LOUIS C. THOMAS. LA MORTE DI PAPA' CORRAZE. Giovani d'oggi: una preoccupazione inquietante per tutti i genitori. In questa società dei consumi, cosí al- lettante con le sue offerte di ogni genere, con le sue mode presto superate, è difficile per un ragazzo, il quale abitualmente ha ben poco denaro in tasca, resi- stere alle tentazioni. E tanto piú difficile se, attorno a lui, c'è chi di denaro ne possiede abbondantemente e non nasconde di esserselO procurato con estrema fa- cilità. questo il caso del diciassettenne Michel, dalle ta- sche perennemente vuote e sulla soglia di quell'età in cui si desidera tutto e non si è ancora sufficientemente formati per resistere all'influsso di compagni troppo furbi. Michel, trascinato da Maxime che sa "arrangiar- si", si lascia coinvolgere in un losco affare. Al princi- pio, la cosa sembra solo uno scherzo di cattivo gusto... ma poi gli avvenimenti precipitano e il ragazzo si trova implicato in un brutale omicidio. Azione e suspense, ecco gli ingredienti principali di questo eccellente romanZ° poliziesco, alla base del qua- le si pone l'angoscioso interrogativo: come salvare i nostri giovani dal male che li circonda? SENZA FERMARSI, Michel Montreux lancia una rapida occhiata alle sue spalle. L'uomo lo segue sempre, non ha guadagnato e non ha perso un solo metro. Già due o tre volte, il ragazzo ha tentato di seminarlo, sgusciando tra i passanti o infilandosi all'improvviso in una trasversale: tutto inutile. Vorrebbe mettersi a correre, scappare a gambe levate, sottrarsi a quella presenza ossessiva. Ma non ce la fa piú, è sfinito! Ha tutto il corpo contuso e dolorante per le botte ricevute, le labbra tumefatte gli sembrano diventate enormi. E, adesso, il dolore al fianco sinistro, dove l'ha colpito il calcio di quel bruto, è piú lancinante che mai Trema di freddo, è da un'eternità, gli sembra, che vaga per le strade di Marsiglia. I passanti, freddolosi e indifferenti, lo urtano, lo ignorano La sera cala rapidamente, le vetrine si illuminano. Ma perché continuare quell'affannosa fuga senza mèta? Di colpo, Michel ha voglia di abbandonare la lotta, di accasciarsi sul marcia- piede. Cosí i soliti curiosi si accalcherebbero intorno a lui, l'uomo si avvicinerebbe e... Ma chi è quell'uomo? Perché ce l'ha con lui? Cosa vuole da lui?... Fa parte della polizia oppure, al contrario, sta dall'altra parte della barricata, con quelli che uccidono senza processo e sentenza? "Ma anch'io ho ucciso!" pensa Michel. E l'oscura convinzione di dovere, in un modo o nell'altro, scontare il suo delitto, gli fa correre un brivido per la schiena. Scontare?... Forse, ma non prima di aver rivistO Nicole! Ormai, solo il pensiero di Nicole lo sostiene ancora. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE L'uomo sembra aver gua- dagnato terreno. Michel lan- cia uno sguardo terrorizzato intorno a sé: il viale si pro- lunga, rettilineo, quasi deser- to, un lampione dietro l'altro. A pochi metri, c'è la vecchia cattedrale di Sainte Agathe. Di solito, le chiese hanno va- ri ingressi e varie uscite. Michel Montreux affretta il passo, spinge la porticina ed entra. Il battente imbottito si richiude lentamente dietro di lui, con un fruscio felpato. L'interno è buio, con rari isolotti di luce tremolanti qua e là: candele accese ai piedi delle statue dei santi. Alcune donne stanno pregando. Nel silenzio raccolto si sente di- stintamente il fruscio dei gra- ni del rosario. Michel cerca di orizzontarsi; si dirige verso l'abside, dove dovrebbe esser- ci un'altra uscita. Deve rag- giungerla prima che quell'uo- mo... Troppo tardi! Indietreggia precipitosamente, si nasconde dietro un pilastro. Anche l'uo- mo è entrato in chiesa; per un istaníe, resta fermo, don- dola il cappello che ha in mano; poi, con passo deciso, avanza in direzione del fug- gitivo. Michel cerca dispera- tamente un nascondiglio, un buco dove scomparire... Il confessionale! Lí a pochi metri da lui... La sua ultima possibilità! Sempre tenendosi al riparo del pilastro, indietreggia ancora e si inginocchia dietro la tendina nera che lo nasconde per tre quarti e lascia fuori soltanto l'orlo dei pan- taloni e due suole anonime. Tiene i gomiti appoggiati alla mensola; stringe le mascelle per non battere i denti. Non vede piú niente. Ascolta avidamente i passi rego- lari che si avvicinano, con un suono lugubre sotto le volte della chiesa. Una preghiera gli sale alle labbra: "Mio Dio, fa' che non mi veda!" I passi si allontanano... Michel tira un profondo sospiro, sta tre- mando dalla testa ai piedi. Il suo corpo è madido di sudore. Un leggero colpo di tosse accanto al confessionale. Michel non reagisce. Qualcuno apre la porta della cabina riservata al confessore, entra. Una voce anonima, appena percettibile, borbotta la formula rituale: « In nomine Patris, et Filii, et Spiritus sancti... Ti ascolto, figliolo :~. Michel è sconvolto. L'idea di confessarsi non lo aveva ancora sfio- rato, ma ecco che, all'improvviso, il destino gli forza la mano. China la testa. « Mi aiuti, padre, è... molto grave! J~ « La misericordia di Dio è infinita :mormora il prete. « Anche se... Michel si interrompe, esita, poi in un soffio: « Ho ucciso un uomo, padre! Nessuna reazione. Solo un leggerissimo raschiamento di gola indica la presenza del prete. Alla fine, il religioso ricomincia con la sua voce monocorde, appena susurrata: « Parla figliolo, confida tutte le tue pene a Dio. Michel appoggia la fronte bruciante contro il legno duro e freddo. E comincia la sua confessione. « cominciato tutto un pomeriggio, al liceo. Durante l'ora di ma- tematica... Q X UINDI :proseguí Biquette * a sappiamo che la tangente è media proporzionale... :fece planare sulla terza B una occhiata severa, poi completò con quel tono belante che gli aveva fruttato il ridi- colo soprannome: « Che la tangente è media proporzionale tra la in- tera secante e la sua parte esterna. (~) Biquette significa "capretta". (N. d. T.) LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Si voltò a scrivere la proporzione sulla lavagna, e Michel Montreux ne approfittò per aprire il quaderno che Max gli aveva prestato. Non che a Michel non piacesse la geometria, ma in quel momento brucia- va dalla voglia di sfogliare la "collezione" di Max: una raccolta di ritagli di giornale, disposti in ordine cronologico. Trattavano tutti lo stesso argomento. REGOLAMENTO DEI CONTI IN PIENA CANEBI~RE leri pomeriggio, mentre usciva dal bar Régence situato in piena Canebière, Orlando Sozza è stato falciato da una raffica di mitra sparatagli quasi a bruciapelo da una DS nera ferma accanto al mar- ciapiede. L'automobile è scomparsa prima che i testimoni del dram- ma potessero riaversi dalla sorpresa. Immediatamente avvertita, la polizia ha fatto trasportare la vittima all'ospedale de la Conception. Ma Orlando Sozza è morto senza ri- prendere conoscenza. Sozza era molto noto negli ambienti della malavita marsigliese, e la polizia lo sospettava di appartenere alla nota banda di racketeer che taglieggia molti esercenti della nostra città. Questo nuovo ed effe- rato delitto dimostra, una volta di piú, che la banda soprannominata "Asso di picche" per la sua abitudine di utilizzare questa carta da gioco come biglietto da visita, è una pericolosissima associazione a delinquere . Michel continuò a sfogliare il quaderno... La banda dei racketeer fa parlare nuovamente di sé. Un bar della Belle de Mai è stato devastato... Un noleggiatore di slot-machines è stato selvaggiamente picchiato e lasciato senza conoscenza sul mar- ciapiede. . . In tutto erano quindici articoli e, dopo l'ultimo, Max aveva scritto a stampatello: E NON E FINITA! In quella esclamazione c'era tutta l'ammirazione che Max provava per coloro che aveva eletto a eroi di una moderna e personalissima mitologia. "Che strano tipo!" pensò Michel. Non gli piaceva affatto quel Maxi- me Bolsano, ma invidiava la sua disinvoltura, la sieurezza dei suoi di- ciannove anni senza complessi, la sfrontatezza con cui parlava alle ragazze... Si diceva persino che avesse un'amante! « Montreux, le dispiace ripetere? Michel sussultò e guardò con oechio vuoto e stupito Biquette che stava interrogandolo. Gli sguardi di tutta la classe conversero su di lui. Arrossí fino alla radice dei capelli. Il professore, godendo dell'irnbarazzo di Michel, insistette in tono mellifluo: « E allora mi porti quella cosa che stava leggendo tanto appassio- natamente e che adesso nasconde con tanta cura. « Appassionatamente... faccia di demente! fece subito una voce. Nelle file delle ragazze si sentí un risolino. Poi tutta la classe seop- piò a sghignazzare. Biquette risehiò un infarto per la rabbia. Urlò: « Bolsano, fuori!... Non neghi, ho riconosciuto la sua voce! Max si alzò indolentemente, si abbottonò la giacca e uscí. Tutte le ragazze se lo mangiavano con gli occhi. Per Michel, le "ragazze" erano Nicole Hirson. Aveva notato la sua aria estasiata quando Max aveva eseguito il suo "numero". Rimpian- geva quasi di non essere stato beccato veramente. Si sarebbe alzato e avrebbe portato alla cattedra il quaderno dei ritagli eon superba in- differenza.. No! Sapeva benissimo ehe sarebbe stato goffo e timido, uno spettacolo pietoso. Biquette, che ormai l'aveva completamente dimentieato, rieomineiò la sua dimostrazione. Michel si ripromise di stare attento, ma sul suo banco rimbalzò una pallottola di carta lanciata da una mano esperta. La raccolse ve- loeemente e eon lo sguardo eereò di seoprire ehi gliela aveva spedi- ta. Nieole gli sorrise, eon un eenno d'intesa. Nieole aveva dieiassette anni, eome lui, ed era simpatiea, eon quei grandi oechi neri, i capelli biondi dai riflessi dorati e la boeea legger- mente imbroneiata... Gli era piú simpatiea di tutte le altre. Con lei, Michel perdeva la sua timidezza, forse perehé la eonoseeva da quan- do aveva quattordiei anni, quando abitavano nello stesso quartiere di Montolivet e faeevano lo stesso tragitto per venire al lieeo Anatole France E quell'anno in terza B, avevano conosciuto Maxime Bol- sano Abitava anche iui a Montolivet. Tracciando in aria lettere immaginarie, Nicole cercò di fargli ca- pire che aveva scritto qualcosa sul biglietto appallottolato. Miehel lo aprí e lesse. "L'hai scampata bella. Lo devi a Max. Ti ha salvato." Con rabbia, Michel accartoceiò il messaggio. Ancora Max! Sem- pre Max! Ma lui si era preoceupato unicamente di salvare la sua preziosa raccolta di articoli! I, l i , I .. 322 Alla lava~naBiquette continuava a parlare, instancabile, costruiva figure, traCcíava linee, scriveva formule... E quando, alle cinque in punto, la C~mpana suonò la fine delle lezioni, si fermò di colpo. Tutti si precipitarono in corridoio. Michel raccolse la cartella e raggiunseicole. << Sai >> disse subito, « non è per me che si è sacrificato, ma per i suoi ritagli di giornale! La ragaZza si mise a ridere. Seccato, Michel se ne stette zitto. Pro- seguirono in silenzio, nella calca che si affollava all'uscita. La sera calava rapidamente. Un forte vento sollevava le ultime fo- glie morte dei platani e se le portava via in folli girandole lungo il boulevardational Nicole si teneva chiuso con entrambe le mani il bavero del cap- potto. Un ragaz~ino del primo anno li rincorse e tirò Michel per la ma- nica. « Sei tu, Montreux? « Sí, percbé? << I1 grandeBolsano, mi ha detto di darti questo. Gli fece 5civolare in mano un bigliettino ripiegato in quattro e ri- partí comema freccia. Il messaggio di Max era laconico: "Vi aspet- to entrambi al Nautic- l~enite subito!" << InsOmma! » protestò Michel, « ma chi crede di essere? Si permet- te di darci degli ordini! << Che cOs~hai? domandò Nicole, perplessa. Era la p~ima volta che Michel contestava l'autorità di Max, che ormai da tre mesi dirigeva tutti i loro divertimenti « Ci andr° solo se ne avrò voglia. :~ Il suo m~lumore irritò moltissimo Nicole che replicò in tono sec- cato: « Fa' pure quello che vuoi. Io ci vado ,>. Michel il~ghiottí il suo disappunto e capitolò: « Se ci vai tu, ci vengo anch~ío- E per gillstificarsi, inventò una pessima scusa: « Devo restituirgli il suo quaderno! :~ In realtà non gli andava di lasciare Nicole sola con Max. L'RA STATO MAX a scoprire il Nautic, un bar piccolo, tranquillo di 1rue Francoise-Gilles, un vicolo poco frequentato dalle parti di boulevard National. Gli studenti ne avevano subito fatto il loro quar- tier generale. Si scendevano due gradini e si entrava in una sala bassa illumi- nata da una lampada al neon, dove ristagnava un forte odore di ta- bacco biondo. Il proprietario era un tipo smilzo, sulla quarantina, ve- stito con eleganza quasi femminile. Lo chiamavano tutti Charly... Come sempre nei giorni feriali, la sala era quasi vuota. Charly leg- geva una rivista. Accanto alla finestra, papà Corraze, un vecchietto dall'espressione sorniona, centellinava un pastis e sorvegliava la sua bottega di antiquario, sul marciapiede di fronte al bar, a pochi metri di distanza. Trovarono Max davanti al flipper. « Offro io :annunciò subito Max. « Che cosa bevete? :~ « Per me un tè disse Nicole. Prima che Michel avesse aperto bocca, Max schioccò le dita con la disinvoltura del gran signore. « Charly! Un tè e due whisky. Michel avrebbe preferito una bevanda calda, ma se ne stette zitto per timore di sembrare ridicolo. Papà Corraze scosse la testa con aria di rimprovero. Borbottò tra sé, ma a voce abbastanza alta per essere sentito da tutti: « Non ci sono piú ragazzi! :~ « E allora bisognerà farne degli altri! gridò Max, sfottente. Nicole scoppiò a ridere. Le battute piuttosto spinte del compagno la divertivano sempre. Michel per far ricordare che c'era anche lui, disse: « Ti ho riportato il quaderno. « Giusto, parliamone un poco... :sghignazzò Max. « Se Biquette te lo sequestrava... Per poco non ti fai fregare come un merlo! Poi, spingendo davanti a sé i compagni, mormorò sottovoce: « A proposito di giornaliho comprato quello di stasera. La serie conti- nua! » Bastava vedere la sua aria di giubilo per capire di che serie si trat- tava. Si sedette in mezzo ai due, si tolse il giornale di tasca e lo spie- gò sul tavolino. In prima pagina spiccava un titolo a lettere cubitali: NUOVA VIl~IMA DEI RACKETEER La sinistra banda che taglieggia i commercianti della nostra città ha fatto di nuovo parlare di sé. André Mélano, il proprietario del bar Chez Dédé, boulevard de Roux, che invece di pagare la taglia imposta dai banditi aveva sporto denuncia, è stato trovato morto sta- mattina nel retro del suo locale. stato picchiato a sangue ed è morto in seguito alle lesioni riportate. Come il solito, i banditi hanno firmato la loro "opera" con una carta da gioco: un asso di picche lasciato nella tasca della vittima. Una sorta di estasi illuminava il volto di Max. « Paghi o ti fanno la pelle! Sono proprio dei duri, quelli! « Ma hanno ammazzato un uomo! protestò Nicole, scandaliz- zata. Lui la squadrò dall'alto dei suoi diciannove anni insensibili alla pietà. « Nella vita, piccola, ci sono le pecore e quelli che le tosano! « Non obbligatoriamente :9 ribatté Michel. « Ci si può anche di- fendere. « Tu fai tanto lo spaccone perché non ci sei in mezzo lo sfotté Max. « Ma che cosa faresti se fossi un commerciante e ti arrivasse un bell'asso di picche? » « Andrei dritto sparato alla polizia. Max impallidí, come se avesse ricevuto un affronto personale. Il suo sguardo era diventato stranamente duro. « E il giorno dopo ti farebbero la pelle! » Il tono era cosí maligno, che raggelò l'atmosfera. Charly, quando arrivò con le consumazioni, provocò una salutare diversione. Max prese di tasca un pacchetto di Chesterfield, accese una siga- retta e continuò: « Scherzi a parte, conosco un sacco di gente che se la farebbe addosso dalla fifa se ricevesse un asso di picche per posta. Basterebbe spedirlo a uno qualsiasi dei commercianti del quartiere, e scommetto che sarebbe subito pronto a fare qualsiasi cosa. « Non è detto » tentò di ironizzare Nicole. 324 « Volete scommetterci? E se spedissimo anche noi una lettera ano- nima con la richiesta di cinquecentomila franchi? Adesso Max esagerava. Michel rise apertamente. E a chi la spediresti, la tua lettera anonima? Con un movimento delle sopracciglia, Max indicò il vecchio anti- quario. « Cosa! A ehi? eselamò la ragazza. « A papà Corraze? E perehé no? Ci faremmo quattro risate! Una lettera eon la ri- ehiesta di einqueeento bigliettoni, e eon minaeeia di morte... « Ma sei suonato? :mormorò Miehel. « Poco fa, con Charly, parlavo proprio di lui continuò Max. « Vi- ve da solo, nel retrobottega, eome un topo nel suo bueo. « Una minaeeia di morte non è uno seherzo da fare a un povero veeehio! protestò Michel. « Povero vecchio? :replicò Max. a Ma se pare ehe sia pieno di soldi! di un'avarizia boia! Sono sicuro che è al corrente dei colpi dei racketeer! La discussione si riaccese. Solo contro due, Maxime Bolsano so- steneva con accanimento il suo punto di vista. Il whisky scioglieva le lingue, accendeva l'immaginazione degli studenti. « Allora, ti sgonfi, eh! stava dicendo Max a Michel. Scommetto che hai paura che il gioco funzioni! Laggiú, accanto alla finestra, papà Corraze si alzò e uscí dal bar. « Ma, forse, non ti rendi conto... Minacciarlo di morte ripeté Michel. « Visto che si tratta di uno scherzo... Giusto per prenderlo in giro! :~ A poco a poco, Max guadagnava terreno. Già Michel aveva ab- bandonato le obiezioni di ordine morale. « E se ci facciamo beccare? « Con una lettera anonima? Non corriamo rischi! Max si voltò verso la ragazza, cercando la sua approvazione. « E tu che cosa ne pensi? :~ Nicole fece una risatina sommessa. « Però, sarebbe proprio divertente vedere che faccia fa quel vec- chio taccagno! Michel ormai protestava soltanto per la forma. « Ma vai, ragazzina :gli disse allora Max con disprezzo. « Sei piú femminuccia tu di Nicole! E poi, visto che sei cosí sicuro che non funzionerà, perché non scommetti? Gli tendeva la mano destra, aperta, provocante. Come fare a non accettare la sfida davanti a Nicole? Lo sguardo ironico della ragazza 325 spazzò le ultime esitazioni di Michel, che bruscamente strinse la ma- no del suo interlocutore. « Accetto la scommessa! Per un paradosso che non cercava neppure di spiegarsi, adesso ave- va piú fretta degli altri di mettere in esecuzione il progetto. a Chi scriverà la lettera? Max si massaggiò il mento, perplesso. « Perché non sembri uno scherzo, bisognerebbe batterla a mac- china. « Ce l'ho io la macchina per scrivere intervenne Nicole. « Pos- siamo andare a casa mia. Era la prima volta che faceva una proposta del genere. « E i tuoi genitori? si preoccupò Michel. « Sono sempre fuori. Non rientrano mai prima delle otto. Presero il filobus fino al Chemin de Montolivet e poi raggiunsero a piedi la strada dove abitavano gli Hirson. L'ascensore impressionò Michel. I suoi abitavano da sempre in rue Albe, in un vecchio appar- tamento poco confortevole. La madre accudiva le faccende di casa mentre il padre si rinchiudeva per otto ore ogni giorno in uno squal- lido ufllcio della Previdenza Sociale. Giunti al quarto piano, Nicole aprí una porta, introducendoli in un ingresso arredato con mobili che a Michel parevano quelli di una esposizione. E, lusso supremo, un telefono bianco si rifletteva nel ri- piano di vetro del tavolino in ferro battuto. « Questa è la mia camera. :~ La sfilza di orsacchiotti in pelouche sul divano, i testi scolastici sul- la scrivania e le buste dei dischi appese alle pareti davano una nota personale alla stanzetta. Nicole tolse dall'armadio a muro la macchina per scrivere, la mise sul tavolo, inserí un foglio nel rullo e rimase in attesa. « Che cosa devo scrivere? I tre compagni discussero brevemente e concordarono un testo... almeno, quello dell'attacco della lettera Sotto dettatura di Max, Nicole cominciò a battere: "Abbiamo deciso di tassarti per cinquecentomila franchi. Se ci tie- ni alla pelle, avvolgi i soldi in un foglio di giornale e metti U pac- chetto .." La ragazza s'interruppe. « E dove lo mandiamo col suo pacchetto, il papà Corraze? Il problema non rimase a lungo in sospeso. Max trovò subito la so- luzione. « Allo zoo! :~ LA MORTE DI PAPA CORRAZE « Ma sei matto! protestò Michel. « Di giorno è pieno di gente! E poi, verso sera chiude. « Giusto, chiudono alle cinque in questa stagione... E e'è un eestino dei rifiuti proprio davanti all'ingresso. E nessun guardiano alla bi- glietteria... La maeehina ricominciò a crepitare. "... stasera, tra le diciotto e le diciannove, nel cestino dei rifiuti che si trova davanti all'ingresso dello zoo, sul boulevard du Jardin-Zoolo- gique e poi allontanati senza voltarti indietro. Se seguirai le nostre istruzioni, non ti succederà niente di male. Ma se avverti la polizia, avrai firmato la tua condanna a morte!" « Questa sera infilerò nella lettera un asso di picche, e domattina la imbucherò. Il vecchio la riceverà il pomeriggio con la posta delle quat- tro. E cosí, avrà soltanto due ore per darsi da fare... nemmeno il tem- po di riflettere, di chiedere consiglio... « E nemmeno il tempo per andare in banca aggiunse Michel, fe- lice di poter fare a sua volta un poco di ironia. Ma l'altro demolí subito la sua obiezione. « Se credi che papà Corraze sia il tipo da affidare il suo grano a una banca... Quello è come Arpagone e la sua famosa cassetta, vec- chio mio. La stessa cosa! Si sedette su un angolo del tavolo, nell'atteggiamento del perfetto capobanda dei film americani. « Charly mi ha raccontato... Charly gli aveva raccontato un mucchio di cose, rifletté Michel, e all'improvviso ebbe la nettissima sensazione che Max avesse meditato a lungo l'idea della lettera a papà Corraze. "E solo uno scherzo" si ripeteva, ma niente da fare: la paura co- minciava a insinuarsi in lui, incontrollabile. Ormai, era troppo tardi per tornare indietro. 1APA CORRAZE si scolò il bicchiere e uscí precipitosamente dal Nall- r tic. Sul marciapiede di fronte, il postino stava spingendo la porta della botteguccia d'antiquariato. 328 « Il dado è tratto » mormorò Max. Dal tavolo dove erano seduti, i tre studenti vedevano di infilata la rue Francoise-Gilles. L'antiquario attraversò la strada, accelerò il passo sul marciapiede di fronte... scomparve nel negozietto. Quasi subito, il postino useí per eontinuare il suo giro. Miehel mandò giú una sorsata di whisky. Aveva i nervi tesi. Li sen- tiva vibrare sotto la pelle. Quell'attesa era eterna. « Ma ehe eosa diavolo fa? :gemette Nieole. All'improvviso, papà Corraze sbueò sul mareiapiede. Feee un pas- so a destra, poi uno a sinistra. Agitava la testa frenetieamente, la let- tera gli tremava nella mano... Poi, eon un gesto eonvulso, si fieeò in tasea il foglio e eomineiò a tirare giú le serrande del negozio. Erano appena le quattro e ventieinque! Max ridaeehiò: « Si rinehiude nella tana per eontare i soldi! « O per telefonare alla polizia :suggerí Nieole. « Ma se non ha il telefono! « Sei molto informato commentò Michel, in tono ambiguo. L'atmosfera restava tesa, eppure, il bar era calmo, tranquillo. Qualcuno si alzò e andò a infilare una moneta nel juke-box. Un esplosivo rock and roll fece oscillare le bottiglie nelle scaffalature. Ni- cole cominciò ad agitarsi sulla sedia. « Non resteremo mica piantati qui fino alle sei... Perché non filia- mo subito allo zoo? :propose un attimo dopo. Max scosse la testa. « Andateci voi due, se volete. Io non mi muovo. Preferisco seguire la lepre dalla tana. Ma gli altri due furono subito d'accordo. « Meno male disse Max, facendo un cenno a Charly. « Vi offro un altro giro... Sparpagliò una manciata di monete sul tavolino. « Cosí, mentre aspettiamo, ci ascoltiamo qualche bel disco. Aveva sempre le tasche piene di soldi. "Ma dove li trova?" si era domandato tante volte Michel. Sapeva che Bolsano padre era un co- struttore edile, o qualcosa del genere, ma questo non spiegava auto- maticamente che il figlio fosse sempre pieno di soldi. Pensò con ma- linconia ai cinquecento franchi che sua madre gli consegnava la do- menica mattina, e ai miracoli di contabilità ehe doveva eompiere per tirare avanti la settimana eon quella misera cifra. Alle sei rneno un quarto, Corraze riapparve in strada; si era fic- 329 cato in testa un basco tirato giú sull'orecchio e aveva infilato un so- prabito nero che gli penzolava fino alle caviglie. Chiusa a chiave la robusta porta di legno, attraversò la strada in direzione del Nautic. Nicole soffocò un grido di sorpresa. Max aggrottò le sopracciglia. Michel ebbe l'impressione che il sangue gli defluisse dalle guance. L'an- tiquario, sguardo cupo, colorito livido sotto la barba di due giorni, entrò e si diresse al bancone. « Presto Charly, un cognac. Nicole, livida, stringeva disperatamente la mano di Michel. "Non può sospettarci" ripeteva Michel fra sé e sé. "Forse viene qui per telefonare... Solo per telefonare!" Ma papà Corraze non vedeva nessuno. Senza neanche gratificarli di uno sguardo, inghiottí il suo eognae, pagò e useí senza dire una parola. Miehel sentí ehe il sangue rieomineiava a eireolargli nelle vene. La mano di ghiaccio di Nicole ricominciò a vivere nella sua. E già Max si alzava in piedi. « Muoviamoci, non dobbiamo lasciarcelo scappare! Si precipitarono fuori. Davanti a loro, papà Corraze avanzava eon la sua andatura dondolante. Max diede una manata sulle spalle dell'amieo. « Caro mio, ho l'impressione che tu abbia perso la scommessa! Corraze raggiunse la fermata del filobus proprio mentre uno stava per partire. Fece appena in tempo a issarsi sulla piattaforma che il pesante veicolo si mosse. E non ce n'era un altro all'orizzonte! I tre rimasero un attimo diso- rientati sul marciapiede. All'improvviso, Max si lanciò in strada con il braccio alzato. « Tassí! Tassí! » Il tassí era libero, e i tre si infilarono dentro. « Segua quel filobus! » Per l'ennesima volta, Michel invidiò Max per il suo spirito d'ini- ziativa, la sua autorità, la sua disinvoltura. Lui non avrebbe mai osa- to chiamare un tassí. E poteva contare sulle dita di una mano i gior- ni fasti in cui, con i suoi genitori, aveva usato quel mezzo di loco- mozione. Papà Corraze scese alla fermata di Cinq-Avenues. Il tassí depositò i suoi passeggeri un po' piú lontano, sul marciapiede di fronte. Max aveva scelto bene il punto dove fermarsi, una zona d'ombra fra due lampioni. Un profondo portone offrí loro un ottimo posto di 33(3 osservazione. Davanti all'ingresso dello zoo, Corraze stava avvicinandosi al ce- stino dei rifiuti e si affannava con tutte e due le mani per estirpare LA MORTE Dl PAPA CORRAZE dalla tasca un pacchetto rettangolare, avvolto in carta di giornale... « Mi sembra di sognare susurrò Nieole. Il eestino inghiottí il paeehetto. Papà Corraze feee dietro-front e si allontanò rapidamente, senza laneiare uno sguardo alle proprie spalle. Max si fregò le mani; non riuseiva a dominare la soddisfazione. « Questa volta l'ho vinta la scommessa, eh? « Mica detto replicò Michel, rifiutando ancora di eredere all'evi- denza. « Magari il paeehetto è pieno di veeehi giornali. « Ci vuol poco per saperlo. Basta andare a controllare. Michel trattenne il compagno per il braccio. « Ma sei matto? Se il posto è pieno di poliziotti... Max, esasperato, replicò: « Ma quante volte te lo devo ripetere che il vecchio non ha potuto comunicare con nessuno dal suo negozio? E dopo non l'abbiamo piú perso di vista durante tutto il percorso! :~ Bruscamente, liberò il braccio. « Aspettatemi qui. Si precipitò di corsa verso il cancello dello zoo. Aggrappata al brac- cio di Michel, Nicole si agitava. « E straordinariamente eccitante! esclamò. L'amico taceva, seguendo con lo sguardo Max che, dall'altro lato della strada, infilava la mano nel cestino dei rifiuti, ne ritirava il pac- chetto e tornava verso di loro. Sempre di corsa. « Non restiamo qui. Filiamo! « Ci sono i soldi? domandò Nicole, un po' affannata. « Credo di sí. Ma non ne sono sicuro. Ci vorrebbe un posto tran- quillo, in cui poter aprire il pacchetto. Ma dove? Non si potrebbe an- dare a casa tua, Nicole, visto che i tuoi non rientrano mai prima delle otto? Lei acconsentí di malavoglia e di nuovo i tre si infilarono su un tassí. Appena sbarcati nella camera di Nicole, Max tagliò febbrilmente la cordicella con un temperino. Le sue mani erano maldestre per l'ec- citazione, e quando aprí il pacchetto, alcuni mazzetti di biglietti di banca gli sfuggirono di mano, cadendo a terra. Si abbassò a racco- glierli. Sembrava invasato! Si accovacciò sul tappeto e cominciò a contare. Michel, allibito, terrorizzatO fissava il mucchio di biglietti da diecimila franchi. Ma allora, era eosí semplice procurarsi dei soldi? Si ricordò, non senza repulsione, una frase di Max:Paghi o ti fanno la pelle!" E un'altra ancora:Nella vita ci sono le pecore e quelli che le tosano!" Si avvicinò a Nicole e credette di scorgere sul viso della ragazza 331 LA MORTE DI PAPA CORRAZE gli stessi pensieri ehe lo agitavano. Senza bisogno di una sola parola, si capivano. E prendevano coscienza, nello stesso momento, della gravità del loro atto. 332 A LLA FIN3Max si voltò: era esultante. « Ma vi rendete conto, ragazzi? Cinquecento bigliettoni... Una piccola fortulla! E nostra, tutta nostra! « Ma stai scherzando? D Il tono di Michel era cosí freddo, ehe Max perse per un istante il suo sorriso. « Non ee li terremo mica, vero? :~ « Ma certO che ce li teniamo! « Ma non possiamo! « E perchno? « Perché sarebbe un furto intervenne Nicole, ribollente di indi- gnazione. «ra un gioco, una scommessa, e hai vinto. Adesso il gio- co è finito. » Max scoppiò in una risata omerica, forzata. « Ma sentí questa... Ma state dando i numeri tutti e due? Ci ca- scano dal cielocosí, cinquecento bigliettoni e voi vorreste correre a restituirli a quel vecchio strozzino di Corraze? Ma ve la immaginate la scena? Ridicolmente umile, susurrava in falsetto, mimando la scena: « Ci scusi signor Corraze, mille scuse... Le abbiamo mandato una letteri- na di minacce, però... Ormai, Michel non si faceva piú illusioni sulle vere intenzioni di Max. « Potremmo restituirli anonimamente, per posta disse. « Ma quanto sei fesso, vecchio mio! Nicole balzO in piedi, vibrante di collera controllata a fatica, eoi grandi occhi neri scintillanti di indignazione. « Pensa qllello che vuoi, ma restituiamo i soldi. :~ « Neanche per sogno! Con un ghigno cattivo, Max proseguí: « Abbiamo rnontato il colpo insieme, tutti e tre. Sei stata tu, Nicole, a battere a macchina la lettera anonima. E sulla tua macchina per scrivere. NOn dimenticare che siamo tutti complici! Credetemi, dei pentimenti postumi la polizia se ne frega! ~a polizia! La parola fece sui due l'effetto di una doccia fredda. Giusto, se ci si mette di mezzo la polizia... Con bonarietà sfottente, Max rassicurò Nicole su quell'eventualità. « Ma se Corraze non l'ha avvertita questa sera, non l'awertirà nem- meno domani. I poliziotti non ne sapranno mai niente. Michel si era ripreso. Superata l'indignazione e la paura, la rabbia si era impadronita di lui e lo faceva balbettare. « Allora, era tutto organizzato... Ia seommessa solo un pretesto...! « Se avessi premeditato il colpo, me la sarei sbrigata da solo re- plicò l'altro, con disprezzo. « D'altronde, sei stato proprio tu, eon le tue sfide eretine a farmi venire l'idea, ieri sera. « Ma non vorrai farmi eredere ehe tutte le informazioni su papà Corraze le hai avute per easo! Che non aveva il telefono e che... :~ « Tutte quelle informazioni le ho ottenute stamattina, chiaro? Do- po che avevamo scritto la lettera. Ci tenevo molto a vincere la seom- messa... Adesso, però, è un'altra faeeenda: i soldi sono qui e ee li teniamo! » « Ma è disgustoso quello che vuoi fare! gridò Nicole. Max alzò le spalle, con disprezzo, accese una Chesterfield e si se- dette su un angolo del tavolo. « State bene a sentire, ho un'idea favolosa. Che cosa ne direste di una bella auto? Una di quelle americane, fantastiche, tutte cromatu- re? Se ne trovano un sacco d'occasione, per tre o quattroeentomila franehi... Andremo in giro tutti insieme... Ah, ehe bella vita! :~ Miehel interruppe il suo slancio. « Non contare su di me. :~ « E neanche su di me fece Nicole. Poi, indicò la pendola: « So- no già passate le sette. Preferisco che i miei genitori non vi trovino qui . Velocemente, Max si ficco i soldi nella tasca interna del giaceone, tranne due biglietti ehe offrí ai suoi aecoliti: « Per le spesucce della settimana... Entrambi rifiutarono. « Vi mettete anche a fare gli schizzinosi, adesso! :li sfotté Max, rimettendosi in tasca anche quei due biglietti. « Allora, non insisto... « A domani » disse Nicole, riaccompagnandoli sul pianerottolo. Michel trattenne un istante la mano della ragazza nella sua, come se volesse trasmetterle con quella stretta tutto quello che non poteva dirle a viva voce. « Allora, ti decidi? brontolò Max, già nell'ascensore. Michel lo raggiunse di malavoglia. La strada rumorosa, ostile, li accolsc con una raffica di vento carica di pioggia. 333 « Prendiamo un tassí? « Preferisco tornare a casa a piedi disse Miehel. « a due passi. :~ Infilò subit° la prima trasversale, anehe se eosí allungava la strada. Davanti al numero ventiquattro di rue Albe, si frugò in tasea per eercare la chiavee ritirò bruscamente la mano, eome se avesse toe- cato un tizzone ardente... E come un tizzone sfavillante, il bi~lietto nuovo da diecimila franchi aveva frusciato sotto le sue dita. Chi pote- va averglielo infilato di nascosto in tasca se non Max, per imporre ciò che era stato respinto poehi istanti prima? Nel corridOiO, Michel esaminò il biglietto alla debole luce dell'im- pianto di illurninazione difettoso. Gli venne in mente un episodio della Chronique des Pasquier in cui Laurent brucia per bravata un bi~lietto di banca di grosso taglio. Perché non bruciava anche lui il suo? Per- ché non lo strappava e non lo buttava subito in lm tombino? Diecimila franchi! Venti settimane di mancia! C'era di che fargli girare la testa: valeva la pena di pensarci bene, prima di bruciare tut- ti quei soldi. Si accontentò di mettere provvisoriamente il biglietto in luogo sicuro nella tasca della camicia, sotto il maglione; poi, vergo- gnandosi un po' della sua debolezza, salí velocemente i tre piani della ripida scala dalla ringhiera di ferro. Sua madre lo accolse con espressione contrariata. « Sbrigati! Papà è già tornato! La signora Montreux era una donnetta insignificante, completa- mente sottomessa all'onnipotenza del marito, che regnava da monarca assoluto. Lo si doveva aspettare per mangiare, ma appena lui aveva messo piede in casa, si serviva la minestra. Michel filò al suo posto, nella minuscola eucina. Il si~norontreux era pesante, grasso, con un ventre da idropico che gli pesava sulle cosee. Da tempo Michel lo squadrava senza in- dulgenza: crani° calvo disseminato di macchie rossastre, guance flac- cide e bucherellate dalla couperose, occhi globulosi, quasi bovini. E poi, quell~aria diolennità che assumeva per dire tante banalità o per prodigare i suoi consigli. Aspirava rumorosamente la minestra dal cucchiaio e vUotava in continuazione grossi bicchieri di vino. « Ai miei tempi, caro mio... Ma stai ascoltando quello che dico? » « Sí, papà. Michel era turbato dagli sguardi convergenti dei genitori. Al mini- mo movimentosentiva il fruscio del biglietto da diecimila nella tasea della camicia; sentiva solo quel fruscio, enorme, strano, che riempiva la cucina, superava ogni altro rumore. LA MORTL' DI PAPA CORRAZE Il padre parlava, mangiava, beveva. Il figlio e la madre tacevano, di modo che la cena si concluse senza incidenti. Dopo un ultimo bic- chiere di vino, papà Montreux si alzò pesantemente da tavola e de- cretò: « A letto! :~ Quando andava a dormire lui, tutti dovevano fare altrettanto. Mi- chel si ritirò in sala da pranzo. Lui dormiva su un divano che, ogni sera, veniva trasformato in letto. Se solo avesse avuto un angolino tutto suo, non proprio una stanza, ma un bugigattolo qualsiasi, con il suo letto, i suoi oggetti personali, un posto tutto suo, insomma, dove potere isolarsi... Trasferí il biglietto di banca nella tasca del pigiama e, rapidamente, si infilò tra le lenzuola. Tentò di ripetere la lezione di storia per il giorno dopo, ma la sua mente era altrove... Cinquecentomila franchi rubati! Estorti sotto mi- naccia... E lui, Michel Montreux, si era reso complice di un tale mi- sfatto. Che lo volesse o no, era ormai irrimediabilmente compromes- so. Che lo volesse o no, non gli era piú possibile far marcia indietro. Tutto il suo essere si ribellava. No, non era vero, lui non aveva voluto una cosa del genere. E neanche Nicole! Pensò a Nicole, e il solo fatto di saperla nella sua stessa situazione lo riconfortò. Non era piú solo... Ma eosa sarebbe sueeesso in seguito? Si sentiva assoluta- mente impotente: e il panieo lo assalí... Quando sua madre venne a dargli il bacio della buona notte, Miehel feee finta di dormire, eon la faeeia premuta sul euseino, perehé lei non vedesse le grosse lacrime che gli bagnavano le guanee... L'ORGANO ha smesso di suonare. Nel silenzio aneora earieo di ten- sione, si prolunga lo serieehiolio di una sedia... Come si sta bene in quel eonfessionale! Poco alla volta, Michel si calrna. La serenità del luogo ha un ef- fetto benefieo sui suoi nervi tesi. Man mano ehe raeeonta, il peso ehe lo opprime si attenua. faeile eonfidarsi eon qualeuno ehe ti aseol- ta attentamente, senza essere obbligato a sostenere il suo sguardo... « Quella notte prosegue, « ho deeiso di ridare a Max i dieeimila franchi. Subito, I'indomani mattina... E di fare anche un nuovo ten- tativo per convincerlo a restituire i soldi a Corraze. Ero sincero... E poi... successa quella cosa! Il mormorio impersonale del prete attraversa la grata di legno: « Quale cosa, figliolo? Michel mormora solo due parole, vaghe eppure terribili: « La morte! 335 I L GIORNO DOPO, Michel aveva incontrato Nicole nel cortile del liceo. 1 Era pallida e disfatta. Anche lei aveva dormito male; e come lui, lei aveva nel portafogli il biglietto da diecimila franchi che aveva tro- vato sul tavolo della sua stanza dopo la partenza di Max. « Neanch'io voglio tenerlo! Appena verrà a scuola... :9 Ma il posto di Maxime rimase vuoto per tutto il giorno. La lezione di storia, proprio alla fine del pomeriggio, era una delle piú faticose. La scolaresca salutò con un sospiro di sollievo la cam- pana che annunciava la liberazione generale. Liberi...! Ma Michel e Nicole non si erano mai sentiti tanto prigionieri. Pri- gionieri del loro atto sconsiderato, prigionieri di Max! Ma dove sco- varlo, quel maledetto Bolsano? « Non c'è molto da scegliere » disse Michel, « andiamo al Nautic! Nicole ebbe un sussulto. « Non avrò mai il coraggio di guardare in faccia papà Corraze! Ma bisogna agire prima che Max abbia speso tutti i soldi. E aggiunse, ingenuamente: « Siamo due contro uno, la maggioranza assoluta. Noi siamo i piú forti! » Mentre si incamminavano verso rue Francoise-Gilles, infilò sponta- neamente il braccio sotto quello del compagno e si appoggiò a lui con fiducia, gesto che non le era abituale e che commosse il ragazzo. Michel sentiva il bisogno di proteggerla. All'improvviso, il braccio che stringeva tanto affettuosamente si irrigidí. Nicole aveva visto che il negozietto di antiquario aveva le imposte chiuse. Il suo passo si fece esitante. « Spero che papà Corraze non sia al Nautic! Ma l'antiquario non c'era. E neppure Max! Al bancone, Charly stava parlando con un cliente. I due si istal- larono a un tavolino di fondo. Il cameriere fece loro un cenno ami- chevole di saluto e riprese la conversazione... Il cliente si voltò per squadrare i nuovi venuti. Michel, subito innervosito, cercò di evitare il suo sguardo. E già Nicole cominciava ad allarmarsi. « Ma cosa vuole da noi, quello là? Avremmo dovuto... :~ Si interruppe. Charly stava avvicinandosi per prendere l'ordinazione. « Non ha visto Max? » si informò Michel. « Sí, subito dopo pranzo. Ma deve tornare in serata per sentire le ultime notizie. « Quali notizie? « Ma come, non lo sapete? Corraze, I'antiquario, quello che veniva sempre qui a bere il suo bicchierino di pastis... :~ Michel si sentí letteralmente accartocciare dentro. Nicole domandò con un vocino stridulo: « Come? Che cosa? Papà Corraze?... » « Povero vecchio!... stato assassinato questa notte. :D Un grido soffocato sfuggí alla ragazza, che vacillò sulla sedia. Ve- dendola sul punto di svenire, Michel riuscí a raccogliere la forza per superare il turbamento che lo aveva assalito. « Nicole » la chiamò dolcemente, sorreggendola. Un lampo li accecò. Poi un secondo e un terzo. Il cliente, tenendo l'occhio incollato al mirino della macchina foto- grafica, li mitragliava col flash. « un giornalista della Tribune marseillaise » spiegò Charly. L'uomo avanzò verso di loro. « Allora » disse senza preamboli, « a quanto pare voi siete gli ul- timi che hanno vista viva la vittima, vero? » « Noi? Ma cos'è questa storia? :~ « Ma sí, non vi ricordate? » intervenne Charly. « Ieri sera eravate laggiú, vicino alla porta... Papà Corraze è entrato a bere un cognac ed è uscito subito... « E questo cosa prova? » « Niente di speciale » concesse il fotografo. « Comunque, dopo di voi nessuno l'ha piú rivisto vivo. « Chi l'ha ucciso? » domandò Nicole con voce spenta. L'uomo si strinse nelle spalle. « Ma non vorrà mica pubblicare quelle foto? domandò Michel, in tono sostenuto. Sulle prime, il giornalista rimase stupito, poi scoppiò a ridere. « la prima volta che sento una cosa del genere! C'è un sacco di gente che pagherebbe per farsi mettere sul giornale. Poi, guardandoli entrambi - il ragazzo che cingeva affettuosamente con il braccio le spalle della ragazza - strizzò loro l'occhio con aria complice. 338 « Ho capito... Per papà e mamma, vero? D'accordo! Facciamo una croce sulle foto. Il giornalista si allontanò, con la sua Leica a tracolla LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Michel, che bruciava dalla voglia di saperne di piú, subito doman- dò: « Ma che cosa è successo? Charly non aspettava altro per sedersi al tavolo e raccontare gli avvenimenti. « Stamattina, Corraze non ha aperto il negozio... I vicini si sono preoccupati. Hanno cominciato a bussare alla porta... Niente! Allora hanno chiamato la polizia che ha fatto venire un fabbro. Hanno tro- vato il povero vecchio nel retrobottega tutto per aria... L'hanno pic- chiato a morte. La polizia dice che l'hanno battuto per fargli dire dove teneva i soldi. L'arrivo di due clienti interruppe il racconto. Charly si scusò, e ri- diventato il barista affabile e sorridente, si precipitò al bancone. I due ragazzi, sconvolti, tacevano. Sebbene indossasse ancora il cap- potto e la temperatura del locale fosse piuttosto elevata, Nicole trema- va. Si lamentò: « Che cosa possiamo fare, adesso? Ma Michel era troppo in subbuglio per poterla confortare. « Papà Corraze è morto :si limitò a constatare. « Non possiamo piú restituirgli i soldi. Non erano ancora passati cinque minuti che Max faceva il suo in- gresso nel locale. Era elegantissimo come sempre, con il suo cappot- to di loden e un foulard di seta gialla negligentemente annodato in- torno al collo. Lanciò unbuonasera" allegro a Charly e si diresse verso i compagni. Mentre si toglieva il cappotto, scoppiò a ridere. « Basta guardarvi in faccia per capire che sapete già tutto. Avete una cera tutti e due! « Perché non pensi alla tua? replicò Nicole. Tranquillamente, Max si sedette e si chinò verso di loro. « Non dobbiamo perdere le staffe perché il vecchio ci ha rimesso la pelle. Eravamo in disaccordo sul fatto di tenerci o meno il grano?... Be', la morte di papà Corraze ha risolto il problema: i morti non hanno bisogno di soldi! « Sei disgustoso! esclamò Nicole. « Sono realista. Perché se noi non avessimo... diciamo preso a prestitO ieri sera da Corraze i cinquecento sacchi, chi li avrebbe ar- raffati questa notte? Gli assassini, evidentemente! a loro che ab- biamo fregato il grano, visto che si sono portati via tutto il malloppo. » « E tu, che cosa ne sai? domandò seccamente Michel. « Me l'ha detto Charly. LA MoRTe Dl PAPA CORRAZE « Charly ha anche detto che siamo stati gli ultimi a vederlo vivo, poche ore prima della sua morte. Non trovi che sia una strana coin- cidenza? » « Che coincidenza? » Da quando aveva saputo che il vecchio era stato assassinato, Mi- chel ruminava in testa una idea, sempre la stessa, e si sentí sollevato di poterla esprimere. « Gli mandiamo una lettera e lui tira subito fuori cinquecentomila franchi. E durante la notte, qualcuno torna a casa sua per rubargli il resto del malloppo. » « Come? fece Max, immediatamente ostile. « Hai detto "torna". Spiegati meglio... » « Non c'è niente da spiegare. Ho fatto una semplice constatazione. Ci fu un pesante silenzio rotto solo dal "tilt" del flipper. Max scru- tò i due con sguardo sospettoso, poi borbottò fra i denti: « Siete ca- pacissimi di esservi messi in testa che sono stato io a... « Non abbiamo mai detto una cosa del genere! protestò Nicole. « Ma la pensate, vero? » Pestò il pugno sul tavolino. « Ma io me ne frego di quello che pensate! » Respirò a fondo, prima di continuare con voce sorda: « Ascoltatemi bene!... Io non c'entro per niente nella storia di que- sta notte... Ma vi avverto ugualmente... Se siete tanto fessi da andare a raccontare il nostro scherzetto alla polizia, tutti e tre ci becchiamo o la galera o la casa di correzione! Indietreggiò sulla sedia per gustare meglio l'effetto prodotto dalle sue parole. La mancanza di reazioni non lasciava alcun dubbio sul risultato ottenuto. Si alzò e andò a farsi servire un whisky al bancone. Quando tornò, aveva di nuovo il suo sorriso sfottente sulle labbra. « Alla salute delle pecore e di quelli che le tosano brindò. Poi si accese una Chesterfield e, perfettamente disteso e tranquillo, partí su un altro argomento. « Oggi pomeriggio mi hanno offerto un affare... Una Chevrolet quasi nuova... Trecentocinquantamila... sedili di cuoio, carrozzeria blu pa- cifico... Arriva ai centosessanta! Cosa ne dite? « Abbiamo ben altro per la testa! « Tutte le nostre recriminazioni non faranno certo resuscitare Cor- raze replicò Max, seccato. « Quello che è fatto è fatto. Quindi, tan- to vale approfittarne. Devono farmi provare la macchina questa sera. Venite con me? Michel declinò l'offerta con un cenno del capo. Nicole rincarò: « Non hai proprio bisogno di noi. « Come volete. Adesso me la batto. Indossò il cappotto e se ne andò. « Mi fa paura! D mormorò Nicole rabbrividendo. Michel si sforzava inutilmente di trovare una via d'uscita. Avevano due sole alternative: o continuare a essere complici di Max o dire tutto alla polizia. Ma la paura della polizia era piú forte di tutto. Non lo sfiorò nemmeno l'idea di cercare aiuto e comprensione nei suoi ge- nitori: era decisamente impensabile! « E i diecimila franchi? si ricordò all'improvviso Nicole. « Ci sia- mo dimenticati di ridarglieli! No, lui non se ne era dimenticato. Ma data la piega che la conver- sazione aveva preso sin dall'inizio, aveva ritenuto perfettamente inu- tile il tentativo: Max non avrebbe accettato. I due amici non si decidevano a lasciare il Nautic, non si decidevano a separarsi. Ma ormai si era fatto tardi e stavano per rassegnarsi ad andarsene, quando Charly venne verso di loro. « C'è qualcuno al telefono per Maxime Bolsano. « Peccato, è appena uscito :disse Michel. « Chi è? domandò Nicole. « Una donna! Charly strizzò l'occhio con aria furbesca. « Sarà la sua amichetta! « Dovresti andare a sentire, Michel suggerí la ragazza. « Max è un amico... Se c'è da fargli un'ambasciata... Si alzò in piedi e si trascinò dietro il compagno. « Vieni, ti accompagno. Nicole, improvvisamente combattiva, come risvegliata dalla penosa letargia che l'aveva tenuta prostrata per tutto il pomeriggio, spinse Michel nella cabina. Appena la porta fu chiusa, staccò il ricevitore. « Pronto? Pronto, sei tu Max? « No. E appena uscito. Sono un suo amico. « Michel Montreux? « Mi conosce? La donna parve divertirsi per il suo stupore. « Conosco anche una certa Nicole. Max mi ha parlato molto di voi due Doveva andare a provare una auto americana... . Nicole, che aveva afferrato il secondo auricolare, fece una smorfia. Michel farfugliò: « Le ha detto... che... Una risata piena di sottintesi e di ironia risuonò nel telefono. « Max non ha segreti per me. Può trasmettergli un messaggio? Nicole agitò freneticamente la testa dall'alto in basso. Michel in- ciampava nel parlare: « Cioè io, ecco... ci proverò :~. « Grazie. Gli dica di venire assolutamente a trovarmi questa sera, al lavoro, al Poussin Bleu... Nicole posò la mano sul microfono. « Domandale chi è. » Michel aggiunse, in tono che avrebbe voluto disinvolto: « E chi parla, scusi? » « Odette! Grazie! » L'altra riappese. Michel aveva la fronte madida di sudore: le sue dita lasciavano impronte lucenti sulla cornetta. Nicole attorcigliava il filo del telefono, pensierosa. « Allora è vero che ha un'amante! La conclusione parve a Michel un po' affrettata. « Be', forse è solo un'amica. To', se io ti telefonassi, questo non vorrebbe dire che tu sei la mia a... Stava per pronunciare la parola, quando si rese conto che erano vicinissimi Non doveva far altro che chinarsi leggermente per depor- re un bacio sulle labbra socchiuse che erano a pochi centimetri dalle sue. « Nicole... io... » farfugliò. Lei non indietreggiò, non disse niente: una espressione di intensa gravità si rifletteva nei suoi occhi neri. Perché non la baciava? Imbarazzato, irritato, furioso per la sua timidezza, Michel uscí dalla cabina. L'incanto era rotto; e la sinfonia interiore che per un istante l'aveva sollevato sopra la triste realtà fu spazzata via dallo stridore lancinante delle preoccupazioni. E CAMPANE della chiesa dei Certosini suonavano l'ora della messa L, domenicale. La signora Montreux vuotò il contenuto della sua capace sporta sul tavolo di cucina. « Ti ho comprato le millefoglie. E le acciughe per antipasto. Michel approvò con un borbottio. Stava finendo di lavarsi i denti davanti all'acquaio. Gli sarebbe piaciuto dire qualcosa di gentile a sua madre, ma le parole non venivano. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE « Che cos'hai, caro? :s'informò lei, in tono preoccupato, ansioso. « Cosa vuoi che abbia? « Ma, non so. Non sei come il solito. :~ Il suo istinto materno le faceva intuire quello che non poteva ca- pire. « Se c'è qualcosa che non va al liceo... « Ma se ti dico di no! Montreux padre entrò, strascicando le ciabatte. Era pallido. Strin- geva in mano il giornale del mattino. Aveva la faccia dei giorni di lu- na storta... « Che cos'è questa storia dell'antiquario assassinato? Michel sussultò e, senza voltarsi, si frizionò la faccia per maschera- re il suo rossore. L'omone abbaiò: « Sto parlando con te! Che cos'è questa storia dell'assassinio di rue Fran~oise-Gilles? Non sei al cor- rente di niente, tu? Michel si raddrizzò, balbettando: « No... non vedo perché. Ricevette un manrovescio sulla guancia. « Ma mi prendi per fesso? «tienne supplicò la signora Montreux, tentando di mettersi tra i due. Ma suo marito l'allontanò bruscamente. Con la faccia rossa per la collera, brandendo la Tribune marseillaise, gridò: « Tutto il quartiere ha il diritto di sapere... Tutta Marsiglia... Tut- to il dipartimento! Tutta la Francia, ma noi no! Il signore ha i suoi segreti, il signore ci ritiene indegni delle sue confidenze. E quando gli chiedo dei chiarimenti, mi risponde che lui non sa niente. E questa, allora? :~ La foto... Il sangue si gelò nelle vene di Michel. Gli vennero in mente idee omicide nei confronti del fotografo che non aveva mante- nuto le sue promesse. Perché c'erano proprio tutti e tre, Nicole, Char- ly e lui, sulla foto. Nicole e lui con la bocca e gli occhi spalancati, ancora sotto l'effetto della sorpresa provocata dal lampo del flash. Alzandosi sulla punta dei piedi, la signora Montreux lanciò un'oc- chiata alla Tribune marseillaise. « Oh, guarda, sei sul giornale! Ma perché? Per tutta risposta, il marito lesse con enfasi la didascalia: « "Oltre a Charly, il simpatico barman del Nautic che comunica loro la tragi- ca notizia, questi due giovani studenti sono stati gli ultimi a vedere la vittima prima dell'assassinio". « O mio Dio! :gridò la signora Montreux, spaventata. tima! Vittima di che cosa? Una vit- Michel avrebbe dato qualsiasi cosa per sparire, per trovarsi a mille leghe da casa sua... Tanto piú che il titolo dell'articolo che finalmen- te era riuscito a leggere, raddoppiava il suo smarrimento: UN'ALTRA VITTIMA DEI RACKTEER. « E adesso, il signore vuol concederci una spiegazione? ironizzò il padre. Michel deglutí a fatica. Voleva dire una cosa qualsiasi, ma lá saliva gli riempiva la bocca, gli impediva di parlare. « Qualche volta... dopo le lezioni, andiamo a bere un bicchiere al Nautic con gli amici... L'altra notte, un antiquario che ha il negozio nella stessa strada è stato assassinato... isuccesso che la sera prima è venuto a bere un bicchiere mentre noi eravamo là... E il giornalista ci ha costruito sopra un romanzo. « Ma perché hai detto a tuo padre che non sapevi niente? lo rim- proverò dolcemente la madre. Michel alzò evasivamente le spalle. Il signor Montreux rispose per lui. « Perché non ci teneva a farci sapere che frequenta i bistrot, chea per i bar con certe donne! « Nicole è una mia compagna di classe! protestò Michel. « Una che va nei caffè coi ragazzi non è certo una ragazza come si deve. " Il signor Montreux fece l'atto di sputare per terra; poi, tirandosi su i pantaloni con le mani, ciabattò fino alla porta. La signora scoccò un bacio sulla guancia del figlio. « Allora, era per quella foto che eri tanto preoccupato, vero? :~ Michel annuí, felice di cavarsela a buon mercato. « Se tu ne avessi parlato prima, papà non si sarebbe arrabbiato tanto. Ma, per fortuna, adesso è tutto finito. Lui aveva fretta di uscire, di vedere Nicole che doveva incontrare alle undici ai giardini Montolivet. Aveva anche fretta di comprare la Tribune marseillaise. Il titolo dell'articolo lo preoccupava. Perché par- lavano di racket? A QUELL'ORA c'era poca gente ai giardini Montolivet. Nel viale centrale, una mezza dozzina di ragazzini vocianti inseguiva un pallone. Altri due, in disparte, giocavano alle biglie. Accanto alle carrozzine, le madri di famiglia conversavano fittamen- te. Un sole anemico dava un'illusione di calore. Michel trovò facil- mente una panchina libera, e cominciò a leggere il giornale. VITTIMA DEI RACKETEER? Corraze, l'antiquario trovato morto nel suo negozio, è una nuova vittima della sinistra banda che ha già fatto sin troppo parlare di sé? Tutte le circostanze del nuovo dramma (il modo in cui la vittima è stata percossa a morte, le devastazioni del negozio) hanno permesso di stabilire un parallelo con le altre spedizioni punitive della banda. L'ipotesi sarebbe confermata dalla scoperta, in una tasca dell'anti- quario, di una lettera di minacce scritta a macchina e accompagnata da un asso di picche. Consegnata durante il pomeriggio precedente la notte del crimine, la lettera anonima esigeva cinquecentomila franchi dietro minaccia di morte. Il signor Corraze doveva depositare i soldi la sera stessa tra le diciotto e le diciannove, nel cestino dei rifiuti che si trova da- vanti al giardino zoologico. Ad ogni modo, questa volta i banditi hanno commesso un grosso errore, lasciando dietro di sé un indizio di cosí grande importanza. Nessuno ignora, infatti, che ogni macchina per scrivere ha una battuta particolare. Il testo della lettera permetterà di identificare la LA MORTE Dl PAPA CORRAZE macchina? Per ora la polizia si rifiuta di trarre conclusioni affret- tate... Dei passi stridettero sulla ghiaia, vicinissimi alla panchina. Michel alzò la testa. Davanti a lui c'era Nicole. Stringeva sotto il braccio una copia della Tribune marseillaise. Come tutte le domeniche, aveva calzato le scarpette con i tacchi a spillo che mettevano in risalto la linea delle sue gambe sottili. Indos- sava il cappotto grigio con il collo di astrakan dei giorni di festa. I suoi grandi occhi, ingigantiti dal trucco, sembravano divorare il voltori~`~ dai lineamenti tirati dall'insonnia. Si lasciò cadere sulla panchina, accanto a Michel, e posò la mano nella sua. Parlava come una sonnambula: « Mia madre ha visto la foto sul giornale. Mi ha fatto una scenata... Me ne ha dette di tutti i colori.. ; « Quel giornalista è un porco! si arrabbiò Michel Il pallone, lanciato dal piede maldestro di un neofita, rimbalzò accanto a loro, inseguito da tutta la marmaglia. « E ci fosse stata soltanto la foto sul giornale! » sospirò Nicole. « Hai letto dove parla della lettera? » Un tremito la scuoteva. Si aggrappò al braccio dell'amico. « Mio Dio, mio Dio! Se la polizia scopre che è stata battuta sulla mia macchina! » « Adesso non esageriamo! Prima dovrebbero provarla, la tua mac-` china, e non hanno alcuna ragione di farlo. Basta che ce ne stiamo calmi e tranquilli. « Noi staremo certo calmi e tranquilli. Ma Max, che cosa com- binerà ancora? » « Forse oggi porterà la sua bella a spasso sulla Chevrolet ridac- chiò Michel. I due si alzarono e s'inoltrarono nel giardino. « Ma capisci » diceva Michel, avanzando lungo viali sempre piú deserti. « Il guaio è che i poliziotti hanno stabilito una correlazione fra la lettera e il delitto. E qualsiasi altro, al loro posto, avrebbe fatto la stessa cosa. Soltanto noi sappiamo che invece non c'è alcun rap- porto Nicole camminava a testa bassa, fissando la ghiaia. Con voce sorda, 346 corresse: « Nessun rapporto con noi due, vorrai dire ». « Parliamo d'altro. Cosa facciamo oggi pomeriggio? Avevano la scelta fra cinema, piscina, un giro al porto e passeg- giata al Prado. A ogni suggerimento di Michel, Nicole faceva una smorfia. « Ho tanta voglia di andare in giro quanta di buttarmi in acqua. « Allora vada per l'acqua: si va in piscina concluse lui. Nicole non poté fare a meno di sorridere, e Michel ne fu felice. Ma, nonostante la breve pausa di sereno che aveva appannato gli occhi neri, le lacrime resistevano, sull'orlo delle lunghe ciglia, e alla fine rotolarono giú. Due grosse gocce iridate. La ragazza appoggiò la fronte sulla spalla del compagno. « Sono infelice, Michel. Lui sentí il cuore battergli all'impazzata, un fiotto di tenerezza gli strinse la gola. Senza riflettere, strinse Nicole fra le braccia. Parole che non avrebbe mai creduto di poter pronunciare gli salirono alle labbra. « Mia piccola Nicole... piccola cara. Le ripeteva con una sorta di esaltazione. Era bello e doloroso al tempo stesso. La baciava sulle palpebre, sulle guance, seguendo il per- corso salato delle lacrime. Anche lui aveva voglia di piangere. Era cosí doIce... Il campanile della chiesa dei Certosini batté il mezzogiomo; Michel si tolse di tasca il fazzoletto e lo passò delicatamente sul viso della ragazza Nicole finí di asciugarsi le lacrime da sola e glielo restituí. Si sorrisero con affetto e, abbracciati, si diressero lentamente verso l'uscita del giardino. Dopo essersi dato appuntamento per le due del pomeriggio, alla fermata dei filobus, si lasciarono a malincuore. Michel tornò subito a casa. venuto a cercarti un tuo compagno gli annunciò sua madre. Nessun compagno era mai venuto a casa sua. « Si chiama Maxime Bolsano. Voleva assolutamente vederti. Ha bisogno di un quaderno di appunti; gli servono per le lezioni di do- mani. Vuole assolutamente parlarti... Dall'anticamera, Montreux padre gridò: « Quello sí che è un bravo ragazzo, uno che si interessa sul serio al suo dovere! L'insolito tentativo di Max sconcertava Michel. « Ha detto che torna? » s'informò con apprensione. « No no rispose sua madre. « Devi andare a cercarlo da un ami- co.. Aspetta, ho scritto il suo nome... Si aggiustò gli occhiali sul naso e prese un pezzo di carta sulla radio. « Ah, ecco. Alle tre, da Charly... anche lui un tuo compagno di classe, vero? LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Michel annuí con un cenno. Si sentiva avvampare. Chissà cosa do- veva dirgli Max di tanto importante? Be', prima di tutto, lui aveva appuntamento con Nicole... E poi, non prendeva ordini da Max! Non sarebbe andato al Nautic! ISOGNA ANDARCI aveva detto Nicole. « Forse Max ha saputo 1qualcosa... » Al Nautic, all'ambiente tranquillo e confidenziale dei giorni feriali era subentrata la confusione della folla domenicale. C'erano molti ragazzi e ragazze in blue-jeans, maglione nero e capelli lunghi... Juke-box e flipper funzionavano a pieno ritmo. Sperduti in quella confusione assordante, Michel e Nicole attesero Maxime Bolsano. Alle tre e mezzo non era ancora arrivato. « Tanto per cambiare se ne frega di noi... cominciò a brontolare Michel. « Ma se è venuto fino a casa tua, stamattina... Nicole non completò la frase: Charly si era avvicinato al loro ta- volo. « C'è Max al telefono. Mi ha detto di avvertirvi con la massima discrezione.. Vi passo la linea in cabina. Nicole seguí il compagno nella piccola cabina accanto al gabinetto. « Pronto! Sí, sono io disse Max. « Ascolta prima me. In sala, vicino all'attaccapanni, c'è un tizio solo... Un pezzo d'uomo, una specie di armadio in gabardine e cappello di feltro grigio.. Baffi neri... Guar- da se c'è ancora! Michel socchiuse la porta. Il tizio di Max era seduto davanti a una caraffa di birra: era un omone enorme, antipatico, con una faccia da bruto, da mezzo deficiente. « Sí, c'è ancora! « Allora non vengo! Sta aspettando proprio me, e non ho alcuna intenzione di incontrarlo. :~ « Chi è? E siccome la risposta tardava a venire, Michel espresse a voce alta la sua ansietà. « della polizia? « Lascia stare i poliziotti! borbottò Max. « Non hanno niente a che vedere con questa faccenda. Mi raccomando, acqua in bocca. Se ti abborda, tu non mi conosci. « Ma insomma, spiegati meglio! :~ « Non c'è niente da spiegare. un affare personale tra Golia e me... :~ Michel non era certo dell'umore adatto per sopportare la tracotanza del compagno. « Se vuoi fare il grand'uomo, tienteli pure tutti, i tuoi segreti. Ma non mi avrai fatto venire qui solo per raccontarmi i tuoi... affari per- sonali, vero? Allora, se hai qualcosa di serio da dirmi... (lesse negli occhi di Nicole una muta approvazione), sbrigati, perché non ho tem- po da perdere. :~ « Va bene, calmati, non ti scaldare :rispose Max. « Sarebbe troppo lungo da raccontare al telefono. Non potresti raggiungermi alla Sar- dine du Port? La Sardine du Port era una birreria che faceva angolo tra la Cane- bière e il cours Belzunce. Michel interrogò Nicole con lo sguardo. Lei annuí con un battito di ciglia. All'altro capo del filo, Max sembrò aver indovinato la presenza di un'altra persona. « Non sei solo? « Sono con Nicole. » « Ah meno male! L'esciamazione tradiva un evidente sollievo. Ma di che cosa ha paura? si domandò Michel, di quel tizio che è qui al Nautic? « Portala con te stava dicendo Max. « Voglio vedere anche lei. « D'accordo! Arriviamo subito. Pagarono la consumazione al banco. Il colosso che Max aveva chia- mato Golia sonnecchiava accanto all'attaccapanni, con una sigaretta spenta che gli pendeva tra le labbra... Quando furono in strada, Nicole si voltò due o tre volte indietro, ma nessuno uscí dal Nautic per seguirli. Alla Sardine du Port, ritrovo anonimo per eccellenza, Max era in attesa degli amici. Appena furono tutti seduti a un tavolino, in fondo alla vasta sala, Michel attaccò: « Allora, chi è il tipo del Nautic, quello che hai chiamato Golia? :~ L'altro spazzò via la domanda con un gesto negligente. « Roba di nessuna importanza. :~ « Eppure, sembra proprio che ti faccia paura. Max scoppiò in una risata sprezzante. Paura a me?... Ma tu scherzi!e lo ripeto: non c'entra con la nostra faccenda. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE « E Odette? susurrò Nicole. « Ha telefonato ieri sera al Nautic... eri appena uscito. « Lo so, lo so... L'ho già vista. Vi secca? :~ « Ci secca » replicò Michel, che quel pomeriggio era decisamente lanciato, « visto che le hai spifferato tutto. Non mi ha nascosto di essere al corrente della faccenda. « Anche della Chevrolet aggiunse Nicole. « Se ti metti a vantarti con tutti... » « Odette terrà la bocca chiusa. Ve lo assicuro io. E visto che par- late di Chevrolet... (si stiracchiò e i suoi occhi assunsero una espres- sione di gioia infantile) I'ho provata. Un fulmine! Ho appuntamento con il garagista domani e... ho proprio voglia di prenderla! Michel prevenne la domanda. « Se è per questo che volevi vederci, ti abbiamo già detto ieri la nostra opinione. Non siamo d'accordo! Un cameriere in giacca bianca interruppe la discussione. Max or- dinò un whisky e soda. Michel, in vena di indipendenza, ordinò, come Nieole, una spremuta di limone. « Parliamo d'altro » disse Max. « Vi ho ehiesto di venire qui per la maechina da scrivere. Bisogna sbarazzarsene il piú presto possibile. « Ma cosa diranno i miei genitori se non la trovano piú? Nicole si mordicchiava le labbra per il nervosismo. « Mia madre qualche volta la usa... Raramente, ma capita. « Non se ne accorgerà nemmeno decretò Max. In quei momenti si imponeva con la sua sicurezza. « Ecco eosa facciamo :proseguí. « La tua macchina è quasi nuova. Basta sostituirla con un'altra della stessa marca e dello stesso tipo. Domani mattina me la porti al liceo. Potrai ben prestarla per un gior- no o due a un'amica, no? Io ne compero una uguale, e facciamo il cambio. E bravo chi se ne accorge! :~ « Magnifico! » esclamò Nicole. Michel, che diffidava per principio di tutte le iniziative di Max, restò sulla difensiva. « E cosa ne farai? » « La faccio a pezzi e la sbatto qua e là per tutta Marsiglia, nelle fogne. Niente macchina, niente prove! Nicole era conquistata. Michel fu costretto ad accettare, a malin- 3so cuore, quella soluzione che pure sembrava dettata dal buon senso. « Allora siamo d'accordo! concluse Max. Accese una sigaretta con un accendino nuovo e guardò l'orologio. « Oh! Sono quasi le cinque! Devo andare. « Hai appuntamento con Odette? :domandò Nicole, in tono leg- germente acido. Mentre indossava il suo loden, Max le scoccò un'occhiata di sfug- gita e li salutò con un disinvolto "bye bye". Aveva riconquistato al- cune posizioni quel pomeriggio, perché Nicole mormorò sottovoce: « Però, si vede che è qualcuno! :~ « Qualcuno che forse ci porterà in prigione 9 ribatté Michel, irri- tato. « Il trucco della macchina per scrivere non mi convince per niente! « Tu fai presto a parlare! Si vede che non ce l'hai tu, quella male- detta macchina! All'improvviso, nel cervello di Michel balenò un'idea. « Domani mettiamo i due biglietti da diecimila nella macchina, sen- za avvertire Max. Cosí sarà obbligato a riprenderseli! Si aspettava un'approvazione senza riserve. Ma Nicole si chiuse in un mutismo imbarazzato, mentre un flusso di sangue le imporporava le gote. Un terribile dubbio assalí il ragazzo. Cercò inutilmente di imprigionare quello sguardo sfuggente. « Li hai spesi? Un soffio, appena udibile, gli arrivò all'orecchio. « Non completamente. Nello stesso momento, Michel notò finalmente la lussuosa borsetta di vernice, nuova fiammante, ehe la ragazza si rigirava nervosamente fra le mani. La sfiorò, disgustato, eon un dito: « Per eomprare questa? « Ne avevo tanta voglia!... Da tanto tempo! D piagnucolò lei. E, all'improvviso, con veemenza, passò al contrattacco. Non hai il diritto di fare quella faccia! cosí e basta. E poi, per- ché tu non hai restituito subito i soldi a Max? Che cosa volevi che ne facessi? Che li tenessi nascosti in eterno? Visto che ormai eravamo obbligati a tenerli, ho pensato che era meglio approfittarne! Michel, costernato, taceva. Con disperazione, vedeva incrinarsi l'ar- monia che si era creata in quegli ultimi giorni fra lui e Nicole. « Allora anche tu, articolò con la bocca amara, « anche tu sei come Max! Con rabbia, tirò fuori il biglietto da diecimila, il suo. « Bene, visto che ti piace spendere, spendiamo! L Chiamò il cameriere, lo pagò con la grossa banconota e si ficcò il resto, monete e banconote, in tasca, alla rinfusa. « Forza, andiamo! :~ La ragazza lo seguí docilmente. « Vedrai, vedrai! :le lanciò lui, con aria di sfida. Appena fuori del locale, chiamò un tassí. Quei soldi gli bruciavano nelle dita, voleva sperperarli subito, stupidamente, il piú in fretta possibile. Il tassí li depose davanti a un cinema di prima visione. Michel scelse i primi posti, diede una ricca mancia alla maschera e acquistò cara- melle e cioccolatini per quasi mille franchi. Quando la luce si spense, passò il braccio attorno alle spalle del- I'amica e la attirò a sé. Le loro guance si toccarono, poi le loro lab- bra si cercarono... Sullo schermo, si agitavano gli insulsi personaggi di celluloide... Quando lo spettacolo terminò, erano quasi le sette e mezzo. Era già scuro. I due camminarono per alcuni minuti nella calca, mano nella mano. Al momento di separarsi, restarono fermi, uno di fronte all'altra, sul marciapiede; non sapevano cosa dirsi. « Buona sera... a domani mormorò Nicole come un'automa. « A domani :ripeté Michel. , Bruscamente, portò la mano della ragazza alle labbra, poi si allon- . tanò, correndo. Arrivato a casa sua, buttò giú la cena e, col pretesto di dover stu-.3 diare, si rifugiò in sala da pranzo. Gli restavano ancora seimilacin- v quecento franchi. Forse aveva fatto male a spendere quei maledetti soldi. Ma non era stata Nicole a sbagliare per prima? Non erano ormai diventati complici volontari di Max? Facendo il bilancio della giornata, Michel era diviso fra la collera, il rimorso e la tenerezza. Un dubbio lo sfiorò: non avrebbe dovuto spie- garsi meglio con Nicole?... Le aveva detto proprio tutto quello che da tanto tempo voleva dirle? Forse sarebbe stato piú facile scriverglielo... Strappò un foglio da un quaderno e, tutto d'un fiato, riempí le quattro facciate. Rilesse, ripiegò la lettera e l'infilò nella sua busta di pelle. L'indomani, prima di entrare in classe, I'avrebbe data a Nicole. E, finalmente, si ficcò a letto e scivolò subito nel sonno... Nicole gli' sorrideva... Ma perché, proprio quando era sul punto di cadere nel nulla, un'al- tra figura si sostituiva a quella della ragazza? Incerto, fluido e incon- sistente all'inizio, un viso inquietante campeggiò davanti a lui: linea- menti pesanti e ottusi, cappello di feltro tirato sulla fronte, sguardo fisso e inespressivo, che i baffoni neri non riuscivano a umanizzare... LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Era il volto di Golia, lo sconosciuto del Nautic, I'uomo di cui Max, malgrado tutte le sue fanfaronate, sembrava avere tanta paura! NATURALMENTE, tutta la scuola ne era già al corrente. Portata da chissà chi, la foto ritagliata dalla Tribune marseillaise era già passata di mano in mano quando Nicole e Michel arrivarono nel cor- tile del liceo. Bombardati dalle battute dei compagni e dalle allusioni perfide delle compagne, i due batterono in ritirata in un angolo del cortile, con alcuni ostinati seccatori alle calcagna. « Ma non sappiamo niente!... Ma se vi ripetiamo che non ne sap- piamo proprio niente! Nicole era sul punto di piangere. Allora Michel vide rosso. Afferrò per il bavero della giacca uno dei ragazzi piú vicini e lo scosse violen- temente: « Lasciaci in pace! Capito? Benché non avesse fama di litigioso, e forse proprio per questo, il suo atteggiamento risoluto impose rispetto. Il ragazzo malmenato si allontanò subito, imitato dagli altri. « Gli hai messo addosso una di quelle fife! commentò Nicole, con una certa ammirazione. E lui, che fino a quel momento aveva tergi- versato, decise di darle la lettera. Gliela cacciò precipitosamente in mano dicendole: « To', leggi questa! Poi fece dietrofront e si allontanò. Dall'altra parte del cortile, la spiò con occhio attento mentre spiegava il foglio. Si accorse della presenza di Max, arrivato anche lui nel frattempo, soltanto quando gli mise una mano sulla spalla. « Non c'è Nicole? « Sí!.. Ti abbiamo lasciato la macchina per scrivere in portineria. Si erano allontanati dal gruppo degli studenti, ma Max continuava a spingere il compagno davanti a sé. « Vieni dentro, devo farti vedere una cosa... :~ Entrarono in un'aula ancora deserta e, appena chiusa la porta, Max infilò la mano nella tasca della giacca. « Guarda che cannonata! Con stupore venato di inquietudine, Michel guardò la pistola auto- 353 matica che l'amico gli mostrava tanto fieramente. « L'ho comprata ieri sera da un tizio che voleva sbarazzarsene » gli spiegò Max, « il meglio che e'è in eireolazione. Una Mauser 7,65! » « Ma sarai miea tanto suonato da portarti una pistola in tasea! protestò Miehel. A eosa può servirti? Aveva appena finito di parlare che già la domanda gli parve su- perflua. Certo, era fin troppo chiaro che Max non ricercava l'utilità, ma quella specie di piacere torbido che veniva dal fascino dell'arma da fuoco. Perfettamente in regola col suo carattere. « Se vuoi, giovedí prossimo possiamo andare insieme a sparare, sulla collina... dalle parti di Allauch. Michel prese prudentemente l'arma in mano, la soppesò e al freddo contatto dell'acciaio, provò una sensazione sconosciuta. « Attento lo awertí Max. « carica! :~ Nello stesso istante, la porta dell'aula piú vicina si spalancò e il preside entrò con passo deciso. Michel fece appena in tempo a nascon- dere la pistola dietro la schiena. « Cosa fate qui? abbaiò il preside. « Lo sapete che è proibito stare in aula quando non c'è lezione! Fece per uscire ma ci ripensò e tornò indietro. « A proposito, Bolsano, devo parlarle. Venga nel mio ufficio. Michel, con la fronte già coperta di sudore, si era avvicinato al- I'amico, nella speranza di potergli restituire quell'oggetto compromet- tente, ma il preside si era già avviato con Max. « E lei, Montreux, vada subito in eortile! Mentre eseguiva l'ordine, Miehel non poté far altro ehe continuare a tenere la pistola nascosta dietro la schiena. E Nicole dov'era? La vide dall'altra parte del cortile, sotto il porti- cato, che leggeva ancora la lettera. In quel momento, suonò la campana... Entrarono in classe. Il posto di Max era vuoto! Speriamo che non mi interroghino!, pensò Michel. Lo terrorizzava l'idea di dover andare alla lavagna con la giacca appesantita dalla pistola.. tutti, gli sembrava, avrebbero capito di che cosa si trattava. La prima ora passò senza incidenti. Durante il cambio di profes- sore, Michel fece in tempo a passare un bigliettino a Nicole. "Sei arrabbiata?"... Si riferiva alla lettera. E lei eapí al volo, perché arrossendo, scrisse sul fogliettino: "Al contrario". Michel si sarebbe sentito al settimo cielo se... All'intervallo, Max 354 non era ancora ricomparso. « Non dovrò mica portarmi addosso la sua pistola per tutto i] giorno! sbottò Miehel, pieno di risentimento. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Nicole aveva tastato, attraverso la stoffa, di nascosto, eon mille pre- eauzioni, la Mauser di Max. « isuonato ripeté. « Completamente suonato. Andarono ad informarsi dal eustode. Max se ne era andato dal liceo portandosi via la macchina per scrivere che avevano lasciato in porti- neria. « passato a prenderla uno dei grandi, un allievo dell'ultimo anno. Perché, non avrei dovuto dargliela? - Michel rassicurò il brav'uomo. Lui invece era sconvolto, come se avesse in tasca una bomba. A mezzogiorno, mangio senza appetito, a tavola coi genitori. La pistola gli pesava terribilmente. Il pomeriggio, Max non si fece vedere. E neanche la sera, al Nautic, dove i due compagni lo attesero invano. Quella notte, Michel dormí molto male. Aveva infilato la pistola sotto il cuscino, I'unico nascondiglio veramente sicuro. Per tutta la notte, fu perseguitato da terribili incubi: esplosioni, raffiche di mitra- gliatrici, fughe disperate in labirinti di strade dove uomini sconosciuti gli sparavano addosso a bruciapelo... Piú volte si svegliò di soprassalto, madido di sudore; e ogni volta, tastando sotto il cuscino, ritrovava la Mauser: quella gelida superficie gli faceva correre un brivido lungo la schiena. Per fortuna, il giorno dopo Max sarebbe tornato al liceo con la nuova macchina da scrivere. Michel giurò a sé stesso che non avrebbe mollato Max finché non si fosse ripreso il suo maledettissimo aggeggio. Ma il giorno dopo, Max non venne al liceo, e in un primo tempo i suoi amici attribuirono la sua assenza a un contrattempo qualsiasi. Ma, a mano a mano che passavano le ore, la fiducia nel compagno diminuiva, tanto che alla fine delle lezioni Nicole era completamente depressa: « E se mia madre cerca la macchina? « Le dici che l'hai prestata per due o tre giorni. « E se Max non me ne porta un'altra? « Non c'è alcun motivo. anche interesse suo evitare grane! Ma chi poteva sapere che cosa conveniva a Max? Forse non lo sa- peva nemmeno lui. Bolsano non si fece vedere nemmeno il mercoledí. Nicole, che co- minciava a vedere realizzarsi i suoi piú neri presentimenti, era com- 35s battuta fra ansia, paura e collera. In quei momenti, i suoi occhi brilla- vano di una luce quasi insostenibile. Non era mai stata cosí bella! 356 La sera, mentre la riaccompagnava a casa, Michel volle baciarla. Nicole si stava già abbandonando al suo abbraccio quando, all'im- provviso, si liberò, fece un passo indietro, tastò con la mano, sul petto del compagno, I'oggetto metallico contro il quale si era schiacciato il suo seno. « Hai ancora la sua pistola? Ma sei proprio stupido a portartela addosso! Visto che lui se ne frega, io, al posto tuo, la butterei in una fogna! Michel non rispose. Aveva ancora troppi scrupoli per liberarsi di un oggetto che gli era stato affidato. E poi, cominciava ad abituarsi ad avere quell'arma addosso. IL MORMORIO del prete giunge attraverso la grata del confessionale. « E cosa ne hai fatto dell'arma, figliolo? :~ Michel si impappina. « Io volevo... E, in ogni caso, la mia intenzione era proprio quella di restituirla a Max... Poi, gli awenimenti sono precipitati... Nicole e io non eravamo piú in condizioni normali! « Sono proprio necessari tutti questi particolari, figliolo? :~ Dal mormorio del prete traspare una certa impazienza. Ma Michel non vuole nascondere la verità, nessun particolare, altrimenti rischie- rebbe di tradirla. All'improvviso, una campana rintocca, risvegliando echi lontani tra le volte della chiesa. "Dev'essere l'A ngelus" pensa Michel. E mentre l'ultimo tocco si prolunga, non finisce mai di spegnersi, sul pavimento di pietra risuona seccamente un passo nervoso. E se fosse il suo inseguitore? Brutalmente rituffato nel presente, Michel ridiventa la bestia brac- cata. E non riesce a soffocare un gemito. a Ho paura, padre! » « Non bisogna aver paura di Nostro Signore, figliolo risponde il prete, che non ha capito il vero significato dell'esclamazione. « La sua misericordia è infinita per il peccatore che si pente. :~ Ma è un falso allarme! I passi si spengono lontano... Il confessore tossicchia, poi insiste: « Continua, figliolo... Michel riprende, sottovoce, il filo del racconto. « Non abbiamo rivisto Maxime Bolsano né mercoledí sera né gio- vedí mattina. Giovedí pomeriggio, avevo appuntamento con Nicole... C < HE PORCO! sibilò Michel tra i denti, camminando frenetica- mente avanti e indietro per la stanza. L'odio scateneva istinti omicidi nel piú profondo del suo essere. Avrebbe voluto avere Max a portata di mano. L'avrebbe picchiato, calpestato... Allungata sul divano a pancia in giú, Nicole piangeva amaramente. I suoi genitori erano assenti e lei e Michel avevano trovato rifugio nella sua camera. Cosí, almeno, non erano costretti a darsi un contegno. Michel, furente, rimuginava a voce alta il suo rancore: « Ecco perché aveva bisogno della tua macchina!... Non ha mai avuto intenzione di distruggerla... E neanche di portartene un'altra. Maledetto vigliacco! Nicole si era alzata a sedere. Le sue guance erano rigate di lacrime. « Smettila di andare avanti e indietro :esclamò, infastidita. « Mi fai girare la testa! « Che bel giovedí, eh! ironizzò Michel, sedendosi accanto a lei. Con una mano, le accarezzò il braccio mentre con l'altra raccoglieva il giornale che era finito sulla moquette. In terza pagina col titolo: SCACCO AL RACKET, c'era un articolo sul coraggioso comportamento di un certo André Gardiès, gerente di un bar sul Vecchio Porto, che aveva ricevuto una lettera anonima con la richiesta di cinquecento- mila franchi sotto minaccia di morte... Per far capire a Gardiès che facevano sul serio, i delinquenti hanno accluso la foto pubblicata sui giornali della lettera ricevuta da Cor- raze, I'antiquario assassinato la settimana scorsa per non aver voluto pagare il ricatto, e l'hanno invitato a confrontare i caratteri e la bat- tuta dei due messaggi. La lettera dei racketeers termina con queste parole: Cosí avrà la prova che non si tratta di uno scherzo, e potrà essere Sicuro che la sorte toccata a Corraze toccherà anche a lei, se si rifiu- terà di pagare o se avvertirà la polizia. In effetti, il confronto era probante: le due lettere sono state bat- tute sulla stessa macchina. Ciò nonostante André Gardiès, che è stato un eroe della Resistenza e non è tipo da lasciarsi intimorire, si è im- mediatamente messo in contatto con la polizia. Intorno al capolinea dei filobus, dove, in un cestino dei rifiuti, dovevano essere depositati i cinquecentomila franchi avvolti in carta di giornale, è stata imme- diatamente predisposta una trappola. Purtroppo, nonostante tutte le precauzioni prese dalla polizia, nessuno ha ritirato il prezioso pac- chetto. Come hanno fatto i banditi a fiutare la trappola? A quella domanda i due liceali avrebbero potuto dare una esau- riente risposta: Max si era comportato esattamente come aveva fatto con papà Corraze. Aveva sorvegliato l'arrivo della lettera... « E in un bar, era ancora piú facile » disse Michel. « Confuso fra i clienti, Max ha visto la reazione del proprietario e ha preferito star- sene buono. » Nicole fu scossa da un brivido. « Speriamo che non metta in atto la sua minaccia. « Non credo, questa volta è cascato male, il rischio che ha corso lo farà ragionare. Però c'è già il precedente di papà Corraze! Non è la stessa cosa. Hanno ammazzato papà Corraze per deru- barlo, perché sapevano che teneva nascosti i soldi in casa. » Michel usava intenzionalmente un soggetto indefinito per non at- tribuire alcun nome al o agli assassini del vecchio antiquario. Vo- leva a ogni costo autoconvincersi, e convincere la compagna, della loro assoluta ignoranza circa quel delitto. « Se continua cosí, Max si rovinerà... E rovinerà anche noi! » Nicole era di nuovo sul punto di scoppiare in lacrime. Michel si alzò. « No. Assolutamente. Non continuerà piú! » dichiarò, deciso. « E prima di tutto, deve restituirti la macchina... o, meglio ancora, por- tartene un'altra e distruggere quella vecchia davanti a noi. Poi do- vrà starsene buono e tranquillo. Nicole si dimenticò persino di piangere, impressionata suo mal- grado dall'atteggiamento risoluto dell'amico. Se hai un mezzo... Certo che ce l'ho! » affermò Michel. L'unico che Max capi- sce: la paura! Credette di indovinare una smorfia di scetticismo sulle labbra della compagna, perché si affrettò a concludere: « Non la paura di me o 358 di te. No. La paura della polizia! Dopo il fallimento del suo ultimo colpo, è in stato d'inferiorità. Approfittiamone... facciamogli credere che la polizia si sta interessando a lui. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Afferrò una sedia e si mise di fronte a Nicole. « Ecco!... In seguito alla pubblicazione della nostra foto sulla Tri- bune marseillaise, siamo stati convocati al commissariato. Ci hanno interrogati... Non una semplice deposizione, ma un vero e proprio in- terrogatorio... Un sacco di domande difficili e imbarazzanti... I poli- ziotti conoscono il nome del compagno che era con noi... Non sap- piamo come o da chi l'hanno avuto, ma a quanto pare hanno l'in- tenzione di condurre una seria inchiesta sul suo conto... Insomma, hai capito cosa gli possiamo raccontare per fargli venire una fifa blu? » Nicole scosse la testa in segno di approvazione. « Prima di tutto, dobbiamo metterci d'accordo su quello che dire- mo, per non contraddirci » rispose, dopo un istante. Passarono piú di un'ora a montare e rifinire la loro i'scenetta", fin- ché non la trovarono soddisfacente. Dopo di che morivano dalla vo- glia di metterla in atto. « E se andassimo al Nautic? suggerí Nicole. « Ci siamo andati tutte le sere, da lunedí. E Max non ci ha piú rimesso piede. :~ « Proprio per questo! Forse oggi verrà. Prima di uscire, Nicole si ritirò in bagno. Quando tornò era di nuo- vo raggiante, e Michel si rese conto all'improvviso che aveva passato tutto il pomeriggio con lei, nella sua camera, senza neanche aver pen- sato una sola volta a baciarla. E provò la sgradevole sensazione di aver perso qualcosa. COME SEMPRE durante la settimana, al Nautic c'era poca gente. Seduto davanti a una birra, un giovanotto dalla carnagione scura leg- geva il giornale con aria tetra. Accanto alla finestra c'era una coppia che beveva un tè, guardando la gente che passava per la strada. Un operaio in berretto e tuta sorseggiava un calice di bianco a un'estre- mità del bancone, mentre, all'altra, Charly stava facendo una parti- ta a poker con una bionda dinoccolata. I due liceali si diressero immediatamente verso il loro tavolo pre- ferito, in fondo alla sala. Prima ancora che si fossero seduti, Charly li aveva raggiunti. « Per me un tè :D ordinò Nicole, sedendosi. « Anche per me :disse Michel. « Allora, non si è ancora fatto vi- vo Max? » Charly congiunse le mani bianche e grassottelle: No. Anzi, a pro- positO, c'è lí un signore che vorrebbe chiedervi qualcosa su di lui ». 359 LA MORTE Dl PAPA CORRAZE L'uomo dalla carnagione scura stava già dirigendosi verso il loro ta- volo. Poteva avere venticinque anni al massimo. Alto, magro, coi ca- pelli neri come il carbone, non aveva un aspetto sgradevole, ma quel viso, con le labbra pallide e sottili, gli occhi chiari e freddi metteva a disagio. Si tolse di bocca il bocchino vuoto e cominciò a parlare con un marcato accento corso. « Siete amici di Maxime Bolsano? » « Compagni di scuola precisò Michel. Intanto Charly si era discretamente eclissato. « E vada per i compagni di scuoia concesse l'uomo. Poi, presa una sedia, vi si sedette sopra a cavalcioni di fronte ai due studenti: « Sono l'ispettore Sovéria... Della Squadra Criminale! :~ La sua dichiarazione fu seguita da un attimo di stupore. Nicole era spaventosamente impallidita. « Sembra che la cosa faccia molto effetto alla signorina osservò Sovéria. « Si metta nei nostri panni! » replicò subito Michel. « La polizia che ci interroga su Max... Si sforzava di parlare con disinvoltura. Per una curiosa ironia del- la sorte, non stavano vivendo realmente la scenetta che avevano mon- tato per Max? E se il poliziotto li portava al commissariato... Le mani di Michel divennero di ghiaccio. Nella tasca della giacca, la pistola divenne enorme, pesantissima. « Che cos'ha fatto? » riuscí a mormorare Nicole. « Devo comunicarvi una dolorosa notizia. Sovéria dosava con grande abilità la suspense. Prese una Celtique dal portasigarette di cuoio goffrato, la infilò nel bocchino ornato di cerchietti d'oro, se la accese con calma. « Maxime Bolsano è morto. Questa notte. In un incidente d'auto. » I due rimasero impietriti. « Morto! » ripeté Nicole, come un'automa, come se non capisse il significato delle parole. Sovéria annuí con un cenno. « L'auto ha preso male una curva, scendendo dal Col de l'Ange. Correva come un matto. Ha divelto quattro paracarri, prima di an- dare a schiantarsi in fondo al burrone. » Smarrita, Nicole si comprimeva il petto con entrambe le mani. Mi- 360 chel faceva appello a tutta la sua volontà per resistere alla nausea che gli contorceva lo stomaco. La morte!... Era la prima volta che si tro- vava brutalmente messo di fronte alla morte. Non aveva mai cono- sciuto i suoi nonni, e papà Corraze, cosí vecchio, cosí lontano da lui... era stato solo un fantasma, mentre Max, cosí pieno di vita, I'aveva visto, lo vedeva ancora, vivere, camminare, agire... Sentiva ancora il timbro della sua voce, il soffio del suo respiro. « Era solo proseguiva intanto l'ispettore. « Pilotava un'auto ame- ricana. Una Chevrolet. La parola percosse i timpani di Michel come una pallottola, spaz- zando via lo stordimento che lo opprimeva. Le parole si facevano stra- da a fatica fra le sue labbra secche. « Quando è successo? » « La notte scorsa, verso le undici circa. Due agenti della Stradale hanno scoperto l'incidente all'una del mattino. Il conducente è dece- duto durante il trasporto all'ospedale, senza aver ripreso conoscenza. Una musica jazz proruppe all'improvviso dal juke-box e fece sus- sultare i due giovani, ricordando loro brutalmente in che posto si tro- vavano. Nessuno nella sala - tranne, forse, Charly - poteva indovinare che il trio seduto in fondo alla sala, cosí tranquillo in apparenza, era costituito da un poliziotto e da due giovani sconvolti. « Quando l'avete visto l'ultima volta? » domandò Sovéria. « Tre giorni fa » rispose Michel. « Da lunedí non è piú venuto al liceo. « Lo so. Ci sono appena stato... ilí che ho saputo che frequen- tava molto il Nautic. Che tipo era? :~ Di solito, dopo un incidente stradale, la polizia non si preoccupa della vita privata della vittima. Michel sentí che doveva stupirsi per quella domanda, ma l'ispettore lo prevenne. « Lo sapevate che aveva comprato una Chevrolet, negli ultimi tem- pi? Michel esclamò: « Una Chevrolet? Ma neanche per sogno! Con quello che costa... A meno che suo padre... :~ « I soldi non li ha tirati fuori suo padre, ma lui personalmente. Certo, la Chevrolet non era nuova, era una macchina d'occasione, pe- rò... Il poliziotto si accarezzò il mento, con aria sospettosa. « Que- sta faccenda mi lascia piuttosto perplesso. Neanche quei poveretti dei suoi genitori erano al corrente dell'acquisto. Il garagista che ha ven- duto l'auto ha rilasciato regolare ricevuta: Maxime Bolsano l'ha pa- gata in contanti, lunedí pomeriggio. Trecentosettantacinquemila fran- chi. « Ma allora è tutto regolare » osservò Nicole, con falsa ingenuità. Sovéria batté il pugno sul tavolo. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE « No, non è affatto regolare, signorina, che uno studente di dician- nove anni maneggi una somma del genere e all'insaputa dei genitori! E poi, nel portafogli aveva ancora piú di centomila franchi. Allora, dove e come si è procurato quei soldi? » Di nuovo, il pugno del poliziotto calò sul tavolino. « Ma, insomma! Vi sarete ben accorti che maneggiava i soldi con disinvoltura? » « Be', niente di eccezionale, se si tiene conto che apparteneva a una famiglia piú agiata della nostra. » « E poi, a noi non diceva mai niente! » sbottò acido Michel. « Ah sí» borbottò Sovéria, grattandosi la nuca. « E a lei? » Nicole spalancò gli occhi con esagerato candore. « A volte » concesse, « ci offriva da bere, o qualche sigaretta... Ab- biamo sempre trovato perfettamente normale che avesse piú soldi di noi... Ma non quanto vuole farci intendere lei. » Le labbra sottili del poliziotto si stirarono in un sorriso che voleva essere incoraggiante e benevolo al tempo stesso. « Non si è proprio mai vantato di avere delle risorse... Insomma, capite quello che voglio dire... Qualche piccolo affaruccio; magari po- co chiaro... Una donna... » Per una frazione di secondo, Michel si domandò se fosse il caso di parlare di Odette; ma Nicole tagliò corto senza esitazioni. « No, glielo giuro. » Prendeva a testimone Michel, che confermò: « Giocava a fare il duro.. Bigiava le lezioni. Ma di qua a tutto il resto... » Si interruppe, sorpreso per il gesto autoritario con cui l'interlocu- tore gli intimava il silenzio. « Non vorrete mica farmi intendere che da lunedí, da quando ha comprato l'auto, non ve ne ha mai parlato! » « Ma se le ho detto che non l'abbiamo piú visto da lunedí! » Di fronte alla logica irrefutabile della risposta, il poliziotto fece mar- cia indietro e si mostrò piú cortese. « E va bene, non parliamone piú. » Soffiò nel bocchino per espellere il mozzicone, e lo pulí con l'aiuto di un fiammifero, tranquillamente, con gesti meticolosi... « Ma se sapete qualcosa » disse alla fine, senza alzare il tono di voce, « fareste male a non parlarmene... » Michel diede sfogo aggressivamente alla tensione nervosa che do- veva sostenere: « Ma se ci stiamo sgolando a ripeterle che non sap- piamo niente di niente! Non possiamo mica metterci a inventare, per farle piacere! » « E non si arrabbi tanto, giovanotto! Se non sapete niente, non sa- pete niente! » E, raddrizzandosi, I'ispettore voltò loro la schiena, mormorando un "arrivederci" appena percettibile. I due ragazzi lo seguirono con gli occhi. L'uomo si avvicinò all'at- taccapanni, prese un soprabito grigio scuro, lo indossò e uscí. La por- ta si richiuse dietro la sua alta figura scura. « Uuff! » sospirò Michel. « Finalmente se ne è andato. » « Non mi sembra una cattiva persona » mormorò Nicole. Poi, con la violenza improvvisa di un temporale marzolino, una folata di panico si abbatté su di lei. Il suo viso apparve sconvolto, gli occhi disperati. « La mia macchina da scrivere! » Michel ci aveva pensato prima di lei, anzi, pensava solo a quello da quando l'ispettore se ne era andato. « E se i miei me la chiedono? Se l'ispettore Sovéria la trova a casa di Max?... Se riconosce i caratteri? » Si morse nervosamente la mano sinistra. « Oh Dio, cosa mi capiterà! Oh Dio! Tutto è perduto! Mi mette- ranno in casa di correzione! » La sua voce salí di tono. Risolutamente, Michel la prese per il brac- cio e la obbligò ad alzarsi. « Usciamo. Altrimenti ci faremo notare. » Teneva d'occhio Charly che sembrava aspettare il momento propi- zio per uscire da dietro il bancone. « Filiamo, prima che ci attacchi bottone. » Attraversarono rapidamente la sala; ma Charly trovò modo di rag- giungerli proprio sulla porta. « Che notizia eh! Un ragazzo cosí simpatico... » Michel tagliò corto: « Nicole non si sente bene. La riaccompagno a casa... Arrivederci ». Un freddo umido imperversava su Marsiglia. Simile a ovatta vapo- rosa, una triste nebbia si agglutinava intorno ai lampioni che diffon- devano una luce giallastra. Nicole tremava. Michel la strinse a sé e la trascinò verso strade poco frequentate. Nessuno dei due parlava; non avevano piú la forza di parlare. Di tan- to in tanto, Nicole emetteva un gemito da animale ferito. Nelle loro teste turbinavano gli stessi incubi paurosi... Che cosa fare per la macchina di Nicole? Fino a che punto l'ispet- tore Sovéria avrebbe portato avanti la sua inchiesta? Adesso che era mortO, Max non si sarebbe rivelato piú pericoloso di quando era vivo? RICUPERARE a ogni costo la macchina da scrivere! Dopo una notte terribilmente agitata, Michel era arrivato alla conclusione che dovevano andare, quanto prima, dai genitori di Max e chiedere la restituzione della macchina. Il venerdí mattina, prima di entrare in classe, Nicole accolse la sua idea con una smorfia. « Ma che figura ci facciamo?... Quei poveretti hanno appena avuto una disgrazia tanto terribile! » Era vero! Però il gioco valeva la candela, e Michel si affrettò a di- mostrarlo: « Cosí prendiamo due piccioni con una fava. Prima di tutto, tu ri- porti la macchina a casa, cosí non rischi di avere grane con i tuoi. E poi, se per caso l'ispettore Sovéria scopre che le lettere sono state spedite da Max e risale fino a te, possiamo tranquillamente sostenere che noi non ne sapevamo assolutamente nulla... Max ti aveva chiesto la macchina in prestito, e tu gliel'avevi prestata. Punto e basta. La prova della nostra buona fede è che siamo andati a cercarla dai suoi genitori, senza nasconderci ». In quel momento, suonò la campana dell'inizio delle lezioni. L'in- gresso in classe si effettuò in un silenzio quasi religioso. Il posto vuoto dello scomparso assumeva un valore quasi simbolico... « Signori, signorine » cominciò il professore in tono grave. « Ve- do dal vostro atteggiamento che siete tutti al corrente della tristissima notizia... Il vostro compagno, Maxime Bolsano, è morto in un inci- dente automobilistico. Il liceo, naturalmente, invierà una corona di fiori. Però, credo che un pensiero da parte dei suoi compagni di clas- se... » Un mormorio di approvazione percorse l'aula. « Chi vuole incaricarsi della colletta... » Ci fu un attimo di incertezza. Tutti esitavano ad alzare la mano. « Uno di voi che era particolarmente amico di Bolsano... » Tutti voltarono la testa verso Michel. « Montreux? Le dispiace allora incaricarsene lei? » « E quando avrò raccolto i soldi, professore, cosa faccio? « Vi metterete d'accordo per fare consegnare un'altra corona o dei fiori. Le esequie avranno luogo domani mattina. » LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Poi il professore batté le mani e riprese immediatamente il tono abituale: « Oggi non interrogherò nessuno... Un tramestio fatto di stropiccii di piedi, raschiamenti di gola, tossi discrete, fruscii di libri e di quaderni che si aprivano, fece seguito alle sue parole: la terza B tornava in sé. « Dunque, I'ultima volta dicevamo che... » NONOSTANTE tutti i suoi sforzi, la signora Bolsano non era riuscita a trattenere le lacrime, quando i due studenti le avevano annunciato il motivo della loro visita: « Abbiamo fatto una colletta in classe, cinquemilaquattrocento fran- chi... Ma non sappiamo dove devono essere consegnati i fiori... » In quella triste sala da pranzo, dove non avevano potuto rifiutare di accomodarsi un attimo, davanti a quella donna distrutta che li rin- grazlava con effusione, Michel e Nicole si vergognavano della loro menzogna, come se stessero per commettere una cattiva azione. La signora Bolsano era una donnetta piccola e grassottella, infa- gottata in un vestito nero troppo stretto. Sembrava molto anziana e leggermente ridicola con quelle palpebre rosse, i capelli grigi tirati indietro e raccolti sulla nuca in un grosso chignon fuori moda. « Non ho capito niente di quella storia dell'auto. Voi che eravate SUOi amici, forse voi... » L'argomento era pericoloso. Sotto la grande tavola di legno luci- dato, il piede della ragazza incontrò quello del compagno... Restaro- no entrambi in silenzio. « Voi non sapete niente?... Io sono sicura che non ha fatto niente di male. Non potrebbe aver comprato un biglietto della lotteria? Co- sta solo trecento franchi, non è poi tanto caro... E poi ha vinto e non ci ha detto niente. Non si confidava molto facilmente con me. E suo padre è sempre cosí occupato... » Il padre doveva rientrare da un mC.mpnt1n~1trP Mi~hPI be preferito sistemare tutto prima de Si alzò, imitato dalla compagna. « Ci scusi, signora... » Era ven-lt-- il ml~mPnt(hiP(lPr~ ~I~I~I~V ..~, _ .._.._.vreb- I suo arrivo. _..~...._.._.._. _______1la macchina per scrivere. « All'inizio della settimana, la mia amica aveva prestato una mac- china da scrivere a Max... Le dispiace se la riprendo? » « Ma no, naturalmente » disse subito la donna. « L'ho visto in- fatti rientrare con una macchina da scrivere. Sarà senz'altro in came- ra sua. Venite, vi accompagno. 365 Percorsero un lungo vestibolo fino a una porta che la signora Bol- sano aprí. La camera di Max! Un divano, un letto, con una scaffala- tura incorporata, un armadio, una piccola libreria, una scrivania e una poltroncina. Il viso della donna si contrasse in una smorfia dolorosa. « Fate come se foste a casa vostra... » balbettò. « Cercate pure. Mi sembra che lui sia sempre qui... che debba tornare a casa da un mo- mento all'altro... » Uscí singhiozzando, e si richiuse la porta alle spalle. Gli occhi di Nicole si riempirono di lacrime. Michel la scosse. « Non perdiamo tempo! » Niente macchina da scrivere in vista, né sulla scrivania, né sulla scaffalatura. Dov'era: nell'armadio o nella libreria? Rovistarono tra i vestiti, rovesciarono pile di biancheria, file di libri. Alla fine, dovettero arrendersi all'evidenza. In quella stanza, la macchina non c'era. « Eppure, I'ha proprio portata qui » disse Nicole, « dato che sua madre... » La signora Bolsano rientrò in quel momento. « Non c'è? » domandò stupita. « Allora vuol dire che l'ha ripor- tata via. Non so, magari al liceo. » Con grande stupore di Nicole, che sapeva bene che al liceo la mac- china non c'era, Michel si batté la fronte con la mano, come se non avesse mai pensato a quella eventualità. « Giusto, ha ragione... Forse l'ha lasciata al bidello. Oppure al Nau- tic. » E si affrettò a congedarsi, trascinandosi dietro Nicole. « Arrivederci, signora... » Attraverso la porta aperta della cucina si intravedevano tre donne vestite di nero che conversavano sottovoce, gravemente. « La vostra visita mi ha fatto molto bene » disse la madre di Bol- sano, mentre li accompagnava all'ingresso. Furono riassorbiti dalle luci, dalla rumorosa animazione della strada. « Ma cosa ti ha preso? » domandò Nicole al compagno. « Sai be- nissimo che la macchina non è dal bidello né al Nautic! » « E neppure in camera di Max, » rispose Michel. « Per la buona ragione che se ne è sbarazzato, è chiaro! » 366 Per lui, era una certezza. « Rifletti solo un attimo... Lunedí, Max porta a casa la macchina, I'ha vista sua madre. Batte la seconda lettera anonima... Ma, questa volta, la polizia viene immediatamente awertita... Max si spaventa e fa subito quello che avrebbe dovuto fare lunedí... Ti ricordi, è stato proprio lui a consigliarci di distruggere la macchina... Nicole, però, in quel momento vedeva soltanto gli inconvenienti im- mediati che il comportamento di Max le procurava. « E adesso cosa dirò ai miei? Soltanto Max poteva comprarmene un'altra! Nuova, costa almeno quarantamila franchi! Fecero il conto dei soldi che avevano: mettendo in comune i ri- spettivi risparmi, non arrivavano ai diecimila franchi. « Facendo economia sulla nostra mancia settimanale...: Forse ci sarebbe un'altra soluzione :azzardò Michel. « Radi- cale!... Che sistemerebbe la faccenda una volta per tutte. Aggrappata al braccio del compagno, la ragazza si fermò in mez- zo al marciapiede, in attesa. « Potresti dire che te l'hanno rubata. Nicole sporse le labbra in una smorfia di dubbio. Lui insistette: « Supponi che la compagna alla quale hai prestato la macchina te l'abbia restituita oggi. Sali su un tram... c'è un sacco di gente... Posi la macchina per terra, accanto a te... Quando vuoi scendere, è scom- parsa. Hanno rubato tante valigie, cosí! Perché non una macchina da scrivere? » « Certo, ma ti immagini la scenata, a casa mia? :9 « Una scenata in famiglia è sempre meglio di un interrogatorio del giudice istruttore » replicò lui, bruscamente. La sentí fremere. « Almeno, dopo sarà tuttø finito... e per sempre! » Arrivarono a casa di Nicole. Nel corridoio scuro, prima che lei premesse il pulsante della luce, Michel la imprigionò fra le sue brac- cia, disperatamente, vittoriosamente. « Buonanotte, Nicole. Buonanotte... La parola che seguí, morí in un soffio appena percettibile sulle lab- bra calde che stava baciando, e cosí non seppe se aveva veramente sentito, o solo creduto di sentire: "Buonanotte, caro". Si allontanò; gli sembrava di volare. Aveva uno strano ronzio nella testa e un mucchio di sentimenti e pensieri ancora informi si dibatte- vano in lui. L~ipotesi della signora Bolsano, a esempio, per spiegare la provenienza del denaro speso dal figlio. Certo, non era forse possibile che Max avesse acquistato un biglietto della lotteria, avesse vinto una forte somma e l~avesse incassata all'insaputa dei genitori? Sarebbe stato un modo di agire perfettamente conforme al suo carattere. In mancanza di meglio, anche la polizia avrebbe forse finito per credere alla versione della vincita. Era appena passato sotto un lampione. Sul marciapiede, accanto alla sua ombra piccola e magra, si allungò un'altra ombra grande e im- ponente. Un uomo lo superò e non tardò a distanziarlo... Teneva le mani in tasca; indossava un pesante cappotto; il cappello di feltro tirato sulla fronte non aveva permesso a Michel di vedere il suo volto. Da dietro, la sua schiena massiccia assomigliava stranamente a 3- quella di Golia, lo sconosciuto di cui Max sembrava avere tanta paura! I L GIORNO SEGUENTE, alle sette e mezzo di mattina, Michel era già in strada. Per svariati motivi, aveva deciso di non assistere al fu- nerale di Max. Nessuno avrebbe notato la sua assenza. D'altronde, aveva bisogno di una mattinata tutta per sé. Salí su un autobus che lo condusse oltre i quartieri periferici. Scese al capolinea di Allauch. La collina si ergeva davanti a lui, con i pendii picchiettati di ville bianche e ampi giardini. Piú in alto, il terreno argilloso, sassoso, con qualche boschetto di pini qua e là. Era già venuto due o tre volte da quelle parti; ce l'aveva portato Max, che conosceva molto bene il posto, dato che ci aveva trascorso gran parte della sua infanzia. Infilò una rapida scorciatoia che si allontanava dai luoghi abitati; continuò verso il fianco della collina, dove la strada si trasformava in viottolo e poi in sentiero; scalò infine un pendio scosceso e arrivò a uno spiazzo occupato da un ammasso caotico di rocce scaldate da un sole tiepido. E, soltanto quando fu lassú, tirò fuori la pistola. Alle prime ap- prensioni, era subentrata una certa abitudine all'arma. Aveva scovato, in fondo a un cassetto, il vecchio manuale militare di suo padre, e cosí aveva scoperto che differenza c'è tra un revolver, che è una pi- stola a tamburo ruotante, e una automatica, che ha un caricatore piat- to che si infila nel calcio... 368 Adesso, Michel voleva provare la Mauser con il suo caricatore di otto piccole pallottole micidiali, la sicura che si fa saltare con il pol- lice, I'otturatore che si tira indietro per armare... L MORTE Dl PAPA CORRAZE In pochi minuti, l'arma gli divenne familiare. La prima volta, sparò a caso, dritto davanti a sé... La seconda volta, mirò a un roccione, a cinque o sei passi di distanza, e lo mancò. La terza pallottola, fece volare delle schegge di pietra. Probabilmente avrebbe vuotato tutto il caricatore, se un rumore sospetto non avesse interrotto il suo slancio. Era soltanto un anima- letto della collina, che fuggiva tra i rovi, ma il falso allarme fu per Michel un richiamo alla prudenza: se avesse continuato a sparare avrebbe potuto attirare l'attenzione di qualcuno. Infilò la pistola nella tasca posteriore dei pantaloni, abbottonò la tasca e tornò sui suoi passi. A mezzogiorno, descrisse sommariamente ai genitori la cerimonia funebre: molta gente, molti fiori... Appena poté cambiar discorso sen- za destare sospettij portò la conversazione su un altro argomento. Lo stesso raccontino di comodo gli serví per i compagni, al rientro in classe delle quattordici. Nicole poi non era molto interessata alla cosa, tanto era ansiosa di fargli il suo rapporto personale. « Tutto sistemato, per la macchina! Ho detto che me l'hanno ruba- ta! » gli disse subito, sottovoce. Ma non poté continuare il racconto, perché la campana suonava. « E allora? » s'informò Michel, appena furono di nuovo soli. « C'è stata tempesta a casa tua? » « Eccome! Soprattutto mia madre... Voleva andare a sporgere de- nuncia al commissariato. Per fortuna, mio padre ha detto che non ne valeva la pena... Cosa vuoi, per una portatile... E sorridente, distesa come ormai non era da molti giorni, Nicole ammiSe: « Avevi ragione, il peggio è passato. Adesso le cose si sono sistemate ». Michel sorrise a sua volta. « Cosí va meglio, eh? » Si abbracciarono, nell'ombra di un portone, con uno slancio fino allora insospettato; per la prima volta Michel capí cosa significava desiderare ed essere desiderato. « Cosa facciamo domani? :domandò infine Nicole, con voce stra- namente rauca. Michel non osava proporle di tornare a casa sua, nella sua camera, com~era accaduto la domenica precedente. Che cosa ne diresti della piscina? » Lui non era contrario. Anzi, gli era sempre piaciuto nuotare, tuf- farsi, fare evoluzioni in acqua. 369 L'indomani, sarebbe stata una domenica come tutte le altre per la maggior parte della gente. Ma non per loro! In quell'istante, dimenti- cando la pistola che gli pesava sulla natica destra, Michel era since- ramente convinto di aver tagliato tutti i ponti che li avevano uniti a Maxime Bolsano e ai suoi sporchi intrighi. MICHEL fece un perfetto tuffo di testa nell'acqua chiara, e con un crawl energico raggiunse Nicole che stava issandosi sul bordo della LA MORTE Dl PAPA CORRAZE piscina. La ragazza scoppiò in una risata fresca, quando lui cominciò a tirarla per i piedi. « Mollami, o mi farai bere! » L'acqua imperlava di goccioline scintillanti il suo corpo snello, che aveva in parte conservato l'abbronzatura dell'estate precedente. Le sue guance erano rosse per l'animazione. Michel restò un attimo ad am- mirarla, poi la raggiunse fuori dell'acqua. La allegra folla domenicale si agitava intorno a loro. Risa, richiami ed esclamazioni si mescola- vano allo sciacquio e ai "pluff" sonori dei tuffi. Michel posò la mano sulla spalla nuda della ragazza. Si sentiva felice, tranquillo. « Lo pren-leresti un succo di frutta? offrí, tastando le cinque mo- nete da cento franchi che aveva infilato nel taschino del costume di nailon. Scivolando fra i gruppi di persone, si diressero verso la costruzione centrale, la cui larga porta vetrata a due battenti era completamente spalancata. Un individuo in soprabito scuro e feltro in testa, strano e assurdo, in mezzo a tutta quella gente seminuda, si inquadrò sulla soglia. Prima che i due studenti riuscissero a riprendersi dalla sorpresa, I'ispettore Sovéria avanzò verso di loro, succhiando il suo bocchino vuoto. Ma che sorpresa! I miei giovani amici... Com'è l'acqua, oggi? Buona? :~ « Ci cercava? » replicò Michel, immediatamente aggressivo. Il poliziotto indicò il locale. « Passavo da queste parti. :~ Con un colpo di pollice, eseguito con disinvoltura studiata, spinse il cappello sulla nuca. Un gesto spavaldo che avrebbe potuto fare anche Max. « A proposito di Bolsano, ieri sera mi è arrivato il rapporto dell'au- topsia... L~incidente è avvenuto senza testimoni e in questi casi siamo molto diffidenti. Il medico legale è assolutamente sicuro... :~ Si interruppe per guardare una venere bionda che eseguiva un tuffo ad angelo, e attese che venisse inghiottita nello spruzzo d'acqua prima di continuare: « Il vostro amico è stato drogato... Una forte dose di sonnifero... » « Vuole dire... Vuole dire che... » balbettò Nicole presa da un'an- goscia improvvisa. Che l'incidente è stato una messa in scena. Nessun dubbio: Maxi- me Bolsano è stato assassinato! PERCHÉ assassinato? « Da chi? » Le domande erano partite simultaneamente. « Se lo sapessi » rispose Sovéria con un'alzata di spalle, « non mi troverei qui, ma starei infilando le manette all'assassino. Per ora, il crimine non fa che confermare i miei dubbi sul fatto che Bolsano si è procurato i quattrini in un modo poco pulito. » « Ieri siamo andati dalla signora Bolsano » disse precipitosamente Michel. « Lei pensa che Max possa aver vinto il denaro alla lotte- ria... » Il poliziotto sorrise cinicamente. « La signora Bolsano è prima di tutto una madre... Lo strano in tutta questa faccenda, è che non hanno rubato i centomila franchi che il vostro amico aveva in tasca. Credetemi, c'è sotto del losco. Strin- se le labbra sottili. « Ma purtroppo, I'assassino è sempre in libertà. Forse perché quelli che sanno non hanno il coraggio di parlare... » Michel si inalberò. « iper noi che lo dice? « Ma che cosa avete capito! protestò Sovéria, con una giovialità che la sua faccia chiusa, ermetica, smentiva. « Ma se voi non sapete niente... » Dopo una pausa che sembrò interminabile ai due giovani, aggiun- se con voce totalmente inespressiva: Perché voi continuate a non sapere niente, vero? » Michel si difese con veemenza. « Perché dovremmo saperne piú di giovedí? » Con suo grande stupore, I'ispettore lo approvava. « Certo, evidentemente, non c'è alcuna ragione... » Poi, battendogli amichevolmente la mano sulla spalla: « Andiamo, andiamo, spero che questa brutta storia non vi rovini il bagno. Arrivederci, amici... » Indietreggiò di un passo, guardò Nicole con occhio inquisitore e disse di COIDO: « Abbia cura della sua amica v~notMio.mhr~ 372 piuttosto pallida e scossa... » E questa volta girò sui tacchi e si allontanò verso l'uscita, dondo- lando le lunghe braccia. In effetti, Nicole aveva un aspetto veramente spaventoso. Non mi sento bene » mormoro con voce lamentosa. Forza, adesso ci sediamo un attimo al bar. La sostenne fino a una poltroncina di vimini dove Nicole si af- floscio. « Due caffè » ordinò Michel. « E molto caldi » aggiunse, vedendo che la compagna tremava tutta. A poco a poco, però, il tremito nervoso si calmò, e dopo aver be- vuto il caffè bollente, Nicole riprese un po' di colore. « Sono sicura che l'ispettore ci spia. venuto apposta perché sa- peva che eravamo qui. » Michel tentò di fare lo spavaldo. « E anche se fosse, cosa cambia? » « Max è stato assassinato! As-sas-si-na-to, » articolò Nicole, scan- dendo ogni sillaba. a Te ne rendi conto? Non possiamo piú restare con le mani in mano, quando forse potremmo aiutare la polizia. » « Stai pensando alla storia di papà Corraze, v~ro? » « Credo che sia tutto collegato. » Un cliente infilò una moneta nel juke-box. Nell'altoparlante rombò un twist che avevano sentito tante volte al Nautic e che piaceva mol- to a Max. La musica li riportò indietro di molti giorni... Che parte aveva avuto Max nell'uccisione dell'antiquario? E perché l'avevano ucciso? Regolamento di conti, disaccordo nella divisione del bottino, soppressione di un testimone pericoloso? Esaminarono le tre ipotesi. L'ultima, la piú gravida di conseguenze per loro, faceva venire la pelle d'oca. Max un testimone pericoloso? Ma allora, non erano anche loro due testimoni pericolosi? Una paura nuova, terribile, si insinuava nei loro cuori, seminando il panico nelle loro menti sconvolte. Michel lottava con tutte le forze per mantenere il suo sangue freddo: « Non facciamoci prendere dal panico! » Secondo lui, I'assassino non poteva considerarli un pericolo per la sua sicurezza, quindi non avevano nulla da temere da parte sua. Ten- tò di convincere anche Nicole. Ma era come parlare al vento. Nello stato depressivo in cui si trovava, non era assolutamente in grado di prestare attenzione ai suoi ragionamenti. « Forse, I'ispettore potrebbe capire come sono andate le cose » con- tinuava a mormorare, assorta... « Se gli confessiamo la verità... Tutta 373 la verità! » « Neanche a pensarci! » affermò Michel con energia. « Nessuno LA MORTE Dl PAPiCORRAZE~ crederebbe alla nostra buona fede. E adesso è proprio tutto contro di noi: volenti o nolenti, ormai siamo i complici di Max. Potrebbero an- zi pensare che abbiamo paura e che approfittiamo della sua morte per scaricare tutto su di lui. Confessare la verità adesso sarebbe come passarsi la corda al collo. » Non voleva alludere a nulla di preciso, con quella frase, ma Nicole accusò nettamente il colpo. Se lo vedeva già, nell'immaginazione, il boia col cappuccio nero in testa, infilare il nodo scorsoio al collo del condannato. In fondo, non era male se drammatizzava le conseguen- ze: I'avrebbe incitata a tenere a freno la lingua. « Andiamo a vestirci » ordinò Michel. Uscí dalla cabina prima di Nicole. Mentre l'aspettava nella hall, eb- be modo di ripensare a tutta la faccenda. Anche se l'ispettore aveva subodorato qualcosa, non aveva in mano alcun elemento che gli per- mettesse di stabilire un rapporto fra i due casi, quello di Corraze con quello di Bolsano che, secondo le apparenze, erano completamente in- dipendenti. Andare a raccontargli tutto spontaneamente non era get- tarsi nelle fauci del lupo? « Lasciamo fare al tempo, tanto non abbiamo niente da perderci decretò, ficcando nella sacca il costume e l'asciugamano che Nicole gli porgeva. Fuori, il freddo secco contrastava con il tepore umido della piscina. La ragazza finí di abbottonarsi il cappotto. « Però Max è stato ucciso! » disse con voce sorda. spaventoso a pensarci! » Tutto il vecchio rancore di Michel riaffiorò. « In fin dei conti, Max se l'è un po' cercato! Non possiamo piú fare niente per lui. Quindi, pensiamo a noi stessi! » Con fare imperioso, infilò la mano sotto il braccio della ragazza: « Nessuno... tranne l'assassino, e forse neanche lui! Nessuno sa quel- lo che è successo fra noi tre! » Si aspettava un tacito consenso. La risposta che gli arrivò lo fece sussultare. « E invece no. C'è qualcuno che sa » mormorò Nicole. « Cosa? Hai spifferato tutto a qualcuno? » « Non io: Max! Non ricordi quella ragazza che ha telefonato al Nautic? L'ha ammesso anche lui, dopo... » 374 L'incontro alla Sardine du Port era ancora fresco nella loro memo- ria. Max aveva chiuso l'incidente dichiarando in tono perentorio: "Odette terrà la bocca chiusa! Te lo assicuro io". « Se Max le ha fatto delle confidenze continuò Mcole, « lei sarà al corrente di tutto. E sa anche che noi due volevamo restituire i soldi. » Ormai lo conoscevano, Max, e immaginavano che doveva perfino essersi vantato di averli menati per il naso. E non avrebbero potuto allora, chiamare quell'Odette a testimoniare, in caso di necessità, della loro assoluta buona fede? « Potrebbe dire che Max ha ottenuto il nostro silenzio con un ricat- to! » rincarò Michel. « E, nello stesso tempo, scagionarci di tutto. Di che cosa avrebbero potuto accusarli, dopo? Al massimo, di aver partecipato a uno scherzo di pessimo gusto. « Purtroppo, stiamo discutendo a vuoto » esclamò poi. « Perché sappiamo solo che Max le ha parlato di noi, ce l'ha detto lei al tele- fono. E anche dei cinquecentomila franchi. Ma che cosa le abbia detto esattamente, non lo sappiamo. E non possiamo fare niente senza sa- perlo prima. » Si fermò bruscamente sull'orlo del marciapiede. Aveva preso la sua decisione. « Devo vedere quella donna a ogni costo! » « E come farai a ripescarlai » "Gli dica di venire assolutamente a trovarmi questa sera al Poussin Bleu" aveva precisato Odette al telefono. « Visto che lavora in quel cabaret » disse Michel, « la dovranno pur conoscere, laggiú. » « Perché non ci andiamo subito... Almeno per vedere dov'è? » Infiammati da un'ansia che non riuscivano piú a controllare, cor- sero alle allées Gambetta e, tra due negozi dalle vetrine illuminate, scorsero una porta bassa, stretta, che al posto della maniglia aveva un tubo cromato che sbarrava obliquamente il pannello di legno verni- ciato. Una insegna al neon raffigurava un pulcino col becco aperto. L'insegna non era accesa e la porta resistette alla loro spinta. « Il Poussin non apre mai prima delle nove! » gridò qualcuno dal- I'edicola a pochi metri di distanza. Invece di scoraggiarlo, il contrattempo eccitò Michel che dichiarò avventatamente: « Tornerò dopo cena ». « Avresti il coraggio di... in un locale notturno... « Max lo frequentava, no? E allora perché non dovrei andarci an- ch'io? » « Ma i tuoi genitori ti lasceranno uscire? « Mi arrangerò. 375 Mentre rispondeva, pensava già a tutte le difficoltà che avrebbe incontrato il suo progetto. Il signor Montreux non era uomo da lasciar uscire il figlio di notte senza validi motivi. Ma Michel si era appena impegnato davanti a Nicole. E non poteva piú fare marcia indietro. NEL TIMORE di vedersi rifiutare il permesso e di attirare l'atten- zione dei suoi se fosse uscito ugualmente, Michel non chiese niente a nessuno. Subito dopo cena, si rinchiuse in sala da pranzo con il pretesto di dover studiare. Alle nove meno un quarto, suo padre andò a letto. Quindici minuti dopo, la signora Montreux passò ad augurare la buona notte al figlio. « Non rimanere alzato fin tardi! Michel attese un'altra mezz'ora, poi infilò il soprabito, spense la luce e, in punta di piedi, attraversò a tentoni il vestibolo piastrellato. Era la prima volta che usciva di nascosto e si sentiva molto nervoso. Aprí la porta con estrema precauzione, passò sul pianerottolo, ri- chiuse la porta accompagnando la stanghetta della serratura con la chiave. Scese le scale senza accendere la luce. Quando i suoi passi risuonarono nella strada addormentata, si sentí meglio. Fece un pezzo a piedi, poi, dato che il Poussin era ancora piuttosto lontano, e di filobus nen ce n'erano piú, si concesse il lusso di un tassí. I contorni fluorescenti del pulcino scintillavano sopra la porta di legno verniciato. Incassata fra due muri vicinissimi, tappezzati di cordonato blu, la ripida scala finiva a gomito in un piccolo atrio a sua volta tappezzato di blu. Da una porta a doppio battente di vetro smerigliato arrivava il suono ovattato di una orchestra jazz. Sulla destra, dietro il bancone del guardaroba, una brunetta provo- cante sulla ventina, che si limava le unghie, lanciò al nuovo venuto uno sguardo sfrontato. « Guardaroba, signore? » Michel fece uno sforzo per non arrossire e avanzò verso di lei, già impacciato. « Scusi, signorina, io... io vorrei un'informazione. La sua interlocutrice intuí l'imbarazzo che provava e continuò a osservarlo con impertinente ironia. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE « Mi hanno pregato di fare una commissione a una impiegata del locale... Si chiama Odette. La donna sorrise gonfiando aggressivamente il petto. « Forza, faccia la sua commissione. Odette sono io. « Sono Michel Montreux, I'amico di Max » dichiarò Michel, tutto d'un fiato. Il sorriso di Odette si spense, il viso si oscurò, i suoi occhi diven- nero freddi e duri. Domandò seccamente: « Cosa vuole? « Parlarle di Max. E poi di noi. « Mi ascolti bene, io non so niente di niente, ha capito? Assoluta- mente niente di quel disgraziato incidente. « Non si tratta di un incidente. Max è stato assassinato. « Ma che cosa sta inventando? « Me l'ha detto l'ispettore Sovéria, oggi pomeriggio. :~ « Un ispettore di polizia? Michel annuí con un cenno del capo. Lo smarrimento di Odette agiva su di lui come un tonificante. Molto tranquillamente, spiegò: « L'ispettore mi ha interrogato perché ero un compagno di scuola di Bolsano. Max è stato drogato, prima di essere messo nella Chevrolet. « Questa poi! esclamò Odette. Sembrava non provare alcun dolore, ma stupore, inquietudine e una forte contrarietà. All'improvviso, domandò in tono agrodolce: « Ed è solo per dirmi questo che si è disturbato? » « Sono venuto a chiederle di dire la verità. » « Quale verità? Michel la sentí all'improvviso chiusa, ostile, poco incline alle confi- denze. Arrischiò prudentemente: « La verità a proposito dell'auto americana ». « Max mi ha portato due o tre volte a spasso in Chevrolet, punto e basta. Non mi raccontava certo i suoi affari. E io non voglio sa- perne niente. » A sua volta, Michel protestò: « Non è vero! Max l'aveva messa al corrente di tutto! Me l'ha detto lui! « Se credeva a tutto quello che diceva Max... » « Ma anche lei, al telefono, mi ha fatto capire... » « Lei ha capito male, ecco tutto. Ed è quello che sosterrò con la polizia se, per colpa sua, verrà a interrogarmi. » La risposta esasperò Michel. La brunetta provocante era diventata fredda e disumana come una statua. « Se Max è stato assassinato :disse con voce vibrante, « è perché sapeva troppe cose sull'altro assassinio... quello di papà Corraze! E tacendo, si diventa complici dell'assassino! » esclamò, concitato, men- tre il suo pugno si abbatteva sul bancone. « Silenzio! » fece la ragazza, allarmata. Un uomo e due donne che ridevano forte e fumavano sigarette col filtro dorato, scesero le scale e si fermarono un attimo nell'atrio. Il locale cominciava ad animarsi. Nel giro di pochi minuti, Odette resti- tuí un cappello, mentre ne prendeva due o tre accompagnati dai rela- tivi cappotti... « Non possiamo continuare a parlare quaggiú » susurrò tra un clien- te e l'altro. « Vada ad aspettarmi fuori. C'è un caffè qui di fronte, La Boule d'Or... Mi aspetti lí, la raggiungo appena posso. » E già era alle prese con nuovi clienti. A malincuore, Michel risalí le scale... In strada non c'era quasi piú nessuno. Gli alti platani scarni alza- vano braccia tormentate verso un firmamento trapunto d'oro. La notte era gelida. Michel si scosse e affrettò il passo verso La Boule d'Or. Scelse un tavolo accanto all'ingresso e ordinò un caffè. Le lancette della pendola appesa sopra il bancone segnavano le undici meno dieci. A mezzanotte, Odette non era ancora arrivata. Michel non poteva trattenersi oltre. Pagò la consumazione e tornò al Poussin Bleu. Al guardaroba, una donna di mezza età aveva sostituito la brunetta. Dichiarò, compiacente: « Ma Odette se n'è andata piú di un'ora fa! » Furente, Michel girò sui tacchi e uscí. A pensarci bene, il compor- tamento di Odette era spiegabilissimo... Erano stati proprio degli inge- nui, lui e Nicole, a credere che potesse essere diverso. Proprio mentre stava per attraversare la strada, per dare un'ultima occhiata alla Boule d'Or, una sagoma massiccia si stagliò sulla porta del caffè. Michel, riconosciuto Golia, indietreggiò rapidamente e si nascose dietro un'auto posteggiata accanto al marciapiede. Con le mani ficcate nelle tasche del soprabito, il gigante scese in strada... Il ragazzo, senza perdere la testa, avanzò curvo, al riparo delle auto fino all'angolo dell'isolato, e poi, cedendo al panico, se la diede a gambe e corse disperatamente fino a un posteggio di tassí. Si infilò nella prima macchina e diede il suo indirizzo all'autista. Ansimava, era madido di sudore e il cuore gli batteva all'impazzata. A poco a poco, tuttavia, riuscí a controllarsi e a riprendere la respi- razione normale. Si fece lasciare all'angolo di rue Albe e raggiunse casa sua a piedi. LA MORTE Dl PAPA CORRAZE Salí le scale al buio e, giunto sul pianerottolo, si tolse le scarpe. Entrò silenzioso com'era uscito, scivolò in sala da pranzo e si spo- gliò rapidamente. In pigiama, non aveva piú nulla da temere e tran- quillamente, per una vecchia abitudine, andò ad aprire la finestra prima di ficcarsi a letto. Dalle fessure delle persiane si vedeva il marciapiede di fronte, male illuminato. Una figura si delineò nell'ombra di un portone... Era Golia! Venne avanti con la testa alzata, come se esaminasse la casa di Michel. Poi fece dietro-front e se ne andò tranquillamente. D AVANTI all ingresso del liceo, gli studenti si accalcavano intorno a quelli che avevano il giornale. Tutti volevano leggere l'articolo. Qualcuno lo commentava ad alta voce. Michel, dopo aver inutilmente cercato Nicole, risalí il boulevard National fino alla fermata del filobus. La ragazza era in ritardo, e lui non voleva che fossero altri a darle la notizia. Era molto soddisfatto di come aveva reagito a mezzogiorno, quan- do suo padre gli aveva allungato il giornale, ridacchiando. « Puoi proprio essere fiero delle tue amicizie! » Michel era rimasto impassibile, mentre leggeva il titolo: NUOVI SVILUPPI DEL CASO CORRAZE I centomila franchi trovati nelle tasche del giovane Bolsano sono stati rubati all'antiquario assassinato. Un fatto tenuto segreto fino a oggi è stato rivelato dalla polizia. Sul retro della lettera che richiedeva i cinquecentomila franchi, il vecchio antiquario aveva annotato i numeri dei biglietti di banca che consegnava. Voleva procurarsi una possibilità di controllo nel caso che uno dei biglietti gli ripassasse per le mani? Si è trattato, comunque, di una precauzione molto utile, perché gli inquirenti hanno trovato una parte di quei biglietti nelle tasche dello studente Maxime Bolsano che, come i nostri lettori ricorderanno, è rimasto ucciso in un incidente d'auto nella notte di mercoledí. La polizia ha inoltre appurato che il giovane ha pagato la sua Chevrolet di seconda mano con banconote registrate sulla lista dell'antiquario. « E allora, cosa ne dici? aveva domandato Montreux padre. Mi- chel era rimasto senza fiato. Parlando della morte di Max, il giorna- lista scriveva ancora incidente d'auto! Per quale motivo la polizia non rivelava che si era trattato di assassinio? Che asso nascondeva ancora l'ispettore Sovéria nella sua manica? Appena vide Nicole scendere dal filobus, capí che era al corrente di tutto. Era addirittura livida e sconvolta. « Hai letto il giornale? Nicole l'aveva letto ed era letteralmente distrutta. « Se questa storia continua, io divento pazza... L'ispettore Sovéria finirà per arrestarci, prima o poi. L'hai detto tu: non ci crederà! E anche Max l'aveva detto: finiremo tutti in casa di correzione! Re- presse un brivido. « Vorrei morire! » « Cercherò di parlare ancora con Odette, disse Michel, che non trovava niente di meglio per riconfortare la ragazza. « Al Poussin Bleu mi daranno il suo indirizzo. » « Verrò anch'io con te. La convincerò! Michel dubitava dell'efficacia del suo inte