SRI KRIYANANDA (J. DONALD WALTERS) LEZIONI DI YOGA PRATICO Da un discepolo di YOGANANDA lo Yoga dell'Autorealizzazione Edizioni Mediterranee LEZIONE PRIMA Filosofia, 9 - Posizioni, 16 - Respirazione, 20 - Routine, 21 - Princìpi curativi e tecniche, 22 - Dieta, 24 - Meditazione, 24. LEZIONE SECONDA Filosofia, 27 - Posizioni, 34 - Respirazione, 40 - Routine, 42 - Princìpi curativi e tecniche, 42 - Dieta, 44 - Meditazione, 46. LEZIONE TERZA Filosofia, 49 - Posizioni, 54 - Respirazione, 56 - Routine, 58 - Princìpi curativi e tecniche, 58 - Dieta, 60 - Meditazione, 62. LEZIONE QUARTA Filosofia, 67, - Posizioni 80, - Respirazione, 83 - Routine, 84 - Princìpi curativi e tecniche, 85 - Dieta, 86 - Meditazione, 88. LEZIONE QUINTA Filosofia, 93, - Posizioni 100, - Respirazione, 106 - Routine, 107 - Princìpi curativi e tecniche 108, - Dieta, 111 - Meditazione, 112. LEZIONE SESTA Filosofia, 117- Posizioni, 120 - Respirazione,123 - Routine, 125 - Princìpi curativi e tecniche, 128 - Dieta, 129 - Meditazione, 134. LEZIONE SETTIMA Filosofia, 137 - Posizioni, 144 - Respirazione, 149 - Routine, 150 - Princìpi curativi e tecniche, 151 - Dieta; 152 - Meditazione, 155. LEZIONE OTTAVA Filosofia, 165 - Posizioni, 174 - Respirazione, 178 - Routine, 179 - Princìpi curativi e tecniche, 179, - Dieta, 180 - Meditazione, 181. LEZIONE NONA Filosofia, 191 - Posizioni, 200 - Respirazione, 203 - Routine, 204 - Princìpi curativi e tecniche, 204 - Dieta, 205 - Meditazione, 207. LEZIONE DECIMA Filosofia, 219 - Posizione, 229 - Respirazione, 233 - Routine, 234 - Princìpi curativi e tecniche, 234 - Dieta, 237 - Meditazione, 240. LEZIONE UNDICESIMA Filosofia, 247 - Posizione, 253 - Respirazione, 257 - Routine, 258 - Princìpi curativi e tecniche, 259 - Dieta, 261 - Meditazione, 263. LEZIONE DODICESIMA Filosofia, 267 - Posizione, 279 - Respirazione, 281 - Routine, 282 - Princìpi curativi e teniche, 283 - Dieta, 285 - Meditazione, 288. LEZIONE TREDICESIMA Filosofia, 297 - Posizioni, 318 - Respirazione, 320 - Routine, 321 - Princìpi curativi e tecniche, 322 - Dieta, 323 - Meditazione, 325. LEZIONE QUATTORDICESIMA Filosofia, 331 - Posizioni, 346 - Respirazione, 348 - Routine, 349 - Princìpi curativi e tecniche, 349 - Dieta , 353 - Meditazione, 354 CONCLUSIONE Lo Yoga è la scienza che permette di realizzare la Realtà Ultima LEZIONE PRIMA 1. FILOSOFIA LA STORIA DELLO YOGA Yoga è certamente la scienza più conosciuta dall'uomo. Vestigia raffiguranti degli esseri umani in varie posizioni yoga furono scoperte nella Valle dell'Indo più di cinquemila anni fa. Da quanto tempo era già conosciuto lo yoga allora? E' strano come l'indicazione ci sia pervenuta da epoche così remote. I popoli primitivi, secondo come se li raffigurano gli uomini, hanno del mondo una visione differente da quella di coloro che sono cresciuti praticando lo yoga. I popoli primitivi, essendo principalmente occupati nella difesa del loro territorio dai saccheggi nemici, riterrebbero accademico affrontare l'argomento dell'unità essenziale dell'uomo, anzi, nella mente non sorgerebbe mai tale problema. Il loro punto di vista riguardo alla creazione, si basa su queste differenze: il dio della pioggia che gareggia con il potente sole, il dio fiume che straripa per vendicarsi degli ingrati abitanti del villaggio che si sono rifiutati di adorarlo. L'uomo primitivo non si consuma nell'ardente desiderio di imparare i più profondi misteri della sua identità. Qualora gli si chiedesse chi è, risponderebbe, senza dubbio, come molte persone della nostra era, presentandosi per nome. Solamente i più percettivi riconoscono che tutte le cose riflettono una unità fondamentale. La scienza ci dice che una pagnotta non è per essenza differente da una pietra, essendo entrambe delle manifestazioni di energia. Persino lo scienziato trova doloroso arrendersi a questa realtà. All'uomo primitivo, poi, essa parrebbe addirittura assurda. Ebbene, è proprio su tale affermazione che si basa lo yoga il cui termine significa unione, ed è per mezzo di questa scienza, sorretta da prove, che lo yoghi viene condotto, non soltanto alla consapevolezza dell'unità fondamentale di tutte le cose, ma anche alla sua stessa identità essenziale con questa profonda realtà. Dissimile dalle usuali primitive osservanze di totem e tabù, diverso persino dalla devozione non esibita, se pur bella, dei filosofi Occidentali, lo yoga ha sempre insistito sulle prove positive delle sue premesse. Come scienza moderna, il suo successo è pragmatico, anche se il suo pragmatismo è penetrato in regioni più delicate di quelle contemplate dalle scienze fisiche. Forse il più stridente contrasto fra la scienza yoga e la fantasticheria dei popoli primitivi è l'enfasi specifica con cui lo yoga asserisce che l'energia (prana) è la fondamentale realtà della materia fisica. Una persona semplice potrebbe ovviamente immaginare una specie di legame di parentela con le rocce e gli alberi, ma riterrebbe inconcepibile pensare le forme della natura come pura energia in differenti manifestazioni illusorie. La scienza stessa è pervenuta soltanto recentemente a questa conclusione. Le antiche tradizioni yoga sono sempre state concordi su ciò. Sarebbe bene che l'alunno esordiente tenesse presente questo principio basilare. Una tendenza comune della nostra epoca è quella di stimare una cosa in proporzione alla sua novità. In campo scientifico, se un'asserzione non viene presentata come qualcosa di straordinario, probabilmente non riesce a imporsi. Accade perciò che, mentre le antiche tradizioni vengono accolte talvolta con un certo accondiscendente stupore ("non ditemi che essi sapessero ciò già allora!"), nessuno si sforza per aggiornarle. In questo campo gli insegnamenti yoga non sono certo stati privilegiati. Solamente uno yoghi perfetto ha il ben meritato diritto di sfrondare l'albero della tradizione e di farvi degli innesti, se li ritenesse necessari. Fino ad ora gli yoghi perfetti hanno dimostrato il più profondo rispetto per la preservazione delle tradizioni yoga fondamentali. Quale punto di riferimento è alle origini di questa scienza che risale, come abbiamo detto, agli albori della civiltà? Fino a quando lo studente non avrà assimilato questo punto degli insegnamenti yoga, si sentirà sempre tentato di "adattarli" secondo l'inclinazione della sua fantasia. Fondamentalmente vi sono due ragioni. La prima offre almeno una spiegazione e cioè una così antica cultura richiede l'applicazione di un sistema di vita che è ben lontano dalle vedute di una supposta società primitiva. La seconda ragione sottolinea una verità che è basilare per una corretta comprensione dello yoga. La prima ragione è controversa, quantunque molti fatti possano essere confermati più di quanto non si possa credere. E' antica, salda e documentata tradizione, difesa con tutta serietà fino ad oggi da molti maestri dell'India, che civiltà altamente progredite abbiano raggiunto, nelle ere passate, altezze di sapienza e progresso "successivamente scomparse", ben più avanzate della nostra civiltà. Si crede che la scienza yoga sia stata tramandata da coloro che vissero in quei tempi. Invero, questi insegnamenti ai quali persino i nostri scienziati stanno lottando per uniformarsi, devono sicuramente essere nati in un'epoca di progredita e notevole luce spirituale. Affascinanti scoperte hanno rafforzato l'ipotesi che l'uomo abbia posseduto un grado di cultura molto elevato. Si sono avute recentemente delle prove, apparentemente inconfutabili: Stonehenge era una specie di computer fisso che dava l'esatta posizione di vari fenomeni astronomici, alcuni dei quali avvenuti ad intervalli di 50 e più anni, un intervallo troppo lungo per alcuni, ma non per una società progredita che, attraverso prove accuratamente controllate, ne seguiva il corso. Sulle coste occidentali del Nord e del Sud America vi sono, in gran numero, degli enormi massi rotondi sistemati in maniera che se ne può scorgere il disegno geometrico solo dall'aereo e nei tempi antichi quale segnalazione per "navi volanti"? Ci si chiede stupefatti: furono collocati colà da grande altezza. Nella città del Punjab, abbandonate da oltre cinquemila anni, un'esperta pianificazione includeva un sistema di fognature eccellente e l'impianto di riscaldamento nelle case. Vi sono nell'Oceano Atlantico a nord di Portorico, dei gradini di pietra apparentemente tagliati dall'uomo in solide rocce giacenti a grandi profondità marine. Sono rimaste tracce di coltivazioni dei tempi antichi che mettono in evidenza una tecnica agricola ben più progredita della nostra. Leggende mitologiche che risalgono a tempi remotissimi, ci raccontano di veicoli volanti anche per viaggi interplanetari. E se qualcuno di questi racconti non fosse mitologico? Vi è in India un vecchio manoscritto giunto fino a noi, in cui l'esistenza di migliaia, forse di milioni di persone, è riferita dettagliatamente: un fatto sorprendente se si pensa che la maggior parte di quelle persone non erano ancora nate all'epoca della stesura del manoscritto. Parecchie di loro sono apparse sulla scena del mondo migliaia di anni dopo. Io vi trovai la mia accuratamente descritta; persino il mio nome era esatto e il luogo di nascita, con predizione di eventi futuri che poi accaderono. E' molto probabile che la vostra esistenza sia tracciata colà, come vi è quella di numerose persone viventi oggi. (Ho descritto questo scoperta in uno dei miei volumetti intitolato "il Libro di Brighu", dove ho commentato diffusamente quanto qui appena accennato). Naturalmente ci si pone una domanda: quali cognizioni possedevano gli antichi per fare delle profezie così sorprendenti? Ovviamente noi siamo ben lontani dalla possibilità di uguagliare tale scienza. I grandi yoghi dell'India asseriscono che l'illuminazione spirituale dipende parzialmente dal coordinamento meccanico e dalla qualità delle informazioni introdotte nel cervello. L'elemento più importante, essi dicevano, è l'energia che fluisce attraverso il complesso circuito dei nervi cerebrali. Se questo flusso è debole, per quanto sia numerose le nozione penetrate, non aiuteranno la persona a diventare saggia; se è forte, anche la più esigua nozione potrà dare come risultato un'idea grande ed originale. Il flusso di energia può essere rafforzato in due modi: eliminando l'ostruzione dei nervi o aumentando il flusso di energia. Le due azioni possono essere raggiunte con una dieta appropriata, il retto pensare, la vita saggia e soprattutto una diligente pratica dello yoga. Forse per questa ragione lo yoga viene denominato scienza e non semplicemente arte. Però gli antichi saggi asserivano che il vigore di questo flusso di energia dipende anche da certi fattori esterni. L'ambiente, le persone che ci circondano sono di enorme aiuto, ed è per questi motivi che i grandi santi hanno sempre conferito molta importanza all'esistenza vissuta in ambienti spirituali con persone serene (satsanga). Tuttavia aggiungevano che il nostro pianeta riceve una grande quantità di energia dall'universo circostante e che, armonizzandoci con questa energia, si può ottenere una rapida illuminazione spirituale. Essi insegnavano che i raggi dell'energia sono più forti al centro della nostra galassia. Il sole, asserivano, non si muove soltanto in orbita fissa attorno alla galassia, ma ruota anche attorno al suo duale, risultando così alternativamente più vicino o più lontano al nostro centro galattico. Quando è più vicino, l'umanità rimane favorevolmente attratta dalla vita spirituale; quando è più lontano, soltanto le persone illuminate dalla vita interiore potranno superare spiritualmente il livello di un'umanità che, in generale, è immersa nel buio profondo. Swami Sri Yukteswar, il Guru del mio Guru, tanto istruito in astrologia quanto grande maestro yoga della moderna India, spiegava che il nostro sole, per portare a compimento una completa rotazione attorno al suo duale, impiega 24.000 anni. Diceva che noi abbiamo raggiunto il punto più lontano dal nostro centro galattico nell'anno 499 A.D. Ora noi chi troviamo in un ciclo ascendente e siamo entrati nella seconda delle quattro epoche - Dwapara Yuga - l'epoca delle scoperte atomiche, ciclo della durata di duemilaquattrocento anni, incominciata nel 1699 A.D. (quindi, astrologicamente parlando, il 1971 dovrebbe essere chiamato l'anno Dwapara 272). La scienza yoga nacque in un'epoca in cui l'umanità era più sensibile spiritualmente e poteva afferrare delle verità che i nostri pensatori contemporanei più progrediti stanno ancora cercando a tentoni (mi riferisco agli uomini comuni i cui mezzi, per raggiungere la comprensione, sono gli strumenti maldestri della logica, e non a quei grandi santi e yoghi illuminati interiormente dalla luce spirituale). L'interesse provato dalle nuove generazioni per questa verità ha spronato alcuni grandi maestri yoga a riportarla nuovamente alla conoscenza dell'intera umanità. L'altra ragione ci fa tornare alle antiche tradizioni yoga, è la certezza che la verità non si può accumulare di generazione in generazione come il denaro in banca e non dipende da una erudizione acquisita all'esterno. La verità è eterna. L'uomo può percepirla, non può crearla. Quando la sua percezione sarà abbastanza profonda da afferrare l'Assoluta Verità, egli potrà condividere la realtà che abbraccia tutti quelli che l'acquisiscono. Oggi, l'umanità in generale, vede il mondo attraverso un filtro che distorce, a suo danno, ogni cosa: idee, emozioni, religioni incluse. La storia dello yoga ha origine nella visione dei grandi maestri spirituali dei tempi remoti; ai maestri che seguirono dobbiamo la nostra riconoscenza non solo per avere valorizzato gli antichi insegnamenti, ma per averli preservati. Come verità divine, i precetti di un maestro sono eterni e tanto degni di venerazione quanto lo sono le Scritture. Come storia, il loro compito precipuo sta nel chiarire quelle che sono diventate delle arcaiche distorsioni della tradizione e nel mettere in rilievo gli aspetti di tale tradizione che fu divulgata in epoche in cui gli uomini erano preparati per comprenderla. La seconda ragione, la più significativa nella storia dello yoga di ogni epoca, è l'enorme periodo di tempo trascorso dalle sue origini ad oggi. Ciò è superiore al riconoscimento attribuito ad un determinato santo o ai maestri yoga il cui duplice scopo è quello di correggere gli errori in cui è caduta l'umanità contemporanea a causa della distorsione del vero, e di rivelare i nuovi aspetti di una realtà per la quale sembra ormai preparata. Nella nostra epoca sono apparsi parecchi di questi grandi maestri venuti a noi con differenti missioni, ciascuno di loro per mettere in evidenza un diverso aspetto della Verità, indispensabile per l'uomo contemporaneo in generale o per un gruppo di discepoli a cui essi si rivolgono in particolare. L'attuale rinascita degli antichi insegnamenti è animata da una gerarchia di grandi maestri che hanno consacrato la propria vita a questa missione, riportando alla luce originale i problemi centrali e le pratiche yoga. La vita di questi grandi maestri è eloquentemente descritta nella "Autobiografia di uno Yoghi" di Paramahansa Yogananda, il mio grande Guru, un maestro perfetto inviato in occidente dal suo Guru. Yogananda fondò dei centri fiorenti per la pratica e la diffusione dell'autentica, originale scienza yoga. Dall'epoca della sua morte, avvenuta nel 1952, l'opera da lui iniziata continua a crescere e a diffondersi. Il compito più importante di questa gerarchia di Avatars (esseri perfetti il cui ritorno a questo livello di esistenza ha avuto lo scopo di aiutare altri esseri ad elevarsi) fu di far rivivere le più alte tecniche yoga a cui essi hanno dato il nome, senza pretese, di Kriya Yoga, che significa semplicemente "azione". Ogni pratica yoga può essere ed è chiamata Kriya Yoga, cui scopo è di risvegliare l'energia nella spina dorsale e nel cervello. Praticandola, il Kriya Yoghi può ottenere l'illuminazione in un periodo di tempo relativamente breve. Questa tecnica si impara studiando le lezioni edite dalla S.R.F Self Realization Fellowship (3880 San Rafael Avenue, Los Angeles, California 900065, U.S.A.). La insegno anch'io, però di presenza, se la si vuol eseguire correttamente è essenziale una buona preparazione alla quale, io credo, servirà il presente corso di studio che per molti è risultato efficace. La storia dello yoga suggerisce due princìpi che sono fondamentali per la buona riuscita degli esercizi, anche quando si tratta solamente di una semplice asana (posizione) dell'Hatha Yoga. 1) L'ampia diffusione della luce spirituale esistita al nascere dello yoga è stata attribuita alla prossimità del nostro sistema solare alle potenti radiazioni emanate dal centro della nostra galassia. Però bisogna tenere presente che, come nell'era più oscura esistono delle anime perfettamente illuminate, così anche nelle epoche fulgide troviamo degli uomini che vivono in una oscurità da loro stessi creata. Ricordiamoci sempre che l'uomo deve ricevere l'illuminazione che egli non può creare. Una camera bianca pare molto luminosa perché riflette più luce di un'altra verniciata di un colore diverso. Lo stesso avviene per lo yoga il cui proposito è di risvegliare tutte le cellule del nostro cervello e del nostro corpo affinché riflettano e magnifichino la quantità di energia proveniente dall'universo circostante. Continuando a praticare lo yoga, ricordate che il vostro proposito deve essere quello di aprirvi completamente per ricevere. Nessuna fretta, nessuno sforzo. Sentite che quanto state facendo è, in un certo senso, eseguito da voi in collaborazione con le forze divine. 2) Poiché la storia dello yoga è un lungo cammino percorso dai saggi che riportarono questa scienza al suo giusto posto, la pratica di ogni individuo deve essere diretta non verso l'apparenza esteriore e l'esibizione, ma verso la coscienza interiore. Ogni movimento diretto all'esterno deve procedere da questo centro interiore; ogni posizione deve essere un'affermazione del divino Sé interiore. 2. POSIZIONI PRINCIPI ED ESERCIZI DI BASE Si esorta lo studente a seguire diligentemente queste lezioni e ad esercitarsi un poco ogni giorno. Non dovrebbe, tuttavia, prendere la rincorsa. Il mio grande Guru mi metteva in guardia su questo punto: "Non agitarti e non essere impaziente, procedi a velocità moderata". Lo studente ripassi accuratamente la prima parte di queste lezioni, il capitolo della filosofia, introduzione importante per un'esatta comprensione degli argomenti trattati in questo corso, anche utili quindi per il tema del precedente capitolo. Ciò per evitare l'errore di chi cerca solamente i benefici superficiali: fianchi snelli ed aspetto florido. In una foresta disseminata di rubini, perché si dovrebbe riempire il proprio sacco con degli aghi di pino? Non si esageri. Da mezz'ora ad un'ora al giorno è del tutto sufficiente per la maggior parte delle persone. I principianti, specialmente, devono incominciare con pochi minuti di esercizio ad aumentare gradatamente. (Quanti saranno i minuti e come aumentare la durata dell'esercizio, dipenderà dallo stato di salute, dall'elasticità e dalla vitalità di ognuno di voi). Se desiderate praticare da due a tre ore al giorno, dovrete procurarvi un maestro qualificato che vi segua personalmente. Tutti i libri di yoga sono concordi su questo punto. Non crediate, ad ogni modo, che molte ore di esercizio al giorno sono necessarie per ottenere un aspetto florido o per fare dei rapidi progressi spirituali. "Conserva il tuo corpo in forma per realizzare Dio" mi scrisse una volta il mio Guru; egli metteva in evidenza il valore di una salute fisica duratura per lo sviluppo mentale e spirituale. L'età in se stessa non è un ostacolo per l'esecuzione di questi esercizi, a meno che la persona che li pratica sia irrigidita e soffra di quegli acciacchi che spesso accompagnano l'età matura. Ma vi dirò che ho visto dei ventenni con delle membra rigide e degli anziani notevolmente agili. E' interessante questa mia osservazione: la persona con le membra indurite possiede, generalmente, anche una certa inflessibilità mentale con tendenza al dogmatismo. E questo si verifica ad ogni età. Per precauzione generale sarà bene fare l'inventario delle proprie condizioni fisiche e procedere con buon senso. Quando si è indisposti bisogna andare ancora più cauti e per maggior sicurezza sarebbe bene non praticare gli esercizi. Vi sono persone con molti problemi di salute che dovrebbero eseguire solo le asana più semplici; chi ha la pressione alta o il cuore debole proceda con molta cautela. A queste persone si consiglia un solo esercizio: Savasana (la posizione del cadavere o del completo riposo). Le donne nel periodo mestruale dovranno evitare gli esercizi delle parti ventrali (Uddhiyana Bandha e Nauli) e, a meno che godano di salute eccellente, anche le altre posizioni. Le donne incinte se ne astengano, così pure quelle in puerperio (almeno per le prime dodici settimane) specialmente se prima del parto praticavano gli esercizi di piegamento in fuori (Janushirasana, il coltello a serramanico, ecc.) nonchè quelli ventrali. Tuttavia, alcuni esercizi possono essere eseguiti con notevole beneficio durante la gravidanza e con risultati utili per il parto. Se avvertite dei dolori al petto, all'addome o nel cervello (non dolori muscolari, beninteso) mentre state eseguendo qualche esercizio, sospendetelo fino a quando non avrete accertato le cause del disturbo. Se avete dei dubbi fondati riguardanti la vostra adattabilità per la pratica di queste posizioni, vi preghiamo di consultare il vostro medico (o, in caso di problemi vertebrali l'osteologo e il traumatologo) prima di provare. Ciononostante mettetevi bene in mente che l'Hatha Yoga è uno dei migliori sistemi conosciuti dall'uomo per trovare sollievo quando si soffre di stanchezza fisica. La prudenza, però, va sempre tenuta presente, senza per questo allarmarsi eccessivamente. La scienza yoga è sicura per chi la sa usare con buon senso, non essendo un sistema di esercizi ginnici violenti per dare vigore e bellezza al corpo, ma un movimento naturale delicato che si esegue con minimo sforzo e massimo beneficio. Ricordate: è importante non affaticarsi nelle posizioni, che rappresentano il susseguirsi di graduali scoperte del potenziale fisico da controllare consapevolmente. Per mezzo di questo crescente controllo della tensione, e liberandocene, riusciremo anche a perfezionare l'eleganza dei movimenti. Per un perfetto rilassamento la scienza yoga è maestra. Questo è effettivo sia per il Raja Yoga che per l'Hatha Yoga, ed il rilassamento deve essere introdotto progressivamente nei due regni, per mezzo della calma mentale ed emozionale, con il proposito di ottenere l'espansione spirituale e la ricettività. Rimanete nelle varie posizioni per poco tempo, fino a quando cioè vi sentirete a vostro agio. Siate consapevoli della tensione, per non sforzarvi troppo. Rilassatevi. Pensate ai punti di tensione e rilassatevi. Non vi preoccupate se per eseguire bene un esercizio impiegherete molto tempo. Non vi è insuccesso in una posizione, come voi potete pensare, al punto da non eseguirla del tutto. Ogni movimento nella direzione indicata sarà importantissimo per voi; più sono rigide le vostre membra, più dovrete impegnarvi, anche se l'esecuzione sarà imperfetta. Se le istruzioni stabiliranno chiaramente che voi dovete afferrare le dita dei piedi, dovrete cercare di raggiungerle, sebbene per le prime volte non possiate arrivare che al ginocchio. Ci sarà sempre, è vero, qualcuno che eseguirà meglio di voi gli esercizi, ma ci sarà anche sempre chi li eseguirà peggio. Paragonatevi soltanto con voi stessi. Vi sentirete, ora, più liberi di alcune settimane fa? Più farete progressi, più dovrete congratularvi con voi stessi. Uno degli aspetti piacevoli dello yoga si riferisce alle posizioni utili che non sono sempre le più difficili. Anche fra quelle salutari troviamo le più facili. Eccone tre, con le quali potrete incominciare. Provatele. SASAMGASANA, la posizione della lepre. Prima fase (foto 21). Sedete sui polpacci con i piedi stesi posteriormente, l'alluce destro appoggiato sul sinistro. Tendetevi lentamente in avanti espirando, fino a toccare il suolo con la testa che rimarrà vicina alle ginocchia. Collocate le mani dietro, ai lati, in basso. Rimanete in questa posizione, respirando normalmente, da trenta secondi ad un minuto. E' un esercizio benefico per chi soffre di sinusite. Elimina la fatica cerebrale. Se riuscite a rimane completamente accosciati sui polpacci, la debole pressione del vostro corpo sulle gambe, sui piedi, e sull'addome, vi aiuterà a dar sollievo alla parte inferiore del corpo se è affaticata. In una lezione successiva, con una variante di questa posizione, vi insegneremo ad attenuare i dolori di testa e la pesantezza al cervello. BHUJANGASANA, la posizione del cobra (foto 1). Il lettore che già possiede una certa familiarità con le posizioni yoga, conoscerà certamente questo esercizio, facile da eseguire e di grande beneficio. 1) Mettetevi bocconi. Collocate le palme delle mani verso il suolo con i gomiti leggermente piegati. 2) Inspirate e sollevate la parte superiore del corpo facendo forza con i muscoli della schiena. Rimanete in questa posizione fino a che i muscoli del dorso ve lo permettono, poi rilassateli ed usate le braccia per portare la parte superiore del corpo in alto, più che potete. Non irrigidite le braccia. L'ombelico deve rimanere appoggiato al suolo, cosicché la parte piegata sarà quella alta. Concentratevi profondamente sui muscoli dorsali rilassati; più grande sarà il rilassamento, più accentuato sarà il piegamento. 3) Alzate il mento spingendo la testa all'indietro, sì da far salire l'energia dalla spina dorsale verso il cervello. 4) Respirate con naturalezza. Mantenete questa posizione da trenta secondi ad un minuto. Poi espirate adagio mentre vi rimettete bocconi, rimaneteci per trenta secondi un minuto in rapporto alla durata dell'esercizio. Bhujangasana è meravigliosa per il rilassamento della spina dorsale e procura una benefica pressione sugli organi viscerali. Riposa il cervello, fortifica i muscoli dorsali. Aiuta ad eliminare la flatulenze dopo i pasti. UTKATASANA, la posizione della seggiola. Molti esercizi yoga sono benefici per i loro effetti spirituali e psicologici. Questa posizione appartiene a tale gruppo. Tonifica i muscoli delle gambe ed aiuta ad alleviare la stanchezza dei piedi (seconda fase). Psicologicamente è ancora più preziosa; la mente avverte una sensazione di leggerezza e di vitalità fuori del comune. 1) In piedi, inspirate, alzate le braccia tese di fronte a voi, palme rivolte all'insù e sollevatevi contemporaneamente sulla punta dei piedi. Piegatevi come se dovete sedervi ed affermate mentalmente: "Il mio corpo non pesa, è leggero come l'aria". 2) In questa seconda fase dovete accosciarvi appoggiandovi leggeramente sui calcagni, mentre le dita dei piedi sopporteranno tutto il peso del corpo. Collocate le mani sui fianchi quando vi troverete in questa posizione. 3) Alzandovi lanciate le braccia in fuori e in alto, con le palme delle mani volte all'insù; inspirate sollevando le braccia con un movimento elegante sopra la testa, indietro, in basso, poi ritornate sui calcagni, espirando. 3. RESPIRAZIONE "Allora il Signore Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra ed alitò nelle sue narici un soffio vitale e l'uomo divenne persona vivente" (Genesi, 2:7). Probabilmente, fino a quando questo bel pianeta non venne contaminato dall'uomo, il respiro fu associato all'idea della vita. A prima vista questa associazione di idee sembra basata semplicemente su di una considerazione ovvia; la forma più rapida per sapere se una persona è viva o morta (presumendo l'assenza dei movimenti volontari) è di assicurarsi se respira. La relazione tra il respiro e la vita è stata spesso discussa dai saggi, dai grandi yoghi inclusi, come un profondo mistero. Perché? La vita è indubbiamente un mistero e sembrerebbe quasi di ridurre la sua magica aura alla non-esistenza affermando che essa è null'altro che respiro. Cos'è la vita? Cosa vogliamo esprimere, ad esempio, quando diciamo "mi sento così vivo oggi"? Ovviamente non vogliamo dire: "la mia esistenza è più reale oggi di ieri". Un fatto è un fatto; non può essere più o meno così - può soltanto cessare - apparentemente almeno - di essere un fatto. Quello che noi, essenzialmente, vogliamo esprimere è che abbiamo più energia. Istintivamente identifichiamo la vita con l'energia, non con la semplice esistenza. Allora, che cos'è il respiro? Per funzionare, il corpo dipende dall'immissione di ossigeno e dall'eliminazione del materiale di rifiuto, il biossido di carbonio. Ma è la respirazione soltanto un fenomeno chimico? No, di certo, dicono i grandi yoghi. Essi lo mettono sullo stesso piano della vita che è energia. In India, infatti, la parola prana è usata per tutti e tre i termini. Il respiro è una preziosa sorgente di energia. Esso agisce inoltre come un forte stimolo del flusso vitale nel corpo. La vita, o energia, è più del respiro, e la nostra conoscenza della vita non ci permette di collocarli sullo stesso piano. Il respiro vero e proprio può aiutare intensamente a sentirsi più "vivi" ed energici. Incominciate a porre attenzione al ritmo naturale del respiro. Scoprirete presto, in questa funzione vitale apparentemente semplice, dei tesori spirituali nascosti. Un esercizio facile: distendetevi in Savasana, la posizione del completo riposo (che illustrerò a lungo nella terza lezione). Le vostre braccia devono rimanere abbandonate lungo i fianchi, le palme rivolte all'insù. Inspirate lentamente e profondamente: immaginate che il respiro arrivi fino ai piedi. Sentite i muscoli, le ossa, la pelle permearsi dell'energia che avete immesso con la respirazione, fino a quando le membra avvertiranno un benefico formicolio di vitalità. Trattenete il respiro tanto a lungo quanto potete, ma senza sforzarvi. Piuttosto, se credete, ripetete il procedimento. Ripetete ancora, come prima, però questa volta immaginate di inviare l'energia ai polpacci, alle cosce, fianchi, addome, stomaco, mani, braccia, torace, spalle, dorso, collo, gola, guance, lingua, muscoli facciali, occhi, cervello, sempre lentamente e dolcemente con la più profonda attenzione. Vi accorgerete che questo semplice esercizio è potente, non solo per infondere energia nel vostro corpo, ma anche per risanarvi. 4. ROUTINE Le posizioni che avete imparato fin qui sono poche e semplici, cosicché potete praticarle due volte al giorno. Quando avrete imparato un maggior numero di asana potrete suddividere gli esercizi in due serie, oppure alternare una posizione diversa ogni giorno, nella serie scelta. Normalmente il corpo è più elastico di sera che di mattina. Gli esercizi eseguiti al mattino vi possono aiutare a svegliarvi e a affrontare la giornata completamente rilassati e in pace con voi stessi. Eseguiti di sera, vi aiuteranno a sentirvi fisicamente e mentalmente liberi dalle tensioni della giornata. Se avete bisogno di aiuto per ottenere ferma fede e sicurezza in voi stessi specialmente quando vi esercitate in quelli più difficili, eseguiteli di sera quando l'organismo è più rispondente. Come regola, il momento migliore per praticare le posizioni dipenderà dalla vostra scelta. Molti esercizi, tuttavia, dovranno essere eseguiti prima dei pasti o a stomaco vuoto. 5. PRINCIPI CURATIVI E TECNICHE Uno degli aspetti più gradevoli degli insegnamenti di questa scienza, è l'immediatezza con cui si ottengono i risultati. Un'alunna che frequentava il mio corso per principianti a San Francisco, viaggiava con me, tempo fa, diretti entrambi al nostro centro di meditazione situato ai piedi delle colline della Sierra Nevada, in California. Durante il viaggio, a metà strada le cadde la borsetta che si aprì. Ne uscì un vero assortimento di pillole, verdi, azzurre, gialle. "Che cosa ne fate di tutte quelle pillole?" chiesi. "Non potrei farne senza!" esclamò. "Quelle verdi le prendo per dormire, però mi lasciano intontita al mattino e devo quindi ricorrere a quelle gialle per svegliarmi. Con le gialle divento irritabile, per cui ricorro a quelle azzurre per tranquillizzarmi". "Bene" le dissi ", da due settimane state praticando lo yoga. Perché non fate qualche esercizio prima di andare a letto e cercate così di liberarvi da tutte quelle stampelle?". "Impossibile" gridò allarmata. "Voi non mi conoscete, non sono mai stata capace di dormire senza sonnifero. Ormai sono totalmente schiava delle pillole!". Tuttavia, una settimana dopo, fu tanto coraggiosa da mettere in pratica il mio suggerimento. Il giorno appresso mi telefonò per dirmi che mai, nella sua vita, aveva dormito così bene. Un anno e mezzo più tardi parlammo ancora di ciò per telefono. Praticava sempre lo yoga e aveva completamente vinto la schiavitù delle pillole. L'insonnia è una delle miserie dell'era moderna. Questa potrebbe essere chiamata l'Era dell'Ansietà. Le persone che non riescono a dormire prendono spesso, di giorno, delle abbondanti dosi di caffè e di altri stimolanti per rimanere sveglie. Conseguentemente non riescono a dormire la notte successiva a causa di questi eccitanti e così, per gradi, la loro esistenza è completamente fuori tono e carente di energia, come una otto cilindri che funzionasse con un solo cilindro. Se siete afflitti dall'insonnia, provate a fare qualche esercizio yoga prima di coricarvi. Lasciate che l'energia fluisca dolcemente nel vostro corpo, anziché bloccarlo con dei nodi di tensione. (La tensione fisica attiva nel cervello un'area corrispondente, impedendo il sonno). Sdraiatevi supini nel letto; inspirate profondamente, tendete il corpo distribuendo il flusso di energia a tutte le membra; espirate con forza e rilassatevi. Ripetete alternando la tensione e il rilassamento due o tre volte, se lo desiderate. Poi osservate mentalmente il respiro che entra ed esce, permettendo al suo ritmo costante di calmarsi, come le onde dell'oceano lisciano la sabbia della spiaggia in una giornata priva di vento. Dopo qualche tempo inspirate profondamente; poi espirate adagio e completamente come in un sospiro, arrendetevi a una pace infinita. Trattenete il respiro più che potete, senza sforzarvi, e ripetete mentalmente: "Om pace, pace, Amen", oppure "Om, shanti, shanti, shanti" (shanti in sanscrito significa pace), mentre immaginerete di essere circondati da un oceano di pace o immersi dolcemente in soffici nubi. Ripetete questo procedimento da sei a dodici volte. Se dopo ciò rimanete ancora svegli, continuate ad osservare, come se foste degli spettatori, il ritmo del vostro respiro, tranquillamente, passivamente. Gli yoghi consigliano di sistemare il nostro letto in maniera che la testa non sia rivolta ad ovest. La posizione del capo verso ponente favorisce un sonno irregolare e dei sogni agitati; verso l'est, aiuta ad accrescere la saggezza, verso il sud promuove la longevità. Non coricatevi pensando di essere esausti. Non soltanto perché il desiderio disperato di riposo conduce spesso all'opposto (semplicemente perché la disperazione è l'antitesi del riposo) ma perché l'affermazione mentale di stanchezza ve la porterete dietro anche il giorno appresso. Per quanto vi mettiate a letto presto, se voi vi credete esausti, probabilmente non riposerete bene e vi alzerete ancora stanchi. Una forte preoccupazione rimasta nel subcosciente al momento di addormentarvi ve la ritroverete al risveglio il giorno seguente. Questo principio si dice sia anche valido per la morte - "il Grande Sonno" - e la susseguente rinascita. Soprattutto imparate a meditare prima di addormentarvi. Seminate nel fertile suolo della vostra terra del sonno i semi nutrienti della Pace di Dio. 6. DIETA L'INSONNIA Prima di andare a letto, ed anche prima della meditazione è bene non mangiare. Evitate gli amidacei e i cibi ad alto contenuto di carboidrati. Il cuore e i polmoni liberano il corpo dai prodotti di rifiuto, espellendoli in forma di biossido di carbonio. Amidi e zuccheri danno molto lavoro al cuore per effettuarne l'espulsione. Un cuore che lavora faticosamente, con l'inevitabile respirazione gravosa, impedisce il riposo perfetto. Se proprio dovete mangiare qualcosa prima di andare a letto, provate dei cibi caldi (il calore è rilassante) e, se possibile, liquidi. Gli yoghi raccomandano, in tali casi, il latte caldo. Sonniferi: sebbene l'aglio, per uso culinario, non sia generalmente consigliato dagli yoghi, per delle ragioni che vi saranno esposte in una prossima lezione, possiede certamente alcune proprietà medicinali. 7. MEDITAZIONE La meditazione è per la religione ciò che il laboratorio è per la fisica e la chimica. Seguire le forme esteriori delle religioni dipende più o meno dai gusti personali di ognuno di noi. Ma se cerchiamo nelle pratiche religiose dei benefici interiori, difficilmente li troveremo. La ragione per cui le religioni sussistono ancora, malgrado il generale attaccamento ai beni terreni, non dipende dal quanto ancora emerge dalle loro ceneri morenti, ma piuttosto dal fatto che la vita umana sarebbe insopportabile senza quel poco di pace interiore che le religioni offrono. L'essenza delle religioni non sta né nelle cerimonie, né nell'argomentare sul mondo dell'al di là, bensì nell'enfasi di una vita interiore qui ed ora nell'infinita pace che accompagna questa vita interiore una volta scoperta. Il vero proposito della religione sta nel dimostrare che la vista umana è vuota ad ogni livello, quando la sua vacuità diventa ragion di vita e quando alla propria consapevolezza interiore non si dà modo di essere che una eco del mondo. Molte persone limitano la loro comprensione religiosa ad un atteggiamento di biasimo e di critica, oppure a qualche pia (ed ugualmente temporanea) emozione. Esse non sanno che le religioni (sentite) sono dei veri sostegni della normale esistenza. Pur senza andare in chiesa a recitare un credo, si può essere religiosi nel vero senso della parola. Una schietta, genuina, buona volontà verso il prossimo è già, di per sé, una manifestazione religiosa. Così pure è un'esperienza positiva il rimanere estasiati dai misteri del vasto universo. I principali insegnamenti delle religioni sono universali verità di vita. Rifiutarli è rifiutare la vita stessa. Le forme esteriori delle pratiche religiose, se non vi è un'evoluzione interiore, hanno un valore secondario. Agli effetti pratici sono paragonabili a delle prove di volo di un aeroplano con insufficiente ampiezza d'ala. Per quanto corra veloce sulla pista non potrà mai spiccare il volo. L'essenziale per una vita religiosa è l'apertura interiore. Vitale per questa apertura è la pratica quotidiana della meditazione. Cos'è la meditazione? Non è, come taluni credono, un processo di "comprensione delle cose superiori". E' piuttosto un costringere la mente a diventare completamente ricettiva alla realtà, calmando i nostri pensieri, così come il calmarsi delle acque increspate permette alla luna di riflettervisi. La meditazione è ascoltare Dio, Realtà Universale, che ci permette di trasformarci interiormente, evitando la dispersione e l'egocentrismo. La meditazione spiega come tutte le grandi scoperte non siano frutto della creazione umana, ma della ricettività dei raggi di ispirazione superiore, provenienti dalle più alte sorgenti. Provate a meditare ogni giorno per almeno quindici minuti (meglio ancora se per mezz'ora). Il momento migliore per la meditazione è quello che segue la pratica delle posizioni yoga. Un esercizio per la meditazione. - Sedete con la schiena eretta. Immaginate che la vostra mente sia un lago tranquillo. Dapprima le piccole onde del pensiero vi sembreranno molto importanti. Questo è dovuto al fatto che la vostra consapevolezza si accentra su un limitato settore del lago mentale, agitato dalle pur piccole onde. Spaziate mentalmente in tutte le direzioni, osservate la vastità del lago; mentalmente andate lontano, lontano, fino a quando vi renderete conto che i vostri pensieri sono insignificanti. Dite a questi pensieri di calmarsi, per permettervi di ascoltare il lambire delle onde sulle rive lontane della vostra mente. Poi ascoltate attentamente. Quando tutto è perfettamente calmo, sentite, sulla superficie tranquilla del vostro pensiero, l'alito dello Spirito. Non siate impazienti, permettete alla brezza della divina aspirazione di accarezzarvi, di agire a suo piacimento. Non tentate di controllarla. Ricordate che non siete gli artefici di nulla nella vostra vita. L'ego è solo uno strumento. Offritevi interamente, sempre più profondamente e tranquillamente, al Divino. OM, SHANTI, SHANTI, SHANTI! LEZIONE SECONDA 1. FILOSOFIA I SENTIERI DELLO YOGA Yoga, letteralmente, significa unione. Questa unione può essere intesa a differenti livelli: filosoficamente, tutto ciò che è relativo, cioè il limitato sé con l'assoluto Sé; religiosamente, ciò che l'anima individuale è con l'Infinito Spirito; psicologicamente, come integrazione della personalità, uno stato in cui una persona non vive più ingannando se stessa; emozionalmente, dispiace, permettendo all'uomo di rimanere sereno in ogni circostanza. Quest'ultimo livello serve come definizione classica dello yoga, secondo Patanjali. Gli aforismi (Yoga Sutra) di Patanjali sono stati giudicati per millenni i definitivi documenti delle Scritture Yoga. Egli così si espresse: "Yoga chitta vritti nirodh" (Lo yoga è la neutralizzazione delle onde del sentimento). Chitta (il sentimento) è stato tradotto in varie forme come: coscienza, subcosciente, materia mentale, mente inferiore. Molti anni fa in un corso sugli aforismi Yoga, Paramahansa Yogananda fece osservare come le onde mentali che producono la delusione e la schiavitù sono quelle del piacere e del dispiacere, cioè l'influsso dei sentimenti sul cuore. Vritti (onde) o vortici, i gorghi che impediscono lo scorrere tranquillo delle acque della vita e che risucchiano nella propria orbita tutto ciò che vogliono. E' così che l'egoistica preoccupazione della scelta e del rifiuto non ci rende consapevoli di far parte della corrente. I pensieri attraversano anche le menti dei saggi illuminati, semprechè essi lo permettano, però il loro distacco dal mondo fenomenico non si lasciano turbare. Il saggio compie le azioni mentali, come il memorizzare, associare le idee, analizzare, meglio dell'uomo comune. Non è che cessino per lui le funzioni della vita umana, ma dopo aver raggiunto l'illuminazione, ciò che per lui cessa è l'attaccamento alle attrazioni e alle avversioni egoistiche. Entrando in questo modo nella sacra corrente del Pranava o OM, egli si immerge coscientemente nel silenzioso, infinito oceano dello Spirito. Lo yoga è la neutralizzazione dei sentimenti diretti dall'ego, poiché non appena questi si calmano, lo yoghi comprende di essere e di essere sempre stato unito all'Infinito e che la consapevolezza di questa realtà fu solamente diminuita dal suo amore per la limitazione. I differenti sentieri dello yoga, quindi, presentati nella loro giusta luce, possono venire in aiuto per neutralizzare le onde del sentimento, il buttarsi semplicemente in una fatua agitazione religiosa non è Bhakti Yoga (il sentiero della devozione). Come non si acquisisce il Karma Yoga (il sentiero dell'azione) soltanto con uno strenuo lavoro, sia pure per una buona causa, così lo studio e il filosofare intellettualmente non ci portano allo Yama Yoga (il sentiero della saggezza). Tutte queste strade devono essere percorse con la ferma convinzione che la meta dello yoga è: Yoga chitta vritti nirodh. Questo è il vero scopo di tutti i ricercatori. La ragione per cui gli aforismi di Patanjali sono stati accettati come Scritture universali, sta nel fatto che egli tenne conto delle verità spirituali universali e non delle pratiche settarie. Ogni vero ricercatore, al di sopra della propria religione, raggiungerà definitivamente lo stato di calma divina che lo yoga procura. Consideriamo ora il sentiero del Bhakti Yoga, lo Yoga della Devozione. I veri santi di ogni religione, pur pregando, cantando, danzando devotamente raggiungono una profonda spiritualità solo quando la calma si è stabilita in loro. Quando movimento cessa. Santa Teresa di Avila asseriva che in questo stato di calma non poteva nemmeno pregare. Ella praticava lo yoga pur non avendolo mai sentito nominare. Ma appunto perché ignorava la calma come meta del ricercatore spirituale, sciupò molti anni (come ella stessa asserì poi) per portare la sua mente alle pratiche religiose meccaniche che la sua anima si sforzava di trascendere. Il Bhakti Yoga, perciò deve portarvi dal personale fervore alla calma impersonale. L'importante non è come uno definisce Dio, ma come Lo avvicina. Il bhakti yoghi crede in Dio, dapprima in forma personale come Padre, Madre, Amico, Amato; tale concetto lo aiuta a risvegliare e a dirigere l'amore verso di Lui. I discepoli che ignorano questo sentiero, disperdono molta energia discutendo i meriti delle deità da essi scelti. Essi non vedono che lo Spirito è in tutte le forme e che non ha forma (essendo essenzialmente al di sopra di tutte le forme). Non è importante ciò che amiamo, ma come l'amiamo, se la nostra devozione ci conduce all'illuminazione. Le differenze settarie creano sempre delle onde di simpatia ed antipatia, di attrazione e di repulsione e questo non è yoga. Bhakti Yoga, o devozione pura, è essenziale per ogni ricercatore. L'amore disinteressato è una delle vie più rapide per calmare il turbine del desiderio e sottrarre le nostre sensazioni dall'orbita egoistica per immergerla nella Divina Corrente. Bhakti Yoga deve essere soprattutto un'offerta del sé: non rumori e canti, ma un silenzioso ascolto del divino linguaggio. La devozione è una delle vie per creare una corrente tanto forte di energia pura che ogni desiderio impuro viene trascinato lontano dalla sua scia. Il sentiero del Karma Yoga (lo yoga dell'azione) similmente, non conduce solo all'attività frenetica, ma alla libertà e alla profonda calma interiore. Il compimento, nel Karma Yoga, non consiste tanto nel fare molte cose, quanto nell'operare con la certezza che è il Sommo Fattore ad eseguirle, sentire che è Lui l'Artefice. Chi s'impegna in un'attività fine a se stessa non è karma yoghi. Il vero karma yoghi pensa a Dio durante la sua operosità, cerca di eliminare tutti i cattivi impulsi del suo cuore e si sforza di sentire la divina energia che agisce servendosi di lui. Come il bhakti yoghi è più interessato nell'azione di amare che nel definire esattamente il suo amore, così anche il karma yoghi c'insegna che lo spirito con il quale egli serve è più importante del servizio stesso. Nishkam Karma, l'azione senza desiderio di ricompensa, è Karma Yoga. Ogni attività che accende il desiderio della repulsione e dell'attrazione nel proprio cuore, conduce a delle ulteriori schiavitù: "Morirò se non potrò raggiungere tale scopo" oppure "Non ci sono riuscito, non vale più la pena di vivere", ecc., sono personali agitazioni. Il flusso della vita scorre e tutto quanto rimane è un insieme di piccoli fuscelli per i quali abbiamo lottato disperatamente onde attrarli nella nostra orbita. Credevamo, ottenendoli, di avere la pace, senza comprendere che, afferrati dal vortice del desiderio, stavamo proprio distruggendo la pace che ci possedeva. L'attività fa parte della natura umana. Non potremmo mai trovare la libertà interiore se annullassimo tutti i nostri impulsi con l'inerzia. Essere in sintonia con l'Infinito Creatore deriva in parte dalle attività chiamate comunemente religiose. Se la libertà è la meta è anche il criterio di ogni retta azione. Se poiché per esempio, la natura dell'uomo (determinata dal suo passato karma) lo spinge a lavorare la terra, il giardinaggio sarà, dal suo punto di vista, molto più importante del predicare alle moltitudini, perché tale lavoro lo aiuta a liberarsi del suo karma. In ogni individuo la giusta scelta dell'attività porta prima o poi - e questo vien detto nel più alto senso della parola - ad un divino stato di libertà interiore. Si vedrà, dunque, che il Karma Yoga non è un sentiero tracciato in forma netta. Persino il Bhakti Yoga richiede un tipo di attività: l'espressione della devozione con l'esercizio della discriminazione e la pratica delle posizioni yoga. L'insegnamento del Karma Yoga non è un sistema che si basa sul "fate questo o quello, specificatamente", ma sul "qualunque cosa facciate fatelo con un senso di libertà". Non dimenticate di essere null'altro che uno strumento del Divino. Non fate nulla con fini egoistici, anzi agite con lo scopo di placare, di non agitare le acque del piacere e del dispiacere. Lo yoghi che agisce senza desiderare i frutti dell'azione, impara a vivere non nel passato, o nel futuro, ma nell'Eterno Presente. Se si compie un'azione con coscienza, come strumento del Divino, si comprende che le azioni sono valide persino obiettivamente, non per aver lavorato con zelo, ma per aver espresso Dio nel proprio lavoro. Poiché l'energia è un aspetto di Dio, siate volenterosi, mai svogliati. Un sorriso può cambiare più cuori di quanto non facciano migliaia di trattati e di sermoni. Un modesto bastone da passeggio lavorato con divina gioia da mani sensibili sarà più pregiato di una gigantesca scultura eseguita con bravura perfetta, ma senza profonda sensibilità. Più lo yoghi svilupperà la consapevolezza del potere divino in lui mentre compie delle azione altruistiche e più comprenderà che potrà fare molto per il prossimo. Si raggiunge la pace interiore se si agisce come stazione trasmittente del Potere Infinito i cui i sermoni sono il Silenzio. Così il lavoro del vero yoghi, con le silenti emanazioni della sua pace, diventerà un motivo di elevazione per gli altri. (Qui è d'uopo rivolgersi a coloro che si autodefiniscono "anime libere" nel nome dell'alta filosofia vedanta e che usualmente, con una generosa miscela di doghe, immaginano di essere utili nella forma più elevata, oziando e dichiarandosi strumenti divini, quando invece tutta l'ispirazione è un vago incitamento del loro subconscio). Purificarsi è un lavoro duro. Il grande yoghi, sebbene non necessariamente attivo esteriormente, dirige con coscienza una grande quantità di energie. La sua attività è enorme; egli è tanto sensibile da poter prescindere dal lavoro muscolare. I neofiti, invece, devono addestrarsi generosamente negli esercizi muscolari. Jana (pronunciare Giana) Yoga è lo yoga della saggezza. La saggezza arriva dapprima praticando viveka (discriminazione). L'ego è tentato di compiacersi per la profondità delle azioni compiute nelle sue analisi dei differenti aspetti della realtà e si mette in posizione di giudizio. Yoga chitta vritti nirdoh. L'importante non sta nel come può essere afferrata la verità, ma nell'intensità con cui se ne comprende il punto centrale, cioè il bisogno di elevarsi al di sopra di ogni manifestazione fenomenica. Molti jana yoghi, nei loro esercizi di discriminazione, alimentano in affari i lori piaceri e dispiaceri, con un'eccessiva inclinazione per le idee profonde. Discriminazione, quindi, significa cercare in tutte le cose il punto centrale della realtà, penetrare cioè sempre più intensamente nei livelli profondi della mente. Per esempio, il regalo fatto da una persona a un'altra persona può essere interpretato come necessità di comprarne l'amicizia. Il suo desiderio apparentemente interessato, sorge probabilmente nel patetico timore di non poterla ottenere in altra maniera. Questo timore, a sua volta, potrebbe essere stato generato dalla consapevolezza - ad un livello più profondo - che gli amici non si possono né comprare né possedere, poiché infatti nulla può essere posseduto. Questa consapevolezza, sebbene triste a prima vista, nasce dall'assoluto conoscimento dell'anima che sa di essere completa in se stessa e di non aver bisogno di cercare esternamente la sua completezza. Il senso di perfezione le deriva dalla certezza profonda di essere, essenzialmente, l'Infinito Sé. Il regalo offerto per egoismo è dovuto, in ultima analisi, all'intima divina necessità dell'anima di proclamare suo l'universo intero. "Neti-neti" (non questo, non quello). Osservando oltre il velo che oscura la porta della verità, il jana yoghi arriva alla verità stessa e la spoglia di ogni apparenza superficiale. Ma non perverrà mai a questa realtà se le sue ricerche rimarranno ad un livello di idee, alcune delle quali lo attrarranno ed altre lo respingeranno. La ricerca deve partire dall'intimo, da ogni profondo livello di realizzazione se si vuol comprendere chi è e ciò che è realmente importante. Deve dissipare le false identificazioni del suo cuore. Come in Bhakti e in Karma Yoga, è realmente importante come vede e non ciò che vede. Ecco il motivo per cui questo sentiero viene chiamato Jana Yoga (lo Yoga della Saggezza) e non Viveka Yoga (lo Yoga della Discriminazione). La saggezza non è soltanto la meta, è anche il sentiero. Il jana yoghi deve vedere tutte le cose con l'imparzialità del saggio. Non importa che egli osservi il mondo e le sue follie, importa invece che non si ammali della suprema follia umana: l'illusione. La Bhagavad Gita, venerata Scrittura dell'India, afferma: "La contentezza la trova chi, come il calmo oceano, assorbe in se stesso tutti i fiumi dei desideri" (11:70). L'uomo comprende raramente che persino le soddisfazioni provenienti dal mondo, scaturiscono in realtà dall'interno del suo essere, dalle reazioni ai fatti più che ai fatti stessi. Il jana yoghi interiorizza anche i piaceri materiali ed alimenta l'intima fiamma della sua anima-coscienza. Egli sa che, al pari dell'umanità in generale, si ingannava quando dall'esterno dava vita alle cose materiali, si ingannava quando credeva di distruggere l'illusione, dimenticando che la vera sorgente della gioia è dentro di noi. Ragiona nello stesso modo per quanto si riferisce ai desideri, poiché comprende che la vera realizzazione dipende integralmente dall'immagine mentale che si è forgiata e non da circostanze esterne. Osservando gli altri, vede come egli fu; paragona le sue immagini mentali della gioia di allora con la luce che brilla oggi nella sua coscienza e vede che quelle immagini non sono che un riflesso della gioia interiore. In questo modo la luce della sua anima si intensifica, non si disperde. Si potrebbe anche fare una comparazione con il benessere che ci procura la fiamma del caminetto in una casa ben riscaldata, mentre si sa che fuori infuria la tormenta. Più si è profondamente consapevoli della gioia contenuta nel nostro Sé e più gli allettamenti del mondo serviranno a fortificare la libertà dell'anima. Jana Yoga non è solamente un particolare sentiero che ci conduce a Dio. Esso ci addita anche la direzione che dobbiamo seguire nel Bhakti Yoga e nel Karma Yoga se vogliamo arrivare alla liberazione. I diversi sentieri, pur così lontani nel loro tracciato, sono preparati intenzionalmente per le differenze fondamentali esistenti negli uomini: per coloro che vivono solo di sentimento e per chi vive di azione e di pensiero. Il temperamento è una condizione superficiale, non è un elemento dell'anima, bensì dell'ego. La perfezione di ciascun sentiero trascende il temperamento e conduce l'uomo dalle pratiche esteriori alla profonda quiete interiore. Inoltre, a meno che non vi sia un grado di "intima essenza" fin dall'inizio del viaggio, le pratiche esteriori rimangono esteriori e non conducono alla neutralizzazione dei vortici del sentimento come si prefigge lo yoga. Oltre alle pratiche esteriori, quindi, si dovrà praticare la meditazione quotidiana, la quale rafforzerà la devozione, l'attività, la comprensione divina. Le pratiche dei sentieri yoga, a loro volta, rinvigoriranno e determineranno il corso della meditazione. Raja Yoga vede la natura umana come un regno formato da molte tendenze psicologiche ed attributi fisici, ognuno dei quali richiede delle particolari attenzioni. Un re non può favorire una parte dei suoi sudditi a spese dell'altra parte: l'insoddisfazione seminerebbe la ribellione. L'uomo, ugualmente, progredisce più facilmente quando tutti gli aspetti della sua natura saranno armoniosamente sviluppati. Il raja yoghi, o yoghi regale, gode perciò della legge del suo regno interiore in forma saggia e moderata e sviluppa inoltre tutti gli aspetti della propria natura in maniera equilibrata. Poiché la vera padrona del regno interiore dell'uomo è la sua anima, lo sviluppo dell'anima-coscienza per mezzo della meditazione quotidiana, formerà l'attività principale del raja yoghi. Il raja yoghi viene incoraggiato a sviluppare tutti i lati buoni della sua natura, con lo scopo di neutralizzare le onde del mondo fenomenico e non con fini egoistici che creerebbero dei nuovi turbamenti. 2. POSIZIONI PRINCIPI E PRATICHE FONDAMENTALI Hatha Yoga, lo yoga delle posizioni fisiche, non è una scienza in sé, ma piuttosto una disciplina fisica dell'insegnamento integrale conosciuto come Raja Yoga. Yoga, come abbiamo ripetutamente sottolineato, significa unione. Ad un livello fisico di applicazione vuol dire: completa armonia di tutte le parti del corpo, ed equilibrato aiuto all'organismo affinché la malattia, trovandosi di fronte a una difesa compatta, non riesca a introdursi. Lo yoga, neutralizzando le onde della sensazione, riporta l'uomo al suo stato naturale. L'illusione è una condizione innaturale. applicando questi insegnamenti, possiamo comprendere che la malattia o altri sintomi disarmonici del corpo, non appartengono alla natura umana. Se si ritorna allo stato naturale, la malattia scompare. La medicina occidentale, carente di questa base filosofica, tratta la malattia come un fenomeno che deve essere combattuto e costretto ad andarsene dal corpo con i più nuovi e moderni ritrovati, come se fosse possibile vincerla lottando contro i processi naturali, andando cioè contro natura. Quali sono i risultati ottenuti dalla medicina occidentale? I dottori hanno scoperto indubbiamente delle verità, ma l'orientamento filosofico sottolinea che la loro scienza fa entrare nel gioco la natura, solamente perché l'uomo non ha la possibilità di evitarla, dato che egli stesso è un prodotto della natura. Quali sono i risultati ottenuti dalla medicina Occidentale? I dottori hanno scoperto indubbiamente delle verità, ma l'orientamento filosofico sottolinea che la loro scienza fa entrare nel gioco la natura, solamente perché l'uomo non ha la possibilità di evitarla, dato che egli stesso è un prodotto della natura. La medicina Occidentale fa tutto il possibile per sostituire i prodotti innaturali a quelli naturali. C'è un'attesa costante di nuovi preparati che dovrebbero bandire dalla faccia della terra questa o quella infermità. E' patetico udire come molte persone diventino virtualmente schiave del medico; nell'accettare questa schiavitù devono anche accettare i sintomi dell'innaturale: la disarmonia fisica e l'infermità. E' stato detto che i medici uccidono più pazienti di quanti non ne curino; che sia o no una esagerazione non lo sappiamo; però è certo che il paziente il quale fa un eccessivo assegnamento sulle cure mediche, anziché sulle proprie forze interiori, non gode di buona salute e nelle sue croniche infermità trova la giustificazione per le continue (e costose) cure mediche. Le posizioni yoga aiutano ad armonizzare il corpo con le leggi naturali. Lo yoghi dimostra come il suo benessere fisico dipenda dallo sviluppo dei suoi poteri latenti più che dagli agenti esterni. Poiché la salute cagionevole è un'innaturale condizione fisica, il punto principale trattato dall'Hatha Yoga sarà quello di liberare il corpo dalle impurità per prevenire le disfunzioni, anziché ricorrere ad elementi esterni abbastanza potenti per eliminare la malattia. Un uomo robusto non potrebbe smuovere un pianoforte collocato sopra della carta vetrata, ma se il pianoforte fosse munito di rotelle e su un pavimento liscio, persino un bimbo potrebbe spostarlo facilmente. Anche la scarsa vitalità, se si rimuove l'ostruzione innaturale, diventa dinamica. Gli yoghi e i medici Occidentali dicono che le tossine, prima o poi, entrano nella corrente sanguigna e si fissano nelle articolazioni. I medici hanno realmente comprovato che i dischi della colonna vertebrale di parecchie persone, anche ventenni, mostrano i segni di deterioramento dovuto alla mancanza di un'opportuna irrigazione della forza vitale. I sistemi Occidentali di esercizi fisici, gli sport in generale (particolarmente la ginnastica che dà vigore e bellezza), non sviluppano l'elasticità necessaria per mantenere le articolazioni libere dalle tossine e la colonna vertebrale ben irrigata con la forza vitale. In questo campo, invece, la scienza dell'Hatha Yoga eccelle. L'Hatha Yoga esercita un delicato massaggio sugli organi interni e sulle ghiandole, e fortifica tutti i punti nei quali nessun aiuto esterno può arrivare. Lo yoga dà molta importanza all'eliminazione delle tossine. Una forma di accumulazione di questi rifiuti è la tensione, sebbene comunemente nessuno lo pensi. La tensione blocca il naturale flusso di energia e paralizza l'armonia fisica e mentale. Tutte le malattie hanno origine, più o meno direttamente, dall'indebolimento del flusso di energia nel corpo. La ragione principale che ci spinge ad eliminare le tossine è di permettere all'energia di introdursi nell'organismo ed agire. La tensione è il motivo più comune dell'ostruzione di questo flusso, il primo ostacolo da smuovere se si vuole riportare il corpo al suo divino stato naturale. Da quanto abbiamo esposto è evidente che il segreto del successo yoga è il rilassamento e non lo sforzo. Non ci si deve porre in una nuova condizione, ma solo cercare di liberarsi dalle tensioni e dalle disarmonie. Come vi insegnai nella prima lezione, rilassatevi durante le posizioni, non sforzatevi, e ciò specialmente nei piegamenti. Praticatele quando siete fisicamente ed emozionalmente calmi e, se possibile, all'aria aperta o vicino a una finestra aperta, mai in una stanza chiusa o mal ventilata o con aria viziata. Non abbiate fretta, rimanete nelle posizioni per qualche tempo. Ricordate che i benefici spesso incominciano quando si indugia nell'allenamento. Riposate dopo ogni posizione; l'intervallo sia uguale alla durata dall'esercizio, affinché il cuore riprenda il suo ritmo normale. E' permesso un piccolo, giudizioso "inganno", Se, per esempio, non riuscite a rimanere in equilibrio nella posizione dell'albero, appoggiatevi al muro. Col tempo potrete farne a meno. Praticate le posizioni ogni giorno alla stessa ora, se possibile. La regolarità è un fattore importante nella disciplina yoga. Il mio grande Guru diceva: "Siate metodici, il sole brilla fino al crepuscolo e le stelle fino all'alba". Incominciate gli esercizi con un'attitudine di pace. VRIKASANA, la posizione dell'albero (foto 2). In piedi, schiena eretta, le braccia lungo i fianchi. Afferrate il piede destro e portatelo sulla coscia sinistra vicino all'inguine. Il ginocchio deve rimanere all'ingiù. Sollevate le braccia lentamente, dai lati, sopra il capo, con le palme delle mani rivolte all'insù. Riunitele. Inspirate. Mentalmente sentite che vi è un tracciato verticale tra la spina dorsale, le palme della mano e le dita e che voi siete al centro di questa linea. Rilassate il corpo quanto potete ed affermate mentalmente: "Sono calmo sereno". Rimanete in questa posizione per trenta secondi circa, respirate normalmente. Poi espirate lentamente, riportando le braccia e il piede a terra. Ripetete con il piede sinistro. Se non riuscite a portare il piede in alto fino al congiungimento della coscia con l'addome, potete appoggiare il collo del piede contro la parete interna del ginocchio sinistro. La posizione dell'albero è eccellente per aiutare a concentrarsi (in senso spirituale) e per favorire un buon portamento. ARDHA-CHANDRASANA, la posizione della mezzaluna (foto 3). In piedi. Inspirate lentamente. Portate le braccia dai lati in alto sopra il capo, unite le palme delle mani e sollevatevi sulla punta dei piedi. Tendetevi verso l'alto, poi, sempre tesi, piegate leggermente il busto dal lato sinistro. Respirate normalmente. Rimanete in questa posizione per trenta secondi circa. Quindi inspirate, ritornate nella posizione eretta, espirate e portate lentamente le braccia in basso ai lati; abbassate i talloni. Mentre eseguite questa asana tenete sempre i piedi riuniti. Ripetete dal lato destro. Mentre eseguite l'esercizio affermate mentalmente: "Forza e coraggio irrobustiscono le cellule del mio corpo". Cercare di sentire l'energia che agisce durante il movimento verso l'alto, sia a destra che a sinistra. Questa posizione vi aiuterà a essere più consapevoli della funzione della spina dorsale, necessità fondamentale per gli esercizi che seguiranno. TRIKONASANA, il triangolo. In piedi, gambe divaricate, inspirate alzando le braccia dai lati, palme rivolte all'insù. Tendete le braccia in fuori, poi espirate lentamente mentre piegate il corpo dal lato sinistro e leggermente in avanti fino a quando la mano toccherà il piede. Tendete il braccio destro verso l'alto sopra la testa, girate la testa e guardate in su, le dita distese. Affermate mentalmente: "Energia e gioia fluiscono nelle cellule del mio corpo, la felicità discende dentro di me". Rimanete in questa posizione tanto quanto potete, senza sforzo, all'incirca per 30 secondi per la maggior parte delle persone, poi ritornate adagio nella posizione di partenza inspirando. Tendete le braccia in fuori, ai lati, palme all'insù e lentamente espirate mentre le braccia ritorneranno in basso, ai lati. Ripetete gli stessi movimenti dalla destra. Nella posizione della mezzaluna il piegamento è totalmente da un lato, in quella del triangolo si forma invece un leggero angolo in avanti nell'abbassarsi, cosicché il piegamento della schiena è di tipo differente. PASCHIMOTANASANA, stiramento posteriore (foto 4). Per praticare questa posizione, sedete sul pavimento con le gambe tese di fronte. Inspirate, poi espirate adagio e lentamente piegatevi avanti fino ad afferrare le dita dei piedi con le mani. La forma più completa, se ci riuscite, consiste nell'afferrare l'alluce di ciascun piede con il pollice, indice e medio, proprio come se si impugnasse un'asta. Nel piegarvi in avanti non sforzatevi, arrivate fin dove potete. Sentirete che la tensione sotto le ginocchia e alla base della spina dorsale è quella che vi impedisce di arrivare più lontano nel piegamento. Immaginate che in questi punti di tensione vi sia del vuoto, dello spazio e con sorpresa vi accorgerete che dopo pochi istanti sarete in grado di arrivare più in là con il piegamento. Ripetete questo procedimento e dopo un minuto o due vi piegherete sempre meglio anche se prima non lo credevate possibile. Ritornate lentamente seduti e quindi supini per un minuto o due. In questa posizione, come lo dice il nome, è interessata la parte bassa della schiena. Non è una asana facile, particolarmente per le persone anziane. Tuttavia, se non potete raggiungere i piedi non trascurate questo esercizio, limitatevi ad afferrare le caviglie o le ginocchia o qualunque altra parte degli arti inferiori purché possiate tener fermo il tronco. Piegatevi in avanti lentamente fino ad appoggiarvi sulle cosce con la parte superiore del corpo, il capo sulle ginocchia o un poco più avanti. I principianti non resisteranno più di quindici trenta secondi però chi vuole può prolungare la durata di questa posizione, sempre che non sia uno sforzo. HALASANA, l'aratro (foto 5-8). Questa asana è una delle più importanti dell'Hatha Yoga. Molte parti del corpo ne avranno beneficio e, cosa piacevole, è anche fra gli esercizi più facili. Procedere però con cautela. Distendetevi sulla schiena con le braccia ai lati. Rilassatevi. Alzate simultaneamente le gambe e tenendole dritte formate un angolo di 45 gradi circa. Rimanete brevemente in questa posizione ad angolo (che aiuta a tonificare i muscoli delle cosce e dell'addome). Ora alzate le gambe adagio fino a quando saranno perpendicolari al suolo; avvertite la pressione del dorso contro il suolo. Continuate il movimento delle gambe sopra la testa, alzate le natiche fino a quando le gambe saranno parallele al suolo. Rimanete in questa posizione fino a quando vi sentirete rilassati, poi eseguite la prima fase della posizione dell'Aratro: 1) abbassare i piedi all'indietro toccando il suolo e tanto vicini alla testa quanto potrete. Sentirete lo stiramento della parte inferiore della schiena. Le ginocchia si troveranno all'altezza degli occhi, le gambe tese; 2) quando vi sentirete rilassati, portate i piedi ancora più indietro fino ad avvertire lo stiramento della parte centrale del dorso; 3) spostate ancora i piedi all'indietro ed avvertite lo stiramento della parte alta della schiena e del collo; 4) finalmente portate le braccia oltre il capo e sentite lo stiramento delle vertebre superiori del collo. Quest'ultima fase, non solo giova alla parte alta della spina dorsale e al collo, ma anche alla tiroide che viene stimolata quando il torace preme contro il mento. Questa posizione favorisce l'afflusso del sangue al cervello. Durante la quarta fase affermate mentalmente: "Nuova vita, nuova coscienza, fluite liberamente! Ecco: irrorate il mio cervello!". Respirate normalmente durante l'esercizio il quale durerà in principio 30 secondi circa, per arrivare poi ad un massimo di due minuti con la pratica. Ritornate lentamente nella posizione di partenza e rimanete supini per il riposo. 3. RESPIRAZIONE Come già accennai nella prima lezione, la parola induistica prana significa respiro, vita, energia, prana è nell'aria che respiriamo, il prana ci circonda. In una prossima lezione impareremo a procurarcelo con altri mezzi. Non solamente immettiamo aria nel nostro corpo quando respiriamo, ma anche vitalità, forza, coraggio; quando espiriamo espelliamo, oltre all'anidride carbonica, anche delle impurità mentali ed emozionali: sconforto, debolezza, disperazione. Ma appunto perché queste sono tendenze mentali ed emozionali, dobbiamo usare i "polmoni" mentali per immetterle ed espellerle, proprio come facciamo con i polmoni fisici. Con un deliberato sforzo mentale, mentre assorbiamo il prana dall'aria che respiriamo, possiamo anche procurarci dei benefici psicospirituali. I movimenti del prana non sono soltanto quelli che entrano nel corpo con la respirazione, vi sono dei movimenti pranici che si riflettono sul respiro. Quando siamo emozionalmente disturbati lo è anche il flusso di energia che entra nel nostro corpo e l'effetto è istantaneo nella respirazione che diviene irregolare, discontinua, rapida. Esiste un collegamento intimo fra la mente e il respiro e questa interessante verità, se tenuta in conto, può diventare un valido aiuto. Come la mente influenza il respiro, così il respiro influenza la mente. Gli Stati emozionali, quindi, saranno vinti in tutta la loro estensione da una deliberata, profonda, armoniosa respirazione. Vi sono dei libri che si riferiscono alla respirazione yoga in tono allarmante. Condannare questi esercizi è un assurdo. Yogananda faceva notare che la natura stessa obbliga l'uomo a praticare un "esercizio di respirazione" durante tutta la sua vita, se ci tiene a rimanere nel corpo. Certe applicazioni delle regole del respiro possono essere dannose, questo sì, e su questo argomento ci soffermeremo in una prossima lezione. Per ora diciamo unicamente che una ragionevole prudenza e il buon senso sono tutto quanto occorre. Mentre si praticano le posizioni yoga, per regola generale, si deve inspirare quando il corpo si erge ed espirare quando si china. Nella Mezzaluna, per esempio, inspiriamo all'abbassarci ed ispiriamo alzandoci. Tuttavia ci sono delle eccezioni a questa regola. Nell'asana della seggiola si inspira all'alzarsi e si trattiene il respiro abbassandosi sulle ginocchia. Come principio generale si deve sempre inspirare dalle narici, quantunque vi siano alcune eccezioni in certi esercizi. Le ragioni sono ovvie. In primo luogo perché respirando si filtrano le impurità che altrimenti entrerebbero nei polmoni; in secondo luogo si riscalda l'aria prima che arrivi alle delicate membrane degli organi respiratori. Altre ragioni vi verranno spiegate di volta in volta nel corso di queste lezioni. Una ragione è che l'aria entrando nelle narici calma il cervello e chiarisce le idee. Le persone che respirano abitualmente dalla bocca sono, generalmente, ottuse. Provate, quando inspirate, a sentire che l'aria entrando nel cervello lo rinfresca e lo calma. Un esercizio di respirazione Quando vi accade di sentirvi depressi, di umor nero, preoccupati o semplicemente frastornati, invece di cavillare sul perché di questo umore cupo, ansiosi per tante ansietà, provate a ricuperare il vostro spirito per mezzo della respirazione. Inspirate molto lentamente e profondamente. Sentirete che state inspirando non solo aria, ma gioia, pace, forza e coraggio o qualunque altra qualità positiva desiderata. Sedete bene eretti quando praticate questo esercizio. Immaginate che il respiro stia colmando non solo i polmoni, ma tutto il vostro corpo, incominciando dai piedi e culminando nel punto fra le sopracciglia. Trattenete mentalmente il respiro in questo punto il più a lungo possibile - senza sforzarvi -; sentirete che state bruciando tutti i pensieri negativi con la fiamma della divina luce. Espirate con forza per espellere definitivamente dal corpo e dalla mente, le ultime rimanenze di debolezza e negatività. Ripetete questo esercizio da sei a dodici volte, o tanto sovente quanto sarà necessario per mettere in piena fuga le forze oscure. 4. ROUTINE Se potete praticare queste posizioni con mente calma ed interiorizzazione, il beneficio fisico che ne deriverà sarà maggiore. Prima di eseguire le asana sedete con la schiena eretta, effettuate qualche esercizio di respirazione e meditate per alcuni minuti. Durante le due prossime settimane provate ad eseguire gli esercizi di respirazione che vi ho insegnato. Non vi è una ragione per praticarli soltanto quando vi sentite depressi. Se incominciate con calma e coraggio, terminerete con maggiore tranquillità e divinamente sicuri. Durante la vostra routine giornaliera, soprattutto, espellete dal corpo con ogni espirazione, l'indolenza, l'esitazione, l'agitazione e l'indifferenza. Praticate: Vrikasana, la posizione dell'Albero, per 30 secondi con la gamba destra, 30 secondi di riposo, e 30 e secondi con la sinistra. Ardha-Chandrasana, la Mezzaluna, 30, secondi, per ogni lato, seguiti dal riposo. Trikonasana, il Triangolo, 30 secondi per ogni lato. Utkatasana, la Seggiola, 30 secondi, seguiti da uno o due minuti di posizione supina. Paschimotanasana, la posizione dello stiramento posteriore, 30, secondi seguiti da altri 30 secondi di riposo supini. Halasana, l'Aratro, 30 secondi nella posizione finale. Bhujangasana, il Cobra, 30 secondi. Sasamgasana, la Lepre, da 30 secondi ad un minuto. Rimanete supini e riposate da 2 a 5 minuti. Totale approssimativo: 30 minuti. 5. PRINCIPI CURATIVI E TECNICHE INTEGRAZIONE E DISINTEGRAZIONE L'integrazione è divenuta oggidì, in alcune parti del mondo, un'importante ragione di contestazione, poiché nella mente di molte persone è sorta la consapevolezza che l'esclusività razziale può portare alla disintegrazione della nostra società. Tale disintegrazione deve essere combattuta attivamente e coscienziosamente. Non si può aspettare con inerzia che tutto passi "naturalmente". Che molta gente si sia unita per combattere la disintegrazione è soltanto una prova che questa lotta è cosmica e eterna. L'universo intero è un campo di battaglia in cui le forze d'integrazione e disintegrazione si urtano in un incessante conflitto. La seconda Legge della Termodinamica indica che ogni cosa si muove inesorabilmente a casaccio perdendo calore, velocità, definizione e, ovviamente, un'altra forza, pure altrettanto attiva, lavora per riunire i fili sparsi. Senza tale forza non vi sarebbe nulla di integro di disintegrare. Queste forze si combattono l'un l'altra per la supremazia. Un esempio semplice: la lotta fra la salute e la malattia. Se noi, passivi per natura, permettiamo alla malattia di vincere, rafforziamo quelle della disintegrazione che si consolidano nella passività. Aspettare che le cose vadano a posto da sole non è pensare positivamente perché è un non pensare del tutto. L'integrazione è il risultato della coesione di elementi messi insieme dall'impulso attivo. La disintegrazione è implicita nel processo del "lasciar corerre". La salute è un prodotto del processo integrativo. Per ottenere una buona salute è necessario collaborare con questo processo. Si deve sviluppare il corpo come "in tutto" completo nelle sue parti e non come parti separate tenute insieme da un meccanismo più o meno coordinato. Il corpo e la mente devono essere portati a una comune attiva armonia; l'uomo deve riconoscere il suo vincolo con tutto l'universo. L'analisi è una speciale tendenza dell'uomo Occidentale, il quale possiede la dote innata di osservare le cose come parti separate. Ma il corpo umano è molto più intricato del motore di un'automobile, nel corpo vi è un'intelligenza che lavora indipendente dall'efficienza meccanica delle sue numerose parti. Ha una vitalità che, se posseduta in alto grado, lo porta a un'azione compatta per proteggere ognuna delle parti minacciate o per ripararne i danni. La scienza medica è obbligata a riconoscere l'imponderabile, e lo riconosce in quanto esiste, però la naturale inclinazione Occidentale induce i medici a trattare preferibilmente il corpo come una macchina, vale a dire, a sostituire o a riparare le parti difettose, anziché fortificarlo per offrirgli la possibilità di guarirsi da solo. Nella cura quasi esclusiva delle singole parti del corpo, come se fossero dei pezzi di un meccanismo e non parte di un intero essere vivente, si è tentati di considerare al lavoro le forze della disintegrazione e non quelle dell'integrazione. Forse è sleale dire ciò se si considerano i miracoli della scienza medica. Però io ricordo di aver udito recentemente un annuncio alla radio: "Le ricerche mediche in queste ultime decadi hanno fatto progressi enormi. Ora i problemi sono più grandi che mai. Perciò aiutate la Crociata Unita". Ma io non sono disposto ad aiutare visto che nessuno ha pensato di cambiar linea di condotta pur toccando con mano che i problemi anziché semplificarsi si sono ingigantiti! Lo yoga dice: "Imparate a considerare il vostro corpo e la vostra mente come un insieme integrale. Vivete nel corpo, non accontentatevi solamente di abitarvi". Non è sufficiente essere senza febbre per godere di una buona, vera salute; occorre anche la vitalità. E' stato osservato come la gente che possiede una visione serena della vita, dimentica di se stessa, per servire il prossimo, occupata in cose costruttive, si ammali raramente. E' che non ha tempo di ammalarsi! Se vi concentrate sull'indisposizione sarete frequentemente indisposti, se sulla buona salute, di solito starete bene. Le persone che sentono una profonda affinità con la Natura e la vita ne traggono, in effetti, forza e vigore. Gli egoisti che si isolano dall'universo che li circonda, invecchiano prematuramente; persino in gioventù non sono mai sembrati completamente vitali. Ricordate, dunque, lavorate coscientemente per l'integrazione. L'energia genera maggiore energia, l'armonia una più profonda armonia, uno zelo unificato porta a una perfetta unità che è yoga. Lasciato a sé, il naturale orientamento è quello della Seconda Legge della Termodinamica, una tendenza alla graduale disintegrazione. E' ovvio che voi dovete vivere nel divino orientamento dell'integrazione, per completarvi. 6. DIETA Per riportare il corpo allo stato naturale è necessario nutrirlo con cibi naturali. Nella nostra era moderna, tanto gli alimenti, quanto le medicine, sono orientati verso l'innaturale, cioè verso le vivande elaborate dall'uomo. Il risultato di questa dieta errata, come di altre forme di vita sbagliata, è la malattia. Nella prossima lezione parleremo più a lungo dei cibi innaturali, in questa, invece, considereremo gli insegnamenti yoga, non solamente per quanto si riferisce alla dieta, ma anche ai princìpi di rilassamento, principi vitali per l'integrazione di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente. Gli yoghi mettono in rilievo l'importanza dei cibi rinfrescanti ed escludono quelli che infiammano poiché portano in circolazione le impurità che bloccano il normale flusso del prana del corpo. La resistenza a una corrente elettrica riscalda il filo attraverso il quale passa l'elettricità. Lo stesso avviene con la resistenza attraverso la quale il prana arriva al sistema nervoso. Il calore è solo un sintomo che ci avverte del cattivo funzionamento del sistema che non lavora più liberamente ed armoniosamente come dovrebbe. Il principio è simile a quello del calore prodotto per mezzo della frizione. Quando esortiamo qualcuno una persona sconvolta pensiamo che si è scaldata. Le emozioni, come la collera e la gioia, producono delle reazioni diverse sul sistema nervoso; lo stesso possiamo dire dei cibi. Gli alimenti molto conditi, le bevande alcooliche, i troppi carboidrati, gli stimolanti artificiali e i cibi stantii o troppo cotti, sono innaturali e procurano infiammazione. La frutta fresca le noci, i vegetali poco cotti, il latte, i latticini freschi e tutti i cereali sono rinfrescanti del sistema nervoso. Ciò che eccita il corpo ha effetti infiammatori, ciò che procura il rilassamento è rinfrescante. Provate questa bevanda che rinfresca: combinate due parti di yoghurt e una parte di acqua, aggiungete zucchero (preferibilmente greggio o scuro) o miele al gusto. Il sapore della bibita non dovrebbe essere né dolce né agro. Agitate bene e bevete. Se si vuole, si aggiunga il succo di un quarto di limone. Oppure provate quest'altra bevanda: il succo di un quarto di limone in un bicchiere d'acqua; addolcite con zucchero greggio o miele al gusto. La bibita non deve essere nè troppo dolce nè troppo agra. Queste due bevande sono rinfrescanti del sistema nervoso. Gli yoghi consumano yoghurt a fin di tavola o miscelato con dei vegetali mentre cuociono. Voi potrete preparare il vostro yoghurt (o dahi come viene chiamato in India) miscelando un cucchiaio di yoghurt con mezzo litro di latte bollito lasciato intiepidire. Conservate questa miscela da dodici a diciotto ore in un luogo caldo. Quando si sarà infittita è pronta. Potete adoperare un cucchiaio di questo yoghurt per la successiva preparazione e così via. Un altro modo per preparare il dahi è di miscelare uno o due cucchiai di succo di limone in mezzo litro di latte tiepido e proseguire come per lo yoghurt nella preparazione. Il liquido che otterrete sarà piuttosto leggero, ma se aggiungerete uno o due cucchiai di questa miscela ad un mezzo litro di latte, il dahi sarà ancora migliore e migliorerà ulteriormente nelle preparazioni successive. Lo yoghurt è eccellente per chi è allergico al latte. Diremo però che "per questa allergia (mucillagine in quantità eccessiva nel latte), il latte di capra è un ottimo succedaneo. Si prepara dell'ottimo formaggio fresco facendo bollire del succo di limone con il latte; la giuncata si separerà dal siero versandola in una borsa di mussola e lasciandola tutta una notte a sgocciolare. 7 MEDITAZIONE. Non mettete la meditazione nella lista delle cose da farsi quando se ne trova il tempo. Se stabilite di meditare ogni giorno, vi accorgerete che l'efficienza mentale che ne deriva vi sarà d'aiuto per sbrigare anche tutto il lavoro che oggi siete convinti di non poter inserire nel vostro programma. Ogni problema verrà risolto più facilmente. Eseguirete con celerità le vostre faccende poiché le energie saranno concentrate, non disperse. Per riuscire in qualche cosa è necessario far partire l'azione dal vostro intimo, dal centro interiore e non dalle circostanze esterne. Dato che la meditazione vi porta a questo centro interiore e facilita ogni altra attività, deve diventare il primo dovere nella vostra vita. Se in casa potete disporre di una stanza da adibirsi a cappella, vi accorgerete, dopo pochi mesi, che si è sviluppata in essa un' "atmosfera" di pace che vi aiuterà ad interiorizzarvi quando mediterete. In ogni luogo maturano delle vibrazioni che sono in sintonia con le attività che vi si svolgono. Se non potete disporre di una stanza, cercate almeno di riservare uno spazio nella vostra camera da letto dove potrete appartarvi a meditare. Parte del processo di neutralizzazione del turbinio dei sentimenti (o chitta, secondo Patanjali) è uno sforzo per allinearsi con le energie naturali. In questo modo le principali correnti di vita potranno usarsi come aiuto per elevarci al di sopra dei nostri egoismi. Gli yoghi dicono che esistono certe correnti magnetiche le quali precedono da est a ovest. Se, quando meditate, vi volgete verso l'est, riceverete dei benefici che vi aiuteranno ad ottenere l'illuminazione interiore. Anche il nord è un buon aiuto per la meditazione e per liberare la nostra mente dalle limitazioni fisiche. Volgersi all'est è consigliabile per ottenere l'illuminazione e la liberazione dal karma. Gli yoghi asseriscono che certe ore della giornata sono particolarmente propizie per la meditazione: l'alba e il tramonto, quando il sole è nei giusti angoli per l'influenza della terra sui nostri corpi; mezzogiorno, quando l'influenza del sole si oppone a quella della terra; mezzanotte, quando i due corpi sono in armonia. Questi sono chiamati i "punti di riposo" della Natura, in quanto il flusso di energia portato nei nostri organismi è in temporaneo equilibrio. Se non potete meditare a queste ore, meditate almeno ogni giorno alla stessa ora, poiché come una camera adibita esclusivamente alle pratiche religiose è utile, così la puntualità aiuta a bandire dalla mente, e facilmente, i pensieri terreni. Se si vuole facilitare il flusso delle benefiche correnti della Natura, ci si dovrà proteggere da tutto ciò che intralcia il nostro sforzo meditativo. Gli yoghi asseriscono che vi sono delle sottili correnti sulla terra (non ci riferiamo alla forza di gravità) che spingono le correnti di energia, nel nostro corpo dall'alto al basso. Lo scopo della pratica yoga è di dirigere questo flusso verso l'alto, nel cervello. Gli yoghi ci insegnano come isolarci per contrastare queste correnti. Quando meditiamo dobbiamo sedere su quella che loro chiamano asan: una pelle di daino o capriolo o una coperta di lana sulla quale avremo steso un tessuto di seta per isolarci ancora meglio. Sarà necessario sedere in una posizione comoda, tenere eretta la schiena, il corpo rilassato. Vi sono parecchie posizioni raccomandate dai bhatha yoghi, che vi saranno insegnate nel corso di queste lezioni. Per ora sedete semplicemente a gambe incrociate sulla vostra asan. Anche una seggiola può servire allo scopo; in questo caso l'asan dovrà essere molto lunga, partire cioè dalla spalliera, essere collocata sul sedile ed arrivare comodamente fino a terra affinché possiate appoggiarvi sopra i piedi ed isolare in questo modo tutto il corpo. Collocate le mani sulle cosce all'altezza dell'inguine con le palme rivolte in alto. Il corpo deve rimanere eretto, ma rilassato, e le scapole leggermente unite. Così il vostro corpo parrà un arco teso in una posizione di spirituale prontezza dalla "corda" della spina dorsale. In questa posizione vi sentirete calmi se praticherete gli esercizi di respirazione che vi furono insegnati nella presente lezione e nella precedente. Ora praticate la meditazione seguendo le istruzioni che vi sono state impartite. Rilassatevi durante lo meditazione; non rimanete tesi. Ogni cosa in questo mondo viene eseguita con tensione e questo sembra naturale alla mente umana. Ma la meditazione riesce bene solamente con il rilassamento sempre più profondo, sia fisico che mentale, emozionale e spirituale. LEZIONE TERZA 1. FILOSOFIA Hatha Yoga è il ramo fisico della scienza di meditazione del Raja Yoga. Patanjali, il grande saggio dei tempi remoti, scrisse che il sentiero dell'illuminazione abbraccia otto stadi. (Il suo insegnamento è anche conosciuto come Ashtanga o "otto rami" dello yoga). La spiegazione di questi otto stadi aiuterà a dare un'idea esatta dei più profondi principi ed istruzioni nello studio dello yoga. Le prime due fasi degli otto sentieri sono conosciute come Yama e Niyama. Yama è il controllo; Niyama, il non controllo. Letteralmente questi due stadi significano il non fare e il fare del sentiero spirituale. Sono, si potrebbe dire, i Comandamenti dello Yoga. E, cosa interessante, ve ne sono anche dieci. Più avanti li commenteremo singolarmente. Il loro scopo essenziale è di permettere alla manna della pace interiore di essere raccolta nel secchio della mente colmando i vuoti mentali che hanno causato l'irrequietezza ed eliminando i legami inutili, i desideri, e le varie forme del vivere disarmonico. Le regole dello Yama sono cinque: Ahimsa o la non violenza, il non mentire, il non rubare, il non essere sensuali, il non provare cupidigia. E' interessante notare come tutte queste virtù siano elencate con dei termini negativi. E' implicito che quando togliamo di mezzo l'illusione, non possiamo fare a meno di essere benevoli, veritieri, rispettosi della proprietà altrui ecc., dato che siamo buoni per natura. Quando ci comportiamo diversamente non è perchè sia naturale per noi fare ciò, ma perchè abbiamo accettato incondizionatamente uno stato innaturale di disarmonia egoistica. Le regole del Niyama sono: limpidezza, contentamento, austerità, introspezione e devozione al Signore Supremo. Ognuno dei cinque princìpi, se praticato perfettamente, conferisce delle ricompense spirituali ben definite, come vedremo nella prossima lezione. Il terzo degli otto sentieri è conosciuto come Asana che significa semplicemente posizione. Molti scrittori hanno sostenuto che Patanjali si riferisce qui alla necessità di praticare le asana come preparazione alla meditazione. Patanjali non alludeva alle pratiche, bensì ai differenti periodi di sviluppo spirituale. Quindi, posizione non significa una particolare serie di esercizi, ma l'abilità di mantenere quieto il corpo come requisito necessario per una meditazione profonda. Una posizione sarà tanto più confortevole quanto più la spina dorsale rimarrà eretta e il corpo rilassato. Un segno di perfezione nella Asana, si dice, è la capacità di restare senza muovere un muscolo per tre ore consecutive. Parecchie persone meditano per anni senza mai raggiungere dei risultati notevoli semplicemente perché non hanno addestrato il loro corpo a rimanere fermo. Fino a quando non si è padroni del corpo, non si possono percepire le più delicate sensazioni, tanto delicate, da manifestarsi solamente in una quiete perfetta. E' bene praticare alcune posizioni yoga prima della meditazione. Queste aiutano ad ottenere la Asana o posizione ferma. Molti studenti principianti, tuttavia, commettono l'errore di voler perfezionare le posizioni yoga prima di provare a meditare. Ciò è errato. Non è necessario esercitarsi nelle asana per imparare a meditare. Esse sono un aiuto, sia pur grandissimo, per la meditazione, ma solo un aiuto. Il quarto sentiero di Patanjali è il Pranayama. Molti scrittori hanno commesso nuovamente l'errore di pensare che Patanjali si riferisse alle pratiche piuttosto che alle differenti fasi dello sviluppo spirituale; hanno asserito che egli alludeva agli esercizi di respirazione. Pranayama anche come pratica spirituale è collegata unicamente in forma secondaria al respiro. E' un errore identificare tale parola con il controllo del respiro. Prana significa respiro, ma soltanto per la stretta relazione che esiste fra il respiro e il fluire dell'energia del corpo. La parola Prana si riferisce, in primo luogo, all'energia stessa. Pranayama, quindi, significa controllo dell'energia. Questo controllo è spesso effettuati con l'aiuto degli esercizi di respirazione. Da ciò, gli esercizi di respirazione sono anche conosciuti come Pranayama. Patanjali si riferiva al controllo dell'energia come risultato raggiunto con le varie tecniche e non alle tecniche stesse, cioè ad uno stato in cui il flusso di energia non si riversa più esternamente, ma internamente verso il Sè divino che è nei cuori di tutti gli esseri. Solamente quando tutta l'energia del corpo potrà essere diretta verso il Sè divino, la consapevolezza sarà abbastanza intensa da potere squarciare i veli dell'illusione ed entrare nella supercoscienza. L'energia che usiamo per ragionare è la stessa che serve per digerire i cibi e ne abbiamo la prova se si considera quanto sia difficile pensare a cose importanti, risolvere problemi, dopo un pasto copioso, e come la mente diventi limpida dopo il digiuno. Dirigendo tutta l'energia dal corpo al cervello si intensificano la consapevolezza e l'acutezza mentale. Guidare l'energia interiormente è il primo passo verso la divina contemplazione. La quinta fase del viaggio di Patanjali è conosciuta come Pratyahara, l'interiorizzazione della mente. Quando l'energia viene inviata al cervello, la coscienza deve interiorizzarsi affinché anche i pensieri non possano più vagare lungo gli interminabili sentieri dell'irrequietezza e dell'illusione, ma siano fatti convergere nei misteri più profondi dell'anima immanente. Così per la mente: occorre concentrare pensieri ed energie se si spera di penetrare nello stretto tunnel che ci conduce al divino risveglio. La sesta fase è conosciuta come Dharma, contemplazione o consapevolezza interiore permanente. Prima di raggiungere questo stadio si può essere consapevoli della realtà spirituale, della luce interiore, di un sentimento mistico e profondo, ma è solamente dopo aver raggiunto il Dharma che possiamo concentrarci profondamente su queste realtà. La settima tappa è conosciuta come Dhyana, meditazione, assimilazione. Con la concentrazione prolungata in una delle fasi della consapevolezza si incomincia a assimilarne le qualità. Concentrandosi sui pianeti sui piaceri dei sensi, il Sè Interiore finisce per identificarsi con la felicità che questi piaceri gli procurano; l'individuo perde di vista il suo Sè immanente che è la vera sorgente di materiale, la vita di tutti gli uomini sarebbe felice. In effetti la felicità è dovuta alla nostra reazione alle cose, piuttosto che alle cose stesse). Concentrandosi sui nostri errori riusciamo solamente a fortificarli. Concentratevi sulla virtù se volete divenire virtuosi. E' un errore autodefinirsi continuamente peccatori come fanno molti religiosi ortodossi. Se ci concentriamo sulla luce interiore o su altre realtà divine, che si percepiscono quando la mente è calma, assimileremo a poco a poco le qualità di quella realtà interiore. La mente perde la sua identificazione con l'ego e comincia a immergersi nel grande oceano della consapevolezza a cui appartiene. L'ottavo passo nel viaggio di Patanjali è conosciuto come Samadhi. Si arriva al Samadhi quando s'impara a dissolvere la coscienza dell'ego nella calma luce interiore. Una volta spezzato il controllo dell'ego scopriamo di essere quella luce e nulla più ci tratterà dall'espandere la coscienza all'infinito. Il devoto, in Samadhi profondo, comprende la verità delle parole di Cristo: "Il Padre e Io siamo Uno". Le piccole onde luminose perdono l'illusione dell'esistenza separata dall'oceano di luce e divengono esse stesse il vasto oceano. Nei più alti stadi del Samadhi il devoto può conservare, non solamente il senso di identità con l'Oceano Infinito, ma anche lavorare per mezzo delle piccole onde del suo ego. Pur conversare, svolgere delle attività di carattere intellettuale, compiere una fatica, sorridere, vivere ad ogni livello come un normale essere umano, senza mai perdere la sua percezione della Divinità. Non si creda che questi stati siano illusori. Sono delle Realtà; la nostra presente limitazione è un'illusione. I grandi yoghi hanno dimostrato la loro onnipresenza in parecchi modi e gli studenti che s'interessano a questo argomento dovrebbero leggere l'Autobiografia di uno yoghi di Paramahansa Yogananda, nella quale vengono descritte numerose esperienze divine di molte grandi anime. Questi stadi sottili di apertura spirituale si possono persino aggiungere in una normale esistenza. Come la montagna altissima e la collinetta hanno entrambe la cima rivolta verso il cielo, così le verità più elevate possono essere messe in relazione con la vita pratica di ogni giorno. Questa è la ragione per cui ogni persona intelligente trae beneficio dallo studio della filosofia. La necessità di applicare i fondamentali comandamenti morali dello yoga nella vita quotidiana è dunque ovvia e non richiede uno speciale commento qui. Ma la calma fisica (asana) è anche necessaria per non disperdere le forze e minare la nostra salute. Abbiamo inoltre bisogno di incanalare le energie (il principio del pranayama) se vorremmo realmente eseguire qualcosa che valga la pena. L'auto-sufficienza e l'abilità di restare in pace con se stesso (lo spirito del pratyhara) caratterizzano l'essere umano sereno ed equilibrato, quantunque non abbia mai pensato alle realtà spirituali. Infine, essere sensitivamente consapevoli della vita, viverla diventare in un certo senso uno che essa (richiamandoci agli stadi finali dello yoga: dharana, dhyana, e samadhi) ci conferisce quel potere intellettuale creativo superiore che ci fa sentire esseri umani completamente attivi - quantunque non necessariamente supernormali. Questi stadi delicati dovrebbero essere espressi anche nella pratica quotidiana delle posizioni yoga. I primi due, Yama e Niyama sono necessari per il reale progresso nelle asana. Senza di loro le posizioni diventano un semplice sistema di esercizi ginnici, utili per muscoli ed ossa, ma nulla più. Lo stadio successivo, Asana o stabilità fisica, è anche necessario. Se si praticano le posizioni affrettatamente e con agitazione, i benefici saranno minimi. Si devono eseguire adagio, rimanere in posizione per la durata suggerita e soprattutto mantenere un atteggiamento fisico rilassato e di controllo. La comprensione del Pranayama è anche essenziale nell'Hatha Yoga, non solamente perché richiede degli esercizi di respirazione, ma anche perché, fino a quando non si sarà consapevoli dei movimenti dell'energia nel corpo e degli effetti delle posizioni sui movimenti, non si potranno ottenere i profondi benefici dell'Hatha Yoga. Pratyahara (interiorizzazione) è pure necessaria. Se non si interiorizza la coscienza mentre si è in posizione, i benefici che ne deriveranno saranno superficiali. E' buona abitudine, perciò prima d'incominciare, acquietarsi dentro e fuori. Il paragrafo precedente spiega la necessità d'imporci la calma interiore consapevole (Dharana), durante la pratica delle posizioni yoga. La concentrazione su ciò che si tenta di ottenere pur aumentare altamente il valore. Con le posizioni ci si sforza di rinnovarci e qui, allora, vediamo il valore del Dyhana. Ogni posizione viene associata a certi stati mentali e spirituali (sempreché si mediti su di essi); anche l'esecuzione risulterà più facile se non verrà eseguita distrattamente e contando solo sui benefici fisici. Per la buona salute meditate su di essa e pensate di diffonderla in ogni fibra del corpo. Non praticate distrattamente, non lasciate vagare la mente! Samadhi, infine, applicato alle posizioni, significa che si è stabilito un modo di essere fisico e mentale totalmente armonico, sicché ogni movimento quotidiano diventa, in un certo senso, una posizione yoga scaturita dalla sorgente creativa dell'essere umano, il quale pratica Hatha Yoga non solamente quando esegue le antiche asana prescritte, ma finanche quando si alza dal letto, saluta il vicino o porta alla bocca una tazza di thè. Il suo stesso sorriso sarà uno yoga-mudra che risveglierà energia e la comunicherà come gioia a tutti quelli che lo avvicineranno. 2. POSIZIONI Ho già accennato all'importanza del rilassamento e del rilassarsi, anziché forzare il corpo nelle posizioni. E' arrivato dunque il momento d'imparare la asana del rilassamento perfetto: SAVASANA (foto 9 -10). A prima vista potrebbe sembrare la più semplice delle posizioni. In effetti, dato che il rilassamento è tanto difficile, si raggiunge raramente la perfezione nel praticarla. Per eseguire Savasana mettetevi supini sul pavimento, palme rivolte all'insù per aiutare a rilassarvi e a essere mentalmente ricettivi. La testa, il collo, il tronco, le gambe, devono rimanere in linea retta, perciò non usate guanciali; il sangue deve fluire in forma uguale in tutto il corpo. Ho detto che la consapevolezza è la necessaria precorritrice del rilassamento. Vi sono parecchie parti del corpo che sono tese senza che ce ne accorgiamo. Come rimediare? Ecco la risposta: aumentando la tensione nel corpo. Accade spesso, a livello psicologico, che ci si liberi dei nostri errori quando diventano esagerati, insopportabili. Lo stesso avviene per la tensione fisica. La miglior forma per ottenere il rilassamento preliminare del corpo intero è di inspirare, poi tenderlo cercando di distribuire la tensione con uguale intensità in ogni sua parte, espirare quindi con forza, e rilassare contemporaneamente e totalmente. Dopo questo rilassamento preliminare (che potete ripetere due o tre volte) rimanete tranquilli; ascoltate, se vi piace, il vostro respiro. Lo potrete visualizzare mentre entra ed esce dalle narici o semplicemente pensare al ritmico alzarsi ed abbassarsi dell'ombelico. Adesso immaginatevi circondati dallo spazio, spazio in ogni direzione, spazio diffuso all'infinito. Visualizzare questo spazio che a poco a poco penetra nei piedi attraverso i pori, fino a che essi diverranno spazio; visualizzatelo mentre s'introduce nei polpacci, cosce, fianchi, addome, stomaco, mani, braccia, avambracci, gomiti, petto, parte posteriore e lati del collo, gola, mascelle, lingua, labbra, guance, occhi, cervello. Sentendo lo spazio nel cervello liberatevi da ogni rimpianto del passato, da ogni preoccupazione futura. Riposate nell'infinito dell'Eterno Presente. Più non esistono i motivi delle interminabili ansieta. In tutta l'eternità non vi è se non il Qui e l'Adesso. Praticate brevemente Savasana fra una posizione e l'altra. Terminando una serie di esercizi, invece, rilassatevi profondamente in Savasana per almeno cinque minuti. Se l'esecuzione di una asana è in una determinata parte del corpo, per esempio, nella zona sacro-coccigea come avviene nello stiramento posteriore (Paschimotanasana), farete seguire Savasana concentrandovi sulla parte inferiore della schiena, anziché su tutto il corpo. Aspetti mentali della Paschimotanasana. Dato che ho or ora accennato alla posizione dello stiramento posteriore, debbo anche farvi conoscere i suoi benefici mentali e spirituali. Nella Paschimotanasana - come il nome della posizione illustra - lo stiramento avviene nella parte bassa della schiena e nei tendini dietro alle ginocchia (nel cavo popliteo). Lo stiramento della zona sacro-coccigea fa sì che l'energia fluisca liberamente da e per quell'area della spina dorsale. La tensione dietro alle ginocchia, utile fisicamente, aiuta anche a liberarci da certe profonde tensioni psicologiche. L'insicurezza crea oggi nell'uomo molte tensioni. Fra queste si manifesta l'irrigidimento cronico dei tendini posteriori delle ginocchia, risultato di una contrazione mentale dovuta al timore di pericoli e difficoltà. Liberando le ginocchia da questa tensione vinciamo anche l'insicurezza. Se la uniamo all'affermazione mentale durante la Savasana che seguirà lo stiramento posteriore, l'effetto sarà considerevole. Sarebbe bene, perciò praticare questa posizione in due tempi: nel primo, la nostra attenzione sarà rivolta alle ginocchia, nel secondo tempo alla parte bassa della spina dorsale. Durante l'intervallo o riposo che seguirà la prima esecuzione, concentratevi sul senso di liberazione avvertito nel cavo popliteo ed affermate: "Sono salvo, sono sano. Tutto ciò che vi è di buono viene a me e mi porta la pace!". Nella parte seconda sentite le onde di gioia e vitalità che dalla parte bassa della spina dorsale vanno verso il cervello. 3. RESPIRAZIONE E' arrivato il momento d'imparare la completa respirazione yoga. La maggior parte delle persone non respira come dovrebbe a causa delle cattive abitudini mentali, alla posizione errata del corpo e perfino alla riluttanza che prova nel respirare l'aria impura che oggi ci circonda. Osservate come spesso si trattiene il respiro quando si guida e si è preceduti e seguiti da molte automobili, o quando si attraversa una galleria colma del gas di scappamento. Per respirare convenientemente, si dovrebbe incominciare dal diaframma, il muscolo che separa i polmoni dalla cavità viscerale. L'aria entra nei polmoni quando si espandono, creando una pressione negativa rispetto all'aria atmosferica. Il diaframma lavora con un movimento dall'alto al basso che forza lo stomaco un poco verso l'esterno. Senza una giusta respirazione la vera salute non esiste. Numerose sono le cause che impediscono la respirazione diaframmatica. L'errata posizione del corpo è una. Quando non c'è un portamento eretto, non si respira diaframmaticamente. Un'altra causa è la tensione mentale. Le ulcere gastriche non sono che un sintomo della tensione dello stomaco, risultato di un'intensa ansietà mentale. Se lo stomaco è teso. La respirazione diaframmatica è impossibile. Con la respirazione diaframmatica deliberata, questa tensione viene gradatamente eliminata. La giusta respirazione è davvero uno delle più efficaci forme di psicoterapia. Una nelle maniere migliori per imparare a respirare diaframmaticamente è di giacere supini in Savasana. Eseguite la tecnica completa come ho spiegato nel capitolo precedente, osservando l'alzarsi e l'abbassarsi dell'ombelico durante la respirazione. Quando il corpo è perfettamente rilassato, come nel sonno, la respirazione diaframmatica diventa naturale, spontanea. L'espansione diaframmatica è soltanto la prima parte del completo processo naturale della respirazione. Lo stadio successivo è il movimento delle costole verso l'esterno. Le persone che si lasciano sopraffare dal mondo minaccioso che le circonda sono portate alla tensione fisica ai lati delle costole; quelle che respirano lateralmente sono, salvo poche eccezioni, coraggiose, espansive e di mentalità aperta. Uno sforzo deliberato per respirare lateralmente e correttamente ci aiuta a sviluppare tali atteggiamenti positivi. Nel terzo stadio, per la completa respirazione yoga, si deve immettere l'aria nella zona alta del torace; se viene sviluppata la parte superiore della cassa toracica si amplia contemporaneamente la nostra sensibilità. Le persone con la cassa toracica piatta nella regione alta del petto, tendono all'espressione emozionale repressa. Respirate profondamente, dunque, la completa respirazione yoga vi consente anche di arricchirvi sentimentalmente. Oltre alla Savasana, una buona tecnica per imparare la respirazione yoga completa è la seguente: rimanete in piedi, leggermente inclinati in avanti. Inspirate con il diaframma e sentirete che il movimento di questo muscolo, spingendo lo stomaco verso l'esterno, forza gradatamente il corpo a riprendere la posizione eretta. Senza interrompervi portate i gomiti lateralmente e con questo movimento la cassa toracica si dilaterà. Infine alzate le braccia sopra la testa, tendete le dita verso il cielo e sentirete che la parte alta dei polmoni e tutte le membra fino alla punta delle dita si stanno riempiendo di aria. Espirate, abbassate le braccia e ritornate nella posizione di partenza. Ripetete parecchie volte. Un buon esercizio di respirazione per apportare energia al corpo consiste nel praticare la completa respirazione yoga lentamente, con o senza i movimenti menzionati prima. Se li eseguirete senza fretta sentirete l'energia penetrare in tutto il corpo dai piedi alla testa. Questa è anche un'ottima tecnica energetica quando digiunate. 4. ROUTINE Incominciate con una respirazione lenta e profonda; riempite il corpo intero con aria ed energia. Sedete per un momento in meditazione, rialzatevi ed eseguite l'intero, profondo esercizio di respirazione. Alzate le braccia in alto, sul capo, mentre inspirate. Seguite poi la stessa routine della lezione precedente, tranne quando vi metterete in posizione di riposo che questa volta sarà Savasana. 5. PRINCIPI CURATIVI E TECNICHE IPERTENSIONE E NERVOSISMO E' stato detto che le due maledizioni dei tempi moderni sono l'ipertensione e il nervosismo, disordini essenzialmente mentali i cui risultati sono tutt'altro che piacevoli: insonnia, esaurimento, sofferenza nella digestione e molte altre indisposizioni troppo lunghe da elencare. La respirazione profonda descritta nel capitolo terzo è un dovere per coloro che soffrono di queste indisposizioni. Però l'energia apportata al corpo con gli esercizi di respirazione e le altre pratiche, dev'essere introdotta con accorgimento, tenendo presente lo stato di salute di ognuno di voi. Troppa energia potrebbe nuocere ad un sistema nervoso debole. Procedete gradatamente e ricordate di restare calmi e rilassati durante tutte le vostre pratiche yoga. Le posizioni che includono una respirazione lenta e profonda - Savasana in modo particolare - sono inestimabili. La prima fase della posizione della Lepre insegnata nella lezione n. 1 è pure utilissima. Così quella del Cobra e dell'Arco. Fra le posizioni che non abbiamo ancora contemplato, e fra le più utili, vi sono quelle sulla testa, sulle spalle, e quella del Loto. Ma le asana, in un modo o nell'altro, servono per calmare il sistema nervoso. La dieta (particolarmente di frutta e i cibi che già abbiamo descritto nell'ultima lezione) è anche molto importante. Di grande rilievo è l'ambiente che ci circonda, sia naturale che umano. La città grava dannosamente sul sistema nervoso. Le impurità nell'aria, la velocità del traffico, la nostra vita privata minacciata dalla folla, le eterogenee vibrazioni di innumerevoli esseri umani con interessi e desideri diversi e contrastanti, tutto concorre a produrre tensione, il supremo malanno dei nostri tempi. La campagna, invece, con la sua gente e l'ambiente spirituale ed armonico, ha su di noi una potente influenza calmante. Nel nostro eremitaggio e Centro di meditazione "Ananda", situato nelle vicinanze della Grass Valley in California, ne abbiamo constatato gli effetti nei nostri ospiti perfino dopo sole due settimane di soggiorno. I loro occhi diventano brillanti, i volti rilassati, ogni cosa in loro denuncia un aumento di armonia interiore e di pace. E' necessario rassicurare le persone obbligate a vivere in città che la verità da esse cercata la possono trovare ovunque, però non c'è bisogno di convincerle che, sia pure un brevissimo soggiorno in un ambiente spirituale, le farà progredire più rapidamente. Se una persona non pur vivere sempre in un ambiente sano, dovrà fare ogni sforzo per circondarsi di influenze magnetiche spirituali, musiche spirituali, pensieri spirituali. Fuggite la compagnia di quelle persone che vorrebbero allontanarvi dalla vostra pace. Non sprecate il tempo prezioso nei "riempitivi", come li chiamava il mio Guru: televisione, riviste, radio, eccetera. Non vi è persona, per quanto nervosa e tesa, che con il tempo e la pazienza non si liberi da questa condizione. C'è chi vi riesce in forma perfetta. Gli individui più irrequieti della terra possono diventare esempi di pace luminosa. 6. DIETA Andate in un supermercato ed esaminate in ogni articolo l'etichetta con la lista dei suoi componenti. Vedrete allora quanti prodotti chimici sono aggiunti per aumentarne il sapore, il colore, per prolungare la conservazione, eccetera. E non è ancora stata raccontata l'intera storia. Che dobbiamo dire di tutti i valori nutritivi che sono stati sottratti ai cibi? Se si lasciano i germi di grano nel frumento quando si macina, col tempo irrancidirà. Per conservarlo vengono tolti. La farina bianca, oltreché diventare meno grossolana, si conserverà più a lungo. Però, se noi collochiamo due recipienti, uno con farina integrale e l'altro con farina bianca e permettiamo a degli insetti di servirsene, vedremo che si ciberanno di quella scura tralasciando l'altra, in quanto la farina bianca è senza vita e non li tenta. In questo senso l'uomo moderno dimostra meno discriminazione degli insetti! Alcune missionarie delle Filippine, nell'anno 1898, si mossero a pieta quando assistettero al misero pasto degli indigeni. Quella gente "infelice "non si nutriva che di riso scuro. Le missionarie, affettuosamente, introdussero il riso bianco nella dieta dei nativi e ahimhè! il beriberi assunse rapidamente proporzioni epidemiche. La farina bianca, il riso bianco, lo zucchero bianco ed altri prodotti raffinati, possono essere più gradevoli al palato e alla vista oppure al gusto che chiede creme e dolci, ma sono dannosissimi per il corpo umano e il suo sistema nervoso e sono colpevoli di provocare parecchie malattie. Si potrebbe veramente dire che vi è una diretta correlazione fra la mancanza di elementi vitali nei cibi e la mancanza di vitalità negli individui che si nutrono di quelli. Insisto quindi ancora: mangiate solo dei cibi naturali. Frutta di stagione, ad esempio, e non frutta forzata fuori stagione. Esiste un ritmo naturale nell'universo e bisogna rispettarlo. Il corpo umano fa parte della natura ed entra quindi nel ritmo, per cui l'uomo farebbe bene ad armonizzarsi con essa. Mangiare dei prodotti di stagione che inoltre presentano un notevole vantaggio per il borsellino! Per quanto si riferisce al frumento, l'ideale sarebbe di poterlo macinare di volta in volta secondo la necessità. Eccovi la ricetta di un eccellente tipo di pane chiamato in India chappati. Chappati 2 tazze e mezzo di farina integrale 1 tazza circa di acqua 1 cucchiaio di ghee (vedere più avanti) o di un altro olio. La ricetta indiana include il sale, ma gli yoghi hanno detto più volte che il sale minerale non è benefico per l'uomo. I sali già ci sono, al naturale, nei vegetali che ci nutrono. Alle due tazze di farina unite l'acqua a poco a poco. Mescolate ed impastate con le mani per pochi minuti. Per ottenere un buon risultato, lasciate che l'impasto riposi per almeno un'ora, poi lavoratelo di nuovo e, se necessario, aggiungete ancora un pò d'acqua. Formate poi delle pallottole con una piccola porzione di pasta e spianatele con il mattarello in maniera da ottenere delle frittelle rotonde della grandezza di un piattino porta-tazze da caffè. Friggete con olio leggero, nella padella di ferro, velocemente da un lato, poi dall'altro: il chappati dev'essere fritto rapidamente affinché non indurisca. Cuocendo si gonfierà come un palloncino e lo si può anche aiutare premendo i lati mentre frigge o mettendolo già fritto sul fuoco per pochi minuti ancora. L'olio o il ghee vanno sparsi in quantità minima sui due lati delle frittelle quando sono già cotte. Pane di farina integrale 1 tazza di latte 1 tavoletta di lievito fresco 3 cucchiai di miele liquido 1/2 tazza di acqua fresca 3 cucchiaini di sale 1/2 tazza di acqua bollente 2 cucchiai di olio 5 tazze all'incirca di farina integrale Al latte bollente aggiungete il miele, il sale e l'olio; agitate ed amalgamate il tutto; aggregate 1/2 tazza di acqua fredda (dovrebbe risultare una miscela tiepida). Sciogliete il lievito in 1/2 tazza di acqua bollente unendolo al resto. A poco a poco aggiungete della farina per ottenere una pasta liscia, consistente. Lavoratela su un'asse fino a quando la sentirete satinata. Collocate la pasta in una insalatiera e in luogo caldo per un'ora circa; quando avrà raddoppiato il suo volume impastate nuovamente. Dividetela in tre pagnotte. Lasciatela ancora riposare per un'ora circa. Cuocete in forno moderato a 190° per 50 minuti circa. Ghee (burro chiarificato). Nella lezione precedente accennai alle proprietà rinfrescanti di alcuni cibi. Ritornando su questo argomento dirò che gli yoghi insistono sugli effetti benefici del ghee o burro chiarificato. Mettete una quantità qualsiasi di burro da chiarificare in un tegame e bollitelo adagio adagio, da un minimo di un'ora ad un massimo di un'ora e mezzo; oppure infornatelo a bassa temperatura sempre per la stessa durata: un'ora e mezzo. Toglietelo dal fuoco, filtratelo con una telina fine. Si usa per cuocere gli alimenti o per spalmare sul pane, tartine, toast, ecc. Il sapore è molto differente dal burro; è quasi dolce. Ad alcune persone piace subito, ad altre occorre più tempo per imparare a gustarlo. E' salutare per voi e si conserva indefinitamente. Per certe cerimonie religiose in India viene usato del ghee vecchio di mille anni. 7. MEDITAZIONE Di tanto in tanto si ode un contadino o un muratore esprimersi cosi con un impiegato: "Perché non fai un lavoro da uomo?". Anche gli uomini d'affari scherniscono qualche volta gli artisti e li incolpano di "improduttività". Un amico mio chiese un giorno al direttore di una società discografica, di ascoltare la prima incisione delle mie canzoni: "Dite SI alla vita!". Questi canti sono presentati in modo da attrarre la gente (almeno spero) verso il mio punto di vista filosofico, cioè verso i princìpi universali della filosofia yoga. Il direttore dopo aver ascoltato l'incisione commentò: "Occorre una musica più violenta". Certe persone fanno risiedere la potenza nei muscoli, nel denaro, nel rumore. Ma l'ascendente degli uomini sugli animali non sta nella potenza fisica, bensì in quella mentale. I più importanti periodi storici furono tempi di risveglio spirituale e culturale, non di spargimento di sangue, poiché la vera gloria dell'uomo non dipende da fattori esterni, ma dal come egli stimola profondamente le sue risorse interiori. La meditazione, ben lontana dal rappresentare attività per timidi, incerti e deboli di natura alla ricerca di un'evasione dalla realtà, è un lavoro essenziale per tutti coloro che vogliono sviluppare completamente il loro potenziale umano. Nella vostra camera (o cantuccio) di meditazione sarebbe utile aveste un altare. Sebbene il vostro altare reale sia la consapevolezza interiore, anche i simboli esteriori vi possono aiutare a trattenere la mente concentrata nelle realtà interiori. Potete collocare sul vostro altare le fotografie dei grandi santi da voi particolarmente venerati. Come punto centrale della concentrazione, queste immagini vi aiuteranno a risvegliare la devozione e a sintonizzare la vostra coscienza con quella dei grandi maestri. Proprio come una fiamma debole si ravviva con l'aggiunta di sostanze infiammabili, così mettersi in sintonia con le grandi anime ci aiuterà ad alimentare il "fuoco" dei nostri sforzi spirituali. Questo è considerato uno dei punti più importanti degli insegnamenti yoga. Io, pure, ho collocato sul mio altare di meditazione le immagini dei grandi Guru: Cristo, Babaji, Lahiri Mahasaya, Sri Yukteswar e Paramahansa Yogananda. Ma sull'altare del mio cure vi è specialmente la presenza del mio Guru. Dobbiamo dirigere interiormente la nostra concentrazione; lo Yoga, come spiegai nella lezione scorsa, è la neutralizzazione delle onde nella parte più bassa della mente, i vortici del sentimento, affinché la "luna" della realtà possa riflettersi dentro di noi. Il proposito della meditazione è di aiutare questo processo interiore di neutralizzazione. Se l'idolatria è stata una rovina per le religioni, lo si deve specialmente al fatto che la gente usa sovente le immagini sacre per rafforzare le proprie tendenze mondane (anziché neutralizzarle) e soddisfare dei desideri egoistici. Le immagini usate invece nome ausilio per la concentrazione, potranno aiutare a allontanarci dalla sconclusionata esistenza dei desideri per avvicinarci alla pura devozione. Ciò è effettivo se vediamo le immagini come dei simboli elevati, delle essenze divine, essenzialmente senza forma, che ci aiutano a sradicare le tendenze egoistiche dal cuore. Ogni espressione di amore disinteressato diretto tanto alle persone quanto alle immagini ci aiuterà. E' l'infatuazione e non l'amore che irrobustisce la nostra illusione. Il puro amore, in qualsiasi forma, non va confuso con l'idolatria. Le giuste immagini mentali ci aiutano ad arrivare allo yoga in tre modi: consigliando la pace alla mente irrequieta; attivando l'energia nella mente indolente e dirigendola verso Dio; richiamando la mente dai livelli più profondi della coscienza e dirigendola agli eterni veri stati dell'anima. Lo scopo della meditazione è di andare al di là delle immagini mentali per arrivare alla percezione della realtà spirituale. Quella realtà non si crea, ci si può solo armonizzare con essa. La meditazione, come insegnai nella prima lezione, aiuta a tranquillizzare la mente inquieta. Anche altre visualizzazioni aiutano; se siete agitati da un determinato pensiero, un pensiero opposto vi farà ritornare ad uno stato di equilibrio interiore. Supponiamo che siate arrabbiati; se vi provate a pensare per un po' di tempo al perdono, dissociate mentalmente la persona che vi ha colpito con danni o ingiurie, dall'azione che vi ha procurato l'offesa. Ricordate che Gesù disse: "Se dunque tu stai presentando la tua offerta all'altare ed ivi ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia la tua offerta dinanzi all'altare e và prima a riconciliarti col tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta". (Matteo 5:23:24). Se dei progetti per il futuro disturbano la vostra meditazione, potete generare una corrente diversa per dirigerla verso Dio, con dei canti sacri, fino a quando la mente ritornerà a voi. Se, per temperamento, siete più un karma yoghi che un bhakti yoghi, se cantate mentre la mente è occupata in progetti vari, non riuscirete a penetrare abbastanza nella parte intima dei processi del pensiero per riportare a voi la mente. In questo caso sentite semplicemente l'energia di Dio che lavora per concretare i vostri piani e gradatamente cercate di indentificarvi con essa. In questo modo i vostri problemi si risolveranno da soli. Potete anche offrire mentalmente i vostri progetti a Dio, sia con spirito di servizio che d'intesa, giacché ciò è, in ultima analisi, una responsabilità Sua e non vostra. Se il vostro temperamento è più portato al Jana Yoga, dissociatevi dai vostri pensieri e programmi osservandoli. Riflettete su questa realtà: essi non sono voi, essi, essenzialmente, non hanno nulla a che fare con voi. "Neti, neti - non questo, non quello". Questa è un'applicazione positiva del principio negativo dell'uomo che così spesso si sofferma solo sulle imperfezioni del mondo obiettivo e, con la critica, tenta di affermare la liberazione interiore dalle disarmonie esteriori. Se la mente è offuscata potremo rasserenarla con canti sacri ed offerte del proprio io al Divino, accompagnati da un'energia attiva e deliberata, pronta a spezzare i tentacoli dell'irresponsabilità. La mente offuscata, ricordate, non è sentimento calmo; è solamente sentimento intrappolato. Patanjali disse che il divino risveglio proviene da uno sviluppo della smriti (memoria). L'anima è già divina. L'autorealizzazione è un processo che ci richiama al chi e al che cosa siamo veramente. Con l'illusione l'uomo vive in uno stato di sogno; immagina un mondo apparente composto di sostanze solide. Le immagini mentali della realtà, anche se sono esse stesse una specie di sogno, possono aiutare a far riaffiorare le memorie dell'anima che sono dentro di noi e di conseguenza procurarci la forza di rifiutare l'ipnosi di questo falso sogno: l'illusione. Nella meditazione sarà di giovamento visualizzare una luce che si espande, oppure uno spazio, o la libertà, o un ineffabile amore e beatitudine. In una prossima lezione insegneremo un esercizio specifico di visualizzazione che vi aiuterà in tal senso. Quando vi sedete per meditare, incominciate a inspirare contando mentalmente fino a 12; trattenete il respiro contando fino a 12, espirate contando fino a 12. Gradatamente, se lo potete fare senza sforzarvi, aumentate il conteggio fino a 20-20-20 sempre conservando un ritmo uguale per tutte e tre le fasi della respirazione. Ripetete l'esercizio da 6 a 12 volte. Poi inspirate, tendete tutto il corpo, espellete con forza il respiro e rilassatevi. Ripetete due o tre volte; il vostro corpo dovrebbe essere ora completamente rilassato e la mente pronta per la meditazione. Nella meditazione, concentratevi con calma profonda nel punto fra le sopracciglia, la Ajna Chakra, che è la chakra della concentrazione e della divina visione. Affermate mentalmente: "La Tua Luce mi inonda; io sono colmo di pace". OM, SHANTI, SHANTI, SHANTI! LEZIONE QUARTA 1. FILOSOFIA L'evoluzione dei valori morali viene spiegata comunemente in una o due maniere. I devoti asseriscono che Dio ordinò semplicemente all'uomo di comportarsi in un determinato modo. I pensatori, invece, sostengono che, siccome le leggi morali differiscono radicalmente da cultura a cultura, si devono considerare alla luce di ogni convenzione sociale. Per esempio, è sconveniente per i membri di una tribù derubarsi o uccidersi a vicenda. Però questa legge vale solo nella "famiglia tribale" e si suppone che questo sia l'unico argomento valido per evitare furti ed assassinii in casa. Se Dio permettesse all'uomo di suggerirGli quando e come deve ordinare e comandare, verrebbe guidato in direzioni opposte. Che le basi dei suoi comandamenti debbano piacere a Lui e non all'uomo può anche far nascere il dubbio, nell'umanità, di essere intrappolata nelle spire del capriccio divino e schiava di un Signore indifferente ai nostri sentimenti. (Perché mai i Suoi comandamenti dovrebbero pesare su una così grande percentuale di individui della razza umana?). Gli insegnamenti dello yoga spiegano che i "comandamenti" delle Scritture hanno una base molto più accettabile poiché posseggono per fondamento la realtà della natura umana e per intenzione l'aiuto offerto all'uomo per il completamento della sua natura. Secondo le spiegazioni dei sociologi, gli insegnamenti yoga puntano su dei principi morali di verità universale. Le società possono avere resistito ad uno o all'altro di questi princìpi, ma hanno anche conosciuto la sofferenza causata dalla trasgressione alle armoniche leggi naturali. I princìpi morali fondamentali dello yoga sono enumerati negli Yoga Sutra di Patanjali e conosciuti come Yama (le restrizioni) e Niyama (i precetti), cioè dieci linee di condotta che ci ricordano i "dieci comandamenti". Il motivo per offrirci tali norme è ovvio: l'uomo, solo dopo molte sofferenze, prove ed errori (e spesso troppo tardi), incomincia a comprendere le leggi che governano la sua natura. Molte delle azioni che gli sembrano naturali sono in realtà auto-distruttive: l'ubriachezza, ad esempio, o, a livello mentale, un brutto carattere. L'uomo non è libero di indulgere indiscriminatamente alle sue inclinazioni; egli può dire "sono libero di ubriacarmi quanto voglio e nessuno ha il diritto di proibirmelo". Da un