D. ANTONIO TONELLI SALESIANO GRAMMATICA e GLOSSARIO DELLA LINGUA DEGLI ONA-ŠELKNÁM DELLA TERRA DEL FUOCO (2/5) Contributi scientifici delle missioni salesiane del venerabile don bosco Šelkám čan k'ar-mán "la lingua dei šelknám è ricchissima" ********** PARTE PRIMA NOTIZIE GRAMMATICALI FONETICA. LE VOCALI. § 1. Le vocali sono i, ẹ, e, ệ, a, ặ, å, ö, o, u, ü, ụ. Le vocali più frequenti sono a, e, i, o, u, che hanno lo stesso suono che nella lingua spagnola. Le altre vocali sono assai poco frequenti. La ẹ ha suono intermedio fra i ed e; å ha suono intermedio fra a e o; ö, ü hanno rispettivamente il suono di eu e di u della lingua francese; ệ, ặ, ụ sono vocali appena bisbigliate come la e muta del francese. Di tutte le vocali la più frequente è la a. § 2. Le vocali finali, specialmente la e, nel discorso corrente son spesso tralasciate e talvolta cade anche la consonante finale, come visne, visn, vis 'cane' Anche la e nel mezzo d'una parola, specialmente se è seguita da una r, può divenir muta, o anche scomparire, e in questo caso la r diviene sonante p. es.: astern, astệrn, astrn, astr 'stretto'; kečer, kečệr, kečr 'storto'; kerper, kerpệr, kerpr e anche krpr 'cotorra, pappagallo'. Nello stesso modo si comporta la i di oličen 'esser bello, abbellire' che è pronunziato anche olčen. Queste soppressioni di vocali, che - come fu detto - sono più frequenti al sud, non sono dovute a difetti di pronunzia, perché sono generali e uno stesso indio pronunzia la parola nei diversi modi. § 3. Talvolta le vocali sono molto lunghe, come se fossero pronunziate due volte. Scriverò tanto χaar 'arco', paarn 'nero' come χār, pārn. L'uso delle vocali lunghe (specialmente ā, ō ed anche ē) dai manoscritti di D. Borgatello (1) risulta più frequente fra i Kojuká. LE CONSONANTI. § 4. La lingua ona ha le seguenti consonanti: ESPLOSIVE SORDE SONORE Gutturali k [g] Palatali č --- Dentali t [d] Labiali p --- SPIRANTI SORDE SONORE Gutturali χ --- Palatali š --j Dentali s --- Labiali ß v, w NASALI LIQUIDE Gutturali --- Palatali ń Dentali n Labiali m r k = c di cane, g = g = di gola, χ = spagnuola, č di cena, š = sc di scena o sh inglese, j = i di ieri, w = u di uomo, ń = gn di vigna. La r ha un suono alveolare forte, rullante: è come se fosse sempre una doppia r specialmente quando è in fine di parola. ß e la spirante bilabiale che differisce dalla f per il modo dell'articolazione: mentre nella f l'articolazione avviene fra il labbro inferiore e l'arcata dentaria superiore, nella ß l'articolazione avviene fra le due labbra avvicinate. Tutte le altre con sonanti hanno lo stesso suono che hanno in italiano. § 5. I suoni esplosivi sordi k,č, t, p, possono essere violenti; cioè dall'occlusione medio-gutturale o palatale o dentale o bilabiale è accompagnata dall'occlusione della laringe. L'aria compresa fra le due articolazioni è fortemente compressa e lo è ugualmente l'aria del polmone: infatti, riproducendo il suono, si può avvertire la contrazione dei muscoli addominali. Prima v'è l'apertura repentina ed esplodente dell'occlusione superiore, che produce un rumore violento, breve, sordo, come se fosse accompagnato da ệ: kệ, čệ tệ, pệ. Dopo un breve tempo avviene l'apertura della laringe; quindi queste consonanti rimangono separate dal resto della parola per un tempuscolo variabile, ordinariamente quello necessario per la pronunzia d'una vocale. Perciò trovo logico indicarle coi segni k', č, t', p', proposti dal Kroeber per suoni simili di lingue dell'Athabasca e della California. Più spesso questi suoni si trovano all'inizio d'una parola, come k'sol 'bianco' t'oor 'verde' e possono anche essere usati da soli; dei suoni k', k', k', k', k'p, k'p, k'p, k'p, fanno parte dell'esorcismo, che il χon 'stregone-medico' fa presso il malato che deve curare. Le esplosive sorde, violenti suoni caratteristici di questa lingua, si dovrebbero sempre indicare, ma ciò non è possibile perché la stessa parola, p. es. k'sol, viene pronunziata anche ksol e sol ed anche perché questi suoni, più che consonanti diverse dalle esplosive ordinarie, indicano uno stato d'animo degl'Indi. Bisogna sentirli quando sono adirati o rissano fra di loro! È una mitraglia a fuoco accelerato di p', č', t' e specialmente di k', poiché la lingua degli Ona è la lingua delle k. § 6. Inoltre con queste esplosive violente gl'Indi fanno il superlativo; p. es. kar 'molti, parecchi', k'ar 'moltissimi', e il numero cresce in proporzione della violenza dell'esplosione. Nei casi estremi chiudono anche gli occhi e piegano la testa. § 7. Spesso poi esagerano le esplosioni unicamente per scherzo e amano parlare così quando si trovano con forestieri. Non meraviglia perciò se tutti i viaggiatori, che hanno avvicinato gli Ona sono unanimi nel giudicare aspra e dura la loro lingua. Darwin dice: "il capitano Cook lo ha paragonato (lo k') al suono che fa un uomo rischiarandosi la voce: ma certamente nessun europeo s'è mai rischiarato la voce mandando suoni così aspri, gutturali e chioccianti." (2) Lovisato dice: "La loro lingua, a vero dire, non merita il nome di articolata, perché con suoni aspri, chioccianti, gutturali, qualche cosa di simile al rumore prodotto da chi, infreddato, violentemente volesse raschiarsi." (3) Anche T. Bridges così s'esprime in un documento inedito citato e pubblicato da Hyades: "Le langage des Ona est si dur que, lorsqu'on l'entend pour la première fois, on a l'idée que celui qui parle s'attache à émettre les sons les plus bizzarres pour exciter l'attention ou l'étonnement des auditeurs [...] En somme leur langue très difficile a parler, est horrible à entendre: ce qui tient à sa prononciation saccadée et à l'accentuation extrêmement forte de ses consonnes." (4) Però, dopo quasi 30 anni di convivenza con loro, non posso condividere completamente questi giudizi, anzi debbo dire che, quando gl'Indi sono calmi e allegri, come lo sono d'ordinario, parlano un idioma, che - a mio avviso - è sonoro, dolce e gradevole all'orecchio, specialmente i Šelknám, i quali non hanno la pronunzia sguaiatamente larga dei fratelli Kojuká e spesso introducono fra le parole d'una proposizione delle particelle, che oltre ad avere un valore grammaticale, raddolciscono il linguaggio. Sono persuaso che il lettore spassionato, dopo aver scorso la grammatica e il glossario Ona, sarà con me d'accordo nel ritenere questa lingua lontana dall'essere dolce ed eufonica come l'orari del Matto Grosso (5), ma anche ben lontana dall'essere sgradevole al punto da meritare gl'ingiusti giudizi sopra riferiti, i quali tutti sistematicamente ricopiano il giudizio primitivo di Cook riportato da Darwin. § 8. Riguardo alla frequenza delle vane consonanti va ricordato che le più frequenti, tanto iniziali, come nel mezzo della parola, sono tutte le esplosive sorde, specialmente la t e la k: frequentissima poi sopra ogni altra la k. Delle esplosive sonore mancano completamente la b e la ğ (= g di giro); la d l'ho incontrata solo come iniziale nei tre seguenti nomi propri: Do, Dai, Duje; la g è anch'essa rarissima, sia nel mezzo delle parole (igwa 'noi' ma ikwa in Gutierrez, ickuá, ikwá in Borgatello e yekua in Gallardo, cfr. ikwa degli Aus), sia come iniziale, per es. gụsmeten, gsmeten 'nascondersi', gmesten e anche mesten e musten 'dormire' gmačen e mačen 'dolcificare, esser dolce, gemmeten, 'conversare' cfr. genmát degli Aus, gwaiči 'fetente' dei Kojuká, ma Gallardo ha kuachen. Le spiranti sorde sono molto frequenti, ad eccezione della f, che manca completamente e che è sostituita dalla ß, anch'essa rarissima: l'ho incontrata nella parola wo-ßet 'un grosso Lycoperdon' che, quando ha perdute le spore, serve come esca (wo) per accendere il fuoco. Mancano tutte le spiranti sonore ad eccezione della spirante labio-dentale v e bilabiale w, che sono frequenti. La j è la vocale i avente funzione di consonante. La povertà delle sonore è una caratteristica notevole del sistema fonetico di questa lingua. La r è frequente in mezzo o in fine di parola dove può essere sonante; invece s'incontra raramente come iniziale: di parole incomincianti con r conosco solo il verbo rien 'andar a spasso, passeggiare'. La l non è molto frequente e ha tendenza a mutarsi in r presso i Šelknám. La ń (ñ dello spagnuolo) si trova in pochissime parole. Dall'inizio di parola sono generalmente esclusi i gruppi di consonanti se si eccettuano i casi con k, l, v iniziali, di cui si dirà al § 10. Gruppi di consonanti iniziali si hanno in ščeχ 'lampo' che però potrebbe essere eščeχ , cfr. jan-ešsčeχ 'freccia-lampo', in kren 'sole' che però è contemporaneo di kerén, kệrén, e in pochissimi altri. Evidentemente in kwaki e forme simili la w è vocale con funzione di consonante. FENOMENI FONETICI. § 9. S'incontrano delle alternanze fra alcune consonanti: 1° š : č šelče, 'pecora' e čelčen, čalčen. čošer 'guancia' " čočer šen 'orecchio " čen Bo tápišen 'pescare' " taápičen šenu 'vento' " čenu šet 'barbagianni' " čet šiar Bo 'stomaco' " čar ter-šeχ-ká 'mignolo' " tel-če-ká čeppaši Bo 'rondine' " čepáč 2° l : r oul, ool, ol 'naso' " or nei composti (cfr. Glossario) otelχ 'occhio' " oter, otr tel-če-ká 'mignolo' " ter 'dito' ošl di ošl-aχel 'calvo' " ošr (cfr. anche Introduzione). 3° m: w maikél 'remo' Bo " waikél Minkiól (nome prop.) " Winkiól, ecc. Si confronti ma 'tu' Sch " wa dei Tsoneca kamke 'due' Bo " kawke " " jamistól 'toro'" " jawistól degli Alakalúf tomila 'gomito' Hyades e dawila dei Yagan. 4° n : m - Mentre la maggior parte di verbi ona hanno la forma infinitiva terminante in en, alcuni, come apem, terminano in em: si tenga presente che molti verbi aus hanno la terminazione in em. § 10 È degno di nota che parecchie parole (verbi, nomi, aggettivi, particelle) possono assumere come iniziale, a guisa di prefisso, una delle consonanti k, v, t Prendono la k: cavallo morien (a nord) k morí (a sud) bianco sol k-sol girar attorno lolen k-lolen riunire, ammucchiare ásiter k-ásiter vedere, guardare áiken k-áiken alzarsi ainén k-ainén curare soimχen k-soimχen mordere sun k-sun bruciare taten k-taten risanare paχen k-paχen riempire saren k-saren altro ač - k-ač dormire mesten, musten g-mesten, g-musten addolcire mačten g-mačen nascondersi smeten g-smeten fetido wač g-wači, ecc. Quando la parola comincia con m o col gruppo sm o con w la k può mutarsi in g. È il prefisso più comune e il lettore troverà numerosi altri casi negli esempi della Grammatica e nel Glossario. In alcuni casi il prefisso χ, come in ajen e χ-aien 'amare'; e ciò è in relazione con la tendenza che si nota specialmente a sud di rendere spirante la k. Prendono la v: Perdere áiten v-áiten Dire josen v-josen Desiderare áinen v-áinen 'cercare' (anche k-v-áinen) gettare, frecciare jen v-ién 'frecciare' morire lečen v-lečen Prendono la t: Altro ač t-ač fratello minore ač (a sud) t-ač (a nord) lucertola kelpen t-kelpen cadere (da cielo) kan t-kan libro ----- t-ko intorno ----- t-koverken Si notino anche k-ork : v-ork 'primo' di pag. 13 e si confrontino con orek 'fratello maggiore'. Sono notevoli anche (aus) p-arre-k : t-erri-k (kojuká) 'campagna deserta' di pag. 16 e per il prefisso p- dell'aus si confronti con p-areš : areš 'very' del tsoneca (op. cit., pag. 34); il confronto (aus) ann-en : (kojuká) v-aan, kệ-v-ann-en : (šelknám) p-an 'portar via' (v. pag. 15) indicherebbe essere p- = v-. In oiék: m-oien 'incomodare' di pag. 15 m- forse è il prefisso personale di 2a persona. L'ACCENTO. § 11. In questa lingua l'accento delle parole polisillabiche può essere sulla terz'ultima, sulla penultima e sull'ultima sillaba. Poiché non vi è nessuna regola generale, segnerò l'accento su d'ogni parola che non sia piana oppure monosillabica. Quando una parola è composta d'ordinario ognuna delle parole componenti conserva il proprio accento: ma uno dei due accenti prevale (generalmente il secondo), però molte volte si resta dubbiosi se sia conkojuká o conkójuka, kasitér o kásiter, ecc. Mi sono fatto l'idea che le parole polisillabiche, aventi l'accento sull'ultima sillaba, siano composte. Questa regola, che non è assoluta, m'ha condotto a scoprire molte analisi di parole composte. In alcune parole l'accento non sembra fisso; ho sentito: Ásse e assé 'vescica' Vérrek e verrék 'particella riflessiva' Áiχen " aiχén 'ferro, metallo' Mákon " makón 'domani' Čamχen " čamxén 'masticare' Ójen " ojén 'vicino' ed anche éwen ed ewén 'trovare', come nelle frasi: ma-t-éwen ainá 'tu lo hai trovato questo' kač ewé-š-iá 'quest'altro trovai io' § 12. Vi sono delle parole che col variare dell'accentuazione variano di significato. Eccone alcune: ápen 'pidocchio' apén 'cucuro' (un roditore) ájen 'volere, amare' 'ajén ' pesante' kólen 'palato' kolén 'gaviota' (uccello di rapina) klóχen 'ballare' kloχén 'scaldarsi' kóšen 'sposarsi' košén 'dar calci' tóon 'piaga' toón 'lontano' cénnen 'perdere' čennén 'cadere, fuggire' várpen, 'discendere' varpén 'trascinare' čamkén 'masticare' čamkén 'cigolare' m-áχen 'ti perdono, ti voglio bene' ma χén 'ora giungo' vénnen 'ubbidire' vennén 'venire' kóχečen 'saltare' koχ-éčen 'introdurre, dentro mettere' kóčen 'pregare' kočen 'bagnare, lavare' mónen 'mandare' monén 'mandar via' NOTE: (1) Si confrontino anche i vocaboli riportati a pag. 118 e seg. di Nozze d'Argento, Vol. 1°, ove le vocali lunghe sono notate coll'accento circonflesso. (2) DARWIN, Viaggio d'un naturalista attraverso il mondo, Torino, Unione Tipografica Editrice, pag 180 (3) LOVISATO, Di alcune armi e utensili dei Fueghini e degli antichi Patagoni. Memorie delle R.A. dei Lincei, Classe Scienze naturali, storiche e fisiche, Serie III, Vol. XI. 4) HYADES et DENIKER, Mission scientifique du Cap Horn, Tome 7°, pag 11 e 12. Sono però certo che i figli del Sig. Tommaso Bridges, i quali posteriormente appresero perfettamente Ia lingua ona, non condividono il giudizio sopra riportato del loro padre (5) A. COLBACCHINI, I Bororos orientali "Orarimugudoge" del Matto Grosso (Brasile), pag. [6] e [12]