IRVING WALLACE. IL DOCUMENTO R. C'è un solo modo per frenare l'ondata di criminalità che sta per sommergere gli Stati Uniti: approvare un emenda- mento alla Costituzione che consenta di applicare la legge marziale a scapito delle libertà individuali dei cittadini. Il piú strenuo sostenitore di questa legge è Vernon Tynan, il direttore dell'FBI, che non esita a ricorrere a qualunque mezzo pur di raggiungere il suo scopo. Quando il 35° emendamento è sul punto di essere ratifi- cato, il nuovo ministro della Giustizia Christopher Collins riceve un drammatico avvertimento dal suo predecessore, ricoverato in ospedale per un infarto. Le sue ultime, confu- se parole, pronunciate poco prima di morire, si riferiscono a un fantomatico e purtroppo irreperibile "documento R" che potrebbe scardinare le piú antiche istituzioni democra- tiche del Paese. Comincia cosi una disperata caccia a questo misterioso documento e, mentre il tempo stringe, Collins si trova ca- tapultato in un'avventura che rischia di distruggere la sua carriera, il suo matrimonio e la stessa Nazione. LA VISITA era giunta proprio inaspettata. Collins si era completa- mente dimenticato di quell'appuntamento e quindi non l'aveva disdetto, dopo aver preso l'impegno di recarsi a cena alla Casa Bianca. E adesso stava cercando di sbrigarsela il piú rapidamente ed educatamente possibile. Tuttavia Christopher Collins non voleva urtare i sentimenti dell'uo- mo che gli sedeva di fronte, poiché era un tipo dall'aria gentile e sensibile; in altre circostanze, avrebbe volentieri parlato con lui. Ora, però, doveva sbarazzarsene al piú presto, senza offendere né lui né, soprattutto, il direttore delPFBI Vernon Tynan. Perché quell'uomo era 1~ dietro suo suggerimento. Infatti, lo scopo del colloquio era quello di raccogliere materiale per l'autobiografia di Tynan che il visitatore - Ishmael Young- stava scrivendo in qualità di "scrittore-ombra". Nes- suno era tanto sciocco da offendere il capo dell'FBI, e Collins- data la carica che ricopriva - meno di chiunque altro. Guardò il registratore portatile a cassette che il suo interlocutore aveva collocato sulla scrivania dieci minuti prima, e che era ancora in funzione, sebbene fino a quel momento non fosse stato detto nulla d'importante Poi fissò l'uomo, intento a consultare i suoi appunti. Ishmael Young era basso e grassoccio e doveva aver passato la cin- quantina; il vestito che indossava, piuttosto sgualcito, gli andava stret- to e sembrava quasi sul punto di scoppiare. A parte gli occhiali di tartaruga e la pipa di radica, non aveva nulla dello scrittore. Ma Col- lins, del resto, non aveva mai conosciuto uno "scrittore-ombra". Young era anche un asso nel suo campo: aveva scritto un libro firmatO da una celebre attrice, un altro per conto di un campione olimpionico un terzo per un importante stratega militare. Collins non aveva lett nessuno di questi libri, ma Karen, sua moglie, probabilmente sf avrebbe dovuto domandarglielo. Ishmael Young sollevò il capo dagli appunti e si accinse a porre l domanda successiva. Ascoltandola, Collins intravide il modo di porr~ termine all'intervista. Era sufficiente essere sinceri. « Che cosa ne pen so di Tynan, eh? » ripeté. E, immediatamente, pensò all'aspetto fisict dell'uomo: alto, circa come lui, con il collo taurino e la voce un po rauca... Ma, del Tynan interiore, non ne sapeva quasi nulla. Bastav~ dire questo, e Ishmael Young sarebbe stato costretto a cercare altrovi le sue risposte. a Francamente, non conosco Vernon Tynan molto bene. Sono it carica appena da una settimana... » a Sí, d'accordo, lei è ministro della Giustizia soltanto da una set mana » obiettò garbatamente Young, « ma fa parte del dicastero quasi diciotto mesi. E per piú di un anno è stato viceministro sotto suoredecessore, il colonnello Noah Baxter. » a E esatto » ammise Collins. a Ma in quella veste avevo poche occ sioni di vedere Tynan. Era il colonnello Baxter a tenere i contatti. ' che si incontravano spesso. Erano amici, in un certo senso. » Ishmael Young sollevò appena un sopracciglio. a Non sapevo cl Tynan avesse amici. Perlomeno questa è l'impressione che ho ricevw dai colloqui avuti con lui. Nessun amico... tranne forse Harry Adcoc il suo braccio destro. Se si può chiamare amicizia un rapporto piú c} altro di lavoro. » a Le assicuro che era molto intimo di Baxter » insistette Collin a Comunque Tynan è un solitario, su questo non c'è dubbio. Anche causa del mestiere che fa, se vogliamo. Sia come sia, io non ho avu~ occasione di conoscerlo bene. » Young non si arrese. a Ma, signor Collins... » Si interruppe. preferisce che la chiami signor ministro? » Lui sorrise. a Signor Collins va benissimo. » a D'accordo. Ciò che stavo per dire è che da quando il colonnell Baxter ebbe un colpo apoplettico, cinque mesi fa, è lei, in pratica,. ministro della Giustizia, anche se ufficialmente lo è solo da otto giorni L'FBI rientra sotto la sua giurisdizione. E il direttore dell'FBI, Tyna~ è un suo subordinato. Quindi lei... » 102 Collins l'interruppe con una risata. a Tynan mio subordinato? Lei ha ~ncora molto da imparare, signor Young. » « Sono qui apposta » disse lo scrittore, pieno di zelo. a Non posso ~inica scrivere l'autobiografia del direttore del Federal Bureau of In- E~stigation senza conoscere i suoi precisi rapporti con il ministro della ~iustizia, col Presidente, con la CIA e via discorrendo. Lei mi dirà che ~dovrei domandarlo allo stesso Tynan. L'ho fatto, mi creda. Ma lui dà ~isposte estremamente vaghe circa questi rapporti di potere e circa il ~uo posto nel meccanismo statale. Non che si rifiuti di parlarne. E che ~erti particolari non gli sembrano importanti, anzi lo spazientiscono. ~Ciò che gli preme è raccontare le sue imprese nell'FBI. Tutte cose ~interessanti, sia ben chiaro: sono proprio la polpa del libro. Però a me tinteressa anche inquadrarlo in rapporto ai suoi colleghi, in seno alla l~truttura del potere. » Collins decise di chiarire la questione. a D'accordo, signor Young, sci che le spieghi come stanno le cose. Ufficialmente il direttore ¨II'FBI è alle dipendenze del ministro della Giustizia. Ma in realtà )n è affatto cosí. Non è il ministro della Giustizia che nomina il capo :lla Polizia federale, ma il presidente degli Stati Uniti, su consiglio e ¨evio consenso del Senato. Ed è soltanto il Presidente che può rimuo- ~rlo dalla carica. Quindi Tynan è mio subordinato unicamente sulla ~rta. E, per tornare alla sua domanda, le ripeto che non sono mai stato olto in contatto con lui, neanche dopo il ricovero in ospedale del mio edecessore, il colonnello Baxter. Mi spiace non poter esserle di mag- ore aiuto. Anzi, neppure capisco come mai Vernon Tynan l'abbia andata da me. » Young si raddrizzò sul busto. a Oh, non mi ha mandato lui. E una ia iniziativa. » « Allora tutto si spiega. » Collins provò un senso di sollievo. Ora ~teva tagliar corto senza temere di offendere il capo dell'FBI. Tutta- a non voleva scontentare troppo il suo interlocutore e cosí disse: Insomma, lei voleva sapere che cosa ne penso di Vernon Tynan, per suo libro... » « Non per il mio libro » lo corresse Young, a ma per il libro di ~nan. E lui che lo firma. » « D'accordo. Le darò il mio parere su di lui... » E Collins cercò alcosa di blando e di non compromettente. a Tynan è senza dubbio omo d'azione, uno che non ama perdersi in chiacchiere. E l'uomo sto per indagare sulle violazioni alle leggi federali. Il suo compito è 103 di scoprire i fatti e di denunciarli. Il mio quello di perseguire i colpevoli in base ai suoi rapporti. » a Anche lei, allora, è un uomo d'azione » osservò Young. a Non esattamente. Io sono un semplice magistrato fra i magistrati. Noi procediamo con lentezza e cautela; Tynan e i suoi agenti effettua- no interventi diretti e spesso rischiosi. Posso darle, su di lui, questo giudizio: Tynan è uno che, quando crede fermamente in qualcosa, la sostiene fino in fondo. E un testardo, nel senso migliore del termine. Prenda per esempio questo nuovo emendamento alla Costituzione, il 35°, che ora attende ratifica. La proposta parte dal Presidente, ma è Tynan a portarla avanti. » a Non è stato il Presidente » I'interruppe Ishmael Young, a bensí lo stesso Tynan a proporre il 35° emendamento. » Collins fissò il suo interlocutore. a Chi le ha messo in testa questa idea? » a Tynan ne parla apertamente come di una sua creatura. » a Comunque, non è una sua trovata. Ma questo spiega ciò che le dicevo prima. Quando Tynan crede davvero in qualcosa, la fa sua. In effetti è a Tynan che si deve, piú che a chiunque altro, se il 35° è andato in porto. » a Non è ancora andato in porto » precisò Young, con calma. a Non è stato ratificato dai tre quarti degli stati. » a Lo sarà, lo sarà » disse Collins. « Manca soltanto l'approvazione di due stati. » a Di due su tre. Tre soli stati devono ancora pronunciarsi. » « Due dei tre voteranno stasera. E io credo che, già da stasera, il 35° diverrà parte della nostra Costituzione. E ora, se permette... » Guardò l'orologio. « Un'ultima cosa, signor Collins. Lo so che non c'entra con il tema del nostro colloquio, ma ci terrei a sapere... » - Young deglutí - « ...che cosa ne pensa del 35° emendamento Le piace? » Collins restò interdetto. Non s'aspettava quella domanda. Inoltre non vi aveva mai dato una risposta. Neppure con sua moglie Karen. Neppure con sé stesso. « Forse ho delle riserve » disse cauto. « Ma nnn saprei suggerire niente di meglio. E a lei, signor Young, piace? » « Resterà fra noi? » « Sí. » « Ebbene, lo odio » dichiarò Young, secco. « Odio tutto ciò mira a sopprimere i diritti inviolabili dei cittadini. » to4 Be', credo che lei esageri, adesso. D'accordo, il 35° prevede di endere alcuni diritti sanciti dalla Costituzione, ma solo in caso di e emergenza interna; e tale da minacciare le basi stesse della no- democrazia. Lei converrà che il Paese sta scendendo rapidamente una brutta china, e il 35° ci darà gli strumenti atti a ripristinare line nel caos... » Ci darà la repressione. La libertà verrà sacrificata sull'altare della ,. » Dllins era seccato. « Signor Young, lei sa bene cosa succede per le ie. Il crimine e la violenza infuriano dappertutto. Stiamo vivendo eggior crisi della nostra storia. Prenda l'attacco di due mesi fa :ro la Casa Bianca: bombe, raffiche di mitra, tredici guardie uccise, ¨ vittime innocenti fra i passanti, la sala Est devastata... Qualcosa mile a ciò che accadde nel lontano 1814, per mano degli inglesi. allora, si era in guerra con l'Inghilterra. L'attacco di due mesi fa è condotto da nostri compatrioti, da americani! Nessuno è piú al ro. Ha sentito le ultime notizie? » oung scosse il capo. Allora mi ascolti » proseguí Collins. « A Peoria, nell'Illinois, sta- tina è stata tesa un'imboscata a un gruppo di poliziotti che stavano ldendo servizio proprio davanti al comando centrale. Un terzo li agenti che si accingevano a montare sulle loro motociclette o ¨ auto di pattuglia sono stati falciati. Non si era mai verificata una le ondata di criminalità nel nostro Paese, mai, in tutta la sua storia. ne ne verrebbe a capo, lei? » hmael Young aveva la risposta pronta. « Per rimettere in ordine la comincerei col ricostruirla: dalle fondamenta al tetto. Il crimine è altro che una conseguenza della povertà. Adotterei drastiche Ire per eliminare l'oppressione economica, I'ingiustizia, le spere- zioni. » Non c'è tempo, ora, per un'opera del genere. Ma sono d'accordo lei su quanto bisognerà fare dopo. » Questo non avverrà mai, se passerà il 35° emendamento. » . Collins non andava di stare a discutere oltre. « Mi tolga una bsità, signor Young. Lei si esprime cosí anche con Tynan? » .'altro si strinse nelle spalle. « Oh, no... Non sarei qui, adesso. Con ~arlo liberamente perché mi sembra una brava persona. E anzi, se h l'ardire, non capisco come faccia ad andare d'accordo coi suoi ~8hi del governo. » 105 Quell'osservazione punse Collins sul vivo. Karen gli aveva detto pil o meno la stessa cosa, un mese prima, quando lui aveva deciso c accettare la carica di ministro della Giustizia. « Preferirebbe vedere mio posto qualcuno raccomandato da Tynan? Perché pensa che abbi accettato? Perché credo che le brave persone sappiano svolgere megli, il loro lavoro. » Si alzò. « Mi spiace, signor Young, ma non poss concederle altro tempo. Ne saprò molto di piú di qui a qualche mes~ Perché non mi telefona allora? » Ishmael Young si alzò a sua volta e spense il registratore. « L chiamerò senz'altro. Grazie mille. » Collins gli strinse la mano. « A proposito, da quanto tempo lavor con Tynan? » « Da sei mesi; ci vediamo una volta la settimana. » « Non mi ha detto... che cosa ne pensa di lui? » « Chiedo scusa, signor Collins, ma devo appellarmi al 5° emenda mento: "Nessuno può essere costretto a testimoniare contro sé stes so". » Sorrise. « Questo lavoro mi dà da mangiare. Non posso gioca melo per una battuta. » Quando lo scrittore se ne fu andato, Collins restò un momento meditare sul loro colloquio. Poi si rimise al lavoro e, ben presto, di menticò il suo visitatore, assorbito dalle pratiche che richiedevano I sua immediata attenzione. Qualche tempo dopo, nel silenzio ovattato del vasto ufficio, udí d~ passi sul tappeto. Alzò la testa e vide la sua segretaria, Marion Ric~ venire avanti con una grossa busta. « L'hanno appena recapitata - mano - dal palazzo qui di fronte. » Ciò significava: dalla sede dell'FBI, dall'altro lato della Pennsylva nia Avenue. « Riservata e urgente. Deve venire dal capo in persona. » Gli conse gnò la busta. « Se non le serve altro, signor Collins, io me ne andrei casa. » Lui si stupí. « Che ore sono? » « Le sei e venti. » « E non sono neanche a metà del lavoro! » Guardò, rammaricato, I pratiche sulla sua scrivania. « Bene, Marion, vada pure. » « Mi permetto di ricordarle che non ha piú tanto tempo. Stasera, all sette e un quarto, deve essere a cena alla Casa Bianca. » « Una cena di lavoro... » fece lui con una smorfia. La segretaria esitò, poi comparve sul suo viso un sorrisetto reticent~ 106 evo... volevo farle le congratulazioni, signor Collins, per la sua I settimana come ministro della Giustizia. Siamo... tutti contenti ¨rla qun Buona sera. » ;razie, Marion. Buona sera. » ando se ne fu andata, Collins guardò il plico. Non arrivavano mai notizie dall'FBI, di quei tempi. Fu quindi a malincuore che apri sta. estrasse una mezza dozzina di pagine fittamente riempite di cifre i statistici. C'era anche un biglietto scritto a mano. Riconobbe la rafia minuta e impaziente di Vernon Tynan, prima ancora di rne la firma. ro Chris, cco gli ultimi dati statistici sulla criminalità in America. Si riferiscono mese scorso. Il periodo piú nero della nostra storia. Ne invio una copia ei e una al Presidente. Cosí sarete aggiornati, quando ci vedremo sera. Noti il forte aumento di omicidii, rapine, sequestri di persona e ordini. Dia un~occhiata al mio commento sull~eventualità che ci si ~vi di fronte a una cospirazione da parte di rivoluzionari organizzati. lmo davvero in una situazione drammatica, e l~unica speranza di cirne è la ratifica del 3 5o emendamento. Preghiamo che avvenga stase- I Ho già fatto pervenire questi dati, per telefono, alle assemblee legi- ;tive di New York e delPOhio, perché sappiano a che punto siamo rivati, prima di votare. Ci vediamo piú tardi. Cordialmente, Vernon ~llins diede una scorsa alle cifre. Nel mese appena trascorso i ti erano aumentati del diciotto per cento, gli atti di violenza carna- I quindici, le rapine e i furti del trenta, i tumulti di piazza del venti :ento. Insieroso, posò i fogli. A causa del vertiginoso aumento dei reati, igioni erano piene da scoppiare. Nonostante gli oltre quarantacin- nila funzionari e agenti di polizia alle dipendenze del ministero I Giustizia, nonostante le tre divisioni dell'Esercito distaccate dal agonO per il mantenimento dell'ordine pubblico, nonostante i ven- : miliardi di dollari stanziati per rafforzare i dispositivi di legge !° stati appena tre miliardi e mezzo, nel 1960), la criminalità ~uava ad aumentare. Era Pepoca piú oscura per l'America, dopo la guerra di Secessior nessun dubbio, al riguardo. L'anarchia e il terrore regnavano nel Pa se. Nessuno, svegliandosi al mattino, poteva essere certo di vedere sera. E nessuno, andando a letto, era sicuro di svegliarsi il matti seguente. Ogni giorno, quando lui salutava Karen per recarsi al lavo] awertiva la spaventosa sensazione che avrebbe potuto non ritrova viva (lei e il bimbo che portava in seno), rincasando la sera. Squillò il telefono. Era Karen. « Tesoro, spero di non averti disturbato... » a No, no. Stavo solo dando una scorsa a certe carte appena arriva sul mio tavolo. Come stai, cara? » Lei evitò la risposta e domandò a sua volta: « A che ora passerà prendermi il tuo autista per la cena di stasera? » « Alle sette meno venti. Alle sette sarai qui da me. Dobbiamo esse alla Casa Bianca per le sette e un quarto. Il Presidente vuole che arrivi puntuali. Seguiremo le votazioni di New York e dell'Ohio a televisione. Sei già vestita? » « Sono pronta. Devo solo infilarmi qualcosa. Posso mettermi il ves to rosso di lana? » « Mettiti quello che vuoi, purché sia disinvolto. Si tratterà di u serata alla buona, fra pochi intimi. » « Allora il vestito rosso può andare. Poi per un pezzo non potrò F metterlo... col pancione! » « Il nostro piccolo si è fatto sentire, oggi? » « Solo qualche timido calcetto » « Bene. Ne faremo un grande campione di football. Per il resl come stai? » « Non c'è male... tutto sommato. » « Come sarebbe? » « Ecco... sai come la penso, riguardo a queste cose. Sono stata W sola volta alla Casa Bianca, quando andammo insieme ai Baxter. allora mi sono sentita a disagio. Figuriamoci stasera che si sarà f pochi intimi. Mi viene la pelle d'oca. Non saprò cosa dire. » « Non occorre che tu dica niente. Guarderemo la televisione. » « Ma perché devi proprio essere presente? » « Te l'ho già detto stamani » le rispose, spazientito. « Primo, il Pr sidente desidera vedermi. In secondo luogo, poiché io sono il minist della Giustizia e poiché stasera si vota per il 35° emendamento, la co mi riguarda da vicino. Sono due votazioni cruciali, dal momento cl l'approvazione degli stati di New York e dell'Ohio per includere ) nella nostra Costituzione. » ,apisco. Non essere arrabbiato con me, Chris. » Una pausa, poi: bbiamo augurarci che sia approvato? Ho letto delle critiche piut- severe, in proposito ». ~nch'io, tesoro. Non so davvero che cosa sia giusto. Questo Idamento può essere un bene, se il Paese è guidato da persone te. Altrimenti c'è il rischio che si trasformi in un'arma a doppio . Posso dire soltanto che, se passerà, il mio compito sarà note- ente facilitato. » ~llora spero che venga approvato. » Ma lo disse senza troppa inzione. )po aver riappeso, Collins indugiò, pensando a Karen. Gli spiace- ;sere stato brusco con lei. Meritava riguardi e comprensione. La a alla Casa Bianca si sarebbe risolta in una tortura, per Karen. Lei tata contraria, fin dall'inizio, alla sua decisione di rinunciare alla a professione nel suo studio legale di Los Angeles, per trasferirsi a hington e assumere una carica pubblica, come vice di Baxter; e r meno le era andato a genio che lui fosse entrato a far parte del rno come ministro della Giustizia, dopo la malattia del colonnello. chiarava apolitica, ma lui sapeva bene che Karen aveva idee preci- 11 riguardo. Non nutriva alcuna fiducia nelle persone cui erano ate le sorti del Paese. Questo stava scendendo per una china ripida ricolosa.. e lui si sarebbe trovato al timone. Aveva tentato di fargli e che era come votarsi alla sconfitta... Soprattutto, a Karen non ~va che la nuova posizione del marito comportasse degli obblighi dani e li esponesse alla curiosità dei giornali. Aveva sempre dete- quel genere di pubblicità fin da quando si erano sposati, entrambi ~conde nozze. Adesso erano marito e moglie da due anni e lei si Iva al quarto mese di gravidanza. Aveva bisogno di maggior inti- , non le andava di avere gente intorno e avrebbe voluto il marito per sé. ~bene, pensò Collins risoluto, sarebbe rimasto al fianco di Karen tutta la serata, per quanto difficile potesse essere, e si sarebbe trato gentile con lei. ~alzò e si stiracchiò, fino a far scricchiolare le ossa del suo lungo n. Gettò uno sguardo allo specchio - al suo viso non brutto, ai ai bruni arruffati - quindi passò nell'attigua saletta privata, per ~i e cambiarsi d'abito. 109 QUANDO la sua Cadillac berlina arrivò alla Casa Bianca, Collins vid che numerosi giornalisti e tecnici della televisione stazionavano davan ti all'ingresso nord. Mike Hogan, la sua guardia del corpo, che sedeva accanto all'aub sta, gli domandò: « Vuole parlare alla stampa, signor Collins? » Lui strinse piú forte la mano di Karen e disse: « No, se si può farne meno. Andiamo dritti dentro ». Lasciata l'auto davanti al porticato nord, furono scortati alla sala d~ Consiglio, nell'ala ovest, dove già si trovavano dieci o dodici person~ Un grande apparecchio televisivo a colori era stato sistemato di front alle porte-finestre che davano sul giardino detto delle Rose. Le pol troncine imbottite di cuoio scuro, che normalmente circondavano lungo tavolo delle riunioni, erano state disposte a semicerchio davan al teleschermo. Questo era acceso, ma con l'audio abbassato. In pied accanto alla bandiera americana e a quella presidenziale, il presidenl degli Stati Uniti, Andrew Wadsworth, stava animatamente conversan do con i capi della maggioranza parlamentare del Congresso e con I loro mogli. Collins, con Karen aggrappata al suo braccio, si arrestò sulla soglia si guardò in giro. Subito, il capo di Gabinetto del Presidente, M~ Knight, si precipitò a fare gli onori di casa e li accompagnò a salutar gli ospiti: il vicepresidente Frank Loomis e sua moglie; la segretari personale del Presidente, signorina Ledger; il consigliere particolar Ronald Steedman, esperto in sondaggi d'opinione, dell'università Chicago; il ministro degli Interni Martin; i leader parlamentari e I loro mogli; e infine il Presidente stesso. Wadsworth era un uomo esile e distinto, dall'aria soave e dai mo~ cortesi, con il mento sfuggente e i capelli scuri appena brizzolati sull tempie. Dopo aver loro stretto la mano, si scusò per il fatto che Ma tha, sua moglie, non fosse presente. « Avrebbe tanto desiderato esse qui, per conoscervi meglio; ma è a letto con un po' d'influenza. SaI per la prossima volta... Bene, bene, Chris, si proSla una bella serat. direi. » « Lo spero, signor Presidente » disse Collins. « Quali sono le ultim notizie? » « Come lei sa, il Senato di New York e quello dell'Ohio hanno gi ratificato, ieri, il 35° emendamento. Ora tutto dipende dalle CameI basse di questi due stati. Gli esperti di Steedman sono all'opera, sia a Albany sia a Columbus, per sondare i deputati. E mi risulta che nel 1 10 IL DOCUMENTO R io è cosa fatta, mentre a New York la situazione è ancora incerta. I resentanti di questo stato, intervistati, si sono dichiarati indecisi o si sono pronunciati. Ma, tra coloro che hanno risposto al sondag- i voti favorevoli sono in aumento, rispetto a precedenti inchieste. :re, dopo gli ultimi dati statistici forniti da Tynan... Oh, eccolo qua! , Vernon. » direttore dell'FBI si era avvicinato, riempiendo la sala con la sua idabile presenza. Strinse la mano al Presidente e a Collins, poi se un complimento a Karen. Stavo giusto dicendo » riprese Wadsworth, « che le cifre da lei te, Vernon, faranno molto effetto. Sono lieto che le abbia appron- cosí tempestivamente. Di qui a un paio d'ore, ne sono sicuro, con í" di trentotto stati su cinquanta, un nuovo emendamento entrerà a ~arte della Costituzione. » Non è stato facile » osservò Tynan. « Ma sono d'accordo con lei, or Presidente. L'ultimo rapporto dovrebbe far pendere la bilancia nostra parte. » ollins accennò al televisore. « Quando comincia la trasmissione in tta? » Fra una quindicina di minuti. Ora stanno spiegando gli antefatti. ~te bere qualcosa, intanto? » ollins si diresse con Karen verso l'estremità del tavolo delle riunio- love erano stati preparati i rinfreschi, e Tynan li seguí. « Un goccet- arà bene anche a me » disse in tono gioviale. oi, mentre un cameriere si accingeva a servirli, il direttore dell'FBI rdò Karen e le domandò: « Allora, come si sente in questi giorni, ~ora Collins? » tupita, lei si passò una mano sui corti capelli biondi, poi, quasi maticamentesi toccò la cintura allentata del vestito. « Mai stata ~io, grazie. » Bene, mi fa piacere » disse Tynan. 'ollins porse una coppa di champagne alla moglie, prese un whisky sé, quindi condusse Karen verso il televisore. Hai sentito? » gli sussurrb lei, tirandolo per una manica. « Si Dccupa per la mia salute... Quasi volesse farmi capire che sa che o Inclnta. » Non può saperlo. Non lo sa nessuno. » Invece lui lo sa! » bisbigliò Karen. ~E se anche fosse, quale sarebbe il suo scopo? » 1 1 1 .j - « Quello di mostrarsi onnisciente. Per ricordare a te, o a chiunque altro, che dovete rigare dritti. » « Credo, cara, che tu stia esagerando. Ti ha solo rivolto una doman- da di pura cortesia. » Si sedettero davanti al televisore. Sull'ampio schermo a colori, un noto commentatore di una rete nazionale stava ricapitolando la proce- dura necessaria, negli Stati Uniti, per apportare un emendamento alla Costituzione. « Una volta presentata al Congresso, la proposta di un nuovo emen- damento viene discussa in sede di commissione legislativa e giudiziaria. Superato questo esame, essa deve essere approvata da entrambi i rami del Congresso, sia al Senato sia alla Camera, con una maggioranza di due terzi. La proposta di emendamento viene quindi inviata alle as- semblee locali di tutti gli stati dell'Unione, perché a loro volta l'appro- vino o meno. Se tre quarti degli stati, vale a dire trentotto su cinquanta, 1 12 la ratificano, allora l'emendamento diviene ufficialmente parte della Costituzione. L'emendamento approvato piú rapidamente fu il 26°, nel 1971: quelio che diede ai diciottenni il diritto di voto. Il suo iter durò appena tre mesi e sette giorni. Oggi è la volta del 35° emendamento, che già stasera potrebbe essere accolto o bocciato. » Seguí un trepestio di sedie smosse. Tutti gli ospiti stavano prenden- do posto davanti al teleschermo. Il commentatore continuò: « Il 35° emendamento ha scatenato un~infinità di polemiche. Esso prevede la soppressione dei primi dieci emendamenti - la cosiddetta Carta dei Diritti- in caso di grave emer- genza interna. A dettarlo è stato il desiderio, da parte dei legislatori e del presidente Wadsworth, di creare un'arma adeguata per ripristinare l'ordine e la legalità nel Paese, qualora fosse necessario ». « Un'arma? » intervenne il Presidente, che si era seduto proprio dietro Collins. « Come sarebbe, un'arma? Questa è un'insinuazione IL DOCUMENTO R bella e buona. Ci vorrebbe un altro emendamento per mettere a posto certi commentatori! » « Basta questo » tuonò Tynan dall'altro lato della sala. « Il 35° si- stemerà tutti i seminatori di zizzania. » Collins colse uno sguardo severo sul volto di Karen e si agitò, a disagio, sulla sedia. Il commentatore stava ora dicendo: « Nonostante l'opposizione, del resto fiacca, dei gruppi liberali, entrambi i rami del Congresso appro- varono a suo tempo, a stragrande maggioranza, il 35° emendamento. Questo venne quindi inviato ai cinquanta stati dell'Unione. Ciò avven- ne quattro mesi e due giorni fa. Dopo l'approvazione relativamente facile da parte dei primi stati, l'iter del 3 5° si fece sempre piú tempesto- so, mentre l'opposizione contro di esso andava organizzandosi. Finora hanno votato quarantasette stati su cinquanta. Undici l'hanno boccia- to, trentasei l'hanno accettato. All'approvazione definitiva manca l'a- desione di altri due stati. E, all'appello, ne mancano ancora tre: New York, Ohio e California. New York e Ohio voteranno stasera, mentre la California si pronuncerà tra un mese. Ma il voto della California sarà superfluo se, tra poco, New York e Ohio diranno entrambi "no" o entrambi "sí" al 35°. Nel primo caso, esso resterà lettera morta. Nel secondo, invece, esso diverrà, fin da stasera, parte integrante della Costituzione; e il presidente Wadsworth avrà a disposizione tutti i mezzi per combattere la criminalità che sta strangolando la nostra Nazione. Ci trasferiremo, adesso, nell'aula dell'assemblea legislativa dello stato di New York, dove il dibattito sta per concludersi e, tra breve, avrà inizio la votazione ». Sul teleschermo apparve un signore dall'aria dignitosa, il deputato Lyman Smith, che stava concludendo il suo intervento. « Sebbene la Costituzione dettata dai nostri antenati sia un nobile strumento legislativo, essa ha sempre inteso essere abbastanza flessibi- le da adeguarsi alle necessità delle successive generazioni e da sostene- re le sfide del progresso. Ricordate, amici, che la nostra Costituzione fu stilata da un gruppo di progressisti, in gran parte giovani, i quali arrivarono alla cerimonia della firma a bordo di carrozze a cavalli. Gente che non aveva mai sentito parlare di armi atomiche e di satelliti artificiali. Tuttavia essi inserirono nella Costituzione lo strumento che avrebbe consentito, alla stessa, di venir aggiornata a seconda delle esigenze future. Quel futuro è adesso qui; per cui è giunta l'ora di modificare le nostre leggi supreme, in modo da adeguarle ai bisogni 1 14 ili del momento attuale. La vecchia Carta dei Diritti - cosí come I anno scritta i nostri padri fondatori - è troppo ambigua, troppo poco era, per far fronte agli eventi che, oggi, cospirano a sovvertire la stra democrazia. Soltanto l'approvazione del 3 5° emendamento po- salvarci. » Mentre l'oratore faceva ritorno al suo seggio, la telecamera inqua- l'aula, dove era scoppiato un fragoroso applauso. Anche nella sala l Consiglio si levò uno scrosciante battimani. < Bravo! » esclamò il Presidente. Poi, rivolto al suo capo di Gabinet- : « Chi è quel deputato, McKnight? Un certo Smith, se non sbaglio, ro? Bene, se ne accerti. Alla Casa Bianca c'è bisogno di persone che pensano cosí rettamente e che sanno, inoltre, esprimersi con tanta )quenza ». Tornò a fissare il teleschermo. « Attenzione, ora. Sta per minciare la votazione. » Questa avveniva per appello nominale. Ciascun deputato risponde- "sí" o "no". Siccome erano centocinquanta, ci sarebbe voluto un ' di tempo per il verdetto. Collins distolse lo sguardo dal televisore e lo posò su Tynan, che si alzato in piedi e seguiva con ansia l'andamento del voto. Poi osser- M l Presidente che, rigido contro lo schienale della sua poltrona, sava lo schermo con una faccia di granito. Galantuomini, pensò Collins, gente ligia al dovere. Checché ne pen- ssero i loro detrattori - maldicenti come Ishmael Young, o dubbiosi me Karen - quegli uomini erano persone fidate, responsabili. D'un lttO si sentí a suo agio, in seno a quella cerchia di potenti. Sentí di ~partenervi. Avrebbe voluto ringraziare colui che l'aveva introdotto quelpambiente: il colonnello Baxter, che ora giaceva in fin di vita in letto di ospedale. Collins aveva sempre creduto di dovere tutto a Baxter, ma in effetti, pensarci bene, éra arrivato alla carica di ministro della Giustizia per la serie di circostanze fortuite e di errori. Baxter era stato compagno 'università di suo padre, a Stanford; ed erano rimasti amici anche ~po la laurea. Il padre di Collins voleva fare l'awocato, ma aveva tito per diventare un ricco fabbricante di apparecchi elettronici. E, landO Chris aveva scelto la professione legale, si era sentito molto B°glioso del figlio e non perdeva occasione di tesserne le lodi al suo ~chio compagno di studi. Due awenimenti avevano poi richiamato l'attenzione di Baxter su Iris Collins Quando questi, a San Francisco, come avvocato aderen- 1 1 5 te alla Lega americana per le libertà civili, aveva difeso con grande pubblicità in tribunale un'organizzazione di estrema destra, in quanto convinto che tutti - compresi i fascisti - avessero diritto a esprimersi liberamente. Questione di principio. Baxter, un conservatore, era ri- masto favorevolmente impressionato da questa sua presa di posizio- ne, anche se per motivi sbagliati. In seguito, divenuto procuratore distrettuale a Oakland, Collins si era guadagnato una notevole fama per aver sostenuto la pubblica accusa nel processo contro tre assassini di colore, autori di delitti particolarmente efferati. La cosa aveva fat- to colpo su Baxter, in quanto ai suoi occhi dimostrava come Chris non fosse uno di quei rammolliti idealisti, piú indulgenti con i negri che con i bianchi. Ciò che i giornali non avevano riferito, allora, era- no i piú intimi sentimenti di Collins: e cioè che, per lui, quei criminali negri, nati e cresciuti nella miseria e nell'ignoranza, erano a loro volta vittime della società. Il fatto che avesse anche difeso, con successo, varie organizzazioni di negri e di portoricani, nonché numerosi esponenti bianchi del dissenso, era stato considerato da Baxter come un semplice scrupolo di coscien- za, in un giovane magistrato in ascesa. Quindi, grazie a qualche grosso titolo in prima pagina e all'antica amicizia tra il colonnello e suo padre, Collins era stato chiamato a Washington per diventare il piú stretto collaboratore di Baxter. Per caso, poi, in seguito alla malattia del suo superiore, aveva assunto la carica di ministro della Giustizia degli Stati Uniti, entrando a far parte dell'élite al potere. D'un tratto, il Presidente balzò in piedi e un fragoroso applauso echeggiò nella sala. Frastornato, Collins guardò il teleschermo, poi Karen, la quale gli sussurrò: « L'assemblea di New York ha appena votato a favore del 35° ». Steedman si era intanto frapposto fra lui e il televisore e stava dicen- do al Presidente: « Congratulazioni vivissime! Confesso che, per me, questo è stato un risultato a sorpresa ». Tynan strinse una mano sulla spalla di Collins, tanto forte da fargli male. « Grandi notizie, eh, vecchio mio? Grandi notizie! » « Lo sa, Vernon » intervenne il Presidente, « che cosa ha fatto vol- gere le sorti in nostro favore, a New York? Il discorso di quel tale deputato, quello Smith. Un discorso dawero perfetto. Quasi che l'a- vesse scritto lei! » Il capo dell'FBI sogghignò. « Chi lo sa?... » Gli altri, intorno, ridac- chiarono d'intesa. 1 16 IL D(~CUMENTO R « La cena è pronta » annunciò una voce stridula. Era la signorina Ledger, la segretaria personale del Presidente. La cena fredda era stata imbandita in un angolo del tavolo delle riunioni, su vassoi di rame lucente. Collins e Karen, dopo essersi serviti, tornarono nel semicer- chio davanti al televisore. Stavano trasmettendo la seduta alla Camera dell'Ohio. Un oratore stava illustrando il contenuto del 35° emendamento: « Esso mira a sostituire i primi dieci emendamenti della Costituzione, in caso di grave emergenza interna, e prevede quanto segue... « Articolo uno, paragrafo primo: "Nessun diritto sancito dalla Co- stituzione può essere inteso come licenza a mettere in pericolo la sicu- rezza nazionale". Paragrafo secondo: "In caso di imminente pericolo, si costituirà un Comitato di salute pubblica, i cui membri saranno nominati dal Presidente, che si affiancherà al Consiglio per la sicurezza nazionale". Paragrafo terzo: "Una volta stabilito che è in gioco la sicurezza del Paese, il Comitato di salute pubblica dichiarerà lo stato di emergenza e assumerà i pieni poteri, sostituendo le autorità costituite fintanto che il pericolo non sia stato scongiurato e l'ordine ristabilito". Paragrafo quarto: "A presiedere il Comitato di salute pubblica sarà il direttore del Federal Bureau of Investigation". Paragrafo quinto: "Il Comitato verrà sciolto una volta accertata, e ufficialmente dichiarata la fine del periodo di emergenza". « Articolo due, paragrafo primo: "Durante tale periodo, continue- ranno a restare in vigore tutti gli altri diritti e privilegi garantiti dalla CostituzioneParagrafo secondo:I provvedimenti del Comitato do- ~vranno essere presi all'unanimità". » Collins aveva già letto e riletto quegli articoli, ma ora che li udiva t~citare a voce alta gli sembravano piú duri. Si sentiva a disagio e ~angiucchiò qualcosa. « Ora comincia la votazione dei novantanove deputati » disse il pre- ~idente Wadsworth « Pura formalità. Il 35° è ormai nel sacco, come ~uol dirsi. » Collins depose il piatto e si fece attentissimo. Sullo schermo appar- Z~ro in primo piano i vari deputati dell'Ohio, via via che schiacciavano !I pulsante per esprimere il loro suffragio. I voti venivano registrati su E~' grosso tabellone luminoso in fondo all'aula. I "sí" e i "no" si tenevano piú o meno in pareggio. Nella sala del Consiglio regnava sllenzio carico di tensiorie e i minuti trascorrevano lenti. Sí. No. No. Is No. Sí. No. No. No... 117 La voce del commentatore televisivo annunciò: « Ora i "no" sono in netto vantaggio. Questa è certo una sorpresa. Forse i pronostici ver- ranno sowertiti ». Trascorsero altri minuti. Poi tutto finí, all'improwiso come era co- minciato. Il 35° emendamento era stato respinto dalla Camera dei deputati dell'Ohio. Nella sala del Consiglio si udirono diffusi mormorii di delusione. Collins, senza spiegarsene il perché, si sentiva battere forte il cuore. Gettò un'occhiata a sua moglie. Karen era seduta composta e stava sforzandosi di reprimere un sorriso. Lui corrugò la fronte e distolse lo sguardo. Tutti si erano alzati in piedi e stavano radunandosi intorno al Presi- dente. Questi si rivolse al suo esperto in sondaggi d'opinione: « Crede- vo che ormai il successo fosse assicurato, Ronald. Cos'è che è andato storto? » « Avevamo previsto una vittoria con largo margine » spiegò Steed- man. « Ma il nostro ultimo sondaggio risale a trentasei ore`fa. Non so che cosa possa essere accaduto in questo frattempo... » Il capo di Gabinetto, McKnight, indicò il televisore. « Un momento! Stanno dicendo qualcosa al riguardo..» J Tutti tornarono a fissare lo schermo, per ascoltare le dichiarazioni. del commentatore. « ...Abbiamo appena raccolto varie voci su un'in- 7 tensa campagna condotta nelle ultime ore, qui nella capitale dello stato, da Anthony Pierce... una vera e propria operazione lampo lan- ciata dall'uomo che, come saprete, è il capo del Comitato per la difesa della Carta dei Diritti. Questo gruppo ha cominciato a darsi da fare un mese fa per convincere i deputati regionali a bocciare il 35° emenda- mento. Ebbene, il Comitato può dire di aver vinto la sua battaglia nell'Ohio, stasera. Tony Pierce, come molti telespettatori ricorderan- no, è un ex agente dell'FBI, divenuto poi un avvocato sostenitore dei diritti civili, nonché uno scrittore di successo. Al suo attivo..» :, Una voce stentorea sommerse le parole del commentatore. « Sap- piamo benissimo che cos'ha Pierce al suo attivo! » esclamò Tynan, agitando un pugno contro il teleschermo. « Conosciamo tutto di lui! » ' Si rivolse, acceso in volto, al Presidente. « Sappiamo che guidava un gruppo di attivisti radicali all'università del Wisconsin. Sappiamo che ottenne, senza meritarla, una medaglia al valore, nel Vietnam. Sap- piamo come si sia infiltrato nella Polizia federale, recitando la parte dell'eroe. Sappiamo quanto fosse negligente, sul lavoro, e insubordina- to: mettendo in libertà dei criminali che avrebbe dovuto trattenere, falsando i suoi rapporti, e cosí via. E per questo che l'ho cacciato dall'FBI. Conosciamo i nomi di quattro gruppi radicali ai quali sua moglie appartiene. Sappiamo di almeno nove organizzazioni sovversi- ve cui il suo studio legale ha prestato assistenza. Tony Pierce era una mela marcia prima ancora che tutto questo iniziasse. E avremmo dovu- to distruggerlo non appena fondò quel suo assurdo Comitato... Sen- nonché non volemmo infierire su un ex agente dell'FBI, temendo le ripercussioni negative sulla stampa... » « Lasci perdere, Vernon, acqua passata ormai » ribatté il Presiden- te, cercando di calmarlo. « Il danno è fatto, se è stato lui a farlo. Adesso dobbiamo premunirci perché la cosa non si ripeta. » Osservando quella scena, Collins si sentiva imbarazzato e sconvolto. La velenosa tirata di Tynan gli aveva rivelato un lato sconosciuto del direttore dell'FBI, una sua mentalità da inquisitore. Il Presidente gli fece segno d'awicinarsi, e Collins obbedí, aprendosi un varco tra McKnight e il leader della maggioranza parlamentare al Senato e raggiungendo Tynan. Wadsworth si grattò pensieroso la mascella, poi disse: « Signori abbiamo vinto a sorpresa da una parte e perduto dall'altra, ugualmente a sorpresa. Resta solo uno stato. Tutte le nostre carte sono ora puntate sulla California. Ronald mi dice che i sondaggi ci danno favoriti, ma non mi basta. Lo sapete quanto sono imprevedibili, da quelle parti. E la nostra ultima possibilità. Voglio che lei, Vernon, e lei, Chris, ce la mettiate tutta. Dobbiamo vincere assolutamente ». Collins e Tynan annuirono con forza. Il Presidente si accese un sigaro e si rivolse al ministro della Giusti- a: « Ho un'idea, per cominciare, Chris. Lei è originario della Califor- nia, vero? » « Sí, dei dintorni di San Francisco. Ma ho esercitato la professione ,.anche a Los Angeles. » !« Perfetto. Penso che sarebbe opportuno che lei tornasse laggiú, tra ~un paio di settimane. Potrebbe svolgere una discreta campagna in :I~ostro favore. » « Ecco . » disse Collins, turbato. « Non so se ho tanta influenza tra i ei concittadiniForse sarebbe piú indicato di me il presidente della ~brte Suprema Maynard. » adsworth scosse il capo. « No, Maynard non va. Mi risulta da ~ona fonte che non è dei nostri. Ma in California abbiamo bisogno di 119 qualcuno. Lei... oppure qualcun altro che faccia parte del governo da piú tempo. Mi lasci pensare. » Per quanto poco l'idea gli sorridesse, Collins non poteva sottrarsi. « Se lei pensa che ne valga la pena..» « Eccome, caro Chris! » s'affrettò a interloquire Tynan. « Il 35° è . una legge di cruciale importanza. Senza di esso, il Paese ci sfuggirà di i mano. » « Vernon ha ragione » ribadí il Presidente. « Non possiamo permet- terci di perdere la partita e lasciare che le cose continuino cosí. Si ricorda quei dobermann che abbiamo messo di guardia nei giardini della Casa Bianca? Ebbene, la scorsa notte ne hanno ucciso un altro, il sesto. Adesso mi consigliano di erigere un reticolato ad alta tensione E intorno alla residenza presidenziale! Per fare di me un prigioniero in casa mia... come del resto lo sono quasi tutti i cittadini perbene, co-_ stretti a stare barricati nelle loro abitazioni. Quando neppure la casa del Presidente è al sicuro, la misura è colma. Ebbene, signori, ripristi- neremo la civiltà in questo Paese, e lo faremo grazie al 35° emenda- mento. Per questo ci occorre vincere in California. » In quella ricomparve la signorina Ledger. « Chiedo scusa, signor Collins, ma la sua guardia del corpo la desidera. E alla porta. Dice che è molto urgente. » « Grazie » annuí lui; poi, rivolto al Presidente: « Sono a sua disposi- zione per tutto ciò che le occorre ». « Le farò sapere qualcosa entro la settimana prossima. Adesso vada pure. » Collins si recò in fretta nell'atrio dove Mike Hogan, il suo agente di scorta, l'attendeva. « Che cosa c'è? » gli domandò. « Il colonnello Baxter ha ripreso conoscenza » gli annunciò Hogan, sottovoce. « Ma è in punto di morte. Non appena uscito dal coma, ha espresso il desiderio di vederla al piú presto, signore. E stata la moglie a telefonare al ministero, e di là mi hanno awertito per radiotelefono. La signora Baxter la prega di correre al capezzale del marito, prima; che sia troppo tardi. » Collins tornò da Karen. « Scusa, tesoro, ma devo andare di corsa í all'ospedale dov'è ricoverato il colonnello Baxter. Non c'è un minuto da perdere. Vuoi accompagnarmi? » Poco dopo, la sua auto si arrestava davanti al padiglione principale dell'ospedale della Marina militare Bethesda. Pregando Karen di restare in macchina con Hogan e Pagano, l'auti- 120 sta, Chris entrò nell'edificio. Nell'atrio gli venne incontro un ufficiale 1di marina. « Lei è il ministro della Giustizia Collins? » ; «Sí.» « Mi segua, la prego. Al quarto piano... » In ascensore, Collins domandb: « Come sta il colonnello Baxter? » « Quando l'ho lasciato, venti minuti fa, la sua vita era appesa a un filo. » « Spero di essere in tempo. Chi c'è con lui? » « La moglie, naturalmente. E il loro nipotino, Rick Baxter. Sta coi nonni, mentre il padre e la madre sono in Kenia, in missione diploma- tica. Abbiamo tentato di metterci in contatto con loro per telefono, ma invano. Poi vi sono due medici e un'infermiera. E infine un sacerdote che l'assiste, padre Dubinski, della chiesa della Santissima Trinità di Georgetown... Eccoci arrivati, signore. » Percorsero un lungo corridoio e, giunti davanti a una porta socchiu- - sa, l'ufficiale invitò Collins ad accomodarsi. « Qùesta è l'anticamera. Il colonnello si trova nella stanza attigua. » Collins entrò. La saletta era deserta e la porta di comunicazione con la camera accanto era chiusa soltanto a metà. Si poteva intravedere una parte del letto. Udí dei singhiozzi soffocati, poi distinse in un angolo buio Hannah Baxter, accasciata su una poltrona, che piangeva inconsolabilmente. Era una donna per la quale Collins nutriva un enorme rispetto. Accanto a lei, il nipote Rick - un ragazzino sui dodici anni - le stringeva forte un braccio, pallido in volto. Li sovrastava la nera figura del prete. t « Attenda qui, signore » lo pregò l'ufficiale. « Vado di là ad awer- tire, » E scomparve nella camera attigua, chiudendosi la porta alle spalle. Collins si accese una sigaretta e si mise a camrninare nervosamente avanti e indietro per la spoglia anticamera. Chissà cosa aveva da dirgli, il colonnello Baxter, di tanto urgente. Sebbene avesse talvolta incon- ~; trato lui e la moglie a qualche appuntamento mondano, i loro rapporti erano sempre stati quasi esclusivamente di lavoro. Che cosa poteva averlo indotto a chiedergli quell'estremo colloquio? Di 1a poco la porta interna si aprí e ricomparve l'ufficiale, seguito ~dal piccolo Rick e da un'infermiera. Tutti e tre attraversarono l'anti- amera in silenzio e uscirono nel corridoio. Poi, sulla soglia si affacciò il sacerdote un uomo di bassa statura, tarchiato, con le guance scavate i capelli nerissimi, in contrasto con gli occhi d'un azzurro chiaro. 121 Doveva essere sui quarantacinque anni. Chiuse la porta dietro di sé, andò a chiudere anche l'altra che dava sul corridoio, poi si awicinò a Collins e lo salutò con un cenno del capo, dicendo: « Sono padre Dubinski ». « Sí, lo so » fece il ministro. « Ero alla Casa Bianca quando mi hanno avvertito che il colonnello voleva parlarmi d'urgenza. Sono ve- nuto piú presto che potevo. Posso vederlo? E in sé? » Il sacerdote si schiarí la gola. a Purtroppo... è tardi, ormai. Il colon- nello Baxter è spirato dieci minuti fa. » a E... è terribile » mormorò Collins. a Non riesco a crederci. » Forse non era il caso, in quel frangente, di cercare di sapere perché Baxter l'avesse fatto chiamare ma, indelicato o meno che fosse, doveva informarsi. a Padre... il colonnello era lucido al momento del trapasso? Ha avuto modo di confidare a qualcuno... a lei, o alla moglie... perché desiderava vedermi? » a No, temo di no. Ha solo detto alla signora che aveva molta urgen- za di parlarle. » a E non ha aggiunto altro? » Il prete giocherellò col suo rosario. a Be'... poco dopo, ha parlato brevemente con me. Gli ho domandato se voleva che gli impartissi i sacramenti, e lui mi ha risposto di sí. Cosí, prima di morire, ha fatto in tempo a riconciliarsi con Dio. » a Intende dire che si è confessato, padre? » a S~, ho raccolto le sue ultime volontà. » a E non v'era in esse qualcosa che possa fornire un indizio circa i motivi per cui mi aveva convocato qui? » a Signor Collins » rispose con dolcezza il sacerdote, a la confessione è segreta. Non posso rivelarle niente di quanto ci siamo detti. Ora sarà meglio che torni dalla signora Baxter. » Fece una pausa. a Mi spiace. » E rientrò nella camera attigua. Collins uscl dall'ospedale e salí in auto, dove Karen l'attendeva. Dopo aver ordinato all'autista di ricondurli a casa, sussurrò alla mo- glie: a Troppo tardi. Era già morto, quando sono arrivato ». a Oh, è terribile. Hai saputo che cosa voleva dirti? » a No. Non ne ho la piú pallida idea. » Si appoggiò contro lo schiena- le. a Ma intendo scoprirlo... Perché avrebbe dovuto rivolgersi a me, in punto di morte? Non eravamo neanche amici stretti. » a Però sei il suo successore, al ministero. » 122 a Appunto. Doveva trattarsi di qualcosa attinente al mio ufficio. O agli affari di Stato. Qualcosa di importante per tutti noi. Non so ancora come, ma bisogna che scopra ciò che aveva da dirmi. » Karen gli strinse forte il braccio. a No, Chris, non lasciarti coinvol- gere oltre. Non so perché, ma la cosa mi spaventa. Non mi piace vivere nella paura. » Lui guardò fuori del finestrino, nella notte. a E a me non piace vivere nel mistero » disse. NOAH BAXTER fu sepolto nella capitale, nel cimitero nazionalé di Arlington, oltre il fiume Potomac, in un piovigginoso mattino di maggio. Padre Dubinski celebrò le esequie. Erano presenti, fra gli altri, Vernon Tynan, il suo vice Harry Adcock e Christopher Collins. I tre uomini, al termine della cerimonia, s'in- camminarono silenziosamente lungo il viale fiancheggiato dalle tombe di uomini illustri - fra cui quella di John Kennedy - e, quindi, tornaro- no insieme in centro, a bordo dell'auto di Tynan. Fu questi a rompere per primo il silenzio. « Sentirò la mancanza di Noah Baxter. Eravamo molto amici, sapete? Mi era simpatico, quel vecchio brontolone. » « Era un galantuomo » aggiunse Adcock. « Mi dispiace soltanto » continuò Tynan, « che non sia vissuto abba- stanza a lungo da poter vedere maturare i frutti del suo lavoro. Tutti credono che sia stato il Presidente a proporre il 35° emendamento, ma in realtà il merito principale spetta a Baxter. Il vecchio Noah ci aedeva come in un articolo di fede. E anche per lui che dobbiamo farlo arriva- re in porto. » « Tenteremo » disse Collins. « Dobbiamo fare di piú che tentare » incalzò Tynan, gettandogli un~occhiata d'intesa. a Sono certo che Baxter avrebbe contato molto su di lei, per portarlo al traguardo in California. Le assicuro, Chris, che il colonnello considerava l'approvazione del 35° la cosa di gran lunga piú importante e piú urgente del momento. » Quella parola, "urgente", gli riportò alla memoria la sera in cui, alPospedale, padre Dubinski gli aveva confermato che Baxter voleva 123 parlargli con la massima "urgenza". Che si trattasse di qualcosa relati- vo al 3 5° emendamento? Forse Tynan poteva illuminarlo, visto che era stato amico intimo del colonnello. a Vernon » domandò, a lei ricorda che l'altra sera dovetti lasciare la Casa Bianca in fretta e furia, vero? Ebbene, ero stato chiamato da Baxter, il quale doveva parlarmi di qualcosa della massima importan- za. Ma purtroppo, quando arrivai all'ospedale, era spirato da pochi minuti... » a Sí, rammento. E ha saputo che cosa avesse da dirle di tanto impor- tante? » a Questo è il punto. No. Appena prima di morire, Baxter si confessò con padre Dubinski, il sacerdote che oggi ha celebrato il servizio fune- bre. Ho pensato che all'ultimo momento avesse qualche peso sullo -stomaco e che volesse confidarsi con me. Ma padre Dubinski si è trincerato dietro il segreto della confessione. Ha idea, lei, di che cosa intendesse parlarmi il colonnello, in punto di morte?... Magari di qual- che faccenda rimasta in sospeso al ministero, di cui lei è al corrente. Sono molto perplesso. » Tynan guardò fisso davanti a sé per un lungo momento, poi disse: a Anch'io... Non riesco a pensare a niente di particolare di cui Baxter abbia discusso con me prima di essere ricoverato in ospedale, cinque mesi fa. So soltanto, come le ho già detto, che in cima ai suoi pensieri c'era questo emendamento, da ratificare e convertire in legge al piú presto. Forse proprio di questo voleva parlarle ». a PUO darsi. Ma di che cosa, in particolare? Certo doveva trattarsi di una faccenda importante, per chiamarmi al suo capezzale. Sa... pensa- vo di tornare alla carica con quel sacerdote. » Adcock interloquí con aria solenne: a Se conoscesse i preti come li conosco io, saprebbe che è una perdita di tempo ». a Harry ha ragione » disse Tynan, guardando fuori del finestrino. a Eccoci arrivati al ministero. » a Già. E ora di rimettersi al lavoro. Grazie per il passaggio » fece Collins, scendendo dall'auto. Tynan e Adcock lo guardarono entrare al ministero della Giustizia. Poi l'auto svoltò sul retro del palazzo dell'FBI, per imboccare la rampa che conduceva al parcheggio sotterraneo, e Vernon fissò interrogati- vamente il suo vice. a Cosa pensi che avesse da dirgli, Baxter, di cos~ urgente, eh, Harry? » a Non saprei, capo. O forse sí... ma preferirei non saperlo. » « Credi che Baxter, pentitosi all'ultimo momento, avesse deciso di spiattellare tutto? » « Può anche darsi. Non c'è modo di saperlo. Comunque, grazie a Dio, non ha avuto tempo di chiacchierare. » « Col prete, però, ha chiacchierato. » « Sotto il vincolo del sacramento. E, poi, un moribondo che si con- fessa mica parla di affari. » Tynan fece una smorfia. a Chi ce lo assicura? Sacramento o no, resta il fatto che Baxter ha parlato con qualcuno, prima di tirare le cuoia. E io voglio sapere che cosa ha detto. » L'auto stava scendendo lungo la rampa del seminterrato. a Mica facile, capo. » « Niente è facile, nel nostro mestiere. Le difficoltà sono il nostro pane quotidiano. Uno dei compiti dell'FBI è proprio quello di far parlare la gente, specie quando è al corrente di cose che possono mettere in pericolo la sicurezza dello Stato. Questo padre Dubinski non farà certo eccezione. Vai a fargli una visitina amichevole e cerca di scoprire ciò che il vecchio Baxter gli ha confidato in punto di morte. Se ~a qualcosa che non dovrebbe sapere, troveremo il modo di cucirgli la ~occa. » < Lei sa che sono pronto a tutto, capo. Ma stavolta credo proprio ~e non ci sia nessuna speranza. » < Dici? Io sono convinto del contrario, se muoveremo bene le nostre line. Fai svolgere delle ricerche su questo padre Dubinski. Fruga nel passato. Lo conosci, no, il nostro assioma? Tutti hanno qualcosa da condere. Questo prete non sfugge alla norma. E un essere umano ~e lui. Qualcosa, sotto, c'e sempre. Scovalo, va' da lui, e vedrai che lerà! Anzi farai fatica a farlo smettere. Canterà, pur di assicurarsi il tro silenzio. » ,'auto era ora parcheggiata nel box riservato al capo dell'FBI. Ty- restò a lungo immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto, poi si osse. a Dico sul serio, Harry. Siamo troppo vicini al traguardo, per mettere che qualcosa vada storto. Lascia da parte tutto il resto: sta faccenda deve avere la precedenza assoluta. » ~RNON TYNAN lavorò ancora per un paio d'ore nel suo ufficio, poi, [ezzogiorno e quarantacinque in punto, si alzò, tolse dal suo arma- blindato alcuni documenti segretissimi e si diresse a passo svelto ~o l'ascensore. 125 Sceso nel parcheggio sotterraneo, raggiunse la sua auto e ordinò all'autista in attesa: a Alexandria ». a Sissignore » rispose questi in tono deferente e, un attimo dopo, erano partiti. Come ogni sabato, da quando era diventato capo del Federal Bu- reau of Investigation, Tynan si recava a pranzo da sua madre, al villag- gio per anziani di Alexandria. Ormai era una specie di rito. Aveva saputo che anche il suo predecessore, J. Edgar Hoover, aveva sempre trattato con deferenza e rispetto la madre e le era stato vicino fino alla sua morte. Era un esempio che Tynan teneva in grande consi- derazione. Del resto, tutti gli uomini illustri riservavano nel loro cuore un posto molto importante alla madre. Bastava pensare a Napoleone. Il guaio, in America, era che ben pochi giovani rispettavano i propri genitori. E questo era uno dei principali motivi del dilagare della cri- minalità nel Paese. Quando arrivarono davanti al palazzo dove si trovava l'appartamen- to della madre, Tynan ricordò all'autista: a Un'ora ». a Bene, signore. » Poi varcò la soglia dell'edificio e girò a sinistra. Lui aveva una chiave dell'appartamento e, dopo aver notato con un certo disappunto che il sistema d'allarme che aveva fatto installare non era inserito, entrò in casa. Trovò la madre al solito posto, sulla poltrona di fronte al televiso- re a colori. a Ciao, ma' » disse. Lei gli rispose con un cenno della mano e continuò a guardare il SUO programma preferito. Nonostante l'età, Rose Tynan era ancora una donna in gamba, a parte la schiena un po' curva e qualche occasionale vuoto di memoria. Terminata la trasmissione, Rose si alzò in piedi e spense il televisore. a Adesso ti servo subito il pranzo » disse. a Ho visto che il sistema d'allarme era disinserito, quando sono arrivato » le fece notare lui. a Non dovresti mai dimenticarti di metter- lo in funzione, anche se sei in casa. » a Scusami. Cercherò di ricordarmene, d'ora in avanti. » a Mi raccomando. » a Come vanno le cose in ufficio? » a Al solito. Un sacco di lavoro. » Tynan si sedette a tavola, mentre la madre gli portava un piatto d'arrosto e un bicchiere di birra. IL DOCUMENTO R a Cosa hai fatto stamattina? » gli domandò, sedendosi premurosa- mente accanto a lui. a Sono stato al funerale di Noah Baxter. » a Ah, già. Era oggi, vero? Povera Hannah... Dovrò telefonarle. » Poi, dopo una breve pausa: a Com'è l'arrosto? » a Ottimo, ma'. » E si adagiarono nel consueto tran tran del sabato. Rose gli raccontò con dovizia di particolari gli avvenimenti della settimana e lui le riferí le ultime novità del Bureau. Poi, quando ebbe finito di mangiare, andò a prendere le pratiche riservate che aveva portato con sé e le mostrò alla madre. Si trattava di rapporti segretis- simi sul conto di importanti uomini politici, celebrità del cinema e del teatro e personaggi dell'alta società. Rose andava pazza per quei pet- tegolezzi. Mentre sua madre lo ascoltava incantata, le lesse le piú recenti indi- screzioni e notizie scandalistiche raccolte periodicamente dall'FBI. Scaduta l'ora, lei lo accompagnò alla porta di casa. « Ti vedo molto preoccupato » disse, scrutandolo in viso. « Viviamo in tempi difficili, ma'. Se non riusciamo a far approvare il 35° emendamento, non so davvero dove andremo a finire. » « Sono convinta che ci riuscirai. Tu sai qual è il meglio per tutti noi. Proprio l'altra sera dicevo alla signora Grossman, la mia vicina del piano di sopra, che dovresti essere tu il Presidente. » Lui le strizzò l'occhio mentre apriva la porta. « Forse un giorno sarò qualcosa di piú, m~mm~ ALNISTERO della Giustizia, per ricuperare il tempo perduto al funerale di Baxter, Collins lavorò assiduamente fino a sera, saltando anche il pranzo. Quindi si recò con la moglie a cena fuori, insieme a una coppia di amici, Ruth e Paul Hilliard; andarono al ristorante "1789", nel quartiere di Georgetown, e solo allora, in una saletta ~riservata del primo piano, riuscl finalmente a rilassarsi. Voleva molto ~bene a Paul Hilliard, da poco eletto senatore in California; lo conosce- ~a da quando era consigliere comunale a San Francisco, ai tempi in cui ~hu esercitava in quella città la libera professione. Hilliard era un tipo ~cchialuto dall~aria gioviale, molto colto e pacato. /Ti piace questo vino, Paul? Viene dalla California. » a Non hai che da guardare il mio bicchiere. » Lo indicò: era Quale prova migliore della bontà dei nostri vigneti? » vuoto. 127 « Ne vuoi ancora? » a No, per stasera basta con il vino californiano » disse Hilliard, ac- cendendosi la pipa. a Però vorrei parlarti della California. E là che si decideranno le sorti... » a Le sorti? Oh, s~! Alludi al 35°. » a Dopo il voto contrario dell'Ohio, l'altra sera, ho ricevuto un sacco di telefonate dalla California. L'intero stato è in fermento. » a E che si dice? » a Il pronostico è per il "sí". A giorni il governatore si pronuncerà ufficialmente a favore della ratifica. » a Il Presidente ne sarà contento » osservò Collins. a Detto fra noi, è tutta una manovra politica. Il governatore vuole presentare la propria candidatura al Congresso, al termine del manda- to. E ha bisogno dell'appoggio del Presidente. Cosí hanno stabilito un patto. Lui si batterà per il 35°, e Wadsworth sosterrà la sua nomina a senatore. » Fece una pausa, poi aggiunse: a Che peccato! » a Cosa è un peccato? » domandò Collins. a Che i grossi calibri tuonino tutti in favore del 35° emendamento, in California. » a Credevo che tu fossi favorevole al prowedimento! » a Da principio non ero né pro né contro. Me ne stavo per cosí dire alla finestra. Ma ora che la decisione spetta a noi, voglio entrare nella mischia. » a Da quale parte? » a Contro di esso. Data la situazione, sono convinto che si tratti di una legge eccessiva. Misure troppo severe per un nemico troppo picco- lo. Questa è anche la tesi di Tony Pierce. Verrà in California per battersi contro l'emendamento. » a I motivi di Pierce sono sospetti » obiettò Collins, ricordando la tirata di Tynan contro quel difensore dei diritti civili. a Lui sta serven- dosi del 35° per una vendetta personale. Ce l'ha con Vernon Tynan, perché l'ha cacciato dall'FBI. » a Lo sai per certo? » a Be'... è quanto ho sentito dire. Non ho controllato. » a Controlla, allora, perché io ho sentito dire altrimenti. Pierce sa- rebbe rimasto deluso dall'FBI quando ne faceva parte. Siccome aveva difeso la causa di alcuni agenti speciali maltrattati da Tynan, questi lo mandò in esilio, nel Montana o non so dove... Allora Pierce diede le dimissioni e cominciò a battersi dall'esterno per la riforma della Polizia 128 ederale. Fu lo stesso Tynan a mettere in giro la voce del licenziamento n tronco. » a Non ha importanza » ribatté Collins, un tantino spazientito. « Ciò he conta è che tu hai deciso di schierarti con quelli che si oppongono ~35°. » a Questo disegno di legge non mi persuade, Chris. Permetterebbe roppi abusi. L'unica cosa che mi tranquillizza è la presenza di John ~aynard a capo della Corte Suprema. Casomai il 35° passasse, May- ard non ne abuserebbe. E un uomo integerrimo. » a Ma questo emendamento ha degli aspetti positivi: impedirà alla ,riminalità di dilagare fino a sommergerci. In California, poi, i reati ,ono aumentati vertiginosamente. Hai visto anche tu gli ultimi dati ,tatistici dell'FBI. » « Cifre, cifre... » Paul Hilliard depose la pipa e fissò l'amico negli cchi. « Anzi, questa è una cosa di cui volevo discutere con te. Esitavo entrare in argomento poiché, trattandosi del tuo ministero, temevo di rtare la tua suscettibilità... » « Perché dovrei prendermela a male? Parla pure. » « Allora ascolta. Ieri ho ricevuto una telefonata inquietante da parte di Olin Keefe, un deputato regionale di San Francisco. E una brava persona. Piacerebbe anche a te. Alla Camera, Olin Keefe fa parte di una commissione inquirente"- perciò ha avuto modo di parlare con numerosi funzionari di polizia, in California. Due di questi si sono lamentati con lui per il fatto che le cifre sulla criminalità da loro comu- nicate a Tynan non corrispondono a quelle pubblicate dal tuo dicaste- ro. E loro ci fanno una brutta figura. » « Il mio ministero si lirnita a pubblicare pari pari i dati che ci vengo- no forniti dall'FBI, che prowede a raccoglierli dalle sedi periferiche e a elaborarli Comunque, ciò non cambia la sostanza della cosa. Ma mi stavi dicendo, Paul? » « Che Olin Keefe sospetta che qualcuno - probabilmente lo stesso capo della Polizia federale - alteri i dati statistici sulla criminalità, specie per quanto concerne la California. Insomma, l'ondata di crimi- nalità risulterebbe gonfiata artificiosamente. » « Ma perché Tynan dovrebbe falsare i dati? Non ha senso. » « Invece sí, e come! Il suo scopo, ammesso che sia lui a muovere i fili, è quello di spaventare i legislatori e di indurli a votare per il 35° emendamento. » « Senti, lo so che Tynan è uno strenuo fautore di questa legge, ma... 129 arrivare al punto di falsificare delle cifre? Troppo rischioso. Cos'ha da guadagnarci? » a Potere. » a Ma ne ha già » disse Collins, asciutto. a Non quanto ne avrebbe come capo del Comitato di salute pubbli- ca, qualora scattasse lo stato di emergenza previsto dal 35° emenda- mento. Allora sí, Vernon Tynan sarebbe ubealles. » Collins scosse la testa. a Non ci credo, Paul. Io sono alla Giustizia da diciotto mesi e so quello che awiene al ministero. Tu ne sei fuori. E anche quel tuo giovane deputato regionale. Non potete sapere come stanno veramente le cose. » Hilliard non si diede per vinto. a E Ci sono degli altri aspetti poco simpatici che Olin Keefe ha scoperto. Non occorre che tu mi prenda in parola, Chris. Indaga tu stesso. Mi dicevi che vai in California, fra poco, vuoi che ti combini un incontro con Olin Keefe? Cosí, sentirai quello che ha da dire. » Una pausa. « A meno che, per qualche motivo, tu preferisca non ascoltarlo. » « Oh, piantala, Paul. Mi conosci, no? Non mi rifiuto mai di ascoltare dei fatti... se di fatti si tratta. Non sono meno interessato di te alla verità. » a Allora accetti di vedere Olin Keefe? » « Fissami tu un appuntamento e non mancherò. » IL GIORNO seguente, a mezzogiorno in punto - come faceva un giorno la settimana ormai da sei mesi - Ishmael Young arrivò alla sede del- l'FBI, proveniente da Fredericksburg, una cittadina della Virginia do- ve risiedeva in un villino preso in affitto. Era domenica, ma lí, negli uffici centrali della Polizia federale, come pure al ministero della Giu- stizia, non si osservava piú nessuna festa, dati i tempi critici. Tynan stava aspettandolo. Young parcheggiò la sua auto sportiva di seconda mano nel sotterraneo, uscí a fatica dallo stretto abitacolo e si diresse verso l'ascensore privato del direttore. L'agente speciale O'Dea lo accompagnò fino al sesto piano. Lí, Young proseguí da solo fino all'uf- ficio di Tynan, col registratore a tracolla. L'ufficio era spazioso e dava sulla Pennsylvania Avenue. Ishmael Young accostò una poltroncina al tavolino di fronte al divano sul quale Tynan sarebbe venuto a sedersi fra poco, tirò fuori i suoi appunti dalla cartella, piazzò il registratore e attese. Alle dodici e un quarto, la segretaria di Tynan, Beth, venne a portare due spuntini freddi che posò sul tavolino, assieme a una birra per il principale e a una bibita per lo scrittore; poi si ritirò. Un minuto dopo, Tynan si alzò dalla sua scrivania, andò a chiudere entrambe le porte dell'ufficio, quindi si accomodò sul divano, cominciando a tracannare la sua birra. A Tynan piacevano quelle sedute; a Young, no. Però ammirava l'FBI perché era perfetta ed efficiente, due qualità che lui non possedeva. Era abituato a lavorare in modo discontinuo, in mezzo al disordine e in perenne tensione nervosa. E non era certo il modo migliore di vivere. Il rispetto di Young per l'FBI come organizzazione datava dal gior- no in cui, sei mesi addietro, all'inizio del suo incarico, il vice di Tynan, Adcock, lo aveva accompagnato a fare un giro "dietro le quinte", dove i turisti non erano ammessi, per dargli un'idea dell'ambiente. Ishmael Young si era innamorato degli archivi dell'FBI. In quel sancta sancto- rum erano conservate piú di duecentocinquanta milioni di impronte digitali e, fra gli oltre ottomilasettecento schedari, ve n'era uno che conteneva una documentazione completa su ogni macchina per scrive- re fabbricata. Mai piú si sarebbe sognato di mandare una lettera ano- nima scritta a macchina! E poi tutti gli altri reparti: il gabinetto di sierologia, dove si analizza- vano il sangue e gli altri fluidi organici; quello di chimica; la sezione di spettrografia, dove si esaminavano particelle di vernice e altri minimi reperti, come peli o fibre. a Quando due persone si azzuffano » gli aveva spiegato Adcock, a le fibre dei vestiti dell'una possono restare attaccate agli indumenti dell'altra. Mediante l'analisi spettrografica si può determinare quali appartenessero alla vittima e quali all'aggres- sore. » Dopo quel giro, la mente di Young ribolliva di idee. Quegli uffici erano una vera miniera, per uno scrittore Poi aveva avuto il suo primo colloquio con Tynan, al quale era stato raccomandatoIl capo dell'FBI desiderava pubblicare una sua auto- biografia e, dopo aver letto un paio di libri scritti da Young per conto terzi, gli aveva affidato l'incarico. Ishmael Young si era aspettato che la propria ammirazione per l'FBI si sarebbe in parte riversata sull'uo- mo che dirigeva quelPimponente apparato, ma non era stato cosí. Del restO, sapeva già per sentito dire che Tynan era un tipo autoritario ed egocentrico. Ormai erano passati sei mesi e il tempo non aveva fatto che confer- mare la fama di Tynan: non soltanto il suo proverbiale egocentrismo, 130 1 31 ma anche una spietata durezza di carattere. Di settimana in settimana, Young aveva visto aumentare il suo odio per l'uomo di cui stava scri- vendo la storia. Quando il capo dell'FBI finí di tracannare la sua birra, il colloquio poté cominciare. Ishmael Young pigiò il pulsante del registratore e diede una scorsa ai suoi appunti. L'argomento della seduta era già stato stabilito in precedenza e quindi attese che il suo interlocutore iniziasse a parlare. a Dunque oggi dovevamo continuare il discorso sulla tragica situa- zione in CUi versa il Paese e su ciò che il Presidente pensa del mio lavoro » esordi Tynan. a Questo se lo annoti con molta attenzione, per evitare poi delle inesattezze. » a Ma, signore, non occorre che io prenda appunti: ogni cosa viene registrata su nastro. » a Oh, già, dimenticavo. Bene, allora ascolti. Un mese fa il Presiden- te mi prese in disparte e mi disse: "Mio caro Vernon, nessuno avrebbe potuto svolgere il suo lavoro meglio di quanto ha fatto lei". Testuali parole. » a Un lusinghiero tributo... » commentò Young. In quella suonò il telefono. Tynan corse a rispondere. « Sí, Beth? » Poi, dopo una pausa: a Har- ry Adcock? Be', gli domandi cosa c'è di tanto importante ». Ascoltò con estrema attenzione. a Baxter? La Santissima Trinità?... Ah, sí, ora capisco: la faccenda Collins. D'accordo, dica a Harry che sarò a sua disposizione tra un minuto. » Dopo aver riattaccato, stette un po' soprappensiero. Quando si ri- scosse, rendendosi conto della presenza dello scrittore, esclamò: « Oh, lei! Me n'ero scordato... Ha udito tutto, naturalmente ». « Cosa? » fece Young, fingendo di alzare distrattamente gli occhi dai suoi appunti. a Niente, niente » disse Tynan, soddisfatto. a Purtroppo ora ho da fare. Un imprevisto... In compenso, la prossima settimana, le concede- rò mezz'ora di piú. » a Bene. Come vuole lei, signore. » Obbediente, Young spense il registratore e rimise gli appunti nella cartella, ma si ripromise di ascoltare il nastro non appena arrivato a casa. Cos'era che Tynan non aveva voluto che lui udisse? Qualcosa riguardante Baxter... cioè il defunto ministro della Giustizia... e la Santissima Trinità. Alludeva forse alla chiesa della Santissima Trinità di Georgetown? E poi l'accenno a Collins. Probabilmente Christopher Collins. Di che cosa poteva trattarsi, di tanto importante? Comunque decise di imprimersi nella memoria quei frammenti di informazione - come pezzi di un giOcO a incastro - perché forse potevano aiutarlo a comporre il ritratto di Tynan. Quanto avrebbe desiderato rinunciare a quell'odioso incarico senza perdere la faccia! Si alzò con un sospiro e si diresse verso la porta, che Tynan era andato ad aprire. a La prossima volta parleremo di alcune mie imprese al servizio dell'FBI. Che ne dice? » .`« Non vedo l'ora » gli rispose Young. Dopo qualche minuto, Harry Adcock entrò nell'ufficio. Tynan, se- duto alla sua scrivania, citofonò alla segretaria: a Non ci sono per r,nessuno, tranne che per la Casa Bianca ». Quindi si rivolse al suo vice: « Ebbene, Harry, che c'è? » a Abbiamo controllato i precedenti di padre Dubinski. Non si è trovato molto... ma una cosetta sí. Risale a molto tempo fa, quando venne coinvolto in un caso di droga, a Trenton. Ma la Polizia locale lasciò cadere l'accusa. » Tynan balzò sulla poltrona girevole. a Questo è piú che sufficiente. Va' da lui, agita lo spauracchio e vedi un po' se... » « Già fatto, capo. Ne torno proprio ora. » « E cosa ha detto? Ha cantato? » Adcock aveva l'abitudine di prendere minuziosi appunti e procede- va sempre con ordine, senza mai dare risposte sbrigative, che potevano essere male interpretate. Tynan si accinse dunque ad ascoltarlo con impazienza, tamburellando con le dita sul ripiano della scrivania. « Ho telefonato a padre Dubinski stamattina presto e gli ho detto che dovevo parlargli, in merito a un'inchiesta relativa alla sicurezza nazionaleAlle undici e cinque mi sono presentato da lui, in canonica. Dietro mia richiesta, il colloquio si è svolto a quattr'occhi. "Ci risulta" ho esordito,che lei, padre, ha ricevuto la confessione del colonnello Baxter in punto di morte; e che Baxter non ha parlato con nessun altro, tranne che con lei, prima di spirare. E vero?" Lui mi ha risposto di si. Poi mi ha domandato se avevo avuto quell'informazione dal ministro della Giustizia, Christopher Collins. Cosa che io ho negato, ~aturalmente. » < Bene. » « Quindi ho aggiunto: "Come lei sa, padre, il colonnello Baxter era Il corrente di alcuni fra i piú importanti segreti di Stato. Qualunque 133 IL r)OCUMENTO R cosa egli abbia detto a persone estranee al governo - allorché non era pienamente padrone delle sue facoltà - sarebbe di estremo interesse, per l'FBI. Stiamo infatti indagando su una fuga di notizie, pertinenti alla sicurezza del Paese, e ci sarebbe utile sapere quali furono le sue ultime parole". Al che padre Dubinski mi ha risposto: "Mi dispiace, ma le sue ultime parole sono state pronunciate sotto il vincolo della confessione. E io non posso violarne il segreto". » a E tu che cosa hai replicato? » a Che avanzavo quella richiesta non a titolo personale, bensi a nome del governo. Lui allora mi ha rammentato la separazione fra Stato e Chiesa. Visto che si menava il can per l'aia, ho colpito duro. » a Ottima mossa, Harry. » a E gli ho fatto notare che, nonostante l'abito talare, lui non era al di sopra della legge. Poi gli ho ricordato che, quindici anni prima, a Trenton, era stato denunciato per possesso di droga. Lui non ha negato né smentito, anzi non mi ha neppure risposto. Non era stato condanna- to, d'accordo, ma se oggi la cosa fosse stata resa di pubblico dominio, lui non ci avrebbe fatto una bella figura. Lo vedevo che bolliva dalla rabbia, internamente. "Signor Adcock" mi ha detto, "intende forse minacciarmi?" Al che gli ho subito risposto che l'FBI non minaccia mai nessuno, si limita a raccogliere elementi di fatto. Anche se non disponevamo di prove specifiche contro di lui, potevamo pur sempre creargli dei guai coi suoi parrocchiani. a Tutti i preti sono molto vulnerabili, nella sfera delle pubbliche relazioni » commentò Tynan. « E appunto su questo che ho battuto » prosegui Adcock. a Gli ho detto che se lui si mostrava reticente in un'inchiesta di cosí vitale importanza, il suo nome sarebbe inevitabilmente saltato fuori durante le indagini per la fuga di notizie. "Ma se lei collabora ora" ho aggiunto, "il suo passato sarà dimenticato." Lui mi ha opposto un secco rifiuto. Io ho insistito, sottolineando il fatto che se non avesse cooperato per il bene del Paese, saremmo stati costretti a parlare dei suoi trascorsi con i suoi superiori ecclesiastici. » a E lui non si è piegato? » « Macché! La mia opinione è che nulla l'indurrebbe a parlare. An- che se noi sciorinassimo i suoi panni sporchi, lui preferirebbe il marti- rio piuttosto che tradire i suoi voti. » Rimise via i propri appunti. a E adesso che cosa facciamo, capo? » Tynan si alzò e, con le mani sprofondate nelle tasche, cominciò a 134 camminare avanti e indietro. Dopo qualche minuto, si arrestò e disse: « Niente. Se padre Dubinski non ha parlato con te, nonostante ciò che potevamo fargli, non parlerà con nessuno ». Emise un sospiro. « Qua- lunque cosa sappia, non ha importanza. Siamo al sicuro. » Il telefono squillò. Prima di rispondere, Tynan si rivolse al suo brac- cio destro: a Hai fatto un buon lavoro, Harry. Ora basterà tenere t'occhio padre Dubinski perché continui a rigare dritto ». Mentre Adcock usciva, Tynan sollevò il ricevitore. a Si, Beth?... Me la passi. Pronto, signorina Ledger? » Rimase un attimo in ascolto, poi: « Bene, dica al Presidente che sarò subito da lui ». Quando, dieci minuti piú tardi, fu introdotto dal segretario Nichols nella sala Ovale della Casa Bianca, Tynan ebbe la sensazione di rivive- re un'esperienza del passato. Wadsworth, infatti, aveva fatto restaura- re la sala Ovale cosi com'era all'epoca in cui Kennedy era Presidente. A quel tempo, Tynan aveva piú volte accompagnato l'allora direttore tell'FBI, Edgar Hoover, in quell'ufficio, per assistere alla firma di qualche decreto di polizia. Per un attimo, gli parve di essere tornato giovane, che accanto a lui ci fosse Hoover e che l'uomo seduto dietro la scrivania fosse John Kennedy. L'illusione svaní subito, non appena venne annunciato il suo nome. L'uomo al suo fianco, che ora stava ritirandosi, era Nichols, non Hoover. E dietro la scrivania non c'era Kennedy, ma Wadsworth. E la persona con cui stava parlando era Ronald Steedman, il suo esperto in sondaggi d'opinione. « Lieto di vederla, Vernon » disse il Presidente. a Si accomodi. E anche lei, Ronald. » Poi, rivolto a quest'ultimo, soggiunse: a Mi riepi- loghi le conclusioni delPultimo sondaggio effettuato in California, cosi anche Tynan ne sarà al corrente ». « Ecco qua. » E Steedman lesse il rapporto elaborato da un calcola- tore elettronico: a I risultati dell'inchiesta condotta all'indomani del voto sul 35° emendamento negli stati di New York e dell'Ohio, su un campione di 2455 elettori californiani, sono i seguenti: favorevoli al- ~emendamentoil quarantun per cento; contrari, il ventisette; indecisi, trentadue per cento ». « Sono un bel po', gli indecisi » osservò il presidente Wadsworth. E ora passi al sondaggio effettuato sui deputati e i senatori della £alifornia. » Steedman prese un altro rapporto. a Questo è ancora meno soddi- ~lcente I rappresentanti locali sono owiamente pieni di cautela. Vo- l~iono prima tastare il polso all'elettorato. Il quaranta per cento non ha voluto esprimere un'opinione o si è detto indeciso. Di coloro che han- no dato invece una risposta, il cinquantadue per cento si è dichiarato a favore e il quarantotto contrario. » Il Presidente scosse il capo, scuro in volto. a Troppi, troppi attendi- sti. Non mi piace. E per questo che l'ho voluta qui, Vernon: per discu- tere una strategia. Bene, Ronald, grazie. Quando la rivedo? » Steedman si alzò. a Come da sue istruzioni, signor Presidente, d'ora in poi terremo un sondaggio demoscopico ogni settimana. Perciò avrò risultati freschi da comunicarle lunedi prossimo. » Dopo aver raccolto le sue carte, Steedman usci e Wadsworth e Ty- nan restarono soli. a Ecco qua, Vernon » disse il Presidente. a Il no- stro destino è nelle mani di coloro che non hanno ancora preso partito. Dobbiamo quindi mettere in atto ogni tipo di stratagemma, esercitare ogni sorta di pressioni, per fare in modo che costoro si schierino dalla nostra parte... per il loro stesso bene, naturalmente. » a Ha ragione, signor Presidente. Ho già dato ordine ai comandi di polizia della California di riferire i dati relativi alla criminalità ogni settimana, anziché ogni mese. I rapporti verranno resi pubblici ogrJi sabato e saranno riportati sui giornali della domenica. L'aumento della criminalità in California avrà il massimo risalto. » a Ottimamente » annui Wadsworth. a Il guaio, però, è che la gente si abitua presto alle statistiche nude e crude. Un discorso sarebbe molto piú efficace per sottolineare la drammaticità della situazione. E troverebbe maggior risonanza sui giornali e alla televisione. Per questo pensavo di inviare qualche esponente del governo a parlare in Califor nia, intervenendo a comizi o dibattiti già in programma. » Tynan si sporse in avanti. a C'è solo una persona il cui interventa risulterebbe davvero efficace: lei, signor Presidente. Lei potrebbe con- vincere i cittadini della California e costringere i loro rappresentanti schierarsi a favore del 35° emendamento. » Wadsworth scosse la testa. a No, Vernon. Anzi, una mia intrusione potrebbe avere l'effetto opposto. Spetta ai californiani decidere; e, se io andassi a dire loro cosa fare, la prenderebbero come un~indebit2 interferenza federale nei loro affari. No, dobbiamo agire con maggi sottigliezza. Come le ho già accennato, sarei propenso a inviare Col Iins. In quanto ministro della Giustizia, un suo intervento sarebbe considerato piú obiettivo e ragionevole. » a Ummm... Collins... Non mi fido molto di quell'uomo. Non so se si~ abbastanza autorevole e del tutto convinto... » IL DOCUMENTO R a Esatto. Ma la sua debolezza può giovarci, in questo caso. Gli dà maggiore credibilità. Francamente, Vernon, non nutro seri dubbi sulla sua fedeltà. E senz'altro dalla nostra parte. Sia pure in tono dimesso, ha coscienza dell'autorità di cui è investito. » a Cos'ha in mente? Un cielo di eonferenze? » a No, avrebbe un'aria troppo propagandistiea. Bisogna eseogitare qualeosa di meno ovvio. » Schioccò le dita. a Se Collins dovesse tro- varsi in California per altri motivi, un suo intervento risulterebbe piú naturale... Un momento. » Chiamò la sua segretaria, che comparve all'istante. a Signorina Ledger, ieri le ho chiesto di controllare se vi fossero, in California, riunioni o congressi cui il ministro della Giustizia potrebbe eventualmente partecipare. » a E fortunato, signore. La settimana prossima è in programma a Los Angeles il convegno annuale dell'Ordine degli avvocati » Wadsworth si alzò in piedi, raggiante. a Perfetto. Chiami subito al telefono il presidente dell'Ordine - è un mio vecchio amico - e gli dica che gradirei moltissimo se invitasse a parlare il ministro della Giustizia alla seduta conclusiva del convegno. » a Non sarà facile » obiettò la signorina Ledger, pensierosa. a Per quel giorno, venerdi, è già in programma un intervento del presidente della Corte Suprema Maynard. » a Che differenza fa? » ribatté Wadsworth. a Avranno due ospiti d'onore anziché uno. Gli dica che lo ritengO un favore personale. » Dopo che la segretaria si fu allontanata, il Presidente rimase ancora in piedi. a Questa è fatta. Informerò Collins. Nel suo discorso potreb- be parlare del 35° emendamento in termini generali, come di una speranza per il nostro futuro, insistendo soprattutto sul ruolo storico che avrà la California nel ratificarlo. Immagino che fra il pubblico saranno presenti numerosi deputati. Poi Collins potrebbe magari dare un cocktail e fare un po' di propaganda in sordina... » Wadsworth diede una scorsa ad alcune carte che erano sulla sua scrivania. a Ah, sí, quasi dimenticavo. Un'altra cosa, Vernon. » Prese un promemoria che il suo assistente, McKnight, gli aveva fatto avere poco prima. a Una delle reti televisive nazionali manda in onda, ogni settimana, un dibattito sui fatti del giorno. E la responsabile di questo programma, una certa... » - sbirciò di nuovo il promemoria - a ...Mo- nica Evans ha telefonato a McKnight per informarlo che la settimana prossima intendono dedicare il dibattito al 3 5° emendamento. La tra- 138 smissione si intitola "Alla ricerca della verità" e si impernia su due ospiti di opposte tendenze, che esprimono le loro opinioni su un pro- blema controverso. La Evans vorrebbe che lei, Vernon, fosse il paladi- no del 35°. Il dibattito verrà registrato a Los Angeles, il giorno stesso in cui Chris parlerà al convegno degli avvocati. Potreste fare il viaggio insieme. Credo che sia molto importante, per noi, intervenire a questo programma. » a E chi parla per la parte avversa? » domandò Tynan. Il Presidente consultò il promemoria. a Tony Pierce. » Tynan saltò sulla sedia. a Mi scusi, signor Presidente, ma penso che sarebbe un grave errore se il capo dell'FBI accettasse un duello orato- rio con un suo ex subalterno, con uno che ha tradito il Bureau. Meglio mandarci Collins. Perché no? Si troverebbe già a Los Angeles e po- trebbe partecipare sia al convegno degli avvocati, sia al dibattito in televisione. E la persona adatta. » Wadsworth parve soddisfatto. a Buona idea. Dirò a McKnight di avvertire che Collins prenderà il suo posto. Bene, cosi Chris avrà modo di dare un grosso contributo alla causa. » Il Presidente tese la mano a Tynan, che si alzò in piedi per stringerla. a Grazie di tutto, Vernon. » Poi aggiunse con un sorriso: a California, arrivano i nostri! » E afferrò il telefono. NEL suo UFFICIO, col ricevitore incastrato fra l'orecchio e la spalla, Chris Collins prese nota delle istruzioni del Presidente. Sebbene di tanto in tanto assentisse con deferenza, non era affatto contento del- l'incarico che gli era stato affidato. Non che gli dispiacesse andare in California. Fra l'altro avrebbe avuto modo di rivedere il figlio Josh, diciannovenne, nato dal suo precedente matrimonio, e poi tanti vecchi amici. Ciò che non gli garbava era dover difendere il 3 5° emendamento davanti a milioni di telespettatori. E neppure gli sorrideva l'idea di parlare al convegno degli avvocati, dalla stessa tribuna del giudice Maynard - di cui ammirava molto le sentenze in fatto di diritti civili - per fare da portavoce del Presidente in favore di una legge sulla quale, in fin dei conti, nutriva dei dubbi. Dopo aver riappeso, stette per un po' a guardare fuori della finestra, pensierOsO. Poi si rimise al lavoro, immergendosi completamente nelle pratichc che aveva sulla scrivania. Quando rialzò la testa, si era già fatto buio. In quella suonò il telefono e la segretaria gli comunicò che c'era in 139 IL DOCUMENTO R linea un certo padre Dubinski, per una questione "della massima im- portanza". Lui riconobbe subito il nome e si fece passare la comunicazione. a Pronto? Sono Christopher Collins. » a Non SO se si ricorda di me » disse una voce che sembrava venire da molto distante. a Ci siamo incontrati la sera in cui mori il colonnello Baxter. » a Certo che mi ricordo, padre. Anzi, pensavo proprio di mettermi in contatto con lei. » a Ecco... avrei bisogno di vederla, signor ministro. Prima è, meglio è. Per una questione che penso le stia a cuore. Ma non posso parlarne per telefono. » Collins era incuriosito. a Possiamo incontrarci stasera stessa. Anzi, tra una mezz'ora. » a Molto bene. » Il sacerdote parve sollevato. a E troppo se le chiedo di venire da me? Sarebbe... be', piuttosto imbarazzante per me presen- tarmi al ministero. » a D'accordo, verrò io. Chiesa della Santissima Trinità, a George- town, vero? » a Si. L'attenderò in canonica, dove potremo parlare con tutta tran- quillità. » Fece una pausa, poi aggiunse: a L'ingresso principale della chiesa è sorvegliato. Ed è meglio per entrambi che la sua visita passi inosservata. Capirà quando le avrò spiegato di che si tratta. Allora fra una mezz'ora? » a Anche prima » disse Collins. Durante il tragitto, a bordo della Cadillac ministeriale, Collins si domandò perché mai padre Dubinski volesse vederlo, cosi in gran segreto. Il fatto, poi, che la chiesa fosse sorvegliata lo rendeva inquie- to. Sorvegliata da chi? E perché? L'intera faccenda era sconcertante. Fu quasi tentato di sottoporre quell'enigma ai due uomini seduti davanti. L'autista, Pagano, era un ex pugile che Collins aveva difeso con successo, tempo addietro, in una causa penale, a Oakland; e che poi si era portato sempre appresso. L'altro era la sua guardia del corpo personale, Mike Hogan. Entrambi erano degni della massima fiducia. Ma ormai erano arrivati. Si sporse in avanti e disse a Pagano: a Mi lasci qui all'angolo. Non voglio che qualcuno veda l'auto ». Non appe- na la Cadillac si accostò al marciapiede, scese in fretta e soggiunse: a Vada a parcheggiare a un paio di isolati da qui. La troverò ». 140 Quindi si allontanò, seguito da Hogan. a D'accordo, Mike, mi scorti pure fino alla canonica. Poi, perb, entrerò da solo. Lei resterà fuori di guardia, senza dare troppo nell'occhio. » Attraversarono la strada e percorsero un breve tratto. a Eccoci arri- vati » fece Collins, indicando la canonica, un edificio di mattoni rossi con modanature bianche. a La lascio qui. » Quando si awicinò alla porta, questa si apri prima ancora che lui bussasse. Riconobbe la voce che lo invitò a entrare: a Si accomodi, signor Collins ». Si trovb in un minuscolo atrio e strinse la mano a padre Dubinski, poi il sacerdote gli fece strada lungo un corridoio e aprí una porta. a Il nostro parlatorio » disse. a E ben isolato. » E l'invitò a sedere su un divano. a Nessuno mi ha visto arrivare » lo rassicurò Collins. a Chi è che sorveglia l'ingresso principale della chiesa? » a L'FBI. » a L'FBI? » ripeté lui, incredulo. a E perché mai? » a Glielo spiegherò. Si sieda. » Collins si sedette sul divano, accanto a un tavolino con una lampada. Padre Dubinski si accomodò a sua volta e venne subito al dunque. a Ho ricevuto una visita, stamani. Da un certo Harry Adcock, vicedi- rettore o qualcosa di simile dell'FBI. » a Si, è il braccio destro di Tynan. Che cosa voleva? » a Sapere ciò che mi ha confessato il colonnello Baxter in punto di morte. Riguardava - mi ha detto - una questione di sicurezza naziona- le. Avrei anche potuto credere alla sua buona fede, ma una cosa mi ha messo in sospetto. Quando ho rifiutato di riferirgli le ultime parole di Baxter, Adcock mi ha minacciato. » a L'ha minacciata? » gli fece eco Collins, sbigottito. a Si, ma prima vorrei domandarle una cosa che mi lascia perplesso. Come può aver saputo che il colonnello aveva effettivamente parlato con me, prima di spirare? » a Veramente sono stato io stesso a farne cenno a Tynan e a Adcock, di ritornO dal rito funebre. Pensavo che potessero illuminarmi circa i motivi per cui Baxter mi aveva mandato a chiamare. » Fece una pausa. a Tynan, dunque, ha spedito Adcock qui da lei per sapere che cosa le disse Baxter in punto di morte, eh? Incredibile! E in che modo l'ha minacciata? » Padre Dubinski fissò per qualche attimo il tappeto. a In modo aper- 141 IL DOCUMENTO R to e diretto: un ricatto in piena regola. Frugando nel mio passato, sono andati a ripescare un increscioso incidente avvenuto quand'ero parro- co a Trenton, in una chiesa dei quartieri poveri. A quel tempo, avevo avviato una campagna antidroga e, per fermare la mia crociata, qual- cuno nascose una piccola quantità di sostanze stupefacenti in canonica, quindi mi denunciò alla Polizia come spacciatore. Poteva essere la fine del mio sacerdozio. Per fortuna il vescovo riusci a convincere il capo della Polizia di Trenton a tenere un'udienza a porte chiuse e, in seguito alla mia testimonianza, venni prosciolto dall'accusa. Poiché i colpevoli non vennero mai scoperti, tutto si basa sulla mia parola. Quindi, se oggi il caso venisse riaperto, qualcuno potrebbe dubitare della mia innocenza. Non so come, questa storia è finita negli archivi dell'FBI, e Adcock se n'è servito per ricattarmi. » Collins era sbigottito. a Non riesco a crederei. » a Eppure è cosi. Adcock ha minacciato di divulgare la cosa, se non cedevo alla sua richiesta. Gli ho risposto che non avrei mai rivelato ciò che mi era stato detto in confessione dal colonnello Baxter. Ma sono molto sdegnato per l'uso di simili metodi da parte di un ente governa- tivo contro quegli stessi cittadini che dovrebbe proteggere. » a Questa storia mi sembra sempre piú incredibile. Cosa può aver spinto Tynan a giungere a tali estremi? » a Non lo so » mormorò padre Dubinski. a Pensavo che lei potesse aiutarmi. Per questo ho voluto vederla. Comunque ora ho deciso di rivelarle, almeno in parte, ciò che mi disse il colonnello Baxter. » Collins avverti un brivido e attese. a Ho riflettuto a lungo, quest'oggi » eominciò padre Dubinski. a Non potevo certo collaborare con Tynan o con Adcock, ma ho co- minciato a vedere sotto una luee diversa la riehiesta che lei mi fece al Bethesda. Ovviamente, il colonnello Baxter si fidava di lei. Al momen- to del trapasso, è di lei che ha chiesto. Quindi, buona parte di ciò ehe ha detto a me era diretta a lei, probabilmente Mi sono reso eonto ehe i miei doveri non sono soltanto spirituali ma anehe, in questo easo, temporali. E che forse, quella sera, io ero un semplice intermediario fra il colonnello e lei. Per questo ho deciso di parlarle. » Il cuore di Collins accelerò improwisamente i battiti. a Le sono molto grato, padre. » a In punto di morte, il colonnello Baxter si riconciliò con Dio. Ter- minata la confessione dei suoi peccati, fece un ulteriore sforzo per concentrarsi su una questione terrena che ancora lo angustiava. Le sue parole, esalate quasi con l'ultimo respiro furono... » - il saeerdote si frugò nelle tasche della tonaca e tirò fuori un foglietto - a ...Me le sono annotate subito dopo la visita di Adcock, non appena mi sono reso eonto che dovevano essere indirizzate a lei. Ecco qua: "Si, ho peccato, padre... e il mio peccato piú grave... devo parlarne... ormai non posso- no farmi piú nulla... sono libero... non devo piú avere paura... riguarda il 35°..." a Poi seguirono dei suoni inarticolati e infine riuscii a cogliere le seguenti parole: "Il documento R... pericolo... deve essere denunciato a tutti i costi... il documento R è..." A questo punto perse conoscenza, poi si riprese un po', ma era molto difficile afferrare ciò che stava eercando di dirmi. Ho capito soltanto: "Io l'ho visto... uno scherzo... eontrollare..." E un attimo dopo era morto. » ,1 Collins si senti agghiaeeiare. Era eonfuso e turbato. a Il doeumento R? E di questo ehe ha parlato? » a Si, l'ha nominato due volte. Chiaramente voleva aggiungere del- I 'altro, ma non e'è riuscito. » « Ha idea di che si tratti? » a Speravo che lo sapesse lei. » a Non ne ho mai sentito parlare, prima d'ora. » Poi rifletté sulle - ultime parole di Baxter. a Cosi le ha detto di aver peccato, lasciandosi c oinvolgere in questa faccenda. Ma di esservi stato costretto. Questo misterioso documento sarebbe, comunque, in relazione con il 35° emendamento. E rappresenterebbe... un pericolo che deve essere de- nunciato. Mi aveva mandato a chiamare per dirmi questo. » - « La sua eredità ai vivi, il desiderio di riparare un torto. » a La sua eredità a me, suo suceessore al ministero » disse Collins, quasi fra sé. a Ma perché non si è rivolto al Presidente? Oppure a Tynan? O magari a sua moglie? Perché proprio a me? » « Perché forse si fidava piú di lei che del Presidente o di Tynan. Magari pensava ehe lei avrebbe eapito, e sua moglie inveee no. » « Ma io non eapisco » ribatté Collins, disperato. « Il documento R... eosa può essere? » Padre Dubinski si alzò. « Cerchi di scoprirlo al piú presto. » Conse- gnò al ministro il foglietto su cui aveva annotato le ultime parole di BaxteT. a Ora sa tutto ciò che il colonnello è stato in grado di dirmi, prima di morire. Sono parole indirizzate a lei. Il resto è nelle sue mani. Si tratta di un compito pericoloso. Pregherò per la sua incolumità, e per la sua riuscita. » IL DOCUMENTO R L'INDOMANI, Collins si svegliò di buon'ora. Il documento R era un chiodo fisso nella sua mente: come trovarlo? Decise di non dire niente a Karen, riguardo a padre Dubinski, per non darle altre preoccupazioni. Piú tardi, in ufficio, seguitò a rimuginare sulla questione. Quando la segretaria gli portò la solita tazza di tè, aveva preso una decisione. a Marion... L'archivio del colonnello Baxter, dove si trova? » a La maggior parte delle pratiche ministeriali sono custodite nel mio ufficio, ma le carte personali, tipo la corrispondenza privata e altro, le teneva in un armadietto blindato a prova di incendio nel suo salottino riservato. » a E c'è ancora? » a Oh, no. Dopo il suo ricovero in ospedale, quel mobile venne tra- sferito in casa sua, a Georgetown. » a Quindi ora si trova là. » a Si. Potrei telefonare alla signora Baxter... » Ma certo! Era proprio la prima persona da interpellare, riguardo al documento R! a Si, le telefoni e le chieda se posso passare da lei, questo pomerig- gio. » Mentre Marion stava per uscire, soggiunse in tono casuale: a A proposito, stavo cercando un fascicolo chiamato documento R. Le dice niente? » a No, non mi pare. » a Si tratta di un memorandum o qualcosa del genere, relativo al 35° emendamento. Vuole dare un'occhiata nel suo archivio? » a Subito. » Bevendo il SUO tè, Collins sbrigò rapidamente alcune pratiche. Poco prima di mezzogiorno la segretaria venne a riferirgli ehe, nell'arehivio generale, non v'era aleuna traccia di un fascicolo denominato docu- mento R. Poi lo informò che gli aveva fissato un appuntamento con la signora Baxter per le due. Dopo pranzo, Chris Collins era pronto a iniziare la sua inchiesta privata sul misterioso documento R. Si recò, accompagnato da Hogan, a Georgetown. L'auto, guidata da Pagano, si fermò davanti alla casa bianca che risaliva al secolo seorso, a lui ben nota. Suonò il campanello e venne fatto entrare. a Awerto subito la signora » disse la cameriera. a Perché non si accomoda nel patio, intanto? E una cosi bella giornata. » Collins usci nel cortiletto lastricato, si sedette su una poltroncina di ferro battuto e si accese una sigaretta. a Salve, signor Collins... » Si volse e vide Rick Baxter, il nipote dodicenne del defunto colon- nello, che, in ginocehio sulle pietre del seleiato, stava traffieando eon un pieeolo registratore a eassette. a Ciao, Riek. Come mai non sei a seuola? » a L'autista si è ammalato. E eosi la nonna mi ha laseiato restare a easa. » a I tuoi genitori sono sempre in Afriea? » a Si. Non sono potuti venire neanehe per il funerale del nonno. Torneranno fra un mese. » a Cos'ha che non funziona, quell'aggeggio? » a Non lo so, non cammina. Sto cercando di aggiustarlo perehé stase- ra vorrei registrare un programma alla televisione: la storia del fumet- to in America. » a Da' un po' qua, forse posso aiutarti. » Riek gli porse il registratore. Era un ragazzo dall'aria sveglia, molto maturo per la sua età. Aveva i capelli castani e il classico apparecchio per raddrizzare i denti. Collins controllò i tasti, poi apri il coperchio, individuò subito il guasto e, riparatolo in un batter d'occhio, provò ad accendere il regi- stratore. Funzionava. a Grazie! » esclamò Rick. a Ora potrò registrare quel programma. il mio hobby preferito, sa? Dovrebbe vedere la mia raccolta di eassette... Oh, salve, nonna. » ~- Collins andò incontro ad Hannah Baxter e la salutò affettuosamen- te. Era una donna anziana ormai, piccola e grassoccia, ma dalla pelle '~- del viso fresca e rosea e dai tratti giovanili. « Sono davvero addolorato... » fece lui. ~: a Grazie, Christopher. Ma da una parte è meglio ehe sia finita. Non ne potevo piú di vederlo soffrire. Non ha idea di quanto mi manehi. Ma ~uesta è la vita, e bisogna affrontarla. » Poi si volse al nipotino: ~< Adesso torna in easa, Rick, e laseiaci soli » Quando si fu allontanato, Hannah si mise a parlare con nostalgia del defunto marito. La voce le venne meno. a Basta coi ricordi... » disse con un sospiro. a Come va col lavoro? » a Non è affatto facile. Ora mi rendo conto di tutte le difficoltà che il colonnello doveva superare. » a Oh, Noah diceva sempre che quell'ufficio poggia sulle sabbie mo- bili. Come ti muovi, affondi. Ma se c'è qualcuno che può cavarsela questi è lei, Christopher. Noah nutriva la massima fiducia nei suoi confronti. » a E per questo che mi mandò a chiamare, l'ultima sera? » « Certo. » « E che cosa le disse di preciso? » « Quando riprese conoscenza era molto debole. Mi sussurrò con un filo di voce: "Fa' venire qui Collins. E urgente. Devo parlargli". Que- ste furono piú o meno le sue parole. » « E non le disse perché voleva vedermi? » « No, con me non discuteva mai del suo lavoro. Ma sono certa che si trattasse di una questione riguardante il ministero. » « Ah, se fossi arrivato in tempo! Avrebbe potuto chiarirmi tante cose. Per esempio, ci sono degli incartamenti che in ufficio non riesco a trovare. La segretaria mi ha detto che lo schedario con l'archivio per- sonale del colonnello è stato portato qui in casa sua, dopo il ricovero. E vero? » « Si. Lo feci sistemare nello studio. » « Posso dare un'occhiata alle carte che contiene? » « Mi dispiace, ma dopo la morte di Noah, quell'armadietto venne prelevato da Vernon Tynan. Per controllare, mi disse, se ci fossero dei documenti riservati riguardanti segreti di Stato. » Strano, pensò Collins. Che cosa cercava, Tynan, fra le carte persona- li di Baxter? « Ecco, Hannah, il fascicolo che mi interessa ha a che fare con il 35° emendamento. Suo marito non le ha mai accennato a un certo docu- mento R? » Lei scosse il capo. « No, che io ricordi. » Deluso, Collins soggiunse: « C'è qualcuno... qualche amico... cor~ cui potrebbe essersi confidato? » « Noah non aveva molti amici. Era un uomo estremamente riserva- to. Forse l'unico che potrebbe considerarsi tale era Donald Raden- baugh. » Si interruppe, immersa nei propri pensieri. « Si, lui e Noah erano amici... un tempo. Poi Radenbaugh fu condannato per estorsio- 146 IL DOCUMENTO R ne e rinchiuso nel penitenziario di Lewisburg. E da allora, naturalmen- te, Noah non poté piú vederlo. Data la posizione di mio marito, sareb- be stato imbarazzante recarsi a far visita a un carcerato. Dovette tron- care ogni rapporto, ma non cessò mai di credere nell'innocenza di Radenbaugh. Lo riteneva vittima di un errore giudiziario. » « Donald Radenbaugh... Si, ricordo questo nome. Fu coinvolto in uno scandalo finanziario, se non sbaglio. » « Esatto. Era un avvocato ed esercitava qui a Washington. Poi, sotto il precedente governo, divenne consigliere presidenziale. Lo accusaro- no di aver estorto un milione di dollari a grosse società appaltatriei di opere pubbliche. In effetti, quel denaro proveniva da illeciti contributi alla campagna elettorale. Lui non aveva mai cercato di spillare quattri- ni a chicchessia. Quando l'FBI riusci a incastrare un certo Hyland, questi, per scagionarsi, accusò Radenbaugh. Disse che Donald era andato a Miami per consegnare il milione di dollari a un terzo eompli- ee. La Polizia rintraeeiò infatti Radenbaugh a Miami, ma non aveva il denaro eon sé. E giurò di non averlo mai avuto. Tuttavia al proeesso, grazie soprattutto alle aeeuse di Hyland, fu rieonosciuto colpevole di estorsione. » « Si, adesso rammento. E si prese una dura condanna, vero? » « Quindici anni. Mio marito ha sempre sostenuto che Radenbaugh era stato usato come capro espiatorio dai collaboratori del Presidente, per coprire le malefatte del governo. Sperava di fargli ottenere la libertà vigilata, dopo che avesse scontato cinque anni di reclusione, ma ora Noah non c'è piú. Comunque, Radenbaugh è l'unica persona che potrebbe aiutarla, per quanto io sappia. Voglio dire che forse mio marito ha parlato con Donald di questo documento che lei sta cerean- do. Spesso, infatti, gli chiedeva consiglio su questioni legali particolar- mente difficili. » Fece una pausa. « Potrebbe recarsi al penitenziario di Lewisburg in veste ufficiale, avere un colloquio con Radenbaugh e dirgli che intende aiutarlo come Noah voleva fare. Può darsi che lui le fornisca l'informazione di cui ha bisogno. Gli scriverò, se vuole, per dirgli che di lei si può fidare. » « Oh, magari! » esclamò Collins. « E i~aturalmente cercherò in tutti i modi di aiutarlo. » « Bene, allora. Avevo già intenzione di scrivergli due righe, per farmi viva. Non credo che riceva molta posta... Tranne che dalla figlia, Susie, che ora abita a Filadelfia. Gli dirò che passerà a trovarlo in prigione. Ha idea di quando potrebbe andare a Lewisburg? » 148 « Tra una settimana eirea. Prima devo reearmi in California. Grazie, Hannah, forse mi ha messo su una buona pista. Se Karen e io possiamo fare qualeosa per lei, non esiti a telefonarei. » Quando USCi, Si sentiva molto meglio. Radenbaugh poteva fornirgli qualche indizio. Adesso, però, bisognava affrontare Vernon Tynan sul mistero del documento R. A quel pensiero si rannuvolò. Dopo il collo- quio con padre Dubinski, i suoi sospetti non facevano che aumentare, sul conto di Tynan. Tuttavia non poteva rimandare. Andò da lui il giorno dopo, alla sede dell'FBI. Fu ricevuto nella sala delle riunioni al sesto piano dell'edificio, e il direttore insistette perché si sedesse al posto d'onore, a capo del lungo tavolo consiliare, mentre lui si accomodava alla sua destra. « Bene, Chris, che cosa posso fare per lei? » « Le rubo soltanto un minuto » rispose Collins. « Sto preparando il discorso che pronuncerò a Los Angeles e ho intenzione di includervi i dati statistici sulla eriminalità da lei forniti ieri. » Diede una seorsa al foglio ehe aveva in mano. « Devo dire ehe l'aumento dei delitti è piú mareato in California ehe altrove. E sieuro ehe questi dati siano esatti? » « Degni della massima fede, eome i funzionari di polizia ehe li han- no inoltrati. Lei non farà ehe eitare le eifre ehe loro stessi hanno tra- smesso. » « Volevo appunto essere eerto di non sbagliare. » « Stia tranquillo. E quei dati le serviranno per introdurre il diseorso sul 35° emendamerlto. » « Si, eerto » annui Collins. « Ma non vorrei strafare. A dire la verità, non ho aneora avuto tempo di studiare a fondo questo disegno di legge, da quando sono ministro. » « Oh, se l'è eavata benissimo, durante il dibattito al Congresso » lo rassieurò Tynan. « Ne sa quanto basta. » « Ma... » - Collins esitò - « ...forse nan so tutto. » Il eapo dell'FBI tradi un'ombra di disagio. « E ehe altro e'è da sapere? » ; Il momento era venuto e Collins si buttò allo sbaraglio. « C'è qual- eosa.. una sorta di supplemento... ehiamato doeumento R. Cos'ha a ehe fare eol 35°? » Lo sguardo di Tynan restò impassibile. « Come ha detto? » « Il doeumento R. Pensavo ehe lei potesse darmi dei ragguagli in meritO, in modo da essere preparato a tutto. » IL DOCUMENTO R « Non so neppure di che parla, Chris. A cosa allude? » « Non lo so. Stavo riordinando alcune vecchie carte di Noah Baxter e vi ho trovato una nota nella quale si diceva di controllare questo documento R in relazione al 35°, o qualcosa del genere. » « Ce l'ha ancora, questo appunto? Vederlo potrebbe rinfrescarmi la memoria. » « No, è finito nel cestino, insieme ad altre vecchie carte del colonnel- lo. Ma m'è rimasto impresso... e ho voluto parlargliene. » « Può darsi si trattasse di una diversa sigla usata da Noah per indica- re il 35° emendamento. Non riesco a immaginare nient'altro » disse Tynan. « Comunque stia tranquillo, lei dispone di tutte le informazioni di cui può avere bisogno, per un dibattito. Faccia la sua parte, noi faremo la nostra, e vedrà che l'emendamento verrà ratificato. Abbia- mo puntato tutto sulla California e... Chris, non possiamo permetterci di perdere l'intera posta. » « Sono d'accordo » convenne Collins, rimettendo via le sue carte. « Be', credo che non mi manchi altro. » Mentre si avviava verso l'ascensore, fece il punto sul colloquio che aveva appena avuto con Tynan. Il capo dell'FBI non aveva dato il minimo segno di essere al corrente di un pericoloso documento desi- gnato dalla lettera "R". ln California, forse, avrebbe scoperto qualco- sa di piú. E poi restava Donald Radenbaugh, nel carcere di Lewisburg; e da lui Collins avrebbe potuto sapere parecchie cose su Tynan e sul documento R. Noah Baxter non l'avrebbe certo cacciato in quell'oscu- ro labirinto, se non vi fosse stata una via d'uscita. Si augurava di trovarla, al piú presto. CuPo in volto, Tynan era in piedi al centro del suo ufficio, in atte- sa del suo vice. Quando Adcock entrò, lo trovò che fissava il tappeto con aria assente. Poi, senza alzare la testa, il capo disse: « E appena Uscito ». « Cosa voleva? » Tynan sbuffò. « Ha cercato di giocare d'astuzia con me. Ha detto di essere venuto per avere dei ragguagli sul discorso che deve tenere a Los Angeles... » « E invece? » « Invece voleva sapere se avevo mai sentito nominare un certo do- cumento R. » « E come diavolo ne è venuto a conoscenza? » « Da un promemoria di Baxter, ha detto. » Tynan sbuffò di nuovo. « Ma mentiva. » Incontrò lo sguardo di Adcock. « E un gran ficcanaso, quel Collins. Pensavo fosse uno di quegli intellettuali da strapazzo, praticamente inoffensivi. Inoltre credevo che essendo un pupillo di Baxter, stesse al gioco di scuderia. Ma non ne sono piú tanto convinto. Ho idea che stia cercando rogne e che s'illuda di poter fare il furbo con Vernon Tynan. » Tornato a sedersi alla scrivania, soggiunse: « Sai, Harry, questo pa- lazzo è il monumento a Edgar Hoover. E io voglio che il mio monu- mento sia il 35° emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti. De- sidero essere ricordato per questo, se non per altro ». « E lo sarà, capo » asseri Adcock con fervore. « Bene, voglio che anche Collins se lo metta bene in testa. Meglio tenerlo d'occhio, d'ora in poi. Specialmente in California. » DUE GIORNI prima di partire, Collins telefonò a suo figlio Josh, stu- dente a Berkeley. Non lo vedeva da otto mesi. La loro conversa- zione si svolse secondo il solito rituale. « E allora, Josh, come va? Sei sempre appassionato di scienze politi- che? » « Certo! Peccato solo che le rendano cosi noiose! Troppi compiti a casa. E poi ho un sacco di altre attività. » « Hai visto tua madre, di recente? » Per Collins, la prima moglie Helen era solo la madre di Josh. Il suo amore per Karen era qualcosa di molto diverso. Con lei esisteva uno scambio totale e reciproco che non c'era mai stato con Helen. « Sono andato a trovarla a Santa Barbara per il suo compleanno. Sta bene. » « E il marito? » « Credo che vadano d'accordo. Io, però, non ho niente in comune con un ex campione di tennis, per giunta afflitto dall'artrite. Il peggio è che si ostina a chiamarmi "figliolo". » Collins non poté fare a meno di ridere. Josh gli somigliava molto: alto piú di un metro e ottanta, dinoccolato e con il viso sottile. Anche lui si mise a ridere. Poi chiese di Karen, che aveva visto solo un paio di 150 151 volte. Il padre gli disse che, fra cinque mesi, avrebbe avuto un fratelli- no o una sorellina. Con suo grande sollievo, Josh ne fu tutto contento e si profuse in felicitazioni. « Quand'è che vi si vede? » « Io e te potremmo incontrarci fra un paio di giorni, se sei libero. E appunto per questo che t~ho chiamato. Sarò a San Francisco giovedi. Karen non se la sente di venire. » E gli parlò dei suoi impegni in California. Dopo un breve silenzio, Josh domandò: « Ci infili anche il 35°, in quel tuo discorso, pa'? » Collins esitO, presentendo aria di tempesta. « Si. Ha i suoi lati positi- vi, quella legge. » « Io non ce ne vedo neanche uno » ribatté Josh. « Sarò sincero con te. Ho aderito al movimento di Tony Pierce e lavoro nel Comitato per la difesa della Carta dei Diritti. Siamo pronti a dare battaglia, in Cali- fomia. I fautori del 35° sostengono che il prowedimento sarà invocato soltanto in caso di grave emergenza interna, ma la gente che c'è dietro quella legge - non dico te, alludo a Tynan e alla sua cricca - intende farne uso per i propri fini, una volta che sarà ratificata. Non voglio discuterne adessO, per telefono, ma sono sicuro che il Comitato può dimostrartelo » « Dimostrare cosa? » « Te lo farò vedere, papà. Ti condurrò là. Devi vedere con i tuoi occhi, per credere Senti, incontriamoci all'aeroporto di Sacramento, giovedi, prima che tu vada a Los Angeles. Voglio portarti in un posto chiamato Newell. » « Be'... farò il possibile. » Poiché era un padre, oltre che un ministro, Collins ritoccò i suoi programmi e cosi il giovedi arrivò a Sacramento, poco prima di mezzo- giorno. Josh - pulito, abbronzato, con la barba ben curata - stava aspettandolo all~aeroporto. Si abbracciarono, poi salirono a bordo di una Mercury con autista presa a noleggio. Con loro c'era anche Hogan, la guardia del corpo. Josh non volle dirgli dove intendeva portarlo e, dopo ore di viaggio, Collins domandò: « Allora, siamo arrivati? » Il figlio si sporse in avanti, sbirciando oltre il parabrezza. « Si, ci siamo quasi. » Collins guardò il panorama fuori del finestrino: era una delle zone piú desolate d~America. Da un'ora circa non si vedevano altro che 1 52 campi abbandonati, terreni riarsi, depositi alcalini. E, adesso, stavano attraversando un paesaggio addirittura lunare, solcato da antiche cola- te laviche, senza alcun segno di vita. D'un tratto scorsero alcune persone raccolte davanti a uno spaccio, altre presso una pompa di benzina. Un'insegna corrosa dalle intempe- rie recava la scritta: NEWELL. Josh indicò all'autista dove fermarsi. Collins era senza parole. « Ma dove siamo? » « In una zona chiamata Tule Lake » rispose Josh. « Qui c'era uno dei campi di concentramento allestiti nel 1942 - dopo Pearl Harbor- per ordine del presidente Roosevelt. Vi furono internati milleottocen- to nippo-americani, quantunque fossero, per la maggior parte, cittadi- ni statunitensi. » « Questa macchia nella nostra storia recente non piace neanche a me » affermò Collins. « Ma che c'entra col 35°? » « Potrai constatarlo tu stesso » disse Josh, scendendo dall'auto. Il padre lo segui, guardandosi intorno. Tirava un vento secco, caldo. Si trovavano nei pressi di una recinzione di rete metallica, oltre la quale si scorgevano - in distanza - diversi edifici in muratura, capannoni e baracche. « Qui, dunque, sul fondo di un lago asciutto, sorgeva uno dei campi di concentramento piú duri costruiti durante la guerra. E oggi... Ma prima guarda queste. » Da una busta estrasse sei o sette fotografie e le porse al padre. « Istantanee di questa stessa zona, scattate circa un anno fa. Che cosa vedi? » Collins le esaminò. Recinti sfasciati, con grovigli arrugginiti di filo spinato, baracche semidistrutte, i resti di una torre di guardia in ro- vina... « Niente, qui non c'è niente da vedere » borbottò, restituendo le fotografie. « Appunto » disse Josh. Quindi indicò la scena che avevano davanti. « Ora, invece, a un anno di distanza, che cosa vedi? Una recinzione nuova di zecca, su solide fondamenta di cemento armato e con fili ad alta tensione; una torre di guardia con i suoi bravi riflettori; tre recen- tissimi edifici in muratura e altri quattro in costruzione. Che cosa ne deduci? » « Che ci sono dei lavori in corso. » « Già... Ma per costruire cosa? Te lo dico io. Si tratta di un progetto segretissimo del governo: un nuovo campo di concentramento, allesti- to per coloro che saranno arrestati quando entrerà in vigore il 35° emendamento. » Collins, colto alla sprovvista, si irritò. « Via, Josh, non t'aspetterai che ci creda! Chi ti ha messo in mente un'idea simile? » Il giovane strinse le labbra. « Abbiamo le nostre fonti di informazio- ne. Tutti questi fabbricati sono nuovi e chiaramente adibiti a prigione o a campo di concentramento. Se cosi non fosse, perché avrebbero rico- struito la torre di guardia? » « Per ragioni di sicurezza. Centinaia di installazioni militari hanno torri di vedetta. » Collins vide un uomo in uniforme awicinarsi al reticolato. « Aspetta qui » aggiunse in tono deciso. « Ti dimostrerò che sbagli. » Si diresse verso la recinzione e domandò all'uomo in divisa: « Lei è di guardia qui? » « Esatto. » « Si tratta di una proprietà privata o governativa? » « E del governo federale. Posso esserle utile, signore? » « Vorrei dare un'occhiata... » Collins fu tentato di esibire le sue credenziali, ma ci ripensò. « Sono un funzionario del ministero della Giustizia, a Washington. » « Mi dispiace, I'accesso è vietato. Per entrare ci vuole un permesso del Pentagono o della Marina militare. » « La Marina, ha detto? » « Sí, non è un segreto » ribadi la sentinella. « Queste installazioni fanno parte del cosiddetto progetto Sanguine. Si tratta di una base di telecomunicazioni della Marina, per i collegamenti radio a bassissima frequenza con i sottomarini in immersione. Ne hanno parlato tutti i giornali. Torni col lasciapassare e saremo lietissimi di mostrarle gli impianti. » Sentendosi sciocco, Collins tornò da suo figlio, che era rimasto ac- canto all'auto, e gli riferi pari pari ciò che gli aveva detto la guardia. « Questo è quanto. Puoi dire a Pierce e ai tuoi amici che si tratta di una semplice base della nostra Marina, e nient'altro. » Ma Josh, ostinato, non si arrese. « Perché, allora, tutte quelle barac- cheNon certo per alloggiare il personale. E poi perché il recinto ad alta tensione? Tu non vuoi ammettere la realtà. Il Presidente e l'FBI stanno prendendoti in giro. » Collins si volse per risalire in auto. « Forse è te che prendono in giro. Vieni, torniamo verso la civiltà. » IL DOCUMENTO R Durante il lungo viaggio di ritorno, restarono in silenzio. Solo all'ae- roporto di Sacramento, al momento di lasciarsi - diretti l'uno a Los Angeles e l'altro a Berkeley - Collins sorrise al figlio e gli mise un braccio intorno alle spalle. « Senti, non mi dispiace affatto che tu sia un attivista. Anzi, sono contento che partecipi alla vita sociale. Però biso- gna avere delle prove, prima di muovere accuse. » « Sono certo di quello che dico, papà! » La testardaggine del ragazzo era dawero esasperante, e Collins do- vette fare uno sforzo per non perdere le staffe. « Va bene. E se io ti dimostrassi che quella è una legittima installazione militare? Questo ti convincerebbe? » Per la prima volta, Josh sorrise. « D'accordo. Tu dimostramelo, pa- pà, e io ammetterò di aver avuto torto. » « Te lo prometto. Adesso ti saluto, se no perdo l'aereo. Stasera devo incontrare un deputato regionale che la pensa come te. Ma anche lui dovrà darmi le prove di ciò che afferma. » A Los ANGELES, Collins prese alloggio in un bungalow del Beverly Hills Hotel: tre stanze con ingresso indipendente, nel giardino dell'al- bergo. Si lavò, si cambiò in fretta e usci per recarsi all'appuntamento con Olin Keefe. Quando arrivò da lui al Wilshire Hotel, verso le dieci, trovò il depu- tato in compagnia di altri due signori. « Spero che non le dispiaccia » disse Keefe, stringendogli calorosa- mente la mano, « se mi sono preso la libertà di invitare due colleghi. Ma, mi sono detto, meglio approfittare della fortuna di averla qui. Cosí potrà raccogliere un maggior numero di testimonianze. » « Ne sono contentissimo » fece Collins, nascondendo però un certo disagio. « Questi è il deputato Yurkovich. » Era un uomo ancor giovane, dai folti baffi rossicci e dall'aria estremamente seria. Collins gli strinse la « E questi è il deputato Tobias, un veterano della nostra assemblea regionale » Tobias aveva occhi sporgenti e una prominente pancetta. « Si accomodi su quella poltrona » lo invitò Olin Keefe. « Immagino . che sarà stanco del viaggio, quindi cercheremo di non portarle via t troppO tempo. Anzi, veniamo subito al sodo. » « Si, meglio » disse Collins. 1Quando tutti si furono seduti, Keefe prese la parola: « Il nostro 155 IL DOCUMENTO R comune amico, il senatore Paul Hilliard, I'ha già messa al corrente, se non sbaglio ». « Si. E mi ha consigliato di parlare con lei a proposito di alcune strane discrepanze nei dati statistici sulla criminalità in California. Di- co bene? » « Esatto. Noi tre - come pure altri deputati che però hanno paura di parlare - siamo molto preoccupati per i metodi usati dal suo ministero al fine di assicurare la ratifica del 35° emendamento. » « Io non ho fatto nulla per influenzare il voto qui da voi. Le do la mia parola. » « Allora è stato qualcun altro » interloqui Tobias. « Qualcuno del suo ministero sta cercando di mettere paura ai rappresentanti della California per indurli a ratificare il 35°. » Collins si accigliò. « Vuole essere piú preeiso? » « Stiamo parlando del rapporto sulla eriminalità in questo stato » preeisò Olin Keefe. « Io ho personalmente interrogato quattordiei eommissari di polizia. Piú della metà di eostoro mi hanno detto ehe le cifre da essi inviate all'FBI non corrispondono a quelle pubblicate dal ministero della Giustizia. Strada facendo, i dati sono stati distorti, esagerati. Falsificati addirittura. » « E un'accusa grave » disse Collins. « Ha delle dichiarazioni scritte da parte di questi eommissari? » « No » rispose Olin Keefe. « Non si azzardano a tanto. Non possono mettersi apertamente in conflitto eon l'FBI. Con me si sono sfogati soltanto perehé quelle eifre, eosi truceate, li fanno passare per dei buoni a nulla. Lei ei ha dato la sua parola ehe, eon questa faeeenda, non e'entra nulla. Aeeetti, a sua volta, la nostra parola riguardo alle tattiehe disoneste usate dall'FBI. Ho tentato di avere delle denunee seritte, ma invano. » « Forse io ei riuseira. Può darsi ehe a me, in quanto ministro della Giustizia, siano disposti a rilaseiare delle diehiarazioni seritte. Ha i nomi? » « Ecco la lista. » Keefe strappò dei fogli da un taceuino e glieli consegnò. « Quelli che non hanno voluto aprire bocca sono caneellati, gli altri otto hanno parlato. Qui troverà i loro indirizzi e relativi numeri di telefono. Spero che abbia maggiore fortuna. » Collins si mise in tasca quei foglietti. Olin Keefe seguitò: « Fatto sta che c'è qualcuno, nell'ambito del suo ministero, deciso a farci ingoiare il 35° a ogni costo. Giocare con le statistiche è il meno, signor ministro. Stanno pure giocando con la nostra vita ». Collins sobbalzò. « Cosa intende dire? » « Intendo dire che la Polizia federale sta manovrando per intimidire alcuni deputati con l'arma del ricatto. » - Rieatto ! Collins ricordò che anche padre Dubinski aveva usato quel- la parola. « Quest'arma » prosegui Keefe, « viene usata soprattutto nei eon- fronti di quanti non hanno aneora preso posizione sul 35°, e nel eui ~passato c'è qualeosa che essi non gradirebbero far sapere al pubblico. I miei colleghi, Yurkovich e Tobias, sono pronti a esporle il loro easo personale, anehe se non se la sentono di denuneiare pubblieamente .` I'FBI. Dapprima, anzi, temevano ehe lei faeesse parte del eomplotto. ` Ma Hilliard mi ha rassieurato sul suo eonto, e io ho potuto eonvineerli ~r ehe lei è un galantuomo degno di fiducia e che, forse, neanehe sa quanto avviene alle sue spalle. » Una pausa. « Spero che questo giudi- Z10 SU di lei sia esatto. » Collins prese una sigaretta e se la portò alle labbra. Che le dita gli tremassero non lo stupi. « Grazie per la stima di galantuomo. Credo di meritarla. Ma che cosa awerrebbe alle mie spalle? » Parlò Yurkovich. « Le esporrò il mio easo. Fino a otto anni fa, signor Collins, io ero un alcolizzato. Alla fine mi sottoposi a un'energiea cura in una climca specializzata e guarii. Da allora sono astemio e, dei miei traseorsi di ubriaeone, nessuno sa niente, tranne i parenti piú stretti. Una settimana fa, due agenti federali - I'uno a nome Parkhill, I'altro Naughton - sono venuti da me e mi hanno detto ehe avevano bisogno del mio aiuto per una difficile indagine... Indagini del genere, mi spie- garono, sarebbero state molto piú faeili, una volta approvato il 35°, ma per il momento dovevano andare con i piedi di piombo. In breve, eercavano informazioni su una certa eliniea, sospettata di traffieo ille- gale di droga, dove tempo addietro - a quel ehe risultava loro - un deputato della California era stato rieoverato per einque mesi. Vole- vano sapere da me qualeosa sui proprietari della eliniea. » Yurkovieh seosse la testa con aria di ineredulità. « Diabolieo il modo in eui mi hanno fatto capire che erano al eorrente del mio segreto. Io ne fui nauseato. » Anehe Collins provò un aeuto senso di nausea. « E lei ehe eosa ha replieato? » .« Che potevo dire? Gli riferii eiò ehe avevo visto e udito durante la 156 : 157 IL DOCUMENTO R mia degenza. A;la fine, uno dei due uomini insinuò: "Pua darsi che venga chiamato a testimoniare in tribunale". Feci loro notare che que- sto non mi sarebbe stato possibile. E l'agente: "Allora dovrebbe parla- re con il nostro direttore. Forse riuscirete a mettervi d'accordo". E se n'andarono. Il messaggio era chiaro: "Vota a favore del 35° e del tuo ricovero in quella clinica nessuno saprà nulla". » « Che intende fare? » domandò Collins. « Ho lottato molto per arrivare dove sono » disse Yurkovich sempli- cemente. « Voterò per il 35°. Non posso correre rischi. » « E neanche io » intervenne il deputato Tobias. « E accaduta anche a lei la stessa cosa? » « Piú o meno. Soltanto che non sono venuti da me. Sono andati... Be' io ho un'amica, e sono andati da lei. Sa, sono un uomo felicemente sposato, sebbene dietro la facciata il mio matrimonio non esista piú da tempo. Solo che mia moglie e io, per il bene dei figli, abbiamo preferito salvare le apparenze, anche per non danneggiare la mia carriera politi-. ca. Da anni ho una relazione con un'altra donna, e nessuno ne sapeva nulla. Cosi almeno credevo, finché, la settimana scorsa, due agenti federali non si sono presentati a casa della mia amica. Uno degli agenti si chiamava Lindenmeyer. Per un po' parlarono del piú e del meno, persino del 3 5° emendamento - del tutto a caso, naturalmente - e alla fine arrivarono al dunque. Dissero che stavano indagando su un certo deputato, membro di una commissione che si occupa di appalti, della quale anch'io facevo parte. E le domandarono se avessi mai parlato con lei di contratti governativi e roba del genere. La mia amica tentò di convincerli che non mi conosceva bene. Ma quelli la sapevano lunga. Erano addirittura al corrente in quali giorni io andavo a trovarla e da quanti anni. Prima di andarsene le dissero che, "se fosse stato necessa- rio", I'avrebbero chiamata a testimoniare. » Collins emise un profondo sospiro. « Stento a crederlo. » « Io invece ci credo » disse Tobias. « Quindi voterò a favore del 3 5°, per quanto lo disprezzi. Proclamerò a voce alta il mio "si" al momento dell'appello nominale. Ora sa tutto, signor Collins. » Il ministro degluti. « E accaduto anche ad altri deputati? » « Non lo so » rispose Tobias. « Non sono cose di cui si parla tanto volentieri. Tutti abbiamo una vita privata... » « Può fare niente, lei? » domandò Olin Keefe. Collins si alza. « Non ne sono sicuro. Anche in questo caso, manca- no delle prove concrete. Può darsi che quelle visite rientrassero nel- I'ambito di legittime indagini. O che avessero soltanto lo scopo di estorcere del denaro. » « E come pensa di appurare la verità? » insistette Olin Keefe. « Investigando sugli investigatori » gli rispose lui. TORNATO in albergo, Chris Collins prese la chiave del suo bungalow, quindi si diresse in fondo all'atrio, dove si trovavano delle cabine telefoniche a gettone. Aveva promesso a suo figlio di dimostrargli che l'installazione di Tule Lake non era un futuro campo di prigionia. E poi c'era da far luce sulla manipolazione dei dati statistici. E la faccenda degli agenti fede- rali che ricattavano i deputati della California. E, soprattutto, c'era il documento R. Entrò in una cabina e telefonò a casa del suo piú stretto collaborato- re, il viceministro Ed Schrader. In Virginia, a quell'ora, erano le tre del mattino, ma non aveva tempo da perdere Gli rispose una voce assonnata. « Pronto, Ed? Sono Chris. Senta, c'è una cosa che dovrebbe fare per me. Ha una matita? Bene. Mi scovi al piú presto tutti i dati possibili riguardo a una base di telecomunicazioni della Marina, denominata progetto Sanguine, in costruzione a Tule Lake, in California. Mi tele- foni appena sa qualcosa. » Quando uscí dalla cabina, trovò ad attenderlo la sua guardia del corpo, Oakes - che sostituiva Hogan - e raggiunse con lui il bungalow in fondo al giardino, seminascosto fra il verde. Quindi gli augurò la buonanotte ed entrò. Era stanco fin nel midollo delle ossa Nel salotto si tolse la giacca e la cravatta, seguitando a riflettere sugli eventi della giornata, poi attraversò la camera buia diretto in bagno. Dopo aver acceso la luce, fini di spogliarsi e fece per prendere il pigiama che doveva trovarsi appeso dietro la porta. Ma non c'era. Porse la cameriera lo aveva messo sul letto. Spense l'interruttore del bagno e, nudo, si diresse tentoni verso il letto. Una striscia di luce, proveniente dal soggiorno, pioveva sul pi- Blama. Si chinò per raccoglierlo e, d'un tratto, sentí qualcosa di tiepido sfiorargli la coscia. « Ma che diamine!?... » esclamò. Gli rispose una voce femminile: « Vieni a letto, tesoro ». Collins cercò tastoni l'interruttore della lampada sul comodino e I'accese. Quando il fascio di luce illuminò fiocamente la stanza, restò di stucco, troppo incredulo per parlare o per fare qualcosa. Sul letto era sdraiata una ragazza, poco oltre i vent'anni. « Ciao, bello » lo salutò. « Io sono Kitty. Credevo che non arrivassi piú. » « Ci dev'essere un errore » disse lui. « Lei ha sbagliato... » « No, no. Mi hanno detto di venire proprio qui e di aspettare il signor Collins. » « Chi l'ha mandata? Chi? » « Sono un regalo per lei, da parte di un suo amico. Mi ha dato duecento dollari, assicurandomi che avrebbe gradito la sorpresa. » « Come è e