Ebbene, di che cosa devi parlarmi? » « Un ammanco di quindici milioni di dollari nei nostri conti. Le registrazioni indicano che Harlequin ne è il responsabile. Io dico che non è vero, e che è stato invece qualcuno che può accedere al nostro impianto elettronico. E dico che si tratta di Basil Yanko. » « Ma perché? Il denaro gli esce perfino dagli orecchi. » « Vuole impadronirsi della Harlequin. Me l'ha detto oggi. » « E da me che cosa vuoi, Paul? » « Una copertura di dieci milioni di dollari, fino al momento in cui Harlequin non mi darà l'autorizzazione di svolgere delle indagini. Nel frattempo voglio sistemare i libri contabili e fare i necessari trasferi- menti. Io stesso fornirò gli altri cinque milioni. » « Sei un pazzo sentimentale Paul. Cosí, salvi momentaneamente Harlequin, ma Yanko avrà ancora la prova della sua appropriazione indebita. » « Se siamo coperti, potrà fare difficilmente uso di tali prove. Forse il tuo denaro non mi servirà, Karl, ma devo guadagnare tempo. » « Ma perché ti sei rivolto a me? Perché non agli azionisti? » « Yanko ha detto che alcuni di loro sono disposti a vendergli la loro quota. E poi tu sei l'unica persona che, sono sicuro, terrà la bocca chiusa. C'è anche un altro problema. Mi occorre un esperto che faccia un'indagine. Se mi metto a cercarne uno io, Yanko verrà a saperlo. » « E lui ti comprerebbe l'uomo sotto il naso. Sei in una brutta situa- zione, mio giovane Paul. Versati un altro whisky. Io devo pensare. » Karl Kruger si mise a camminare su e giú per la stanza, mormorando fra sé. Poi piazzò la sua imponente figura davanti alla finestra e restò a lungo a fissare fuori, verso Amburgo, l'antica città anseatica cosí pro- fondamente attaccata al denaro della sua borghesia. Si volse infine verso di me, l'espressione corrucciata e interrogativa. « Il denaro è una faccenda da uomini, Paul. Il tuo George Harle- quin, cos'è dunque? Un playboy, un dilettante? Si trastulla con gli affari e col denaro come se si trattasse di un gioco da bambini. Cosí ora deve essere aiutato perché non è in grado di fare bene i propri conti. » « Karl, tu sai maledettamente bene come qualsiasi sistema possa venire corrotto, e poi non occorre vestirsi di stracci per provare di essere un buon banchiere. » « Ma perché Yanko ha scelto proprio lui? Perché non una mezza dozzina di altri che entrambi potremmo nominare? Evidentemente Harlequin ha un punto debole. Quale? » « Non sono io l'uomo giusto a cui puoi chiederlo. George è un mio buon amico. Io sono il padrino di suo figlio e sono innamorato di sua moglie. » « Cosí, invece di rubargli la moglie, mio giovane Paul, fai il martire in nome della fratellanza! Sei pazzo! D'accordo, io ti darò la copertura, ma a una condizione: voglio la prima opzione sulle quote di Harle- quin. » « Questo significa essere spietati, Karl. Ma sottoporra la tua propo- sta a George. » « Fallo. Ora, circa il tuo investigatore... La gente che opera nel campo dei computers costituisce un ambiente esclusivo, perciò lí non puoi trovare nessuno. Potresti andare alla polizia, ma voi operate in troppi Paesi e ne verrebbe fuori uno scandalo in ciascuno di essi. Yanko ha tutto a sua disposizione: denaro, informazioni, influenza. Potrebbe inventare una storia e in poche ore farla credere a mezzo mondo. Perciò, una volta che ti metti contro di lui, devi fare in modo di rovinarlo prima che lui distrugga te. Ecco perché mi chiedo se George Harlequin ha il fegato per farlo... Se poi è veramente pronto a combat- tere, c'è solo un uomo, che sta a New York, in grado di darvi aiuto... Ha nomi diversi. Quello vero è Aaron Bogdanovich. » « Cosa fa? » « Organizza il terrore. » In un attimo fui proiettato indietro di duemila anni. In una foresta primordiale, vicino a dei falò accesi, insieme a guerrieri ubriachi e bramosi dopo l'eccidio. Durante quella subitanea visione, mi resi conto della vera natura del nostro mestiere: una battaglia sanguinosa per il denaro e per il potere, con i lupi in attesa di sbranare i cadaveri. Kruger sedette e riempí un bicchiere di liquore. Mi fissò con un sorriso beffardo. « Vuoi domandarmi qualcosa? » « Sí. Come mai conosci Aaron Bogdanovich? » « Sono agente per i suoi committenti: lo Stato di Israele. » « Perché mai dovrebbe occuparsi di un affare privato? » 178 « Ha un debito verso di me. Durante la guerra, ho fatto uscire suo fratello dalla Lettonia. » « E cosa potrebbe fare per noi? » « Pressoché tutto, penso. Il terrore è un mestiere che ha molteplici facce. » « Come devo fare per mettermi in contatto con questo tuo Aaron Bogdanovich? » « Gestisce un negozio di fiori a New York, nella Terza Strada. Tu vai là e gli mostri una mia lettera. Farei meglio a scrivertela subito. Hilde sarà qui tra poco. » Pranzammo a casa, dato che Karl aveva al suo servizio un ottimo cuoco. Hilde, che venti anni fa, a Monaco, aveva girato dei brutti film, era ancora bella. Fu un'ospite cordiale. Poi uscimmo e perlustrammo una famosa strada di Amburgo, la Reeperbahn. Nei locali, Karl si mise a suonare la fisarmonica e a ballare sui pavimenti coperti di segatura. Alla fine della serata sentenziò: « Vedi, mio giovane Paul, se non puoi combatterli, vendi. Se non riuscirai a fare nessuna delle due cose soccomberai e morirai ». Era una frase che suonava bene alla fine di quella serata allegra. Dubitavo che avrei potuto renderla accettabile a George Harlequin, il meno combattivo, il piú civile degli uomini. TRENTASEI ORE piú tardi mi trovavo a Los Angeles, e passeggiavo con Juliette nel giardino del Bel-Air Hotel. A George, era stata sospesa la sentenza di morte. Sarebbe uscito dall'ospedale entro una settimana ma per un mese avrebbe dovuto affrontare solo un lavoro leggero. Juliette era entusiasta e piena di progetti. « Abbiamo deciso di an- dare ad Acapulco, nella villa di Lola Frank. Oh, Paul, sarà come una seconda luna di miele! Non vedo l'ora di partire. E stato terribile. George era come un estraneo, cosí calmo e lontano. Anche quando gli hanno dato la buona notizia, ha solo sorriso e ringraziato i dottori. Quando siamo stati soli, mi ha abbracciato e ha anche pianto un po'. Poi ha detto una cosa strana: "Adesso so il nome dell'angelo". Quan- do gli ho domandato che cosa intendeva dire, mi ha risposto che non desiderava spiegarmelo. » « Quando posso fargli visita? » « Oggi pomeriggio. Oh, Paul, non è un giorno meraviglioso, vera- mente meraviglioso? » Io pensai che era un maledetto giorno. Mentre stavo per recarmi al- 179 l'ospedale per vedere Harlequin, considerai la possibilità di non dargli la notizia: ma senza il suo consenso non avrei avuto nessun potere d'azione. Quando lo vidi, mi si strinse il cuore. Sedeva in poltrona, tanto pallido da sembrare trasparente. Solo il suo sorriso era sempre lo stesso: luminoso, grave, ma con un non so che di doloroso. Alle mie domande, si schermí. « E tutto passato, Paul. Sono molto fortunato. Mi dicono che sarà una convalescenza lunga. Sei in grado di resistere ancora per un po'? » « Naturalmente. Ma ti devo seccare con qualche cattiva notizia. » Si strinse nelle spalle. « Dimmi pure la peggiore e io resterò ugual- mente un uomo fortunato. » Gli feci il mio racconto e lui stette ad ascoltarmi in silenzio. « Ma come è possibile? » mi domandò calmo, quando ebbi finito. « Il metodo è estremamente semplice. Si corrompe un programma- tore affinché fornisca al calcolatore istruzioni false, e fintanto che que- ste non vengono annullate, il computer le utilizza all'infinito. Noi com- priamo o vendiamo per gruppi di clienti, assegniamo azioni, e i proven- ti e le spese di ogni operazione vengono accreditati o addebitati in seguito. Il nostro calcolatore elettronico è stato programmato per cari- care un falso importo di spesa su ogni transazione e accreditare i proventi sul tuo conto presso la Union Bank di Zurigo. » « Non ho mai avuto un conto presso la Union Bank in vita mia! » « Nel rapporto è scritto che la tua firma appare sui documenti di apertura e sugli assegni. Ora quel conto è stato ripulito. » « Ma è una truffa! » « Noi dobbiamo provarlo identificando il truffatore. Dobbiamo an- che scoprire chi ha manomesso i calcolatori elettronici in tutte le nostre filiali e chi ha pagato questo lavoro. » « Perché non ci siamo accorti da soli di questa assurdità? » « Perché tutti presupponevamo che il computer non potesse sbaglia- re. Fintanto che le operazioni quotidiane quadrano, noi siamo certi che non ci sono errori. » « Ma è una pazzia, Paul! Io, derubare la mia stessa società... Non capisco. » « Qualcuno vuole farti un brutto tiro. Penso che si tratti di Basil Yanko e che questo sia solo un avvertimento, il primo segnale di un ricatto. » « Ma è un atto criminoso. » 180 « Solo se noi possiamo provarlo. Nel frattempo dobbiamo fornire alla banca i fondi mancanti. Karl Kruger e io ci siamo resi garanti, ma Karl, in cambio, vuole l'opzione prioritaria sulle tue azioni. » « Fagliela avere, Paul. » « Allora avrò bisogno di poter disporre legalmente del tuo patrimo- nio finché non potrai tornare ad agire. Anche questo è un rischio. » « Devo pur fidarmi di qualcuno, Paul. Di chi altro, se non di te? » « Cosí, daremo battaglia a Basil Yanko. » « Ma io questo non l'ho detto. » Quando lo guardai, incredulo, mi rivolse un sorriso dispiaciuto. « Non essere cosí sconvolto, Paul. Sono appena tornato da un viaggio che ha sfiorato la morte. Ora so quanto sia piccolo il bagaglio che occorre a un uomo. Io non vorrei che Basil Yanko avesse la Harlequin e C., ma non esiterei a venderla a Kruger. Questa soluzione sisteme- rebbe Julie e il bambino e mi lascerebbe fuori da questa corsa. » « Se ti arrendi ora, vinceranno quei bastardi. E ci riproveranno di nuovo. Non tutte le vittime saranno tanto fortunate da uscirne come George Harlequin. » Improvvisamente si fece grigio e sudato. Mi sentii un criminale. Lo aiutai a mettersi a letto e le sue guance ripresero a poco a poco colore. « Mi dispiace, George. Qualsiasi cosa tu decida di fare, saremo an- cora amici. » Mi prese il polso con la sua mano sottile. « Paul, è difficile lottare quando c'è davanti a noi l'angelo nero, perché tutto quel che ti chiede è di riposare e dormire. E si è veramente tentati di chiudere gli occhi e di lasciarsi andare. Non mandarmi al diavolo. Dammi ancora un po' di tempo. » « Non ne abbiamo molto, George. » « Vieni a trovarmi domani con Julie. » Era ancora presto e non ci tenevo a tornare subito in albergo. Vole- vo sentirmi anonimo, libero di parlare del piú e del meno: del costo di una bistecca, o di come mai le ragazze non erano piú come una volta. Entrai in un bar, ordinai un whisky e mi immersi per mezz'ora in un lamentoso dialogo con il barman. Avevamo appena affrontato un discorso sul Medio Oriente, quando il telefono squillò. Il barman andò a rispondere, poi si volse verso di me. « Lei si chiama Paul Desmond? » Annuii. « C'è New York in linea. » Mi porse il ricevitore. « Pronto. » 181 « Signor Desmond? Qui è Basil Yanko. Telefono per darle il benve- nuto negli Stati Uniti. » « Come ha fatto a sapere dove mi trovo? » « Noi siamo un'organizzazione efficiente, signor Desmond. Non ci sono novità per me? » « Attento, signor Yanko. Non invada la mia vita privata. » Rise senza entusiasmo. a Bene, le auguro un piacevole soggiorno. Ci terremo in contatto. Au revoir, signor Desmond. » Riagganciai e poi decisi di telefonare al mio amico e cliente Francis Xavier Mendoza, che vive in California, a Brentwood. E un gentiluo- mo castigliano di antico stampo non ancora corrotto dalla volgarità dilagante. E potente nella politica, va a messa la domenica, coltiva alcune delle migliori viti californiane e, nei momenti di ozio, traduce poesie spagnole. Quando gli dissi che avevo necessità di parlargli, mi diede un benve- nuto alla vecchia maniera: « La mia casa è la tua casa! » Alcune ore piú tardi, seduto comodamente nel suo giardino, gli posi la domanda: a Cosa mi puoi dire di Basil Yanko e della Creative Systems Incorporated? » Storse con disgusto il naso aquilino. « Quello? Metà delle piú grosse società che si trovano sulla costa del Pacifico usano i suoi impianti e gli leccano gli stivali. Per quanto riguarda me, non vorrei averci a che fare minimamente. » « Cosa c'è che non va in lui? » « Legalmente, niente. In tutti gli Stati Uniti offre il miglior servizio esistente nel campo dei computers: sistemi, programmi, sicurezza. Ma una volta che è riuscito a entrare, nessuno riesce piú a estrometterlo. Controlla i sistemi contabili e conosce cosi qualsiasi movimento. Al primo accenno di debolezza, si sistema nell'ufficio del presidente. L'ha fatto con tre miei amici. Perché me lo chiedi? » « Noi pure ci serviamo di lui. Pensiamo che abbia falsificato la nostra contabilità. » « Ay de mí! Questo è grave. » « Ha fatto lo stesso con qualcun altro, qui? » « Ci sono dei sospetti, ma niente prove. » « Potremmo trovare delle prove se ci mettessimo a indagare? » « Nessuna speranza. Yanko ha potere sulla gente in quanto conosce i segreti di ciascuno. Ciò che non sa, può inventarlo. » « Come batterlo, dunque? » 182 « In un modo solo. Tu vivi nel suo mondo. Dagli la caccia nell'ombra finché un giorno non riuscirai a farlo uscire allo scoperto: allora abbat- tilo. Ma per far questo, ci vogliono nervi d'acciaio. E quando sei a cena fuori, siediti sempre con la faccia rivolta verso la porta... Comunque, se scoprirò qualcosa di utile, te lo farò sapere. » « Sei un vero gentiluomo, Francis. » « Non per merito mio. Ho avuto una madre, pace all'anima sua, che mi ha preso a schiaffi e mi ha insegnato come ci si comporta. Ora, lascia che ti offra uno sherry. E quanto ho di meglio e ne vado fiero. » Mi versò il suo liquore con orgoglio e bevve alla salute, al denaro e all'amore. Mentre bevevo anche io, ebbi la strana sensazione che Basil Yanko stesse guardandoci sogghignando beffardamente. ANNI FA, trovandomi a Tokyo per il mio commercio di metalli, diventai amico di Kiyoshi Kawai, decano degli incisori giapponesi. Era già allora un uomo anziano, ma pieno di vitalità nel corpo e nello spirito. Ogni volta che mi sentivo depresso, e ciò accadeva spesso, mi bastava andare nel suo studio, sedermi e guardarlo mentre incideva e mescolava i colori. Talvolta Kiyoshi mi portava in qualche locale, dove le geishe gli giravano attorno riempiendogli innumerevoli tazze di sa- kè, mentre lui improvvisava poesie. Talvolta, dopo una lunga seduta a base di sakè e di birra, dovevo farlo uscire a forza prima che si mettesse a firmare assegni e a distribuirli come ricordo. In una di quelle occasio- ni, mi dette la ricetta per vivere bene. Quando fu sobrio, me la feci scrivere in caratteri giapponesi su un rotolo di pergamena; dovunque io lo appenda, mi sento a casa mia. La scritta dice: NON MESCOLARE MAI I COLORI QuANDO sOFFIA IL vENTO DELLOvEsT E NON FARE MAI LAMORE CON uNA DONNA DALLA FAeeIA DA vOLPE. E difficile spiegare questa frase a mezzanotte, cosf ho deciso di considerarla come un prologo al resoconto di una giornata veramente negativa. Cominciò con una serie di piccoli disastri. Mi svegliai presto, andai in piscina e scivolai sulle piastrelle bagnate quasi slogandomi una caviglia. Poi, scese lo smog e in cinque minuti mi si infiammarono gli occhi e cominciai a starnutire. Alle otto arrivò una chiamata di Suzan- ne da Ginevra. Le dissi della guarigione di Harlequin e lei ribatté che i direttori delle nostre filiali si erano innervositi a causa del mio tele- gramma circa le inesattezze contabili; volevano chiarificazioni. Dettai un messaggio rassicurante, informandoli che il presidente era vivo e vegeto e che avrebbe presto stretto loro la mano nuovamente. Poi Ju- liette mi telefonò pregandomi di andare da lei per la colazione. Era di cattivo umore: il piccolo Paul aveva la varicella e quella pazza della istitutrice aveva annunciato l'evento mandando un telegramma di cen- to parole scritto in dialetto. A colazione mi accorsi che Juliette aveva in mente anche altre cose. « Sono preoccupata per George » dichiarò. « Ieri sera mi ha detto che pensa di vendere la Harlequin e C. Tu sai perché e a chi vuol cederla? » « Ascoltami, Julie. Io voglio bene a entrambi, ma lavoro con tuo marito, perciò non posso fare indiscrezioni. » « Cosa sarebbe lui senza la sua società? » « Un uomo felice? » « Oppure un altro ricco ozioso. Un dilettante privo di scopo. » « Tu sei il suo scopo. Sei una donna sposata ormai maggiorenne, Juliette. Conosci le parole e la musica: cantale a George. » « Credo di non saperle piú. » « Non lo credo. Solo non sai deciderti se ridurre George alla statura di un ragazzo, oppure elevare te stessa a quella di una donna. E affar tuo, non mio... Verrò a prenderti alle tre per andare all'ospedale. » La lasciai davanti al suo caffè e me ne andai a passeggiare in giardi- no. Ero arrabbiato con lei, con me stesso, con Harlequin. Poi, siccome quando mi arrabbio divento testardo, decisi di dare inizio alla mia guerra privata. Tornai nella mia stanza, chiamai l'ufficio di New York della Creative Systems Incorporated e chiesi di parlare con Basil Yan- ko. Dovetti dichiarare la mia identità a ben quattro persone prima di udire la sua voce melliflua all'altro capo del filo. « Signor Desmond, è un vero piacere. Cosa posso fare per lei? » « Sarò a New York dopodomani. Vorrei parlare con la persona che ha preparato il nostro rapporto. » « Si tratta di una signora, Valerie Hallstrom. » « Desidererei incontrarla. Posso chiamarla appena arrivo? » « Senz'altro. Ha sottoposto la mia offerta al signor Harlequin? » « Sí. Penso di poter conoscere una sua decisione domani. » « Bene! Come sta? » « Provato, ma in via di guarigione. » « Sono contento. Gli porga i miei migliori auguri. » Chiamai lo stenografo dell'albergo. Seduti ai bordi della piscina, ci mettemmo a redigere autorizzazioni e incarichi che dovevano essere resi esecutivi da Harlequin. Poi andai al bar per bere un aperitivo. 184 Il barista mi salutò e mi indicò un uomo. « Quel signore è appena arrivato e ha chiesto di lei. » Era un giovane sulla trentina, e indossava un abito di taglio italiano. Si alzò vedendomi avvicinare e si presentò. « Il signor Desmond? Sono Alex Duggan della Creative Systems Incorporated. Il nostro ufficio di New York mi ha incaricato di recapitarle un messaggio. Non l'ho trovata in camera, cosí l'ho attesa qui al bar. Ci vogliamo sedere? » « Ha un messaggio per me? » « Sí. E un telex dall'ufficio del presidente. Se c'è una risposta, sarò lieto di trasmetterla per suo conto. » Il messaggio era formale e preciso. IN BASE CIFRE ATTUALI E PER PROSSIMI TRE ANNI NOI VALUTIAMO LA OFFERTA INVARIABILE PER INTERO CAPITALE AZIONARIO A IOO DOLLARI PER AZIONE. E PREGATO RIFERIRLA A GEORGE HHARLEQUIN 8C. 85 DOLLARI PER AZIONE. LA PRESENTE COSTITUISCE ARLEQUIN E INFORMAR- LO CHE SIAMO DISPOSTI NEGOZIARE AGEVOLI TERMINI Dl VENDITA O CESSIONE Dl TUTTE LE SUE OPZIONI ESISTENTI. ALTRI AZIONISTI SONO STATI INFORMATI. BASIL YANKO, PRESIDENTE CREATIVE SYSTEMS. Riposi il messaggio nel taschino della giacca e scarabocchiai sulla busta una risposta. "Comunicazione ricevuta. Paul Desmond." Il gio- vane piegò la busta rispettosamente, e la ripose nella sua borsa. « Posso offrirle da bere, signor Duggan? » « Grazie, no. Non bevo mai in servizio. » « Da quanto tempo lavora per la Creative Systems? » « Sono ormai tre anni. Tengo i rapporti con i clienti. » « E ciò cosa comporta? » « Visito tutti gli utenti della mia zona una volta il mese, controllo i reclami, consiglio miglioramenti e imposto possibili affari. » « Vede mai il signor Basil Yanko? » « Non molto spesso. Ma noi sappiamo che c'è, eccome se lo sappia- - mo! Sa tutto quello che ciascuno di noi sta facendo. Se non si riga dritto, non si sta a lungo alla Creative Systems. » « Cosí, avete una forte rotazione di personale? » « Sufficiente per tenerci sulle spine. Tuttavia, anche quelli che ven- g gono eliminati risultano migliori di tanti altri. Tutti riescono a trovare lavoro facilmente. » « E interessante. A chi si rivolgono? » « La maggior parte degli esperti di calcolatori elettronici si serve di tre agenzie di collocamento a New York e di due qui sulla costa. » a Bene. Grazie, signor Duggan. Non desidero trattenerla oltre. » « E stato un vero piacere. Il suo messaggio arriverà a New York in mezz'ora. » Era un giovane gradevole, abbastanza spontaneo da riuscire credibi- le. Lo accompagnai fino alla porta, poi tornai, pensieroso, a finire il mio aperitivo. Yanko sapeva bene come fare i suoi calcoli, eccome se lo sapeva! Un guadagno di circa il diciotto per cento induce chiunque a firmare in fretta prima che sia troppo tardi. Harlequin poteva rifiutarsi, ma non poteva certo far valere tutte le sue opzioni a cento dollari per azione e insieme far fronte a un disavanzo di quindici milioni. Karl Kruger poteva forse comprare a novanta, ma non avrebbe offerto un centesimo di piú. E se Harlequin cercava di combattere una battaglia per procura, Yanko avrebbe giocato il suo asso documentando l'ap- propriazione indebita da parte di Harlequin. Dopo di che, i nostri clienti se ne sarebbero andati in massa. Quale consolante notizia dovevo portare al malato! Quando gliela riferii, Harlequin fece un breve commento. « Siamo finiti tra i tentacoli di una piovra. Abbiamo una sola consolazione: il prezzo che ci è stato offerto è giusto. » Juliette s'indignò. « La Harlequin e C. ti è stata consegnata su un piatto d'oro, e tu la venderesti senza arrossire perché il prezzo è giu- sto? Mi vergogno di te, George. » Lui arrossí per la collera. « Qual è il tuo parere, Paul? » « La ragione dice di vendere. L'istinto dice di combattere. Si po- trebbe anche vincere. » « Ma potremmo anche uscirne malconci. » « Per l'amor del Cielo, George! » disse Juliette, fredda. « Non hai mai dovuto combattere per qualcosa in vita tua. Tutto ti è stato regala- to, perfino il tuo talento personale! Ora ti vengono offerti quindici dollari per azione in premio per andartene dalla società fondata da tuo nonno e che dovrebbe, per diritto, passare a tuo figlio. » Harlequin era in piedi di fronte a lei, rigido come una statua. Disse concisamente: « Siedi, Julie. E tu pure, Paul ». Ci sedemmo. George dava le spalle alla finestra e il suo viso era in ombra. Cominciò a parlare come contro voglia, come se ogni frase gli fosse estratta a forza. « Sembra che abbia mancato nei tuoi rivuardi Julie. Non me ne ero reso conto. Mi dispiace. Ma c'erano delle ragioni. Cercherò di spiegar- le. E già da molto tempo che non ho piú illusioni su questo nostro mestiere: coltiviamo il denaro come patate e lo vendiamo come ambu- lanti in un mercato internazionale. Io guardo i capitali che ci passano tra le mani e mi domando, sempre piú spesso, da dove provengono: dai Paesi degli sceicchi, dove gli uomini subiscono ancora il taglio delle mani se rubano un cesto di datteri, dalle nazioni sottosviluppate, dai bottini dei dittatori e dei tiranni locali. Quando arriva alla nostra ban- ca, questo denaro è tutto pulito, disinfettato, odoroso di acqua di rose, e noi viviamo da re sugli interessi. Io, di questa faccenda, sono sempre meno orgoglioso. « Mentre ero ammalato, in attesa che i dottori mi portassero la loro sentenza di morte, mi sono chiesto che risposta avrei dato nell'aldilà, al . momento del giudizio, per giustificare la mia vita. Poi, tutto quel che è accaduto, mi è sembrato una via d'uscita: liquidare le poche azioni che mi rimangono, riservarmi del tempo per risolvere il problema del mio posto in questo mondo. D'altra parte, so di essere un buon banchiere e ¨ so che le persone oneste hanno fiducia nella Harlequin e C. « Il dilemma è questo: se combatto Yanko, devo combatterlo nel suo mondo, con le sue stesse armi. Questo mi fa paura, ma non per i motivi che tu pensi, Julie. Preferirei la lotta. Penso che potrei essere piú spietato di tutti loro e che sorriderei asciugando il loro sangue sulla lama dopo la pugnalata. Ma il problema fondamentale è se, dopo, riuscirei a vivere con me stesso. Ti sembrerei ancora un uomo, Julie? Potremmo tu e io, Paul, andarcene ancora in barca insieme, ridere, e bere vino in coperta? » Sorrise e si strinse nelle spalle in un gesto di autocommiserazione. « Bene, ho fatto un discorso a mia difesa. E sarà anche l'ultimo, per sempre. » Julie lo fissò. « Pensi ancora di vendere? » « No, amore mio. Darò battaglia. E l'unico modo per sapere se il gioco vale la candela. » Quelle parole non avevano certo un tono entusiastico e, come ac- compagnamentO musicale per una seconda luna di miele, suonavano ancor meno propiziatorie. Mentre con l'auto tornavamo in albergo, Juliette restò silenziosa e assorta. Io desideravo stringerla tra le braccia e farla sorridere ancora, ma lei era lontana. Durante le quattro ore successive, feci delle telefo- nate per le quali spesi una piccola fortuna, poi presi il volo di mezza- notte per New York. 187 . A NEW YORK mi sento piú felice che in qualsiasi altra città del mondo. Ho un appartamento nella zona orientale, un servitore giapponese, un buon club e amici di ogni genere. Amo questa città per le sue follie e la sua vita frenetica. E poi qui sono anche felicemente anonimo, perché il mio numero non appare sull'elenco telefonico, sulla mia porta è scritto il nome di un'altra persona e perché quando devo ricevere dei seccato- ri, posso utilizzare un appartamento della banca che si trova all'Hotel Salvador. Alle otto del mattino, ancora mezzo addormentato e con l'abito spiegazzato, mi registrai al Salvador. Alle nove ero nel mio apparta- mento. Alle dieci e mezzo, grazie a Takeshi, il mio servitore giappone- se, avevo riacquistato sembianze umane e mi avviavo verso la Terza Strada per prendere contatto con Aaron Bogdanovich. Il negozio di fiori era in piena attività. Due ragazze stavano siste- mando fiori sui tavoli; un giovanotto orientale stava preparando una scatola con un bouquet. Una signora corpulenta, con un camice giallo limone e un largo sorriso, mi domandò cosa desiderassi. Quando le chiesi di vedere il proprietario, si rabbuiò. Portò la lettera di Karl Kruger nel retro e poi tornò con un messaggio: dovevo attraversare la strada e attendere una telefonata in un locale, la Ginty's Tavern. Da Ginty's bevvi un succo di pomodoro in attesa che il telefono squillasse. Poi, all'apparecchio, una voce mi ordinò di camminare fino alla cattedrale di San Patrizio e di inginocchiarmi al primo confessiona- le sulla destra. Pensavo che questa prassi fosse insensata e lo dissi. La voce mi ammoní: « In questo genere di affari siamo noi gli esperti. D'accordo? » Dovevo essere d'accordo per forza. San Patrizio non era molto di- stante, e poi qualche preghiera poteva essermi d'aiuto. Il confessionale era buio, quasi che su di esso gravasse l'amarezza di antiche colpe. La voce che udii attraverso la grata era un anonimo sussurro. « Sono Aaron Bogdanovich. Sono assolutamente libero di non as- sumere quest'incarico. Mi dica che servizio le occorre: poi le dirò se siamo in grado di svolgerlo. » Gli spiegai i nostri problemi in tono monotono, da confessione. Poi Bogdanovich fece domande imbarazzanti. 188 « In quale ordine di importanza lei metterebbe le sue necessità? » « Posticipare l'acquisto della società. Indagare sull'operazione frau- dolenta e risanare la contabilità. Provare che Basil Yanko è colpevole di cospirazione criminale. » « Le prime due operazioni sono difensive. La terza è aggressiva. Perché? » « Se combattiamo una guerra difensiva, siamo destinati a perdere. » « Avete tenuto conto del possibile costo di un nostro intervento? Quando vi rivolgete alla polizia o a una agenzia investigativa autorizza- ta, assumete uomini armati per difendere la vostra vita e le vostre proprietà. Essi sono responsabili davanti alla legge. Noi, invece, ope- riamo al di fuori della legge. Anche noi abbiamo una nostra morale, non siamo assassini su commissione; ma può darsi che sia necessaria la violenza e di conseguenza la morte. Perciò, prima dovete decidere voi, e poi noi, se la faccenda è cosí grave da giustificare un rischio mortale. Vorrei che voi definiste la vostra posizione secondo i vostri desideri. Poi, potremo incontrarci nuovamente. » « A faccia a faccia? Non ho mai combinato un affare con una perso- na che non conosco. Per cui o ci sarà un incontro a faccia a faccia, oppure tutto finisce qui. » « D'accordo. » « Suggerisco il mio appartamento. Lei mi dica quando. » « Stasera alle undici e trenta. Ha a disposizione dei documenti che io possa studiare? » « Sí, li ho qui nella mia cartella. » « Li lasci nel confessionale insieme al suo indirizzo e al suo numero di telefono. Ancora una cosa. Io sono al servizio di una nazione. Non posso mettere in pericolo il mio lavoro. Per cui lei è vincolato alla segretezza piú assoluta. » « D'accordo. » « Inoltre, deve conoscere la pena in caso di violazione. La morte, signor Desmond. E senza un secondo avvertimento. » AVEVO appuntamento per pranzo al Salvador col direttore della no- stra filiale di New York, Larry Oliver, un bostoniano dai modi raffinati e con molto rispetto per le tradizioni. Per lui, I'inesattezza piú banale era una tragedia. Una frode nella contabilità era un orrore impensabi- le. Con aria infelice si mise a giocherellare con la forchetta, mentre io gli descrivevo la situazione quel tanto che ritenevo necessario. Poi, lasciando il suo caffè intatto, si alzò da tavola, e cominciò a pas- seggiare avanti e indietro. « Paul, capisco, credimi, capisco la gravità della situazione. Ma per- ché non ne sono stato informato prima? » « Cerca di essere ragionevole, Larry! Noi stessi l'abbiamo saputo a Ginevra quattro giorni fa. E subito ho inviato un telegramma a te e agli altri direttori. » « Sto cercando di essere ragionevole, Paul. Ma la mia reputazione è compromessa. Una volta che si venisse a sapere... » « Non deve sapersi. Qui sta il punto. L'ammanco è coperto. E io sono qua per svolgere un'indagine approfondita. » « Ma attraverso agenzie private, hai detto. Se siamo stati vittime di una frode, questo è un affare che riguarda l'FBI. Perché non ci siamo rivolti a loro? » « Perché noi operiamo in altre giurisdizioni oltre a quella di compe- tenza dell'FBI e anche se sospettiamo una frode, non abbiamo avuto - ancora il tempo di verificare e studiare tutte le prove evidenti. Proprio questo pomeriggio devo incontrarmi con un rappresentante della Cre- ative Systems per esaminare con lui il rapporto. » « Nel frattempo, la posizione del mio personale e anche la mia non sono chiare. Mi domando quanto sia già trapelato. Ieri, al circolo, durante il pranzo, mi hanno rivolto strane domande. » « Quali, per esempio? » « Se io avessi sentore di qualche debolezza nelle nostre operazioni a Ginevra. Ho assicurato che, per quanto ne sappia, non ve ne sono. Qualcun altro mi ha chiesto se eravamo aperti a richieste di acquisto e se qualcuno, in effetti, avesse avanzato proposte. Ho risposto di no. Poi, qualcun altro mi ha domandato se avessi considerato l'idea di ¨ cambiare posto. Ho risposto che alla Harlequin ero molto contento. » « Sono lieto di sentirtelo dire, Larry. » « Naturalmente. Però, qualsiasi ombra sulla reputazione della ban- ca, o sulla mia, mi obbligherà a un ripensamento. » « Apprezzo tutto ciò. So che Harlequin vorrà vederti non appena sarà a New York. Fino a quel momento, mi terrò quotidianamente in contatto con te. E... Larry... » « Sí, Paul? » « Adesso è il momento in cui tutti gli uomini che valgono devono agire. Lo sai, vero? » « Lo so, Paul. Adesso è meglio che vada e pensi al lavoro. » 190 191 Si allontanò a testa alta. Le notizie che mi aveva dato non erano rassicuranti. Qualcosa era già trapelato sulla nostra situazione. E ogni giorno ci sarebbero state altre voci. L'offerta di cento dollari per azio- ne che Yanko aveva fatto sarebbe apparsa presto come una salvezza. Valerie Hallstrom giunse alle tre e trenta. Era alta e bionda. Aveva una di quelle facce scandinave, aperte e piene di salute, di cui si servo- no le agenzie turistiche per indurre la gente a partire in crociera per il Baltico. Il suo corpo era provocante. Non che lo ostentasse, anzi, il suo vestito era un miracolo di discrezione. La sua voce aveva un tono dolce da contralto. Sapeva il fatto suo e il modo di esprimerlo. Via via che lavoravamo insieme, scoprii che era una donna temibile. « Il suo rapporto stabilisce chiaramente che le frodi hanno origine all'interno della nostra organizzazione » le dissi. « Mi spieghi la proce- dura. » « Prendiamo per esempio la vostra sede di Ginevra. Il calcolatore elettronico centrale è situato a Zurigo. Voi lo noleggiate quattro ore il giorno, per cinque giorni la settimana. Avete due linee dirette con il computer e vi inserite usando il vostro codice personale. Chiunque conosca questo codice può far uso delle vostre linee, fornire dati e istruzioni al calcolatore e riceverne informazioni. » « Cosí, possono aver commesso la frode sia i nostri operatori sia qualcuno al di fuori che abbia utilizzato il nostro codice. » « Che, però, deve essergli stato comunicato da qualcuno della ban- ca, no? » « E possibile... Ora, per quanto ne capisco, una volta che un'istru- zione è immessa nel calcolatore, essa viene memorizzata ed eseguita automaticamente. Nessuno sa che tale istruzione esiste, se non la per- sona stessa che l'ha inserita nella memoria della macchina. » « Esattamente. Questa è la base di tutte le frodi classiche. Per esem- pio, se lei ha un fido bancario di duemila dollari, lo può aumentare a duecentomila semplicemente aggiungendo due zeri al programma. Dopo di che, lei può operare fino a raggiungere questo falso limite senza problemi, almeno fino a quando qualcuno non vada a controllare quale fosse l'istruzione originale. » « Cosí, vediamo esattamente cosa è accaduto nel nostro ufficio di Ginevra. Qualcuno ha aperto un conto per posta alla Union Bank, usando documenti firmati da George Harlequin. Le firme corrispon- dono, ma Harlequin si dichiara all'oscuro. Per cui pensiamo che le firme siano false. Poi questo qualcuno, usando il nostro codice, ordina 192 al calcolatore di prelevare l'uno per cento ogni tre transazioni e di accreditarlo sul conto di Harlequin presso la Union Bank. Dato che il calcolo delle spese è complicato, questa operazione può passare inos- servata fino al momento di un controllo contabile. Se Harlequin risul- tasse il responsabile, sarebbe perseguibile per legge. » « Senz'altro. » « Ma Harlequin non è uno stupido e non ha bisogno di denaro. Cosí, che conclusione ne trarrebbe, signorina Hallstrom? » « Sarebbe inopportuno se facessi un commento. Il nostro contratto con voi ci impegna soltanto a individuare le anomalie e le operazioni inesatte. Se desidera discutere il problema con la Creative Systems, dovrebbe parlare con il signor Yanko... Ora, vuole che discutiamo quanto è accaduto nelle altre filiali? » « No. I metodi sono piú o meno gli stessi e il risultato identico. George Harlequin è implicato in appropriazione indebita. » « Posso chiederle quali provvedimenti avete preso per evitare che la cosa continui? » « Abbiamo annullato tutte le istruzioni date al calcolatore che ap- paiono sul vostro rapporto, e ora stiamo cercando di rintracciare la persona che ha commesso la frode. Voi affermate che si tratta di qualcuno che lavora all'interno della Harlequin e C. Lei non ha men- zionato nessuno della Creative Systems. » « A pagina ottantaquattro, signor Desmond, è scritto che tutto il personale della Creative Systems che si è occupato di queste operazio- ni è stato controllato a fondo e che noi siamo lieti che nessuno sia risultato in alcun modo coinvolto nella frode. » « Signorina Hallstrom, desidero farle un complimento. » « Prego, signor Desmond, dica pure. » « Lei è una bella donna. Sarebbe disposta a restituirmi il compli- mento, cenando con me una di queste sere, se le prometto di non parlare d'affari? » « Con piacere. » « Dove posso telefonarle? » « Le darò un mio biglietto. Mi telefoni verso le sette di sera. A proposito, il signor Yanko mi ha incaricato di dirle che sarà a sua disposizione domani tra le dieci e mezzogiorno. » « Gli dica di aspettarmi alle undici. » « Au revoir, signor Desmond. E stato un piacere incontrarla. » « Il piacere è stato mio, signorina Hallstrom. » Accidenti se lo era stato! E avevo avuto anche il suo numero telefo nico e un mezzo invito a entrare nella sua vita privata. Quando si ha a che fare con grosse imprese, occorre avere amici all'interno della loro rete. Pranzare con Valerie Hallstrom poteva esse- re un fallimento totale, ma poteva anche aprire la porta a molti segreti, perché piú un'impresa è grande, piú la fedeltà dei dipendenti è scarsa e piú aspre sono le battaglie fra le fazioni. Erano le sei e mi sentivo stanco. Mi avviai verso il mio appartamento e dormii finché Takeshi mi chiamò, alle undici. Alle undici e trenta, puntuale come un orologio, arrivò Aaron Bogdanovich. Era un uomo alto, abbronzato, muscoloso; il suo vestito era semplice, ma inappun- tabile, la sua stretta di mano decisa. Dopo aver dato una rapida occhia- ta all'appartamento, mi disse: « Giú c'è un mio uomo a guardia dell'in- gresso. Ce n'è un altro fuori della porta. Vorrei farlo entrare per controllare se ci sono estranei. Ha qualche obiezione? » « Nessuna. » L'uomo entrò, attraversò i locali con un rivelatore, assentí e se ne andò. Bogdanovich si rilassò. « Ora possiamo parlare. » Takeshi ci serví da bere - per Bogdanovich un succo di frutta - e ci lasciò soli. « Bene, cosa avete deciso? » mi domandò. « Di combattere, anche se ci saranno conseguenze drastiche. » « Allora il costo sarà questo: dovrete versare duecentocinquantami- la dollari in contanti e una cifra uguale dovrà essere pronta quando verrà richiesta. In totale mezzo milione di dollari. In cambio noi accet- tiamo ogni rischio e mai, in nessuna circostanza, i rischi sono a carico del cliente. Se si dovesse spargere del sangue, penseremo noi a ripulir- lo. Può disporre di questa cifra? » « Si. » « L'chaim, signor Desmond! » Risposi: « Salute! » e alzammo il calice. Durante la cena, Bogdano- vich mi espose il suo piano. « Ho letto i suoi documenti e sono d'accordo sul fatto che la frode è in relazione all'offerta di acquisto. Yanko è il probabile istigatore. Per provarlo, dobbiamo lavorare all'interno della sua e della vostra orga- nizzazione. Dobbiamo anche effettuare una manovra di copertura per distogliere l'attenzione dalla nostra attività. » « E come faremo? » « Rivolgetevi a una normale società investigativa, per l'assistenza. Le suggerisco di usare la Lichtman Wells, che è una compagnia inter- 1 94 j nazionale. Può richiedere che l'operazione sia diretta personalmente dal signor Saul Wells. Egli accetterà l'incarico e assegnerà il lavoro ad E agenti adatti. » « Suoi agenti, in realtà... » « Io non l'ho detto. E neppure deve chiedermelo... Vede, può darsi che un giorno lei sia costretto a rivelare tutto ciò che sa di questa operazione. E meglio che non abbia nulla da dire. Ha qualche relazio- ne attraverso la quale potrebbero ricattarla? Una moglie? Un'amante? Un figlio? » ,« No. Solo un matrimonio fallito. Ma Harlequin ha una moglie e un ; bambino. Gli farò conoscere i rischi che può correre. » « Desidero incontrarlo personalmente. » « Ha lasciato l'ospedale stamattina. Voleva andare con sua moglie ,ad Acapulco per una vacanza, ma poi hanno deciso di venire a New York nell'appartamento della banca all'Hotel Salvador per la convale- scenza. » « Può darsi che voi due dobbiate viaggiare con una certa frequenza nel prossimo futuro, dato che la banca è in crisi e che occorrerà visitare le filiali. Tenga presente, signor Desmond, che la sua società è un ricco bottino, e che gli incidenti possono capitare molto facilmente... Spero di essermi spiegato. » « Fin troppo chiaramente. Cos'altro c'è? » « Si comporti nella maniera piú normale. Yanko si aspetta che voi trattiate con lui le azioni. Trattate. Si aspetta un'indagine. Fatela. Qualsiasi informazione riusciate a racimolare, passatela immediata- mente a noi. » « In che modo? » « Da una cabina telefonica. Le darò due numeri che terrà a mente. Si farà riconoscere dando il nome di Weizman. Quando sarà in viaggio, farà preparare i suoi programmi da un'agenzia che le segnalerò. » « Ho già una notizia: ho parlato con Valerie Hallstrom, la donna che ha preparato il rapporto per Yanko. » « Le ha detto qualcosa di utile? » « No. Ma le ho chiesto un appuntamento, e lei mi ha dato un suo biglietto. » « Posso vederlo? » Lo esaminò e poi me lo rese. « Posso fissare un appuntamento con lei? » gli domandai. « Mi metta solamente al corrente di qualsiasi cosa faccia. » « E lei, come si metterà in contatto con me? Io sarò in giro. » « Ovunque lei sia, signor Desmond, io lo saprò... Un'altra cosa: da quanto tempo è con lei il suo domestico? » « Sono ormai sei anni. E stato con un mio amico per cinque anni e, quando lui se n'è andato da New York, ho rilevato il suo appartamento e con esso anche Takeshi. Mi tiene i conti di casa. Finora non ho avuto motivo di lamentarmi. » « I precedenti sono buoni, comunque farò dei controlli. Ha qualche vizio, signor Desmond? » « Questa è dawero una domanda difficile! Non gioco d'azzardo, mi piace bere; ma sono vent'anni che non prendo una sbronza. Non uso pagare per l'amore. La mia simpatia è solo per le donne e non rivelo mai il loro nome. » « Grazie, signor Desmond. Questo è tutto ciò che mi occorre per il momento. » « Ora, vorrei farle una domanda io, signor Bogdanovich. Perché ha accettato quest'incarico? » « Le risposte sono due, signor Desmond. La prima è semplice. Lei mi è stato raccomandato da un buon amico, Karl Kruger. La seconda è piú complicata. Ho smesso di credere in Dio perché vedo un mondo fondato su una disperata lotta per la soprawivenza. Ma so anche che l'ordine è necessario se si vuole che la vita sia almeno in parte tollerabi- le. Se un uomo abbastanza giusto è sopraffatto da un mascalzone, noi tutti siamo sopraffatti. L'unico modo per fermarlo è affrontarlo diret- tamente. » Sorrise. « E un ragionamento specioso, ma anche in questa nostra giungla abbiamo bisogno di giustificare in qualche modo quel che facciamo. Ora lasci che le dia i numeri telefonici e il nome del nostro agente di viaggio. » Quando se ne fu andato, Takeshi commentò: « Quell'uomo, signo- re, pare uscito da una tomba ». LA CREATrvE SYSTEMS occupava sei piani di un grattacielo sulla Park Avenue. Il sesto piano era il dominio privato di Basil Yanko, tutto tappezzato di pannelli in legno esotico e reso silenzioso da folti tappeti. Nell'anticamera una guardia controllò il mio nome su un elenco scritto a macchina, l'impiegata addetta al ricevimento mi annunciò sulla linea interna, poi, quando si accese una luce rossa su un pannello, la guardia mi condusse nel sacrario di Basil Yanko: una lunga stanza, dove lui sedeva dietro un'imponente scrivania intarsiata. Era brusco come sua abitudine, ma mi degnò di un sorriso e, dopo ' avermi chiesto come stavo, mi domandò: « Il signor Harlequin ha de- ciso sulla mia offerta? » Y « Si. E pronto a trattare non appena la salute glielo permetterà. Arriva oggi a New York. » " « E se intanto lei e io preparassimo il terreno per la trattativa? » « No. Harlequin non può impegnarsi in alcuna trattativa finché la sua posizione non è chiarita. Mi ha ordinato di effettuare un'indagine accurata sugli errori del computer, incaricando un'agenzia indipenden- te. Abbiamo scelto la Lichtman Wells. » « I suoi agenti sono in gamba. Naturalmente noi siamo pronti ad aiutarli. Comunque, l'elemento tempo è molto importante per noi, signor Desmond. La nostra offerta di cento dollari per azione è stabile. Ma è troppo alta perché possiamo tenerla ferma per un periodo inde- terminato. Dobbiamo fissare un termine di trenta giorni. » - « Non è possibile compiere un'indagine approfondita entro questo termine. Ci occorrono per lo meno novanta giorni. » « Con un mercato cosi instabile? Non si può... Facciamo sessanta giorni. Non di piú. » « Dovrò riferire ad Harlequin. » « Lo faccia, la prego. Ma se lui tarderà a darmi una risposta, io mi riterrò libero di anticipare la scadenza. D'accordo? » « Piuttosto drastico. Riferirò. » a Anche lei, signor Desmond, è un uomo drastico. Ma io la rispetto per questo. Se mai lei sentisse il desiderio di un cambiamento di scena, sarò lieto di discutere con lei le condizioni, e generose. » Provavo il desiderio di sputargli in un occhio. Invece, lo ringraziai e me ne andai. Alle tre andai a far visita a Saul Wells. Era un uomo di bassa statura dal piccolo viso irrequieto, e mordeva incessantemente un sigaro. a Qual è il nostro metodo di lavoro? Be', all'interno faremo una pura e semplice indagine. Il nostro incaricato entrerà dalla porta prin- cipale - niente segreti, niente sotterfugi - controllerà i sistemi di lavo- ro, porrà delle domande, andrà in cerca di errori. E all'esterno? Fru- gheremo dappertutto, scopriremo indirizzi, chi spende piú di quanto guadagna, chi gioca alle corse. Mi ricordo... » Wells cominciò a snocciolare i suoi ricordi, e - non so come - provai simpatia per lui. Nel giro di due ore riuscí a carpirmi una tale quantità di dettagli che mai avrei pensato di potergli fornire. Alla fine, spense il suo sigaro, e concluse allegramente: a Bene! Ora lei mi conosce e io conosco lei. Penso che lavoreremo bene insieme. Avvisi i suoi capi che ci muoveremo immediatamente. D'ora in poi, signor Desmond, ci vor- ranno nervi saldi. Se qualcuno fa pressioni su di lei, chiami il nostro comune amico ». SIN Li, tutto bene. Attraversai la città in direzione della Prima Stra- da, dove il mio amico Gully Gordon gestisce un tranquillo locale per persone sole e suona il piano per i clienti. Stavo camminando frettolo- samente sul lato sinistro della strada, quando fui urtato violentemente e spinto contro un uomo fermo nel vano di una porta. Caddi su uni- nocchio e, mentre cercavo di rialzarmi, fui colpito duramente al colTo. Devo aver perso conoscenza, perché la prima cosa di cui mi ricordo è che mi trovavo addossato al muro e che venivo spolverato da un indi- viduo vestito di un logoro maglione. Istintivamente, mi toccai la tasca. L'uomo sogghignò. « No, non gliel'hanno preso. Erano due che la- voravano insieme. Uno l'ha spinta, l'altro avrebbe dovuto impadronir- si del portafogli. Per fortuna le stavo alle calcagna. Sta bene ora? » « Mi pare di si. Grazie! Vuole che beviamo qualcosa insieme? » « Un'altra volta. Stia attento, signor Desmond. » Poi si confuse tra la folla. Ero ancora troppo sbalordito per doman- darmi come mai quell'uomo conoscesse il mio nome, ero ossessionato da un unico, sconvolgente pensiero: che cosa semplice era la violenza e quanta poca attenzione destava tra la folla dei passanti! Poi, mentre nel locale di Gully ero appoggiato al piano e ascoltavo la musica centellinando un whisky, feci un'altra riflessione: io appartene- vo al mondo degli uomini soli e degli avventurieri, anche se da anni ero riuscito a uscirne e a proteggermi da esso col denaro. Il mio amico Harlequin apparteneva a un mondo diverso. Era stato educato se- condo le vecchie tradizioni europee. Poteva recitare la mia parte e venti altre. Mi domandai come avrebbe agito quando avrebbe dovuto affrontare il combattimento e solo il vincitore sarebbe sopravvissuto al duello. Gully Gordon, che è giamaicano, alzò gli occhi dalla tastiera. Mi disse a bassa voce: « Ti vedo triste stasera, ragazzo mio. Hai bisogno di una donna e ce n'è una, là al bar ». Guardai e vidi Valerie Hallstrom, che stava chiacchierando col bari- sta. « L'ho già incontrata, Gully. Dimmi qualcosa di lei. » « Un tipo solitario. Due bicchieri che durano un'ora, poi a casa. » « Da sola? » J'" '. ' ,,,'. . « Questo è un bar per persone sole. Si viene qui a cercare e quando si è trovato quel che si cerca si sta a casa. » a E molto che viene qui? » « Sei mesi, piú o meno. Le piace questo... » E accennò al piano un accordo delicato. a E buona serata a lei, signorina Hallstrom! Vuole che le suoni qualcosa? » Quando la ragazza si accorse di me, mi era ormai accanto. Non si mostrò dispiaciuta. « Oh, signor Desmond! Il mondo è piccolo. » Gully capi al volo la situazione. « E un mio vecchio amico, signorina Hallstrom. E lei pure è amica mia. Cosa vi posso suonare? » « Suoni quel che vuole, Gully. Ha avuto una giornata pesante, si- gnor Desmond? » « Mi chiamo Paul... Ebbene, si. Ho avuto una giornata lunga e piena di grane. » « Anche per me è stato cosi. » Ci sedemmo in un angolo appartato del locale. « La mia giornata non è ancora finita, altrimenti le chiederei di ce- nare con me. Cosa ne dice di domani? » « Se le fa piacere. Venga a prendermi a casa alle sette e trenta. » « D'accordo. » « Lo sa che lei è proprio gentile? Mi spiace di aver dovuto comuni- carle delle cose spiacevoli, ieri. » « Prassi normale? » « No. Ordini. Guadagno settecentocinquanta dollari la settimana, per obbedire agli ordini. » Se era una provocazione, non dovevo certo raccoglierla. Se era un'indiscrezione, ne sarebbero venute altre. Decisi che era giunto il momento di andarmene. « Senta, Valerie, non vorrei proprio, ma devo lasciarla. Il mio presi- dente è arrivato oggi pomeriggio. Devo cambiarmi e cenare con lui alle otto. A domani, dunque. » « A domani, con piacere. Buona notte, Paul. » Ci congedammo con un sorriso e una stretta di mano. Pagai le con- sumazioni e portai un bicchiere a Gully che era ancora seduto al piano. Alzò il bicchiere continuando a suonare accordi con la mano sinistra. « Alla tua salute, ragazzo! Ti vedremo ancora qualche volta da queste parti, eh? » « Tieni d'occhio la signora per conto mio, Gully. » « Lo prometto sul mio onore! Ti auguro una buona serata. » QUANDO giunsi al Salvador per la cena, trovai Harlequin e Julie rilassati e contenti. Appena Julie ci lasciò dopo il pasto, feci il mio rapporto ad Harlequin. Lui mi ascoltò in silenzio, poi mi interrogò minuziosamente. Alla fine mi disse: « Cosi, avremo due indagini: una condotta da Wells con metodi convenzionali; e una da Aaron Bogda- novich, che potrebbe implicare illegalità e violenza, non è cosi? » « Si. La Lichtman Wells sta indagando sulle frodi contabili per chia- rire la tua situazione. Bogdanovich sta indagando su Yanko, per pro- vare che è lui l'autore delle frodi e screditarlo. » « Un'altra domanda, allora. Yanko vuole comprare una banca; sai perché mai ha scelto la nostra? Perché non quella di Herman Wolff o di Laszlo Horvath, che sono entrambi disposti a vendere? » « In effetti, noi siamo un'istituzione piú antica e piú conservatrice e con un maggior numero di filiali; e poi, poiché usiamo le sue apparec- chiature, siamo piú vulnerabili. Queste, secondo me, sono le ragioni piú valide. » « Allora ne aggiungo io altre due. Noi possediamo un blocco consi- stente di azioni della Creative Systems e rappresentiamo una potenzia- le voce di dissenso negli affari della società. » « Non sapevo che vi fossero dissensi. » « Credimi, ce ne sono, profondi e personali. I progetti piú ambiziosi della Creative Systems, e quelli in cui Yanko è piú interessato, riguar- dano la documentazione della polizia e il cosiddetto controllo urbano; ciò significa la sorveglianza e la manipolazione di vaste masse di gente in ogni continente. Sta già addestrando del personale proprio per que- sto e i suoi sistemi verranno sviluppati e migliorati. Saranno usati non solo contro i criminali, ma anche contro i dissidenti politici; e perfino per determinare la sorte di gente qualunque. Sistemi di questo genere conducono al terrore e alla repressione, e la società che li progetta detiene un potere immenso. « Ora, se questa società entrasse a far parte del mercato monetario internazionale e potesse manovrare valuta e credito, si avrebbe un impero senza confini. Proprio l'anno scorso ho parlato di questo pro- blema a un pranzo di banchieri a Londra. Cercai di fare una distinzione tra gli usi legittimi delle apparecchiature elettroniche e quelli che rap- presentano una minaccia alla libertà personale. Il mio discorso fu stampato e fatto circolare privatamente. Yanko ne ha ricevuto una copia. Credo che ciò abbia determinato la sua strategia contro di me. » « E possibile, ma non vedo come ciò cambi la nostra situazione. » 201 « Non la cambia affatto. Mi conferma semplicemente ciche devo fare. » « Permettimi di ripeterti, George, che non possiamo fare nulla senza prove. Perciò abbiamo assunto Bogdanovich. E tu concordi sul fatto che ne abbiamo bisogno. Penso che sarebbe bene che tu gli parlassi, almeno per coordinare le nostre mosse. » Mi rivolse un sogghigno. « Cosi, gli animali scavano sotto le mura, mentre Arlecchino recita sulla pubblica piazza per distrarre il popoli- no. Fissa l'appuntamento. » Quando fui per la strada, entrai in una cabina telefonica e chiamai Bogdanovich. Non so perché gli riferii la bizzarra frase di George su Arlecchino. Aaron commentò divertito: « Cosi moriremo tutti riden- do! Appuntamento alle dieci di domattina presso la gabbia delle scim- mie al Central Park ». STRANAMENTE, I'incontro di quei due uomini cosi differenti per carat- tere fu un successo. Per un lungo momento, alla presenza chiassosa delle scimmie, si misurarono l'un l'altro; poi si sorrisero, si strinsero la mano e si avviarono sotto il sole primaverile, mentre io camminavo dietro di loro, seguito da due giovani guardie del corpo di Bogdano- vich. Da principio, Harlequin e Bogdanovich si parlarono con incer- tezza, poi scioltamente. George si esprimeva con calma, in tono di disapprovazione; l'altro sentiva il bisogno di giustificare sé stesso e il proprio lavoro. « Vede, signor Harlequin, la violenza comincia quando il discorso ragionevole diventa impossibile. Io risolvo i conflitti con la vecchia formula: occhio per occhio, dente per dente. Nessuna pietà, nessun senso di colpa. » « Viceversa, io desidero essere assolto per qualsiasi cosa faccia. Ar- lecchino è un buffone, e un pagliaccio viene sempre perdonato. » « Mentre un pubblico esecutore è un uomo senza nome. Lei pensa, signor Harlequin, che potrebbe uccidere un uomo? » « Potrei esserne tentato, si. » « Ma l'atto finale, irrevocabile - il dito che preme il grilletto, là mano che afferra il pugnale - potrebbe compierlo, si o no? » « Come posso saperlo in anticipo? Signor Bogdanovich, che cosa pensa che dovrei fare? » « Signor Harlequin, lei ha una moglie e un figlio. Comprende che quanto stiamo facendo può essere rischioso per ambedue? » 202 « Mia moglie accetta il rischio, anzi lo vuole, perché desidera divi- derlo completamente con me. » « Le è stato difficile ammetterlo? » a Si. C'è qualcosa di difficile per lei, signor Bogdanovich? » « Oh, sí. E triste sapere che se dormo con una ragazza, potrei sve- gliarmi gridando, accorgendomi di aver dormito con una morta; è triste desiderare dei bambini e non avere il coraggio di averne, perché i mostri di questo mondo alla fine me li divorerebbero. Signor Harle- quin, trattando con Basil Yanko si ricordi di una cosa: non capisce i pagliacci. Ha paura di loro, perché non ha mai imparato a ridere di sé stesso. E annienterà chiunque rida di lui. » « Capisco. » « Sono contento di averla incontrata, signor Harlequin. Mi spiace che il prezzo sia cosi alto. » a Si tratta solo di denaro. » a Nel nostro mondo il denaro è la misura dell'uomo. Le auguro buona fortuna! » - a Grazie, amico. » Bogdanovich se ne andò, attraversando il prato con passo ondeg- giante insieme alle sue guardie del corpo. Ero presente quando Harlequin spiegò a Juliette la situazione. Lei fece poche domande e nessuna obiezione. Lui, al contrario, era esalta- to, come se avesse avuto una rivelazione. a Julie, parlare con Bogdanovich è stato come parlare con un uomo tornato dall'altro mondo, con qualcuno che ha capito che nel mondo regna la malvagità. Né io né tu l'abbiamo mai dovuta affrontare, fino- ra. Ora, invece, dobbiamo farlo, anche se è per qualcosa di inutile. Una banca, un deposito di denaro... roba deperibile. Si arriva senza, si parte senza. Eppure ha in sé qualcosa di magico. Se Yanko se ne impadroni- sce, sarà come se, al suo comando, avesse uno spirito magico. Questo è quanto vogliono gli uomini come Yanko: uno spirito che possa evocare uomini armati. Ma io dico di no! Perché noi saremo degli spiriti buoni che daranno alla gente grano invece di fuoco. Non posso giurare che lo saremo veramente, ma io non posso tollerare che a causa mia qualcuno dissotterri le armi, anche se queste sarebbero usate per proteggere gente come noi. Perché dovremmo curarci degli altri, Paul, di quelli che non verrebbero protetti? Perché? » « Perché? Perché un giorno la campana suonerà e i bastardi verran- no a prendermi, perché sarò sulla lista nera. E allora avrò bisogno di 203 amici. Be', ora ho del lavoro da sbrigare, George. Ci vediamo alla banca dopo pranzo. » Mentre attraversavo il vestibolo del Salvador, mi fermai accanto alla telescrivente per dare un'occhiata alle quotazioni di Borsa. Aveva ap- pena trasmesso una notizia. IL SIGNOR BASIL YANKO, PRESIDENTE DELLA CREATIVE SYSTEMS, HA ANNUNCIATO QUESTA MATTINA Dl AVER FATTO UNOFFERTA IN CON- TANTI Dl CENTO DOLLARI PER AZIONE PER LINTERO CAPITALE AZIONA- RIO DELLA HARLEQUIN & C. L'OFFERTA VERRA MANTENUTA PER SES- SANTA GIORNI. GEORGE HARLEQUIN, CHE E STATO GRAVEMENTE AMMA- LATO, NON HA POTUTO FARE ALCUN COMMENTO. Strappai il foglio e lo detti a un fattorino perché lo portasse a George Harlequin. Poi raccolsi tutte le mie energie e a grandi passi mi avviai a fronteggiare i nostri colleghi al club. Nei dieci minuti che seguirono il mio arrivo mi fu offerta un'enorme quantità di alcool. Nei venti successivi fui bersagliato di domande. a State forse per vendere a Yanko?... » a Paul, prima di fare qualsiasi passo, perché non siete venuti da noi?... » « Harlequin è in piedi?... » « Non sarà per caso cancro, vero?... » « Abbiamo saputo... » Avevano udito ogni genere di pettegolezzo. Cosi dissi loro la pura verità. « Si, l'offerta è reale; ma noi non la accettiamo, anzi pensiamo che sia stata una porcheria renderla pubblica prima che le parti l'ab- biano discussa. E non si tratta di cancro. Ora Harlequin si è ristabilito e sta lavorando sodo. » Herbert Bachmann mi trascinò lontano dalla folla e mi invitò a pranzare al suo tavolo. E un formidabile vecchio turco che ai suoi tempi ha trattato affari molto difficili, ma non ho mai saputo che lo abbia fatto in maniera poco pulita. Il suo interesse era genuino; era seccato per la proposta di Yanko e offriva aiuto ad Harlequin. Con lui, fui il piú sincero possibile. « Qualche azionista venderà per avere la quota premio » gli dissi. « Altri venderanno perché hanno sentito dire che qualcuno è stato colto con le mani nel sacco. Harlequin può comprare le quote minoritarie, ma per farlo deve impegnare tutto. E non può permettersi di pagare cento dollari per azione e nello stesso tempo provvedere a una copertura di quindici milioni. » « Di' ad Harlequin di telefonarmi a casa questa sera. La potenza di Basil Yanko mi fa tremare. » Quando giunsi alla banca erano appena passate le tre. Harlequin stava cercando di confortare Larry Oliver. Fece un discorso da "vir- tuoso" facendo appello varie volte al codice dei gentiluomini e alla fine Larry usci tutto contento. Al centro meccanografico, Saul Wells sovrintendeva al lavoro di due giovani, che controllavano le schede perforate. Mi condusse vicino alla 1finestra e mi disse: « E tutto molto semplice. Le istruzioni sono state 1i mmesse nel computer il primo di novembre dell'anno scorso. Il signor Oliver era in vacanza, ed era stato sostituito da un certo signor Stan- dish; ma, punto primo, circa in quella data il signor Harlequin si trova- va a New York. Il punto secondo è che l'operatrice al calcolatore, Ella Deane, si è dimessa in gennaio per ragioni di salute. Il suo ultimo indirizzo risulta essere a Queens. Faremo dei controlli. Ora, se potes- ,1simo fare quattro chiacchiere con il signor Harlequin... » r Le quattro chiacchiere si trasformarono rapidamente in uno strin- gente interrogatorio. Nel novembre dell'anno precedente Harlequin era stato effettivamente a New York e aveva dettato promemoria e lettere, che si trovavano tutti in archivio. I documenti furono esibiti. Tra di essi non c'erano istruzioni da inserire nel calcolatore. Poi, Saul Wells chiese ad Harlequin di scrivere la propria firma una mezza dozzina di volte. Lo scritto risultò chiaro e preciso, con un piccolo svolazzo alla fine. Wells grugncon aria di sconforto. « Con cinque minuti di esercizio io stesso potrei imitarla. Guardi! » Per cinque minuti scarabocchiò su un foglio, poi mostrò un facsimile soddisfacente. Chiese ad Harlequin il suo libretto di assegni e firmò un assegno di mille dollari. Lo portai a Oliver e gli chiesi di approvarlo. Pignolo come sempre, questi controllò data, ammontare, firma, poi lo siglò e suonò per chiamare il cassiere. Io gli tolsi l'assegno di mano. « Mi spiace, Larry; era una prova. Quest'assegno è falso! » Oliver era mortificato. Harlequin era molto infelice. « Chissà quante migliaia di mie firme stanno girando su lettere e assegni! E proprio un incubo! » « Ma istruttivo » commentò Saul Wells ficcandosi un sigaro nell'an- golo della bocca e quasi scomparendo in una nuvola di fumo. « Bene, finora abbiamo appurato che circa sei milioni di dollari sono usciti da New York. A tutti i vostri clienti sono state addebitate commissioni illegali. Ciascuno di loro potrebbe formulare delle accuse che, anche se alla fine non reggessero, risulterebbero quanto mai imbarazzanti. » 205 QUANDO rientrai nel mio appartamento, trovai dei messaggi: la signo- rina Hallstrom voleva che la incontrassi alle otto invece che alle sette e trenta; il signor Mendoza mi aveva chiamato dalla California. Telefonai a Mendoza. Fu enigmatico ma incoraggiante. « Riguardo alla nostra comune conoscenza: ti avevo raccontato che tre miei amici erano stati messi a terra. Uno di loro ha impiegato due anni per racco- gliere delle prove. Materiale interessante, ma non tutto avrebbe potuto essere prodotto davanti a un tribunale. L'ho persuaso a farne due fotocopie, a depositarne una nella sua cassaforte e a dare l'altra a me. Te la manderò per mezzo di una persona fidata. Se ti occorre aiuto qui sulla costa, sono a tua disposizione. Vaya con Dios! » Riagganciai, benedicendolo per come si era dato da fare, e gridai a Takeshi di chiamare prima il ristorante La Cote Basque per prenotare un tavolo, poi di noleggiare una macchina e di mandare delle rose alla signorina Hallstrom. Mentre stavo radendomi, mi ricordai che dovevo telefonare a Bogdanovich. Feci il numero, mi presentai come Weizman e un attimo dopo Aaron era in linea. « Da dove sta chiamando? » « Dal mio appartamento. » « Le era stato detto di chiamare da un telefono a gettone. » « Lo so. Ma è tardi. M'ero quasi dimenticato di chiamarla. » « Per questa volta le è andata bene. Stavo per chiamarla io. Ci sono due uomini a guardia del suo ingresso principale. Uno è dei miei, I'altro è su un'auto, una Corvette verde, parcheggiata sul lato sinistro della strada. » « Questo complica le cose. Devo cenare con la signora di cui abbia- mo parlato. Aspetto una macchina per le sette e quarantacinque. Devo passare a prenderla alle otto. Andremo a La Cote Basque. » « Le telefoni e le dica che è trattenuto. Mandi l'auto a prenderla e a portarla al ristorante, lei invece vada a piedi fino al bar St. Regis. Là le giungerà un messaggio. Dopo potrà attraversare la strada e andare a La Cote Basque. Chiaro? » « Fin qui si. E per accompagnarla a casa? » « Quell'appartamento è territorio nemico fintanto che non avremo avuto il tempo di esaminarlo. Ora, signor Desmond, I'uomo nella Cor- vette verde è Bernie Koonig. Ha già fatto fuori due uomini e una donna. Buon divertimento! » La notizia mi spaventò parecchio, ma in realtà non mi sorprese. Uscendo di casa, vidi che la Corvette verde era stata bloccata da una macchina della polizia e che due agenti avevano immobilizzato l'auti- sta. Mi incamminai tranquillamente verso il St. Regis, mi sedetti al bar e aspettai finché uno sconosciuto, spingendo verso di me una ciotola di noccioline, mi sussurrò che avevo via libera. Quando giunsi al ristorante, Valerie Hallstrom era già seduta al tavolo e stava bevendo un cocktail. Mi rivolse un caldo sorriso, ringra- ziandomi per i fiori. Chiacchierammo un poco sorseggiando gli aperiti- vi e, al momento di cenare, eravamo già a nostro agio. Mi era grata, mi disse, per averle procurato una pausa nella sua vita di lavoro. « Dopo un po' di tempo, Paul, questa città ci stringe in una morsa. E cosí opprimente e impersonale. Io ero una ragazza di campa- gna. Mio padre alleva ancora cavalli in Virginia. Non vedevo l'ora di andarmene e di far strada nella grande città. Bene, I'ho fatta, e ora vorrei tornare a casa. Ma non si può, non è vero? » « Per me casa è ovunque io appenda il mio pannello giapponese. » Poi, le parlai degli incisori giapponesi, della gente che vive sui fiumi in Tailandia, dell'ossessiva bellezza della giungla australiana, dove gli indigeni cantano attorno ai fuochi degli accampamenti. Poi domandò: « E ora cosa fa? » « Sono un commerciante, un uomo che si occupa di denaro. » « E il suo amico Harl&quin com'è? » « Oh, George è molto diverso. Lui ha quel genere di cultura per la quale io darei chissà che cosa: lingue, storia, pittura. Io gli invidio tutto questo, tuttavia gli voglio bene come a un fratello. » « Ma ora lei sta qui seduto accanto a me, che, per la maggior parte del tempo, lavoro per Basil Yanko... » « Lui sa che lei sta cenando con me? » « No. Se lo scoprisse, perderei il posto, e mai ne troverei un altro in questo campo. Ovunque andassi, avrebbe sempre un enorme potere su di me. » « Cosí lei è schedata? » « Noi tutti lo siamo. Questo è il modo in cui Yanko lavora. » « Ma questo significa tirannia e schiavismo. » « Eppure, ho scelto liberamente di accettare tutto ciò. Mi sento sicu- ra dove mi trovo. » 207 « Veramente? Stasera c'era un uomo di guardia al mio appartamen- to. Ho ragione di credere che fosse uno degli uomini di Yanko. » Impallidí e lasciò cadere la forchetta. Poi, con uno sforzo, si riprese. « Oh, Dio! » « Si calmi! Non sono stato seguito fin qui e dubito che lei lo sia stata. Questo è il motivo per cui ho cambiato programma. Beva il suo vino! Qualsiasi cosa Yanko abbia in serbo per lei, non potrà mai essere peggio di questo terrore. » a Per favore, non desidero discuterne. » a Allora non facciamo scherzi. Piú tardi la condurrò a casa con la macchina e la lascerò sana e salva davanti alla porta di casa. » Mi rivolse un sorriso breve e incerto e per un po' ci tenemmo per mano. Ordinammo caffè e cognac e, mentre li gustavamo, Valerie disse: « Paul, devo metterti in guardia. Yanko è un uomo molto perico- loso, e Harlequin per lui è un'ossessione ». « Perché? » « Penso che sia perché Harlequin è nato fortunato e la gente è attratta verso di lui. Yanko è uscito faticosamente dai bassifondi di Chicago. E un genio, ma è come un rospo con la corona d'oro in testa, e lui lo sa. C'è stato un momento in cui ho perfino creduto di essermi innamorata di lui. Romantico, no? La principessa baciò il rospo e lui si tramutò in un bellissimo giovane! Solo che non è andata cosi. » « Cosi, questa è la ragione per cui ogni sera vai da Gully? Perché il rospo tiene chiusa la tua vita nel suo cervello meccanico? » « Non è uno scherzo, Paul... Penso che ora dovremmo andarcene. » A un isolato di distanza dal suo appartamento, Valerie chiese all'au- tista di fermare. Voleva fare a piedi il resto della strada. Mi offrii di accompagnarla. Lei rifiutò facendo uno strano, enigmatico commento: « Talvolta Dio vuol sapere come i suoi figli trascorrono le serate. Gra- zie della cena. Buona notte, Paul ». Mi baciò leggermente sulla guancia e uscí. Dissi all'autista di seguirla lentamente fino a casa, in modo che non subisse molestie. Quando la porta si fu chiusa dietro di lei, riattraversammo la città e mi feci con- durre da Gully, dove restai seduto fino a tardi ad ascoltare musica triste e dolce. STAVO faticosamente compiendo le prime rituali azioni del mattino, quando Saul Wells mi telefonò. « A proposito di Ella Deane » mi disse, « l'operatrice di New York. E morta due settimane fa. Incidente 208 stradale. Nessuna traccia dell'investitore. Comodo, no?... Ed è morta ricca. Trentamila dollari, piú o meno. Ci sentiamo, signor Desmond, arrivederci! » Poco dopo arrivò Aaron Bogdanovich, vestito da fattorino, con un cesto di fiori. La sua domanda fu perentoria. a Mi dica, cosa è successo ieri sera? » a Non è successo niente. La ragazza mi ha detto che avrebbe perso il posto se Yanko veniva a sapere che pranzavamo insieme. Mi ha avver- tito che è un uomo pericoloso. Mi ha chiesto di accompagnarla a casa, ma ha insistito per fare a piedi da sola l'ultimo isolato. L'abbiamo seguita con la macchina. Poi sono andato da Gully per bere un ultimo bicchiere. » « Come e a che ora è rientrato a casa? » « In macchina, verso l'una e quindici. » « Può provarlo? » « Certamente. Ho firmato il modulo riempito dall'autista per il no- leggio, e Takeshi era alzato quando sono rientrato. Perché tutte queste domande? » « Valerie Hallstrom è stata uccisa subito dopo il rientro a casa. » « Dio onnipotente! » « Mi auguro che sembrerà altrettanto stupito quando la polizia le darà la notizia! Lei e io siamo le ultime persone che l'hanno vista viva. » Mi rivolse un freddo sorriso. « Mentre voi due eravate a pran- zo, io sono stato nell'appartamento della ragazza. La casa, come lei sa, è di tre piani. E interamente sua, e all'interno tutto è molto dispendio- so. Nella camera da letto c'è un Matisse e un mucchio di quelli che chiamano, credo, oggetti d'arte. Ha due telefoni uno dei quali non è nell'elenco. Quello conosciuto è controllato. Quello anonimo è nasco- sto tra le pellicce nel guardaroba, dove c'è anche una cassaforte a muro che sono riuscito ad aprire. Tutto ciò mi ha impegnato per circa un'ora dalle otto e trenta alle nove e trenta. Alle nove e trenta il telefono regolare ha squillato. Ho atteso finché ha smesso, poi sono uscito e mi sono seduto in macchina. « Verso le dieci e trenta un uomo, che portava una borsa, è entrato in casa usando una chiave. Non l'ho riconosciuto, ma lo identificherei se lo rivedessi. Non ha acceso alcuna luce. Ho aspettato finché ho visto Valerie Hallstrom arrivare a casa e lei passarmi accanto in macchina. Le luci si sono accese nel soggiorno, ma non ho potuto vedere all'in- terno, perché le tende erano chiuse. Dieci minuti piú tardi l'uomol 209 sempre con la borsa, è uscito. L'ho seguito. E salito su un tassí che, al primo semaforo, mi è sfuggito; però sono riuscito ad annotare il nu- mero. « Mi sono fermato a una cabina telefonica e ho chiamato il numero di Valerie. Non ha risposto nessuno. Sono tornato verso la sua abita- zione. Le luci erano ancora accese. Sono entrato e l'ho trovata distesa sul pavimento del soggiorno. Le hanno sparato alla testa. Sono tornato al telefono pubblico e ho chiamato la polizia. Gli agenti erano ancora al lavoro stamattina quando sono ripassato di là. » « E nella cassaforte cosa ha trovato? » « Circa venticinquemila dollari. Una raccolta di schede perforate. Un taccuino contenente un elenco di società, ciascuna con il relativo numero di codice, ivi comprese tutte le filiali della Harlequin e C. Ho preso il libretto per poter mercanteggiare con Yanko. E depositato in un posto molto, molto sicuro. » « Ma nulla di tutto ciò ha senso. » « Signor Desmond, supponiamo che Valerie Hallstrom stesse facen- do un suo gioco personale, manomettendo i calcolatori e vendendone i risultati al di fuori. Supponiamo che Yanko l'avesse scoperto. Non poteva farla arrestare e mandarla in tribunale, perché tutti i suoi im- brogli sarebbero venuti a galla. Certe società preferiscono perfino astenersi dal denunciare i propri dipendenti e dare loro referenze di prim'ordine, piuttosto che far loro causa e correre il rischio di perdere milioni di dollari. Cosi, penso che Yanko si sia liberato di lei nel modo piú conveniente. La polizia ritiene che la Hallstrom abbia sorpreso in casa sua un intruso che poi le ha sparato. » « Ma noi sappiamo... » « Naturalmente, signor Desmond. » Poi, in tono quasi tenero: a Quella che ha ascoltato è una favola che lei dimenticherà appena me ne sarò andato. Ci eravamo accordati in questo modo, ricorda? Piú tardi, quando avrò trovato l'uomo che ha ucciso la Hallstrom, vedre- mo. E lo troverò. L'assassinio è una professione esercitata da pochi, signor Desmond, e chi la esercita è conosciuto ». Se ne andò sorridendo, ma lasciò dietro di sé un diabolico odore di zolfo. A poco a poco mi vedevo costretto a risolvere lo stesso dilemma di Harlequin. Eravamo banchieri; potevamo fare del denaro una cosa pulita, ma non potevamo quasi mai sfuggire alla sua corruzione. Poi telefonb George, in tono insolitamente brusco e spiccio. a Paul? Puoi venire al Salvador? Ho bisogno di parlarti. Ho chiesto a Herbert Bachmann di pranzare con me, e Yanko verrà qui alle tre. Gli ho detto che anche tu sarai presente. Ci sono qui altre due persone che sono ansiose di parlare con te. Oh, ti spiacerebbe portare fuori a pranzo Juliette? La mia compagnia l'ha molto annoiata. Grazie, Paul. A bientot. » Le persone che desideravano vedermi erano due giovani investiga- tori del dipartimento di polizia. Spiegarono che avevano telefonato alla banca, che questa li aveva indirizzati al signor Harlequin, il quale aveva gentilmente acconsentito a telefonarmi. Detti loro un franco resoconto della serata trascorsa con Valerie Hallstrom. a Conosceva da molto tempo la signorina Hallstrom? » a Da quattro giomi. Aveva compilato un utile rapporto sulle opera- zioni del nostro calcolatore e io l'ho invitata a cena. » « Mi ha detto che l'ha accompagnata fino a casa. L'ha invitata a entrare? » « No. Mi ha chiesto di farla scendere dall'auto a un isolato di distan- za da casa sua. Ho pensato che ciò era piuttosto insolito, ma siccome per me era una conoscenza d'affari, non ero al corrente delle sue abitudini. Ho chiesto all'autista di seguirla fino alla porta, poi abbiamo proseguito. » Uno dei due investigatori estrasse una busta, ne fece uscire un maz- zo di fotografie e ne porse una a ciascuno di noi. Sebbene fossi prepa- rato, provai una sensazione di orrore. Valerie Hallstrom giaceva sul pavimento, il corpo inerte come quello di una bambola di stracci, il viso sanguinolento. L'uomo mi tolse la foto di mano. « Le hanno sparato, signor De- smond. E da vicino, con una calibro 38. » « Non capisco... Dove? Come? » « Su questo stiamo indagando. Le spiacerebbe accompagnarci nel suo appartamento per parlare al suo cameriere, e fare una ispezione ai suoi effetti personali? » « Tutto quel che vi occorre, naturalmente. » « Un momento, signori! » esclamò Harlequin alzandosi. « Sono sta- to testimone di questa intervista. Il signor Desmond ha risposto libe- ramente a tutte le vostre domande e vi ha dato il permesso di entrare nel suo appartamento senza alcuna condizione. Vorrei che nel frat- tempo il signor Desmond rimanesse qui a discutere di urgenti questioni di lavoro. Posso suggerirgli di telefonare al suo cameriere per avvisarlo della vostra visita? » Acconsentirono. Chiamai Takeshi, consegnai loro le mie chiavi e promisi che avrei atteso fino al loro ritorno. Quando fummo soli, Harlequin mi disse: « Hai taciuto qualcosa su Valerie Hallstrom. Cos'era? » a Nulla, George. » Era offeso, ma cercò di non darlo a vedere. a Ricordati » mi ammo- ní con calma, a che nessuno ti chiede di comprometterti per me. » a Io non mi sono compromesso, George. Lasciamo perdere, vuoi? Che trattative farai oggi pomeriggio con Yanko? » « Rifiuterò l'offerta. Mi avvarrb delle mie opzioni per l'acquisto delle quote minoritarie. » « Ma non puoi permettertelo. » « Herbert Bachmann ritiene di poter raccogliere i fondi per me. Ne discuteremo a pranzo. Se uomini come Yanko controllano le macchi- ne, non c'è piú alcuna speranza per nessuno di noi. » « E Julie come si sente? » « Ora siamo piú uniti. Tuttavia, talvolta mi domando se non sarebbe stata piú felice con un uomo piú semplice... » Questo era terreno minato. Prima che avessi avuto il tempo di fare un commento, squillò il telefono. Era Yanko. « Signor Harlequin?... Oh, signor Desmond. Come lei sa, dovevamo avere un incontro questo pomeriggio, ma, sfortunatamente, sono coin- volto in una situazione tragica riguardante uno dei miei dipendenti. Mi domando se non potremmo rimandare a domani. » « Certamente. Stessa ora al Salvador, va bene? » « Sí, senta... » Esitò. « Forse dovrei dirle che si tratta della signorina Hallstrom. E stata uccisa la notte scorsa. » « Lo so. Ho cenato con lei ieri sera e alla polizia ho già rilasciato le poche informazioni che sono stato in grado di dare. Sono profonda- mente addolorato. Vorrei poter fare qualcosa... A domani dunque. » « A domani... » La sua voce si affievolí. « Arrivederci. » Quando riagganciai, Harlequin mi domandò pacatamente: « Pensi che sia stato saggio? » « E stato inevitabile, e spero che la cosa l'abbia turbato. » « Penso che dovresti telefonare al nostro amico Bogdanovich. » « Aspettiamo finché la polizia non ha finito di ispezionare il mio appartamento. » Cinquanta minuti piú tardi i due agenti furono di ritorno. Avevano controllato l'abitazione e parlato con l'autista dell'auto a noleggio 212 e anche con Gully Gordon. Mi ringraziarono per la mia collaborazio- ne. Occorreva loro soltanto una mia breve dichiarazione. La scrissi a mano e la firmai. Gli agenti, congedandosi, espressero la speranza di non aver piú motivo di disturbarmi. ALL'UNA mi si presentò Juliette, allegra e spensierata, dopo una mattinata trascorsa in occupazioni prettamente femminili. Era stata dal parrucchiere, aveva preso un caffè con un'amica, ed era felice di essere accompagnata fuori per il pranzo. Quand'era di buon umore, poteva ancora far girare la testa, e la mia piú facilmente delle altre. Percorremmo la Quinta Strada sottobraccio, guardando le vetrine. Al ristorante Fleur de Lys studiammo la lista come se si trattasse di dover consumare l'ultimo pasto della nostra vita. Non sapeva niente dell'accaduto, e non toccava a me informarla. Stavo stancandomi del ruolo di amico di famiglia. Ma quando fummo arrivati alle crepes suzettes, Juliette sentí il bisogno di farmi una confes- sione. « Sono felice, Paul, piú felice di quanto lo sia mai stata da molto tempo. George sta godendosi questa battaglia. Siamo molto piú aperti l'uno con l'altra. Adesso, quando è sconvolto, ha scatti di nervi. Lo preferisco cosí. Ma, Paul, con te voglio essere sincera... Mi sento insi- cura con George. Lo amo disperatamente, ma essere sposata a un uomo come lui è una minaccia costante. Vede troppo chiaramente. Ho la sensazione che mi giudichi in ogni momento. Questa crisi ci ha riunito, ma potrebbe anche portarlo dove non potrei seguirlo. Se fosse battuto, io potrei confortarlo e amarlo. Ma se vincesse, potrebbe allon- tanarsi da me di un milione di chilometri. Riesci a comprendermi? » Era una domanda sciocca. Per che cos'altro ero lí se non per capire e per non dire mai ciò che non dovevo dire? Che Julie aveva sposato un uomo benedetto dal Cielo, ma che non si accontentava di questo. IL PRANZO di Harlequin con Herbert Bachmann aveva prodotto ben poche speranze. Si sarebbe potuto raccogliere abbastanza denaro per consentire a George di far fronte allo scoperto e di acquistare le quote minoritarie, tuttavia l'ammontare degli interessi sarebbe stato enorme. E ci sarebbe stato anche un altro danno: gli investitori tendono sempre a diffidare di un banchiere costretto a farsi prestare denaro per tenersi a galla. Basil Yanko aveva calcolato tutto con minuziosa precisione. La sua 213 offerta era abbastanza alta da attirare il venditore avido di lucro, tutta- via non c'era materiale sufficiente per creare uno scandalo; la faccen- da, inoltre, poteva indurre nuovi clienti a rivolgersi ad altre banche. Harlequin ora poteva arricchirsi liquidando, oppure combattere per una sterile vittoria, perdendo tutto. Anche George si rendeva chiara- mente conto di tutto ciò, ma aveva ancora la speranza, per quanto molto debole, di migliorare la sua situazione. « Finora, Paul » mi disse, « noi abbiamo presupposto il peggio, e cioè che tutti gli azionisti minoritari vogliano vendere. Ora, io ho la prima opzione all'acquisto; per cui propongo di contattare personal- mente ogni azionista per sottoporgli la mia offerta e raccomandargli di non vendere a nessun altro. Ho bisogno del tuo aiuto. Ho fatto chia- mare Suzanne, e in tre dovremmo essere in grado di lavorarceli tutti. » « Ma se respingi subito l'offerta di Yanko, non avremo alcuna carta da giocare fino al completamento dell'indagine. Ci troveremmo in una situazione peggiore della presente, perché Yanko è furbo. Se lo metti con le spalle al muro, ti salterà addosso come un animale idrofobo. » « Paul, devi avere fiducia in me. » « Cosí sia, George. Ho detto la mia. Ci vediamo qui domani alle tre. Me ne vado al club a fare una sauna. » Ero in collera quando lo lasciai, perché sentivo che i miei consigli non avevano piú alcuna importanza per lui. Era brusco e inflessibile, e mi mancavano la sua cortesia e la sua finezza di un tempo. Dopo un'ora di sauna, mi sentii meglio, e di umore piú conciliante nei confronti del genere umano. Scesi nella sala da biliardo e vinsi dieci dollari a Jack Winters, un uomo che in vita sua non aveva mai fatto nulla di piú faticoso che potare rose ed evitare il matrimonio. Per me era uno spauracchio. Vedevo in lui una possibile proiezione di me stesso dopo dieci, quindici anni: il primo ad arrivare, l'ultimo ad andar- sene, pateticamente impaziente di fare pettegolezzi al bar. Mentre camminavo verso casa nel riverbero delle luci al neon, ero oppresso da un terribile senso di solitudine, da un pauroso presenti- mento di violenza e di catastrofe. Ero coinvolto in furto, cospirazione, e assassinio. Avevo stretto un patto di terrore, perché ero stato intrap- polato in un'organizzazione irraggiungibile dalla legge... Intravidi la mia immagine riflessa in una vetrina: un uomo di mezz'età, accigliato e ostile, chiuso a ogni contatto umano. Mi voltai, mi cacciai subito tra la folla nel vano sforzo di liberarmi di quella mia fantomatica controfigura. ARRrVATO a casa, dovetti dimenticare le mie afflizioni e immergermi nei problemi domestici, perché Takeshi aveva una delle sue giornate nere. Quando è di buon umore, il mio domestico è un cuoco eccellente, e sa stirare unacamicia in modo perfetto. Ma nei momenti di cattivo umore, assume un'aria minacciosa e si aggira qua e là, gemendo e borbottando. Il solo rimedio che ho trovato finora consiste nel mandar- lo fuori di casa e lasciare che si purifichi bevendo sakè, giocando a poker e facendo visita a una giapponese della 58esima Strada. Appena varcai la soglia di casa, capii immediatamente che aria tira- va e dopo cinque minuti di lui non c'era piú traccia. Mezz'ora piú tardi me ne stavo seduto sul sofà con in mano un bicchiere, e ascoltavo la Patetica diretta da von Karajan. Era arrivato il plico speditomi da Francis Xavier Mendoza, ma lo lasciai dov'era senza aprirlo. Quando il campanello della porta suonò insistentemente, stavo sfogliando una rivista nautica, e fantasticando su una crociera in barca a vela a Papee- te e alle Isole Figi. Seccato, andai a vedere chi fosse. Sulla soglia c'era George Harlequin, sulle labbra un sorriso di scusa. « Facevo quattro passi, e ho voluto vedere se per caso ti trovavo in casa. Oggi abbiamo litigato, Paul. Mi dispiace. » « Dimenticatene. E un brutto momento per tutti e due. Un caffè? » « Sí, grazie. » « Guarda, c'è un plico in soggiorno. E un dossier su Basil Yanko da parte di Mendoza. Perché non gli dai un'occhiata mentre preparo il caffè? » Mi aggirai per la cucina, inquieto per non avergli detto nulla del mio colloquio con Bogdanovich. Il fatto di possedere un'informazione che, per il momento, lui non aveva, m'era apparso come una specie di rivincita; ma la gentilezza con cui George si era scusato mi faceva vergognare di quella reticenza e ora dovevo rimediare. George fu sconvolto dai particolari della morte di Valerie Hallstrom, ma non volle che mi scusassi. « No, Paul! Ti ho lasciato portare un fardello troppo pesante! D'ora innanzi lavoreremo insieme. Niente segreti, niente dispute. Ho avuto cattive notizie. Hanno offerto a Larry Oliver un altro lavoro. Ha dato le dimissioni. Vuole lasciarci alla fine del mese. » « Dannazione! Questo non ci voleva, George. » « Ho chiesto a Standish di prendere il suo posto. Naturalmente ne è felice. » « Non vale molto, ma dovrà farcela. » « Come se ciò non bastasse, ha telefonato Basil Yanko. Mi ha detto di avere un problema di etica professionale. Valerie Hallstrom era a conoscenza di informazioni strettamente riservate connesse alla sicu- rezza nazionale. Mi ha detto che è stato obbligato, perciò, a informare l'FBI. Potrebbero chiedere di esaminare gli incartamenti, compresi quelli della Harlequin e C. e i miei conti personali. Sperava che io non interpretassi la cosa come un tentativo di pressione nei nostri confron- ti... Adesso capirai perché avevo bisogno di fare quattro passi. » Ma io vedevo qualcosa di piú. Vedevo titoli di giornali a pagina intera, interi gruppi di clienti che se ne andavano. « Quando verrà l'FBI » gli domandai, a cosa diremo? » a La verità, Paul. Che stiamo indagando su una frode internaziona- le. Che io sono coinvolto, quantunque innocente. Che siamo restii ad accettare il rapporto della Hallstrom che assolve la Creative Systems. Tuttavia, non facciamo alcuna accusa, anche se un'impiegata, Ella Deane, è morta in un incidente e ha lasciato una somma di denaro abbastanza sospetta. Faremo semplicemente notare loro che Yanko, in coincidenza con tutto ciò, vuole rilevare la banca. » a Bogdanovich deve essere messo al corrente prima che diciamo qualcosa. Devo telefonargli da una cabina pubblica. » a Allora perché non mi accompagni al Gully Gordon's? Puoi telefo- nargli strada facendo e, se Bogdanovich è libero, possiamo incontrarlo stasera. Nel frattempo, porterò con me il rapporto di Mendoza, lo studierò e poi lo metterò in cassaforte. Non è il genere di cosa che si possa lasciare in giro. » Non riuscii a trattenere un sogghigno. a Stai imparando, George! » Con mia grande sorpresa, mi prese sul serio. a No, ho sempre sapu- to, Paul, ma mi sono sempre vantato di poter evitare truffatori e fur- fanti, di poter respingere la violenza col denaro e con i privilegi. Ora so che era una illusione. Il male esiste. Ci segue di nascosto. Prima o poi dobbiamo affrontarlo lottando a corpo a corpo. » Passammo mezz'ora al Gully Gordon's e all'uscita ci venne incontro una macchina con autista. Sul sedile posteriore c'era Aaron Bogdano- vich. Arrivammo fino a Washington Square e poi tornammo indietro, mentre Bogdanovich ascoltava le nostre notizie. a Sono d'accordo con lei, signor Harlequin » disse alla fine. « Con l'FBI è meglio non fare scherzi. Date loro tutte le informazioni che potrebbero rilevare dai vostri schedari e non penso che possa nuocere accennare ai vostri dubbi circa la Creative Systems. Da parte mia 216 posso dirvi che anche l'FBI è preoccupata... L'unica cosa di cui non parlerete è il vostro rapporto con me. Oh, sanno bene che esisto! Ma la politica americana è favorevole a Israele, e finché non mi scopro e passo loro qualche buona informazione di tanto in tanto, mi lasciano in pace. Per ora non ho grandi notizie per voi. Abbiamo rintracciato il tassfi Il tassista ha ammesso di aver portato il passeggero al terminal della TWA all'aeroporto Kennedy. Poi, nient'altro. L'uomo può aver preso un aereo, ma può essersi fatto riportare in città. Stiamo setac- ciando l'ambiente dei sicari e lavorando sul personale privato di Yan- ko: l'autista, il domestico, la segretaria. Oh, una cosa, signor De- smond. Bernie Koonig, l'uomo nella Corvette verde, che stava a guar- dia del suo appartamento... i miei ragazzi lo hanno convinto a fare due chiacchiere. Ha detto di essere stato incaricato di pedinarla da un amico. Il suo nome è Frank Lemmitz. E l'autista di Yanko. Perché non buttate là il suo nome con Yanko, quando parlerete con lui? » SUZANNE giunse in tempo per una cena a tarda ora al Salvador. La abbracciai e la tenni stretta un po' piú a lungo del solito, perché, come me, aveva bisogno di essere amata. Il suo resoconto sulla situazione in Svizzera non fu incoraggiante. La Union Bank era circospetta e precisa. Il conto intestato ad Harlequin era stato aperto nella forma prescritta; tutte le transazioni risultavano formalmente corrette. La responsabilità della banca finiva . Il denaro era stato versato in contanti dopo la verifica della firma di Harlequin. La polizia svizzera era stata un po' piú di aiuto; aveva esaminato l'eventualità di un falso e ammirato l'abilità del falsario. Ma le notizie provenienti dall'Associazione dei banchieri svizzeri erano poco inco- raggianti. Alcuni manifestavano il proprio dissenso e i mormorii erano molti. Finora di clienti non se ne erano persi, ma il flusso degli investi- menti era diminuito considerevolmente. Suzanne disse tutto ciò col suo tono sicuro e prosaico, come se stesse leggendo il conto del droghiere, mentre Juliette, furiosa, cancellava un nome dopo l'altro dall'elenco dei suoi amici. Poi Harlequin riassunse la situazione. a Una cosa è chiara. Non possiamo vincere e tornare a casa zoppi. Vogliamo gli onori della vittoria e trascinare il nemico nella polvere... Ora è tardi. Domani mattina, alle dieci, terremo un consiglio di guerra. Buona notte, ragazzi. » Era un piacevole augurio, ma a me non portò alcun bene. Un istante 217 dopo aver pagato il tassí che mi aveva condotto al mio appartamento, tre uomini si lanciarono su di me. Uno disse: a Abbiamo un messaggiO per te da parte di Bernie ». Un altro mi colpi con un randello. risvegliai nel mio letto con le costole contuse, un medico al capezzale e un paio di poliziotti impazienti di stendere un verbale. IL MEDICO fu incoraggiante. Avevo una costola rotta, contusioni varie e un esteso ematoma al cranio. Tutto il resto della mia persona gli sem- brava fosse intatto. Mi diede delle pillole, il suo biglietto di visita e la ì parcella, poi mi raccomandò un paio di giorni di riposo. I poliziotti mi fecero un rapido resoconto. Takeshi, di ritorno dalla sua serata di libertà, mi aveva trovato per terra sulla soglia, in stato di incoscienza. Aveva telefonato alla polizia e al dottore. Potevo dar loro alcuni particolari? Cercai di accontentarli, poi loro mi domandarono se il nome Bernie Koonig significasse qualcosa per me. Risposi di no. Dichiararono che la sera prima avevano arrestato un uomo con questo nome di fronte a casa mia. Forse ero stato scambiato per qualcun altro? Potevo control- lare il portafogli? Lo controllai. Non mancava nulla. Takeshi li accompagnò alla porta. Fino alle sette di mattina dormii di un sonno agitato, poi, con grande sforzo, mi alzai dal letto per control- lare i danni subiti. La mia faccia era tutta contusa e gonfia e i muscoli mi dolevano, ma perlomeno ero in grado di respirare. Chiamai Aaron Bogdanovich e gli raccontai la triste storia. Arrivò dopo venti minuti, ma non mostrò alcuna comprensione per me. a Una mascalzonata! I miei ragazzi si sono lavorati Bernie. Questi ha pensato che la colpa fosse sua e le ha restituito il favore. » a Pensavo che stessimo pagando per una protezione completa. » a Il mio uomo ha seguito il suo tassi. Quando l'ha vista scendere davanti a casa, ha proseguito. Sarà punito per questo. Mi dispiace. » a Paghiamo mezzo milione di dollari, io vengo picchiato e lei dice che le dispiace. » a Ma da questo può trarre profitto, signor Desmond. Lei è stato vittima di una brutale aggressione, dalla quale si può, attraverso l'auti- sta, arrivare a Yanko. » a Ma ho detto alla polizia di non conoscere Bernie Koonig. » a Yanko non lo sa. Tutto ciò che saprà è che lei ha tenuto per sé informazione e che è pronto a farne uso. » « La qualcosa potrebbe procurarmi guai ancora peggiori. » : « Sí, ma lei farà sapere che c'è una dichiarazione pronta per la olizia, sottoscritta da un notaio. Vorrei essere presente quando glielo Mi faccia sapere come procedono le cose. Mi telefoni stasera. » Mi vestii a fatica e alle dieci mi presentai al Salvador. Juliette era già ,úscita per trascorrere la giornata con amici, ma raccontai tutta la storia d Harlequin e a Suzanne. ,Harlequin si rabbuiò, poi disse: a Vedremo che resistenza hanno i nervi di Yanko! Ora esaminiamo il programma della mattinata. Suzy, in Europa adesso sono le tre. Telefoniamo a tutti quelli della tua lista. Parlerò a ciascuno di loro personalmente. Paul, tu e io stenderemo un telegramma e una lettera di conferma a tutti gli azionisti. Poi redige- , remo dichiarazioni per Yanko e per la stampa finanziaria respingendo }a sua offerta e raccomandando agli altri azionisti di non accettare, spiegandone i motivi. I nostri legali saranno qui all'una e trenta per rivedere le bozze ». Fu un lavoro massacrante. I,e linee telefoniche con l'Europa erano sovraccariche, e delle quindici persone della lista di Suzanne riuscim- mo a trovarne solo cinque. Di queste, tre erano propense a vendere e due erano disposte a non cedere se Harlequin avesse addotto dei moti- vi validi. Il nocciolo del problema era proprio questo: non potevamo spiegare tutte le nostre ragioni in una lettera senza correre il rischio d'essere accusati di diffamazione. Potevamo opporci al controllo ame- ricano di un'antica impresa europea. Potevamo discutere il criterio di mettere una banca nelle mani di una società che poteva manipolare gli schedari della polizia e i sistemi di sorveglianza. Eravamo in grado di dimostrare che Yanko si serviva di una strategia a ragnatela, ma non osavamO chiamare in causa la sua moralità senza essere in grado di esibire delle prove. Riempimmo un cestino di carta prima di trovare la forma adatta; ma quandO arrivarono gli avvocati, eravamo convinti di avere stilato un capolavoro di dichiarazione. Ma loro ne furono inorriditi. In nessun modO ci avrebbero permesso di rilasciarla né di diramare alcunché di simile per corrispondenza. Avrebbero portato con loro la bozza per rifarla nel loro ufficio. Se ne andarono e noi restammo in attesa di Basil Yanko. Arrivò venti minuti dopo le tre, con un ritardo sicuramente voluto. Aveva 218 , calcolato di tenerci sulle spine e provocare un inizio burrascoso, ma Harlequin fu imperturbabile. Solamente dopo che ci fummo seduti, Yanko fece riferimento al mio aspetto. « Cosa è successo alla sua faccia, signor Desmond? » « Un incidente. Il dottore dice che sopravviverò. » « Bene, parliamo d'affari. Penso che abbia preso in considerazione la mia offerta, signor Harlequin. Accetta? » « No, signor Yanko. La rifiuto. E ritengo che sia prudente da parte sua ritirarla. » Sul viso di Yanko passò un'ombra di sorpresa. a Non è una minac- cia, vero signor Harlequin? » « E un consiglio. Per ora, un consiglio d'amico. » Basil Yanko si appoggiò allo schienale, congiungendo le dita. Poi, con voce pacata, disse: « Signor Harlequin, so cosa sta pensando. Che lo sono un uomo grossolano, falso e avido, che nulla ha a che vedere con un gentiluomo europeo quale lei è. Lei pensa di poter raccogliere denaro sufficiente per acquistare le quote azionarie minoritarie, anche se ciò può metterla a terra. Se lo farà, io alzerò l'offerta a un punto tale che sarebbe impossibile per lei rifiutarla, oppure la metterò fuori gioco perseguendola penalmente e civilmente in ogni Paese nel quale opera- te: le farò causa per perdite e danni, per frode e appropriazione indebi- ta. Non mi occorrerà vincere le cause. Al momento in cui le denunce sarannO di pubblico dominio, lei sarà rovinato. La banca dovrà far fronte a una crisi di fiducia. E io me ne impadronirò comunque... Ora, siamo ragionevoli ». Era la piú arrogante dimostrazione di forza che avessi mai visto. Io ero fuori di me, ma Harlequin sembrava impassibile. a Sono sorpreso, signor Yanko » gli disse. a Lei è un uomo di intel- ligenza superiore. Non riesco a capire come possa mettere in atto una tattica cosi grossolana. A meno che, naturalmente, essa non sia dettata dalla disperazione. » Yanko scoppiò a ridere. Non era un suono piacevole. a Disperazio- ne! Harlequin, lei è indietro di cinquant'anni! Siamo a metà del 1970! Sto offrendole l'affare migliore che lei possa ottenere su qualsiasi mer- cato al mondo. Se fosse lei a offrirmelo, ne approfitterei subito. » a Prima di approfittarne, signor Yanko, permetta che le elenchi al- cuni fatti. Primo: io ho in mano un dossier sulla sua vita e sulle sue attivita daffari che qualcuno ha raccolto dedicandovi due anni. Secon- do: io sono, come lei sa, un azionista di un certo calibro della Crea- tive Systems. Ho diritto di voto e anche una certà facoltà di indagare legalmente sull'operato della società. Ora, la Creative Systems dipen- de, al pari della Harlequin e C., dalla fiducia pubblica, e ancor di piú fa affidamento sulla fiducia politica per stipulare importanti contratti go- vernativi. Questa verrebbe fortemente scossa se si dimostrasse che il gruppo dirigente della Creative Systems, e perfino lei stesso, signor Yanko, è coinvolto in attività criminali. In tale eventualità, avrei il dovere, in qualità di azionista, di chiedere un'inchiesta da parte degli organi governativi. Questa documentazione esiste davvero, signor Yanko, ed è a mia disposizione. » a Ne faccia pure uso! Francamente, non le credo. » a Allora, mi lasci parlare di una questione di poca importanza. Il suo autista, Frank Lemmitz, seguendo le sue istruzioni, ha incaricato un noto criminale di nome Bernie Koonig di tener d'occhio l'appartamen- to del signor Desmond. Koonig lo ha confessato ad alcuni investigatori che lavorano per me. Lui stesso ha fatto picchiare il signor Desmond proprio ieri sera. Abbiamo in mano valide testimonianze... Capisce perché le consiglio prudenza, signor Yanko? » Questi incassò il colpo meglio di quanto mi aspettassi: cercò perfino di fare un debole, gelido cenno di approvazione. a Mi spiace che le abbiano fatto del male, signor Desmond » mi disse. a Non è stata affatto colpa mia. Mi devo scusare con lei, signor Harlequin. Sembra che l'abbia sottovalutata. Non succederà piú, glielo prometto. Il suo consiglio era di ritirare l'offerta, vero? E se io invece ritirassi la minac- cia, tenendo ancora ferma l'offerta? » a Allora, si tratterebbe di un normale rapporto d'affari. Fintanto che la Creative Systems sarà sotto inchiesta da parte dell'FBI, e fintanto che i nostri rapporti d'affari resteranno normali, non intraprenderò alcuna azione ufflciale. Le informazioni di cui dispongo, rappresente- ranno, per cosi dire, una polizza d'assicurazione. » a Bene, riassumiamo. Io ho fatto un'offerta, lei l'ha rifiutata, e i suoi azionisti verranno consigliati a fare altrettanto. Peccato che siamo a un punto morto, ma in sessanta giorni possono accadere tante cose... Buon pomeriggio, signori. » NON c'era tempo per tirare le somme. Bisognava spedire i tele- grammi agli azionisti e battere a macchina le lettere. Gli avvocati tornarono con un modello di dichiarazione cosi debole che Harlequin la respinse, e ci servimmo di quella che avevamo compilato noi. 22n 221 Julie, tornando, chiese perché mai avessi l'aspetto di un reduce di guerra, mettendoci cosi di fronte al problema di darle delle spiegazio- ni. Harlequin era dell'idea che dovessimo dirle tutto. Io lo contraddis- si, sostenendo che piú cose uno sa, piú diventa vulnerabile. Julie ribat- té che eravamo un piccolo gruppo di amici che affrontavano insieme un mondo ostile, senza fiducia reciproca, non potevamo restare uniti. Cosi capitolai, e Harlequin le raccontò l'intera storia. Restò sconvolta, rendendosi conto che ci trovavamo ai margini della giungla. Harlequin era piú contento. Ora poteva ragionare apertamente, in- vece di nascondersi dietro una maschera di sorrisi e di cortesia. Cenammo con spaghetti e vino da Bertolo, un ristorante italiano, e al suonatore di fisarmonica chiedemmo che ci suonasse motivi senti- mentali. Ci tenemmo per mano, cantando, come ai tempi delle antiche pestilenze quando, in cerchio attorno ai fuochi, la gente intonava canti propiziatorii per scacciare il male dalla soglia di casa. Mentre tornavamo al Salvador sottobraccio, improvvisamente fui sopraffatto dalla stanchezza e mi sentii debole e nauseato. Suzanne annunciò che mi avrebbe accompagnato a casa in tassi e che avrebbe passato la notte nel mio appartamento. Protestai; ma mezz'ora piú tardi ero a letto, tranquillo, mentre Suzanne e Takeshi erano in cucina. Non sarebbe potuto succedere, ma mi domandai, mentre mi assopivo, come sarebbe stato avere una donna ogni giorno per casa. LA MArrlNA seguente, troppo di buon'ora, ebbi la visita inaspettata di Aaron Bogdanovich. Si sedette in fondo al mio letto bevendo una tazza di caffè. a Non mi ha chiamato ieri sera, perché? » a Mi sono sentito male. La segretaria di Harlequin mi ha accompa- gnato a casa. » a Cosa è accaduto? » Glielo raccontai e lui approvò. a Bene! Mi domandavo come avreb- be agito Harlequin. Adesso sappiamo chi ha ucciso Valerie Hallstrom, signor Desmond. Il suo nome è Tony Tesoriero e si trova a Miami. Gli parleremo presto. Saul Wells mi ha passato alcune informazioni che riguardano Ella Deane. Aveva fatto tre grossi versamenti in contanti, in novembre, in dicembre e in gennaio. Durante quel periodo era in rapporti amichevoli con l'autista di Yanko, Frank Lemmitz. » a Direi che sarebbe il momento di parlargli. » a Abbiamo tentato ieri sera, ma non è tornato a casa. » a Yanko probabilmente lo ha licenziato dopo l'incontro con noi. » a Infatti è partito per Londra, col volo speciale di mezzanotte. Alcu- ni miei amici gli andranno incontro... Mi dica, in che stato sono i suoi nervi? » a Scossi. Perché? » a Questa mattina nella sua cassetta delle lettere troverà una busta gialla indirizzata a lei. All'interno troverà il taccuino di Valerie Hall- strom e un biglietto su cui è stampato: "Con i saluti di Valerie Hall- strom". Chiamerà immediatamente il signor Harlequin e Saul Wells. Questi telefonerà alla polizia per conto suo. Lei farà avere loro il taccuino e Harlequin telefonerà a Yanko la novità. » a Dopo di che verranno da me la polizia e l'FBI. » a Proprio cosi. E lei dirà loro la verità: che ha trovato il taccuino nella cassetta postale. La polizia e l'FBI vorranno che parli di nuovo dei suoi rapporti con la signorina Hallstrom. Lei ricorderà, ma non troppo presto, l'unica cosa che non aveva detto alla polizia: che la Hallstrom aveva paura di Yanko. » : a E come spiegherò la mia cattiva memoria? » a Molto semplice. Lei non voleva far cadere i sospetti su un innocen- te. Nel frattempo, parleremo al nostro amico Tony Tesoriero a Miami. Tutte le informazioni che otterremo verranno passate all'FBI. Ciò dovrebbe tenerci occupati tutti per un po'. Signor Desmond, al nostro prossimo incontro, vorrei poter disporre di un centinaio di migliaia di dollari. » a Sarà fatto. Quando devo chiamarla? » a Questa volta la chiamerò io. Può darsi che debba restare fuori città per un paio di giorni... Buona fortuna! » E se ne andò. Poi venne Suzanne pcr vedere come stavo. Fu calma e premurosa. Ci baciammo e, tenendoci le mani, ricordammo i giorni appassionati di un tempo. Quando le domandai, senza convinzione, se le sarebbe pia- ciuto riviverli, lei sorrise, ma scosse il capo. a No, chéri. I nostri cuori non palpiterebbero piú e noi non siamo abbastanza giovani da mentire l'uno all'altra. » a Bene, sono stato contento di averti avuta qui ieri sera. Che tu sia felice, donna! Ora esci perché devo vestirmi. Ci vediamo a pranzo. » Takeshi è schiavo dei gesti rituali. Mi porta sempre la posta, e il giornale del mattino, dopo le uova con la pancetta. Poi apre le buste per me, trattenendo i francobolli esteri per un suo nipote di San Fran- cisco. La busta gialla fu l'ultima di una pila di lettere. Takeshi notò che non aveva francobollo e io mi mostrai sorPreso. Gliela restituii Der- ché la aprisse e leggesse il biglietto accluso: restammo stupefatti am- bedue nel ricevere un messaggio da una morta. Poi telefonai ad Harlequin e gli dissi: a George, è accaduto qualcosa di molto strano. Suzy e io saremo li tra poco. Bisogna agire in fretta. E una questione che riguarda la polizia. Bisogna che anche Saul Wells sia presente ». SAUL WELLS cominciò a parlare alla velocità di cento parole al minu- to, camminando su e giú ed emettendo sbuffi di fumo. a Voi siete stranieri, perciò, quando arriverà la polizia, lasciate che parli io. Tutto ciò che sapete è che il taccuino è caduto nella cassetta delle lettere come se fosse piovuto dal cielo. Io ne ho fatto quattro fotocopie; ciò è regolare, perché sono un investigatore autorizzato. La polizia e l'FBI vorranno sicuramente avere il taccuino. La polizia ne è interessata per l'assassinio. L'FBI si preoccupa per la sicurezza nazionale. A lei, signor Desmond, faranno due domande: chi può averle spedito il libretto, e perché? La sua risposta sarà: non lo so. » a Allora dovrò dire una menzogna. » a Lei non ha visto spedire il taccuino, perciò non si tratterà affatto di una menzogna. Signor Harlequin, faccia fare subito una copia del dos- sier su Yanko. L'FBI potrebbe chiederle l'originale. E respiri a fondo. Vado a telefonare alla polizia e poi al signor Yanko. Non vedo l'ora di vedere la sua faccia. » Ma il piacere gli fu negato. Yanko era partito per l'Europa e la sua segretaria non era in grado di dirci quando sarebbe tornato. I poliziotti, quando arrivarono, furono piuttosto vaghi. Ascoltarono in silenzio le rapide spiegazioni di Saul Wells e a me chiesero di con- fermarle. Presero appunti. Poi esaminarono la busta, si impossessaro- no del taccuino, firmarono una ricevuta, ringraziarono per l'aiuto e se ne andarono. Saul era perplesso e deluso. a Abbiamo dato loro della dinamite, ed essi la trattano come se fosse una scatola di fagioli. Yanko è impegola- to fino al collo e se ne va in Europa. C'è sotto qualcosa che non mi piace. » Harlequin rifiutò di preoccuparsi. a E tutta scena, signor Wells. Il silenzio può spaventare piú di un discorso. » Poi giunse una telefonata di Karl Kruger da Amburgo. a Pronto, mio giovane Paul! Come vanno le cose? » a Siamo in piena battaglia, Karl. Ma teniamo duro. » a Li, può darsi. Qui però la vostra posizione sta precipitando. Mi è stato chiesto di raccogliere sottoscrizioni per un'importante emissione di obbligazioni. Avevo messo nella lista il nome di Harlequin. Me l'hanno cancellato. C'è una riunione domani a Francoforte. L'ha indet- ta Yanko. Vi parteciperanno alcuni dei vostri azionisti. » a Sono gli azionisti minoritari, e Harlequin ha la prima opzione al- l'acquisto. Tu hai la seconda. Cosa possono fare? » a Possono gridare allo scandalo e rovinare il mercato, ecco cosa possono fare. Harlequin dovrebbe essere presente. Diglielo. » a Diglielo tu stesso... George, è Karl Kruger. » Afferrato il ricevitore, Harlequin si immerse in una lunga discussio- ne, mentre Saul mi conduceva nella sala d'attesa per farmi una predica. a Signor Desmond, io conosco questa città. Conosco la polizia e l'FBI. D'ora innanzi stia attento alle telefonate che fa e non parli in presenza di estranei. Quando ha bisogno di parlare in privato, faccia una passeggiala nel parco. » a Seguiremo il suo consiglio, Saul. Ma noi non siamo criminali! » a Siete in possesso di informazioni molto importanti. Per lo meno cinque delle società annotate in quel libretto sono organizzazioni lega- te ai Servizi segreti, che lavorano a piani di difesa. Anche se lei fosse il fratello del Presidente, il suo telefono verrebbe messo sotto controllo. Inoltre, voi due siete stranieri, e noi temiamo gli stranieri, signor De- smond. Lei non sa come è facile infangare qualcuno. Non occorre dire la verità, capisce? Sarà una mia opinione, ma una volta che uno è sospettato, è finito. Il suo amico, il signor Harlequin, forse non può capire, e... » « Capisco, capisco, signor Wells. » Harlequin era sulla soglia, rosso per la collera. « Ci volete costringere alla resa. » « Signor Harlequin, lei mi paga perché dica la verità. » « Non ce l'ho con lei, signor Wells. Sono indignato per questo spor- co affare. Mi dia due fotocopie del taccuino di Valerie Hallstrom. Ora telefono al mio ambasciatore. Andremo tutti a Washington, Paul. Si- gnor Wells, le farò sapere dove contattarmi. » a Le auguro buona fortuna! Yanko ha amici a Washington. » Appena Saul fu uscito, si presentò un certo Philip Lyndon dell'FBI, un giovane abbronzato, dai modi impeccabili. In primo luogo, disse che si sarebbe trattato di una chiacchierata confidenziale. Gli risultava che la Creative Systems avesse fatto un'of- ferta per acquistare la Harlequin & C. Il signor Harlequin ne era il pre- 225 sidente e il maggiore azionista, vero? Quanto a me, gli confermai che ero un suo amico australiano, nonché stretto collaboratore. Dopo aver- mi interrogato sulla mia conversazione con Valerie Hallstrom, disse che l'FBI aveva visto il suo rapporto circa le nostre operazioni al calcolatore, e sapeva che avevamo incaricato la Lichtman Wells di effettuare una verifica. Ma la frode era stata commessa presso tutte le nostre filiali, e finora avevamo potuto identificare una sola operatrice. a Altri investigatori sono al lavoro in altre filiali » disse George. a Ma prima di procedere, signor Lyndon, penso che sarebbe piú sem- plice se prima la informassimo di ciò che è accaduto stamattina. » a Prego, dica, signor Harlequin. » a Ebbene, stamattina all'ora di colazione il signor Desmond ha rice- vuto una busta gialla anonima, priva dell'indirizzo del mittente. Con- teneva un taccuino e un biglietto stampato con le parole "Con i saluti di Valerie Hallstrom". Sul taccuino sono elencate alcune società, tra cui anche la nostra, con i relativi numeri di codice del calcolatore. Il signor Desmond mi ha telefonato, e poi abbiamo passato il libretto alla polizia. Pensavamo che questa l'avrebbe poi passato all'FBI. L'hanno fatto? » a No, signor Harlequin. » Lyndon era visibilmente scosso. a Ciò è del tutto nuovo per me. E certo del contenuto del libretto? I numeri di codice del calcolatore sono dati assolutamente riservati. » a Anchio lo pensavo, signor Lyndon, ma commettevo un errore. Un errore che alla mia banca costa quindici milioni di dollari... Ecco qui la ricevuta della polizia e una fotocopia del taccuino. » a Dovrò trattenerla. » a No, signor Lyndon. E di mia proprietà per legge. Lei mi chieda, gentilmente, se io le permetto di tenerla. » a Posso tenerla? Le darò una ricevuta. » Dopo che Harlequin ebbe acconsentito, Lyndon si mise a sfogliare le pagine, con aria corrucciata. Poi si rivolse a me. a Signor Desmond, mi racconti dettagliatamente come è entrato in possesso di questo taccuino. » Glielo dissi e lui mi fece allora la domanda decisiva: a Signor De- smond, non ha per caso comprato questo libretto dalla signorina Hall- strom, la notte in cui è stata assassinata? » a Vendeva forse dei segreti? » a Stiamo considerando anche questa eventualità. » a Perché avrei dovuto acquistarlo? » : a Forse per screditare la Creative Systems. Questa mattina, ho letto il vostro comunicato stampa, signori. Non siete disposti a vendere, ma il prezzo offerto da Yanko è indubbiamente molto invitante per molti azionisti. » a E una domanda o un'affermazione? » a Soltanto un'ipotesi, signor Desmond, allo scopo di provocare una discussione. » a Non ci saranno discussioni. » Harlequin si alzò, andò al telefono e domandò che gli chiamassero l'ambasciatore svizzero a Washington. Lyndon fece subito marcia indietro. a La prego, signor Harlequin! Sono andato fuori argomento. Voglia scusarmi. » a Sono spiacente, signor Lyndon. L'incontro termina qui... Pronto, Erich? Sono George Harlequin. Forse è meglio che parliamo la nostra lingua. » Per cinque minuti parlò un rapido e incomprensibile dialetto, poi riagganciò. a Ora, signor Lyndon, saremo ben lieti di darle tutte le informazioni di cui disponiamo su ciò che riguarda la vostra inchiesta, ma non intendiamo sopportare insinuazioni offensive. Ci faremo pro- teggere, se occorre, dall'intervento diplomatico. » a Ciò rientra nei suoi diritti, signor Harlequin. » Philip Lyndon ave- va recuperato tutte le sue buone maniere. a Buon giorno, signori. » E Non avevo mai visto Harlequin cosi fuori di sé. Le parole gli usciva- no di bocca senza interruzione. a Karl Kruger mi ha detto che dovrei andare a Francoforte per perorare la mia causa davanti agli azionisti e provare loro che non sono un furfante! Ci facciamo intimidire dai burocrati e spaventare come bambini! Julie! » chiamò. a Prepara i bagagli. Partiamo per Washington. Suzanne, fai le prenotazioni. » a Aspetta, George! Le prenotazioni le farò io. Questi sono gli ac- cordi presi con Bogdanovich. » a Allora falle, Paul. Immediatamente! » I suoi occhi erano duri co- me pietre. a George, per favore! » Julie gli pose le mani sulle spall