JOHN WINTON. H.M.S. LEVIATHAN. Quando Bob Markready viene nominato comandante in seconda della H.M.S. Leviathan, la piú grossa e sfor- tunata portaerei della Marina di Sua Maestà Britannica, sa di dover affrontare un compito ingrato e diffiicile in cui già altri sono falliti. Durante il primo anno d'arma- mento, infatti, la Leviathan ha subíto tanti e tali inciden- ti, fortuiti o deliberatamente commessi da qualche fana- tico sabotatore, e il suo equipaggio si è reso colpevole di tali errori, accompagnati da atti di indisciplina, da meri- tarsi una pessima fama. Markready e il nuovo comandante, Tosser McTigue, sono gli esperti e inflessibili marinai di vecchio stampo chiamati a raddrizzare la situazione. Sulle prime, entram- bi si troveranno disorientati a bordo della mastodontica nave e di fronte ai giovani ufficiali, tipici esponenti della Nuova Marina Modello, i quali pare non credano piú alla dedizione e all'impegno continui né allo spirito di corpo, che sono invece elementi imprescindibili per amalga- mare la portaerei in tutti i suoi reparti e renderla un'uni- tà efficiente, che, all'occorrenza può diventare una terri- bile macchina bellica. Nel giro di sei mesi, la Leviathan diventerà una nuova nave e otterrà risultati di gran lunga superiori alle piú rosee speranze dei grossi calibri dello Stato Maggiore del- la Marina, mentre il comandante in seconda, confortato nella sua impresa dalla bella e affascinante Annabel Po- well, vincerà numerose aspre battaglie nei confronti dei duemila uomini di equipaggio e degli esuberanti ufficiali piloti imbarcati. Eppure, tutto ciò, forse, non basterà... CAPITOLO 1 IL NUOVO comandante in seconda della nave di Sua Maestà Britan- nica Leviathan rimase accanto alla battagliola del cassero di pop- pa, mentre i fanalini del tassí che portava alla stazione il suo pre- decessore si allontanavano nell'oscurità dal cantiere navale. Il passag- gio delle consegne era stato triste e imbarazzato. Il nuovo comandante in seconda aveva tentato di nascondere l'impazienza di sostituire il col- lega, ma, mentre questi l'accompagnava nella visita alla nave, aveva provato la dolorosa sensazione di officiare un rito funebre in memoria della carriera di un compagno. Tony Dempster, ora seduto in quel tassí, aveva nutrito grandi speranze per la Leviathan ed era parso I'uomo giusto per realizzarle. Ormai, avrebbe potuto considerarsi for- tunato se lo avessero imbarcato ancora Le vicende del primo anno di armamento della Leviathan erano or- mai un capitolo del libro nero della storia della Marina. La Leviathan H.M.S. LEVIATHAN era la piú grande portaerei che fosse mai stata costruita per la Marina di Sua Maestà Britannica. L'Ammiragliato aveva fatto di tutto perché la nave prendesse il mare con uno stato maggiore e un equipaggio il piú efficienti possibile. Per formare il gruppo aereo, erano state scelte cinque delle migliori squadriglie dell'Aviazione della Marina. In teoria, la Leviathan sarebbe dovuta essere l'unità piú bella ed efficiente della Marina. In realtà, aveva arrancato da un fallimento all'altro. A quell'epoca, I'attuale comandante in seconda era in servizio in Estremo Oriente, ma l'eco di ciò che accadeva sulla Leviathan gli era arrivato fino a Singapore. Alla Leviathan non era stato risparmiato nessuno dei marchi d'infamia caratteristici delle navi peggiori. La sua storia era stata un susseguirsi di assenti alla partenza, di circa una dozzina di punizioni alla settimana, di boicottaggio delle attività di bordo. Poi, la Leviathan era stata richiamata improvvisamente a Ports- mouth, le squadriglie aeree erano state sbarcate e l'equipaggio trasfe- rito. Il comandante, il comandante in seconda, il comandante della for- za aerea imbarcata e uno stuolo di ufficiali di Marina e d'Aviazione erano stati trasferiti ad altri incarichi. Non erano stati congedati allo sbarco, ma si erano visti assegnare altri incarichi, e questo dimostrava che in ogni caso, almeno professionalmente, quegli ufficiali potevano considerarsi finiti. Nel frattempo, la nave era rimasta in attesa dei loro successori e in particolare del nuovo comandante in seconda, il capi- tano di fregata David Robert Markready. Il nuovo comandante in seconda della Leviathan non poteva certo essere definito un brillante ufficiale di Marina. La qualità che piú spes- so gli veniva attribuita dalle note caratteristiche era la "fermezza". Ormai sui quarantacinque anni, era un uomo ostinato, che procedeva con cautela, un passo dopo l'altro, fino a quando non aveva raggiun- to il suo scopo, mentre altri, che magari erano parsi piú promettenti, cedevano a metà strada. I suoi coetanei lo consideravano antiquato, poco duttile e troppo intollerante: in altri termini, incapace di tenere sotto controllo le personalità antitetiche del corpo ufficiali di una por- taerei. Ma la Leviathan rappresentava un'occasione d'oro per Bob Markready, il quale, se fosse riuscito a farla funzionare a dovere, poteva considerarsi un uomo arrivato. Il nuovo comandante in seconda era consapevole dell'opportunità che gli si offriva. Inoltre, era convinto non solo della possibilità di rimettere in riga la Leviathan, ma anche di essere l'uomo adatto per farlo. Per di piú, se alla Leviathan andava imposta una nuova disci- plina, quello era il momento migliore per farlo. Ad esempio, i correnti di battagliola del ponte di poppa erano in bando. Il comandante in seconda si guardò attorno. Quando Tony Dempster aveva lasciato la nave, I'ufficiale di guardia era presente, ma in quel momento, dopo meno di cinque minuti, era scomparso. Il comandante si sentí perva- dere dall'irritazione. « Ufficiale di guardia! ~< Eccomi. Che c'è? L'ufficiale di guardia sbucò dalla garitta ricavata nella paratia di poppa. Aveva in mano una sigaretta, ma quando vide il comandante la gettò fuoribordo. « Agli ordini, signore. » Mentre l'ufficiale di guardia restava sull'attenti, il comandante in seconda lo studiò: aveva il berretto di sghimbescio e la cravatta allen- tata. E, per giunta, un'espressione ottusa e risentita. « Faccia tesare quei correnti, sono in bando da tutte le parti! « Sí, signore. Ma gli uomini di guardia stanno cenando, e per il mo- mento non ho sottomano nessun operaio che possa farlo subito... » « Operaio? » L'irritazione del comandante in seconda stava tramu- tandosi in collera. « A che le servono gli operai? Può farlo il timo- niere. « Sissignore, ma... « Come si chiama? :~ « Bird, signore. » « Signor Bird, le sarei grato se ordinasse al timoniere di tesare quei correnti. Immediatamente. Il timoniere, che si trovava a pochi passi di distanza, non era uno sciocco. Avendo avvertita una gelida punta tagliente nella voce del comandante in seconda, aveva già afferrato una caviglia per piombare e si era chinato sul primo candeliere della battagliola. Il comandante in seconda fece un cenno verso la porta stagna di poppa. « Venga con me, signor Bird. I due ufficiali rimasero a fianco a fianco oltre la porta stagna, nel carruggetto, tra le due file di cabine riservate agli ufficiali. Le cabine erano deserte e il corridoio sudicio. Dal soffitto pendevano alla rin- fusa cavi dell'impianto elettrico volante. Il rivestimento di plastica del pavimento era disseminato di frammenti di carta, di pezzi di cime bi- sunte e di mozziconi. Il comandante in seconda riportò lo sguardo su Bird. L'ondata di collera cominciava a placarsi. Bob Markready riuscí a parlare con voce controllata. « Non so che cosa creda di aver dimostrato, là fuori, Bird, ma se vuole il mio parere è stato uno spettacolo deprimente. Ma signore, siamo in cantiere, no? per questo che ho pensato che dovessero occuparsene gli operai... « Non m'interessa ciò che ha pensato! Le avevo dato un ordine! :~ « Sissignore, ma... » Il comandante in seconda si sentí pervadere nuovamente dalla col- lera. « Signor Bird, se aggiunge una sola parola la farò sbattere a ter- ra cosí in fretta, che non avrà tempo neanche di fiatare! « Le porgo le mie scuse, signore. Mi scuso di tutto. :~ « No, non è tutto! » Incollerito com'era, il comandante in seconda aveva sentito male. « Quando il timoniere avrà finito di tesare quei correnti, gli dica di prendere una ramazza e di spazzare questo car- ruggetto. in uno stato deplorevole! E finché sarà di guardia riman- ga sempre in coperta. Intesi? » « Sissignore. » Il comandante in seconda andò nella sua cabina. Tremava ed era disgustato di sé stesso. Si era abbassato a discutere con un tenente davanti a terzi. La grande nave era quasi riuscita a fargli perdere le staffe al primo incontro. Nel salottino, Mulligan, il suo attendente, stava togliendo gli indu- menti dal baule di metallo nero, per poi andare a riporli nell'adiacen- te cabina-letto. Nell'angolo piú lontano c'era una cassa da imballag- gio col coperchio aperto. Il comandante in seconda si sentí pervadere da un'ondata di calore, alla vista dei libri che conteneva. Markready non aveva mai collezionato ricordi della sua carriera militare, né si portava dietro i ritratti, fatta eccezione per una fotografia di suo pa- dre in uniforme da commodoro. Ma i suoi libri l'avevano sempre se- guito. Il comandante in seconda era dotato della capacità camaleon- tica caratteristica degli ufficiali di Marina: sapeva adattarsi con faci- lità ai nuovi ambienti, tanto che di lí a un mese avrebbe provato la sensazione di esser vissuto in quella cabina da molto tempo. « Lasci stare i libri, Mulligan. Me ne occuperò io. « Sissignore. » Mulligan era un tipo tarchiato, dal torace prominente e dai capelli rossicci che cominciavano a diradarsi. Aveva il naso grosso e paonaz- zo, ma Tony Dempster lo aveva assicurato che Mulligan era astemio, oltre che un ottimo attendente. « Nel frattempo, guardi se in tutta quella confusione riesce a tro- varmi la divisa ordinaria e una camicia inamidata. Il comandante in seconda si era sempre cambiato, per cena, in se- gno di rispetto per i suoi ufficiali. Non aveva nessuna importanza, per lui, che in quel momento la nave fosse praticamente deserta e che la cena consistesse in uno spuntino improvvisato. Quando raggiunse l'an- tisala, si seccò nel notare che era l'unico ufficiale in uniforme da; pranzo. Imbarazzati nel vedere il comandante in sparato e cravatta a I H.M.S. LEVIATHAN farfalla, i pochi ufficiali presenti lo salutarono con aria circospetta e andarono a montare la guardia. Il comandante in seconda si guardò attorno, scoraggiato. Forse, quando fossero stati presenti tutti gli ufficiali. quel locale avrebbe avu- to un'aria piú allegra. Ma ora, completamente vuotoera alquanto de- primente. Il vasto quadrato ufficiali della Leviathan e le due salette comunicanti erano destinati a ospitare l'intero stato mag~iore che una volta imbarcate le squadriglie aeree, avrebbe compreso circa tre- cento uomini. Le salette erano state progettate come locali di ritrovo per gli ufficiali, ma erano arredate senza gusto né fantasia. Le paratie erano ricoperte di una formica azzurra che conferiva ai locali un'aria gelida e inospitale. I soffitti, gia bassi, erano ulteriormente abbassati da un labirinto di tubi e cavi elettrici. Nelle due salette non esistevano quadri, fatta eccezione per un ritratto con dedica della Famiglia Reale. Le poltrone e i divani erano ricoperti di una lucida imitazione-pelle color azzurro. Sul pavimento c'era un tappeto di un azzurro piú inten- so. La prima saletta dava su un altro locale arredato con un pianoforte due alte rastrelliere portalettere e un tavolo disseminato di giornali. H.M.S. LEVIATHAN Al bar, il cameriere attendeva l'ordine del comandante in seconda. « Gin rosa, per favore. 11 comandante in seconda firmò lo scon- trino col proprio nome e il numero uno, cioè il numero riservato per tradizione al presidente della mensa. a Come ti chiami, cameriere? » « Sottocapo cameriere Connolly, signore. :D Connolly s'era offerto volontariamente di prestare servizio al bar. Le ore erano lunghe e il compito ingrato, ma Connolly provava un gusto cinico nel vedere gli ufficiali nei momenti in cui si lasciavano andare. « Da quanto tempo sei imbarcato su questa nave, Connolly? » « Fin dal primo giorno d'armamento, signore. » Il comandante in seconda captò nella voce di Connolly la circospe- zione caratteristica di tutti coloro che avevano fatto l'imbarco prece- dente sulla Leviathan. In quell'attimo, dall'antisala giunse una specie di profondo muggito. Era il primo tenente di vascello, che stava appendendc il berretto. « Ehi, Connolly, un whisky con acqua, e fai presto! » In genere, i primi tenenti di vascello delle portaerei erano individui competenti e socievoli, che a un certo punto della carriera si erano lasciati sfuggir l'occasione buona. Quello della Leviathan poteva esser- ne considerato il prototipo. Era un uomo tarchiato, dal ventre pro- minente, le guance paffute color mattone e gli occhi azzurro vivo. Sullo sformato giaccone di stoffa pesante spiccavano tre file di nastri- ni erra. soora i auali si notavnl hi~n 771lrr~ Distinguished Service Cro~s. « Buonasera, signore. Spiacente di vederla tutto solo proprio la sua prima sera a bordo. « A quanto pare, sono rimasti ben pochi ufficiali a bordo. « Gli ufficiali della Leviathan sono quasi tutti sposati, signore. In genere, quando siamo in porto, dopo le quattro non resta piú nessu- no a bordo, tranne gli ufficiali di guardia. Lei è sposato, signore? » « No. Era un'informazione importante. L'equipaggio preferiva che gli uf- ficiali superiori fossero sposati, di modo che gli impegni familiari li tenessero lontani dalla nave sia dopo cena sia durante la fine settima- na. Ora la notizia che il comandante in seconda era scapolo sarebbe arrivata all'equipaggio per mezzo di Connolly e al resto dello stato maggiore attraverso il primo tenente di vascello. Il comandante in seconda e il primo tenente cenarono insieme, in un'atmosfera tesa e imbarazzata, bloccata da un atteggiamento di re- ciproco sospetto. La conversazione si ravvivò solo alla fine del pasto. « Da quanto tempo è imbarcato sulla Leviathan, Numero Uno? » Il primo tenente sospirò. « Fin dai tristi inizi, signore. F 11 comandante in seconda si accigliò. « Che cosa intende dire? :D « Solo che ero addirittura presente al varo della nave. E che du- rante il varo restò ucciso un operaio. E questo fu solo uno della lun- ga serie di incidenti. a Che tipo d'incidenti? » « Uomini che si infortunavano, cose che andavano continuamente per il verso storto. I giornali ci chiamavano "la nave maledetta". E avevano ragione. Ma, quanto a questo, hanno ancora ragione. :~ « Nunlero Uno, per stasera le lascio passare un commento del ge- nere. Ma non voglio piú sentirlo. x « Oh. non lo ripeterò, signore. Le sto raccontando tutto questo solo perché me l'ha chiesto lei. Ormai era chiaro per entrambi che la conversazione avrebbe dovu- to interrompersi qui, ma il comandante in seconda si sentí tenuto a -- premunirsi, informandosi su ciò che era accaduto a Tony Dempster. « Mi racconti che cos'è successo alla fine. Il primo tenente si strinse nelle spalle. Se il comandante in seconda voleva tormentarsi coi particolari del fallimento del suo predecessore, peggio per lui. « Niente di particolare. Era chiaro che dovevamo arrivare a una crisi. Per una ragione o per l'altra, c'è sempre stato del cattivo san- gue tra marinai e aviatori. Poi le cose precipitarono, e ognuno si schie- rò da una parte o dall'altra. Dopo un po', dare ordini divenne una specie di gioco d'azzardo. Accadeva esattamente il contrario di ciò che accade in quella StOFia della Bibbia... Sa, quando Gesú Cristo dice a Lazzaro: "Alzati e cammina", e Lazzaro si alza e cammina. Arri- vammo al punto che, se dicevamo a un marinaio "alzati e cammina". avevamo tutte le probabilità di sentirci mandare a quel paese. » è: Il comandante in seconda moriva dalla voglia di ri- spondere al segretario che si sbagliava di grosso. L'unica speranza della Leviathan era che qualcuno si lasciasse coinvolgere dal suo de- stino, che le si dedicasse anima e corpo. IL SEGRETARIO abitava nella parte vecchia di Portsmouth, in una fila di case a tre piani, di stile vittoriano. Il comandante in seconda riuscí a parcheggiare la macchina solo a duecento metri dalla casa. Evidentemente, gli invitati erano piú di "un paio". Il segretario spalancò la porta mentre il comandante in seconda saliva le scale. « Buongiorno, Bob. Qua il cappotto. Fanny, vieni che ti presento il nostro nuovo comandante in seconda, Bob Markready. « Oh! E cosí lei sarebbe la nuova ramazza! Molto lieta. :~ « Già sono proprio io. Piacere. » Il comandante in seconda strinse la mano a Fanny, pensando che non era certo il tipo di moglie che avrebbe immaginato di trovare al fianco del segretario. Scriba avreb- be dovuto sposare una donna mondana come lui, mentre invece Fan- ny era grassa e piena di fronzoli, e aveva la faccia eccessivamente im- bellettata. C'era un solo aggettivo per definirla: provinciale. Fanny si fermò sulla soglia del soggiorno e fece un gesto vago. « Certamente, lei deve conoscere tutti, qui. Entri e vada a prendersi da bere. Il soggiorno era affollato, e Fanny aveva avuto quasi ragione: il comandante conosceva un sacco di gente. C'erano molti colleghi del segretario con le mogli, e anche alcuni vicini di casa, com'era nor- male in quelle riunioni della domenica mattina. Ma c'era anche un terzo elemento, meno familiare: tre giovanotti leggermente ubriachi, H.M.S . LEVIATHAN che facevano gruppo per conto loro vicino alla finestra. Non erano ufficiali della Leviathan e non avevano certo l'aria di essere vicini di casa di Scriba. « Prenda, Bob. Il segretario apparve al fianco del comandante in seconda. « Un bel gin rosa abbondante, per combattere il freddo. « Chi sono quei tre vicino alla finestra? Il segretario tirò un profondo respiro, disgustato. « Sono tre piloti della squadriglia di Rupert. Rupert mi ha chiesto se poteva portarli e io, come un idiota, gli ho risposto di sí. A quanto pare, hanno l'in- tenzione di ubriacarsi il piú possibile e il piú in fretta possibile; e coi miei liquori. Ha già conosciuto Rupert Smith, Bob? il comandante di una delle squadriglie aeree che ci verranno assegnate. » « No, ma mi piacerebbe conoscerlo. » Non avendo mai prestato servizio su una portaerei, il comandante in seconda non aveva avuto praticamente contatti con gli uomini del- I'Aviazione della Marina. Studiò con maggiore attenzione il terzetto vicino alla finestra. Se ne stavano vicini, immersi nella loro conver- sazione, e nella compattezza del loro gruppetto c'era qualcosa che ta- gliava completamente fuori gli estranei. Uno di loro non si era nem- meno preso la briga di mettersi un abito completo e indossava un maglione di lana color limone chiaro e un paio di calzoni sportivi. Il segretario tornò, accompagnato da un ometto basso ed esile, coi capelli biondi e la carnagione rosea. « Questo è Rupert Smith, Bob, comandante del "Piede Pesante di Rupert". » Rupert Smith sorrise, stringendo la mano del comandante in secon- da. « il nomignolo della mia squadriglia signore. » Durante la conversazione, il comandante in seconda s'informò sul passato militare di Rupert Smith. Smith era un ufficiale di carriera e aveva scelto la specializzazione di pilota cosí come altri del suo stesso corso di Dartmouth avevano scelto di specializzarsi in navigazione o in direzione del tiro. Era innanzitutto un ufficiale di Marina in ser- vizio permanente effettivo, e poi, solo secondariamente, un pilota. Se anche gli altri comandanti di squadriglia erano come lui, potevano rappresentare un vantaggio non solo per il quadrato ufficiali, ma per l'intera nave. Da parte sua, Rupert Smith era ansioso di fare una buona impres- sione. Sapeva che il mantenere buoni rapporti sarebbe stato una parte vitale del suo lavoro a bordo. Gli ufficiali d'aviazione godevano fama di strafottenti e di indisciplinati di fronte a tutte le regole acquisite dei quadrati ufficiali di tutte le navi... Imbarazzato, Rupert notò che i suoi tre ufficiali vicino alla finestra facevano di tutto per dar credito a questa reputazione. Fece un passo all'indietro ed evitò per un pelo di pestare i piedi a una donna che si trovava alle sue spalle. « Scusi... » « Stavo appunto chiedendomi quando ti saresti accorto di me, Ru- pert. « Annabel! Santo cielo, quanto tempo è passato! :~ Rupert la baciò con calore, ma fraternamente. « Annabel! Conosci il comandante in seconda Markready... Dalla finestra giunse un fracasso di vetri rotti: il pilota col maglio- ne aveva inciampato contro uno sgabello, ed ora era sdraiato sul tap- peto, con le gambe per aria, e rideva sgangheratamente. Mentre l'atmosfera della stanza si faceva di gelo, Rupert Smith po- sò il bicchiere sulla credenza. « Scusatemi un attimo. :~ Annabel si limitò a inarcare le sopracciglia, poi tornò a rivolgere l'attenzione sul comandante in seconda. « A quanto pare, c'è qualcu- - no che ha alzato un po' troppo il gomito. Il comandante in seconda ammirò la sua calma. Quella donna era dotata dell'impassibilità caratteristica delle vere mogli degli ufficiali di Marina. « Su che nave è imbarcato, comandante? « Sulla Leviathan. ` « Oh, ma allora è lei! La conosco già di fama. Non è quello che ha intenzione di rimettere ordine sulla portaerei? :~ « Appunto. » .- Annabel l'aveva notato non appena aveva messo piede nella stanza. i'f La sua statura e i suoi capelli, ormai quasi completamente grigi, lo = facevano spiccare tra la folla. Aveva l'aria dell'uomo deciso, vulcanico f'G e pericoloso, con quella faccia quadrata, gli occhi dalle palpebre pe- santi e le rughe profonde agli angoli della bocca. Ma pareva anche vulnerabile. Pelfino in quel momento aveva un'espressione perplessa, di solitudine, come se, pur trovandosi in mezzo a un gruppo di gente, se ne sentisse estraneo. « Sono certa che ci riuscirà. Mi rendo conto che da parte loro è deplorevole, ma alcune mogli degli altri ufficiali cominciano già a ~,scommettere su di lei. :~ « Se qualcuno le offre di scommettere a mio favore, accetti pure. L« piacevole, una volta tanto, incontrare una persona cosí sicura di sé :disse Annabel. ~f, Lo lusingava il fatto che lei lo guardasse direttamente negli occhi, senza distrarsi lanciando occhiate in giro. Indossava un abito nero con un~unica spilla di marcassite e brillantini a forma di corona, I'insegna della Marina britannica, appuntata sulla spalla destra. Aveva la fron- 37 1 te troppo spaziosa e il naso troppo lungo per essere definita bella, ma, guardandola, il comandante in seconda provò la stessa vertigino- sa sensazione di compiutezza, la stessa euforia di quando si arriva sul- la cima di una collina e si vede per la prima volta il paesaggio sot- tostante. « Oh, mamma mia, credo proprio che quei tre stiano per essere messi alla porta! » I tre piloti venivano spinti verso l'uscita da Rupert Smith, che aveva la faccia contratta. Quello con il maglione era un tipo dalle spalle spioventi, i lineamenti appuntiti e i capelli castani, lisci e sottili. Barcollava leggermente. Si fermò vicino ad Annabel e al comandante in seconda, sorridendo furbescamente. « E cosí, si è portato dietro la sua palla al piede, vero, signore? » Ruttò. « Che Dio la benedica, signore. » Si batté affettatamente la ma- no sulla bocca. Il commento era cosí familiarmente offensivo. che Markready si sentí mozzare il fiato. H.M.S. LEVIATHAN « Palla al piede...? » Il comandante in seconda torreggiò sopra il giovane pilota, con un'espressione minacciosa. « Mi stia a sentire, non so come lei si chiami e non so dove abbia imparato l'educazione, ma voglio dirle una cosa: non sono sposato, e, se lo fossi, certo non userei un linguaggio del genere per definire mia moglie. Prima di sa- lire a bordo, sarà bene che impari a comportarsi correttamente oltre che a portare l'uniforme. :~ Il giovanotto spalancò la bocca. Sembrava sinceramente sbalordito all'idea di aver fatto qualcosa di male. « E ora se ne vada. E si con- sideri fortunato che non sono io il padrone di casa. Bob Markready si voltò e vide sulla faccia di Annabel un'espressione di gioia mista a costernazione. « Sono veramente spiacente, Annabel. Spiacente di essermi espresso in modo tanto pomposo. Siamo stati entrambi molto poco educati. » «on si preoccupi. La palla al piede... » Annabel ripeté la frase come per assaporarne le parole. « Temo che quel giovanotto sia uno dei nostri futuri ufficiali. Inu- tile dire che è un pilota. » « I piloti non le piacciono, vero? » Annabel fu svelta ad afferrare il sottinteso. « Oh, no. Non avrei dovuto esprimermi cosí. :9 Si rese conto di aver parlato precipitosamente. « Non ho ancora conosciuto i nostri piloti. « Ma è convinto che almeno qualcuno di loro non sarà degno della Leviathan? » « probabile. » Markready accettò senza reagire il commento di Annabel . L'incidente aveva messo in evidenza il primo elemento di un pro- blema che il comandante in seconda non aveva previsto: nel quadrato ufficiali della LeYiathan potevano sorgere delle difficoltà nei contatti umani: le difficoltà caratteristiche delle portaerei. Annabel e Markready chiacchierarono distrattamente per qualche minuto ancora, ma ciò che era accaduto aveva turbato il comandante in seconda, che ora si sentiva scosso e preoccupato. Bob sentiva di essersi lasciato sfuggire un'occasione importante, mentre osservava Annabel che, sulla soglia, salutava Fanny. Tuttavia, Markready e Annabel avevano parlato a sufficienza per mettere in moto le sensibili antenne mondane del segretario. « A quanto ho visto, ha conosciuto La Belle Annabel, Bob. O vi cor,oscevate già? » « No. Non l'avevo mai vista. Come si chiama di cognome? » 373 « Powell. Se fossi in lei, Bob, starei attento. Asciugare le lacrime delle vedove è uno dei passatempi piú pericolosi, per gli uomini. » « Non sapevo che fosse vedova! Suo marito era un militare? » « Oh, sí. Tom Powell era uno dei piú brillanti piloti dell'Aviazio- ne. Poi, un giorno, il suo aereo è saltato in aria durante un collaudo. Accadde tre anni fa. Annabel ne fu distrutta. Ma ormai, secondo me, è arrivato giusto il momento di uscire dalla tana, per lei, e di comin- ciare ad affilare le unghie. » « Quanti anni ha? » « Trentuno, trentadue. Ha anche due figli grandicelli. Se fossi in lei, Bob, prenderei tutte le precauzioni possibili, da buon marinaio. Annabel è una mistura esplosiva, per uno stomaco vuoto. » « Come fa a sapere, lei, che il mio stomaco è vuoto? » Il segretario rise. « Perché, non lo è, forse? » CAPITOLO 3 MAN MANO che i lavori di riarmo della Leviathan procedevano, il comandante in seconda cominciava a rendersi conto di quanto sarebbe stato arduo il suo compito. Come tutti coloro che mettevano piede per la prima volta sulla portaerei, già le sue dimensioni lo ave- vano sbalordito. In quadrato si soleva dire, con una battuta ormai tri- ta, che ogni nuovo ufficiale legava un filo alla maniglia della sua ca- bina, per poter ritrovare, come Teseo, la strada del ritorno in quel labirinto. Le proporzioni della Leviath~n tramutavano in ardui pro- bremi di spazio, tempo e numero quelli che, sulle altre navi, erano sem- plici lavori consueti. La sua lunghezza, di quasi trecento metri, era suddivisa in ventisette sezioni per mezzo di massicce paratie stagne che, in senso verticale, scendevano attraverso gli undici ponti e, in senso orizzontale, si estendevano per tutta la larghezza della nave che misurava circa trenta metri. Ognuna di queste sezioni si suddivideva, a sua volta, in una specie di alveare d'acciaio: tutta una serie di com- partimenti minori che, quando si chiudevano le porte stagne, risulta- vano isolati l'uno dall'altro. Il comandante in seconda sentiva di non poter iniziare il proprio lavoro senza aver prima approfondito la conoscenza dei vari reparti e delle attrezzature della Leviathan. Restò stupito dalla reazione calorosa del direttore di macchina, quando lo pregò di accompagnarlo in una visita nei locali delle macchine. « piú di quanto il suo predecessore non abbia mai fatto, Bob. Ricordo che mi capitava spesso di chiedermi che cosa pensasse che ci fosse sotto il ponte di batteria. Preferisce il piccolo giro turistico, o tutti gli otto chilometri di scale da salire e scendere? » « Sarà meglio che veda tutto, direttore. :~ Mentre visitava i locali delle macchine, il comandante in seconda restò allarmato per l'atteggiamento indifferente del personale. Nel lo- cale di un turbo-generatore, un giovane fuochista in tuta azzurra, con una fascia bianca attorno alla fronte, se ne stava con un piede ap- poggiato su un lucido tubo di rame e le mani strette attorno al corri- mano d'acciaio che aveva davanti, tutto intento a osservare il quadro dei manometri alla sua sinistra. Non dette segno d'aver notato i visi- tatori che si trovavano a pochi passi da lui. Il diréttore di macchina lanciò un'occhiata esperta al quadro, poi, siccome era praticamente impossibile intendersi nel fracasso del gene- ratore, fece un cenno verso la scaletta. Per salire al ponte principale bisognava salire quattro scale. Quando fu in cima, il comandante in seconda era zuppo di sudore. « Secondo lei, quel tipo non avrebbe dovuto farci capire in qual- che modo di essersi accorto della nostra presenza, invece di starsene con lo sguardo perso nel vuoto? » « Non se ne stava con lo sguardo perso nel vuoto. Controllava i manometri. » Il direttore di macchina rise, come per scusarsi. « Se non altro, non dormiva. Ed è già un bel successo. » « C'è molta gente che dorme quando è di guardia? » « Sotto il comando precedente ce n'era parecchia, e credo proprio che le cose non cambieranno. » Bob Markready si infuriò all'idea che il direttore di macchina par- tisse dal presupposto che il nuovo periodo d'armamento avrebbe se- guito lo stesso andazzo di quello precedente. Ma non era il momento di discutere su quell'argomento. « In passato deve avere avuto dei brutti momenti, direttore. Si è mai scoraggiato? » Non proprio. meglio considerare la nave come parecchie cen- tinaia di migliaia di pezzi di metallo da far funzionare. » « Ma via, direttore, una nave è molto di piú. Ha una sua persona- lità, una sua vita. » Il direttore di macchina scosse la testa. « Non questa nave, Bob. Se posso permettermi di darle un consiglio... » Il direttore di macchina s'interruppe, imbarazzato, ricordando che conosceva appena il nuovo comandante in seconda. Markready rap- presentava la spina dorsale della Marina, che affondava le sue radici nell~Accademia Navale di Dartmouth e arrivava a Whitehall, e il di- rettore di macchina - che aveva iniziato la carriera come carbonaio - 375 in certe occasioni pareva appartenere a un'altra razza, col suo accento dialettale e l'istintiva soggezione verso i colleghi. H.M.S. LEVIATHAN Il comandante in seconda notò il suo imbarazzo. « Mi dia pure tutti i consigli che vuole, direttore. Sono pronto ad ascoltarli. :~ Il direttore di macchina ritrovò la sua imperturbabilità. « Volevo dirle che farà meglio a non lasciarsi coinvolgere troppo dalla vita del- la nave. Il suo predecessore ha commesso questo errore: tutto ciò che riguardava la nave riguardava anche lui. E ne è uscito col crepacuore. » « Ho affermato che ero disposto ad ascoltare tutti i suoi consigli, di- rettore :esclamò il comandante in seconda. « Ma avrei dovuto dire: tutti tranne questo. » Il direttore di macchina abbassò il capo. « Come vuole. Ma prefe- rirei non vederla travolgere da un colpo di ramazza, com'è accaduto a Tony. » La questione del lasciarsi o men(j coinvolgere dalla vita della nave saltò fuori nuovamente quando il comandante in seconda fece il giro degli alloggi in compagnia del primo tenente. Evidentemente, i pro- gettisti della Leviathan non erano riusciti a risolvere il problema di dotare l'intero equipaggio di alloggi veri e propri. Uno di questi al- loggi, infatti, era stato semplicemente ricavato in un ampio carrugget- to che conduceva al locale caldaie. Gli stipetti erano stati inseriti a paratia, negli intervalli tra cavi e macchinari. In uno spazio dietro un grosso condotto di ventilazione era stato improvvisato un deposito per le brandine, mentre gli appositi sostegni s'incrociavano disordinata- mente sotto il soffitto. Tre tavole sporgevano da murata. Il comandante in seconda era indignato. « E questo lo chiamano un alloggio? » « Sissignore. » « Quanti uomini ospita? :~ Il primo tenente consultò l'elenco che aveva in mano. « Trentaset- te, signore. » « Trentasette? Santo cielo! E a chi è riservato? » « Agli uomini di una delle squadriglie. Ma anche loro hanno avuto la loro parte di alloggi decenti, signore. « Ma ci dev'essere una soluzione! » « Non esistono soluzioni, signore. Ma non si preoccupi, gli uomini ci si abituano. » « assurdo iniziare un nuovo comando con un atteggiamento del genere! » « Ha ragione, signore, ma non c'è altro da fare. inutile lasciarsi coinvolgere da una situazione senza via d'uscita. » 376 « Lasciarsi coinvolgere! » Quella frase fu come una miccia, che tramutò in collera il senso di frustrazione di Bob. « Lasciarsi coinvol- gere è il nostro preciso dovere! Come diavolo possiamo aspettarci qual- cosa dall'equipaggio, se noi ufficiali non ci sentiamo coinvolti? in dispensabile prendere provvedimenti prima della fine dei lavori. » « Studierò meglio il problema, signore. » Il comandante in seconda si voltò verso il primo tenente, a testa bassa come per caricarlo, ma poi si rese conto, con un improvviso stupore, che per poco la Leviathan non era riuscita a fargli perdere le staffe. Si controllò. Il primo tenente era un collega degno di ri- spetto, imperturbabile nel viso e nell'animo, e non si sarebbe lasciato intimorire. Doveva aver già dibattuto a fondo il problema degli allog- gi, e se ci fosse stata una soluzione l'avrebbe già trovata. « Studierò anch'io questo problema. » « D'accordo, signore. » Ma, COII l'accumularsi del lavoro, il comandante in seconda non ebbe tempo di pensare agli alloggi. Fino all'arrivo del comandante in pri- ma, oltre ai compiti quotidiani di sua normale competenza, pesava su di lui anche la responsabilità della nave. Inoltre, la sua stessa perso- nalità faceva sí che il suo lavoro aumentasse, perché tutti erano invi- tati a sottoporgli i propri problemi. Nella nave si era sparsa la noti- zia che il nuovo comandante in seconda non solo era disposto ad ascoltare tutto, ma, per giunta, era dotato di una qualità che l'equipag- gio considerava la piú preziosa: la capacità di prendere decisioni. IL NUOVO COMANDANTE arrivò una settimana prima del previsto, cogliendo di sorpresa il comandante in seconda. Per fortuna, quest'ul- timo stava passeggiando in coperta, quando il tassí si fermò davanti allo scalandrone di poppa. La figura gigantesca in pastrano e cappel- lo a tesa rialzata che se ne stava a osservare curiosamente la Leviathan non poteva essere che Tosser McTigue. Quando arrivò a poppa, il comandante in seconda vide che l'uf- ficiale di guardia era Bird. Quest'ultimo stava chiacchierando col ti- moniere con un'espressione talmente ignara e beata, che Bob provò il slesiderio irresistibile di prenderlo a pugni. Urlando: « Arriva il comandante! », Markready attraversò di corsa la coperta ed ebbe ap- pena il tempo di portarsi la mano al berretto, che già il comandante sbucava in cima alla passerella. « Buongiorno a ]ei. » « Buongiorno, signore, e benvenuto a bordo. » La stretta di mano di Tosser McTigue pareva una morsa d'acciaio. Era evidente che era stato giocatore di rugby. Aveva un orecchio a cavolfiore e il naso rotto, ma al contrario di tanti altri ex atleti non 377 era ingrassato. La figura gli si era appesantita, ma il passo era rimast leggero ed elastico. 11.M.S. LEVIAT~AN : Mi dispiace di non averla potuta avvertire con maggiore anticipo. Spero che la mia telefonata sia arrivata in tempo. » Bob non poté impedirsi di lanciare un'occhiata d'accusa a Bird. Sul- la faccia di quest'ultimo apparve un'espressione allarmata che lo tradí: evidentemente, la telefonata del comandante gli era completamente sfuggita dalla testa. McTigue notò lo scambio di occhiate, ma si voltò dall'altra parte, per esaminare il cassero, che era in un deplorevole stato di disordine. Se solamente avesse saputo del suo arrivo una mezz'ora prima, il co- mandante in seconda avrebbe potuto far rimuovere il grosso dei de- triti del cantiere. « Questi operai ne lasciano di sporcizia in giro » commentò McTigue. Nell'alloggio del comandante in prima, il tavolo da pranzo di mo- gano era coperto di polvere e vecchi giornali erano sparsi qua e là sul tappeto azzurro. Le fodere di cinz delle poltrone, sudice e sgual- cite, erano ammonticchiate sul pavimento. Se fosse stato avvertito in tempo, senza dubbio il maestro di casa avrebbe reso l'alloggio piú abitabile. La cabina era gelida. McTigue si sedette sul divano senza togliersi il cappotto. « Non se la prenda disse a Bob. « colpa mia se sono arrivato inaspettatamente. » Qualcuno bussò alla porta. « Avanti. Oh, salve, Tony! » il comandante guardò preoccupato le carte che il segretario aveva in mano. « Salve, Tosser, come va? » « Benissimo, Tony. Mi fa piacere vedere una faccia amica. ilei il segretario del comandante, su questo imponente vascello? » « Dipende da lei, Tosser. « disposto a restare? Il segretario fece un profondo inchino. « Signore, se non ha ancora nominato il suo segretario, sarò lieto di assumere l'incarico. » « Bene. Si consideri assunto. Ci occuperemo di tutto domani mat- tina. Il comandante aspettò che il segretario fosse uscito. « 1un uomo utile. Ricordo che era dotato di una specie di sesto senso, che gli permetteva di mettere al corrente il comandante di ciò che pensavano gli ufficiali quasi ancor prima che quelli lo pensassero. Be', Bob, I'ul- ' timo comando di questa nave si è risolto in un fiasco solenne. Lei 378 che cosa ne pensa? :~ Bob Markready lo studiò attentamente. A quanto pareva, Tosser McTigue non era il tipo da perdersi in giri di parole. a Secondo me, signore, dev'esserci stata un'insufficienza di autori- tà. » Il comandante in seconda scelse con cura le parole. « Che ma- gari ha superato l'effettiva dose di cattiva fortuna. » « Insufficienza di autorità? » Evidentemente il comandante scarta- va completamente quella teoria. « Io avrei detto esattamente il con- trario. C'erano troppi efficientoni che si agitavano e davano prova del- le loro doti di comando invece di occuparsi delle cose che stavano veramente a cuore agli uomini. Faccia in modo che gli uomini abbia- no regolarmente la franchigia, la posta e l'acqua calda per il pedilu- vio, e il resto verrà da sé. Mi dia retta, Bob. » Il comandante in seconda studiò attentamente la faccia del suo su- periore Con quegli occhi azzurri e l'espressione franca, McTigue ave- va l'aspetto ingenuo d'un cucciolo di cane da caccia. Possibile che fosse convinto che finché ci fosse stata acqua calda nelle docce tutto sarebbe andato bene? « Naturalmente, cercheremo di far funzionare anche le piccole cose, signore. Ma mi creda, c'è di piú. » Il comandante sbuffò. « Tutte queste chiacchiere possono andar be- ne per la pubblicità dei bandi d'arruolamento, ma coi marinai dei no- stri tempi non servono a niente. Ora vorrei conoscere i vari capi ser- vizio. Le dispiace se scendiamo in quadrato? « Nient'affatto, signore. » Uscirono dalla cabina e il comandante in seconda fece strada. La grande nave teneva fede alla sua reputazione di riuscire a stupire co- ]oro che ritenevano di aver cominciato a capirla. Bob Markready era convinto di aver previsto tutte le possibilità, ma a quanto pareva ave- va trascurato uno dei fattori piú importanti: la personalità del co- mandante. CAPITOLO 4 LE SETTIMANE precedenti il giorno della partenza della Leviathan furono le piú entusiasmanti e, dal punto di vista professionale, le piú intense di tutta la carriera del comandante in seconda, che vide la nave prendere forma sotto i suoi occhi, lentamente, come per mi- racolo. Su tutta la portaerei, gli uomini dell'equipaggio eseguivano i loro compiti specializzati con pochissima sorveglianza, se non addi- rittura in modo indipendente. Tuttavia, ben presto il comandante in seconda si rese conto che tra i vari reparti non esisteva praticamente alcun collegamento, e decise di svolgere lui quella funzione. Col pas- sare delle settimane, prese a paragonare la sua posizione a bordo a quella del direttore generale di un grande complesso industriale. Que- sto paragone gli tornava alla mente tutte le volte che, la mattina, ve- deva salire a bordo l'equipaggio. A terra, meno del dieci per cento degli uomini portava l'uniforme. E quando arrivavano nel cantiere parcheggiavano le macchine e le motociclette, per riversarsi in bor- ghese su per lo scalandrone. Osservandoli, a volte il comandante in seconda aveva l'irritante sensazione che la Leviathan non avrebbe mai preso il mare. Forse la nave era convinta di essere un immenso uf- ficio galleggiante destinato a ospitare duemila impiegati della Corona. Ogni settimana arrivava qualche nuovo ufficiale, e il loro primo giorno a bordo, il comandante in seconda li riceveva tutti personal- mente. Anche se, da quando Bob era arrivato sulla Leviathan, gli uf- ficiali erano praticamente raddoppiati, il numero di quelli che pran- zavano quotidianamente in quadrato non era aumentato in proporzio- ne. Bob Markready si domandava il perché di questa discrepanza, ma un giorno, del tutto casualmente, ne trovò la spiegazione: passando in un carruggetto all'ora di pranzo gli capitò di lanciare un'occhiata dalla porta aperta di una cabina. Si fermò, sbalordito. Un giovane ufficiale, di nome Fisher, seduto alla scrivania della cabina, leggeva il giornale, mangiando un panino. Sul letto erano ammonticchiati degli indumenti borghesi: una giacca sportiva, un paio di calzoni e una camicia. Evidentemente, per Fisher la cabina era solo un posto in cui cambiarsi e mangiucchiare panini durante l'ora di pranzo. Fisher balzò in piedi, trangugiando in fretta l'ultimo boccone. Il comandante in seconda abbozzò un gesto, imbarazzato per la sua intrusione. « Non si preoccupi, Fisher, continui pure. » Cedendo a un improvviso impulso di curiosità, Bob guardò in altre tre cabine sullo stesso ponte. Tutt'e tre erano occupate da ufficiali che avevano pranzato per conto loro. Stranamente inquieto e risentito, Bob Markready scese in quadrato. Il suo concetto dello spirito di corpo che doveva animare lo stato mag- giore di una nave non contemplava certo che si potesse restare soli in una cabina a mangiare panini, a bere tè da un termos e a leggere il giornale. Somigliava troppo alla vita degli impiegati di una fabbrica! Poco prima del giorno della partenza, il comandante in seconda con- vocò tutti i capi servizio e annunciò che la prima domenica dopo la fine dei lavori dovevano presentare i reparti al loro comando. I capi servizio ebbero parecchio da ridire, ma Bob Markready si sentí in- 380 coraggiato dall'appoggio del comandante, quando si parlarono dopo la riunione. « Può contare su di me, Bob. So che nella Marina moderna viene considerato antisociale disturbare la fine settimana dei marinai, ma an- ch'io penso sia bene passare in rivista l'equipaggio ogni domenica. » « Grazie, signore. » « Mio Dio, spero che non ci siano guai, questa volta! » McTigue si succhiò una nocca, poi allungò la mano di scatto, come per difen- dersi da un colpo. Fu un gesto strano, il gesto di un uomo che ha un disperato bisogno d'essere rassicur~to. « Nella mia carriera ho pre- so molte navi in cantiere, ma non mi è mai capitato di avere una sensazione altrettanto netta di trovarmi sotto le luci della ribalta. come se l'intera Marina aspettasse di vederci fare la figura dei fessi. :~ « Credo proprio che sia cosí, signore. Ma tutto ciò dovrebbe solo spingerci a metterci di puntiglio. Il comandante provò un impeto di simpatia per Bob Markready. La Leviathan aveva avuto un bel colpo di fortuna, quando le era stato assegnato quel comandante in seconda: Bob, infatti, valeva tanto oro quanto pesava. « confortante avere vicino un uomo come lei, Bob. Credo che faremo molta strada, insieme. » Per tradizione, quando una nave di Sua Maestà Britannica entrava in squadra, o vi rientrava, gli ufficiali e i marinai dovevano radunarsi a terra, marciare fino alla nave e salire a bordo tutti insieme, per poi assistere a una breve funzione religiosa. A confronto con la vastità de'la Leviathan, il corteo che si snoda- va per il cantiere navale, diretto verso la portaerei, appariva sparuto e ben poco marziale. L'umido vento d'aprile spazzava via le note del- la banda della Marina Reale. I binari, le grandi pozze d'acqua pio- vana e il fondo irregolare delle strade del cantiere navale rendevano difficile marciare in ranghi ordinati. Tuttavia, quando l'equipaggio sfi- lò sotto il ponte di volo sporgente e giunse a ridosso della Leviathan, la musica si levò piú baldanzosa, quelli che avevano perso il passo lo ritrovarono e raddrizzarono il capo, e non vi fu un solo ufficiale, tra quelli che si trovavano dietro il podio del comandante, che non condivisealmeno per un attimo, le speranze di Bob Markready per il futuro della Leviathan. La funzione religiosa fu officiata nell'hangar superiore. Il cappella- no della Leviathan aveva avuto l'idea di sistemare l'altare sul mon- tacarichi dell~hangar di poppa, che solitamente era usato per traspor- tare gli aerei fino al ponte di volo e viceversa. Il montacarichi era sta- to abbassato in modo che si trovasse a circa un metro e mezzo sopra il livello del pavimento dell'hangar superiore. Ai due lati dell'altare 381 eranO stati montati dei leggii provvisti di microfoni, uno destinato al comandante e l'altro al cappellano della Flotta. Il lucido pannello di H.M.S. LEVIATHAN tek con le decorazioni di guerra delle navi che avevano portato il no- me Leviathan in precedenza, era appoggiato contro i montacarichi, di fronte al pubblico. I1 comandante in seconda, che se ne stava in prima fila, era in uno stato di estrema tensione. La grande impresa alla quale si era dedicato anima e corpo stava ormai per realizzarsi. La funzione religiosa ave- va un significato simbolico: nessun uomo della Leviathan era solo; marinai e ufficiali dovevano aiutarsi a vicenda. I1 pubblico comprendeva rappresentanti della contea, della città e del porto, del cantiere navale e di altre navi. Dietro questi rappresen- tanti si trovavano gli ufficiali della Leviathan, con le mogli e gli amici, e, alle loro spalle, in un susseguirsi di facce che arrivava fino alla pa- ratia tagliafuoco del primo hangar, era allineato l'equipaggio della Leviathan. Il comandante in seconda guardò quelle facce con affetto e determinazione. Si accorse che i marinai erano irrequieti, distratti. Bisognava guidarli, istruirli. E se lui non fosse riuscito a farlo, tutta la sua fatica si sarebbe dissolta nel nulla, come un castello di carte. Dal ponte di volo piovve inaspettatamente un pallido raggio di sole che illuminò il pozzo del montacarichi, proprio nel momento in cui il cappellano dava inizio alla funzione con il discorso tradizionale: « ...Fratelli, poiché nel corso del nostro dovere ci troveremo tra molti gravi pericoli e poiché senza l'aiuto dell'Onnipotente non potremo mai tener fede alla grande fiducia riposta in noi, uniamo le nostre preghie- re e supplichiamoLo di benedire questa nave e tutti coloro che presta- no servizio su di essa... » Quando i presenti ebbero cantato un inno, il comandante fece un passo avanti per fare appello all'equipaggio, usando l'antica formula dell'esortazione, perché chiedesse a Dio di benedire la nave. Il suo nervosismo era evidente. « Mi appello a voi perché preghiate Iddio di benedire questa na- ve. Benedici questa nave! Che cosa temete, sapendo che Dio Padre è con voi? » « Non temiamo nulla! » Il comandante si sentí rassicurato dal mormorio di risposta del suo equipaggio. « Che cosa temete, sapendo che il Figlio di Dio è con voi? » « Non temiamo nulla! » Gli uomini dell'equipaggio, ormai abituati al suono delle loro stesse voci, ora risposero con maggiore convinzione. « Che cosa temete, sapendo che lo Spirito Santo è con voi? » « Non temiamo nulla! » La terza risposta echeggiò nell'hangar co- me un posaente coro fiducioso. L'esecuzione del Salmo 107 fu meno sicura, e lo stesso comandan- te in seconda si limitò a recitarne le parole, assaporandone la solenne cadenza, che tanto bene conosceva. "Quelli che scendono nel mare sopra navi, che fanno traffico su per le grandi acque. Essi veggono le opere del Signore, e le sue me- raviglie nel profondo mare. Perciocché, alla sua parola, egli fa levare il vento di tempesta, il quale alza le onde di esso..." Con uno scampanellare improvviso della suoneria d'allarme, il mon- tacarichi di poppa cominciò a salire. I fili elettrici si tesero al massimo e alla fine strapparono i microfoni. Il pannello delle decorazioni cad- de all'indietro e precipitò nel pozzo del montacarichi. I1 coro esitò e si spense. Il pubblico cadde in un silenzio attonito, con gli occhi fissi sul montacarichi che saliva, si fermava a poco piú di un metro dal livello del ponte di volo e scendeva di nuovo. Il cappellano della Flotta era dotato di notevole presenza di spirito e, se il montacarichi fosse stato riportato immediatamente nella posi- zione giusta, sarebbe riuscito a ridare solennità alla funzione religio- sa. Ma, accompagnato dallo stesso scampanellare della suoneria d'al- larme, il montacarichi continuò a scendere nell'hangar inferiore. La scomparsa del comandante, del cappellano della Flotta e del cappellano della Leviathan fu troppo, per l'equipaggio. Lo sbalordi- mento iniziale si tramutò in un sorriso, poi in un'aperta risata di scher- no. Dal ponte di volo giunsero delle grida indistinte. Bob Markready, mortificato e furente, si voltò di scatto per zittire quelli che ridevano piú sfacciatamente, ma erano troppi. Tutta la solennità della funzio- ne religiosa si era dissolta. Il comandante in seconda si sentí salire le lacrime agli occhi e, mentre si voltava di nuovo, battendo le palpe- bre, pieno di vergogna, notò nelle prime file Annabel Powell, con un grande cappello di paglia nera. Rimase colpito dall'espressione di sim- patia dipinta sul suo viso. Era come se, oltre a lui, Annabel fosse l'uni- ca persona presente che si rendesse conto dell'obbrobrio di ciò che era accaduto. Bob Markready gliene fu grato. La suoneria d'allarme scampanellò nuovamente, e il montacarichi di poppa tornò quasi nella sua posizione originale. Il cappellano della Flotta imperturbabile, cantava ancora il salmo, da solo, con voce to- nante. Il direttore della banda gli andò dietro e, lentamente, anche il resto del Pubblico si uní al canto. Dopo la funzione religiosa, mentre gli ospiti bevevano il caffè nel quadratO ufficiali, Bob Markready convocò l'ufficiale addetto al ponte di volo. Quest'ultimo aveva trovato l'incidente molto spiritoso, e fu solo quando vide l'espressione della faccia del comandante in seconda che assunse un'aria costernata. « stato uno dei marinai di guardia sul ponte di volo, signore. Gli ordini di massima dicono che i marinai di guardia devono alzare i montacarichi al livello del ponte di volo quando piove. Sembrava che stesse per venire un acquazzone, e cosí... » « Ma per l'amor del Cielo! » Il comandante in seconda non riusci- va a credere alle proprie orecchie. « Non lo sapeva che dabbasso si stava celebrando una funzione religiosa? » « Sissignore, ma se n'era completamente dimenticato. Solo quandQ ha visto spuntare il comandante e i nostromi della Bibbia... » « Chi diavolo sono, i nostromi della Bibbia? » Il modo di esprimer- si dell'ufficiale addetto al ponte di volo accresceva l'assurdità quasi ir- reale dell'incidente. « Mi scusi, signore, volevo dire il cappellano della Flotta e il nostro cappellano. Il marinaio di guardia dice che qualcuno gli ha urlato di ricalarli immediatamente nell'hangar inferiore. E lui l'ha fatto. Solo che la funzione era nell'hangar superiore. A questo punto, il marinaio ha perso completamente la trebisonda. Sono estremamente spiacente per quanto è avvenuto, signore. » « spiacente, vero? Tutto questo pasticcio mette in pessima luce tutti gli uomini addetti al ponte di volo. Dimostra una mancanza d'ad- destramento... » « Il marinaio di guardia è stato appena imbarcato, signore. » « Per quello che mi riguarda, poteva essere appena nato! Esigo che quell'uomo compaia davanti a me per essere punito. Deve pur esserci un paragrafo, nel vostro regolamento, che prevede che il montacarichi venga controllato, prima di... » Il comandante in seconda si riprese bruscamente, rendendosi conto che una punizione inflitta a un marinaio di guardia sarebbe servita solo ad aggravare la situazione. Sospirò. « Be', forse è inutile portare avanti la cosa. Cerchi di met- tere in testa ai suoi uomini che, in futuro, devono usare il cervello. » « Sarà fatto, signore. » Bob Markready si era aspettato che McTigue esigesse una spiega- zione particolareggiata dell'accaduto, e rimase stupito di trovarlo di umore conciliante. « stato un peccato, Bob, ma non ha importanza. » « Forse ha ragione, signore. » Il comandante in seconda inghiottí a vuoto. « Come l'ha presa il cappellano della Flotta? » « rimasto sconcertato, ma ha saputo vederne il lato comico. Ha notato quali versi stavamo cantando, mentre andavamo su eiú? » 384 « Nossignore. » « "Salgono al cielo, poi scendono agli abissi"! Parole maledettamen- te appropriate! » Tosser si dette una manata sul ginocchio e esplose in una risata. Ma ciò non consolò il comandante in seconda. Ormai la notizia che la Leviathan ricominciava coi vecchi scherzetti stava certo facendo il giro di tutte le altre navi. Lui e il comandante sareb- bero stati commiserati, e proprio in un giorno in cui avrebbero do- vuto sentirsi orgogliosi. Il comandante lo stava osservando. « Via, Bob, non se la prenda tanto. Avrebbe potuto succedere a chiunque. Ma, pensò Bob, è successo a noi. La cerimonia per l'entrata in ser- vizio della Leviathan sarebbe stata una delle barzellette dell'anno. LA DOMENICA MATTINA, quando uscí dall isola sul ponte di volo, il comandante in seconda riacquistò un po' di fiducia. Lo spettacolo del- I'equipaggio della Leviathan che si schierava per essere passato in ri- vista, gli mozzò il fiato. Non avrebbe mai pensato che la nave ospitas- se tanti uomini. L'equipaggio della Leviathan, diviso per servizi, for- mava un susseguirsi di berretti bianchi e di uniformi blu che si esten- devano per un centinaio di metri ai due lati del podio. Gli ufficiali capi servizio passarono in rassegna i loro uomini. Ben presto, presero a marciare uno alla volta presso il comandante in seconda, per fare il loro rapporto, salutare e allontanarsi nuovamente. Alle spalle del comandante in seconda c'era il direttore del tiro con un elenco in mano: il suo compito era di assicurarsi che tutti gli uf- ficiali capi servizio facessero il loro rapporto. Quando gli parve che tutti gli ufficiali fossero al loro posto, Bob Markready aspettò il rapporto del direttore di tiro. Gli uomini allinea- ti sul ponte di volo erano immobili, ansiosi, in attesa dell'arrivo di Tosser McTigue. Dal mondo esterno alla nave giungevano dei rumori smorzalí. Il ronzio di una barca a motore che si avvicinava lentamente verso dritta, lo sferragliare di un treno che entrava nella stazione del porto. Il comandante in seconda domandò di sopra una spalla: « Direttore, tutto in ordine? » « Nossignore! » Il suono penetrante della voce roca del direttore del tiro parve propagarsi per tutto il ponte di volo. « Il primo scaglione nocchieri non ha ancora riferito, signore. Si tratta del tenente Bird. » Markready capí immediatamente ciò che era accaduto: Bird si era attardato troppo a fare l'ispezione, poi, quando aveva finito, tutti gli altri ufficiali avevano fatto il loro rapporto e lui non aveva piú avuto il coraggio di affrontare da solo il lungo, spaventoso percorso che do- veva condurlo fino al comandante in seconda. Per un attimo, Bob Markready fu tentato di lasciar correre. Ma quella era la prima volta che l'equipaggio veniva passato in rivista dal nuovo comandante. Signor Bird, faccia il suo rapporto. » « Sissignore! » L'esile voce isolata proveniva da uno dei reparti a sinistra. Nel silenzio del ponte di volo ogni passo della marcia solitaria di Bird fu accompagnato dall'eco sonora dei tacchi ferrati sulle lastre metalliche del ponte. Mentre Bird si avvicinava al comandante in se- conda, gli altri ufficiali capirono, con una sorta di presentimento col- lettivo, che il loro collega stava per combinare un pasticcio col saluto con la sciabola. Quando si fermò, infatti, la sciabola gli sfuggí dalle mani: non bat- té per terra perché fu trattenuta dal cinturone, ma la punta del fo- dero strisciò rumorosamente sul ponte. Tenendo gli occhi fissi in avan- ti, Bird si piegò sulle ginocchia, cercò tentoni la sciabola e l'afferrò... Iasciandola poi nuovamente sfuggire. Alla fine, si decise ad abbassare lo sguardo, prese la sciabola con le due mani e la tenne alzata, prima di raddrizzarsi per fare il suo rapporto al comandante in seconda. Bob Markready fu spietato. « La prossima volta, prima di presen- tare il suo reparto, lo faccia mettere sull'attenti! in posizione di riposo. » Se l'arrivo di Bird di fronte al comandante in seconda era stato un disastro, il congedo fu una parodia di saluto con la sciabola. Facendo un passo indietro, I'ufficiale tentò di passare la presa delle dita dal- I'elsa al fodero. La sciabola sbatté sul ponte e gli s'infilò tra le gam- be, costringendolo a fermarsi, mentre un'esclamazione di sgomento ser- peggiava lungo la fila di ufficiali alle spalle del comandante in secon- da. Quando Bird ebbe ricuperato la sciabola e fu tornato al suo po- sto, Markready provò un sincero rammarico per averlo chiamato a presentare il reparto. Nel frattempo, Tosser McTigue aveva seguito la scena dall'alto del- la scala che portava alla porta dell'isola. A questo punto, fece i primi gradini e si fermò a metà discesa. « Sarà meglio che dica al direttore del tiro di addestrare quel giovanotto nel saluto con la sciabola, Bob. Non ho mai visto uno spettacolo piú pietoso. « Sarà fatto, signore. » Il comandante e il comandante in seconda si divisero l'ispezione. McTigue e i capi servizio ispezionarono la metà dell'equipaggio schie- rata verso prora, mentre Markready con i vice capi servizio si dirigeva verso la poppa. Bob Markready aveva il sospetto che la maggior parte dei marinai fosse contraria piú alla prospettiva dell'ispezione che all'ispezione stes- sa. Una volta agghindato nella sua uniforme migliore, con tutti gli or- namenti, il marinaio nascostamente gode della vanità di una parata. Anni di esperienza avevano insegnato al comandante in seconda come sfruttare a pieno questa vanità. Doveva camminare in fretta, perché aveva un migliaio di uomini da ispezionare, ma non tanto in fretta da dare l'impressione che si trattasse semplicemente di un pro forma. Il comandante in seconda si aspettava che l'aspetto del primo sca- glione nocchieri confermasse l'opinione che s'era fatto sul suo capo servizio, il tenente Bird. Restò quindi sorpreso quando vide che la H.M.S. LEVIATHAN 388 tenuta dei marinai era di gran lunga superiore alla media. Passò tra file di scarpe lucidissime, di capelli tagliati alla perfezione, di berretti dal nastro pulito e di uniformi spazzolate con cura. Bird aveva fatto bene ad attardarsi nella sua ispezione: era piú utile saper apprezzare un aspetto ordinato piuttosto che dover essere costretti a biasimare la sciatteria. Il comandante in seconda riconobbe il proprio errore, e co- minciò a chiedersi se per caso Bird non facesse parte di quella mino- ranza di ufficiali svantaggiati che riuscivano a mostrare il meglio di sé solo ai marinai, facendo invece la figura degli incapaci coi superiori. « Ottimo lavoro, signor Bird. Mi congratulo con lei e col suo re- parto. » Bird si portò la mano al berretto. « Grazie, signore. » Terminata l'ispezione, Tosser McTigue salí sul podio e soffiò nel mi- crofono, per vedere se funzionava. Il rumore dei suoi soffi si propagò per tutto il ponte di decollo in una serie di brevi ruggiti assordanti. Il capo elettricista s'irrigidí, indignato; era per lui una sofferenza con- tinua il fatto che nessuno degli ufficiali superiori avesse com- pleta fiducia negli apparecchi elettrici. Il comandante in seconda lo sentí borbottare tra sé: «...Chissà poi perché ci soffiano sempre so- pra... Non è mica una torta con le candeline! » Com'era già accaduto durante la cerimonia religiosa dell'inaugura- zione, il comandante cominciò il suo discorsetto con un certo nervo- sismo, ma proseguí con maggiore sicurezza: « Come prima cosa, devo scusarmi con voi per non avervi ispezio- nati tutti personalmente. Ma è praticamente impossibile. Il comandan- te in seconda e io ci daremo il turno, di modo che ogni due settima- ne potrò vedere ogni reparto. Inoltre, intendo menzionare i reparti che, a nostro parere, sono i piú ordinati. Oggi, per la mia metà, men- ziono il reparto dei Royal Marines. Nella metà del comandante in se- conda, invece, il primo scaglione nocchieri ». Un mormorio d'approvazione serpeggiò lungo la fila degli ufficiali alle spalle del comandante. Era chiaro che erano tutti convinti, erro- neamente, che il comandante in seconda avesse menzionato il reparto di Bird per scaricarsi da un rimorso e quasi scusarsi col tenente « ...Ora accennerò ai programmi per il futuro, o almeno a quei programmi che sono già stati stabiliti. Innanzitutto, ci addestreremo qui in patria. Domani mattina andremo in rada, caricheremo benzina avio, passeremo la Manica e trascorreremo in mare una quindicina di giorni, per un periodo di prova. Faremo esercitazioni d'emergenza e proveremo il macchinario del ponte di volo. Il lunedí seguente imbar- cheremo le squadriglie aeree, e avrà inizio l'addestramento vero e proprio. Per luglio, dovremo avere completato la nostra istruzione. » Il comandante in seconda capí che Tosser McTigue sarebbe riusci- to simpatico all'equipaggio. Non era un uomo molto intelligente, ma ciò non costituiva uno svantaggio: spesso, I'intelligenza degrada nel grave peccato del sarcasmo. Tosser era dotato di una franchezza che tornava gradita ai marinai. « ...Non mi perderò in giri di parole, con voi. Il precedente perio- do d'armamento ha lasciato in eredità a questa nave una pessima nomea. Ma il passato non ha niente a che fare con noi. Questo è un nuovo equipaggio, con facce nuove e un modo nuovo di considerare le cose. Siamo la nave piú grande della Marina e possiamo essere la migliore. State certi che il resto della Marina muore dalla curiosità di vedere come ce la caveremo. Non credo di esagerare affermando che si aspettano di vederci combinare un sacco di pasticci. » I1 comandante alzò la voce, in modo da farla giungere chiara e spavalda su tutto il ponte di voio. « Ma rimarranno delusi, perché riusciremo a far funzionare que- sta nave. e a farla funzionare bene, procurando al resto della Marina la piú grande delusione della sua vita. So che è possibile. Ma per farlo sarà necessario che ognuno di noi si dedichi anima e corpo al proprio dovere. Se daremo tutto ciò che possiamo, non c'è ragione perché questo periodo d'armamento non sia il migliore che qualsiasi nave abbia mai avuto. » Appena il comandante finí di parlare, scattarono le valvole di si- curezza della caldaia ausiliaria, e per piú di un minuto ogni altro rumore fu inghiottito dal sibilo del vapore che sfuggiva. Il sottufficia- le di guardia in caldaia era rimasto con le orecchie tese per sentire il discorso del comandante attraverso gli altoparlanti di bordo, e si era accorto troppo tardi di una riduzione nella richiesta del vapore. Per Bob Markready fu come se la stessa Leviathan avesse ascoltato il discorso di sfida di Tosser McTigue e gli avesse risposto con un im- menso boato di derisione. CAPITOLO 5 LINDOMANI MATTINA, di buon ora, il giorno in cui la Leviathan avrebbe dovuto prendere il mare, il comandante in seconda fu svegliato dallo squillo del telefono della sua cat ina. Accese la lam- pada da notte: erano le quattro. Con ogni probabilità si trattava di qualcuno che aveva sbagliato numero. « Qui il comandante in seconda. » Bob, sono il direttore di macchina. Quaggiú si dev'essere scate- H.M.S. L~VIATHAN nato un pazzo, che ha fracassato tutti i manometri e i livelli del lo- cale! » Il direttore di macchina aveva il fiato mozzo. « Né piú né me- no com'è successo l'altra volta. Qui è tutto a pezzi! » Il comandante in seconda chiuse gli occhi e si massaggiò lenta- mente le palpebre col pollice e l'indice. « Devo scendere? » « Solo se vuol rendersi conto di persona dei risultati di tutte le belle chiacchiere che sono state fatte per dimostrare che questa vol- ta sarebbe andato tutto diversamente! » « Credo proprio che scendero. » Bob Markready fu colto da un dubbio improvviso. « Questa storia non ci impedirà di prendere il mare, vero? » « No, ed è questo l'assurdo! Hanno preso di mira solo un locale macchine. Potremo partire ugualmente, usando le altre tre mac- chine. » Bob scese dalla cuccetta, s'infilò sul pigiama la giacca e i calzoni dell'uniforme, e tentò di razionalizzare ciò che aveva udito al telefo- no. Perché mai qualcuno doveva fracassare i macchinari poche ore prima della partenza della nave? In coperta si fermò per scrutare il tempo. Stava cadendo una piog- gerella fitta e continua. Il molo era squallido e deserto, sotto le luci giallastre. Bob sbadigliò, poi si rese conto di non avere la piú palli- da idea di dove l'avesse chiamato il direttore di macchina. Poteva averlo fatto da uno qualunque dei locali macchina della nave. Restò immobile, irritato contro la propria stupidità, ma in quello stesso istante, da una delle scalette che salivano dal basso, sbucò un mari- naio con la fascia del controllo-guasti su una manica e il nome "Dusty" scritto in vernice bianca di traverso sul taschino della tuta. « Ehi, aspetta un momento! Per caso, sai dov'è successo quel guaio ai manometri? » Era incredibile, ma il marinaio lo sapeva. « Nel locale "B", signore. Si passa per l'officina, signore. » « Grazie mille. » Quando scese la scaletta della sala macchine, il comandante in se- conda ebbe la sensazione che le enormi tubature del vapore avvolte nei loro rivestimenti bianchi gli si stringessero addosso. In basso, una voce lo mise in guardia: « Attento ai vetri! » Il pagliolo della sala macchine era coperto di brillanti frammenti di vetro; le schegge erano schizzate su ogni traversino e su ogni 390 sporgenza del quadro dei comandi. Vicino alle valvole a farfalla del- la condotta principale c'erano piú di cento indicatori, e neppure uno era rimasto intatto. Il direttore di macchina si trovava accanto alla valvola di regola- zione, insieme al maggiore di macchina e a tre ufficiali del servizio di auardia. Il comandante in seconda si guardò attorno. « incredibile, diret- tore! Dev'essere stato un pazzo! Ma come ha fatto a riuscirci? » Il direttore di macchina prese da una rastrelliera una pesante chia- ve per volanti e calò con forza un colpo a pagliolo, che fece risuo- nare le lucide lastre di metallo. Alcuni frammenti di vetro schizzaro- no tintinnando nelle sentine. « Ecco come ha fatto! Bastano dieci minuti per ridurre tutto in questo stato. » « Quando è successo? » « Il locale è stato ispezionato da una pattuglia alle tre e mezzo, e a quell'ora era tutto in ordine. Il primo uomo di guardia abbasso è sceso qui alle quattro meno dieci, per alzare la pressione del vapore. E ormai era fatta. L'altra volta ci sono già accadute cose del gene- re, soprattutto nelle notti precedenti le partenze. A volte, lasciavamo le sentinelle nei piú importanti locali macchine per tutta la notte. Ma speravamo che questa volta fosse diverso! » La voce del direttore di macchina era amara. « un'azione cosí assurda! » Gli altri ufficiali fissavano i quadri degli strumenti, amarregiati e affranti. Le file di manometri fracassati risvegliavano in loro i piú brutti ricordi dell'imbarco precedente. Nel vedere quegli sguardi, il comandante in seconda si sentí stringere il cuore. Notò che l'atteg- giamento degli ufficiali contrastava stranamente con quello degli altri uomini di guardia. Anche quelli fissavano il disastro, ma con occhi cupi, indifferenti, come se la cosa non li riguardasse affatto. Il direttore di macchina fece un cenno verso la scaletta. « Andia- mo dal comandante, Bob. L'ho già avvertito. » Tosser era seduto sul bordo della cuccetta, in veste da camera; aveva l'aria insonnolita e perplessa. Il direttore di macchina descrisse in breve ciò che era accaduto e accennò i suoi progetti per riparare i danni. « Saremo costretti ad andare in rada usando tre sole eliche, ma spero che quando avremo finito d'imbarcare il carburante, saremo in grado di usare anche la quarta. » « D'accordo. Trasmetterò un messaggio al comandante in capo e all'Ammiragliato, per metterli al corrente di quanto è successo. » Quando il direttore di macchina se ne fu andato, Tosser McTigue 391 fissò negli occhi il comandante in seconda. « E adesso: come fare- mo ad acciuffare quel pazzo, Bob? » H.M.S. LEVIATHAN Bob Markready cominciava a risentire del risveglio improvviso. Aveva la pelle della faccia tirata, secca, e gli occhi gli dolevano. « Prima di tutto vado a farmi la barba e a darmi una rinfrescata, poi scoprirò chi c'era in piedi e chi girava per la nave, e perché. Rico- noscerò il mio uomo non appena gli metterò gli occhi addosso. » « Vuole che facciamo intervenire il Nucleo Investigativo della zona? » « Oh, no, signore! » Il rifiuto del comandante in seconda fu detta- to da una sorta di riflesso condizionato. Quella vergogna doveva re- stare circoscritta alla nave. Il comandante non ne pareva molto convinto. « iimpossibile tenere completamente nascosta una cosa del gene- re, Bob. Comunque, speriamo per il meglio. Mi tenga informato. » Il piano d'azione del comandante in seconda era semplice, ma co- me spesso accadeva sulla Leviathan, anche le proposizioni piú sem- plici venivano complicate dalla quantità di uomini presenti. Il nume- ro di marinai che avevano delle ragioni legittime per girare per la na- ve di prima mattina risultò molto piú nutrito di quanto il comandan- te in seconda non si fosse aspettato. Al momento in cui era stato combinato il guaio erano di servizio circa trecento uomini, e, in teo- ria, ognuno di loro avrebbe avuto la possibilità di danneggiare i ma- nometri. Al comandante in seconda parve quasi incredibile che nessuno dei marinai interrogati avesse visto qualcosa fuori dell'ordinario. Da qualche parte doveva pur esserci stata una brandina vuota che avreb- be dovuto essere occupata, o un assente ingiustificato da un turno di guardia, o una faccia fuori posto. Ma piú Bob Markready cercava di andare in fondo alla cosa, piú si sentiva avvolto da una sorta di cospirazione dell'indifferenza. Si aveva quasi la sensazione che l'inda- gine riguardasse esclusivamente il colpevole e il comandante in seconda. Alle otto, il lavoro nel porto s'interruppe per qualche minuto allo spettacolo della Leviathan che si avviava verso il mare. I rimorchiatori del cantiere scostarono la grande nave dalla banchina sulla quale ave- va torreggiato per tanto tempo. La pioggia aveva lasciato il posto a una mattinata bella e ventosa. Grandi nubi bianche veleggiavano nel cielo azzurro, proiettando una fuga di chiazze variegate di sole e om- bra sulle murate della Leviathan. I marinai si allinearono sul ponte di volo mentre, con l'acqua che ribolliva sotto la poppa quadrata e con le bandiere del nominativo che svettavano al vento, la Leviathan pun- tava la prora massiccia verso il mare. Il primo viaggio del nuovo periodo di servizio consisteva in un tra- gitto di tutto riposo fino a una boa fuori del porto. Alle nove, la nave cisterna carica di carburante per aerei era già ormeggiata a fian- co della Leviathan. Il carburante per aerei, conosciuto come benzina "avio", venne caricato in cisterne isolate che si trovavano molto al di sotto della linea di galleggiamento. Potenzialmente, I'avio era la so- stanza piú pericolosa che esistesse a bordo. Quando veniva pompata verso il ponte di volo era trattata con estrema delicatezza, come se fosse nitroglicerina, da gruppi addestrati appositamente e muniti di scarpe dalle suole di gomma e di speciali utensili di metallo anti- scintilla. La nave cisterna scostò verso le cinque, quando ormai il coman- dante in seconda aveva capito che la sua indagine era fallita. Aveva interrogato ogni membro dei turni di guardia della notte e della mat- tina presto in macchina e agli impianti elettrici, ed ora stava interro- gando alcuni marinai che, per il loro servizio, qualche volta capita- vano vicino al locale macchine. Era convinto di non aver ancora po- sato gli occhi sul suo uomo. Mentre la nave si preparava a ripren- dere il mare, il comandante in seconda salí sul ponte per riferire il suo fallimento a Tosser. Questi non si scompose. « Non si preoccupi, Bob. Prima o poi quel maniaco esagererà, e noi lo acciufferemo. Ha visto il messaggio del comandante in capo? "I migli~ri auguri a voi tutti nella nuova mis- sione. Vedi Libro di Giobbe, CapitoCo 41, versetti uno e sei." Be'. sono andato a cercare quei versetti, e le assicuro che non potevano essere piú azzeccati. » Tosser prese la Bibbia dalla mensola sopra il tavolo per il carteggio e cominciò a leggere ad alta voce. « "Trarrai tu fuori il leviatan con l'amo, o con una fune che tu gli avrai calata sotto alla lingua? I compagni ne faranno essi un convito? Lo spartiranno essi fra i mercatanti?" » Il comandante posò la Bibbia e passò il braccio attorno alle spalle di Bob Markready. « Noi siamo i compagni, Bob. Ma, il convito? » Il comandante in seconda sorrise. a Già, e il convito? » Per la prima settimana in mare della Leviathan, il comandante in seconda aveva studiato un piano di lavoro completo e concentrato, ben sapendo che i principl, le abitudini e il tipo di tran tran che met- tevano radici durante la prima settimana avevano buone probabilità di durare per tutto il periodo d'armamento. L'equipaggio cominciò dapprima con le esercitazioni di navigazione con nebbia e di abbordo in mare, e vennero formati i gruppi antincendio e di emergenza. Poi passarono alle esercitazioni antincendio e alle riparazioni di avarie su scala piú vasta. Fin dal primo giorno in mare, il comandante in seconda si trovò a H.M.S. LEVIATHAN dover lottare contro un atteggiamento di grettezza e disinteresse reci- proco: ogni marinaio non sembrava assolutamente disposto ad occu- parsi di qualcosa che uscisse dall'andamento abituale del suo reparto. Inoltre, la maggior parte dei marinai giudicava le esercitazioni come una questione di semplice andazzo quotidiano, che non valeva la pena di prendere in troppa considerazione. Ma Bob Markready intervenne immediatamente per mutare questo atteggiamento: per lui, ogni eser- citazione era degna del massimo impegno. Dove c'erano marinai al la- voro, c'era anche il comandante in seconda pronto a criticare e a in- coraggiare, a studiare nuovi metodi per eseguire le esercitazioni ir minor tempo e con minor numero di uomini, sempre stimolando gli uomini a emulare, come amava esprimersi, "il modo in cui è stato fatto la volta precedente". Durante la prima settimana, I'aviazione ebbe solo una parte di se- condaria importanza nelle esercitazioni, mentre, invece, la seconda set- timana fu riservata quasi interamente ad essa. Il lunedí mattina, sei apparecchi dovevano decollare da terra per incontrarsi con la nave. L'equipaggio si dispose ai posti di lancio, mentre gli apparecchi, che volavano a coppia, decollavano e atterravano, uno dopo l'altro, per otto ore. Questo ritmo continuò per l'intera settimana. Infatti, quel- 1'esercitazione doveva servire per collaudare le attrezzature del pon- te di volo. I piloti destinati a quel compito erano tra i piú esperti dell'intera flotta aerea. Agli ufficiali di Marina chiedevano solo di tesare i cavi d'arresto e di tenere la nave, almeno approssimativamente, con la pro- ra al vento. Non si scomponevano se lo specchio per gli atterraggi non rifletteva a dovere, né facevano storie se il segnalatore (per gui- darli negli atterraggi) non era al suo posto. Se poi sul ponte di volo accadeva un disguido che avrebbe fatto sudare freddo piloti meno esperti, loro si limitavano a fare un altro giro attorno alla nave, e se necessario, un altro ancora, finché gli uomini sul ponte di volo non erano pronti. Quei veterani s'innervosivano solo quando c'era un ritardo nel lan- cio ed erano costretti ad attendere. Il momento d'attesa del catapul- tamento dava sempre origine a una tensione di nervi e di muscoli, in previsione della violenta accelerazione lungo la breve pista e della ve- loce serie di manovre da compiere sui comandi non appena l'appa- recchio si fosse staccato dal ponte. Non c'era nulla che scardinasse tanto i nervi quanto essere costretti, in quel momento di profonda 394 concentrazione fisica e mentale precedente il decollo, a rilassarsi, men- tre l'aereo veniva trasferito a mano da una catapulta all'altra. Le catapulte della Leviathan, che erano affidate al comando di Joss Parkhurst, ufficiale di macchina addetto al ponte di volo, dettero con- tinui fastidi durante la settimana d'esercitazioni. Dal momento che si era in crociera di prova, i ritardi non furono mai eccessivamente gra- vi, anche perché, in genere, c'era almeno una catapulta funzionante. Ma c'era da temere per il futuro, quando si sarebbero imbarcate le squadriglie degli aerei destinati alla Leviathan e sarebbe stato neces- sario che le due catapulte fossero adoperate contemporaneamente, per far decollare tre o quattro apparecchi al minuto. Il cattivo funzionamento delle catapulte provocò il primo scontro diretto tra il nuovo comandante delle squadriglie imbarcate e l'uffi- ciale addetto al ponte di volo. La lite covava da tutta la settimana, e, alla fine, esplose durante una riunione dei capi servizio, mentre la nave era all'ancora per la fine settimana. Il comandante in seconda non capí, né finse di capire, i particolari tecnici della discussione, ma istintivamente si schierò dalla parte del- I'ufficiale addetto al ponte di volo, anche perché non aveva molta fi- ducia nella buona fede del comandante dell'aviazione. Quest'ultimo lavorava sodo quanto qualsiasi altro ufficiale a bordo, ma Bob Mark- ready sospettava che lo facesse solo per ambizione personale. Il comandante delle squadriglie era ancora un bell'uomo, anche se cominciava a perdere lo smalto: la capigliatura bionda mostrava un principio di calvizie, e le guance, un tempo scarne, gli si stavano ap- pesantendo. Accecato dall'ambizione, sospettava che l'ufficiale addet- to al ponte di volo avesse provocato deliberatamente il malfunziona- mento delle catapulte, nel tentativo di mettergli i bastoni tra le ruote. «... Ha avuto otto mesi per sistemare quegli aggeggi, e ci dànno ancora dei grattacapi! E anche se le catapulte funzionassero, non ci sarebbe da fidarsi del modo in cui vengono azionate! :~ « Che cosa si aspettava? Sono tutti dei pivellini! I suoi piloti hanno avuto tre mesi per esercitarsi nei loro preziosismi di volo! I miei ra- gazzi hanno avuto una settimana, e lei pretende che siano perfeKi an- cor prima che questa settimana sia trascorsa! » Ma se mancate talmente di sistema e di organizzazione! Non fate a tempo ad annunciare l'O.K., che c'è già qualcos'altro che va storto! L'ufficiale addetto al ponte di volo alzò gli occhi al cielo, come se si fosse trovato a dover sopportare il massimo dell'idiozia da parte di uno dell'aviazione. a Non me lo faccia piú ripetere, comandante: è impossibile riparare i guasti col cronotmetro alla mano! Se è già ar- rabbiatO per quello che è accaduto in questa settimana, figuriamoci che cosa succederà in avvenire! Passerà il suo tempo a rodersi le un- ghie in quella specie di pollaio che è il suo Flyco! Il Flyco era una specie di gabbiotto d'acciaio e cristallo rinforzato, che sorgeva dal- H. M . S . LEVIATHAN I'isola, dal quale il comandante delle squadriglie dirigeva ]e opera- zioni di volo sulla Leviathan. Il comandante delle squadriglie borbottò cupamente: « Vedremo co- me andrà a finire. L'ufficiale addetto al ponte di volo colse immediatamente l'allusio- ne: « Se con questo intende dire che andrà a reclamare dal coman- dante, si ricordi che perde il suo tempo. Posso dimostrargli in pochi secondi che stiamo facendo del nostro meglio. Lui, almeno, è una persona ragionevole! Quando la riunione si sciolse, gli altri capi servizio si aspettavano che il comandante delle squadriglie filasse immediatamente dal coman- dante. Ma piú tardi, quando Markready si incontrò con McTigue, que- sti non accennò alla discussione sulle catapulte, ma si limitò a par- lare in generale delle due settimane appena trascorse. « Che glien'è parso, Bob? » « Non c'è male, signore. « Mi fa piacere sentirglielo dire. Tutto considerato, ho avuto la sen- sazione che, come inizio, non poteva andare meglio. Markready colse il tono stranamente difensivo della voce del co- mandante. E riconobbe tra sé che anche lui poteva aver bisogno di essere rassicurato. Il comandante in seconda aveva smorzato l'ottimismo della sua ri- sposta deliberatamente. Nonostante le rivalità esistenti tra i vari re- parti, era convinto che, da qualche parte, nel caos di quelle due set- timane, avesse messo radici almeno una minima parte di ciò che ave- va sperato. Nulla di tangibile lo dimostrava: le uniche prove erano state un bagliore in uno sguardo, una schiena che si era chinata con entusiasmo, un suggerimento utile arrivato da chi non avrebbe mai pensato potesse darlo. Non poteva affermare che i compagni avessero iniziato il convito, ma era convinto che, se non altro, fossero stati preparati i coperti. CAPITOLO 6 396 C « I SONO NOVITA a proposito dei manometri fracassati, signore? Il comandante in seconda aggrottò la fronte. « No, ancora no. Era domenica sera, e il comandante in seconda e il primo tenente passeggiavano sul ponte di volo. La Leviathan era all'ancora a Spithead, e mutava prora sotto la spinta lieve del vento di ponente e quella della corrente di marea diretta a est. Di fronte alla nave, il cielo era attra- versato dalla pennellata rossa del tramonto, e a poppa, verso oriente, si andavano ammassando nubi violacee e dorate, che portavano la notte con loro. Mentre camminava, il comandante in seconda studiava il ponte di volo della Leviathan. Da lontano, sembrava una specie di levigato pia- no metallico, ma se ci si voleva camminare sopra bisognava stare at- tenti a dove si mettevano i piedi, disseminato com'era di cavi d'arre- sto, di montanti per la rete d'arresto di emergenza, di boccaporti passa- bombe, di bocchettoni delle tubature per il carburante, di bocchettoni antincendio e di veicoli parcheggiati. Percorrerlo, era difficile come percorrere un campo arato. Il primo tenente si domandò se era consigliabile insistere sull'argo- mento dei manometri fracassati. Nella sua domanda c'era stata una sfumatura di malizia. Si era sentito sollevato, se non addirittura sod- disfatto, quando il comandante in seconda non era riuscito a trovare il sabotatore nel giro di poche ore. Un'impresa del genere, aggiunta a ciò che il comandante in seconda era già riuscito a ottenere, avreb- be dimostrato che la cittadella della grande nave stava finalmente per crollare. In questo caso, il primo tenente, insieme con molti altri suoi colleghi, si sarebbe trovato nella posizione di chi ha profetizzato l'im- possibilità di scalare una vetta e poi è mortificato dallo spettacolo di un uomo piú audace che vi pianta la bandiera. Certo, il comandante in seconda sembrava l'uomo giusto per com- piere l'impresa. Il suo stesso modo di camminare lungo il ponte di volo, con le mani allacciate dietro la schiena, la testa china a sfidare il vento, aveva qualcosa di possente, di sicuro. Il segretario del comandante li aspettava a poppa, con le braccia conserte. « Domani è il gran giorno, vero, Bob? Arrivano i Goti e i Visigoti. >~ « Parla dell'arrivo delle squadriglie? « Sí. » ll segretario tirò un profondo sospiro. « Una settantina di nuovi ufficiali che ci piovono addosso tutti insieme. L'intero quadra- to ufficiali resterà sottosopra per almeno una settimana. Non ci sa- ranno piú giornali o tazze da caffè a sufficienza, il bar sarà sempre af- follatissimo. Sarò anche uno snob, ma durante l'imbarco precedente mi sorprendevo a osservare quei ragazzi e a domandarmi: santi nu- mi, di dove arrivano, quelli? Dove li scova, la Marina? L'indomani mattina, non appena la nave si fu allontanata dalla ter- ra, gli uomini andarono ai posti di lancio e gli aerei appontarono. La sera, poco dopo le sei, quando entrò nella prima saletta, il comandan- te in seconda ricordò la descrizione del segretario. Si fermò sulla soglia, con la sensazione di aver sconfinato in una mensa che non era la sua. Nella saletta c'era piú di una cinquantina H . M . S . LEVIATHAN di sconosciuti, e la loro presenza aveva trasformato l'atmosfera: ora non sembrava piú di essere al circolo, tra gentiluomini, ma in un sa- loon di pionieri. L'aria rintronava di chiacchiere che parevano pro- nunciate in una lingua sconosciuta. Il bar era assediato da una ressa di piloti, disposti in sei file com- patte per tutta la lunghezza del banco; alcuni indossavano ancora la tuta di volo. Pestavano i pugni sul banco e gridavano: « Che diavo- lo stiamo aspettando? » E: « Accidenti, cameriere, sbrigati! Il co- mandante in seconda restò per un po' in fondo alla ressa, prima che Connolly si accorgesse di lui, facesse scostare alcuni piloti e lo servisse. Il comandante in seconda si era recato nella saletta prima della so- lita ora con uno scopo ben preciso: offrire ai comandanti delle squa- driglie l'opportunità di presentare sé stessi e i propri ufficiali. Per quanto lo riguardava, si sarebbe sentito a disagio in una mensa che non conosceva finché non gliene fosse stato presentato il presidente. Ma, a quanto pareva, i piloti non si facevano scrupoli del genere. Lan- ciarono un'occhiata fredda al comandante in seconda, notarono la man- canza di ali sulla sua manica e gli voltarono le spalle. Il comandante in seconda bevve alcuni rapidi sorsi dal suo bicchie- re. Gli tremavano lP mani. Un'ondata di rossore gli salí lentamente al collo e alle guance. « Comandante! Posso presentarmi di nuovo, signore? » « Ma certo! » Bob Markready si girò, felice. « Rupert Smith! » Gli strinse cordialmente la mano. « Hanno provveduto a sistemarvi? Men- se, cabine e tutto il resto? » « Sissignore, grazie. Posso presentarle gli ufficiali della mia squadri- glia? » Rupert Smith aveva pensato di fare le presentazioni dopo cena, ma notando l'espressione della faccia di Markready aveva deciso di farlo immediatamente. Fu ricompensato da un sorriso di sollievo. « Senz'altro. Sarò lieto di fare la loro conoscenza. » Rupert Smith fece un cenno discreto, e un pilota alto e dinoccolato, dai capelli rossi, gli zigomi prominenti e i denti molto larghi e in fuo- ri, si staccò dalla folla del bar per raggiungerli. « Il tenente Geoffrey Goodall, signore, mio primo pilota. » Presi in gruppo, i piloti di Rupert rappresentavano un fenomeno del tutto sconosciuto per il comandante in seconda. Bob restò sbalordito dalla loro totale mancanza di interesse: era evidente che non erano minimamente incuriositi dalla Leviathan come nave. Sembravano gio- vani acrobati da circo che osservassero un tendone nuovo, doman- 398 dandosi se veramente avrebbe retto ai loro esercizi. Via via che veni- vano presentati, dopo un banale scambio di frasi, se ne tornavano al bar, dai loro compagni. Rupert Smith presentò a Markready il suo ultimo ufficiale, con una espressione lievemente preoccupata. Si trattava del giovanotto che ave- va dato spettacolo di sé in casa del segretario. « Il sottotenente Alfred Stiggins, signore. » « Stiggins? » Era un nome assurdo, per un ufficiale di Marina. Il comandante non poté fare a meno di ripeterlo ad alta voce, sbalordito. Alfred Stiggins. Sembrava il nome di un direttore d'orchestra: Alfie Stiggins e i suoi chitarristi. « Proprio cosí, signore: Stiggins. Lieto di fare la sua conoscenza. » Il comandante in seconda sbatté le palpebre. Che cosa saltava in mente a quel ragazzo? Stiggins parlava con un accento cantilenante, simile a quello di Connolly. Doveva essere di Birmingham. « Quanti anni ha... Stiggins? « Venti, signore. » Stiggins fece un sorrisetto. « il caso di dire che la mamma non mi ha ancora dato le chiavi di casa. » il caso di dire che la mamma non mi ha ancora dato le chiavi di casa? Il colloquio procedeva in modo peggiore di quanto Rupert Smith tPmlltf~< PPr Ctiooinc rnlf~ctn P il nrin1n imh~r~n cionnrP H.M.S. LEVIATHAN « Proprio cosí, signore. la prima volta che metto i piedi a mollo. » Il comandante in seconda, questa volta trasalí. Non riusciva a cre- dere alle proprie orecchie. Aveva deciso di mettere una pietra sul pas- sato, ma non riusciva a sopportare la rivoltante confidenza che Stiggins si prendeva. « ...Lieto di averla conosciuta, Stiggins. Grazie. » « Non c'è di che, signore. Grazie a lei. Mi stia bene. » Mi stia bene! Era troppo. Markready si sporse in avanti e, mitra- gliando le parole in faccia a Stiggins, proruppe: « Come diavolo si permette di dire "mi stia bene"? Dove crede di essere? Di dove vie- ne, con quella sua... Poi prese addirittura a balbettare, accecato co- m'era dalla rabbia. «...con quella sua parodia di g-gergo d-dialetta- le? Stiggins era convinto di essersela cavata molto bene. Ora, stupi- to e addolorato, si ritirò tra gli altri suoi colleghi. Quando si voltò~ Bob vide che i piloti della squadriglia di Rupert erano disposti in fila. a spalla a spalla, accomunati da una profonda ostilità nei suoi con- fronti. La prima esercitazione a bordo delle squadriglie fu la "Qualifica di appontaggio", durante la quale i piloti, attraverso un certo numero di appontaggi, dovevano far vedere ciò che erano capaci di fare al co- mandante del gruppo aereo e ai vari comandanti di squadriglia. L"'esa- me di matricola", come veniva chiamato, era la prima possibilità con- cessa ai piloti di dimostrare la loro abilità all'intero equipaggio. Al- cuni di loro superarono qualunque aspettativa, e risolsero brillante- mente il problema dell'appontaggio su un vero e proprio ponte di volo. Altri, che forse, durante le esercitazioni sulla terra ferma, si erano particolarmente distinti, non furono all'altezza della situazione. Gli esami di matricola erano famosi per gli incidenti. Quando non era possibile emettere un giudizio preciso su un pilota, quelli dell'aviazio- ne dicevano: « Vediamo come se la cava con la Qualifica d'appon- taggio. Se ce la fa, vuol dire che va bene ». Il primo giorno, I'aria era immobile e ovattata dalla foschia, tanto che la Leviathan fu costretta a procedere a tutta forza per creare sul ponte lo spostamento d'aria necessario all'involo degli aerei. La Ma- nica era liscia come l'olio e avvolta in una coltre di nebbia nella qua- le la nave praticava grandi strappi irregolari, per poi emergere in improvvise schiarite accecanti, attraversate da sciabolate di sole. Quando la Leviathan navigava a tutta forza, i ponti allo~gio di pop- pa erano quasi inabitabili per le vibrazioni della nave che filava sul mare. Al rumore delle eliche si aggiungevano il rumore delle catapul- te proveniente da prora, il boato degli aerei che appontavano, il ge- mito prolungato dei cavi d'arresto tesi al massimo. Nel salotto del co- mandante in seconda si accavallavano altri rumori piú smorzati: il tintinnio d'un bicchiere nel suo supporto, I'irritante cigolio d'un pa- ralume male assicurato. Il comandante in seconda si tappò le orecchie e tentò di concentrarsi sul problema degli alloggi riservati agli uomini dell'aviazione. D'improvviso, si accorse che i giri delle eliche erano diminuiti, che i rumori dell'attività sul ponte di volo si erano spenti. Guardò fuori dall'oblò della cabina. La nave si era quasi fermata e accostava len- tamente sulla sinistra. Intuí che qualcosa non andava. Prese il ber- retto dall'attaccapanni e scese direttamente in coperta a poppa. A circa un miglio di distanza, sulla dritta, si librava sul mare l'eli- cottero di soccorso, detto l"'uccello del malaugurio". Mentre il co- mandante in seconda osservava la scena, I'elicottero aumentò di quo- ta si fermò, poi si alzò di nuovo. Infine, come se avesse assolto il suo compito, virò e tornò verso la nave. Il comandante in seconda sentí dietro di sé la voce del segretario. « Ci risiamo, Bob. Uno dei ragazzi è caduto in mare. » « Morto? » « Credo di sí. L'elicottero ha sorvolato la zona per una ventina di minuti, e mi è parso che non abbia individuato nessuno. » x Sa come si chiama l'uomo caduto in mare? « Un certo MacLachlan. » Lachlan MacLachlan. Markready si ricordava di lui. Era uno dei piloti di Rupertuno scozzese. Parlava con un accento cadenzato e lento, prettamente scozzese, e l'espressione del suo volto ricordava le colline della Scozia, i loro silenzi, i loro crepuscoli e le loro distanze. Ora vicino al cadavere di Lachlan non vi sarebbero stati suonatori di cornamusa, né i dolenti avrebbero intonato il canto funebre tipico di quelle terre. Ci sarebbero state delle formalità da rispettare: bisogna- va convocare una commissione d'inchiesta e informare la famiglia e l'Ammiragliato. Il comandante in seconda andò a trovare Rupert Smith nella sua cabina. « Sono molto addolorato per MacLachlan, Rupert. » « Grazie, signore. Siamo tutti piuttosto abbattuti. Non potevamo co- minciare peggio. » Rupert era seduto alla scrivania, con gli occhi fis- si su un blocco di carta da lettere. « Sto scrivendo al padre, che è uno di quei meravigliosi sacerdoti entusiasti, di quelli che, se voles- sero, sarebbero capaci di convertire una statua di marmo. Voglio sbri- garmela in fretta, con questa storia. Rimandarla servirebbe solo a ren- derla piú difficile. « Si sa cos'è accaduto di preciso~ « Secondo il Flyco, si sono spenti i motori. Lachlan non è riuscito a riaccenderli ed è stato troppo lento con l'espulsione. » « Be', se ha bisogno di una mano me lo faccia sapere. :~ « Grazie, signore. Grazie mille. » Markready non si era aspettato che i piloti si affliggessero morbo- samente nel ricordo di MacLachlan, ma non pensava neppure che l'in- cidente potesse essere dimenticato. Cosí, dopo cena, rimase stupito di trovare piena di piloti la saletta nella quale c'era il piano. Geoffrey Goodall era seduto davanti alla tastiera traendone degli accordi, men- tre un altro dei piloti di Rupert, Chuck Beasley, un tipo basso e gras- so dalla barba rossa, pizzicava una chitarra. Bob riprovò il fatto che proprio la squadriglia alla quale aveva ap- partenuto MacLachlan potesse scegliere quella serata, tra tante, per mettersi a cantare. Ma il suo atteggiamento si trasformò in perplessità quando notò che, al centro del gruppo, era seduto Rupert Smith. Chuck Beasley arpeggiò sulla chitarra, Geoffrey Goodall si uní a lui, e all'improvviso i piloti intonarono in coro: "Quando morí Cock Robin, il cielo s'oscurò e nell'aria ogni uccello piú triste singhiozzò." Il ritornello fu intonato da Rupert Smith in persona. " Chi ha uccico Cock Robin? io, dice la fiamma io mi assumo la colpa io ho ucciso Cock Robin." Il comandante in seconda dovette ammettere che i piloti cantavano benissimo, con una solennità elegiaca, pura, che dava alle parole del- I'assurda tiritera infantile la sincerità di un lamento. " Chi l'ha visto morire? io, dice la mosca io l'ho visto, io stessa io l'ho visto morire." Il comandante in seconda era commosso. Alla fin fine, Lachlan Mac- Lachlan aveva avuto il suo canto funebre. CAPITOLO 7 F IN DAL primo giorno d'imbarco, il comandante in seconda si era impegnato a ricevere chiunque volesse vederlo. Uno dei suoi visi- tatori piú assidui era l'aiutante, capo del servizio di polizia, uomo potente e autorevole. Markready teneva in gran conto le sue opinioni, ma cercava di non dimenticare che l'atteggiamento dell'aiutante a pro- posito della nave corrispondeva né piú né meno a quello di un com- missario di polizia a proposito della sua contea. « S'accomodi, aiutante. So di che cosa vuole parlarmi: del sabato e della domenica di Pentecoste. » « Proprio cosí, signore. Passavo di qui e mi è venuto in mente di dare un'occhiata agli orari delle franchigie, in vista dello sciopero del- le ferrovie. » « Be', non vedo perché questo dovrebbe mutare le nostre decisioni. Lo sciopero dovrebbe iniziare a mezzanotte di domenica, ma potreb- be anche essere revocato. E, comunque, i nostri marinai saranno già in permesso, a quell'ora. « Allora concediamo come il solito l'intera fine settimana? « Dobbiamo. Avvertiremo tutti che sarà loro responsabilità rientra- re in tempo e che non saranno accettate scuse che abbiano a che fare coi treni. La partenza della nave è già fissata e, di conseguenza, qual- siasi ritardo verrà considerato una grave infrazione. Si accerti che tutti i marinai che andranno in franchigia ne siano messi al corrente, pri- ma di lasciare la nave., « D'accordo, signore. Il venerdí sera, il comandante in seconda accompagnò Tosser Mc- Tigue allo scalandrone a poppa. Tosser aveva preso le mazze da golf. « Allora arrivederci, Bob. L'uffìciale di guardia ha il mio numero di telefs)no, in caso ci fosse bisogno di me. :Sferrò un paio di colpi con una mazza da golf immaginaria. « Mi dispiace lasciarla qui solo soletto. L'altro giorno, Laura diceva che ha una specie di complesso di colpa nei suoi confronti. Credo proprio che abbia in mente qual- cosa per lei, Bob, perciò stia attento. Ci vediamo martedí mattina. » Il comandante in seconda s'irrigidí sull'attenti, con la mano al ber- retto, mentre Tosser McTigue si issava in spalla la sacca delle mazze da golf e scendeva la passerella. Markready restò per un po' in coperta, a poppa, a guardare l'esodo in massa degli ufficiali e dei marinai. A quanto pareva, la possibilità di uno sciopero delle ferrovie non spaventava l'equipaggio. La Levia- than stava svuotandosi dei suoi uomini allo stesso modo in cui si svuo- tano i treni dei pendolari, e in realtà il molo vicino alla nave era molto simile al piazzale di una stazione ferroviaria, con quella fila di tassí e di automobili private e la folla di uomini frettolosi. Il comandante in seconda meditò sull'allusione contenuta nel com- miato di Tosser McTigue. Forse, la sua vita privata aveva realmente bisogno di un mutamento radicale. In Marina, era facile restare sca- poli, soprattutto dopo i primi anni. L'atmosfera monastica del quadra- to ufficiali e la vita ritirata che si conduceva a bordo andavano be- nissimo per chi non era sposato. Tuttavia, durante la fine settimana. quando gli ufficiali sposati tornavano in seno alla famiglia, Markread~ provava un acuto rimpianto per non a~ere una mèta da raggiungere H.M.S. LEVIATHA~ a terra. Ma non era detta l'ultima parola: forse aveva ancora modo di ravvivare la sua vita privata. Alla fine si decise: si voltò e percorse la coperta a passo allegro, saltellando a volte, tanto che il timoniere e Bird, che era di guardia, lo guardarono stupiti. « Buonasera, Bird. Bella serata, vero? » « Buonasera signore. Sí proprio una bella serata. La voce di Bird era cauta. Strano, il comandante in seconda non era mai tanto affabile. « Le dispiace se uso il suo telefono per una chiamata a terra? » « Affatto, signore. » Vicino all'apparecchio c'era una guida: Annabel doveva abitare nel- la vecchia Portsmouth, visto che stava nei paraggi di Scri- ba. Bob non aveva piú pro- vato, dai tempi in cui era sot- totenente, quel sudorino alle palme delle mani e quel tre- mito d'ansia nella gola. « Pronto... Sono Bob Mark- ready. Si ricorda di me? Ci siamo conosciuti... « Certo che mi ricordo, Bob. La voce di Annabel era affannosa, ma questo l'aiutò a mascherare il piace- re che quella telefonata le procurava. « Scusi se sono senza fiato, ma ho dovuto scendere le scale di corsa. Stavo cercando un abito. » « Un abito? Esce, stase- ra? >, « Sí, sono fuori a cena. Perché, aveva intenzione di propormi qualcos'altro? L'allegria di Bob scompar- ve. « Be', stasera c'è un rice- vimento a bordo, e volevo chiederle se poteva venire. Mi rendo conto che è tar- di... " « Oh, se solo l'avessi sapu- to prima! » C'era della delu- 405 H.M.S. LEVIATHAN sione nella voce di Annabel: Bob le aveva proposto una serata tanto piú piacevole di ciò che aveva in programma quando ormai era troppo tardi... « Stasera servo solo per far numero, avevano bisogno di una donna sola. E non posso abbandonarli all'ultimo momento... » « Me ne rendo conto. « Oh, Bob, se solo mi avesse avvertita prima. Che delusione! » « Ma forse capiterà un'altra occasione. » « Deve assolutamente telefonarmi, la prossima volta che è in por- to, Bob. « Lo farò. » « Mi scusi, ma ora devo proprio andare. Arrivederci. » « Arrivederci. » Bird e il timoniere si accorsero immediatamente che il comandante in seconda aveva cambiato umore, non appena questi uscí dalla ca- bina del telefono. Rimase a fissare il ponte per qualche minuto, poi si voltò e scese pesantemente la scaletta che portava alla sua cabina, mentre Bird e il timoniere lo seguivano con lo sguardo, interessati. L'equipaggio sarebbe stato lieto di apprendere che anche lui aveva dei guai con le donne, come chiunque altro. In un certo senso, la cosa lo rendeva quasi umano. Durante il ricevimento che si svolse nella saletta, il comandante in seconda ebbe modo di riflettere sull'antica, amata leggenda della Ma- rina secondo la quale le mogli dei marinai dovevano appartenere a una speciale categoria, quasi una sottospecie. Ciò poteva essere vero prima della guerra, ma la generazione postbellica degli ufficiali aveva sposa- to per lo piú vivaci ragazze della media borghesia, ottime nello scri- vere lunghe lettere, capaci di organizzare da sole una casa, di educare i bambini e di occuparsi dei conti. In altre parole, ragazze capaci di mandare avanti la baracca mentre il marito era lontano. Si rese conto che le mogli dei piloti, invece, erano diverse: piú gio- vani, piú graziose, piú decise. Quando il peso della famiglia fosse di- ventato insopportabile, avrebbero costretto il marito a piantare il ser- vizio. Quelle non erano certo mogli di marinaio: avevano semplice- mente sposato dei giovanotti che solo in seguito erano diventati uffi- ciali di Marina. Mentre parlava con le mogli degli altri capi servizio, il comandan- te in seconda si sforzò di nascondere la propria irrequietezza. Erano tutte donne degne di stima, ma la loro conversazione lo annoiava. Per giunta, erano chiaramente troppo consapevoli di trovarsi alla presen- za del comandante in seconda. La moglie del direttore degli impianti elettrici, per esempio, sebbene stesse bevendo una semplice gazzosa, continuava a ridacchiare come se il bicchiere contenesse whisky puro. Si chiamava Gwyneth ed era piccola e bruna. Suo marito, un gallese, apparteneva a una razza nuova, per la Marina: quella della prima generazione di ingegneri elettrotecnici che conoscevano il loro mestiere. Archimede l'Inventore, com'era stato naturalmente battezzato dal cor- po ufficiali, era figlio di un ispettore dell'associazione per la protezio- ne degli animali di una città mineraria del Galles, e il "piccolo car- bonaio" ne aveva fatta di strada, da allora. La moglie del commissario di bordo, che Bob non aveva ancora conosciuto, fu una sorpresa. Il commissario veniva chiamato Joe De- lizia, e col suo atteggiamento schizzinoso e i polsini che gli sporge- vano di un paio di centimetri dalle maniche della giacca, non aveva certo l'aspetto di un commissario di bordo. Nonostante l'eleganza e la disinvoltura da attore consumato con cui avanzava nella carriera na- vale, era dotato di una lingua velenosa. Ma quanto Joe era cinico, tanto Mary, sua moglie, era caritatevole. E mentre Joe Delizia era im- peccabilmente agghindato, Mary aveva una ciocca di capelli fuori po- sto e il rossetto leggermente sbavato. Bob si sentí rincuorato dalla con- versazione di Mary. Evidentemente, tutto ciò che accadeva in Mari- na la divertiva, la commuoveva e, nello stesso tempo, l'affascinava. S'informò dell'andamento della nave con lo stesso tono di voce con cui avrebbe chiesto a suo figlio come andava col cricket. Joe Delizia era un uomo difficile con cui lavorare. Senza Mary, sarebbe stato in- sopportabile. Il comandante in seconda si sentí dare uno spintone al braccio, dietro, e il gin gli si rovesciò sulla mano e sul polso. « Amico mio, quanto mi dispiace! x Il comandante in seconda si asciugò la manica. « Non importa. La donna era molto giovane, indossava un abito di lana nera al- quanto attillato e doveva essere ubriaca. « Lei mi ha tutta l'aria di essere un tipo importante. Questa nave è davvero cosí terribile come dicono? :~ Il comandante in seconda tossicchiò. « Dipende da chi lo dice e fino a che punto la ritiene terribile. » « Maledettamente terribile. » La giovane donna fece schioccare le labbra. « Cosí dice mio marito, almeno. E se lo dice lui... » « Posso chiederle chi è suo marito? » « Julian Bird. Lo conosce? il'ufficiale incaricato della biancheria delle imbarcazioni di bordo, dello spaccio di bordo... » Contava le man- sioni del marito sulla punta delle dita. « ...Ed è il tirapiedi di tutti. » « Lo conosco benissimo. :~ « Come se la cava, sul lavoro? » « Ottimamente, credo. :Il comandante in seconda non aveva l'abi- tudine di mettersi a discutere le qualità degli ufficiali con le loro mogli. « Bene, perché io voglio che diventi ammiraglio. Lui preferirebbe congedarsi, ma non glielo permetterò. » Il comandante in seconda era stupito. Quella variazione del tema era nuova: in genere, era la moglie a volere che il marito si conge- dasse. Bird, che stava avvicinandosi con due bicchieri, rimase scon- certato nel vedere la moglie che chiacchierava amichevolmente col co- mandante in seconda. « Buonasera, signore. Vedo che ha già conosciu- to mia moglie, Monica. » « Sono stata io a conoscere lui, tesoro, anche se non so bene chi sia. Bird lanciò un'occhiata di scusa a Bob Markready. « L il mio co- mandante, cara. » Dal tono di Bird, si capiva che era preoccupato per ciò che la moglie poteva aver detto. « Abbiamo avuto una conversazione molto interessante, tesoro. Bird parve ancora piú a disagio. Prese la moglie per il braccio. « Cara, sarà meglio che andiamo a ballare. Spero che vorrà scusar- Cj, SignOre. » « Ma certamente. » Monica alzò la faccia, avvicinandola a quella del comandante in seconda, e susurrò: « Mi stanno rimorchiando via! » -Bob Markready restò col sospetto di essere stato vittima di un cal- colato tentativo di relazioni pubbliche. In Marina, un detto affermava che era meglio avere una cattiva fama che non averne affatto. Con una moglie del genere, la fama di Bird era garantita. Un cameriere si avvicinò. « Chiamata da terra, signore. » Markready andò nella sua cabina e sedette alla scrivania. « Bob? Sono ancora io, Annabel... » Il cuore gli salí in gola. « Mi dica. » « Sono appena rientrata dalla cena piú noiosa della mia vita. Mi è venuta un'idea. Domani vado a trovare i bambini in collegio. Se non ha di meglio da fare, perché non viene con me? Mi farebbe com- pagnia e... » « Molto volentieri, Annabel. » E già prendeva in considerazione le possibili implicazioni dell'invito. « Però vorrei il numero di telefono del collegio. Devo lasciar detto sulla nave dove vado. « Sí, ce l'ho qui. Partiremo verso le dieci. itroppo presto? « Neanche per sogno. Non mancherò. 40GLI UOMINI di servizio alla passerella restarono sbalorditi, ma se- gretamente soddisfatti, nel vedere il comandante in seconda scendere a terra in borghese cosí di buon'ora, la mattina del sabato. H.M.S. LEVIATHAI~' « Chi è l'ufficiale di guardia, oggi? « Il direttore del tiro, signore. » « Gli dica che vado a terra e che non rientrerò fino a stasera tardi. Ecco il numero di telefono, nel caso avesse bisogno di me. Annabel stava aspettandolo davanti alla porta. Portava un ampio cappello di paglia, una gonna di cotone, una camicetta bianca e una giacca di flanella blu coi bottoni di metallo con l'ancora. Sembrava una giovanissima maestra di ginnastica. « Buongiorno, maestrina. Bob Markready si tolse il cappello sor- ridendo, felice di rivederla. Annabel ricambiò il sorriso. « Ho davvero l'aria di una maestra di scuola? » « Nient'affatto. Solo mi riesce difficile credere che abbia già due figli in collegio. Lei guardò la macchina. « Che magnifica Jaguar imponente, Bob! Andiamo con quella? :~ La macchina era l'unico lusso che Bob si concedesse. Come ufficiale superiore scapolo poteva permetterselo. « Certo. Non sarà mica il giorno della premiazione, oggi? « Santo cielo, no. C'è semplicemente una gara di cricket fra allievi e insegnanti. Gara di cricket fra allievi e insegnanti! Aiutò Annabel a salire in macchina, sospirando con nostalgia. « Quanti ricordi, Annabel! Mi sembra di tornare indietro di trent'anni. Da che parte andiamo? « Punti su Devizes, poi le spiegherò la strada. Immerso nell'impresa di guidare attraverso il fitto traffico in dire- zione della costa, Bob diede un contributo sempre meno brillante alla conversazione. Annabel notò che guidava con lo stesso impegno con cui faceva ogni cosa: come se si trattasse di una sfida personale alle sue capacità. « A che ora dobbiamo essere là? Sembrava quasi che tutta la vita, per lui, fosse sempre regolata da un ordine di servizio. « Non c'è bisogno di esser lí a un'ora stabilita. La voce di An- nabel aveva un tono tagliente. « Quindi può rilassarsi. « Scusi. :Bob si abbandonò contro lo schienale e staccò una mano dal volante per grattarsi la testa. « Una volta di piú, me la sono pre- sa troppo a cuore. una cosa che non dovrei mai fare, a sentire gli altri. » « Davvero? Chissà perché. un difetto positivo. « Non è affatto un difetto! ribatté Bob, con un'asprezza che stupí Annabel. « Quando si è a bordo, è indispensabile. « Sí, forse ha ragione. Lei si girò leggermente sul sedile in modo da poter studiare il pro- filo di Bob senza farsene accorgere. Sarebbe potuto essere un uomo molto attraente, se solo non avesse assunto quell'aria solenne e rigida tutte le volte che qualcuno accennava a "La Nave". Annabel non sapeva perché gli avesse chiesto di accompagnarla. Per un attimo. si allarmò: forse si era cacciata in un'avventura dalla quale non le sa- rebbe stato facile uscire. Come moglie di un pilota della Marina ave- va conosciuto molti ufficiali di carriera, ma Bob Markready era di- verso da tutti. Annabel riconobbe i sintomi: cominciava a sentire i primi stimoli e i primi turbamenti di un'antica sfida. ERA UNA giornata dorata, calda: una perfetta giornata estiva. Bob Markready seguí la partita di cricket con una gradevole sensazione di nostalgia. Le scuole medie inglesi sembravano immutabili. I padri non erano piú tanto alti, le madri non erano piú tanto grasse e il pranzo aveva perso il sapore delizioso di quando lui era bambino, ma non era cambiato altro. Il figlio maggiore di Annabel, David, sembrava lui stesso prima che andasse a Dartmouth. Il ragazzo, che a quanto pa- reva era un ottimo sportivo, rimase seduto con loro in attesa di en- trare in gioco, e il comandante in seconda si sentí grato e umiliato per le occhiate rispettose che i genitori e i ragazzi lanciavano nel passare davanti al loro gruppetto. Un adulto poteva visitare una scuola nelle vesti di Primo Lord dell'Ammiragliato, ma se era seduto al fianco del Capitano della Squadra non potevano esservi dubbi su quale dei due fosse la celebrità. Bob e Annabel si fermarono a cenare insieme sulla strada del ri- torno. La sala da pranzo dell'albergo era polverosa e ancora soffo- cante per il caldo della giornata. In piedi, alle due estremità del ban- co, c'erano due vecchie simili a cariatidi vestite di tweed. Bob e Annabel sedettero a un tavolo d'angolo e aspettarono di es- sere serviti. La sala era immersa in un silenzio profondo, interrotto solo dal ronzio delle mosche e dal ticchettio di un orologio. Le due donne continuarono a fissarli con un'espressione comprensiva e be- nevola. Alla fine, Bob si rese conto che era proprio l'espressione con cui la gente guardava gli innamorati. CAPITOLO 8 C 410 OME PREVISTO, IO sciopero nazionale delle ferrovie ebbe inizio la domenica e terminò solo a mezzanotte del martedí, quando v~n- ne raggiunto un accordo. Il martedí mattina, prima che la Leviathan prendesse il mare, I'aiutante entrò nella cabina del comandante in se- conda. Bob Markready andò diritto al punto. « Be', aiutante, qual è il guaio? » « Cinquecentocinquantanove assenti, signore. Dev'essere una specie di primato. « Santo cielo! Il comandante in seconda si era aspettato che solo una minoranza d'irresponsabili non rientrasse dalla franchigia, ma le cifre dell'aiutan- te dimostravano che un buon terzo degli uomini a terra non si era dato la pena di rientrare. Mercoledí mattina, il numero dei ritardatari in attesa d'inchiesta era tale, che per un po' minacciò di far saltare l'andamento della vita di bordo. La fila dei colpevoli si stendeva da un carruggetto all'altro. I sottufficiali della polizia di bordo, che avevano sulla faccia la stessa espressione attonita di un gruppo di pescatori ai quali sia capitata mi- racolosamente una retata particolarmente pingue, si davano un gran daffare a sorvegliare la fila, e quando arrivò, Bob Markready si rese conto che il procedimento stava per essere degradato a livello di farsa. Il comandante in seconda fece un cenno all'aiutante. « Ci vorrà un po' di tempo, prima che io arrivi a interrogare gli ultimi della fila. Ne tenga qui una cinquantina, e ordini agli altri di tornare al lavoro. Poi, nel corso della mattinata, li riunisca a gruppi nel suo ufficio e li porti qui trenta alla volta. » « Sissignore. » Il comandante in seconda iniziò quella che sarebbe passata alla storia come l"'Assise Maledetta"... Maledetta non per la severità delle pene, che erano rigidamente previste dal regolamento della Marina, ma perché tutti gli interessati si stancarono terribilmente molto prima che finisse. Il comandante in seconda ascoltò la prima testimonianza alle nove e mezzo del mercoledí mattina. Pronunciò l'ultima punizione contro l'ultimo caso alle sei del venerdí sera. Per anni, Bob Markready si era imposto di essere obiettivo, quan- do gli capitava di dover giudicare un marinaio colpevole di qualche mancanza, ma se il colpevole era un sottufficiale, non riusciva a na- scondere il proprio disgusto. Quei begli esemplari della Nuova Mari- na Modello avevano calcolato a sangue freddo quale sarebbe stata la pena, I'avevano messa a confronto con i disagi ai quali sarebbero an- dati incontro se avessero tentato di rientrare in tempo, e avevano de- ~i ciso deliberatamente di restarsene a casa. Sapevano che le pene pre- viste dal regolamento erano antiquate e che, come tali, non potevano H.M.S. LEVIATHAN far paura a nessuno. Il comandante in seconda era pronto a giurare che, se avesse avuto il potere di multare quegli individui costringen- doli a sborsare dieci sterline per ogni ora d'assenza, il martedí mattina non ne sarebbe mancato neanche uno all'assemblea. Il resto degli ufficiali decise che l'Assise Maledetta era stato un trionfo personale del comandante in seconda che, col suo atteggiamen- to, aveva dato una dimostrazione ineccepibile di come è possibile man- tenere il controllo dei nervi anche quando ci sono tutte le ragioni per perderlo. Il venerdí sera, il comandante parlò a nome di tutti gli uf- ficiali. « Credo proprio che lei non sia nello stato d'animo piú adatto a ri- cevere complimenti, Bob, ma sono del parere che ha svolto un otti- mo lavoro. Scommetto che il numero di assenti ha battuto qualsiasi primato. » « Sissignore. Ma è un tipo di primato che preferirei lasciare a qual- cun altro. Ero convinto di essere riuscito a ottenere qualcosa. Ma ciò che è successo ha dimostrato che non abbiamo neanche cominciato. » Quando ebbe congedato l'ultimo accusato, Bob si sorprese, per la prima volta, a odiare la Leviathan. Tornò nella sua cabina e formò un numero telefonico. « ...Certo che può venire, Bob. » Bastò il suono di quella voce a rincuorarlo. « Sarò felice di rivederla. Preparo qualcosa per cena. » Annabel indossava un paio di calzoni scarlatti, un maglioncino ne- ro, e ai piedi portava delle pantofoline a punta, di stile turco. Aveva i capelli fermati da un cerchietto di tartaruga nera, con in- cisi in bianco degli elefanti e delle tigri accucciate. « Be', come le sembro? » « Scusi, ma dovevo avere gli occhi sgranati. Splendida. Solo che avrei dovuto portarle dell'incenso e degli schiavi. » « Già. Mi sono messa quella che Tom avrebbe definito la mia te- nuta da Casa d'Appuntamenti. S'accomodi. :~ Annabel fece strada verso il soggiorno, e Bob si rese conto imme- diatamente che la donna doveva avere dei redditi personali. In gene- re le famiglie degli ufficiali di Marina portavano con sé solo i qua- dri, i ninnoli e qualche mobiletto, facendo affidamento sul fatto che avrebbero avuto a loro disposizione una casa ammobiliata, oppure che all'arredamento avrebbe pensato la Divisione Alloggi dell'Ammiraglia- to. Ma quella carta da parato a strisce grigie e bianche non era certo stata fornita dall'Ammiragliato, cosí come non lo erano il tappeto gri- gio-verde, né le poltrone dalle fodere color zafferano. Sul caminetto era appesa una marina con una barca da pesca dallo scafo arancione, ferma in mezzo a un mare azzurro e liscio come l'olio, e su una men- sola spiccava la fotografia a colori di un capitano di corvetta. L'uomo ritratto era in alta uniforme, con sciabola e medaglie. Bob studiò quel- la faccia, il naso affilato, gli occhi azzurri, la mascella quadrata. Annabel era vicino a un'angoliera di quercia lucidata, sul cui ri- piano erano disposti bicchieri e bottiglie. « Che cosa beve, Bob? » « Whisky. Ma lasci fare a me. Annabel prese una bottiglia quadrata di cristallo. « Perdinci, è vuo- ta. Vado a prenderne dell'altro. Ce n'è una bottiglia, di là. » Vicino alla fotografia, c'era un album di fotografie rilegato in pel- le, con un monogramma elaborato stampato in oro: le iniziali A e T. La prima fotografia era quella delle nozze: Annabel e il marito usci- vano dalla chiesa, sotto un arco di spade. Lei dimostrava circa diciot- to anni, e Tom doveva essere stato appena promosso sottotenente di vascello. Nell'abito nuziale, con il velo gettato trionfalmente indietro e le damigelle d'onore raggruppate alle spalle, Annabel appariva pron- ta ad affrontare la sua nuova avventura. La guardia d'onore includeva delle facce note; in primo piano spiccava quella del comandante del gruppo aereo, all'epoca ancora tenente, e vicino a lui Roger Calvados, comandante di una delle squa- driglie della Leviathan. Nella fila opposta c'era Rupert Smith e, die- tro di lui, il segretario del comandante. Sorridevano tutti, mentre te- nevano alzate le spade. Bob Markready voltò le pagine, colto dall'impazienza di vedere al- tre fotografie di Annabel. Ecco, Annabel a cavallo, poi sulla spiaggia, poi in un gruppo di famiglia. E ancora, le fotografie dei bambini a tutte le età, dal battesimo alla prima uniforme scolastica. Gli ultimi ritagli non erano stati incollati. Parlavano tutti dell'inci- dente di Tom, e per la maggior parte erano illustrati con una fotogra- fia chechiaramer.te, era stata scattata da un aereo vicino. La foto- grafia aveva colto l'attimo in cui l'aereo di Tom Powell aveva smesso di volare. Sebbene l'abitacolo fosse quasi completamente nascosto dal fumo, si riusciva ugualmente a distinguere la faccia di Tom, che aveva gli occhi serrati e la bocca spalancata, nell'ultima espressione di con- sapevolezza, prima che lui e il suo aereo saltassero in aria. Era una fotografia impressionante. Bob prese nuovamente in mano il ritratto a colori e si mise a studiarlo. « Scusi se ci ho messo tanto. Sta guardando la storia della mia vita? » « Sí, temo proprio di sí. » Chiuse in fretta l'album e depose la fo- tografia, con la sensazione di essere stato colto a spiare. « Non si senta colpevole. Alcuni degli amici di Tom venivano qui e passavano ore a guardare quella fotografia. Sono certa che, quando se ne andavano, continuavano a parlarne, nel tentativo di capire che cosa potesse essere accaduto. » Altre donne avrebbero potuto trarre conforto dalla drammaticità stessa della morte del marito; ma Bob non avvertí la minima sfuma- tura d'istrionismo nella voce di Annabel. Per lei, era comprensibile che gli amici di suo marito fossero interessati all'incidente. « Si versi il whisky, e mi prepari un cocktail al gin. :~ Annabel mise un cuscino sul pavimento e ci si sedette sopra, con la testa contro il bracciolo del divano, e osservò Bob Markready, traen- do piacere dai suoi movimenti controllati, metodici. Aveva sentito di- re dalle mogli degli altri ufficiali, le quali l'avevano sentito dire a loro volta dai mariti, che Bob Markready poteva essere realmente sulla stra- da buona per sistemare le cose a bordo della Leviath~n, e ciò senza fare nulla di imponente, ma semplicemente preoccupandosi di mille piccole cose. Una volta, Tom le aveva detto che, in tempo di pace, uomini del genere erano preziosissimi, sebbene, in tempo di guerra, venissero loro affidati solo compiti di secondaria importanza. Bob prese i bicchieri e si avvicinò ad Annabel. « Grazie » disse lei. « Ora mi racconti che cosa la preoccupa. » Lui scosse la testa. « Niente. » « Via, Bob! Glielo leggo in faccia. » « Solo questioni di lavoro. Non vorrei importunarla. x « Mi metta alla prova. » « Be'... Non si tratta di una cosa sola. Questa settimana, ad esem- pio, si è trattato di ritardi al rientro dalla franchigia... Bob si rese conto che doveva essere andato là deciso, sia pure in- consapevolmente, a sfogarsi con lei, perché attaccò a raccontare la sua storia come se l'avesse imparata a memoria. Annabel era un'ottima ascoltatrice. Era stata moglie di un ufficiale di Marina e conosceva il gergo. Bob le raccontò delle speranze che nutriva per la Leviath~:n e le confessò di essere sinceramente convinto di poter vincere la sua battaglia. Poi le disse che la cosa che l'aveva maggiormente addolo- ratc,, quella che piú gli aveva dato una sensazione d'impotenza, era stato il dover ascoltare le scuse addotte dai sottufficiali. «...Si limitano a fissarti negli occhi. Sanno di avere parecchio da offrire a qualsiasi datore di lavoro civile, cosí come sanno di poter- sene andare quando e come vogliono. Nella vecchia Marina, i sottuf- ficiali dovevano preoccuparsi solo che i marinai avessero il loro rum, la posta e la franchigia, ma ora... Ora passano il tempo a stendere con- tratti di noleggio con opzione d'acquisto, e a legalizzare atti di ipoteca e certificati per il trapasso di dividendi! Non sono piú marinai, sono finanzieri! » Annabel nascose un sorriso. « Ma le sembra proprio una cosa tan- to tremenda? Sono dei cittadini, come chiunque altro. « D'accordo. Ma sulla nave sono membri dell'equipaggio, e fareb- bero meglio a lasciare a casa i loro diritti di cittadini. Invece, cre- dono di poter salire a bordo, mettersi a lavorare alle loro scrivanie o ai loro maledetti congegni elettronici, dalle nove alle cinque per cin- que giorni la settimana, e per giunta di avere sempre liberi il sabato e la domenica. E pensano di essere intoccabili. Ma perdio non è cosí! E io glielo dimostrerò. Bob era come un grande animale selvaggio che ignora le trappole e le reti dell'uomo. In quel momento si sentiva stanco e disorientato, ma sarebbe passata; sarebbe tornato sé stesso e avrebbe ripreso a ema- nare magnetismo e fiducia. Annabel sperava che la Leviathan non ri- sultasse troppo forte, anche per lui. Non avrebbe sopportato di ve- derlo vinto. PRIMA Dl ANDARSENE, Bob la baciò. Era la prima volta che la ba- ciava, e fu solo un gesto simbolico, niente di piú che un talismano che proteggesse il futuro. E come tale Annabel l'accettò. Non era ne- cessario affrettare le cose. Quando lui fosse stato pronto, I'avrebbe tro- vata ad aspettarlo. Il comandante in seconda tornò alla nave con passo svelto. Si era aperto con una donna e, anche se solo superficialmente, aveva speri- mentato uno dei migliori aspetti del matrimonio. Andò a letto e dor- mí profondamente fino alle tre e mezzo del mattino, quando fu sve- gliato dallo squillo del telefono. « Qui il comandante in seconda. » Nel suo cervello ancora ottene- brato dal sonno riaffiorò il ricordo dell'ultima volta in cui il telefono I'ave