D. ANTONIO TONELLI SALESIANO GRAMMATICA e GLOSSARIO DELLA LINGUA DEGLI ONA-ŠELKNÁM DELLA TERRA DEL FUOCO (1/5) Contributi scientifici delle missioni salesiane del venerabile don bosco Šelkám čan k'ar-mán "la lingua dei šelknám è ricchissima" ********** TORINO SOCIETA EDITRICE INTERNAZIONALE Corso Regina Margherita, 174 TORINO - MILANO - GENOVA - PARMA - CATANIA INDICE PREFAZIONE DEDICA INTRODUZIONE PARTE I. NOTIZIE GRAMMATICALI. Fonetica. Le vocali Le consonanti Fenomeni fonetici L'accento Morfologia I pronomi I numerali Il nome sostantivo L'aggettivo I1 verbo Le particelle Esclamazioni Un po' di sintassi. La proposizione I1 periodo PARTE II. GLOSSARIO. Colori Terre usate per dipingere il corpo Cielo, fenomeni celesti e meteorologici La terra e l'acqua I vegetali Animali L'uomo Il vestito La tribù e la parentela Religione Neologismi riguardanti la religione cattolica I Xon o medici stregoni La capanna Cibi e bevande Armi, caccia e pesca Giuochi Nomi propri di località Aggettivi Alcuni verbi Elenco dei vocaboli con prefisso PREFAZIONE. Mi fu offerta la fortunata occasione di esaminare e studiare il materiale linguistico raccolto dal Missionario Salesiano D. Giovanni Zenone durante i suoi 28 anni di residenza nella Terra del Fuoco. Esso consiste nel frasario citato a pag. 10, raccolto in tre quaderni, i quali contengono anche numerosi vocaboli che furono utilizzati per il glossario; anche un piccolo notes contiene elenchi di parole šelknám e di nomi propri. Avendo poi potuto convivere parecchi mesi con D. Zenone, ebbi modo d'interrogarlo a lungo e risvegliare i suoi ricordi sia linguistici che etnografici. Con questa base e utilizzando le altre fonti che sono citate a pag. 10 e che furono a mia disposizione nel Museo Etnografico delle Missioni Salesiane di Valsalice, elaborai e stesi questo lavoro linguistico, ricorrendo all'interrogazione diretta di D. Zenone ogni volta che mi fosse sorto un dubbio o avessi incontrata una lacuna. Mi assumo quindi l'intera responsabilità del coordinamento, della compilazione ed elaborazione di tutto il lavoro comparativo, grammaticale ed etnografico, lasciando al mio collega la piena responsabilità delle informazioni. Riguardo alla forma data a questo mio lavoro dirò che non credetti conveniente di fare un lavoro impersonale, ma in vari punti mi tornò opportuno dare la parola a D. Zenone ed esporre in prima persona quanto egli rispondeva alle mie domande per dare maggior vivezza ed efficacia e maggior senso di verità e, mentre gli chiedo venia del lunghi interrogatori a cui lo sottoposi, gli sono grato non solo del materiale posto a mia disposizione, ma anche d'aver opportunamente corretto un mio antico errore, com'è detto a suo luogo. Il lavoro più necessario relativo alla lingua Ona mi parve una raccolta un po' ampia di notizie grammaticali, poiché ben poco vi è di pubblicato al riguardo e quel poco è frammentario. Perciò la mia preoccupazione fu quella di ricercare e coordinare tutto quello che potei ricavare dai manoscritti di D. Zenone riguardante la fonetica, la morfologia e la sintassi della lingua degli Ona. Credo che questa pubblicazione torni tanto più opportuna in quanto questa tribù è in via di rapida estinzione: anche recentemente ho avuto notizia che una malattia epidemica ha decimato quelle povere popolazioni indigene. Benché esista in due edizioni il pregevole vocabolario Ona-spagnuolo del P. G. Beauvoir, ho creduto bene completare l'opera aggiungendo un glossario dei vocaboli più comuni dei Šelknám cercando d'avvicinarmi il più che fosse possibile a una fedele trascrizione dei suoni. In una lingua non fissata dalla scrittura le variazioni di pronunzia fra individuo e individuo, e anche nello stesso individuo, non sono indifferenti. Per la trascrizione mi attenni ai suoni quali venivano pronunziati da D. Zenone. Ho tenuto conto che il mio lavoro è descrittivo e quindi procurai d'essere abbondante nella documentazione e negli esempi e non cercai d'evitare le ripetizioni quando esse potevano servire a rendere più chiaro il mio pensiero o a procurare una comodità al lettore, evitando la maggior parte dei rimandi. La fatica mi fu piacevole, perché durante il lungo lavoro vissi col pensiero in intima unione di spirito con i cari Indi Ona, che io visitai brevemente nel 1910, ma che lasciarono in me un indimenticabile ricordo; leggendo il frasario di D. Zenone il pensiero nostalgico mi riportava nella Terra del Fuoco e mi pareva di rivivere i successivi momenti del tempo passato laggiù, e tutte le figure degl'Indi da me conosciuti s'animavano passando davanti alla mia memoria. Non posseggo conoscenze linguistiche, avendo indirizzato i miei studi in altro campo, sono estraneo ai rigorosi metodi della scienza del linguaggio, non ho la pratica del frasario tecnico e perciò sarò incorso in numerose inesattezze; ma spero che il benevolo lettore guarderà più alla sostanza che alla forma e che perdonerà molto a un profano trovatosi nell'alternativa o di lasciare inedite notizie preziose per gli americanisti o di renderle di pubblica ragione con metodo imperfetto. Spero che gli studiosi mi saranno grati d'aver scelta quest'ultima via. Fui aiutato dal benevolo e autorevole consiglio del Prof. Alfredo Trombetti, con cui discussi a voce e per iscritto i punti più importanti del lavoro, e a cui quindi tributo pubblicamente la mia più sincera riconoscenza. Torino, 23 gennaio 1926. D. ANTONIO TONELLI SALESIANO INTRODUZIONE. Gl'INDI Ona, della cui lingua si tratta nelle seguenti pagine, abitavano l'Isola Grande della Terra del Fuoco e ne occupavano la maggior parte. Era sotto il loro dominio la parte pianeggiante nord ed est, e a sud s'estendevano oltre il Lago Fagnano e s'internavano anche nei boschi che ricoprono di fitta vegetazione le pendici dei monti elevantisi a sud dello stesso Lago. Il terreno del nord e dell'est dell'Isola, quasi tutto pianeggiante o con rilievi poco elevati, era popolato da innumerevoli mandrie di guanachi, che trovavano pascolo nelle estese praterie e rifugio nei fitti boschi di faggi antartici. Le alte e impraticabili montagne della parte sud e sud-ovest dell'Isola impedivano agli Ona di discendere ad abitare le sponde del Canal Beagle e d'espandersi a sud-ovest nella regione dei fiordi, la quale fu ed è visitata dagl'Indi Alakalúf, mentre le sponde del Canal Beagle sono frequentate dagl'Indi Yagan. Ora gli Ona complessivamente sono ridotti a un numero inferiore a 300: la maggior parte prestano servizio nelle "estancias" come pecorai, specialmente durante la buona stagione. Durante la cattiva stagione i Šelknám od Ona del sud, si radunano a vivere coi costumi d'un tempo, prima nelle selve presso le sponde meridionali del Lago Fagnano o al nord dello stesso Lago presso il confine cileno, poi a est presso il capo S. Pablo fino a Bahia Thetis. Cambiano accampamento per istinto, per desiderio di mutare e anche per trovare più abbondante la cacciagione. Nella primavera, prima di ritornare alle "estancias", radunano i ragazzi giunti alla pubertà e li fanno convivere per circa 40 giorni in una capanna separata dal villaggio. Sembra che degli Indi, che circondano gli Ona, gli Alakalúf siano quelli che hanno avuto il numero minore di rapporti con gli Ona. Gli Alakalúf non sono ricordati nelle tradizioni e nelle leggende degli Ona e neppure li ho mai sentiti ricordare se non da quelli che convissero con loro nell'Isola Dawson: essi li chiamavano Eirú. Però è indubitato che gl'Indi delle due tribù s'incontrarono spesso e si battagliarono quando gli Alakalúf discendevano a terra sulle coste ovest dell'Isola Grande. I vocabolari degli Ona e degli Alakalúf hanno parole corrispondenti. Qui ne riferisco alcune. Per le parole alakalúf mi sono servito del glossario raccolto da D. M. Borgatello missionario salesiano, pubblicato una prima volta dal Cojazzi (1) e ripubblicato con aggiunte dallo stesso Borgatello (2), e del diligentissimo confronto del glossario alakalúf, attualmente noto, pubblicato dal P. J. M. Cooper nel suo bel libro Analytical and critical bibliography of the tribes of Tierra del Fuego and adiacent territory. I vocaboli citati in esso li lascio con la stessa grafia e con le stesse abbreviazioni dei nomi degli Autori. Per le parole tehuelche (= tsoneca di Schmid) mi sono servito di manoscritti inediti di D. Borgatello (abbr.: Bo) e dei Two linguistic treatises on the patagonian or tehuelche language di Th. Schmid (3) (abbr.: Sch). Ona indio Alakalúf eirú, cfr. airo 'forestiero' degli Aus ragazza karke, cfr. karke, kar-ke-n 'donna indiana' dei Tehuelche Bo nudo tapr, cfr. tapr dei Tehuelche Bo occhio o-tel, o-ter, o-tr, cfr. Bo o-tr, oti-tél, o-tél, Sch, o-tl dei Tsoneca guancia koč, koče, Bo koš, koče 'mascella' agnello Bo woši 'cururo' (Ctenomys magellanicus) apén albatros kail, cfr. kajép anitra dei Tehuelche Bo "carancho" karkai carne jeper odore cattivo wač, wače, wači cicoria selvatica óiten Cyttaria Darwinii, fungo parassita del Fagus ter scala, cuna a forma di scala taál cestino di giunchi taju cocca della freccia tek penna della freccia setr bugia lek cosa kar carbone kaar pietra jar lavorare kareken fronte oš, oš-l capo, capelli al, ale, cfr. Sch k-aur, aur sopra' dei Tsoneca testa, cervello kouj-ér, koj-ér, cfr. koj-ár degli Aus e er-u, čet-ar, čet-er dei Tehuelche naso ol, ool, oul, ul, olχ (or nei composti), Bo otl, cfr. or dei Tehuelche spalla kouχi braccio, avambraccio mar dito ter e anche tel in tel- šeχ-ká 'dito mignolo anca patéik-en anca eš-k coscia eš, iš, eš-n ginocchio kače gamba koč tallone teer, ter piede al-ié, Bo al, čal petto keten, keit, keito stomaco keten, keit, ketin ventre kati, ket intestini čol, Bo čol 'ventre' arteria, vaso sanigui- šep, cfr. sap 'sangue', gno profondo sappa 'vena' degli Aus laringe šep, šepe-n bambino kaul-čin figlio lal zio materno, amico če fratello maggiore orek maschio marre, mars 'ragazzo, maschio' guanaco maschio adulto marren nemico kerre-i volpe waš, Bo volpe della Patagonia weše-koi 'volpe piccola' cane vis-ne foca d'un pelo k-ori, k-ori-n, Bo ori, k-or topo ki-atti cavallo Bo urié da orrién 'portare in spalla' pecora šelče, čelče, čalčen uccello čače, cfr. čačk degli Aus uovo el "banduria" Ibis korj-ké-k "flamenco" (uccello) tell-el rondine (uccello del sud?) čepáč tacchino grigio e bianco arro tuffetto Podiceps Rollandi ojen pesce-re Bo tap-le, cfr. tap, tap-i 'pesce' insetto, verme, invertebato č-apel, cfr. koχe-k-čapel qualunque 'spugna, animale del mare' cfr. č-apel 'pesce' degli Aus foresta erệsk, ersken legna kauke-n a nord, χauχe-n a sud, cfr. Bo kake, kak dei Tehuelche ramo kel, kauχ-kél foglia kel pianura Bo terri, tere-ček, terrei-ček terra cotta rossa per akel dipingere il corpo laguna tor-pe sabbia tolχ cenere aple, aplχ fumo tee, tee-n acqua čoun pioggia čaluv neve χoš inverno χoš-ek, cfr. š-euk degli Aus gelare ječe-n, kječe-n arco χar, χaar, Bo kar freccia Bo jar remo wai-kél, cfr. kel 'ramo' arpone čopen arpone leulχ borsa sor, sort cestino tessuto a rete če-luk per molluschi palla atu piroscafo koχ-čeré forza k-sor, k-sor-en, sor, sor en giallo tor, tol grande aken, aχen, aχel rotto čar povero weruaχ-e cattivo, brutto ipen, iper amaro, acido, salato dolore čal-χen andare enen correre ok-en girare, voltarsi lol-en, kar-lol-en l'uomo morire (muore) Bo čon haw-en già morto Bo kau taw-i nevicare kekán, χoš kekán non volere koote-n parlare jer, anche k-jer, cfr. § 10 sedere, stare pen, cfr. pa degli Aus "leña dura" (Maytenus Bo hāiko Magellanicus) seppellire kajen uccidere kaa-n pesce (forse una specie) Bo orro, oruen albero, "roble", "coygüe" winči, k-walče-nek fionda šingá da *šinệgá mangiare te-n, kar-té-n galletta, pane biscotto eu-šá 'fungo del faggio morto' (Polyporus) -****- Alakalúf indio Alakalúf hairo ragazza karke 'donna indiana' nudo tapr occhio tel-k, tel-s, tel, ecc. guancia koš, koče agnello wošé, buší 'cururo' (Ctenomys magellanicus) apen albatros kajel, kail 'gabbiano' "carancho" karkai-láp, karke-llá, karki-llá, 'falcone grande' carne jeper odore cattivo k-wače cicoria selvatica óiten Cyttaria Darwinii, fungo parassita del Fagus ter scala, cuna a forma di scala telle, taál 'scala' cestino di giunchi tajo cocca della freccia tek penna della freccia seter, šetre, šeke, forse *šetr-ke bugia lek cosa -kar come suffisso molti nomi carbone kar 'bragia' pietra jar lavorare kareken 'buoi' fronte os, os-kuár 'capo' capo, capelli Ir k-al-vig, Co iak-a lu-s, Bo or, or-k wár, 'capo'), cfr. anche au-ra degli Orari testa, cervello naso Bo ol-jelišdá, or-igsdá H n-oul, Fi n-ohl, Cy n-oëlh spalla H chouikl, Fi chŏ'ŭks, Bo čuks-kár, ičofs kár anche 'dorso' braccio, avambraccio Li merr 'braccio' dito Fe ter'-va, Sk te.rr-wa, Li ter-egua, Co te.r kwa 'mano', Bo tols- rwa, Lu dero'a-lehl kár, tols-kar-kál, tols-kar-teté, Fe dar kalkhl, ecc. 'dito' anca patik 'cintura' anca Bo áieš-io, aiš-ión, aiš- coscia in 'coscia', aiš-o-bé, aiš-id-bí 'deretano', Sk aiš''u 'coscia' ginocchio Ir kotchen-kiau 'ginocchio gamba tallone tel-él, tel-eku, tel-uku 'strada, sentiero' piede čal-iák 'piede', ča, ča kwar čo-kwor 'scarpe' petto koti-s él 'budelle, 'intestini', stomaco kiot-kár 'spina dorsale', ventre e 'cintura, anca', forse 'ossa del tronco', cfr. kar 'osso', kiot-pé 'deretano', Sk kai.tš'el 'stomaco' intestini ka-čel 'ventre' arteria, vaso sanguigno profondo Bo kiepe-laik 'sangue, Fi sŭb'bă 'sangue' cfr. çapa (Hyades), laringe sapa (Bove), sahpä (Platzmann) 'sangue' dei Yagan bambino kaulu-klér 'nascere' figlio Bo koita-lal-stá, Fi párál H pé-hel da *perel zio materno, amico če-čár 'padre, nonno' če-kwéiko 'zio nonno cognato, parente' H tele-ça-ou, Fi cha'-ūl, Sk či-čār R 'padre' fratello maggiore erri, arri, arri-laik 'fratello' cfr. anche wuri 'fratello maggiore' degli Orari maschio merr' aiu 'figli' (aie-hem 'enfant') e forse Bo arek, arrek 'maschio', cfr. ore-ddo 'marito' degli Orari guanaco maschio adulto H ha-mala-fcar; Fi har-maǔr nemico keré-p odiare volpe woší, wiší 'pecora', wašé, buší 'agnello', waš, uše-laid 'volpe', cane wiš-eldakgíš 'volpe della Patagonia' foca d'un pelo Sk ār R, Bo ki-oro, kioru foca di due peli' topo Bo at-kajáp, at-kağáp, Sk a.tλe-löp cavallo aora-lí, ora-lí pecora šalki, čalki, skolki 'cane' uccello Bo keiš-kar, Cy kiečka uovo jor, jor-él "banduria" Ibis kiar-kiá-l "flamenco" (uccello) tere-st-él rondine (uccello del sud?) čépakčé 'sud' tacchino grigio e bianco harr, har-k 'tacchino selvatico maschio' tuffetto Podiceps Rollandi oja pesce-re tap-el, tap-le insetto, verme, invertebato qualunque apel-í 'lamellibranco nero edule' (Mytilus), ápel-á 'balena' foresta hārsil-kwár legna kaká-š, aká-š ramo Bo al-kol 'ramo', Sp foglia alcoól, Sk a. llkol 'Fagus betuloides', G argol 'foglia' pianura toorré-š, teorre-š-kwá 'pascolare, pascolo' terra cotta rossa per dipingere il corpo akkioil, t-alko-ši con metatesi laguna tol-tol, f-tol-dokó 'fango' sabbia cenere apel 'caldo' fumo te-lkš, te-klš acqua mare H choun-bil, Fi chah'bŭcl, Bo ča-pl, ča-pil pioggia akš-čolaiš 'piove forte' neve kiš-áš, kiš-ák 'freddo, gelo' inverno gelare kiša-keči 'freddo' arco Bo kier-akalá, ger-aka lák, ker-akalá, H kir-ikené your-él, Fi kěr- ěccăna freccia har-šél, har-če, hár-esi remo H ouai-aik, Bo wai-akai arpone čapla 'rete' arpone ha-Ilegu, *ha llelgu borsa sora-kál, sora-ká cestino tessuto a rete per molluschi Bo če-pes, Co chee-bass palla atu-ku piroscafo šeru-r àkwi 'goletta', ši ru-blí, širu-le 'barca' forza šolek-dók'coraggio, forza! far forza' giallo tal-kár, kar è un suffisso grande akiél, akwél rotto kortepe-čali povero walak-šiá 'non ricco', walak-e 'ricco' cattivo, brutto stá-iper in ólakár stá-iper 'stufa cattiva' amaro, acido, salato dolore tal-kár, tal-ku andare eneu correre k-ok-uá 'andiamo' girare, voltarsi lul 'venire', kiauls-lul 'egli viene' l'uomo morire (muore) taf 'morire' già morto taf 'morto, morire' nevicare kaka-i, kaká non volere kiatai parlare k-jar sedere, stare pa-p 'sdraiarsi' pa-p-dkár 'letto': si cfr. anche pa 'letto' e paddu 'giacere' degli Orari "leña dura" (Maytenus Magellanicus) kakás ikión, aikion- kwár seppellire kawa-kwér 'sepoltura' uccidere ka-r pesce (forse una specie) Co areous-areersh, G. orolle, cfr. orari, oroari 'pesce pintado' degli Orari orohuari 'poisson surubi degli Otuke albero, "roble", "coygüe" welče-l 'coygüe' fionda šelek-ski 'boleadora a tre palle' mangiare to-l galletta, pane biscotto kar-korke 'fungo del faggio morto' (Polyporus) L'ultima voce dell'elenco ci fa vedere come le due tribù siano ricorse allo stesso paragone nel foggiare il neologismo corrispondente a 'pane biscotto'. Si nota che alcune vocali semplici dell'ona sono dittonghi nell'alakalúf: e=ie, e=io, o=io. I contatti con i Yagan invece furono numerosi e importanti per mezzo d'un valico praticabile attraverso i monti posti fra l'estremità est del lago Fagnano e Haberton. È il valico che il Sig. Lucas Bridges rese più agevole con una strada, che conduce da Rio Fuego ad Haberton. Le relazioni fra le due tribù sono attestate dalle lotte ricordate nelle leggende Ona e da importanti scambi culturali ed etnografici, quale l'usanza di sottoporre i giovani puberi a una prova prima d'introdurli nel novero degli uomini; nell'area di contatto si ebbero anche matrimoni misti. La Penisola Mitre, all'estremità sud-est dell'Isola Grande, era abitata dagli Aus, tribù ora pressoché estinta. Quasi tutti gli Autori dicono che è ridotta a tre o quattro individui, ma io di Aus viventi conosco solo un'india, Luisa, sposa di uno spagnolo, Sig. Gastelumendi. Anche i Signori Bridges e il Sig. Lawrence mi affermavano di non conoscere altro Aus vivente all'infuori di essa. Il vocabolo aus sembra essere il nome nazionale, cioè il nome che quest'Indi davano a se stessi, poiché Luisa Gastelumendi mi dettava questa frase jak tassón aus 'io parlo aus', e non è probabile che essa m'abbia indicato un barbarismo dando un nome alla propria lingua. Perciò userò la grafia Aus trascurando le altre in uso: Haus, Haush. La denominazione manekenkn, indicata da Lucas Bridges quale nome nazionale, ha realmente i segni di corrispondere al nome del popolo, perché manekenkn=manek-enk-n, in cui enk significa 'uomo' e forse manek o mańek significa 'nero'. Può essere che la tribù avesse due nomi o che manekenkn fosse il nome d'una suddivisione di essa. Con gli Aus gli Ona ebbero comunanza d'origine, com'è dimostrato dalle uguaglianze somatiche, dalla comunanza delle tradizioni, delle idee religiose e dei costumi e dalla affinità dei due idiomi, la quale risulterà assai evidente da un glossario aus-ona-italiano, che intendo pubblicare prossimamente; tuttavia i linguaggi delle due tribù presentano una notevole differenziazione, che non è facilmente spiegabile, se si pensa che i due popoli ebbero la stessa origine e vissero a immediato contatto. Forse il paese degli Aus, montuoso e circondato da una costa che in molti punti e per lunghi tratti strapiomba sul mare, fu inaccessibile agli Ona. Si aggiunga la probabile inimicizia delle due tribù, che anticamente dovettero lottare per il possesso del terreno. Tutto ciò può invocarsi per spiegare l'isolamento e le mancanze di relazioni fra le due tribù in epoche remote, fino al punto da permettere l'evolversi dei due idiomi in due lingue reciprocamente inintellegibili. Oppure gli Aus rappresentano una prima ondata migratoria di Indi provenienti dalla Patagonia, mentre gli Ona avrebbero invaso l'isola in un altro tempo posteriore e avrebbero spinto gli Aus ad abitare l'ultimo recesso sud-est dell'Isola. Ad ogni modo sta il fatto positivo che gli Ona e gli Aus non s'intendevano reciprocamente. Gli Ona, che mi accompagnavano in un viaggio da Capo Santa Ines ad Harberton, indicandomi il paese degli Aus, che avevamo alla sinistra, mi dicevano: "Là abitavano degli uomini, il cui linguaggio noi non intendevamo". La Luisa Gastelumendi mi diceva che in questi ultimi tempi gli Aus e gli Ona erano amici e non si molestavano a vicenda. Gl Ona si suddividono in due sottotribù, separate l'una dall'altra dal corso del Rio Grande o Rio Pellegrini. Gli Ona del nord chiamano se stessi Čonkujeká (nei miei manoscritti), o Čonkojuká, Kojuká (in Borgatello, Nozze d'Argento, pag. 120 e nei manoscritti di Don Griffa). Adotterò la seconda forma e userò di preferenza kojuká perché più breve. Čonkojuká va analizzato čon-kojuk-ká che forse significa 'uomini all'ovest abitanti', cfr. čon 'uomo' ka suffisso indicante 'abitare' kojuk=kejuk l'ho incontrato solo nella frase kojuk varpen 'discendere da un monte verso ovest'. Essi predominano alla Missione della Candelara. Gli Ona del sud chiamano se stessi Šelknám e collo stesso nome sono chiamati dai Kojuká; sono Šelknám gl'Indi della Missione Salesiana del Lago Fagnano. Fra i due gruppi d'Indi non vi fu mai buona armonia e le cause delle lotte erano specialmente due: il ratto delle donne e la credenza superstiziosa che la malattia o la morte d'un Indio sia dovuta al kwaki 'uno spirito' mandato da un χon 'stregone-medico' appartenente alla sotto-tribù nemica. Anticamente era frequente una terza causa di lotte reciproche: l'occupazione del terreno. I due popoli parlano due dialetti affini, perciò s'intendono benissimo fra di loro e si beffeggiano vicendevolmente per la loro pronuncia. Questa divisione in due dialetti era più sensibile anticamente, ma ora, sia per opera delle Missioni Salesiane, in cui si mescolarono gl'Indi delle due razze, sia in causa dell'occupazione delle loro terre da parte dei Koliót 'i bianchi, gli uomini di razza europea', per cui parecchi Indi del nord dovettero andare raminghi per la loro terra, i due rami degli Ona si sono in parte amalgamati, dimenticando gli antichi dissapori e influendo reciprocamente sulla lingua. Benché dal 1895 al 1908 io sia stato nella Missione della Candelara fra una popolazione prevalentemente Kojuká, però dal 1908 al 1923 ho abitato alla Missione di Capo S. Ines presso la "Estancia" dei Sig. Bridges e alla Missione del Lago Fagnano in mezzo a Indi quasi esclusivamente Šelknám, ed è del dialetto di questi ultimi che specialmente mi occupo in questa grammatichetta e nel glossario. Mi sono servito dei due dizionari ona pubblicati per cura delle Missioni Salesiane (4) e di diversi glossari manoscritti posseduti dal Museo etnografico delle Missioni Salesiane di Valsalice presso Torino: D. FORTUNATO GRIFFA - Colecion de palabras onas. SUOR ROSA GUTIERREZ - Quaderno de palabras onas. D. GIOVANNI ZENONE - Diccionario indio-ona-espanol con 43 frasi dei Čonkojuká. Questi glossari furono raccolti nel periodo 1894-1897 alla Missione della Candelara fra i Kojuká. Ultimamente ebbi occasione di consultare anche un ricco glossario manoscritto raccolto dallo zelante Missionario D. M. Borgatello e ho potuto usarne parecchi vocaboli, che portano l'indicazione Bo. Anch'esso fu raccolto fra i Kojuká. Per formulare le poche regole di sintassi mi servii d'una raccolta di circa 800 frasi, che io colsi negli anni 1913-1914 quali uscivano dalla bocca dei Šelknám uomini e ragazzi: appena udite, le notavo in un taccuino e poi le trascrivevo in un quaderno. Per fare confronti grammaticali con il dialetto tsoneka mi sono pure servito della Grammar of the tsoneka language di Th. Schmid, che fa parte della pubblicazione già citata. Qui do alcune parole differenti dei due dialetti. Questo elenco contiene: 1° parole identiche (per es. am 'madre' = am accanto però ad ami, ein); 2° varianti fonetiche o morfologiche (per es. ton-er accanto a toon 'piaga', šeken=šiken 'fiume'); 3° parole totalmente diverse. Kojuká vicino amáneke di sicuro, certamente karsét, paọl, -sik, -vete bene!, ben ti stà! sösk! fiore arnečó rondine čepač luce késripen indio ona (nome della tribù) kojuká (o kujeká), čon-kojuká pugno, mano chiusa čen-kón Lago Fagnano aχen-čoun 'grande acqua servitore kwáiren freddo kaitá ricco kawerenten generoso ékarnen pigro anχen rotondo konkete affilare seén nuotare onsčen rubare urten, χamin portar via vaán fuggire taajen contare jevién tacere kočχen imparare krakeχen, kặrakeχen schiacciare kaχsén, kanχčen caricare viorén baciare viek-oten pescare óiχen, taáp-i-čén trovare koovenis guadagnare vivoχen capo, cacico konkenen, Bo kanken masticare taarsen slegare gli animali kwóinen fare kášien toccare karrajener non volere kanjernen ingozzato dal cibo sone istruire, educare ajorié pecora čalčen spalla amkién, matanres, koi-en basta! kaupá! piovere kan, ke-kán, čalven ammalato kwakitán cavallo enkemorien, morien, Bo urié, asió faretra šeter-oli, el padre ain coperta fatta con pelle tolsen, jowon-só di guanaco madre am pecora kmée, čalčen cane visne latte četen grande toun, aχen penna d'uccello χas, seter vecchio ačke, Bo aček, aččiki vecchia na ačke stupido, sciocco karčejón amico oopen cuoio joven, so, o bue koš-toten, koš-kót ingrassare ótemχen, keotχen non, no kanjér, tau duro óčeče fiume šeken inginocchiarsi noi-ainen, kočen campana tokou, pajel bastone aš-ko-čén, art-ár fratello minore t-ač-er piaga ton-er, toon rotula kač-er gettare, lanciare jan chiamare kewén metà asχe nulla, nessuno pi-són, risoven noi ikwa, Bo jekwa, wikwá vestito oli petto ketin liscio aχeten specchiarsi verv-áiken così, come nun più tardi noren, Bo sero fetido gwači, wač legaccio portato dalle arrte donne ai malleoli infula di pelle di guanaco kočel-ár cappello kočel-ár coda oše guanaco jowon ombra, immagine, fotografia, e anche anima karkar-men, men, Bo kaskarmi primo, davanti vork cadere keu-jén prima lau Indio del sud šelnám sputare potien dentro oon capanna kau, kawe mordere kson, kệsón, sojen grasso (aggettivo) otem, otomé domattina norrauk dormire mesten, gmesten came jeper brutto jepson, jepen partire joχen, joken téndine joχ cuore tolχ, tol affrettarsi kewelχem adesso ka-nai spegnere soiχen lucertola kelpen sera kerenkájese giorno kerenkenen aver sete čolečen sole kerén luna keré coperta di lana espálata curare, esorcizzare un sóiχen malato zoppo eutejen forza kesoré nascondere gusmeten, kệsemeten dimenticare sovalienen fiutare kar-sovejen bagnare oli-teχen naso olχ occhio otelχ fronte ošel, ošl e molti altri Šelknám vicino ojén di sicuro, certamente masek, -sik, mer, bene!, ben ti stà! saik! fiore košpe rondine klask luce jalwe indio ona (nome della tribù) šelknám pugno, mano chiusa neχte Lago Fagnano kami servitore šajél freddo koχ, koχia, čarke ricco kar-mán generoso ombe pigro alióč rotondo amitér, ámiter affilare šemken, šemχem nuotare mievi rubare χamín portar via pan, šüχen fuggire čennen contare koinčén tacere čam-pen imparare tuliorven schiacciare kankečen caricare e-kar-moin baciare aset pescare óienen, tap-i-šen trovare ewen guadagnare karkevoi capo, cacico konkenen masticare čamken slegare gli animali áiten fare eken toccare šejen non volere sokpen, kặmar, kmar ingozzato dal cibo karr-ep istruire, educare ajorrí pecora šelče spalla koi, kouχí basta! kapá! piovere čalven, ke-kán-čalve ammalato kwajúlχ, kwakičín cavallo jowón, kmorí faretra el padre ain, ain-ék coperta fatta con pelle jowon-só di guanaco madre am, ami, ein pecora selče, čelče cane visne, visn, kok latte četen, čet, penták grande tọu tuu, čo, ič penna d'uccello šetệr, šetr vecchio ačk, tanu vecchia koračen, na ačk stupido, sciocco karčejón, jeten amico open, viek-open, če, paχ, χaš cuoio so bue koš-kót ingrassare útemχen non, no tau, kặma, kma duro očer, óčeče, unker fiume šiken, χor inginocchiarsi kočen campana pajel, k'en 'suona' bastone art fratello minore ač, ači piaga toon rotula kač gettare, lanciare jen, ješven chiamare jewén metà ašeχ nulla, nessuno pe-i-són noi igwa vestito uli petto keit, keito liscio arken specchiarsi verrek-áiken così, come nuvén, ven più tardi nore, norek fetido wač, wačen legaccio portato dalle art donne ai malleoli infula di pelle di guanaco kočel cappello melán, cfr. mellá degli Aus coda oš guanaco jowón ombra, immagine, fotografia, e anche anima men primo, davanti kork cadere kou-jén prima ian, lailo, kau Indio del sud šelknám sputare peten dentro oni, onik capanna kau, kawi mordere ksun grasso (aggettivo) utem domattina norråuk dormire musten came ipệr, ipr brutto ipen, ip, ipson, ipseré partire juχen téndine juχ cuore toul, tul, nei composti toluv affrettarsi kwelχem adesso nai-k spegnere šoχen lucertola kelp, kelpen sera krenkais giorno krenkén aver sete čolčen sole kệrén, kren luna kệré kre coperta di lana paláketa curare, esorcizzare un sóimχen, k-sóimχen malato zoppo eutién forza kệsor, ksor nascondere gụsmeten, gsmeten dimenticare svajen fiutare sven bagnare olχen naso ol occhio otệr, otr fronte ošer, ošr oš e molti altri Qualche parola a nord ha significato diverso (più ampio o più ristretto) che a sud; p. es.: war che a sud significa 'sangue, vino' a nord significa anche 'fiume' arvén (Bo, anche árruen) 'terra' a nord significa anche 'prateria' senz'alberi' corrispondente ad arón del Šelknám ecc. L'aver indicata una parola come propria dei Kojuká significa che essa si trova in uno dei glossari manoscritti o che conservo il lontano ricordo d'averla udita alla Candelaria, mentre non ricordo d'averla mai udita fra i Šelknám; evidentemente non posso escludere che l'usino anch'essi, data l'incompleta conoscenza che ho del loro vocabolario. Lo stesso si dica delle parole indicate come proprie dei Šelknám Esaminando gli esempi di forme diverse della stessa parola si scorgono alcune tendenze del dialetto Šelknám: 1° alternanza l: r che s'accentua ancor di più e diviene più frequente passando dall'aus all'ona. Ad es: Aus giocare tellá forza ksulen grattare, raspare kekalém salutare malpe-mé occhio otel fronte ošel ona giocare terrén forza ksoren grattare, raspare kekarri salutare merpé occhio otel, otr fronte ošel, ošer, ecc. 2° mutamento delle vocali a, e, o nelle strette å, i, u e delle vocali chiare a, e, u nelle mute o mormorate ặ, ệ, ụ oppure dileguo delle vocali. 3° diversità nella parte finale delle parole. 4° l'uso a nord d'un suffisso -ar, cfr. art-ár 'bastone' kocel-ár 'infula'. In complesso i Šelknám tendono ad un abbreviamento delle parole e a una pronuncia più stretta delle vocali ottenendo un dialetto che, a mio avviso, è meno sguaiato e più dolce. I pochi vocaboli del dialetto degli Ona dell'est di Gallardo (5) corrispondono perfettamente all'aus datomi da Luisa Gastelumendi eccetto che nel vocabolo 'uomo' in corrispondenza del quale Gallardo dà huttn, mentre la Luisa dà enk. Confrontando il glossario aus con i glossari dei due dialetti ona ho trovato i seguenti raffronti che dimostrano che parecchie parole aus hanno conservato maggior affinità con il dialetto kojuká che non con il dialetto šelknám, contrariamente a ciò che sarebbe suggerito da considerazioni dedotte dalla distribuzione geografica dei tre popoli. Aus ač-tei-ek 'zampa' cfr. tei piede' onk-al é 'bastimento' lett. 'dei bianchi capanna' čai-kepel pianta del piede toon 'imputridire' ča-mo-ček pigro ale 'capanna' aiettem 'leccare' oiék 'incomodare' annem 'portar via' mais 'notte' nemps 'abbassare' assen 'borsetta' soon 'esser impacciato per il troppo cibo koon-pen 'asciugare' ai-t 'fuggire' ošel 'fronte' wa-je-mk 'due' eleká 'dondolare' kassenk-kaš-moin 'introdurre nella borsa', lett. Nella borsa portare (kassenk 'borsa') kan-keweve-čalk 'quasi pronto' p-arre-k 'campagna deserta' je-kos-keč 'improvvido' eke-má 'bagnare' prob. 'bagna tu' óš-wele 'beffeggiare' t-al freccia čal-s-ka 'crudo' kojuká al-jé, Bo al, čal 'piede' kawe 'bastimento', lett. 'capanna' (6) čei too-n, too-jan kệ-ča-če kau, Bo č-ale oleč 'casa bella', ale-k-aten 'corda', lett. 'la capanna legare' aiχten, aχten m-oien kệ-vannen, vaan Bo ujen-meje-ten 'si fa notte' nemesk asen sone kaan ta-ai-en ošel Bo k-au-mi 'coppia' veliké sor-kaš-mon (sor, sor-t 'borsa') au-kewié 'quasi' Bo t-erri-k, t-erre-čék je-kue-ke k-očén 'bagnare' von-vali-ér Bo j-ar e j-an čán-se-kar šelknám al-ié 'piede' koχ-čeré 'bastimento' čen wač-en, cfr. wač 'fetente', però toon 'piaga' alioč kau ootten alak χanmen, pan, viorrenportare in ispalla un carico χanχenχen 'si fa notte' varpχen asien oč-er, karr-ep, cfr. karr-ajen 'aver fame' maa-pen čenén, čenenen oš, ošer soki 'due' elá, vel, velken, ma-velken ačel -------------- -------------- -------------- k-očén 'lavare' scopare' ol-t-χen 'bagnare' koš-áks j-an čán-ek Altro carattere di affinità fra l'Aus e il dialetto kojuká sta nella ten denza che hanno i due idiomi di conservare la l, che nel dialetto šelknám, come fu già detto, tende a mutarsi in r. Richiamo l'attenzione del lettore sui due ultimi confronti dai quali appare che talvolta la n dell'ona è l nell'aus. Si trovano anche altri esempi di questo fatto. NOTE: (1) Gl'Indi dell'Arcipelago Fueghino, Torino, Soc. Ed. lnternaz. 1911. (2) Nozze d'argento ossia 25 anni di Missione Salesiana nella Patagonia meridionale e Terra del Fuoco, Vol. 1°, pag. 118 e 531, Torino, Soc. Ed. Internaz. 1921. (3) Furono pubblicati in appendice ad Actas del XVII Congreso Internacional de Americanistas, Buenos Aires, 1912. (4) P. José Beauvoir Pequeño Diccionario del idioma Fueghino-Ona, Buenos Aires, senza data. Dello stesso Autore, Los Shelknam, Buenos Aires, 1915, Libreria del Colegio Pio IX. (5) C.R. GALLARDO, Los Onas, Buenos Aires, 1910 (6) Concordanza soltanto semasiologica