Raggi della stessa luce NOTA DEL TRADUTTORE Quando per caso, ammesso e non concesso il caso possa esistere, mi fu proposto dall'autore di collaborare alla traduzione questo libro, il tema dell'opera mi intimorì non poco, era celato in me il desiderio di arricchirmi spiritualmente, assorbendo l'energia che mi poteva giungere in linea diretta attraverso i suoi scritti. J.Donald Walter mi ha reso forse più agevole il cammino che sto percorrendo. Avvicinarsi alla Parola di Dio è qualcosa che va ben oltre il normale lavoro professionale, per quanto accurato. Ben conoscevo l'autorevolezza delle fonti a cui l'autore si era riferito ( nove diversi testi biblici e quello più antico nella versione greca, nonché il testo poetico in inglese della Bhagavad Gita redatto da Sir Edwig Arnold), e questo mi fu d'aiuto nell'avvicinarmi al lavoro che avevo deciso di accettare. Per tale lavoro, ho attinto dalla Bibbia Concordata, composta dai testi originali, pubblicata dalla Casa Editrice Mondadori e dalla Bibbia delle Edizioni Paoline. Mi parve che, inconsapevolmente, ero come in attesa del chiarimento di alcuni concetti. Non solo meditando, mi giunse anche intuitivamente la certezza che ciò che la mente voleva fosse chiarito, il cuore già conosceva. Penso che l'impagabile saggezza dei Maestri riesca a giungere a chi sinceramente desidera proseguire verso la meta promessa, sia attraverso l'esperienza spirituale, sia attraverso la percezione intuitiva. Sento profondamente come una speciale benedizione il lavoro fatto e, senza nulla togliere alla libertà personale di ciascun lettore, sarebbe una mia speranza che questo libro fosse letto, come lo steso autore suggerisce, settimana per settimana, sì da coglierne appieno, maditando, il contenuto di ogni singola verità. Mi auguro che ciascuno possa aprirsi con animo sincero e disponibile alla Luce che giungerà fino a lui ad illuminargli il cammino. Vorrei ringraziare per la loro collaborazione Gabriella Ricci, Laura Antonaroli e Giovanna Francesca Manzone che hanno corretto e revisionato la traduzione del testo. Silvia Folicaldi INTRODUZIONE Quest'opera presenta alcune delle verità essenziali che uniscono due delle Grandi Scritture universali, la Bibbia e la Bhagavad Gita. Per ciò che riguarda la Bibbia non occorre, naturalmente, nessuna introduzione per i lettori occidentali. Sarà tuttavia utile dare alcuni accenni riguardo alla Bhagavad Gita. Questo splendido poema è senza alcun dubbio la scrittura meglio conosciuta in India. Esso racchiude in sè l'essenza degli insegnamenti degli antichi Veda e Upanishad e offre inoltre in un solo testo la più completa interpretazione della religione indù. In India i missionari cristiani, venuti a conoscenza di quest'opera, furono colpiti dalle sue molteplici somiglianze con gli insegnamenti di Gesù Cristo, tanto che alcuni di loro credettero che tali insegnamenti dovevano essere stati tratti dal Nuovo Testamento. In verità, la Bhagavad Gita era conosciuta in India alcuni secoli prima di Cristo. Tale priorità nel tempo, tuttavia, non vuole in nessun modo indicare che Gesù abbia da lì preso spunto per i suoi insegnamenti. L'esatta tesi di questo libro è che la verità è una. Quelle grandi anime che hanno insegnato traendo i propri insegnamenti dalla realizzazione della verità non hanno avuto bisogno delle Scritture per essere istruiti sulla verità. Dio stesso è stato il loro maestro. Somiglianze tra le Grandi Scritture universali sono perciò inevitabili. Come potrebbe Dio contraddire SE stesso? Piuttosto, è il genere umano che ha posto una religione contro l'altra e ha diviso ciò che doveva esistere solo come unità ed armonia. E mai avvenuto che un grande maestro- sia esso Gesù Cristo, Krishna, o Buddha - abbia criticato un altro maestro? Le sole persone che hanno rimproverato sono quelle che ostinatamente si aggrappavano al materialismo e mai, sicuramente, coloro che insegnavano grazie a una intuizione divina. Gli insegnamenti dei maestri sono universali. La loro finalità immutabile è stata quella di condurre la gente fuori dalla stretta prigione del loro egoismo per portarla verso l'eterna libertà dello spirito. Con questo libro ho cercato di dimostrare che questo messaggio eterno tocca la vita umana ad ogni livello, anche quello più terreno. In armonia con la saggezza pratica di questi maestri, ho cercato di diffondere i loro insegnamenti ad un livello di comprensione alla portata dell'uomo moderno. J.Donald Walter PREFAZIONE Questi commenti sono fondati sugli insegnamenti del grande maestro Paramhansa Yogananda ( autore del famoso libro "Autobiografia di uno Yogi" Ed. Astrolabio ), del quale ebbi la fortuna di essere discepolo diretto. Ritengo importante che il lettore conosca la genesi di tali commenti e l'autorevolezza della fonte da cui derivano. Nessuno, se non un grande maestro, ha il diritto di esprimersi in modo autorevole sugli aspetti più profondi delle Scritture. Nessuno, in altre parole, ha il diritto di parlare o di scrivere alcunché al di là della propia esperienza interiore fatta sul sentiero spirituale. Questo libro non è un semplice resoconto dei commenti di Yogananda; anzi, mi sono proposto, nello scrivere questo libro, di riferirmi direttamente ad essi il meno possibile. Sarebbe stato inutile fare un duplicato di quell'opera tanto straordinaria. Quarant'anni di discepolato mi hanno, tuttavia, portato ad una certa sintonia con l'essenza dei suoi insegnamenti,è con tale comprensione che ho scritto questi commenti. Un aspetto importante della missione di Paramhansa Yogananda nel mondo occidentale fu quello di mettere in evidenza la somiglianza esistente tra la Sacra Bibbia e la Bhagavad Gita e, in modo particolare di Gesù e quelli di Krishna. Essendo stato questo il suo speciale compito sulla terra, è dovere dei suoi discepoli continuare questo lavoro, ognuno a suo modo. Una verità fondamentale può essere espressa ed applicata in modi infiniti e ciascuno di tali modi essere attinente ai bisogni di persone diverse. La funzione di un discepolo non è quella di citare alla lettera il proprio maestro, ma quello di applicare gli scritti del maestro in modo creativo, con il proposito di dimostrare la loro relazione con la vita in tutti i suoi aspetti. Ciò che ho inteso fare in questo libro è di portare le profonde ed intuitive percezioni di Paramhansa Yogananda ad un livello di semplice ragionevolezza buon senso, in modo da rendere più semplice alla maggior parte dei ricercatori un loro possibile uso nella vita di tutti i giorni, così come lui stesso fece. Ciò che ho aggiunto alla missione del maestro è il confronto fra passi specifici della Bibbia e della Bhagavad Gita per poter più chiaramente mettere in evidenza la loro somiglianza. La selezione delle scritture è stata fatta perché esse siano lette e studiate a due a due, per ogni settimana dell'anno. Il presente volume offre i commenti da Gennaio fino alla metà di Giugno. IL CRISTO ETERNO Prima Parte Nel cuore del silenzio: il verbo eterno 1 settimana Che cos'è il verbo? Lettura della BIBBIA Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, 1° Capitolo, Versi 1-5: " In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto era stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente era stato fatto di tutto ciò che esiste. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta". Commento Il Vangelo secondo Matteo inizia con la genealogia di Gesù. Il Vangelo secondo Marco inizia con l'introduzione di Giovanni Battista quale messaggero della missione di Gesù sulla terra. Il Vangelo secondo Luca inizia con la storia della nascita di Gesù e dei miracolosi eventi che la precedettero. Solamente il Vangelo secondo Giovanni presenta fin dall'inizio l'importanza mistica della nascita di Gesù: la discesa del Cristo Infinito e la sua manifestazione sulla terra in forma umana per la redenzione del genere umano. Dei quattro Vangeli quello secondo Giovanni risulta il più profondo spiritualmente. La sua accentuazione costante è su Gesù nel suo aspetto divino, distinto da Gesù come uomo e su Gesù nella sua eterna realtà di Figlio di Dio, piuttosto che nella sua transitoria manifestazione sulla terra come figlio di un uomo. Giovanni inizia il suo Vangelo con uno dei passi più profondamente mistici della Bibbia. Cosa s'intende con il termine "il Verbo"? Molti testi eruditi sono stati scritti su questo tema. Durante il corso dei secoli innumerevoli dibattiti religiosi si sono accentrati sulle sfumature teologiche del "Verbo" come persona o emanazione o concetto platonico opposto a quello ebraico. Aspettarsi che teologi di tendenze intellettuali illumino le oscure acque delle erità mistiche su argomenti di tale profondità spirituale, è come supporre che un palombaro possa fare luce in fondo all'oceano con una candela. Le mappe medioevali riportavano ancora su zone inesplorate della terra alcune fantasiose frasi, quali ad esempio: "Qui vivono i leoni" ( Ih sunt leones). Anticamente s'immaginava che chi navigava lontano sui mari sarebbe giunto al limitare della terra finendo nel nulla (ci chiediamo come potevano immaginare che le acque si sarebbero fermate da sole?). I viaggiatori che asserivanodi aver visitato regioni lontane venivano semplicemente congedati se i racconti dei loro viaggi non corrispondevano alla fantasia popolare. Infatti, per secoli la gente soleva dire:"Che Marco Polo!" intendendo dire:"Che bugia!". Solamente quando si iniziarono numerose avventure di viaggio verso l'ignoto e i racconti vennero comprovati, allora la gente cominciò a credere alla descrizione di regioni sconosciute e a prestare attenzione ai racconti basati su esperienze reali piuttosto che sulla fantasia. Anche nel regno spirituale, fino a quando gli " esperti" che godono di maggiore considerazione fra la gente saranno i teologi e fino a quando le esperienze mistiche dirette verranno guardate con sospetto o trascurate perché "soggettive", ci troveremo in una situazione che giustamente Gesù descrive come quella di "un cieco che conduce un altro cieco". Solamente coloro che hanno un'esperienza divina hanno il diritto di spiegare la natura di tale esperienza. Così, come Giovanni inizia a spiegare il suo Vangelo dal punto più elevato del suo messaggio, anche noi inizieremo dal punto più alto della nostra fonte per ciò che riguarda il contenuto di questi commenti biblici. Al fine di sciogliere il difficile nodo del dibattito intellettuale, facciamo notare semplicemente, che quanto diremo più avanti è la spiegazione di uno dei giganti del nostro tempo. Il livello della verità spirituale che Paramhansa Yogananda ha esposto non era un territorio sconosciuto, mai descritto prima. La sua genialità, infatti, sta nel dimostrare come le descrizioni di tutti i grandi santi, anche se espresse in modo oscuro, coincida in tutti i punti essenziali. La sua genialità, inoltre, consiste nella sua abilità di rendere reali per la nostra immaginazione i più profondi misteri mistici. E questo perché egli descriveva quanto aveva sperimentato usando un linguaggio semplice. Non permise mai che i suoi allievi venissero confusi da simbolismi poetici, il cui scopo è spesso quello di celare piuttosto che di rivelare. La genialità dei suoi scritti e dei suoi insegnamenti fu, lo sottolineo, la chiarezza cristallina. Yogananda fu un maestro, uno tra quelli che hanno raggiunto la realizzazione di Dio, che parlava come Gesù quando diceva:"Noi parliamo di quello che sappiamo e attestiamo quello che abbiamo veduto"( Giovanni 3,11). Basando il suo insegnamento sulla comunione diretta con Dio e con Cristo, egli dimostrò che in numerose tradizioni antiche, esistono corollari per la sua spiegazione del Verbo, fatta con termini di sorprendente semplicità, facili da intendere. La Bibbia, in realtà, usa parole che suggeriscono alla nostra mente concetti familiari senza confondere la nostra comprensione. Quando si parla del Verbo, si vuole arrivare a tracciare un parallelo con la parola umana. Cos'è la parola? E', in altri termini, pensiero reso manifesto. E'una vibrazione del suono, emesso non solo per comunicare, ma anche per dare origine ad un'azione. Il Verbo di Dio, in modo analogo, è la vibrazione della sua coscienza. E'una manifestazionesenza parole del suono, che deriva dalla vibrazione dell'intelligenza di Dio nel processo che dà origine alla Sua vasta creazione. I fisici moderni ci dicono che gli atomi, di cui ogni cosa è composta, sono in stato di costante vibrazione. La vibrazione differisce dal semplice movimento per il suo ripetuto richiamo ad un punto centrale, come i rebbi di un diapason che si muovono a sinistra e a destra da un punto fisso al centro e come le onde dell'oceano che si sollevano e ricadono senza mutare il livello globale dell'acqua. Una parte della coscienza di Dio, analogamente, vibrò dal suo centro di pace assoluta e dette origine alla comparsa di un universo manifesto. Allo stesso modo di un oceano che appare alla superficie come una immensità di onde che si sollevano, invece di una vasta ed immutabile massa d'acqua. All'inizio leggiamo nella Genesi (1,2):"La terra era informe e vuota e le tenebre erano sulla superficie dell'abisso". Dio, il Padre, esisteva come puro Spirito: Eternamente vivo, eternamente cosciente, eternamente Beato. Quando il Signore decise la creazione, leggiamo ancora nella Genesi,"Lo Spirito di Dio aleggiò sulla superficie 0delle acque". Il movimento dello spirito di Dio"sulla superficie delle acque" è l'infinita vibrazione creativa. l'Amen dell'Apocalisse, l'Aum degli yogi indù, l'Ahunavar degli antichi Zoroastriani. E'la stessa coscienza di Dio in movimento vibratorio. Pertanto il Verbo non procede solo da Dio: é Dio. Tutto è stato fatto per mezzi di lui, e senza di Lui, ( come dice la Bibbia), niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Dio è l'unica realtà Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 7° Capitolo,6a e 7a stanza: "I make and unmake this universe.Apart from Me nothing exits, O Arjuna. All things, like the beads of necklace, are strung together on the thread of My consciuosness, and are sustained by Me." "Io sono l'origine e la fine di tutto l'universo. Al di fuori di Me nulla esiste, O Arjuna. Tutte le cose, come le perle di une collana, sono infilate sul filo della mia coscienza, e dipendono da Me." Commento In questa lettura la Bhagavad Gita spiega il mistero della Creazione Cosmica. Tutto ciò che esiste è una manifestazione della coscienza stessa di Dio. Fu sognato da lui fino a portarlo ad esistere. Gli atomi della creazione formano una parte di questo sogno. Come il filo di una collana, la coscienza divina scorre attraverso ogni cosa. Essa unisce apparentemente i diversi fenomeni in un'unica realtà, immutabile. Esiste una differenza tra la creazione di Dio e la sua onnipresenza nella creazione. Dio è ugualmente in ogni cosa, sia nel più grande astro che nel più piccolo atomo. Fu, in verità, la sua coscienza a divenire in realtà un astro e un atomo. Aveva sognato l'universo fino a portarlo ad esistere. Non vi fu che la sua coscienza, all'inizio, da cui tutte le cose furono create. Se l'universo è una manifestazione di Dio, ed in questo senso si può dire che Dio sia l'universo, questo non vuol dire in alcun modo che Egli è definito dalla Sua creazione o limitato essa più di quanto la realtà di un sognatore sia limitata dal suo sogno. E neppure significa che la creazione universale sia conscia dell'Onnipresente che essa manifesta. Il compito che dobbiamo affrontare è perciò quello, quali esseri creati, di divenire consapevoli di Dio come nostra più profonda realtà e di accorgerci che Egli è nascosto nel profonda del costro essere, al disotto delle agitate onde degli incessanti pensieri, dei desideri e delle ambizioni guidate dall'ego. Il Signore ci chiama sempre a ricercarlo scavando oltre le apparenze superficiali, in ogni istante, anche nel pieno delle tempeste della vita, al fine di poter trovare il suo Spirito immutabile. La comunione interiore con il Signore è l'essenza della religione. E sopra ogni cosa ciò che i grandi maestri come Krishna e Gesù vennero ad insegnare all'umanità. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. DIO HA CREATO L'UNIVERSO O SI E'FATTO LUI UNIVERSO L'importanza della comunione interiore 3 settimana Lettura della BIBBIA Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, 1°Capitolo, versi 4 e 5: "In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l,hanno accolta". Commento Qui la Bibbia afferma che il verbo di Dio era la vita. Questo riferimento alla vita, come in precedenza allo stesso Verbo, è profondamente mistico. Poiché come la vita dell,uomo non è il suo corpo, ma ciò che anima il suo corpo, così la vita dell,universo è ciò che eternamente lo anima e lo sostiene: l'onnipresente Spirito di Dio. E'a questa vera vita divina a cui Gesù si riferiva quando disse, in Giovanni( 10,10)"Io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". La vita di cui parlava non era la mera vita sensibile. Egli parlava della vita umana senza Dio, proprio come una forma di morte vivente. I suoi riferimenti alla vera vita riguerdavano sempre la vita divina nell'interiorità del'uomo. Il Vangelo secondo Giovanni inizia con l'affermazione che la creazione universale si manifestò con la potenza del Verbo: " In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio". Tale Verbo, ossia vibrazione creativa divina, è differente dalla stessa creazione, così come un vaso è differente da un vasaio. Il Verbo è Dio in quell'aspetto della Sua coscienza che manifesta e mantiene la Sua creazione. E'a quel livello di realtà che esiste la vita divina di cui parla il Vangelo. Qualsiasi tipo di vibrazione produce due manifestazioni: suono e luce. La Vibrazione Cosmica di Dio è qui descritta come Verbo, perché il suono, sotto forma di parole, dà espressione al pensiero umano. Anche in questo modo, il Verbo di Dio dà espressione o manifestazione esteriore, alla Sua idea della creazione. Il Libro della Genesi, a sua volta, sottolinea l'altro aspetto della vibrazione cosmica: la Luce. Infatti leggiamo: "E Dio disse: Sia la Luce- e la luce fu" (Genesi 1, 3). Ciò è quanto anche Giovanni scrisse nel 1° Capitolo del suo Vangelo "... e la vita era la luce degli uomini". Tutto ciò che in noi è luce e che ci fa avanzare verso una luce più ampia ci perviene da Dio e mai solo dalla determinazione, dallo studio e dalla filosofia. Molti grandi santi sono entrati in rapporto con Dio sooto forma di suono e luce. Così leggiamo in Ezechiele (43, 1-2): " Mi condusse allora verso la porta che guarda a levante. Ed ecco la gloria del Dio d'Israele che veniva da oriente: la sua voce era come il rumore di immense acque e la terra risplendeva della sua gloria". Gli spetti astratti della verità- quale ad esempio in che modo Dio ha manifestato il Suo universo- sono immediatamente di minore importanza per noi, rispetto al problema di come noi stessi possiamo avvicinarci sempre più a Dio. La cosa essenziale da comprendere, quindi, è che Dio, nei sui aspetti di suono e luce, può essere percepito dal genere umano attraverso il profondo silenzio interiore. Attraverso una profonda comunione interiore con il Verbo di Dio- lo Spirito Santo, come Gesù lo ha anche chiamato, sia sotto forma si suono che di luce - noi possiamo recuperare la nostra eterna eredità nel Signore. Una parte importante dei veri insegnamenti spirituali riguarda i metodi per giungere a comunicare con queste sottili realtà. Nella profondità delle onde della nostra irrequietezza umana va ricercata la comunione con il Dio Supremo il cui regno, come disse Gesù, è dentro di noi. Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Il mondo è un sogno di Dio Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 7° Capitolo, 8-9-10 Stanza: " I am tha fluidity of water. I am the silver light of the moon and the golden light of the sun. I am the AUM chented in all the vedas: the Cosmic Sound moving as if soundlessly through the ether. I am the mainless of men. I am the good sweet smell of the moist earth. I am the luminescence of fire; teh sustaing life of all living creatures. I am self- offering in those who would expand their little lives anto cosmic life. O Arjuna, know Me as the eternal seed of all creatures. In the perceptive, I am their perception. In the great, I am their greatness. In the glorious, it is I who am their glory". " Io sono la fluidità dell'acqua. Io sono l'argentea luce della luna e la dorata luce del sole. Io sono l'AUM di tutti i veda: il Suono Cosmico che si muove silenzioso nel'etere. Io sono la virilità degli uomini. Io sono la buona fragranza della terra. Io sono il fulgore del fuoco, sono la vita di tutto ciò che vive. Io mi offro a coloro che vogliono espandere le loro piccole vite nella vuìita cosmica. O Arjuna, sappi che io sono l'eterno seme di tutti gli esseri. Sono l'intelligenza dell'intelligente, la potenza del potente. la gloria del glorioso". Commento Saggio è colui che in tutte le cose scorge Dio come il Creatore, colui che dà a Dio la gloria per tutto quello che riesce a compiere bene, e colui che vede in ciascuno dei propri insuccessi il solo fallimento di una sua perfetta sintonia con Dio. Saggio è colui che in tutte le cose vede la mano di Dio: colui che nel riso vede il sorriso di Dio, e nel dolore vede la tenerezza del rimprovero di Dio. Il mondo è un sogno di Dio. Il dovere che il genere umano è tenuto a compiere sta nel risvegliarsi dal sogno cosmico e vivere in cosciente comunione con Lui. Colui che mezzo del quale e dal quale il sogno ha avuto origine. Dio, in questo passo della Bhagavad Gita, non dice solamente: Io sono nell'acqua, nella luna", ecc. ma : " Io sono l'acqua, la luna, e ogni cosa che esiste". Sarebbe facile concludere da queste parole che le cose stesse sono divine. Fu per questo errore che il culto degli idoli divenne un peccato. Poiché, quando amiamo la creazione più del creatore, rimaniamo intrappolati nella meschinità, dimentichiamo chi realmente siamo: figli di Dio. Ciò che dobbiamo fare è amare tutte la cose in nome di Dio. Non c'è niente di sbagliato nel vedere Dio nelle nubi al tramonto e nella luce sfolgorante del sole attraverso la cima degli alberi, nell'udire le Sue divine melodie attraverso il canto degli uccelli e nel sentire la Sua potenza nel soffio del vento. Ma coloro che guardano queste manifestazioni per trarne ispirazione, e dimenticano la più profonda Realtà che si esprime in queste cose, peccano contro il potenziale più alto. Le cose sono divine non per la loro bellezza- dopo tutto non ogni cosa è bella in modo uguale, mentrrrrrrrre la presenza di Dio è ugualmente presente ovunque! - ma per il fatto che , racchiuso nel cuore di ciascuna di esse, è possibile trovare qualche messaggio di Dio, qualche verità, qualche divina ispirazione. Le rocce ci portano un messaggio di stabilità. L'Ape ci dice silenziosamente di assaporare solo dolcezza, non impurità. Le nubi ci offrono un esempio di distacco dalle piccole preoccupazioni terrene, mentre offrono il loro aiuto ad ogni cosa indiscriminatamente attraverso la pioggia. Dietro ogni cosa vediamo, cerchiamo di vedere l'invisibile presenza di Dio. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. DOVE VI E'IGNORANZA, ESISTE DIO? 3 settimana "Laluce splende nelle tenebre" Lettura della Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo di Giovanni, 1° Capitolo, Versi 1- 5: " In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta" . * Commento Nelle settimane precedenti abbiamo esaminato i primi quattro versi; consideriamo ora i successivi: " La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta". Come è possibile che la luce divina splenda nelle tenebre e ciononostante non lasci traccia in esse, tanto da non essere " accolta" come la Bibbia afferma? Comunemente la luce e le tenebre esistono in relazione dinamica reciproca. La lotta tra la luce di Dio da una parte e le tenebre del male dall''altra è uno dei temi classici di letteratura spirituale. Tuttavia qui in questo passo non troviamo nessuna traccia di questo tipo di lotta. Le tenebre, in questo passo, fatta eccezione per una o due traduzioni fantasiose, non vengono descritte contrapposte alla luce. Semplicemente ignorano la sua esistenza. Inoltre, le tenebre di cui qui si parla non sono prive di intelligenza. Possiedono una consapevolezza, altrimenti non si sarebbe parlato di comprensione o accettazione. essendo tenebre tuttavia, sono incapaci di " comprendere" la più penetrante realtà della luce divina. il riferimento di Giovanni qui è non rivolto a Satana, ma allo stato di ignoranza spirituale verso il quale Satana - una forza reale ed universale - da sempre cerca di portare le anime. Giovanni si riferisce, piuttosto, allo stato interiore di oscurità ed ignoranza. Egli suggerisce che, per l'uomo è impossibile percepire o " comprendere la luce divina quando, non illuminato, si trova in stato di illusione spirituale" . Allora per poterci avvicinare a questa luce dobbiamo elevarci al di sopra del livello umano di coscienza ed imparare a vivere in noi stessi a quel livello in cui la luce di Dio splende sempre. La creazione di Dio esiste simultaneamente a livelli di manifestazione molto diversi. Anche la scienza ci dice che vi sono realtà talmente sottili da non essere percepite dai sensi fisici. La luce divina - una realtà che va oltre la percezione di qualsiasi scienza fisica- eternamente ci circonda. Essa non può venir distrutta o diminuita dalle grossolane realtà materiali e neppure può essere significatamente messa in relazione con esse al loro stesso livello di manifestazione cosmica. E ciò perché è ad un livello del tutto diverso. Per luce, la Bibbia intende la luce di Dio, che è cosciente. Possiamocosì comprendere come l'amore divino non sia compreso e, nemmeno toccato dall'odio umano. La gioia divina è eternamente al di sopra di tutti i dolori umani. La saggezza non può essere immaginata, nè in qualche modo diminuita dall'ignoranza. La via d'uscita per l'odio, il dolore e l'ignoranza è la comunione con la luce interiore di Dio nelle nostre anime. La scelta sta a noi. Fino a quando sceglieremo di vivere su un piano materiale, non saremo in grado di possedere l'unica vera luce. Fino a quando noi sceglieremo di vivere in modo egoistico, non conosceremo l'amore divino, perché l'amore divino è una realtà troppo elevata per essere compresa al livello dell'ego. Fino a quando noi sceglieremo delle azioni aggressive che portano sempre alla sofferenza, non conosceremo mai la gioia divina. E, tuttavia, la gioia di Dio eternamente ci circonda, dimora dentro di noi, ci chiama con desiderio nel silenzio delle nostre anime sussurandoci eternamente: " Vieni a cercarmi. Rivolgi a Me tutto il tuo essere! ". L'eterno, beato Dio non è mai indifferente alle nostre pene umane. La Sua grazia, tuttavia, ci attende al sua stesso piano di realtà. Per conoscerla, da parte nostra, dobbiamo raggiungerla con la devozione, nel profondo silenzio della comunione interiore. L'oscurità che è in noi non può comprendere la luce divina. Dobbiamo trascendere le nostre propie tenebre interiori, se vogliamo conoscere l'unica vera luce, che è Dio. Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. * Nella versione di Re Giacomo la parola tradotta dal greco originale è " Comprehended" che significa " compresa" , e non " accolta". Solo la luce di Dio è reale lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 11° Capitolo, 12 stanza: " If there should rise suddenly within the skies Sunburst of thousand suns flooding earth with beams undeemed- of, then might be that Holy One's Majesty and radiance dreamed of! " " Se nel cielo divampasse ad un tratto il fulgore di mille soli inondando la terra di raggi fulgenti, allora forse si uguaglierebbe lo splendore del Signore Supremo! " Commento La Bhagavad Gita tenta con questi versi di esprimenre in parole l'inesprimibile: la visione di Dio come Luce e Coscienza Cosmica. Infinitamente più luminosa è la luce di Dio della luce di innumerevoli soli riuniti in un solo fulgore; infinitamente ppiù maestoso e potente è il Signore dell più grande maestosità della terra, della più grande potenza che l'uomo possa immaginare. L'umanità non illuminata, chiudendo gli occhi alle più alte verità, vede solo l'oscurità e non l'onnipresente luce divina. Una persona di mente limitata, di fronte alla grandezza presente in ognuno, giudica ciò che vede in base alla propia meschinità. Dio, allo stesso modo, è immaginato da molti fanatici religiosi come una specie di essere umano superiore, con un corpo simile all'uomo, soggetto alla collera, alla gelosia ed ad altre simili emozioni umane. Chi mai può riuscire ad immagginare un Essere coscient così grande d'aver creato questo vasto universo, con i suoi miliardi di stelle e di galassie ? Aggiungiamo a tale potenza una qualità di amore apparentemente contraddittoria, in quanto mitiga questa potenza col prendersi cura separatamente ed individualmente di ogni creatura vivente, allora avremo un concetto che, per gli esseri umani, non può essere nemmeno chiaramente concepito. Dio, dicono le scritture, va infinitamente oltre l'umana immagginazione. Quei grandi santi che hanno comunicato con Lui dichiarano che solo in tale comunione il devoto trova completo convincimento ed appagamento. Come scrisse Paramhansa Yogananda nella Autobiografia di uno Yogi, la visione di Dio è " al di là di ogni immaginazione e aspettativa" . Tale coscienza cosmica, egli disse, è l'unico fine per cui vale la pena di lottare sulla terra. E'un amore infinito, che abbraccia ogni creatura, una beatitudine ineffabile che invita ciascuno di noi a rivendicare il nostro eterno diritto di nascita nel Signore. In definitiva, non esiste nessun'altra realtà. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. GESU': FINESTRA SULL'INFINITO 4 settimana Il Cristo infinito Lettura della Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, 1° Capitolo, Versi 6 - 14: "Ci fu un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Questi venne a testimonianza, per testimoniare della Luce, perchè tutti credessero per mezzo di Lui. Egli non era la Luce, ma doveva rendere testimonianza alla Luce, la vera luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne tra la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, nè da volere di carne, nè da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, ( e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre ) , pieno di grazia e di verità" . Commento La distinzione evidenziata in questo punto della Bibbia, tra il Giovanni Battista e Gesù, è importante. Giovanni aveva raggiunto un alto grado di sviluppo spirituale che gli permetteva di entrare facilmente in comunione con la luce interiore. Egli poteva perciò " rendere testimonianza" alla luce; in altre parole, parlare di ciò con autorità. Non aveva, tuttavia, ancora immerso la sua coscienza nella Luce in modo tanto perfetto da non vedere la sua esistenza separata da quella Luce. Gesù aveva raggiunto tale perfezione spirituale. Il Suo Ego si era dissolto nell'infinito. Per grazia di Dio, la Sua coscienza era ora unita alla Luce infinita. Egli era il Cristo, l'eletto da Dio. Egli e il Padre erano Una cosa sola. Notiamo qui un'ulteriore importante distinzione. La mente umana è naturalmente attratta verso Gesù nella sua umanità. L'apostolo Giovanni, tuttavia, anche mentre parla di Lui vivente in un corpo umano, lo descrive usando termini puramente spirituali: " La vera Luce che illumina ogni uomo che viene al mondo" . Intendeva dire che Gesù " illumina ogmi uomo " , che Gesù " era la vera Luce " . Gesù, visto in questo contesto, non era quello che la gente vedeva, Gesù uomo: Egli era il Cristo infinito. L'apostolo Giovanni non lo chiama nemmeno con il suo nome umano in questo passo, sebbene chiami per nome Giovanni Battista. " Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe" . Il mondo , naturalmente, conosceva l'uomo, Gesù. San Giovanni ci dice che Gesù non era l'essere umano che appariva. Egli era lo Spirito Infinito - colui che creò tutto l'universo. " Il mondo fu fatto per mezzo di Lui" , scrive San Giovanni. Era questa onnipresente realtà che il mondo non riconobbe. Videro la forma umana esteriore, ma colui che osservarono con gli occhi fisici era solo un canale per una realtà più alta. Fu l'errata percezione di Gesù da parte della gente che lo spinse a dir loro in un altro momento: " Prima che Abramo fosse, Io sono" . " Venne tra la sua gente" , ci dice Giovanni, " ma i suoi non lo hanno accolto " . Il popolo ebraico, come nazione, era " la sua gente" , perchè aveva scelto Dio. Come disse Yogananda: " Dio sceglie coloro che lo scelgono" . A seguito della consapevole scelta degli ebrei, Dio a sua volta scelse loro. Gli ebrei come popolo, tuutavia, non compresero bene Chi fosse in realtà Colui che avevano scelto. La maggior parte si accostò a Dio in maniera del tutto esteriore, attraverso quella fede umana che ha sempre bisogno di qualcosa di tangibile. Pochi, naturalmente, erano abbastanza avanzati spiritualemente da riconoscerLo tramite una diretta percezione interiore. Molte volte, nella storia della religione, Dio è venuto sulla terra per mezzo dei suoi figli illuminati, in risposta dell'amorevole chiamata dei suoi devoti. Pochi, tuttavia, anche tra di loro sono sufficientemente avanzati nello spirito da riuscire a vedere nel maestro, al di là dell'esteriorità umana, l'onnipresente Spirito. Tutti coloro che sinceramente amano Gesù dovrebbero indagare al di sotto delle appparenze, al di sotto della sua umanità esteriore, al di sotto della sua bellissima vita terrena, e scoprire nella propia interiorità il Cristo Infinito. Poichè quella coscienza cristica vive da sempre in ognuno di noi. Così, attraverso la Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Il significato dell'incarnazione divina Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 4° Capitolo, 6 e 7 stanza: " Unborn, changeless, Lord of Creation and controller of My cosmic nature though I am, yet entering Nature I am dressed in the cosmic garment of My own Maya. O Bharata, whenever virtue declines and vice predominate, I incarnate in earth. Taking visible form, I come to destroy evil and re - establish virtue. " " Quantunque non nato, di natura immutabile, Signore di tutti gli esseri, pure, dominando al mai natura cosmica, discendo in questo universo e mi vesto di un corpo per mezzo del mio potere di Maya ( illusione ) . O Bharata, ogni qualvolta la virtù declina e il vizio predomina, Io mi incarno sulla terra. Assumo forma visibile e vengo per distruggere il male e ristabilire la virtù" . Commento Qui la Bhagavad Gita affronta un grande mistero. Sia nella religione indù che in quella cristiana si parla dell'incarnazione di Dio sulla terra. nella religione cristiana come Gesù, in quella indù come Krishna e come tanti altri maestri che di tanto in tanto sono stati inviati sulla terra come salvatori del genere uamno. Per i cristiani ortodossi non esiste nessun'altra incarnazione divina al di fuori di Gesù. La sua nascita è acdettata come unica. Quindi, il, grande mistero, di come tale evento si sia verificato, non viene ponderato in modo profondo. E'aceettato, semplicemente, come miracoloso. Nella religione indù, invece, poichè le scritture hanno promesso ripetute incarnazioni di Dio, è più naturale che vi siano tentativi per spiegare il significato dell'incarnazione divina. Per cominciare diremo che il Grande Spirito sembrerebbe veramente cosciente del genere umano. Spesso preghiere sono state accolte e molte in modo miracoloso. In verità, il concetto di onnipresenza implica sia la piccolezza infinitesimale sia l'immensità infinita. Lo stesso vale per il concetto di onniscienza. Come disse Gesù: " Perfino i capelli del tuo capo sono tutti contati" . ( Matteo 10, 30 ) Dio è apparso in visione ai santi di ogni tempo. E'apparso come Luce, udito come Suono di molte acque o potente tuono, percepito come Amore travolgente, o come infinita Beatitudine. La Sua Luce ha assunto una forma umana o no. ( A Mosè Egli parlò ad alta voce da un cespuglio in fiamme ) . Il Suo Suono è divenuto una voce e si è espresso con parole uamne. Il Sua Amore si è manifestato nel radioso sguardo della Madre Divina, o di Gesù o di Krishna, e molte altre manifestazioni divine di luce e di consapevolezza estatica. Nessuna di tali esperienze potrebbe mai definirlo completamente, sebbene ogni esperienza manifesti qualcosa della Sua natura infinita. Dio ha creato tutto. Tutto, perciò, in un certo senso è Sua manifestazione. Tuttavia, nelle esperienze di supercoscienza la Sua manifestazione è speciale, poichè non nasconde l'onnipresente Spirito: anzi lo rivela. Le visioni divine esprimono apertamente il volere di Dio all'uomo. Spiritualizzano chiunque le sperimenti. Sono una rivelazione cosciente della realtà divina, così come non potranno mai esserlo gli oggetti materiali e gli esseri umani non illuminati. Le manifestazioni supercoscienti di Dio, sotto forma di visioni o altro, sono sempre fluttuanti - come le onde del mare. Come le onde, nel loro movimento e mutevolezza, ci richiamano alla mente la vastità del mare, così le manifestazioni divine voglono richiamare alla nostra mente la vasta Realtà che esse esprimono. Non vi è nulla di strano nel pensiero che Dio si manifesti in forma umana. In verità Egli lo fa ogni qualvolta appare in visione ad un santo. Poichè, attraverso la testimonianza del santo e attraverso l'influenza magnetica della sua estasi, il Signore diviene una realtà molto più vivida per gli altri. Si può affermare che Dio manifesta Se stesso attraverso ogni santo che viva in stato di comunione interiore con Lui, perchè tale santo, liberato dall'illusione dell'ego, è, in un certo senso, un'incarnazione della coscienza divina. Se del suo ego limitato non rimane nulla e se la sua coscienza è concentrata sulla presenza di Dio dentro di sè, allora, la sua vera missone sulla terra è come quella di un'onda che si leva coscientemente sopra la superficie del mare infinito, esprimendo comsapevolmente non se stessa, ma l'immenso mare intorno a sè. Nessun'onda potrebbe mai esprimere in modo perfetto tale immensità. Nè potrebbe qualsiasimanifestazione divina in forma umana essere la sola e unica manifestazione umana di Dio. Indubbiamente Dio potrebbe manifestarsi sulla terra direttamente. Potrebbe perfino materializzare un corpo umano e vivere per sempre fra gli uomini, dando così un " Focus " vivente per la propria devozione. Ma così facendo, ci distrarebbe dal ricercarlo dentro di noi, unico luogo dove si può realmente incontrarlo, e si distrarebbe dall'espandere la nostra piccola coscienza nella Sua infinita beatitudine. Gusù ricordò ai suoi discepoli: " Il Regno di Dio è dentro di voi " . I più elevati insegnamenti biblici ci rammentano sempre questa verità: cioè che Dio deve essere cercato dentro l'uomo e non al di fuori di lui attraverso i sensi. Nessun uomo è Dio. L'onda non può pretendere di essere l'oceano. Si può dire, tuttavia, che l'oceano della divina consapevolezza, divenuto tutte le onde dei fenomeni fisici, esprimendo se stesso, consapevolmente, per mezzo di quelle grandi anime la cui coscienza è immersa in Dio. Anche noi, come fedeli, dovremmo sempre sforzarci di " incarnare " nelle nostre vite la divina coscienza. Viviamo seguendo maggiormente la ispirazione interiore. Impegnamoci ad essere canali della divina ispirazione. Prestiamo attenzione alla chiamata di Dio nella nostra anima per cercarlo, immergerci in Lui ed essere così liberati dalla nostra antica illusione di separazione dalla Sua Infinita Beatitudine. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. IL FIGLIO : UNIGENITO PERCHE'ONNIPRESENTE 5 settimana La consapevolezza cristica Lettura della Bibbia Questo passo è trato dal Vangelo secondo Giovanni, 1° Capitolo, Verso 14: " E la parola divenne carne e venne ad abitare in mezzo a noi; ( e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre ) pieno di grazia e di verità " . Commento Questa espressione, " Unigenito del Padre" , ha un vasto significato metafisico. Si riferisce non all'uomo, Gesù, ma alla sua natura divina: all'infinita coscienza Cristica di cui Gesù era la manifestazione umana. E'naturale per gli esseri umani, che vedono la realtà con gli occhi terreni, identificare quelle affermazioni dela Bibbia, che si riferiscono alla divinità di Gesù, con ciò che conosciamo di lui come uomo. Tutta questa prima parte del Vangelo secondo Giovanni è comunque così impersonale, che non viene nemmeno nominato il nome Gesù, sebbene sia nominato Giovanni Battista. L'apostolo Giovanni identifica Gesù come la Luce infinita di Dio, il Verbo - " che illumina ogni uomo che viene al mondo" . Eppure Gesù cercò costantemente di fare in modo che la gente lo vedesse non nel suo aspetto umano, ma in quello divino. Come egli disse ( Matteo 18, 20 ): " Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ivi sono anch'io in mezzo a loro" . Se avesse identificato se stesso con il suo corpo umano, non avrebbe potuto promettere di essere contemporaneamente in tutte le migliaia di chiese dove la gente si riunisce " nel suo nome" . Spesso dimentichiamo che Cristo non era il nome di Gesù, ma un titolo. Questo titolo significava " il concascrato" e veniva usato per riferirsi al Messia, o Salvatore, degli ebrei. Allo stesso modo, Gesù si riferì a se stesso, come a colui che " il Padre ha Santificato". ( Giovanni 10, 36 ) Pertanto, l'espressione " unigenito del Padre" ha un significato profondamente mistico, e non vuole significare che Gesù, in quanto nato dallo Spirito Santo e non da un genitore terreno è letteralmente l'unico figlio di Dio. Si dovrebbe tenere a mente che pure altri Salvatori, - come Buddha, ad esempio - sono ritenuti di nascita divina dai loro seguaci e non nati da un padre umano. D'altra parte, data l'immensità della Creazione di Dio, sta diventando sempre più difficile immaginare un'unica manifestazione divina. La moderna astronomia ha rivelato un universo incredibilmente vasto. Solo nella nostra galassia si calcola che vi siano centinaia di miliardi di stelle; nell'intero universo centinaia di miliardi di galassie! La scienza ha scoperto che anche l'universo risale ad un'epoca inimmagginabile, a miliardi di anni fa. Sul nostro piccolo pianeta si sono ritrovatiresti di molte antiche civiltà. La storia di questo pianeta non può in alcun modo essere limitata ad una rigida successione di eventi nel breve spazio di alcuni secoli, in in quel piccolo punto del nostro globo dove si sa che si sono svolti gli eventi della Bibbia. E'difficile, se non impossibile, credere oggi che in tutto l'universo ci sia stata miracolosa di un unico " figlio unigenito " su questo piccolo pianeta, sula terra. Gesù stesso cercò costantemente di fare in modo che le persone vedessero in lui il loro più alto potenziale. In Giovanni ( 14, 12) egli disse: " In verità, in verità vi dico: chi crede in me, le opere che faccio io, le farà anche lui, anzi ne farà di maggiori, perchè io vado al Padre" . E quando i giudei, accusandolo di essere blasfemo, dissero: " Tu, essendo uomo, ti fai Dio" , egli rispose loro: " Non è scritto nella vostra legge: Io dissi: voi Siete dèi? ( Giovanni 10, 33- 34) . L'espressione " unigenito del Padre" si riferisce alla infinita coscienza Cristica con cui Gesù, " consacrato" da Dio, fu identificato. La coscienza Cristica è " l'unigenito" perchè è onnipresente. E'la realtà divina che abita nel cuore di ogni atomo della creazione. Dio Padre, il Creatore, è al di là dela Sua creazione. Il Verbo, citato nella prima frase del vangelo di Giovanni, è la manifestazione - l'infinita vibrazione - che procede dal Padre, per mezzo della quale, come dice la Bibbia, " tutte le cose furono fatte" . La coscienza Cristica è la presenza di Dio riflessa in tutta la creazione. Gesù era una sola cosa con quella infinità realtà. Ciò è dunque quanto la Bibbia intende dire definendolo " l'unigenito" . Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Che cos'è un Avatar? Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 4° Capitolo, 6 e 7 stanza: "Unborn, chengeless, Lord of creation and controller of My cosmic nature though I am, yet entering Nature I am dressed in the cosmic garnment of My own maya ( illusion). O Bharata, whenever virtue declines and vice predominates, I incernate on earth. Taking visible form, I come to destroy evil and re- establish virtue". " Quantunque non nato, di natura immutabile, Signore di tutti gli esseri, pure, dominando la mia natura cosmica, discendo in questo universo e mi vesto di un corpo per mezzo del mio potere di maya, o illusione. O Bharata, ogni qualvolta che la virtù declina e il vizio predomina, Io mi incarno sulla terra. Assumo forma visibile e vengo a distruggere il male e a ristabilire la virtù". Commento Si può dire che Dio s'incarni, in un certo senso, attraverso ogni grande animache, pur vivendo sulla terra, dimori interamente nella Sua coscienza. Il grado della Sua manifestazione dipenderebbe dalla profondità della realizzazione spirituale del santo. Sicuramente ci dovrebbe essere in qualche misura una percezione diretta interiore, rispetto la vivere semplicemente nel costante ricordo di Dio: qualche rivelazione da parte di Dio, della Sua estatica presenza interiore. In India, il concetto di incarnazione divina è applicato tradizionalmente non tanto a coloro che in vita riescono a realizzare Dio, quanto a quei maestri che sono nati con tale realizzazione. Pertanto, molti in India credono che una incarnazione divina deve essere una creazione speciale di Dio, che si manifestaunicamente per Sua volontà e viene ad abitare tra gli uomini per un certo tempo per la salvezza di tutti coloro che credono in Lui. Paramhansa Yogananda, tuttvia, spiegava la natura dell'incarnazione divina, non come una speciale creazione di Dio, ma come il ritorno sulla terra di un'anima che aveva lottato in precedenza per raggiungere Dio e si era emancipata in Lui. Troviamo un accenno a questa spiegazione nell'Apocalisse, dove Gesù viene citato così: " A colui che vincerà io concederò di sedere accanto a me sul trono, proprio come io che ho vinto, misono seduto accanto al Padre mio sul Suo trono" ( Apocalisse 3, 21) . Il riferimento di Gesù è chiaramente rivolto alla propria vittoria, con la speranza che anche tutti gli uomini possano vincere e trovare la libertà in Dio. Ecco perchè Gesù disse ( Matteo 5, 48 ): " Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" . Essere peefetti come Dio può solo significare raggiumgere l'unione con Lui, come Gesù stesso aveva raggiunto. Una speciale creazione di Dio sarebbe meno efficacie per infondere alla gente fiducia nelle proprie capacità spirituali. Ala gente occorre un esempio in cui potersi identificare. Questo è il punto focale della incarnazione divina. Si perderebbe buona parte dei beneficidi tale incarnazione, se Dio creasse un essere umano perfetto, semplicemente perchè nessun individuo potrebbe mai essere adatto a sostenere quel ruolo. Sicuramente il modo più ovvio per guidare ed ispirare l'umanità sarebbe quell di operare attraverso qualche qualificato membro della razza umana: un uomo che potesse ispirare gli altri ad aver fede nelle proprie potenzialità per giungere alla realizzazione. Affinchè una persona possa crescere in virtù, è necessario che esse si senta ispirata interiormente. Se per la sua salvazza deve dipendere troppo da qualche canale esterno, non importa quanto divino esso sia, non svilupperà mai quella forza di carattere interiore, necessaria per avanzare nella vita spirituale. Anzi, potrebbe invece trovare la scusa che la natura umana trova sempre per persistere nelle sue debolezze. Potrebbe perfino condannare come presuntuoso qualsiasi sforzo da parte di altri per crescere in santità. Il progresso spirituale non è per i codardi ed i deboli. Richiede grande forza interiore. Ecco perchè la Bibbia dice ( Giovanni 1, 12 ): " Ma a quanti l'accolsero, diede loro il potere di diventare figli di Dio" . La buona novella è che il potere è dato a coloro che umilmente si mettono in sintonia con l'infinita sorgente divina. Ma viene dato dal di dentro, è sempre commisurato alla singole ricettività dell'uomo. Paramhansa Yogananda spiegò così i diversi livelli di sviluppo spirituale: un maestro che ha immerso la sua coscienza in Dio a tal punto da essere sempre desto in Lui, avendo disperso le tracce del suo ego, è conosciuoto come un Jivan Mukta: una persona " liberata mentre è in vita" . Questo santo vive esteriormente come un normale essere umano, ma non è più limitato spiritulmente. Per sempre liberato dai desideri terreni, egli ha come unica realtà il Signore infinito. Quest'anima, tuttavia, all'inizio porta ancora dentro di sè il ricordo residuo delle sue azioni passate, commesse quando era ancora immerso nella coscienza dell'ego. Anche questi ricordi devono essere spiritualizzati gradualmente, i loro fili karmici districati, l'immagine mentale di ciascuno di essi trasformata nella consapevolezza divina. La presenza di Dio deve essere realizzata perfino nei ricordi più mondani. Poichè, sebbene l'ego veda se stesso separato da Dio, Dio in realtà è ovunque. Il comportamento più criminale getta solo un velo - quantunque un velo fitto - sull'onnipesente realtà divina. Il maestro illuminato, liberato dai legami dell'illusione, deve allineare anche il suo vecchio sè ala realizzazione presente. Una volta raggiunta anche la liberazione dalle azioni passate - uno stato raramente raggiungibile su questo livello materiale di esistenza - l'anima diviene Param Mukta, ovvero un'anima completamente liberata. Quando un'anima copletamente liberata rinasce sulla terra, viene come un'incarnazione totalmente divina, ossia Purna Avatar. La potenza di Dio si irradia attraverso di lui come non è possibile a nessun latro essere di livello inferiore, per quanto illuminato esso sia. Anche un maestro completamente liberato, un Param Mukta, può portarenella luce divina solo un certo numero di discepoli. Ma un'incarnazione divina può condurre a Dio chiunque si rivolga a lui in cerca di aiuto. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. COME OTTENERE LA PIU'ALTA SAGGEZZA 6 settimana L 'importanza della ricettività umana. Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, 1° Capitolo, verso 12: " A quanti però l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio, anche a quelli che credono nel suo nome " . Commento. Vi sono molti e diversi generi di insegnamento spirituale,: le massime morali offrano ammonimenti generici per una giusta condotta nelle faccende umane. la lettura delle scritture dà alle massime morali l'importanza autorevole della legge divina. Storie e proverbi tratti dalle vite dei santi sono una guida per coloro che aspirano a vivere devotamente. Una saggia consulenza personale fornisce una guida fondamentale -più efficace, generalmente, di una qualsiasi semplice lettura. Questi metodi esteriori di insegnamento, i più efficaci sono gli esempi viventi di vita spirituale. Nessuno di tali insegnamenti, tuttavia, può cambiarci quanto la trasfomazioneche avviene all'interno di noi stessi. In ogni campo di ricerca, l'insegnamento esteriore, sebbene sempre necessario, cela quella che è la chiave più vitale per giungere al successo. Molti studenti frequentano una scuola d'arteper imparare a dipingere. Qui imparano regole tecnniche molto utili. Ma quanti di essi proseguono dopo la scuola e diventano grandi artisti? Molti studenti di scienze imparano tutte le leggi conosciute della fisica. Ma quanti continuano e divengono grandi fisici? Allo stesso modo, i principi dell'economia vengono studiati da migliaia di persone. Ma quanti studenti, solo sulla base di questa conoscenza, si trasformeranno in uomini d'affari di sucesso? Invero molti che sono poi diventati grandi artisti, scienziati e uomini d'affari, durante iloro anni di scuola non erano studenti particolarmente bravi. Ciò che li ha fatti emergere più tardi nel loro campo è stata una scintilla che ognuno di loro aveva in sè: dell'intuito, dell'energia, Qualche forma sottile di magnetismo. Se fosse possibile trasmettere ad altri questo tipo di scintilla , anzichè semplici informazioni teoriche,forse potrebbe anche essere possibileper le nostre università rilasciare una laurea in genialità. Nessuno fino ad ora, sfortunatamente- per lo meno nel campo della ricerca umana- ha trovato il modo di trasmettere questa scintilla, anzi non sarebbe nemmeno sufficiente sapere come trasmetterla. Lo studente dovrebbe sapere come .i.b1:; " riceverla ". In questo passo del Vangelo secondo Giovanni leggiamo che vi è un genere di ricerca- quella spirituale- in cui questa speciale scintilla, questo potere interiore, può essere trasmesso. Il potere cui si riferisce è la grazia divina. Da parte dell'uono, ciò che prima di ogni altra cosa occorre è la fede e la devozione, cioè la piena disponibilità per riceverla senza riserve nelle pieghe più profonde della sua interiorità. Un simile contatto diretto dell'anima rispetto a qualsiasi altro modoindiretto di avvicinarsi, sia esso intellettuale o emotivo, è di gran lunga il modo più efficace per trasmettere la conoscenza spirituale. Qualsiasi altra forma di insegnamento è, per sua stessa natura, un semplice sentito dire. Solo la grazia divina può innalzare il devoto al di sopra della ingrata fatica della ricerca umana e dargli quell'energia dinamica che gli occorre oer elevarsi a Dio. Dio opera attraverso dei canali. La Sua grazia giunge all'uomo soprattutto attraverso quelle grandi anime nelle quali la Sua presenza si è già rivelata. Dio dà il Suo amore a tutti imparzialmente. Coloro che Lo ricercano con devozione saranno condotti progressivamente, dapprima attraverso libri e maestri minori, verso colui il quale, alla fine, sarà per loro un canale diretto e personale della grazia di Dio. Man mano che il devoto impara ad essere ricettivo a qualsiasi canale che Dio gli invia, svilupperà, alla fine, la purezza di cuore per attrarre asè il canale completamente aperto di colui che già conosce Dio. Mettendosi sempre più in sintonia con questo canale divino, raggiungerà livelli di coscienza divina che non sono raggiungibili con la forzza del solo pensiero umano- livelli di intuizione che non è possibile raggiungere nemmeno con la più ferma determinazione della volontà umana. La Bibbia dice che questo potere fu dato " anche a quelli che credono nel suo nome " . Una profonda intuizione dell'anima va ben oltre il semplice" credere nel suo nome" , ed attrae un 'effusione di grazia sempre più grande. A nche una ricettività relativamente superficiale, tuttavia, può concedere veri doni spirituali. Come il nome di una persona può essere sufficiente per richiamare alla nostra mente la persona stessa, così anche il nome di Gesù, o quello di ogni grande maestro, se ripetuto con devozione, può focalizzare la nostra attenzione su di lui come canale della grazia di Dio e, perciò, aiutarci a metterci in sintonia con la coscienza divina in cui egli stesso vive interiormente. Può essere quindi di grande aiuto cantare il nome di Gesù, così come quello di altri grandi maestri: dobbiamo nominarli più volte-non con spirito di idolatria, ma con l'amore per il Signore, la cui grazia che essi ci trasmettono: amore per la luce e amore per l'infinito in cui noi stessi cerchiamo di immergerci. Ciò che ha realizzato Gesù, anche noi a nosta volta dobbiamo realizzzarlo. Anche, noi come afferma questo passo della Bibbia, abbiamo la speranza, la promessa, o meglio l'alto dovere spirituale di " diventare figli di Dio " . Così, attraverso la sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Invitando la Luce Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 10° Capitolo, 10 e 11 stanza: " To those who are ever attached to Me, and who worship Me with love, I impart discernment, by means of which they attain Me. Out of My love for them, I, the Divine within them, set alight in them the radiant lamp of wisdom, thereby dispelling the darkness of their ignorance" . " A coloro che sempre Mi servono e Mi adorano con amore e devozione, dò l'intelligenza con la quale potranno venire a Me. Pieno di compassione per loro, Io che sono il Divino nel loro animo, acdendo in loro la torcia luminosa della sapienza e distruggo così le tenebre della loro ignoranza " . Commento Qui, come nel precedente passo della Bibbia, la Bhagavad Gita parla dell'importanza della grazia divina nella ricerca di Dio. Il solo sforzo umano non potrà mai riuscire a portare l'aspirante nel regno del divino. Molti studenti Yoga commettono l'errore di pensare che solamente per mezzo della loro forza di volontà, esercitata attraverso la pratica quotidiana di esercizi respiratori, posizioni e tecniche di meditazione, possono giungere alla coscienza cosmica. Il loro accostarsi alla vita spirituale è come se Dio fosse una specie di montagna divina da conquistare con spirito alpinistico! Non è certo questo lo spirito con cui avvicinarsi allo Yoga, la scienza più altamente spirituale! Questi aspiranti mal guidati non si rendono conto che il segreto di un'efficacie pratica dello Yoga, come di ogni altra vera pratica spirituale, è l'amore profondo. Piombando nell profondità dell'ego, piuttosto che in quelle dell'anima, essi si separano dai loro simili in un atteggiamento di distacco e finiscono per annegare nell'illusione dell'orgoglio. L'eesenza dello sviluppo spirituale è il costante aumento della ricettività alla luce e alla grazia di Dio, attraverso un profondo ed umile amore per il Signore. Il fine della pratica Yoga è perciò solo questo: approfondire la propria ricettività calmando il corpo, la mente e le emozioni, rendendoci così più sensibili e consapevoli della grazia divina dentro di noi. Quali apiranti spirituali, dobbiamo aprire i nostri cuori per ricevere Dio in noi stessi. La Bhagavad Gita ci indica il modo. L'aspirante spirituale può veramente " ricevere" Dio in se stesso mostrando attaccamento a Lui anzichè al mondo; venerandolo con amore, quale mezzo per scacciare dal proprio cuorre tutte le infatuazioni del mondo; tenendosi saldo ad un atteggiamento di apertura mentale ed umiltà, sul cui solo terreno la saggezza discriminante o il discernimento possono fluire; invitando la luce di Dio negli angoli oscuri del proprio essere. e, sopratutto, abbandonandosi all'Amore infinito. Nell'amore di Dio per noi e nella capacità di amare che quell'amore risveglia in noi, possiamo ricevere la grazia per mezzo della quale soltanto le nostre anime possono conoscere Dio. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. DIO E'AL DI SOPRA DELL LEGGE 7 settimana La legge è perfezionata nell'amore Lettura dell Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo di Giovanni, 1° Capitolo, Verso 17: " Perchè la legge fu data per mezzo di Mosè la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo" . Commento Al tempo in cui Dio diede la legge a Mosè, vi era la necessità che le tribù d'Israele, da poco liberate da quattro secoli di schiavitù in Egitto, si fondessero in un'unica e omogenea nazione. Fondamentalmente i Dieci Comandamenti, così come le altre seicento leggi minori, erano una guida morale per gente timorosa di Dio. Era come se Dio avesse detto loro attraverso Mosè: " Voi avete scelto, come nazione, di vivere secondo le Mie vie. Ora Io vi dirò le regole con le quali voi, come nazione, potete compiacermi" . Alcuni dei Dieci Comandamenti possono essere interpretati anche in modo mistico. Ad esempio, il più profondo significato di " Non avrai altri dei al di fuori di me " è " Rivolgi i tuoi desideri e la tua devozione a Me soltanto" , un'offerta possibile unicamente in una profonda comunione con il Signore. L'intenzione di Dio, tuttavia era evidente la disciplina religiosa di un intero popolo, di cui soltanto pochi erano inclini alle pratiche mistiche. Nel corso normale dell'evoluzione spirituale, le osservanze religiose esteriori precedono l'ispirazione mistica interiore. L'uomo deve prima imparare a temere Dio e ad obbedirgli. Solo gradualmente, imparando a vivere per Dio, giungerà ad amarlo. Gli ebrei, essendosi dedicati con fede a Dio, iniziarono il loro sviluppo spirituale come popolo. Il loro primo passo, seguendo questa scelta divina, fu purificare se stessi, adempiendo le regole disciplinari che Mosè aveva dato loro. Gradualmente, osservando la Legge, essi perfezionarono la loro sintonia al volere di Dio. Gesù fu inviato sulla terra quando un numero sufficiente di persone era pronto per il passo successivo sulla via per attrarre una nuova legge. Fu l'ardente desiderio del popolo ebraico ad attrarre la risposta divina. Gesù fu inviato ad istruire i suoi conterranei sulla via dell'amore. Riferendosi all'imprepazione spirituale degli ebrei dei tempi di Mosè, Gesù stesso disse una volta ai suoi critici ortodossi ( Marco 10, 5) " Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questo precetto" . Gesù giunse anche ad insegnare agli ebrei il vero significato della liberazione - vale a dire la libertà non dalla schiavitù esteriore, come quella che avevano conosciuoto in Egitto, ma dalla schiavitù interiore dell'illusione, dai desideri e attaccamenti materiali e dalle esigenze arroganti di autoaffermazione dell'ego. Tra le miriadi di preghiere del giudaismo, Gesù diede come suo primo comandamento: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" ( Marco 12, 30) Il suo secondo comandamento fu simile: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" . Non era intenzione di Gesù di rompere con la tradizione ebraica. Come disse in Matteo ( 5, 17) : "Non crediate che io sia venuto ad abolire completamente la legge o i profeti: non sono venuto ad abolire ma a completare. Era suo netto proposito non fondare una nuova religione, ma aggiungere a quella vecchia questo perfezionamento di amore e di vita vissuta consapevolmente nella grazia di Dio per mezzo dell'amore. L'amore, secondo la stessa lege divina, è al di là di ogni legge. L'insegnamento di Gesù non era diretto a coloro la cui devozione era accentrata sulla legge, ma a coloro che erano spiritualmente desti da sentire il bisogno di un rapporto personale con Dio, come loro Padre divino. Lo sviluppo evolutivo dal giudaismo a ciò che finì per essere cristianesimo è continuato fino ai giorni nostri. L'enfasi dei cristiani su una più personale relazione con Dio si è trasformata nei secoli in un desiderio ardente non solo per un'esteriore, ma, sopratutto, per un'interiore comunione con il Signore. Così nei nostri tempi è avvenuto per grazia di Dio che Paramhansa Yogananda fosse inviato in Occidente per insegnare i segreti della meditazione e della comunione interiore. Coloro che riconoscono l'inevitabilità della legge divina dovrebbero sempre cercare di vivere in essa. Coloro che hanno già imparato a vivere nella legge dovrebbero cercare il suo compimento nella grazia, nell'amore e nella saggezza divina. E, infine, coloro che credono profondamente nella grazia divina di Dio dovrebbero cercare di riceverla in se stessi come esperienza consapevole. Credendo profondamente nel Suo amore, dovrebbero ricercare una diretta comunione con quell'amore, nella preghiera e nella meditazione. Se essere credono nela Sua verità e saggezza, dovrebbero cercare sempre di crescere in saggezza e in percezione divina. Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Amore divino: il fine di tutte le pratiche spirituali Lettura della Bhagavad gita Questo passo è tratto dal 18° Capitolo, 64- 66 stanza: "Nay! but once more take My last word, My utmost meaning have! Precious thou art to Me; right well beloved! Listen! I tell thee for thy comfort this. Give Me thy heart! Adore Me! Serve Me! Cling in faith and love and reverance to Me! So shalt thou come to Me! I promise true, for thou art sweet to Me! And let go those - Rites and writ duties! Fly to Me alone! Make Ma thy single refuge! I will free thy soul from all its sins! Be of good cheer! " " Di più! Di nuovo odi la suprema parola, la più segreta di tutte! Tu mi sei perzioso e sommamente diletto! Ascolta! Ti parlerò per il tuo bene. Donami il tuo cuore! Adorami! Servimi e prostati a Me con fede e devozione! Così verrai a Me! Te lo prometto, perchè tu Mi sei diletto! Abbandona tutti i riti e obblighi religiosi! Vola solo verso di Me! Vieni a Me come unico rifugio! Libererò la tua anima da tutti i peccati! Non aflligerti! " Commento Qui Krishna parla ad Arjuna di un sentiero più elevato rispetto a quello dei formali obblighi religiosi; più elevato di quello del digiuno, dei riti, delle buone azioni e delle offerte di carità. Questo sentiero è quello della devozione diretta unicamente a Dio. Krishna non intende in alcun modo sminuire quei devoti che cercano con ogni sforzo di conformarsi ai comandamenti della legge. Un sentiero, tuttavia, non deve essere confuso con il suo fine. Il fine ultimo di tutte le religioni è l'unione con Dio. I comandamenti della scrittura danno regole di comportamento per persone di diverso livelli sociali semplicemente perchè possano passare dall'attaccamento dell'ego, al risveglio finale nel Signore. Seguendo il comandamento di non far del male ( "Non uccidere" , nella legge di Mosè) , si arriva gradualmente a sentire la propria unione con la vita intera. Seguendo il comandamento del non - desiderio ( "Non rubare" e "Non desiderare... " nella legge di Mosè) , si raggiunge gradualmente uno stato di centralità, di tranquillità in se stessi. Da questa pace interiore nasce la predisposizione ad esplorare nel profondo la spiritualità interiore. Aderendo alla verità ( "Non dirai falsa testimonianza" nella legge di Mosè) , si sviluppa il discernimento per penetrare attraverso le nubi dell'illusione, e per capire la natura più profonda delle cose. A nessuno verrebbe in mente di consigliare a un bambino di sorvolare sull'aritmetica e di passare invece direttamente allo studio della matamatica più avanzata. Ciò nonostante, una volta che si arriva ad avere dimestichezza con la matamatica più avanzata, si può perdere una certa familiarità con le semplici regole dell'aritmetica. Si racconta una storia di due famosi scienziati, Einstein e Eddington, ceh mentre stavano discutendo su alcuni punti astrusi di fisica, si imbatterono improvisamente in una difficoltà aritmetica. Per trovare la soluzione dovettero chiedere l'aiuto di un contabile! Anche sul sentiero spirituale, il prestare troppa attenzione all'intrigo di regole e riti esteriori è un aiuto solo per i neofiti. Serve per tenere le loro menti impegnat in attività riguaranti Dio e perciò lontane da altre più egoistiche. Tuttavia, quando si giunge a sviluppare la capacità di vivere sempre più costantemente con la divina ispirazione interiore, un'attenzione troppo meticolosa la dettaglio diviene una distrazione. Per chi vive in estatica comunione interiore con Dio, le regole minori della spiritualità - il cui più profondo scopo è unicamente guidare il devoto verso questa comunione - possono essere un ostacolo invece che un aiuto. Non è che a questo livello uno possa rubare, mentire o nuocere ad altri con impunità. Anzi, più si è centrati in Dio, più le proprie azioni sono in naturale armonia con la legge divina. Non occorre alcuna istruzione speciale od osservanza formale per sentirsi mentalmente in sintonia con la legge. La cosa importante da compendere a questo punto è che le osservanze religiose hanno uno scopo ben più alto. I comandamenti non sono regole da seguire per compiacere Dio. Anzi, sono state date all'uomo per aiutarlo a perfezionare la sua natura umana, in modo da renderla un veicolo adatto alla manifestazione della consapevolezza dell'anima. L'osservanza di regole esteriori serve a sviluppare, e non ad ostacolare, la capacità di amare Dio e vivere con vera e sicera carità verso il prossimo. Ecco perchè Gesù disse: "Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato" , ( Marco 2, 27). Le anime che era venuto ad aiutare erano pronte per quest'elevato insegnamento di amore e carità divini. alcuni tra loro erano anche pronti per l'insegnamento più alto - quello della comunione interiore, diretta all'unione ultima con il Signore. Egli diede testimonianza di queste vere discipline individualmente ed in profondità. Altrrre furono insegnate per mezzo di parabole, accennando solo ai più alti insegnamenti con parole spesso ripetute: "Chi ha oercchi per intendere, intenda" . Anche Krishna fece seguire il passo qui citato della Bhagavad Gita con l'avvrtimento di non condividere questo più alto insegnamento - il richiamo all'amore divino come il sentiero più diretto verso Dio - se non per quei devoti che veramente l'avrebbero compreso e non l'avrebbero usato come scusa per ignorare i comandamenti della legge di Dio. Mosè, insegnò essenzialmente per mezzo della legge, pur tuttavia anche Mosè fu un vero maestro. Gli insegnamenti più elevati possono essere visti - anche se nascosti - nascosti nella sua vita e nella legge da lui data. Gesù insegnò le verità divne più alte in modo più aperto, perchè ai suoi tempi la gente era generalmente più pronta a recepirle. Nel nostro tempo, Paramhansa Yogananda non aveva più bisogno di ricorrere a parabole o ad affermazioni velata. Il suo grande contributo alla storia della religione, reso possibile dal desiderio sempre più forte nella gente di spiritualità, fu di presentare verità, lungamente celate, così semplicemente che in pratica tutti poterono accertarle e capire chiaramente - anche se solo con l'intelletto - a quale fine il sentiero spirituale è diretto. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. COME VEDERE DIO 8 settimana La natura di Dio: una e trina Lettura della Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, 1° CApitolo, verso 18: "Dio nessuno l'ha mai visto; proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato" . Commento Tale brano vuol significare che nessun essere umano ha mai viato Dio e con l'affermazione "Lui lo ha rivelato " si deve intendere che Lui lo ha fatto conoscere a noi . Nessun essere uamno - nessuno, cioè con la sola vista umana - può vedere Dio, in quanto le realtà del divino sono troppo sottili per la semplice percezione umana. L'apostolo Giovanni non intendeva, tuttavia, dire che per l'uomo è impossibile elevarsi al di sopra dei suoi sensi fisici e vedere Dio con gli occhi dell'anima. Gesù disse nelle Beatitudini: " Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio" . Di nuovo in Luca ( 17,2O-21) egli disse: " Il regno di Dio non viene in modo visibile, nè si potrà dire: Eccolo qui, oppure eccolo la, perche il regno di Dio è dentro di voi" . Gesù disse anche ( Giovanni 14,7) : " Se mi aveste conosciuto conoscereste anche il Padre mio. Da adesso lo conoscete, e lo avete veduto" . " Entrate dentro di voi, " Gesù intendeva dire in effetti, " Nelle vostre anime vedrete Dio" . Giovanni ci dice, come pure Gesù fa più volte, di ricercare Dio nella comunione interiore e non solamente nelle osservanze religiose esteriori. Nel senso inteso dall'apostolo Giovanni in questo passo, non fu Gesù uomo, colui che ci fece conoscere il Padre. Infatti Giovanni parla di lui come del " Figlio che è nel seno del Padre" - vele a dire, come della infinita realtà divina che dimorava consapevolmente nell'interiorità di Gesù. Il riferimento di giovanni è rivolto alla coscienza Cristica, " che illumina ogni uomo che viene nel mondo" , Colui, come dice Giovanni, per mezzo del quale il mondo fu fatto. Questa coscienza Cristica , come abbiamo visto in una precedentte lettura, è descritta come " Il Figlio unigenito" , in quanto la coscienza Cristica- la conoscienza di Dio proiettata nella creazione- è infinita. E non ve ne possono essere altre. Dio divenne il Verbo, o Spirito Santo. anche il suo verbo è divino. E'Dio. Pochè il verbo è la coscienza di Dio in vibrazione . E'il potente Suono vibratorio per mezzo del quale Dio manifestò esteriormente iiil suo spirito creativo. La vibrazione era necessaria perchè si preoducesse la manifestazione dell'universo. senza movimento gli atomi stessi rientrerebbero nell'Infinito. Su questo principio di movimento si basa l'intero cosmo. Il movimento, tuttavia, non è l'essenza dello Spirito, che è eternamente calmo e immobile in Se stesso. La creazione vibratoria è soltanto un'apparenza: un sogno nella mente del Sognatore Cosmico. Dietro ogni vibrazione vi è la coscienza silenziosa dello Spirito infinito. Poichè lo spirito risiede all'esterno della sua creazione, la cama di Dio,coscienza immobile di tutta la creazione vibratoria, viene descritta come il Figlio: " unigenito" , in quanto priezione universale della coscienza di Dio nella creazione. Abbiamo così la Trinità eterna:il Padre che sta oltre la creazione,:quello Spirito immobile per mezzo del quale tutto ciò che esiste fu sognato e poi creato; lo Spirito Santo: la possente vibrazione del Verbo di Dio, eternamente cosciente, da cui sono emanati gli atomi vibranti dela creazione; ed il Figlio : la riflessa, calma coscienza del Padre che si rispecchia nella Sua crezione vibratoria, rimanendo tuttavia eternamente imperturbabile. Cio è quanto Gesù intendeva quando diceva( Givanni 14,6) : " Io sono la via, la vertà e la vita: nessuno viene al Padre se non per me" . La calma, imperturbabile, presenza di Dio deve essre percepita ptrma di tutto nella Sua creazione, pochè è lì che si trova ora la nostra coscienza. Solamente dopo la si potrà percepire nella sua pura essenza, come Spirito al di là della Creazione. Questo mistero viene rivelato negli insegnamenti religiosi più antichi, Dio in tre aspetti, ma eternamente Uno: Dio Padre, oltre la creazione; Dio Figlio nella creazione; e Dio Spirito Santo, il vasto Spirito come creazione. Questa spiegazione si trova in tutte le rivelazioni più antiche . Riguarda anche la Trinità descritta dai grandi maestri della antica India, quella Trinità che è conosciuta nelle scritture indiane come Aum (lo spirito Santo) , Tat (il Kutastha Chaitanya, o coscienza Cristica), e Sat ( lllo Spirito al di lllà della creazione). Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. VISUALIZZANDO L'INFINITO Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dall'11° Capitolo, ottava stanza: " Thou canst not see me with mortal eyes. Therefore I now give thee sight divine. Behold My supreme power of Yoga! " " With these words Hari, the exalted Lord of Yoga, revealed himself to Arjuna in His infinite form. " "Tu non puoi vedermi con questi tuoi occhi mortali. Ti dò dunque occhi divini con cui potrai contemplare i Miei supremi poteri dello Yoga" . " Con queste parole Hari, il grande Maestro dello Yoga, si rivelò ad Arjuna nella Sua forma infinita" . Commento Il significato di " hari" è " ladro" . Qui viene applicato a Dio come " rapitore di cuori". Poichè l'amore di Dio, una volta entrato nel cuore, è così coinvolgente da distogliere il nostro amore da qualsiasi altro oggetto a cui siamo affezionati. Il Suo amore è così grande da sopraffare ogni desiderio umano. Viene definito nelle scritture come Rasa, estremamente gustoso. Così disse S. Jean Vianney, uun mistico cristiano: " Se solo sapeste come Dio vi ama, morireste dalla gioia! " Sri Krishna dice chiaramentein questo passo che non possiamo vedere Dio con la semplice vista umana. E nemmeno possiamo scorgerlo con la sola nostra volontà umana. E il nostro desiderio di trovarlo con la devozione deve essere forte, ma dobbiamo tuttavia capire che èsolo per grazia di Dio che possiamo riuscire ad entrare nel più alto regno spirituale. La realtà di Dio va oltre la possibilità umana di concepirla. Per la comprensione umana essa risulta inimmaginabilmente vasta, inconcepibilmente impersonale, incomprensibilmente astratta: una Luce infinita; un Suono ( come di molte acque) ; un Amore sconvolgente;una indescrivibile Beatitudine. Anche solo parlare di Dio in termini umani è ingannevole, in quanto Egli non ha forma, nel senso che noi diamo a questa parola. Se vogliamo conoscerLo, è importante vivere nel pensiero dell'Infinito e rifuggire le insignificanti realtà di questo mondo. Se ci sforziamo sempre di vivere nella coscienza divina, così ci hanno promesso le Scritture, riusciremo alla fine a otenere la risposta di Dio. I devoti dovrebbero meditare ogni giorno sull'Immensità Inifinita. Non pensate a Dio solo come Padre, Madre o Amico divino, entro i limiti della vostra immaginazione, ma pensateLo anche come quell'Essere Infinito dal quale l'immenso universo è stato creato, come quella suprema Coscienza verso cui sono direte tutte le vostre aspirazioni più alte. Meditate su un'espansione di Luce: Visualizzatela prima come un punto luminoso nel centro della vostra fronte. Espandete questa luce dal punto in mezzo alle sopracciglia e sentitela mentre fluisce in tutto il vostro corpo, riempiendo di luce ogni cellula. Gesù parlava di questa luce quando disse ( Matteo 6,22 ) : " La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro* , tutto il tuo corpo sarà nella luce" . Visualizzate questa luce che si espande oltre i limiti del vostro corpo, fino a diventare un'aura di luce dorata tutt'intorno ad esso. Pensate che sia quest'aureola il vostro vero corpo e nnon la semplice forma fisica. Continuate ad espandere questa luce. Riempite di questa luce d'oro abbagliante il luogo dove siete sduti, la casa, i dintorni. Continuate ancora. Diffondetela su tutte le nazioni del mondo, i continenti, gli oceani, il mondo intero. Inviate i raggi di questa luce, che partono dal vostro cuore, come una benedizione a tutto il genere umano. Finalmente, liberate questa luce dai suoi limiti terreni. Osservatela mentre si espande gioiosamente in tutto il sistema solare, in tutta l'immensa galassia. Osservatela ancora mentre inonda l'intero universo. Meditate in questo modo ogni giorno. allora la mente si libererà a poco a poco e si innalzerà in volo sulle ali di una sempre crescente ispirazione in Dio. Come afferma la Sacra Bibbia ( Isaia 55, 8- 9) : " I miei pensieri non sono vostri, nè le vostre vie sono mie! Dice il Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri i vostri pensieri " . Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. GLI STRUMENTI PER IL RICONOSCIMENTO SECONDA PARTE COME STUDIARE LE SCRITTURE 9 Settimana Usate i doni che Dio vi ha dato! Lettura dell Bibbia Questo passo inizia con il Vangelo secondo Matteo, 15° Capitolo, Versi 1- 20: "Allora si avvicinarono a Gesù alcuni farisei e scribi venuti da Gerusalemme, dicendo: "Perchè i tuoi discepoli trasgrediscono la tradione degli anziani? Infatti, non si lavano le mani quando mangiano" . "Ma egli rispose loro dicendo: "E perchè anche voi trasgredite il comandamento di Dio per la vostra tradizione? Infatti Dio disse: "ONORA IL PADRE E LA MADRE" e "CHI MALEDICE IL PADRE O LA MADRE SIA MESSO A MORTE" . Voi invece dite: che chiunque dice al padre o alla madre: "Il denaro che avrei potuto dare a voi, io lo dò a Dio ( come un'offerta al tempio) " , non ha più l'obbligo di onorare suo padre e sua madre. Così avete annullato la parola di Dio per la vostra tradizione. Ipocriti! Ben profetò di voi Isaia, dicendo: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi prestano culto insegnando delle dottrine che sono precetti di uomini" . "Poi, chiamata a sè la folla, disse loro: "Udite e intendete. Non ciò che entra nella boca contamina l'uomo, ma ciò che esce dalla bocca, questo contamina l'uomo". "Allora i discepoli, avvicinatisi, gli dissero: "Sai che i farisei, udita una tal parola, si sono scandalizzati?" "Ed egli, rispondendo, disse: " Ogni pianta che non piantò il Padre mio celeste sarà sradicata. Lasciateli: sono ciechi, guide di ciechi. Ora, se un cieco guia un altro cieco, cadranno in una fossa". "Pietro, rispondendo, gli disse: "Spiegaci questa parabola". Egli allora aggiunse: "Anche voi siete ancora senza intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e vaa a finire nella fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende l'uomo immondo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestiemme. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende l'uomo immondo!" Commento La risposta vigorosa di Gesù ai farisei non era certo intesa come una disserazione sui doveri verso i genitori, ma piuttosto sul vero rispetto per le Scritture e non su ciò che è esteriore e superficiale. Quindi, quanto viene deto sul rispetto verso i genitori va inteso come un'insinuazione sul fatto che i farisei davano la loro benedizione a coloro che facevano offerte al tempio, perchè tali donazioni finivano nelle tasche di religiosi. Solo così si spiegherebbe l'accusa di Gesù ai farisei di aver sostituito i precetti degli uomini ai comandamenti id Dio, nelle scritture vi sono tanti riferimenti che dicono che Dio deve venire prima di tutto. Una volta, avendo udito che sua madre e i suoi fratelli l'avevano mandato a chiamare, egli rispose: "Chi è mia madre e i miei fratelli. Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre. " (Marco 3, 33- 35) Questa citazione tocca il problema ben più grande dell'esatta interpretazione della Scritture. L'episodio qui riportato è un esempio dell'opposizione costante a Gesù da parte dei farisei più ortodossi, gli studiosi strettamente legati ai dogma, che lo condannavano per la nuova interpretazione che egli dava alla lettura tradizionalmente accettata delle Scritture. Cercavano continuamente di trascinarlo a dibattere questo argomento. Ma questo tipo di discussione, ovviamente, non aveva alcun interesse per lui. Raramente rispose a tali critiche riferite alle Scritture con contrastanti affermazioni personali. E, quando anche egli si riferiva alle Scritture, lo faceva come in questo caso: usando il buon senso per dimostrare agli ortodossi dove le loro umane tradizioni avevano deviato dall'originale e vero significato della Scritture. Altrimenti, quando faceva appello alle Scritture, lo faceva normalmente per dimostrare, che nella sostanza, esse confermavano i suoi insegnamenti.Mai lo vediamo scendere così in basso, al punto da polemizzare sulle Scritture, analizzamdo punto per punto, come erano abituati a fare a quei tempi i teologi fondamentalisti e come, anche oggi, fanno molti, che dogmaticamente si rifanno a lui. "Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene , sono proprio esse che mi rendono testimonianza!" ( Giovanni 5, 39). Il Nuovo Testamento dimostra chiaramente che Gesù considerava la conoscenza delle Scritture puramente intellettuale, ben lontana da una giusta interpretazione. Così leggiamo: "Allora aprì loro l'intelletto, perchè intendessero le Scritture. (Luca 24, 45) . In altre parole, Gesù si appellava non solo all'autorevalezza delle SCritture, ma sopratutto alla capacità di comprendere tale autorevalezza. E, inoltre, lo sentiamo dire ripetutamente che, senza amore, non è possibile alcuna vera comprensione. Egli, infatti, proclamò a chi lo criticava, dopo aver parlato della loro abitudine di ricercare nelle SCritture: "Ma io vi conosco, voi non avete in voi l'amore verso Dio" .Egli faceva appello anche alle naturali disposizione spirituali dell'uomo. A coloro che lo sfidarono dicendo: "E'permesso curare di sabato? " Egli rispose: "Chi tra voi, avendo una pecora, se questa gli cade di sabato in una fossa, non l'afferra e la tira fuori? Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora? Perciò è giusto fare del bene anche di sabato!" E. avendo accettato le devote cure di una donna, anche se peccatrice, rispose alla muta critica del suo ospite, un fariseo che si riteneva più giusto degli altri, dicendo: "Per la qual cosa ti dico: le sono stati perdonati i suoi molti peccati, perchè ha molto amato. Ma a colui al quale poco si perdona, poco ama" . (Luca 7, 47) Pure noi, dunque, quando studiamo le Scritture, dovremmo usare gli strumenti della nostra comprensione, come Gesù raccomandava. Nella preghiera e nella meditazione sforziamoci di penetrare oltre le parole per comprenderle con l'intuizione del nostro cuore. Fondiamo la nostra percezione sull'amore per il Signore e sulla carità per i nosrti simili. Il puor amore divino fu l'essenza ultima dell'insegnamento di Gesù. E riconosciamo anche, che nel suo costante appello al buon senso, la conferma di una delle più importanti qualità che Dio ha dato allìuomo. Poichè il dogmatismo è la difesa del pussillanime contro la sfida di ciò che è poco familiare. Le persone che si oppongono allo sviluppo della propria consapevolezza e che giustificano il loro atteggiamento con un appello privo di senso critico alla tradizione, sono il tipo di credenti a cui si riferiva Gesù quando disse (Luca 5, 36) :"Nessuno, strappa un pezzo da un vestito nuovo, per rattoppare un vestito vecchio, altrimenti rovina il nuovo e il pezzo che ha preso non si confà al vecchio" . Una nuova e fresca visione della verità è accettata più facilmente dagli spiriti nuovi ed aperti, che non da quegli intelletti avvizziti le cui fibre mentali si sono assottigliate causa il costante contatto con vecchie abitudini. Gesù non tentò nemmeno di convincere questi ostinati tradizionalisti, ma disse loro soltanto: "Chi ha orecchi per intendere, intenda". La vita e la missione di Gesù furono un toccante appello alla più gramde avvebtura della vita: la ricerca di Dio e della verità divina. "La verità " come diceva Paramhansa Yogananda, " non teme le domande" . Gesù, con il costante insegnamento ed sempio, invitava chi lo ascoltava a non accettare mai idee e definizioni prestabilite in luogo di una reale e diretta esperienza della verità. A Nicodemo disse ( Giovanni 3, 11) : "In verit, in verità ti dico: noi perliamo di quello che sappiamo e attestiamo quello che abbiamo veduto". Percapire la verità direttamente con i puri occhi dell'anima è il grande appello della vita di Cristo. Così disse: "Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi". ( Giovanni 8, 32) Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. La necessità di focalizzare la mente Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 2° Capitolo, 41 stanza: "The intellects of those who lack fixity of spiritual purpose are inconstant, their interests endlessly ramified". "Le menti di chi è irresoluto e inconstante nel perseguire scopi spirituali si perdono in diramazioni senza fine". Commento Una vera compensione, come spesso sottolinea la Bhagavad Gita, non è possibile senza una vhiarezza mentale interiore. E la chiarezza mentale, come qui si dice, non può essere raggiunta senza una ben determinata risoluzione. Le persone, la cui vita non è guidat da alte apirazioni, diventano spesso dei vagabondi spirituali. Alcune tra loro vengono trascinate in modo disordinato da teoria a teoria, da insegnamento a insegnamento e da maestro a maestro. Altre si perdono nell'infinito labirinto di discussioni e dibattiti teologici. Queste persone non riusciranno mai a giungere ad una ferma comprensione, la quale nasce soltanto da una diretta percezione interiore. Tra esse vi sono molti che perseguono incessantemente nuovi insegnamenti religiosi, come bambini a caccia di farfalle. Ma rimangono sempre insoddisfatti interiormente. Questa è una della trappole del sentiero spirituale: la volubilità, la tendenza, cioè, a confondere la novità ed l'entusiasmo momentaneo con la gioia immutabile del risveglio divino. Coloro che mancano di un profondo impegno spirituale confondono spesso il gorgogliante ruscello di un abbandono emozionale con il possente fiume dell'amore divino. Messi di fronte, una volta spento quel loro primo bagliore entusiasmo, alla prospettiva di un lungo, pesante e quotidiano lavoro su se stessi, la loro dedizione vacilla ed il loro spirito si piega. Vengono facilmente attratti da un qualsiasi altro nuovo insegnamento che a loro sembra offrire più veloci e, sopratutto, più facili risultati. "Arrivano dei profani", disse una volta Paramhansa Yogananda, " e vedono solo la superficie. Prima o poi scompaiono. Ma chi è dei nostri non se ne andra mai." I maestri donano le loro energie a coloro che, come disse Yogananda, sono "dei loro", coloro, cioè, che sanno profondamente in cuor loro che Dio soltanto è quanto essi vogliono. Queste anime sono in breve tempo guidate da Dio su quel sentiero che è adatto a loro. Una volta trovato il loro sentiero, non lo abbandoneranno mai. Ci fu un tempo nella vita di Gesù in cui, come si legge nel 6° Capitolo secondo Giovanni: "Molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andarono più con luo". A quelli che erano vicino a lui, Gesù chiese:"Forse anche voi volete andarvene?" e Simon Pietro rispose:"Signore, da chi andremo?" Esiste poi un secondo tipo di sbandato spirituale: non quello che vaga incessantemente da un insegnamento all'altro, ma quello, piuttosto, i cui pernsieri vagano senza fine, da un dubbio spirituale all'altro, o da una spiegazione intelletuale delle Scritture ad un'altra. Questo tipo di persona ritiene di poter trovare in infinite ramificazioni di sottili definizioni una definitiva percezione della realtà. Pur tuttavia, la verità sempre lo delude. Pensare, citare, dibattere continuamente i sottili punti delle Scritture è un vagabondaggio mentale adatto alle menti comuni. Sri Krishna, nella Bhagavad Gita, ci solletica a focalizzare le nostre menti su un'unica apirazione, come una freccia lanciata da un arco, volerà direttamente nel cuore dell'infinito. Così, attraverso la Bhagavad Gita. Dio ha parlato all'umanità. IL DOGMATISMO CONTRO IL SENSO COMUNE 10 settimana Un buon albero porta buoni frutti Lettura della Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Matteo, 7° Capitolo, versi 15- 20: "Guardatavi dai falsi profeti, che vengono a voi con vesti da pecore, mentre internamente sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete: forse che si raccolgono grappoli d'uva dalle spine o fichi dai rovi? Così ogni albero buono fa frutti buoni, mentre ogni albero cattivo fa frutti cattivi. Non può l'albero buono portare frutti cattivi, nè l'ìalbero cattivo portare frutti buoni. Ogni albero che non porta buon frutto viene tagliato e buttato nel fuoco. Li riconoscerete dunque dai loro frutti". Commento Gesù qui fa appello a chi lo sta acoltando perchè usi il buon senso che Dio gli ha donato. Essere bigotti significa far sempre tacere la ragione appellandosi ad un'autorità assoluta. E'un curioso fenomeno della natura umana che la fanatica insistenza su qualsiasi argomento aumenti sempre proporzionalmente all'incapacità della persona stessa a comprovare l'argomento! Più alta è la probabilità che una teoria ha di essere provata, meno volubili divengono i suoi sostenitori. Tale, sostanzialmente, è il contributo dato alla religione da parte della scienza moderna . Non che la scienza sia particolarmente interessata alla religione, ma va detto piuttosto che il metodo scientifico ha introdotto un nuovo approccio alla realtà stessa: quello di verificare ogni credenza e di non accettare mai ciecamente qualsiasi teoria. Quasi tutti attribuiscono alla scienza l'invenzione di questo approccio estremamebte razionale ma, in verità, questa posizione vecchia di duemila anni fu sostenuta da Gesù stesso! Mai, in realtà, lo troviamo ad indottrinare dogmaticamente i suoi seguaci. E'vere, fece delle strabilianti affermazioni. La stessa cosa succerebbe a noi se ci fosse data la possibilità di descrivere a gente del medioevo le meraviglie della radio, della televisione e dei viaggi spaziali. Gesù aveva conosciuto le cose celesti in tutta la loro gloria infinita. Come poteva egli descriverle in modo credibile a gente la cui esperienza di vita era limitata al mondo che essi conoscevano attraverso i sensi fisici? Eppure Gesù mai consigliò loro di credere ciecamente. Dicendo:"Questo è quanto io ho conosciuto, e che anche voi conoscerete se mi seguirete", metteva costantemente in evidenza l'esperienza e, non la teoria del suo insegnamento: i frutti di un modo di vivere spirituale e non soltanto un ordine autoritario a vivere secondo le Scritture e a non far domande. A Nicodemo ( Giovanni 3, 11) disse:"In verità, in verità vi dico: noi parliamo di quello che sappiamo e attestiamo quello che abbiamo veduto". E ancora:"Tu sei un maestro d'Israele e non sai queste cose?" La sua ovvia insinuazione significava che quanto egli insegnava era qualcosa che anche altri potevano conoscere. Cioè, Gesù non teneva per sè i segreti divini, ma li offriva per poterli condividere con chiunque volesse riceverli con mente aperta. Alla donna di Samaria (Giovanni 4, 23) disse: "Noi adoriamo quello che conosciamo" e aggiunse: "Ma sta venendo, ed è adesso. l'ora nella quale i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: chè così sono gli adoratori che il Padre vuole". Vediamo, quindi, che il suo metodo non era rispondere ad un dogma con un altro dogma, ma fare appello alle gente affinchè, non avendo l'intuizione per riconoscere nelle proprie anime le verità che stava insegnando, usassero perlomeno il buon senso che Dio aveva loro donato. "Giudicate un insegnamento dai suoi frutti" era la sua classica risposta al bigottismo. E quando i farisei lo accusarono di essere uno strumento di Satana per scacciare i demonni dalla gente, egli rispose:" Ogni regno discorde cade in rovina, e nessuna città o famiglia discorde può reggersi: ora, se Satana scaccia Satana, egli è discorde con se stesso, come potrà dunque reggersi il suo regno?" (Matteo 12, 25- 26). E aggiunse di nuovo:"Dal frutto, infatti, si conosce l'albero". Si noti, casualmente, che nel passo succitato Gesù non stava mettendo in guardia la gente dai profeti in genere, ma soltanto da quelli falsi. Se il suo avvertimento fosse stato diretto a tutti i futuri profeti, non si sarebbe preoccupato di fornire questa prova di genuinità profetica. Un comune attributo del buon senso è una certa disposizione all'umorismo, conseguenza di una esercitata percezione delle proporzioni, e la relativa capacità di vedere un fatto in rapporto a molti altri. Così, la prosopopea di un insignificante burocrate, ad esempio, non viene accettata secondo la valutazione, ma anzi, è guardata con divertimento. La più evidente caratteristica del fanatico è , spesso, la sua totale mancanza di umorismo, risultato della mancanza di qualsiasi senso delle proporzioni. Per il bigotto, il più banale particolare che riguarda la sua fede sembra dover richiedere una difesa contro le stesse forze dell'inferno, ciò che basta a far smorzare qualsiasi risata! La tradizione ci presenta Gesù come "uno che era noto per non sorridere mai", come rileva l'antico storico giudeo Josephus.* Troviamo tuttavia innumerevoli passi del Vangelo in cui risulta difficile non immaginarlo sorridere ed arguto, se non addirittura ridere gioiosamente. Pensiamo al modo sottile con cui ha risposto all'accusa dei farisei che dicevano che egli era uno strumento di Satana! Pensiamo anche alla sua divertente decrizione di quegli ipocriti che, portando al tempio, si facevano annunciare dalle trombe per essere certi che tutti potessero applaudire la loro pietà. Non lo immaginiamo forse sorridere quando aggiunse:"In verità, in verità vi dico: essi hanno già ricevuto la loro ricompensa!" (Matteo 6, 2) Gesù offrì ai suoi seguaci il dono supremo della gioia divina, una gioia che, come egli disse, "nessuno vi toglierà" (Giovanni 16, 22) . Non trova forse la gioia la sua più naturale e umana espressione in una lieta risata? Ricordiamo, infine, la parabola dei talenti. In questa storia un uomo, ritornando da un lungo viaggio, lodò due dei suoi servi che, con un saggio investimento, avevano raddoppiato il denaro che egli aveva lasciato loro in custodia. Pio, invece, rimproverò un terzo che, anzichè far fruttare la sua parte di denaro, l'aveva sotterrato per sicurezza. A quei tempi, "il talento" era il nome di una unità di denaro. Da quella stessa parole deriva anche il nostro termine "talento", forse proprio a seguito di questa storia. Ciò a cui si riferiva Gesù era il dono naturale che Dio ha dato ai Suoi figli umani. E ciò che intadeva dire era:"Usate questi doni. Non rifiutateli nell'ignorante convincimento di compiacere Dio accettando ciecamente le mie parole. Non sopprimete il vostro naturale buon senso, ma usatelo unitamente anche alle facoltà che Dio vi ha dato per aiutare voi stessi ad arrivare alla verità. Quanto io vi ho insegnato deve reggere a qualsiasi onesta indagine altrimenti significherebbe che non è vero. Sopratutto non abbiate mai timore di sottoporre alla vostra personale esperienza ciò che io vi insegno". A Dio dobbiamo offrire il meglio di noi. Innanzitutto mai temere di essere completamente onesti con noi stessi, e con Lui, nella ricerca spirituale. Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. *Giuseppe Flavio, storico giudeo ( 37 d.c. ; dopo il 100d.c.) appartenente alla setta dei farisei. Illuminazione: l'autorità suprema Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 2° Capitolo, 46 stanza: "The sage who knows God has as little need for the Scriptures as one might have for a pond when the whole land is covered in flood". "Il saggio che conosce Dio ha così tanto poco bisogno delle Scritture quantose ne potrebbe avere di uno stagno quando la terra è allagata". Commento Gli esseri umani, non illuminati spiritualemente, che si avvicinano a Dio passando solo attraverso le Scritture, immaginano che la verità divina possa avere solo questa cornice e non riescono facilmente a pensare ad un qualsiasi altro tipo di approccio. Così quando un grande maestro arriva sulla terra e impartisce i suoi insegnamenti traendoli dalla propria vasta e sempre nuova visione della realtà, la prima domanda che si sente rivolgere è :"A quale autorevole Scrittura ti stai richiamando?" Il Vangelo di Giovanni si riferisce probabilmente alla vastità dell verità rivelata da Gesù, e non solamente alle sue opere ( che potevano essere solo limitate come numero), quando termina con le parole:"Vi sono ancora molte cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere". La maggior parte dei credenti di tutto il mondo identifica la verità divina con ciò che è affermato nelle loro scritture. I cristiani ortodossi, ad esempio, parlano della Bibbia come se fosse la parola di Dio - traendone pertanto la deduzione che tutto ciò che Dio voleva dire all'umanità è contenuto in quel libro. Un recente difensore dei credenti è arrivato perfino a contare il numero delle parole di una delle traduzioni del Nuovo Testamento e ad annunciare che, essendo quel numero divino, si poteva dimostrare con questo che la Bibbia era la parola di Dio. Solamente Dio stesso, insisteva lo scrittore, poteva essere così esatto! Gli indù dogmatici, allo stesso modo, citano le scritture a sostegno della loro limitata comprensione della verità, o per disapprovare gli insegnamenti ispirati di maestri viventi. In ogni caso, la verità è qualcosa che va provata in sè, e non sperimentata indirettamente attraverso la lettura della Bhagavd Gita o della Bibbia. Ecco perchè Gesù disse:"Se voi perseverete nelle mie parole siete veramente miei discepoli, e cocoscerete la verità, e la verità vi farà liberi".(Giovanni 8, 31- 32) Naturalmente, si deve cominciare con quanto si conosce e con quanto si è in grado di capire. Per chi non è realizzato spiritualmente, le sCritture possono essere il solo e attendibile punto di riferimento. Tuttavia, ogni credente dovrebbe comprendere che nessuna definizione della verità, per quanto divinamente ispirata, può sostituire totalmente la verità stessa. Una definizione non è la realtà che essa definisce. La religione deve essere vissuta. Le sue verità devono essere sperimentate e non solo dibattute. Nella religione ortodossa vi è sempre il timore, e questo è del tutto comprensibile, che falsi profeti, vantando una diretta e personale esperienza di Dio, possano promulgare eresie che porterebbero a minare la comprensione delle Scritture da parte dela gente. La religione organizzata, perciò, erige barriere per difendersi da insegnamenti di ogni genere che non siano già stati approvati dai suoi dogmi ufficiali. Questa barriera contro i falsi insegnamenti diviena, sfortunatamente, anche una barriera contro una nuova e vera ispirazione. Dall'altro lato, l'indirizzo di Dio è creare sempre nuova vita. Ogni primavera nascono nuovi fiori. Ogni autunno si mieteno nuovi raccolti. D'inverno non cadono due fiocchi di neve uguali. La verità di Dio è infinita. Essa si manifesta in modo sempre nuovo attraverso le vite di quei santi che sono in sintonia con Lui. Come può un devoto proteggere se stesoo dai falsi profeti e nello stesso tempo rimanere aperto alla freschezza della divina ispirazione? Senza quest'apertura, la spiritualità stessa si blocca. Se noi esercitiamo la nostra mente ad avicinarsi alla veirtà come un granello di senape (per usare il concetto offerto da Gesù), che cresce e si sviluppa fino a diventare un albero enorme, allora perlomeno la nostra comprensione delle Scritture sarà umile. Dobbiamo essere capaci di dire a noi stessi, quando leggiamo le Scritture:"Fino a questo punto almeno ho capito. Possa Dio illuminarmi in modo che la mia comprensione continui a crescere". Se nuovi maestri appaiono sulla terra, come fecero Krishna, Gesù e Buddha, con nuove spiegazioni dele verità divine, come dovremmo rispondere loro ? Dovremmo accetare la possibilità che essi stiano parlando da liveli di realizzazione a cui noi non siamo ancora giunti. Dovremmo poi, come Gesù consigliò, giudicarli "dai loro frutti". Dovremmo anche giudicarli attraverso il confronto con le Scritture, perchè se in realtà il loro insegnamento contrddice gli insegnamenti biblici, allora significa che non è veritiero. Anche dei falsi maestri, tuttavia, possono seguire correttamente gli insegnamenti delle Scritture, e pur tuttavia deludere i loro seguaci, specie se il loro scopo è portare la gente a loro stessi anzichè a Dio. Lìimportante è dae sia alla verità che ala menzogna il tempo sufficiente per rivelarsi come in realtà sono; e non perseguitarle in nome di una purezza religiosa ( ma in effetti in uno spirito di isterismo fanatico). Come disse il saggio dottore dell legge ebraica, Gamaliele, a quegli ortodossi giudei che volevano perseguitare i primi cristiani:"Disintessatevi di questi uomini e metteteli in libertà, perchè se questo disegno o quest'opera proviene dagli uomini si scioglierà da sè, ma se proviene da Dio, non potete disperderla, senza che vi troviate voi stessi in lotta con Dio" (Atti 5, 38- 39). La verità di Dio è come un vasto oceano in cui tutte le Scritture del mondo sono come gocce. Se vogliamo ottenere una vera saggezza, usiamo le Scritture come una guida per giungere ala realtà, ma mai come un suo sostituto. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. LA RAGIONE CONTRO L'INTUIZIONE 11 Settimana Lettura della Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Matteo, 16° Capitolo, versi 13- 18: "Venuto poi Gesù dalle parti di Cesarea di Filippi, interrogò i suoi discepoli dicendo:"Chi cide la gente che sia il Figlio dell'uomo? Ed essi risposero:"Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o uno dei profeti". "Disse loro:"E voi vhe dite che io sia?" "Rispondendo, Simon Pietro disse:"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" "E Gesù gli disse:"Beato te, Simone, figlio di Giona, perchè non la carne nè il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io dico a te che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa". Commento Qui vediamo, in mirabile contrasto tra loro, due maniere fondamentali per giungere alla verità: la ragione umana da una parte, e la facoltà spirituale dell'intuizione dall'altra. La gente attorno a Gesù era stata testimone dei molti miracoli da lui operati; probabilmente sentiva anche il suo straordinario magnetismo ed il suo amore, e percapiva l'autorità divina nella sua presenza. Le persone si rendevano conto - in verità anche grazie ad un certo grado di intuizione, poichè la loro valutazione doveva in parte essersi basata sulle loro emozioni interiori - che egli non era un uomo comune. Chi, sembrava si stessero chiedendo, può essere mai questo straordinario individuo? E a questo punto la ragione umana prese il sopravvento, e così cercarono di identificare Gesù con qualcuno di cui si conosceva qualcosa: Giovanni Battista, forse, o uno dei profeti antichi. Così funziona la ragione: invece di buttarsi in qualcosa di nuovo, cerca di mettere in relazione ogni fatto nuovo con qualcosa che le è già familiare. Le nuove conclusioni a cui si arriva solamente con la ragione, dopo una attenta analisi, risulteranno costruite, sebbene con la massima diligenza, con del materiale già disponibile. Ciò che porta a nuove e brillanti percezioni nella comprensione umana è la facoltà dell'intuizione. Le granfi menti si sono sempre distinte per questa capacità intuitiva. Spesso le loro straordinarie percezioni sfidano le più insistenti conclusioni logiche. Nessun latro sembra comprendere del tutto come si sia potuti giungere a tali intuizioni. Si dà, tuttavia, generalmente come scontato che lo stuoefacente successo di dette persone, qualunque sia il loro campo d'azione, sia dovuto in special modo a questa facoltà intuitiva. L'intuizione è una facoltà dell'anima. Paramhansa Yogananda la definì come "il potere del'anima di conoscere Dio". Le sue percezioni fluiscono dalla supercoscienza nella mente cosciente, filtrate spesso dal velo dei preconcetti umani. E'stata l'intuizione a generare, ad esempio, l'inaspettata ed imprevedibile scoperta di Einstein della legge della relatività - la cui realizzazione gli costò molti anni di lavoro anche per poter successivamente darne giustificazione ad altri scienziati attraverso il laborioso processo della ragione.Santa Teresa d'Avila disse che, in stato d'estasi, l'anima riconosce in un lampo verità che la ragione impiega anni ad apprendere. In effetti la mente cosciente non può che imparare nuove verità: non le può riconoscere. Riconoscere verità che non sono rivelate alla mente dai sensi è la specifica funzione dell'intuizione. Coloro che ravvisarono in Gesù qualcosa di divino e che di conseguenza si chiesero chi mai poteva egli realmente essere, probabilmente sentirono qualche barlume di intuizione dell'anima dentro se stessi. Le facoltà intuitive di Pietro erano, però, sviluppate molto più perfettamente delle loro. La sua profonda comunione con il Signore gli permise di riconoscere chiaramente in Gesù non un semplice profeta, ma il vero Messia, il Cristo vivente. Gesù annunciò che Pietro era giunto alla sua conclusione non per le deduzioni della ragione ( come lo era stato per coloro che pensavano che Gesù potesse essere uno degli antichi profeti); ma grazie ad una rivelazione interiore proveniente da Dio- cioè da una profonda intuizione dell'anima. Spesso la ragione non è attendibile nella ricerca della veirtà. Se la sua premessa è errata, qualsiasi deduzione da essa tratta, sarà ugualmente errata. Anche da giuste premesse, le deduzioni possono venir influenzate da asserzioni non verificate ed errate. Molte volte è successo che una struttura logica accuratamente costruita è venuta a crollare, come una casa di carte al più piccolo alito di vento, con la scoperta di qualche fatto nuovo. L'intuizione, invece, se fermamente radicata nella coscienza, è attendibile quanto la chiara certezza di esistere riposta nel cuore di ciascuno di noi. Era alla mancanza di questa facoltà a cui Gesù si riferiva quando disse:"Perchè non comprendete il mio parlare? Perchè non potete la mia parola?" (Giovanni 8, 43) E fu per il riconoscimento di questa solida intuitiva percezione di Pietro che Gesù gli disse:"Tu sei Pietro, cioè una roccia".Su quelle solide fondamenta di consapevolezza spirituale, egli continuò, avrebbe costrito la sua chiesa. Paramhansa Yogananda spiegò che per chiesa Gesù intendeva il mistico "edificio" della coscienza cosmica. Pietro, in altre parole, ha dimostrato la sua preparazione spirituale a ricevere il supremo dono concesso da Gesù: la realizzazione di Dio. In nessun altro momento Gesù ha discusso la fondazione di una chiesa in suo nome. D'altra parte, egli disse:"Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere"( Giovanni 2, 19). In quell'occasione il suo riferimento non era diretto al tempio di Gerusalemme, ma al suo proprio corpo. Molte delle sue altre allusioni a cose materiali erano in un certo senso simboliche. Disse, ad esempio, in Giovanni 4, 32: "Io mi nutro di una carne che voi non conoscete", ove per carne egli intendeva qualcosa di molto diverso da quanto i suoi discepoli pensavano. Anche ammettendo quanto è stato rivendicato dalla tradizione, cioè la profezia di Gesù che Pietro avrebbe fondato una nuova religione in suo nome, il punto importante è che una nuova religione dovrebbe basare la sua forza sulle solide fondamenta di una saggezza realizzata e non sulla fragile sabbia di dogmi concepiti intellettualmente. In questo periodo di apertura storica all'insegnamento religioso, è giunta l'ora, che i sinceri ricercatori sviluppino la loro personale capacità di riconoscere la verità, non solo attraverso il buon senso, e neppure grazie ad una logica astratta, ma per mezzo delle forze intuitive dell'anima. Ciò ancge perchè la scienza ci ha condizionato a non restare soddisfatti unicamente della fede. E'tempo, dunque, che si faccia qualcosa che vada oltre il solo credere in Dio. Dobbiamo entrare in comunione con Lui! La "chiesa" di Dio è, come dice S.Paolo nella 2a lettera ai Corinzi( 5, 1): "Una casa non fatta da mano d'uomo, ma una dimora eterna nei cieli". Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Comunione con il silenzio interiore Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 2° Capitolo, 53a stanza: "When your intellect, at present confused by the diversity of teaching in the Scriptures, becomes steadfast in the ecstasy of deep meditation, then you will achieve final union with God". "Quando la tua mente, ora confusa dalla diversità degli insegnamenti delle Scritture, diverrà ferma nell'estasi dell meditazione profonda, allora conseguirai l'unione finale con Dio". Commento In questa stanza la Bhagavad Gita fa intendere che qualsiasi ricerca tesa a raggiungere la verità spirituale, senza la relativa pratica di una profonda comunione interiore, finisce probabilmente, prima o poi, col creara confusione mentale. Ciò perchè anche il più semplice insegnamento può essere male interpretato. L'interesse basilare delle Scritture non è tanto quello di definire verità o formulare dogmi. Questo genere di cavilli spirituali viene lasciato più appropriatamente ai pedanti. Invece, il principale interesse delle Scritture è richiamare all'azione spirituale. Vengono offerti suggerimenti su come raggiungere la vera realizzazione della verità. Esse cercano di ispirare in tutti gli u0mini il desiderio di percorrere il più elevato dei sentieri. Il teorizzare all'infinito è adatto a menti contorte. Più di tutta la dottrina che la mente umana può contenere, Dio apprezza un cuore, anche se la mente non è erudita, che si apre al suo amore. La strada per conoscere Dio è far tacere la mente, non agitarla: con la profonda meditazione e non facendo ragionamenti intricati partendo dalle innumerevoli premesse delle Scritture. La strada per conoscere Dio è vivere coscientemente nela Sua beata presenza e non adempiere in modo meccanico a riti esteriori. La strada per conoscere Dio, infine, è entrare in comunione con Lui nel silenzio interiore, con vero amore, e non gridare al cielo i dogmi della fede così attentamente ragionati. Chi ama profondamente parla poco con altri del suo amore. Ma chi si vanta con orgoglio della sua devozione e mette in mostra rumorosamente la sua pietà verso gli altri, è così frastornato dalla "musica" della sua stessa voce da non udire il bisbiglio silenzioso dell'Amore infinito nella sua anima. Miei cari, cerchiamo di parlare poco, ma di amare molto. E cerchiamo di entrare sempre in comunione con Dio nel silenzio estatico delle nostre anime. Così, attraverso la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. IL CIELO E'UN DIRITTO DI NASCITA DEL'UOMO? 12a settimana Noi siamo figli della Luce Lettura della Sacra Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Giovanni, 3° Capitolo, verso 13: "Ora nessuno è asceso al cielo, se non colui che è disceso dal cielo: allo stesso modo del Figlio dell'uomo che è in cielo". Commento Gesù ci sta dicendo in questo verso che nessuno fuorchè lui è mai salito al cielo? Pure con l'uso del tempo passato intendeva dire che, mentre coloro i quali erano vissuti prima di lui non erano saliti al cielo, da quel momento in poi il cielo si sarebbe aperto a tutti quelli che lo riconoscevano? E'certamente lontano dallo spirito di tutti i suoi insegnamenti l'asserire che nessuno all'infuori di lui sarebbe mai salito al cielo. Spesso parlò di persone che vi serebbero salite. Perfino ad uno dei ladroni che fu crocifisso insieme a lui, egli disse:"In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso" (Luca 23, 43). E sempre riguardo a quel che poteva essere avvenuto in passato, egli disse (Marco 8, 11): ".... Molti.... siederenno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel egno dei cieli". Chiaramente il significato di queste parole è che, come minimo, almeno tre degli antichi profeti erano stati accolti in cielo. Questo passo, dunque, ci offre una semplice ma importante verità. Come disse l'antico filosofo Plotino:"Il simile comprende il simile". Qui Gesù ci sta spiegando come è possibile per un essere umano salire al cielo , in un senso più ampio, cocoscere la verità. Come? Poichè è dal cielo che siamo tutti discesi! Noi siamo figli di Dio, della Sua luce e non il frutto delle tenebre e del peccato, fatta eccezione per la cecità della nostra illusione materiale. Gesù differì dagli altri mortali noon illuminati per il fatto di essere diceso dal cielo in piena coscienza. Egli parlava in base alla propria esperienza. Come idisse a Nicodemo:"In veirtà, in verità vi dico: noi parliamo di quello che sappiamo e attestiamo quello che abbiamo veduto". Gesù voleva mettere in evidenza l'autorità delle sue parole quando fece riferimento al "Figlio dell'uomo che è nei cieli". Un grande maestro vive consciamente nel mondo astrale, anche se contemporaneamente si rova su un piano materiale di esistenza. Per lui comunicare con gli abitanti di quel mondo è facile e naturale tanto quanto lo è per la gente di questo mondo. In questo passo, per "cieli" si intendono i più alti livelli dell'universo astrale- il mondo che sta dietro i grezzi atomi dell'universo materiale. Il mondo astrale è una vasta regione di luce ed energia , simile in apparenza, se non nella sostanza, al mondo che ci circonda. Infatti, l'intero universo fisico è solamente una proiezione di quel livello sottile della creazione universale. Anche il corpo fisico dell'uomo è una proiezione dl suo corpo astrale, a cui infatti assomiglia. Quando, morendo, abbandona la sua forma terrena, egli continua a vivere nel suo corpo astrale e nel mondo astrale. Qui, continuerà a sperimentare lo stato predominante di coscienza che aveva creato mentre era sulla terra. La differenza più importante tra il mondo astrale e questo è che nel primo la sua consapevolezza non è più racchiusa nel denso bozzolo della materia. Tutto ciò che sperimenta dopo la morte, sia esso felicità o sofferenza, viene, di conseguenza, intensificato. Se l'uomo, mentre era sulla terra, ha espresso gentilezza verso gli altri, ed ha amato Dio, la sua gioia nel mondo celeste sarà astrema. Ma, se sulla terra ha vissuto egoisticamente e non ha riconosciuto alcune realtà se non la propria, dopo la morte si troverà abbandonato nel suo ego e terribilmente solo. Non ritrovando nulla di esteriore con cui nutrire i suoi desideri egoistici, noon riuscirà a vedere nient'altro se non il buio e potrà perciò sperimentare solo paura e sofferenza. L'affermazione di Gesù in questo verso chiarisce anche che il corpo fisico dell'uomo non potrebbe sopravvivere nel sottile mondo astrale. E nel suo corpo asrtale che egli sale al cielo: quello stesso che "discese dal cielo". Gesù, tuttvia, pur nella sua consapevolezza divina, potè mantenere ininterrotta la sua identità cosciente come Figlio dell'uomo, cioè, come essere umano, e vivere contemporaneamente come un essere angelico nel mondo astrale. Così, potè dire che il suo corpo era presente anche allora in cielo. E'importante comprendere che il cielo è un diritto che l'uomo ha acquisito per nascita divina. Quali figli della Luce, sebbene con una visione oscurata dal nosrto attaccamento alla materia, c'è in ciascuno di noi un fulcro profondo dove la Verità divina può essere riconosciuta. Meditate, quindi ogni qualvolta leggete la Bibbia. Elevate le parole alla sacra presenza di Dio dentro di voi e ala vostra suprecoscienza. In voi vi è potenzialmente la forza, se decidete di svilupparla, per giungere al divino. Ricordatevi sempre: è da quelle altezze che la vostra anima è discesa sulla terra.Nello stesso tempo, siate umili, Sappiate che, come voi avete il potenziale per sviluppare la vostra personale latente siritualità, così esistono anche oggi altri che sono spiritualmente più sviluppati di voi, maestri i quali possono dire cin Gesù:"Noi parliamo di quello che sappiamo e attestiamo quello che abbiamo veduto". Con l'umiltà, che i veri santi hanno dimostrato, scorgerete il sole del risveglio divino salire a poco a poco nel firmamento della vostra coscienza. Allora ogni ombra di dubbio si cancekkerà nel vostro cuore. Così, attraverso la sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Solo il simile può comprendere il simile Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 15° Capitolo, 11a stanza: "Seekers of union with the Lord find Him dwelling in their own hearts. But those who, lacking in wisdom, seek Him with impure motives, cannot perceive Him however much they struggle to do so". "Chi ricerca l'unione con il Signore Lo troverà nel proprio cuore. Ma coloro che, con scarso discernimento, Lo cercano con moventi impuri, non Lo verdanno, benchè perseveranti". Commento Qui la Bhagavad Gita ci dice che dobbiamo cercare Dio solamente con l'unico desiderio di unirsi a Lui. L'ntico filosofo Plotino disse:"Il simile comprende il simile". Dio è il Signore dell'Amore. Solo attraverso un puro e spontaneo amore per Lui, Lo possiamo conoscere. Questo è anche il profondo significato del comandamento biblico:"Non avrai altri dèi al di fuori di Me ". Molti devoti superficiali pensano, avendo le Scriture asserito che noi siamo figli di Dio, che sia loro sufficiente affermare questa verità solo mentalmente, per poterla sperimentare pienamente dentro di sè. Il regno di Dio non è per i dilettanti spirituali. Coloro che non cercano di seguire le regole di una condotta morale e che praticano lo Yoga senza interesse e devozione profondi, non godranno i benefici spirituali che ricercano. Molti studenti di Yoga applicano le tecniche in modo superficiale meravigliandoi perchè non riescono ad ottenere "risultati positivi", e a non sentire dopo la meditazione la comunione con l'infinito. Le affermazioni contenute nelle Scritture, essendo venuti da Dio, intendono incoraggiarci ed ispirarci ad esercitare noi stessi con zelo. Certamente non sono state fatte per cullarci con false rassicurazioni sulle nostre realtà presenti! Fintanto che daremo primaria importanza all'ego e seguiremo perfino il cammino spirituale con moventi diversi dall'unione pefetta con Dio, resteremo delusi. La suprema felicità in Dio, dichiarano solennemente le Scritture, è un nostro diritto che ci è dato per nascita divina. Ma dobbiamo diligentemente, ininterrottamente e con profonda cura, rimuovere la ruggine dell'egoismo e dell'interesse personale dallo specchio della nostra coscienza e troveremo allora rispecchiata in esso la presenza eternamente luminosa di Dio. Così, attravero la Bhagavad Gita, Dio ha parlato all'umanità. L?IMPERFEZIONE APPARTIENE ALL'EGO, LA PERFEZIONE ALL'ANIMA 13a settimana Vivendo nell'amore di Dio Lettura della Bibbia Questo passo è tratto dal Vangelo secondo Matteo, 5° Capitolo, versi 21 e 22: "Avete sentito che fu detto dagli antichi: non uccidere e chiunque acrà ucciso sarà condannato in giudizio. Maio vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello senza motivo è già condannato; chiunque dice con disprezzo al fratello, "stupido", sarà sottoposto al Sinedrio; e chi dice al fratello:"esiliato di Dio" sarà sottoposto al fuoco della Geenna". Commento Vi sono molte forme di assassinio. Uccidere il corpo è solo la forma più visibile. Ma ucidee in una persona la fiducia in se stesso o, ancora peggio, distruggere la sua fede in Dio, è una forma di assassinio più insidiosa agli occhi di Dio. Molti che si autoproclamano credenti immagginano che l Signore si compiaccia con loro quando esso, ritenendosi migliori, condanano altri come peccatori. Gesù, però, offrì sempre una speranza anche ai peggiori peccatori. Sempre mise in evidenza non il buio dei loro peccati, ma il loro potenziale eterno, come figli di Dio, di ritornare alla luce. Nella famosa storia dell'adultera, egli le disse semplicemente:"Va e non peccare mai più". Peggiore dell'omicidio fisico, che nega ad un altro uomo il diritto di vivere, è il peccato del suicidio, che nega la vita stessa. E, così, peggiore della condanna di chi accusa altri come peccatori, è condannare se stessi come peccatori. Perchè, condannando se stessi, si nega la grande forza redentrice della grazia. Come Paramhansa Yogananda soleva dire:"Il pecato peggiore è chiamare voi stessi peccatori !" Si racconta che una volta Yogananda era in una chiesa e ad un certo punto il predicatore gridò alla sua congregazione:"Siete tutti peccatori: inginocchiatevi!" Yogananda più tardi raccontò:"Guardai intorni a me e vidi che ero il solo che non si era inginocchiato! Non l'avevo fatto, perchè non accettavo di essere un peccatore". E'una strana ironia della natura che, giudicando gli altri, giudichiamo noi stessi. Se detestiamo la debolezza negli altri, è perchè pure in noi stessi esise una qualche debolezza di cui ci vergognamo. Se detestiamo gli altri per il loro orgoglio, è perchè ad un certo livello il nostro stesso orgoglio ci disturba. E se condanniamo gli altri come peccatori è perchè temiamo, nel profondo di noi stessi, che nemmeno noi viviamo in grazia di Dio. Dall'amore per Dio è nata la fede. La carità per gli altri nutre l'amore per Dio. Se giudichiamo gentilmente gli altri, sentiamo la gentilezza e la grazia di Dio nei nostri cuori. Gesù lo disse in modo molto bello nelle beatitudini:"Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia". Per vivere vicino a Dio, dobbiamo vederlo come Padre amorevole, mai come Giudice severo. Egli è il nostro proprio Padre. Avvicinarsi a Lui è, per coloro che in Lui si risvegliano, un atto di identificazione. Il figliol prodigo ritorna alfine alla sua casa divina, la sola a cui ha sempre appartenuto. Perciò vivete nell'amore di Dio. Egli vi guiderà sul sentiero della rettitudine, fino a raggiungere l'unione finale con Lui. Così, attraverso la Sacra Bibbia, Dio ha parlato all'umanità. Vivete nel vostro centro divino Lettura della Bhagavad Gita Questo passo è tratto dal 2° Capitolo, 20a stanza: "This Self is never born, nor does it perish. Once existing, it cannot ever cease to be. It is birthless, eternal, changeless, ever itself. It is not slain when the body is killed". "Questo sè non nasce e non muore mai. Esiste e non smette mai di esistere. Non nato, eterno, immutbile, sempre se stesso, non è ucciso quando il corpo è ucciso". Commento Ovviamente, il Sè di cui si parla in questo passo non è lo stesso che vediamo ogni matina allo specchio quando ci pettiniamo! L'uomo tende a confondere il suo corpo e la sua personalità umana con le realtà più profonde del suo essere. L'immortalità, per molti credenti, è il vivere in eterno essenzialmente come se si rimanesse la stessa persona: forse più sacra di quanto non sia ora, ma con l'ego, la personalità e il corpo, più o meno intatti. Joe Green elevato alla gloria del cielo è immaginato come un Joe Green sorridente, vagante eternamente per i pascoli del cielo, mentre suona un'arpa d'oro. Nella Bibbia troviamo un episodio istruttivo:"Frattanto sorse una discussione tra loro, i discepoli, su chi di essi fosse il più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del cuore, prese un fanciullo, se lo mise vicivo e disse:"Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie chi mi a mandato. Poichè chi è il più piccolo tra voi, questo è il più grande". (Luca 9, 46- 48) In un altro brano della Bibbia, San Giovanni il Battista dice a Criso:"Egli deve crescere ed io diminuire". (Giovanni 3, 30) Inteso nel suo significato più profondo, come tutto il Vangelo di Giovanni va inteso,il senso è chiaramente questo:"per vivere la perfezione spirituale, la coscienza Cristica che è in noi deve crescere; ma ciò può avvenire solo in misura in cui l'ego diviene per noi meno importante". Quando nelle Scritture leggiamo del potenziale divino dell'anima in quanto figli di Dio, dobbiamo comprendere che questa promessa esclude in modo totale l'ego. L'ego è un ruolo che l'anima assume solo temporaneamente. Esso è l'anima, come Paramhansa Yogananda lo definiva, attaccata al corpo. Per conoscere Dio, dobbiamo abbandonare le ultime vestigia della coscienza dell'ego. Come Gesù affermò in Luca 17, 33:"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, che invece la perderà la salverà e vivrà". La vita eterna promessa all'umanità nelle Scritture è quella di una gioia eterna in Dio. Rimanendo aggrappati al proprio ego, come un uomo in procinto di annegare sta aggrappato ad un fuscello, non si potrà mai raggiungere questa vita divina.Per riuscire ad ottenere il massimo, dobbiamo essere disposti ad abbandonare ciò che è meno importante. Questo, infatti, è il presupposto perfino per un normale successo terreno. Il corpo subisce dei normali cambiamenti durante il corso dell'esistenza; pur tuttavia, una persona rimane, internamente, sempre la stessa. La personalità acquisisce nuovi attributi, tuttavia, rimane nell'interiorità un centro di consapevolezza che non muta con la personalità. Noi ci definiamo in termini di apparenza, ma se andiamo ad analizzare vedremo che queste definizioni sono false perchè fugaci. Se strappiamo ad una ad una queste definizioni, allo stesso modo in cui sfogliamo una cipolla, cosa rimane alla fine? Niente! Vale a dire: niente di concreto, niente di definibile con un termine limitativo. Ciò che rimane è il Sè, il quale non nasce e non muore mai, eternamente immutabile e sempre se stesso. Le armi non lo possono distruggere, sebbene distruggano il corpo. La morte non lo può distruggere, sebbene ditrugga il cervello. Il Sè è oltre il cervello e lo adopera come noi adoperiamo il computer. Il Sè non può mai essere intaccato. Sappiate che esso è, eternamente, ciò che voi siete. Sri Krishna, in questo passo della Bhagavad Gita, ci esort